…..L' AVIDITA' E' GIUSTA!

Scritto il alle 07:54 da icebergfinanza

 " L’avidità, non trovo una parola migliore, è giusta."

Chi non ricorda Michael Douglas nel film "Wall Street", nella parte di Gordon Gekko, cinico e spregiudicato finanziere d’assalto, prototipo dell’esaltazione che ancora oggi pervade le sale della City, le sale di New YorK. Considerando quanto è stata in grado di originare la finanza in questi anni, Gordon Gekko era un puro e semplice dilettante allo sbaraglio.

Io non creo niente: io posseggo. E noi facciamo le regole: le notizie, le guerre, la pace, le carestie, le sommosse, il prezzo di uno spillo. Tiriamo fuori conigli dal cilindro mentre gli altri, seduti, si domandano come accidenti abbiamo fatto. Non sarai tanto ingenuo da credere che noi viviamo in una democrazia: vero, Buddy? È il libero mercato, e tu ne fai parte(…)

Certo continuano a tirare fuori dal cilindro, grandi conigli bianchi e ancora oggi gli ingenui si domandano come sia stato possibile, come sia possibile che ancora oggi alla finanza speculativa, alle banche di investimento, sia concesso tutto, mentre l’economia reale, muore!

Oggi, dopo quanto è accaduto, l’avidità non la si grida più, non la si ostenta, la si pratica, giornalmente. Nessun limite, nessuna regola, nessun ostacolo, questa è stata la legge che ha esaltato la finanza e l’economia in questi ultimi anni, questo è il pensiero unico, dominante.

Sul NYTIMES Graham Bowley ci aiuta a comprendere le dimensioni del fenomeno finanziario americano, ma non solo, il momento d’oro dell’industria dei servizi finanziari e il suo ruolo nella creazione di ricchezza dal nulla.

A questo proposito voglio solo fare una piccola premessa, in relazione al fenomeno "ORO" un fenomeno che come ormai per tutte le materie prime, vede l’esistenza di un vero è proprio giacimento di oro di carta. Inutile ricordare a tutti come i profitti di questo mondo, derivino nella sostanza dal nulla, sulla fiducia che ben pochi scommettitori arriveranno a chiedere la materiale consegna del sottostante reale.

E’ lo stesso concetto relativo ai depositi bancari e alla fiducia su cui si basa l’intero sistema del credito, ma mi fermo qui, per il momento.

Tutto funziona in questo modo nel mondo della finanza di carta, sulla fiducia. La vicenda di AIG, il cui braccio finanziario era arrivato a garantire sulla carta, miliardi di dollari di crediti concessi da un sistema finanziario con basi patrimoniali inadeguate, intento nel frattempo a speculare selvaggiamente nell’ombra di veicoli finanziari fuori bilancio, è emblematica.

Date un’occhiata qui sotto al 30 di giugno di quest’anno, date un’occhiata all’esposizione di JP Morgan alle entità finanziarie fuori bilancio, in continuo aumento ad oltre 85.000 miliardi di dollari.

Qui sotto avete invece,  la realtà di cui vi ho parlato nel precedente post dal titolo DERIVATI! Un’odissea piena di sirene, una realtà che come spesso ho fatto notare, vede un patrimonio di quasi 8000 miliaridi di dollari di assets a fronte di oltre 203.000 miliardi di derivati, fantasia di carta al potere, quella che oggi si chiama creatività finanziaria.

Ora tornando all’articolo del New York Times e dando un’occhiata al grafico qui sotto, non si può fare a meno di notare come tutte le istituzioni finanziarie che lavorano nel mondo di carta, sono in buonissima salute, rispetto a quelle che hanno a che fare con la realtà, il mondo reale fatto di licenziamenti e di fallimenti individuali, carte di credito o crediti al consumo non onorati.

The New York Times
October 17, 2009    
Some Banks Remain Troubled...

Alzo gli occhi al cielo quando sento Bini Smaghi della BCE sussurrare che c’è il rischio di una nuova imminente ondata di svalutazioni delle attività bancarie nell’aria dell’euro, con conseguenti riduzioni patrimoniali. Secondo Smaghi, la "rapida espansione degli accantonamenti nei fondi rischi e i segnali di deterioramento della liquidità dei portafogli prestiti delle banche, riconducibile all’acuirsi delle difficoltà delle famiglie e delle imprese" è la causa principale di questo pericolo.

Sorrido perchè è oltre un anno che ricordo a tutti che la crisi deve ancora vedere la parte finale del ciclone, l’occhio lo abbiamo passato, ma la coda è la realtà fondamentale, una realtà che non tarderà ad arrivare.

Le banche dovranno disporre di livelli patrimoniali più elevati, qualitativamente superiori e di attività più liquide, abbandonando addirittura strumenti come le cartolarizzazioni e in mercato monetario non garantito, sostiene Smaghi, correggendo la visione a breve termine. Abbandonare le cartolarizzazioni….certo, a parole si muove il mondo!

Il 24 settembre, Morya Longo sul Sole 24 Ore scrive un pezzo sulla rinascita delle cartolarizzazioni, le prime due nuove cartolarizzazioni dal 2007, lanciate da Volkswagen e Lloyds, mentre il sistema bancario continua a fare confluire le proprie presso le banche centrali. In effetti le banche centrali sono le uniche acquirenti di titoli legati al mercato immobiliare, una liquidità che il sistema riceve in cambio per continuare a tradare i singoli mercati e quindi produrre utili dal nulla. Sarebbe interessante comprendere, come abbiamo già visto, per quale motivo, ex banche di investimento, investite dello "status" di banche commerciali per non fallire, continuino a esercitare la propria professione senza alcun limite.

(…) Solo pochi giorni fa il Fondo monetario aveva auspicato una ripresa del mercato delle cartolarizzazioni. Sarà una coincidenza, ma questo mercato per due anni additato come la causa della crisi finanziaria è magicamente risorto: tra mercoledì e giovedì sono state infatti lanciate, da Lloyds e da Volkswagen, due cartolarizzazioni. (…)Questo  mercato al netto degli abusi fatti in passato è fondamentale per le banche: le cartolarizzazioni sono sempre servite agli istituti di credito per finanziarsi a basso costo, per liberare i bilanci dai mutui erogati alla clientela e di conseguenza per concedere nuovi mutui. il Fondo monetario calcola che negli Stati Uniti e in Europa il 60% dell’intero mercato dei mutui prima della crisi era finanziato dalle banche attraverso le cartolarizzazioni. E vero che proprio negli Stati Uniti è nata la crisi. Ma è altrettanto vero che tra gli eccessi del passato e lo zero assoluto di cartolarizzazioni ci deve pur essere una via dimezzo.

Non credo vi sia una via di mezzo, non esiste migliore conoscenza del rischio, se non da parte di chi ne conosce vita, morte e miracoli, la leggenda delle cartolarizzazioni è uno strumento, come il mercato ha dimostrato più volte nella storia, non in grado di gestire il concetto di rischio.

Più le banche di investimento sono state ad un soffio dalla loro estinzione, più sono oggi sulla cresta dell’onda, basta guardare come Merrill Lynch ha sostenuto il bilancio di Bank of America.

Ma nessuno ha in realtà acceso un faro sulla composizione di queste meraviglie, nessuno ha cercato di comprendere come fosse possibile che JP Morgan o Goldman Sachs, potessero aver dimenticato tanto facilmente la Madre di tutte le crisi, grazie all’aiuto del contribuente, grazie all’onda lunga del sostegno governativo che ha permesso ad AIG di salvare dalla distruzione, l’intero sistema finanziario mondiale. 

Se qualcuno da un’occhiata ai bilanci, vi troverà ancora gli effetti benefici dei credit default swap sottoscritti da AIG.

Tassi ai minimi storici, aiuti governativi, miliardi di dollari di aiuti, attraverso programmi speciali, hanno portato alla nuova età dell’oro Wall Street, contribuendo a distruggere Main Street.

Quel simpatico ragazzo di Larry Summers ha sussurrato che è ora di cambiamenti radicali per la finanza, lanciando un monito alle banche: "fate per il paese, quello che il paese ha fatto a voi….." Summers come scrive Platero sul Sole 24 Ore ci dice che l’America non sta ripetendo gli errori del Giappone…..ma sarà la storia a dirci se, davanti a queste incertezze che permangono nella sostenibilità della crescita, le nostre azioni erano quelle giuste.

Certo sarà la storia, ma intanto la storia in questa crisi, fa una rima terribile con quella della "Lost Decade" e ancora, nonostante tutto, abbiamo l’intero universo che si sforza di farci comprendere come l’inflazione sia il nostro destino.

Per Summers c’è una ragione strutturale per introdurre regole: mitigare il rapporto tra la ricerca del profitto e l’avidità della natura umana. " Negli ultimi 30 anni vi sono state crisi quasi ogni tre anni, e un sistema che produce crisi strutturali ha bisogno di riforme."

Gordon Gekko si starà rivoltando nella tomba, lui che nel film "Wall Street" urlava al mondo intero che l’avidità è giusta, che l’avidità funziona; io sono commosso dalle parole di Summers, uno dei padri della deregulation, sostenitore di un mondo senza regole insieme a Rubin nell’era Clinton.

Parlando dei derivati, ha detto che la proposta di legge giacente in commissione finanza è uno storico rafforzamento di regole in un settore che prima non ne aveva – chissà chi ha lottato perchè non vi fossero – e che l’amministrazione americana è determinata a creare un crescita non più basata sulle bolle ma sulla produzione reale.

Affascinante, decisamente affascinante questa nemesi. Bracconieri e guardiacaccia insieme, mano nella mano sino ad ieri, oggi si guardano in cagnesco, ….."la nostra battaglia è appena cominciata" ha detto Larry Summers.

Se ciò accadrà, sarò il primo a scusarmi per l’ironia!

Il sistema finanziario delle banche d’investimento ha registrato utili da record in particolar modo nel reddito fisso e "giocando" con le obbligazioni corporate, quelle che il sistema stesso ha cercato di salvare a qualunque costo, socializzando le perdite che diversamente andavano assunte dagli azionisti e dagli obbligazionisti.

Non c’è storia, dopo la scomparsa di Lehman, Bears Stearns e in parte Merrill Lynch, l’assunzione di rischio è stata esponenziale e nessuno si è sognato di regolamentare il settore in questione, le ideologie demenziali, sono dure a morire. BanK of America e Citigroup, i loro bilanci, ( ……quanto mi fischiano le orecchie ) sono l’esempio lampante dell’andamento dell’economia reale americana.

Abbiamo già visto in passato come nella "Lost Decade" la manipolazione combinata da parte del governo e dei grandi brokers giapponesi, riusci a sostenere gli indici, prima del loro definitivo crollo; oggi siamo di fronte ad un bivio epocale, un bivio che l’intero popolo dell’analisi tecnica vive con trepidazione, quei ormai leggendari 1100 punti dell’indice principe mondiale, lo S&P500, limite in grado di segnare per sempre il futuro prossimo dei mercati finanziari mondiali.

La discussione che sta avvenendo intorno alle possibile modifiche del FSB166 e 167 secondo il quale entro l’inizio del prossimo anno le banche sarebbero costrette a riportare in bilancio dai 900 ai 1000 miliardi di assets fuori bilancio appunto è una delle tante discussioni di contorno a questa crisi, discussioni che verranno diligentemente corrette al momento opportuno dalle lobbies bancarie.

Nella peggiore delle ipotesi, la minaccia di affondare definitivamente la speranza di concessione di credito all’economia reale è sufficientemente forte da non ammettere discussioni. L’American Bankers Association, suggerisce una periodo di transizione di almeno tre anni, senza alcun cambiamento in termini di patrimonializzazione in riferimento alle attività fuori bilancio. Addirittura secondo il tesoriere di Wells Fargo, per ogni miliardo di patrimonializzazione richiesta, circa 15 miliardi verrebbero sottratti all’economia reale, attraverso una contrazione del credito.

Citigroup, the New York-based bank that yesterday reported a third-quarter profit of $101 million, argued that bringing off-balance vehicles onto its books would lead the bank to cut financing for securitizations that fuel credit-card lending, residential mortgages and student loans.

Citigroup sussurra che ogni obbligo di consolidare in bilancio le operazioni ombra, porteranno la banca a tagliare il finanziamento alle operazioni di cartolarizzazione che sono il sostegno al mercato delle carte di credito, dei mutui residenziali e dei prestiti agli studenti. 

Suppongo che ben pochi hanno fatto caso alla notizia secondo la quale, il programma della Federal Reerve, per rianimare le cartolarizzazioni potrebbero essere interrotto e il credito al consumo soffocato dalle modifiche contabili previste per il 2010.
La moratoria di sei mesi è già stata richiesta dall’American Securitization Forum per cercare di evitare un autentico shock, al sistema finanziario a partire dal 1° gennaio 2010.
E pensare che vi è ancora qualcuno che rinnega il paragone con il Giappone, della “Lost Decade” quando il problemi delle cosiddette banche zombie, furono nascosti e protratti nel tempo. Nessun problema, la nemesi continua, chiunque dimentica il suo passato è destinato a riviverlo, oggi, molto prima di quanto nessuno creda.
“The role that securitization has assumed in providing both consumers and businesses with credit is striking with currently over $12 trillion of outstanding securitized assets, including mortgage-backed securities, asset-backed securities and asset-backed commercial paper, the ASF said.(Reuters)

 

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La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!  

Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in ……….

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41 commenti Commenta
Scritto il 19 ottobre 2009 at 07:02

 " La questione dell’evasione deve essere affrontata partendo dal presupposto che la sua diffusione nelle diverse categorio di contribuenti non è una questione "antropologica", ma è direttamente connessa con le opportunità concesse dal sistema fiscale."

Caro anonimo, non me ne volere, ma è come dire ad una persona che si ritrova in mano un pistola di sparare all’impazzata, uccidendo più persone possibili, e poi, sostenere che non si tratta di una questione "antropologica" ,di rispetto della vita, ma di un problema connesso al semplice e libero commercio delle armi.

E che basta vietarne l’uso per legge e cambierà tutto……..

Non è mai una questione "antropologica" se siamo cosi "vigliacchi" da non affrontarla, nascondendoci dietro la mancanza di regole!

Andrea

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 08:23

buon giorno Andrea.
Complimenti per il blog.
Se ti interessa l’ORO di CARTA: http://www.scribd.com/doc/19534086/Analisi-Open-Interest-Oro

Le persone devono sapere, come la legge aiuta i banchieri a depredare.

Alberto

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 08:23

buon giorno Andrea.
Complimenti per il blog.
Se ti interessa l’ORO di CARTA: http://www.scribd.com/doc/19534086/Analisi-Open-Interest-Oro

Le persone devono sapere, come la legge aiuta i banchieri a depredare.

Alberto

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 10:11

“Nessun limite, nessuna regola, nessun ostacolo, questa è stata la legge che ha esaltato la finanza e l’economia, questo è il pensiero unico dominante”

Il comportamento economico socialmente riconosciuto come razionale è spesso il prodotto delle condizioni economico-sociali esistenti. Non è antropologico.

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 10:36

Una parola per questo post: S P E T T A C O L O !

Pecorabé

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 10:42

AVETE LETTO?

ROMA (MF-DJ)–Un sesto di tutte le societa’ quotate in Italia e’ sull’orlo di una crisi finanziaria. Lo scrive Affari e Finanza, supplemento economico settimanale della Repubblica.

La Consob attua un monitoraggio sulle societa’ in stato di crisi e a queste richiede di fornire al mercato un supplemento di informazioni. Ad oggi, sono 39 le societa’ quotate che rientrano in questa categoria, a cui bisogna aggiungere It Holding (Milano: ITH.MInotizie) , per la quale il Tribunale ha gia’ decretato lo stato di insolvenza, ma cha ancora appartiene al listino di Borsa.

Di queste 40 societa’, due sono i club di calcio (Ss Lazio e As Roma (Milano: ASR.MInotizie) ) e una e’ una banca. Le rimanenti 37 sono quasi tutte imprese di medie dimensioni, prevalentemente operanti nel settore manifatturiero. In altre parole, la tipica impresa italiana.

PORTELLO

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 10:42

AVETE LETTO?

ROMA (MF-DJ)–Un sesto di tutte le societa’ quotate in Italia e’ sull’orlo di una crisi finanziaria. Lo scrive Affari e Finanza, supplemento economico settimanale della Repubblica.

La Consob attua un monitoraggio sulle societa’ in stato di crisi e a queste richiede di fornire al mercato un supplemento di informazioni. Ad oggi, sono 39 le societa’ quotate che rientrano in questa categoria, a cui bisogna aggiungere It Holding (Milano: ITH.MInotizie) , per la quale il Tribunale ha gia’ decretato lo stato di insolvenza, ma cha ancora appartiene al listino di Borsa.

Di queste 40 societa’, due sono i club di calcio (Ss Lazio e As Roma (Milano: ASR.MInotizie) ) e una e’ una banca. Le rimanenti 37 sono quasi tutte imprese di medie dimensioni, prevalentemente operanti nel settore manifatturiero. In altre parole, la tipica impresa italiana.

PORTELLO

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 11:55

credo si stia avvicinando se non sia addirittura imminente uno storno nei mercati e il peggioramento dell’ economia reale e delle condizioni economiche delle persone

son finite le danze..speriamo ci sian poche persone oneste dentro la bolla finanziaria..

PORTELLO

Scritto il 19 ottobre 2009 at 14:07

L’oro è gonfiato a livello di bolla speculativa come tutti gli altri asset. Oro fisico o cartaceo o elettronico o onirico …

Ma le danze i questo tipo possono durare anche quando la musica è finita da un pezzo, come i dervisci volanti inebriati dalla loro stessa danza continuano a girare fino all’estasi.

Complimenti Andrea, un commento centratissimo

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 15:28

"Nessun limite, nessuna regola, nessun ostacolo, questa è stata la legge che ha esaltato la finanza e l’economia, questo è il pensiero unico dominante" Il comportamento economico socialmente riconosciuto come razionale è spesso il prodotto delle condizioni economico-sociali esistenti. Non è antropologico

E’ ANTROPOLOGICO IN QUANTO COMPORTAMENTO UMANO DIFFUSO COSTITUENTE FORMA DI CULTURA.

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 16:51

"Il 16 ottobre scorso Rajaratnam, fondatore dell’hedge fund Galleon Group nel 1997, e’ stato arrestato insieme ad altre cinque persone con l’accusa di aver architettato il maggior schema di insider trading nel settore dei fondi di investimento ad alto rischio".  Finalmente qualcosa di buono riescono a farlo.
Mi sembra di capire dal discorso di Bernanker che il Dollaro debole non sia un problema Usa. Vuole + risparmio e suggerisce di stimolare i consumi. Se prima avevamo un pò di confusione adesso si può fare proprio festa, onde evitare di finire al manicomio. Grazie di esistere Bernake, le tue parole mi confermano che è veramente da sotterrarsi. Non hai parlato minimamente di svalutazioni bancarie, di mutui, di bonus, di derivati, di prezzi delle materie prime che stanno decollando. Sei il nonnetto ideale per raccontare le favole ai nipotini. Ci manca che predichi in favore della competitività salariale dopo di che passerai sicuramente alla storia.
Andrea quello della s"q"uola

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 17:23

fintanto che il mercato di sbocco della Cina è quello americano il problema del dollaro non è dell’America.

Scritto il 19 ottobre 2009 at 17:57

Mentre il mercato scopre i nuovi massimi dell’anno…

Commercio internazionale e credito al consumo raccontano un altra (triste) storia.

Fennec

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 18:02

 

Fennec

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 18:02

 

Fennec

Scritto il 19 ottobre 2009 at 19:58

(ANSA) – AMSTERDAM 19 OTT – La banca olandese DSB e’ stata oggi dichiarata in fallimento dal tribunale di Amsterdam. Circa 1.300 impiegati,hanno perso il posto. L’istituto presso il quale erano aperti oltre 350.000 conti correnti, era stato posto sotto osservazione il 12 ottobre dalla banca centrale nazionale dopo che nei giorni precedenti si era verificata una corsa agli sportelli dei clienti, preoccupati di perdere i risparmi. La DSB era stata gia’ criticata per la sua politica commerciale molto aggressiva.

Normali effetti collaterali!

Andrea

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 20:21

Così come la liquidità ha scongiurato un nuovo 29, l’exit strategy impedirà l’iperinflazione di Weimar.
Rimane la stagdeflazione o la stagflazione, ma anche Roubini è ancora indeciso..
Per quanto riguarda le borse lo storno è ormai imminente, mentre il rischio dell’economia di carta (compresi i ns risparmi ) non è iniziato ieri, anche se TUTTI FINGEVANO che non esistesse, adesso (per un attimo) ne abbiamo preso coscienza.

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 20:33

forse chi sta investendo in oro sta facendo la cosa giusta…
mah…

Scritto il 19 ottobre 2009 at 20:34

Oggi il problema dei prolemi è il cambo fisso YUAN-USD.
A quando una riedizione della cnferenza del palza del 1985?

Andrea, non è tra i tuoi "cavalli di battaglia" ma meriterebbe più attenziene ed approfondimento.

cosa ne dici?

 

Scritto il 19 ottobre 2009 at 21:23

“I still think that the single most destabilizing decision of the last 10 years was the Chinese peg.”
That peg forced China to take in huge quantities of dollars and then invest them in dollar-denominated securities, principally Treasuries. That in turn helped to hold down American interest rates and stimulate the housing boom that has since collapsed.
These days it seems to be in the short-term interests of both countries for China to pursue its current policy. The Americans desperately want someone to buy all the Treasuries that are being issued to finance the stimulus program and bank bailouts, and China wants to do whatever it can to stimulate its own economy.

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 21:55

più che commento, una segnalazione.
Non so se può interessare, ma credo che si possa scaricare il libro di Ferdinand Pecora "wall street under oath" sulla manipolazione della borsa americana nel ’29, dal sito della National Library of Australia: http://www.nla.gov.au/.

utente anonimo
Scritto il 19 ottobre 2009 at 22:00

Ottimo articolo del Capitano Andrea.
"L’avidità è giusta!" bella domanda….dopo averci pensato per un pò mi sono deciso a postare la mia risposta anche a condizioni di pesanti critiche.

Non potrebbe essere diverso in questa cultura dominante; l’avidità è giusta come è giusto il narcisismo!, l’adorazione di molti idoli!, la falsità pubblica!, ed infine rubare a condzione di non "farsi prendere" (se Il Cuculo non s’arrabbia ). Questo ci viene insegnato hehehe.

Un saluto

SD

utente anonimo
Scritto il 20 ottobre 2009 at 01:43

Caro Andrea,grazie della tua continua premura ad informarci con analisi obbiettive anche se purtroppo crudeli  da accettare  per una persona che ha fatto il suo dovere.Tu dici che dobbiamo vedere ancora la coda  del ciclone ma stando al comportamento di manipolazione del sistema finanziario  sono molto dubbioso che la crisi una volta finita non ritornera’ di nuovo forse peggiore di quella che stiamo vivendo.Se la finanza ha fondamenti sballati non puo’ permettere a una economia reale  di prosperare se non  nell’incertezza  a danno delle generazioni future, a questo punto  e’ meglio tagliare la testa al toro,iniziare da zero cambiando radicalmente le leggi del sistema bancario e finanziario che fino ad oggi  solo pericoli e disastri ci hanno portato.Ciao  a tutti,Natalino.

Scritto il 20 ottobre 2009 at 06:50

Natalino,

purtroppo il toro non è molto disponibile a farsi tagliare la testa e prima di vedersela staccare farà tanti danni da far dubitare ai benpensanti che ne valga la pena…

ciao

Scritto il 20 ottobre 2009 at 07:34

“Iraconda Avidità”
 

"Meritatamente perde il proprio chi l’altrui vuole. Mentre nuotava in un fiume con in bocca carne, il cane vide rispecchiata nell’acqua la sua immagine; gli parve che un altro cane avesse in bocca la sua stessa preda; decise di strappargliela, ma l’avido fu deluso: lasciò perder la carne che teneva con i denti, e non poté raggiungere quella che voleva".
La favola di Fedro

Ciao
Valentina

utente anonimo
Scritto il 20 ottobre 2009 at 08:27

Tutto si regge sulla fiducia.
Fiducia sulla moneta, fiducia nelle banche, fiducia nella ripresa, fiducia nei fanfaroni appena eletti, fiducia nel futuro.
Basta una scintilla  e casca tutto il castello.

utente anonimo
Scritto il 20 ottobre 2009 at 09:12

noto un certo grado di soddisfazione nel fallimento della banca olandese, sei proprio un catastrofista, divertiti con i necrologi, fallito che non sei altro .

utente anonimo
Scritto il 20 ottobre 2009 at 09:42

povero #25
mi fai pena
si vede che fai soldi con i soldi degli altri

Scritto il 20 ottobre 2009 at 10:17

Buongiorno a tutti, ecco un’altro bell’articolo del Capitano.

L’avidità … già, a pensarci bene, mi sembra una "esagerazione" della cultura umana, anche antichissima.

Alcune volte, cerco di mettere a confronto la natura "normale" con le cose, che ho saputo in questi tempi, solo leggendo questo blog.

Per normale, io intendo noi esseri umani, mammiferi, come se fossimo " un sacco di aminoacidi più o meno messi bene " ( per capirsi, IO sono fra quelli MENO e Cristina Chiabotto è tra quelli PIU’ ) e, madre natura ha già risolto, alla sua maniera, il problema della avidità.

Infatti se mangiamo il giusto, viviamo bene ed in armonia.
Se mangiamo un pò di più, la natura accumula l’eccesso in grasso.
Se mangiamo troppo, la natura ci fà "rifiutare" il troppo, e ce lo fà uscire proprio davanti agli occhi e sotto al naso, in maniera che ci si renda conto dell’esagerazione.
Se al limite dell’avidità, ci ingozziamo come matti, la natura esclama – ohibò, questo sacco di aminoacidi, mi è venuto male – e non ci pensa due volte a "terminarlo".
Questa realtà, è il risultato naturale che evita gli accumuli di pochi, a scapito della re-distribuzione agli altri esseri viventi.

A questo punto, è banale che io dica " il troppo stroppia " o altri proverbi similari, noi umani, abbiamo inventato i beni, il denaro, e con questo abbiamo "aggirato" il problema del troppo accumulo, chiamandolo avidità.

E’ un vero peccato che noi, sacco di aminoacidi umani, non riusciamo a dare una misura del "troppo", a questi immensi "stomaci" affamati; forse perchè, chi comanda e decide è sempre affamato ? forse perchè, con un pò di "lieve rimorso" si limita a tassarlo ? forse perchè, finchè dura, dura, e poi chissenefrega ?

La natura, avrebbe già "eseguito" la sua sentenza, adesso tocca a noi; trovare una soluzione meno drastica, ma egualmente efficace, su quanto "grandi" debbano essere queste esagerazioni; altrimenti finiremo nella teoria dei " 10 preferiti " e resteranno solo.

Non sò come poter fare da solo, ma sono già contento di poterlo esprimere su questo blog, e di questo, ringrazio il Capitano Andrea e tutti voi.

Saluti da … Armando(FK)

Scritto il 20 ottobre 2009 at 10:24

Scusate, ho dimenticato in pezzo.

….. finiremo nella teoria dei " 10 preferiti " e resteranno solo LORO.

… Armando(FK)

Scritto il 20 ottobre 2009 at 11:46

E’ interessante vedere che gli "illuminati" fanno fatica ad abbandonare definitivamente la lettura di blog decisamente catastrofisti………visto l’illuminazione che frequenta la finanza.

Andrea

Scritto il 20 ottobre 2009 at 12:17

Una bolla impossibile per Fed e Bce
di Wolfgang Münchau ( Sole24Ore )

Non abbiamo bisogno di aspettare che il Dow Jones tocchi quota 10mila. È evidente già da un po’ che la bolla dei mercati azionari globali sta tornando a gonfiarsi. Apparentemente come nel 2003 e nel 2004, quando cominciarono a gonfiarsi le precedenti bolle (immobiliare, del credito, delle materie prime e delle azioni), coadiuvate dai bassi tassi di interesse e dalla mancanza di inflazione. C’è una grande differenza, però: questa volta la bolla scoppierà più in fretta.
Come facciamo a sapere che è una bolla? I miei indicatori preferiti, per la valutazione del mercato azionario, sono il Cape, che tiene conto del rapporto prezzi/utili corretto in base alla congiuntura, e il Q. Il Cape è stato inventato da Robert Shiller, professore di economia e finanza a Yale, e calcola la media mobile decennale del rapporto prezzi/utili. Il Q calcola la capitalizzazione di mercato divisa per il patrimonio netto. I dati sul Q, un concetto inventato dall’economista James Tobin, sono stati raccolti da Andrew Smithers (Wall Street Revalued: Imperfect Markets and Inept Central Bankers, Wiley 2009). Cape e Q misurano cose diverse, ma quasi sempre giungono alle stesse conclusioni sul mispricing relativo del mercato. A metà settembre, tutti e due hanno segnalato che il mercato azionario Usa era sopravvalutato del 35-40 per cento. Da quel momento, i mercati sono saliti molto di più rispetto alla media mobile degli utili. Potete farvi i conti.
L’unica ragione per questa nuova bolla è il livello estremamente basso dei tassi di interesse nominali, che ha indotto la gente a trasferire gli investimenti su attività rischiose di ogni genere. Perfino i prezzi delle case sono tornati a salire. Non sono mai scesi a livelli coerenti con il rapporto prezzo/affitto e prezzo/reddito di lungo termine, che sono indicatori affidabili della sopravvalutazione o sottovalutazione relativa del mercato immobiliare.
A differenza di cinque anni fa, le banche centrali devono oggi provvedere sia alla stabilità monetaria sia a quella finanziaria. Due obiettivi, come è stato sottolineato, che entrano facilmente in rotta di collisione. In Europa, ad esempio, la Bce in circostanze normali avrebbe già cominciato ad alzare i tassi di interesse. Se non sta facendo nulla è perché vuole evitare di nuocere al sistema bancario europeo, affetto da sottocapitalizzazione cronica, che ancora dipende dalla Bce per la sua sopravvivenza. Lo stesso vale, più o meno, anche altrove.
Anche io credo che nei prossimi 12 mesi non ci sarà nessuna prospettiva di un aumento significativo dell’inflazione, ma le chances aumentano considerevolmente dopo il 2010. Quando la percezione di un’inflazione in crescita sarà tornata in scena, le banche centrali potrebbero essere costrette a passare, in tempi relativamente rapidi (più rapidi rispetto al ciclo precedente) a una politica monetaria più aggressiva. Un breve boom inflazionistico potrebbe essere seguito da un’altra recessione, un’altra crisi del sistema bancario e forse una deflazione. Inflazione e deflazione non vanno visti come scenari alternativi, ma sequenziali. Potremmo andare incontro a un periodo di estrema instabilità dei prezzi, verso l’alto e verso il basso, se le banche centrali perdono il controllo della situazione.
È esattamente quanto previsto dall’economista Hyman Minsky nella sua ipotesi dell’instabilità finanziaria (Stabilising an Unstable Economy). Minsky ipotizzava che un mondo con un grande settore finanziario e un’enfasi eccessiva sulla produzione di beni d’investimento crea instabilità sia sul piano della produzione sia su quello dei prezzi.
Se queste, secondo Minsky, sono le cause profonde dell’instabilità, il meccanismo che porta all’insorgere dell’instabilità è il modo in cui governi e banche centrali reagiscono alle crisi. Lo stato ha strumenti potenti per mettere fine a una recessione, ma le misure che mette in campo creano le condizioni per la fase d’instabilità successiva. Minsky si basò su dati prevalentemente degli anni 70 e dei primi 80, ma la sua teoria descrive ottimamente quel che è successo all’economia globale da allora, specialmente nell’ultimo decennio. Il mondo ha assistito a una proliferazione di bolle finanziarie e instabilità economica estrema, che nessuno dei modelli macroeconomici consolidati può spiegare. Minsky è più o meno tutto quello che abbiamo.
Le sue conclusioni, quanto a misure da adottare, lasciano turbati, specialmente se le confrontiamo con quello che sta succedendo. Nella loro risposta alla crisi, i leader mondiali si sono concentrati sui bonus e altre questioni collaterali irrilevanti. Ma non hanno affrontato il problema delle dimensioni complessive del settore finanziario. Se Minsky ha ragione, dunque, l’instabilità continuerà e peggiorerà.
La nostra situazione attuale può produrre due scenari o una combinazione di essi. Il primo è quello in cui le banche centrali avviano l’exit strategy nel 2010, innescando un’altra caduta dei prezzi degli asset a rischio. Nel Regno Unito, per esempio, un ritorno a una politica monetaria normale implicherà quasi inevitabilmente un’altra caduta del mercato immobiliare, attualmente tenuto in piedi dalle condizioni ultraconvenienti dei mutui.
In alternativa, le banche centrali potrebbero dare priorità alla stabilità finanziaria, invece che alla stabilità dei prezzi, e tenere aperte le paratie monetarie il più a lungo possibile. Una cosa del genere, secondo me, provocherebbe la madre di tutte le crisi finanziarie (un crack del mercato obbligazionario) destinato a essere seguito da depressione e deflazione.
In altre parole, il pericolo c’è, a prescindere da come reagiscono le banche centrali. Produrre una politica monetaria efficace potrebbe essere come camminare lungo un crinale pericoloso, dove da entrambi i lati si apre una voragine di instabilità. Per quanto ne sappiamo, non c’è un modo sicuro per scendere.

Si ritorna sempre e solo a Minsky, alla deflazione e all’inflazione.

Inflazione o deflazione, cambiano il corso dei cicli economici, possono travolgere la vita economica di un paese, possono travolgere la vita di una persona, di una famiglia e allora la filosofia lascia il tempo che trova. Ecco perchè parliamo di prospettive economiche, ecco perchè contemporaneamente esploriamo non solo l’aspetto "scientifico" di questa crisi, ma anche quello filosofico e antropologico. Vi sono momenti nei quali, di fronte alle avversità della vita, conta l’uomo e la sua forza interiore, la sua essenza.

Nel  mio blog si esplorano quotidianamente altre vie, altri orizzonti, altre speranze, che molti sanno comprendere, mentre altri preferiscono far finta di non vedere.

Lasciate perdere gli "illuminati" ,la madre di tutte le crisi sarà come un vento che spegnerà ogni illuminazione e illusione, per riportare le cose in una giusta dimensione.

Se l’inverno sussurasse che ha nel cuore la Primavera chi gli crederebbe…….

E una nuova primavera nascerà, dopo questa tempesta!

Andrea

Scritto il 20 ottobre 2009 at 13:08

Francamente non riesco ad intreavedere nelle parole di 3M un attacco di socialismo, quando sento qualcuno sostenere qualcosa di non realistico credo che
ci siano due possibilità, o chi parla è un cretino, (e pur con il beneficio del dubbio non credo sia il caso) oppure è in malafede.
Se prendiamo la struttura produttiva italiana di oggi ipotizzare il "posto fisso" è privo di senso, in un mercato che deve necessariamente evolversi velocemente
le aziende hanno bisogno di potersi adattare alle esigenze di mercato portando in casa di volta in volta le competenze di cui hanno bisogno e non possono farsi
carico delle competenze di cui non hanno più bisogno. In particolare, nei momenti di crisi le aziende devono avere la possibilità di ristrutturarsi il più
rapidamente possibile.
Creare regole che blocchino la possibilità per le aziende di gestire questi processi per garantire stabilità sociale significa mettere sulle spalle delle aziende
un compito che non gli è proprio e che non possono svolgere adeguatamaente con il duplice risultato negativo di non riuscire ad essere un elemento
di protezione sociale (se un’azienda fallisce non è più una risorsa per nessuno) ne’ di riuscire ad essere competitiva.
La protezione sociale spetta come compito al sistema pubblico che deve proteggere gli individui garantendo il mantenimento di livelli di reddito
proporzionali all’ultimo reedito percepito (non come la CIG o la mobilità) per un tempo sufficientemente lungo a permettere alle persone di
rientrare nel mondo del lavoro, magari passando attraverso una fase di riqualificazione o aggiornamento professionale.
Naturalmente è un problema di risorse, un welfare che accompagni i lavoratori che perdono il lavoro con un reddito adeguato ha un costo sociale elevato e deve essere
ripartito sulla fiscalità generale, il che in Italia è un problema, e 3M, che è sodale con gli evasori fiscali lo sa benissimo.
L’ elogio del posto fisso oggi è una forma becera e preoccupante di populismo.

Scritto il 20 ottobre 2009 at 13:19

Per esplorare oltre le solite fanfare dei media internazionali, grazie al nostro Raffaele Mascettra, diamo un’occhiata alle previsioni di investimento di CATERPILLAR…….quelle che sono le spese in conto capitale.

Ricordo a tutti che i tre pilasti di una ripresa economica, di un normale ciclo economico, sono:

a) i consumi

b) il mercato immobiliare residenziale e commerciale

c) gli investimenti

Oggi solo lo Stato investe……sostiene i consumi e il mercato immobiliare……sino a quando?

nel 2008 4blns, nel 2007 3blns, nel 2006 2.7blns, nel 2005 2.4blns, nel 2004 2.1 blns…………

nel 2009 1.4blns…di cui 884 gia’ spesi nel 1H09.

La Verità è figlia del Tempo!

Oggi occorre rifondare questo sistema partendo da una redistribuzione dei redditi!

Andrea

Scritto il 20 ottobre 2009 at 13:28

"…..Se prendiamo la struttura produttiva italiana di oggi ipotizzare il "posto fisso" è privo di senso, in un mercato che deve necessariamente evolversi velocemente
le aziende hanno bisogno di potersi adattare alle esigenze di mercato portando in casa di volta in volta le competenze di cui hanno bisogno e non possono farsi
carico delle competenze di cui non hanno più bisogno."

Al di la delle "performance" del ministro Tremonti, caro Cuculo, oggi è innegabile che la precarietà del lavoro è una talpa che scava sotto il cemento del sistema sociale e familiare italiano e per certi versi mondiale. Non esistono uomini usa e getta, solo perchè un’azienda cambia strategie, gli stessi uomini sono in grado di rigenerarsi se l’azienda ha una politica nelle risorse umane sostenibile e sensibile. La velocità di evoluzione di un’azienda è pari alla frenesia stessa del mercato, dove il breve termine è il dogma assoluto, dove gli utili e i profitti distruggono qualsiasi progetto di lungo termine.

Non può esistere in posto sicuro, i parassiti statali e non, vanno responsabilizzati o obbligati a prendersi le proprie responsabilità, non esiste il posto sicuro per coloro che sono irresponsabili, ma la flessibilità di questo tempo se da una parte appare innovativa, dall’altra crea instabilità che non può essere necessariamente ricondotta esclusivamente agli ammortizzatori sociali.

Andrea

Scritto il 20 ottobre 2009 at 14:00

Nel mese di settembre l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) ha registrato negli Stati Uniti un ribasso dello 0.6%, un dato nettamente inferiore al mese precedente in cui l’indicatore aveva registrato un rialzo dell‘1.7%.

Lo ha comunicato il Dipartimento del Lavoro Usa.

Il dato risulta inferiore alle attese degli analisti che erano per una variazione nulla dell’indicatore.
Escluse le componenti piu’ volatili, quali cibo ed energia, il dato ("core" PPI) ha riportato una variazione negativa dello 0.1%, attestandosi ad un livello inferiore alle attese, che erano in media per un valore di +0.1%. I prezzi "core" sono in rialzo +1.8% nell’ultimo anno, minor incremento da luglio 2007. (Wall Street Italia)

Chiamatela come volete, inflazione negativa, disinflazione, deflazione buona, ma incominciate a chiamarla con il suo nome!

Andrea

Scritto il 20 ottobre 2009 at 14:51

Andrea,

concordo comletamente con quanto dici, e in verità nessuna azienda sana "usa e getta" il proprio capitale umano soprattuto in un paese come l’Italia dove il patrimonio di abilità dei lavoratori, al di la di populistici proclami, è veramente considerato dalle aziende un patrimonio da salvaguardare a tutti i costi, ovviamente quando c’è. perchè se di competenze non ce ne sono cosa salvaguardiamo?

Una cosa che però mi lascia perplesso è che da molti anni gli individui non tutelino sufficientemente se stessi ed i propri figli investendo adeguatamente sulla PROPRIA formazione e su quella dei PROPRI FIGLI nella assurda idea che tanto oggi non è con il lavoro che ci si mantiene.

Scritto il 20 ottobre 2009 at 15:40

“Vento Caldo”


 
“Cavoli” ho fatto una capatina veloce, veloce sul Veliero…che mi sono persa!
Questa sera ho tanto da leggere
Bene …bene…la temperatura sul Veliero si sta alzando!!
 
Caro Capitano…quando sei tra noi, oltre ai post, spira sempre un impetuoso, vento caldo!

Buona continuazione di giornata a tutti
Valentina

utente anonimo
Scritto il 21 ottobre 2009 at 01:04

Valentina,decisamente spaventosa l’immagine del post.23 giusto sinonimo dell’avidita’,sai vedendola all’improvviso mi sono spaventato..Ciao ,sei forte Natalino

utente anonimo
Scritto il 21 ottobre 2009 at 01:53

per 33 e 35,sono noccioli da tenere in considerazione ma aime’ difficili da sbrigare o forse la crisi ci aiutera’ a risolvere.per 30 condivido al 100%  anche  se dovro’ aspettare un bel po’ per vedere la primavera giusta quella che porta i fiori dei frutti.  ciao Natalino.

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