COSTRUIRE UN SOGNO, UN MONDO ALL'ALTEZZA DEI NOSTRI SOGNI!

Scritto il alle 21:41 da icebergfinanza

Più il tempo passa e più mi accorgo che scivola via velocemente come la corrente degli oceani, perennemente in movimento e io non sono altro che una goccia di quell’immenso oceano nel quale l’Umanità quotidianamente assiste all’alternarsi delle forze del vento e della Natura, un continuo alternarsi di cieli tersi infiniti e violenti uragani, vortici, gorghi e mulinelli che si alternano a periodi di bonaccia pura.
 
Il tempo, la vita, i rapporti umani è tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che vale la pena di essere intensamente vissuto, ma spesso e volentieri ce lo dimentichiamo, alla ricerca di un istante di gloria e passione, che spesso vola via effimero, tra le vele della nostra esistenza.
 
Oggi credo sia giunto il momento di guardare all’orizzonte, senza dimenticare che l’intensità di questo viaggio ci ha accompagnati attraverso mondi che non sono solo semplici fotogrammi di un’economia alternativa, ma mondi reali che ancora oggi molti di Voi fanno fatica a comprendere. Non si tratta di demonizzare un’ economia e un mondo che non ci piace, ma di avere il coraggio di abbracciare alternative reali perla nostra vita, senza avere la pretesa di sconvolgere quella degli altri. Non si tratta di costruire cattedrali immacolate da difendere dal fuoco di un sistema che ama incendiare la materialità dell’uomo ma di gettare le fondamenta per un interesse reciproco, per una reciproca convenienza.
 
Lo so, ripeto sempre e solo le stesse cose, sono monotono, poco creativo, ma non è mio il compito di proporre una via di uscita a questa crisi, non sono la persona adatta a proporre scelte innovative, a prospettare rivoluzioni.
 
Questa crisi, necessariamente deve passare attraverso un processo di trasformazione naturale, che richiede inevitabilmente un periodo, più o meno lungo di ricomposizione di di eccessi e squilibri che provengono da oltre un decennio di turbofinanza e turboeconomia.
 
Il punto cruciale è che abbiamo sostenuto il consumo di massa esponenziale attraverso l’indebitamento perseguito in ogni sua forma, non parlo di indebitamento sostenibile, ma di eccessi che sono sotto gli occhi di tutti e in particolar modo in America.
Avevo preparato un altro post oceanico sulla macroeconomia, ma credo che ogni tanto fa bene fermarci a riflettere, su qualcosa di più serio di indici e valori qualsiasi. Martedi lo vedremo insieme sempre che lo spettacolo turbomediatico, non lo faccia divenire una reliqua del passato.
 
Nonostante questo ascoltate il premio nobel Akerlof …….
 
 Cosa occorre dunque capire, secondo Akerlof, di quanto è avvenuto e cosa è auspicabile che accada? Primo: il ruolo dei governi non è solo quello di puntellare le banche per ampliare il credito e non far saltare il sistema – processo oltre modo costoso -, devono anche fare in modo che esse siano solvibili. I governi possono anche finanziare direttamente le imprese, ed è quanto si sta facendo in Usa, ma si tratta di una soluzione estrema.
In questa fase due sono per Akerlof gli obiettivi che i governi si devono porre a breve termine: puntare alla piena occupazione e creare le condizioni affinché il credito sia concesso in modo naturale alle imprese. Akerlof ha fatto riferimento alla situazione americana, ma rispondendo ad una domanda del pubblico sulla situazione di crisi che sta vivendo il settore manifatturiero italiano ha affermato che “dovranno essere i consumatori e gli investimenti delle imprese, più che la liquidità delle banche, a portarci fuori dalla crisi”.
 
Aiuti alle banche, aiuti alle imprese, ma come la crei la piena occupazione se non attraverso modelli accademici che lasciano il tempo che trovano, visto che dovranno essere i consumatori e gli investimenti che dovranno portarci fuori dalla crisi?
 
Non c’è alcuna alternativa, senza consumi, l’economia non riparte, manca la domanda e quindi non ci resta che progettare una ripresa sostenibile, togliendo di mezzo tutti gli eccessi e i conflitti di interesse di questi anni.
 
Renzo tra le sue osservazioni fatte nel forum, ha toccato un tasto essenziale, ovvero un sistema scolatico che riesca a formare le persone e non solo le menti, un sistema che non sia solo nozionale ma anche essenzialmente educativo, una nuova politica, un rinnovamento della giustizia, un nuovo sistema finanziario e una maggiore equità
 
“Cosa ci vuole per sradicare tutto questo? E’ possibile che la filosofia da sola, oppure un elenco di buone intenzioni o singole iniziative portate avanti da poche persone, siano in grado di produrre i cambiamenti sopra indicati? “ (…)Sicuramente è necessario qualcosa di più forte, di “massivo” e radicale, una rivoluzione pacifica, che sia soprattutto una rivoluzione culturale, che abbia però delle valenze concrete, che tocchi quindi sin da subito l’interesse, quello economico, delle persone: nessuna vera rivoluzione sociale può prescindere dal fattore economico, non bastano le sole motivazioni culturali, bensì ci dovranno essere dei vantaggi economici concreti, le uniche cose che saranno sicuramente comprese dalla massa della popolazione.”
 
E forse è qui che le nostre rotte divergono, proprio perché ciò che nasce da un interesse economico, da vantaggi economici concreti, non sempre porta nella direzione di un cambiamento.
 
Prendiamo ad esempio i gruppi di acquisto solidale, dove spesso molti partecipano solo per averne un chiaro vantaggio economico, che nasce dalla possibilità di accedere a prodotti di prima qualità, saltando la filiera della distribuzione, ma che necessariamente non porta ad un interessamento reale e consapevole delle motivazioni strutturali e morali di questo tipo di scelta, pur in presenza ripeto di un chiaro vantaggio economico.
 
Se invece gli individui sono attratti da un ideale che aspira al di la del puro benessere materiale, allora e solo allora la reciprocità e la condivisione, sono risposte naturali e gratificazioni che non abbisognano di alcuno stimolo per continuare nel progetto intrapreso. Il contagio e la prossimità di un essere umano, sono quanto di più esaltante e stimolante che possa indurre la scelta per intraprendere una nuova rotta alternativa.
 
Senza prossimità e reciprocità, senza cooperazione, il progetto avrà vita breve.
 
Alcuni strumenti sono già tra di noi, si possono approntare numerose modifiche, credo che non vi sia nulla di nuova da creare, esistono mille alternative che si adattano probabilmente alla nostra ricerca, alternative che attendono il nostro contributo e le nostre idee, i nostri sogni.
 
Si tratta solo di scegliere se continuare come sempre, facendo finta di nulla e accontentandoci di questo sistema che in fondo con noi è stato più che magnanimo, cullandoci negli ultimi trenta anni o di cercare un’alternativa.
 
Ho spesso sussurrato e alle volte urlato che la testimonianza, è quel profumo che ognuno di noi ha addosso e che non ha bisogno di essere sbandierato per coinvolgere e condividerlo con chi ci sta accanto, ne tantomeno il moralismo che tende a scrutare i comportamenti altrui senza fare un esame di coscienza dei propri. In questo la mia cattedrale è solo all’inizio, una fragile cattedrale nelle cui fondamenta esistono qua e la della pietre angolari, ma che spesso assiste a terremoti in grado di far crollare i piccoli mattoni che quotidianamente mi sforzo di comporre.
 
Da questo Festival dell’ Economia ho estratto alcuni passaggi che ritengo significativi, anche se la stella polare resta riassunta dalla dichiarazione finale del premio Nobel Spence, che sintetizza in maniera magistrale il mio pensiero:
 
“ Esiste una reale impossibilità di una crescita futura del dopo crisi senza il pattern dell’inclusività, ossia quello dell’uguaglianza e dell’equità, che sarà un elemento fondamentale per l’impostazione di qualsiasi strategia di sviluppo.  Noi economisti abbiamo sempre sottovalutato le disuguaglianze sociali a livello mondiale, nei rapporti tra gli Stati e all’interno dei singoli Stati stessi.”
 
Includere piuttosto che escludere, includere come significato di condivisione e apertura, piuttosto che esclusione.
 
Credo non vi sia alcuna possibilità di crescita futura reale e sostenibile, senza equità e uguaglianza, senza opportunità per tutti e attenzione all’altro, nonostante quell’ eterna manina che dalla notte dei tempi sussurra che nulla cambia, tutto è per sempre uguale.
 
Senza equità e uguaglianza, mettetevi il cuore in pace, non cambierà nulla, ripeto nulla! Solo noi possiamo cambiare dal basso questo sistema, solo noi e nessun altro!
 
La finanziarizzazione dell’economia è la causa della crisi, secondo Ronald Dore, professore del Center for Economic Performance della London School of Economics ed autore del libro “Finanza Pigliatutto. Attendendo la rivincita dell’economia reale”.

Infatti, secondo Dare, gli intermediari e le istituzioni finanziare del mondo anglosassone sono i principali colpevoli del collasso del mercato economico, per via della loro implacabile fame di reddito: la cultura di Wall Street impone come regola non scritta quella di giudicare un manager in base a quanto quest’ultimo riesce a “portare a casa”, ovvero in base al profitto che egli crea. Percentuali del 7%, che per il Giappone è già un buon margine di guadagno, o del 9,5% non erano sufficienti. Si è voluti raggiungere il picco del 45% negli anni tra il 2000 e il 2002, per arrivare inevitabilmente al collasso del gennaio 2008.(…)
 
“Secondo Dare, infatti, il rilancio passa attraverso un allentamento dalla finanziarizzazione per avvicinarsi quindi ad un’economia reale e ad un etica produttiva.
 
Vogliamo gettare le fondamenta per un sistema più equo e sostenibile, contribuire alla creazione di sistemi economici, equi, sostenibili e compatibili  o vogliamo lasciare che il sistema di lobbies ed elites mondiale continui a venderci la sabbia di mare, per costruire fragili cattedrali nel cui cemento gli sciami sismici producano crepe profonde, in grado di distruggere sogni e speranze, utopie e certezze?
 
Diversamente non abbiamo alternative, solo creando dal basso piccoli sistemi microeconomici alternativi, solo attraverso la condivisione e la prossimità, solo sporcandoci le mani possiamo gettare le basi per fondamenta che ambiscano all’essenza dell’uomo e che assicurino contemporaneamente il giusto riconoscimento materiale.
 
Le parole di Yunus a questo proposito sono esemplari:
 
<<Ho la sensazione che l’economia basi le sue leggi su presupposti che ignorano gli esseri umani. L’economia tratta gli uomini e le donne come macchine e nega gli elementi essenziali della natura umana. L’economia prevede solo due attori sulla scena: gli imprenditori e i lavoratori. E considera gli imprenditori come persone dalle capacità eccezionali. Sono state create istituzioni che difendono solo questa casta. E così sono state ignorate le potenzialità della gran massa dell’umanità. L’economia ama definirsi come una scienza sociale. Non lo è: l’economia parla di lavoro e di manodopera. Non parla d’uomini, donne e bambini. Una scienza che vorrebbe essere sociale non può ignorare l’ambiente che pretende di analizzare>>.
 
Sino a quando non vi sarà posto per le potenzialità della gran massa dell’umanità, equità e uguaglianza resteranno fantasmi che aleggiano sulla inevitabile prima o poi, fine di un sistema che inneggia al capitale e al rischio come unica fonte di redditività che semina ricchezza per l’umanità. Il capitalismo è un mezzo ma non deve diventare un fine, il capitalismo ha un assoluto bisogno di essere accompagnato da un’incessante presenza di comportamenti etici e cooperativi, che vadano al di la della semplice utopia.
 
Non sono un ingenuo, conosco la natura dell’uomo e la storia stessa che me l’ha insegnata, le crisi saranno sempre con noi, ma abbiamo il dovere morale di far si che anno dopo anno, secolo dopo secolo, siano meno distruttive possibili, senza dimenticare che abbiamo bisogno di una costante battaglia quotidiana tra le forze positive e negative dell’umanità. La ferita dell’altro, il magistrale libro di Luigino Bruni, ci dice che l’altro è ostacolo al nostro avere, ma indispensabile al nostro essere.
 
Cercherò di essere il più sintetico possibile anche se so che non sarà facile!
 
Ecco alcuni spunti di riflessione, usciti dal Festival, che vanno al di la di tecnicismi e orizzonti macroeconomici che spesso lasciano il tempo che trovano, alcuni spunti che vanno al di la anche di una spicciola filosofia. Come ho spesso sottolineato, oggi si tratta essenzialmente di una crisi antropologica e culturale, oltre che economica e finanziaria, ma alcune possibili rotte sono presenti anche nel sistema tradizionale:
 
“ Il dopo crisi significa fiducia sulle piccole e medie imprese, non sono pessimista, sono una enorme riserva di innovazione e l’ Italia in particolare non è messa male in questo senso, solo che manca un elemento fondamentale che negli Usa è compreso da tempo, la ricerca che nel vostro paese non riceve investimenti “ ( Michael Spence )
 
Aggiungo solo che nella botte piccola sta il vino migliore e che senza innovazione, ricerca e competenza il futuro di un paese, specialmente creativo come il nostro è avvolto nella nebbia.
 
Ho letto alcuni scambi di opinione nel forum riguardo al tema della speculazione, il mio pensiero lo conoscete, c’è speculazione e speculazione, basterebbe applicare una sensibile tassa per scoraggiare i comportamenti di breve termine, la speculazione fine a se stessa. Non è possibile assistere alla distruzione di un’azienda grazie per esempio all’effetto combinato dell’utilizzo dei credit default swaps e delle vendite allo scoperto, non è possibile assistere per l’ennesima volta ha quanto è accaduto nel settore delle materie prime agricole o a quello che potrà accadere un domani nei confronti dell’acqua.
 
Vi è una sostanziale differenza tra speculare o manipolare il mercato e la manipolazione è in sostanza la becera speculazione odierna, che si tratti di cereali piuttosto che di petrolio. Che senso ha che i credit default swaps possano essere trattati anche da coloro che non hanno in portafoglio il titolo sottostante……eppure le soluzioni sono semplici ma non le vogliamo applicare, perché l’interesse è un altro…
 
Un altro aspetto riguarda gli speculatori. Spesso si usa questo termine per indicare “manipolatore di mercato”. Dovendo investire soldi sul mercato occorre chiedersi come farlo nel modo più adatto per i propri interessi, qual è la propria convenienza. Questa è la speculazione. Gli investimenti, inclusi quelli nei mercati finanziari, richiedono di speculare: ma la speculazione non è manipolazione del mercato. Se il sistema funziona bene i mercati rispondono, quasi in modo democratico, perché riflettono le convinzioni degli investitori. Diverso, invece, è quando la speculazione si trasforma in manipolazione del mercato. Chi opera in modo scorretto ha solitamente un grande peso sul mercato e usa questa forza per influenzare il mercato a proprio vantaggio”. (Alberto Giovannini)
 
Poi possiamo stare qui per secoli a parlarci addosso, ma il significato è chiaro per chi lo vuole comprendere.
 
Non facciamo finta di non capire, non si tratta di shortare o non shortare un’indice, le implicazioni sono più rilevanti di quanto vogliamo comprendere, forse perché in fondo a noi che importa di quello che accade agli altri….
 
L’economista indiana – docente di Economia e presidente del Centre of Economic Studies and Planning Jawaharlal Nehru University di Nuova Delhi – introduce quindi il tema al centro dell’incontro. “A metà del 2008 – ha detto – c’è stata la diffusa percezione di una crisi alimentare di enormi proporzioni, che metteva a rischio la sopravvivenza di milioni di persone; dopo l’esplosione della crisi finanziaria, però, questo problema, pur tutt’altro che risolto, è scomparso dalla scena pubblica”. Secondo la professoressa Ghosh, la crisi alimentare sarebbe legata alla volatilità dei prezzi dovuta in ultima analisi alla deregulation finanziaria. Ci sarebbero, in realtà, anche altre concause nell’ambito dell’economia reale. Tra queste, la conversione di terre destinate alla coltivazione di alimenti di base per la produzione di biocarburante, l’aumento dei costi degli input come i fertilizzanti, la ridotta fertilità del suolo, l’inadeguatezza degli investimenti pubblici e l’impatto dei cambiamenti climatici. La causa prima della crisi alimentare va comunque imputata, secondo l’economista indiana, alla deregulation finanziaria avviata nel 2000 negli Stati Uniti con il “Commodity Futures Modernization Act”. La deregulation avrebbe provocato un aumento della speculazione nel mercato con una conseguente volatilità dei prezzi. I dati presentati durante l’incontro mostrano un’impennata dei prezzi tra il gennaio 2007 e l’ottobre 2008, seguita da una fase di crollo altrettanto netto. Tutto ciò, avrebbe provocato una crisi disastrosa nei paesi in via di sviluppo. “Nel 2008 – dice Jayati Ghosh – ci sono stati 33 paesi in una situazione di crisi media o grave”. E la situazione sembra non essere migliorata.
I costi umani della crisi sono evidentemente molto alti. Rispondendo ad una domanda del pubblico in sala, la relatrice avanza l’ipotesi che la preoccupante scia di suicidi tra gli agricoltori indiani sia legata alla forte crisi del settore. L’intervento si chiude con l’indicazione di alcune misure che andrebbero adottate per alleviare la crisi. La ricetta di Jayati Ghosh comprende un forte intervento governativo per proteggere lo sviluppo dell’agricoltura, accompagnato da accordi internazionali che regolino il mercato finanziario.
Tempo fa scrissi che…..
Si potrebbe parlare per giorni, mesi, anni della responsabilità sociale d’impresa, del senso di un investimento, della consapevolezza che ognuno di noi dovrebbe avere quando investe il proprio denaro, dell’immenso potere che abbiamo quando facciamo un acquisto, singolarmente forse insignificante, ma unito a milioni di persone ha un effetto devastante ……
Il consumo responsabile valorizza la persona I consumatori si sentono traditi dal sistema economico, dalle banche e dalla poca trasparenza della filiera produttiva. E scelgono un’alternativa.
“Ci sono due modi diversi per fare del bene alla comunità: attraverso il volontariato, oppure modificando alcuni (anche semplici) stili di vita”, ha spiegato Tonia Mastrobuoni, giornalista de “Il Riformista” introducendo la presentazione del libro “Il voto nel portafoglio. Cambiare consumo e risparmio per cambiare”, scritto da Leonardo Becchetti, Monica Di Sisto e Alberto Zoratti.
(…)l’economia solidale ed il consumo responsabile sono i mezzi che permettono una nuova valorizzazione della persona sia come consumatore, ma anche come produttore e lavoratore.
I discorsi che noi facciamo – ha commentato  uno degli autori, Leonardo Becchetti – sono partiti una quindicina di anni fa e stanno diventato attuali adesso”: attraverso la libertà di scelta, infatti, il consumatore ha la forza di costruire l’economia che desidera e “se si possono vendere dei marchi – ha continuato – possiamo vendere anche dei valori”.
Riflettiamo bene su queste parole, i discorsi che noi facciamo oggi su Icebergfinanza, discorsi assolutamente alternativi, diventeranno attuali chissà tra quanti anni, non spetta a noi raccogliere immediatamente quello che seminiamo, non siamo anche noi cultori del tutto e subito, del breve termine.
Inutile poi ricordare a tutti Voi, uno dei miei sogni, ovvero quello che vi sia una maggiore consapevolezza a partire dalle giovani generazioni di un sistema alternativo che accompagni quello attuale, la consapevolezza che non può che nascere dalla conoscenza, scuole di economisti e di manager, che possano conoscere anche l’aspetto etico dell’economia e della finanza, per una maggiore attenzione all’uomo.
E’ indispensabile inoltre una maggiore cultura finanziaria…….
Sulla base della loro scarsa conoscenza, aggravata dalla supposizione di essere al contrario almeno mediamente informati, le persone mettono in atto dei comportamenti particolarmente onerosi. E’ stato calcolato, infatti, che un terzo degli oneri legati all’uso della carta di credito sono dovuti all’ignoranza finanziaria.
Questi comportamenti, poco informati e oculati, sembrano provocare danni sia a livello micro che a livello macro, in quanto provocano delle perdite consistenti sia per il singolo cittadino che per l’intera economia.
E’ per questo che (…) anche nell’ambito finanziario, come in altri settori specialistici, sarebbe importante rivolgersi ad esperti in grado di “formare” l’individuo che deve fare scelte in un mercato complesso. Ma ancora più importante è il processo di alfabetizzazione finanziaria. “Vorrei lanciare un appello – dice Anna Maria Lusardi – alla città di Trento, perché faccia delle iniziative per aumentare la conoscenza finanziaria; spero in particolare che il Festival dell’Economia possa aiutare ad aumentare l’alfabetizzazione in questo settore.”
Ci sono poi, secondo la professoressa del Darmouth College, due  istituzioni che dovrebbe farsi carico della preparazione finanziaria dei cittadini: sono la Banca d’Italia e  la scuola  nel suo complesso.
Sembra quasi che la questione etica debba essere legata alla famiglia, al senso di responsabilità di un individuo, ma tralasciando la Banca d’Italia , credo che la scuola possa fare molto anche se una materia cosi complessa e difficile, andrebbe affrontata con la modalità del gioco anche a partire dalle medie, per immagini e metafore, più che per inanimati concetti e nudi tecnicismi.
Se vi siete presi una settimana di ferie per leggere questo post, state tranquilli prima o poi arrivo anche a suggerimenti concreti per avere un mondo all’altezza dei nostri sogni, anche se alle volte dispero di trovare una luce vera all’interno di questo sistema.
Potrei parlare di come abolire i paradisi fiscali, rivedere Basilea 2, rifondare la regolamentazione, ridurre gli incentivi di breve termine, parlare di trasparenza, ridistribuire i redditi, debellare la piaga dell’evasione, del lavoro sommerso, dell’intreccio di interessi, combattere la mafia, abolire l’usura, combattere il terrorismo, della certezza di diritto smarrita, del relativismo, del commercio delle armi, del rischio di una guerra, della massoneria, delle lobbies, dell’ozono, dei sotterranei dell’umanità, della violenza sessuale, della pedofilia, della disgregazione della famiglia, ma preferisco rivolgere lo sguardo all’eterna lotta tra il male e il bene, tra la positività dell’uomo e la sua negatività, perché ognuna di esse ha ragione di essere, sono le forze vitali dell’universo, sta a noi scegliere tra la vita e la morte.
Preferisco continuare ad osservare l’orizzonte di speranza che nasconde ogni giorno l’alba di uomini e donne che non fanno rumore.
Come dicevo in altre occasioni le rete di economia solidale, i gruppi di acquisto solidali, gli stessi bilanci familiari di giustizia, sono strumenti, semi che hanno bisogno di tempo, per attecchire, ma non pensate a questi strumenti come rivoluzioni in grado di cambiare il mondo, ma come alternative in grado di migliorare la tua concezione del mondo, il grado di modificare gli stili di consumo e di vita.
“I diritti umani di molte persone – ha continuato Mance – sono violati per soddisfare logiche di mercato. Lo stesso vale anche per il rispetto dell’ambiente”. Per far fronte a queste violazioni e rifiutandosi di cooperare con tale sistema economico, dagli anni ’80 il Brasile ha sviluppato una rete di consumo solidale. In quegli anni, dopo il fallimento di molte imprese, gli operai brasiliani si sono organizzati prima occupando e poi autogestendo le aziende, portando avanti la produzione e lo scambio dei beni fino ad emettere una propria moneta.
L’intento di queste realtà, ha spiegato ancora Mance, è quello di ricostruire la filiera di produzione in maniera etica e socialmente giusta, nel rispetto della persona e dell’ambiente. Le realtà sviluppatesi negli ultimi anni in Brasile sono molte: secondo il sito della Segreteria Nazionale dell’Economia Solidale, infatti, queste imprese sono 22.000 ed impiegano un milione di lavoratori e lavoratrici. A questo punto si rende necessario fare rete tra le diverse esperienze e mettere in contatto tutti gli attori coinvolti.
Nelle imprese solidali brasiliane, infatti, il sistema di autogestione fa in modo che tutti i lavoratori siano anche proprietari e prendano parte ai processi decisionali dell’azienda. Secondo criteri democratici, infatti, è stata organizzata anche la Conferenza Nazionale dell’Economia Solidale nella quali sono stati eletti i delegati che hanno contribuito alla redazione del documento destinato al Governo nazionale. Mance ha ribadito più volte che “chi acquista dei beni  che non sono prodotti nel rispetto dei diritti umani e della tutela dell’ambiente è inevitabilmente coinvolto nella catena dello sfruttamento”.
Grazie all’economia alternativa, inoltre, molte comunità brasiliane sono riuscite ad ottenere un margine di guadagno da poter reinvestire nella crescita della propria azienda e nello sviluppo tecnologico: quello che in Venezuela si chiama sviluppo endogeno, cioè interno al Paese.
“Questo è un sistema possibile – ha concluso Mance – non è un’utopia”.
Vi sono inoltre alcune considerazioni da fare su questo sistema economico, considerazioni che non possono non tenere conto del ritmo impressionante che viene impresso alla nostra esistenza e quindi tralasciando il concetto estremista di decrescita, una slow economy abbinata ad una consapevole decrescita naturale in settori dove gli eccessi sono stati all’ordine del giorno porta a visioni che Carlo Petrini, fondatore di Slow Food interpreta magistralmente:
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sferzante con il mercato fondato su velocità, bisogni indotti e spreco. Di fronte Innocenzo Cipolletta più indulgente “in nome della libertà anche di scegliere e di sprecare”……
Petrini si è calato nel ruolo del bonario (ma non troppo) saggio ancorato alla tradizione popolare che per secoli ha retto equilibri sociali legati alla Terra Madre: “Siamo i nuovi partigiani chiamati alla Resistenza”. Cipolletta, per contro, ha vestito gli scomodi panni del difensore di una modernità ricca e globale: “Lo spreco è anche simbolo di ricchezza e di libertà”.
In apertura, Petrini ha enfatizzato la nuova rivoluzione della globalità che ha permesso la diffusione della conoscenza, ovvero la Rete: “L’economia locale in rete è potente ed oggi gli strumenti ci consentono di valorizzare e dare valore alle diversità. E’ grazie alla Rete che siamo riusciti a condividere valore messi in discussione da una concezione violenta della globalizzazione. L’identità è un valore forte e importante, ammesso che noi riconosciamo che non esiste identità senza scambio. E’ il meticciato che rafforza l’identità”. E, riproponendo lo stile sarcastico, Petrini ha ricordo quando i giornalisti, quasi per sfida, gli chiedono il suo piatto preferito: “Da italiano – ricorda il fondatore di Slow Food –  rispondo pasta al pomodoro ma né la pasta né il pomodoro sono italiane.
 È lo scambio che rafforza l’identità, anche quella del cibo, per passare a quella culturale e artistica. (…)  “Esiste globalizzazione e globalizzazione. Dobbiamo mettere in evidenza che deve esistere una globalizzazione virtuosa ma esiste anche la globalizzazione del pensiero unico che umilia l’identità di milioni di persone. A livello globale è stato portato avanti con perseveranza la cancellazione di culture, ed oggi dobbiamo correre ai ripari”.(…) Cipolletta ha insistito: “La gente sceglie i valori che in qualche maniere si addicono di più. Noi non possiamo imporre con la forza culture lontane alla gente, alla quale dobbiamo riconoscere la libertà di far propri valori che ritengono migliorativi”.
 
“Noi oggi produciamo cibo per 12 miliardi di persone e noi siamo in 6 miliardi e mezzo. Certo esiste il problema, che non è banale, della distribuzione  ma a cui dobbiamo trovare una soluzione”. “La logica del consumismo – ha chiosato Petrini – ci ha preso l’anima e si basa su tre pilastri: velocità, creazione di bisogni indotti e lo spreco. E’ lo spreco la follia del consumismo: dobbiamo combattere questa logica perversa. Bisogna andare in profondità e passare a consumi sostenibili, dove si privilegia la qualità alla quantità, dove si educano i giovani contro lo spreco, dove si educa ad una diversa attenzione al mercato. Non sono alchimie ma è la volontà di creare un nuovo umanesimo. Io, questo nuovo umanesimo, non ce l’ho, lo cerco  e lo auspico, ma sono convinto che ci dobbiamo misurare con i tre pilastri”. (…) All’ironia sferzante di Petrini ha risposto Cipolletta, con il sorriso del realismo “Lo spreco fa parte del nostro mercato, la nostra ricchezza che si basa anche sullo spreco.(…)
Naturale Andrea, mi viene da aggiungere è tutto cosi perfettamente razionale ed inevitabile, ironicamente parlando, non c’è alternativa e favoloso pensare che dobbiamo consumare ancora di più per uscire dalla crisi, un sistema perfetto, di tutto di più!
E’ ora che facciamo tutti un passo indietro, senza attendere che sia l’altro a farlo, è ora di essere responsabili del nostro presente e del futuro dei nostri figli, nessuna soluzione magistrale ma solo la constatazione che dobbiamo ricostruire partendo dalla SOSTENIBILITA’ anche se qualche esaltato della turboeconomia, oggi mi chiederebbe qual’ è il limite della sostenibilità.
Gli economisti oggi dicono che è l’avidità che muove il mondo, oggi lo ribadiscono, chissà che un giorno quando tutto crollerà, come qualunque impero nella storia , forse allora all’avidità si potrà sostituire una sana ed egoista sostenibilità.
 “La vita è lunga ma siamo noi che la bruciamo. Non abbiamo più tempo anche se lavoriamo meno. Passiamo più tempo a dimagrire che a mangiare. Ma siamo tutti matti” e ancora…..” Su 50 ettari di terreno ci possono vivere bene 11 persone e invece su 200 ettari sono in 4 che adesso scoppiano”……. Ecco che allora c’è anche una economia virtuosa, quella delle economie locali di sussistenza, localmente biodiverse…un benedettino che fa una splendida birra artigianale in una trappa del Belgio mi ha spiegato che loro producono solo quel tanto che serve per mantenere i monaci e i loro dipendenti. Non una bottiglia in più…….
Argggg! Eresia, un’economia da terzo mondo, l’economia del limite, un’economia ribelle che ci porterà alla fame…..forse abbiamo tutti bisogni di riscoprire cosa significhi essere umili, cioè letteralmente vicini alla terra, che è bassa, come dicono dalle parti dei contadini….
Mi fermo qui anche perchè forse ci vorrebbero piccolo dosi per assimilare il tutto, ma come spesso accade, forse abbiamo più tempo di quanto non crediamo per fermarci a riflettere, anche se ciò mette paura, perchè ti costringe a specchiarti dentro sino a raggiungere l’anima.

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 0 (from 0 votes)
Tags:   |
37 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 7 giugno 2009 at 22:07

Ciao.

Scritto il 8 giugno 2009 at 05:15

..L’alba di una nuova era chiama.. Sicuramente siamo ancora molto impacciati, parecchio inadeguati, goffi nei nostri tentativi di divorziare da una visione del mondo che, lontana dall’averci offerto la felicità, ci ha ingabbiato in una micidiale ricorsa verso la dipendenza materiale.
Ma.. verrà il tempo dello strappo…Non importa avere rassicurazioni sulla bontà di un scelta dirompente.Importa cambiare rotta.
Allora il richiamo della natura diventa la preziosa guida in mezzo agli scogli e alle trappole
che la nostre mente razionale tende sul cammino.
..Ci sarà da fidarsi, e parecchio, del proprio cuore e del proprio istinto. Saranno loro a spingerci, a darci coraggio, a prenderci per mano sui sentieri misteriosi della vita…
ma presto saremo ripagati..
Un brivido percorre il corpo quando ci si rende conto della magnitudine della vita di fronte alla pochezza di un essere umano. Eppure uno si sente come un bambino che sbuca dalla nera foresta
in una radura bagnata da un raggio di sole.
Tanta luce invece di accecarci ci apre definitivamente gli occhi.
Finalmente ci rendiamo conto dell’incommensurabile bellezza, della stravolgente forza, dell’ineguagliabile attrazione che c’è in ogni forma di vita e come quelle siano le vere forme di
saggezza e intelligenza:

Eravamo ciechi e convinti d’essere nella ragione.
Eravamo sordi e convinti di conoscere tutto. Eravamo zoppi e convinti di correre verso la felicità. Eravamo tutti sbagliati.” (C. Baker, Ama la vita come te stesso)

Grazie Capitano!!
Buona navigazione Compagni di Viaggio..vento in poppa sempre…!

“Il vento diventa i pensieri del nostro pensiero e il mare la forza del nostro agire”.(R.Grigg)
Issiamo le Vele!!

p.s….
notevole post anche oggi…
proprio nessun fotogramma..e chi sarebbe il non creativo!? :-):-):-)

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 08:54

Ciao Capitano,
perchè non comprendere, tra le neoplasie, l’interesse e, tra le cure, la moneta non a debito?
Grazie per il tempo che ci dedichi..
Riccardo

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 11:41

Venti anni fa cadeva il muro di Berlino, oggi i ragazzi che si affacciano alla maggiore età, che quest’anno sosterranno l’esame di maturità sono nati dopo quell’evento.
Ero casualmente a Berlino in quei giorni di Novembre e partecipai con amici della Gemania Ovest ai festeggiamenti che spontaneamente si accendevano nelle strade.
Stavamo vivendo un passaggio della storia. Pareva una grande vittoria di libertà e democrazia.

Oggi posso dire che come per tutte le cose il vento della storia porta sempre con se il buono con il cattivo questo poi viene distribuito, ma non in parti uguali.

Per il ceto medio dell’Europa Occidentale QUEL GIORNO segno l’inizio del declino. Di fronte ad una massa operaia (a quel tempo ancora consistente) da tenere distante
dalle sirene della “Rivoluzione socialista” la Classe politica/economica dei pasei occidentali aveva dovuto accettare una struttura di garanzie per i lavoratori che non si trova in nessuna’altra parte del mondo.
E teneva ad avere un robusto cuscinetto sociale di “Classe Media” , impiegati, funzionari ,commercianti che avendo avuto la possibilità di salire i primi (primissimi) gradini dell’ascesa
sociale potendosi permettere qualche piccolo lusso (la casa al mare, la macchina media, la settimana bianca, le vacanze in Inghilterra per i ragazzi…) avrebbero posto un argine
solido ai rigurgiti ideologici di chi ancora sognava una giustiza sociale basata su un egualitarismo a livello basso. (niente a che vedere con i modelli di socialismo reale di alto profilo del nord Europa).

Finita la guerra fredda, caduto il muro svanita per sempre l’utopia e l’incubo della Rivoluzione Socialista è cominciata la lenta ma inesorabile opera di smantellamento delle garanzie dei lavoratori e del ceto medio.
Si è abbattuto rapidamente con le ruspe un piccolo e odioso muro simbolo visibile di un totalitarismo dispotico e si è cominciato, subdolamente a costruire una muro invisibile tutto intorno alla società civile.
Dentro al muro ci stanno praticamente tutti con l’eccezione di un ristretto club di Famiglie potenti, gruppi economici transnazionali un sovra-stato aristocratico-oligarchico-plutocratico, apolitico e amorale, che da quel momento ha cominciato a
staccarsi dalla società civile degli stati nazione per dar vita alla mondializzazione dell’economia. Il secolo breve nato dal Versailles finiva, cominciava la fine della storia, la storia senza storia…

Una grande massa di persone sempre più omogeneizzate e culturalmente omologate, sintonizzate sul consumo di massa ottenebrate dai maestri del marketing sociale, rincretinite da una modello di comunicazione omologato a livello globale.
Le trasmissioni televisive scoprono il “format”, programmi contenitore universali che vengono clonate in tutti i paesi, in tutte le lingue, si sparge il DDT il Napalm, l’agente arancio, sulle culture nazionali si sviluppa il modello unico, universale.
I Brand propongono indistintamente gli stessi prodotti da Roma a Stoccolma da Mosca a Los Angeles a Tokio e Shangai. Nascono a migliaia i grandi centri commerciali (di proprietà dei fondi di priveate equity che possiedono anche pacchetti azionari
di controllo delle multinazionali) la piccola distribuzione viene schiaciata da una politica di prezzi all’ingrosso (e soprattutto gestione dei termini di pagamento) che la disintegra (da notare: senza dare significativi vantaggi di prezzo al cliente finale),
Spariscono i negozi multibrand.

Il resto è storia recente, si tollerano i vecchi lavoratori e pensionati con le antiche tutele ma si costruisce una nuova classe di lavoratori sempre meno tutelata, sia nel presente che nel futuro, si mette in competizione
l’operaio Tedesco con quello Polacco, quello Polacco con quello Cinese, si mette in competizione l’informatico Americano con quello Indiano, l’ingegnere Francese con quello Russo.
Si consente alle persone di indebitarsi ben oltre il ragionevole accorciando ancora di qualche anello la catena.

Riuscirà una melassa sociale lobotomizzata ed anestetizzata a riuscire a riprendersi un po’ di autonomia di pensiero e di dignità politica e quindi anche di rilevanza economica prima che il livello di sofferenza sociale sia talmente elevato da creare i presupposti per una
nuova stagione di sommovimenti sociali?

ad maiora
Il Cuculo

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 13:03

Condivido pienamente il post del Cuculo. La mia risposta al suo quesito è no. Questo perché mi sembra la tua descrizione la versione moderna di situazioni simili che si sono viste in tutta la storia umana, partendo dall’impero romano passando per il medioevo ecc. , i vantaggi che descrivi prima della caduta del muro poi persi fanno parte delle oscillazioni intorno al modello. Cambiano i potenti di turno, una volta gli imperatori, poi i nobili, adesso abbiamo i banchieri.

Massimiliano.

Scritto il 8 giugno 2009 at 13:32

A mio avviso il cambiamento deve partire da tante piccole e medie realtà autosufficienti.

Abbiamo ora tecnologie per produrre energia a basso costo ed a minimo o nullo impatto ambientale.

Se questa energia la impieghiamo per aiutarci a lavorare la terra bassa e per produrre artigianalmente beni di prima necessità, avremo realmente un modello di vita a contatto con la natura, che come stile di vita sarebbe invidiabile.

Io continuo a proporre, mini e medie comunità che puntino all’autosufficienza energetica ed alimentare di base.

http://www.ecolcity.it

Roberto RE

Scritto il 8 giugno 2009 at 13:32

A mio avviso il cambiamento deve partire da tante piccole e medie realtà autosufficienti.

Abbiamo ora tecnologie per produrre energia a basso costo ed a minimo o nullo impatto ambientale.

Se questa energia la impieghiamo per aiutarci a lavorare la terra bassa e per produrre artigianalmente beni di prima necessità, avremo realmente un modello di vita a contatto con la natura, che come stile di vita sarebbe invidiabile.

Io continuo a proporre, mini e medie comunità che puntino all’autosufficienza energetica ed alimentare di base.

http://www.ecolcity.it

Roberto RE

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 13:58

“Abbiamo ora tecnologie per produrre energia a basso costo ed a minimo o nullo impatto ambientale.”

Purtroppo credo che non ci siamo ancora, ma ipotizziamo di arrivarci:

1) Le tecnologie d’avanguardia che permetterenno una efficiente produzione di energie rinnovabili NON sono figlie di un sistema di mini comunità autosufficienti ma che generano un’economia di sussistenza, sono figlie di economie di scala che permettono di investire elevati surplus in istruzione ricerca ed inoovazione.
Nessun sistema basato su piccole comunità è in grado di generare progresso tecnologico così come la micro impresa Italiana, pur dinamica e creativa non riesce ad investire adeguatamente in R&S.

2) Siamo in grado di sfamare il pianeta (in teoria ) occupando il 5% della popolazione attiva. Gli altri producono le altre cose che servono a tutti, una fabbrica di frigoriferi produce facilmente 1.000.000 di pezzi all’anno per il mercato europeo bastano 4-5 fabbriche (stesso discorso per tutti i beni durevoli), o pensate di avere quanche migliaio di piccole fabbrichine artigianali di frigoriferi sparse nelle piccole comunità come fossero calzolai o sarti?

Sono discorsi già fatti e rifatti, non è un modello compatibile con gli standard tecnologici moderni ai quali non credo che nessuno sia più disposto a rinunciare.

Il Cuculo

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 14:01

a radio 1 sabato ore 13.00 veniva comunicato un sequestri di 134 miliardi circa (si miliardi ) di dollari di buoni del tesoro americani. Pensavo di sentire, vedere, e leggere in prima TG e quotidiani la notizia, invece niente. La notizia se e’ falsa non vedo la smentita se e’ vera, come mai non se ne parla? che ne pensate?
pierino

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 14:57

> Capitano, ….!!! (non ho parole)

> Il Cuculo #4

Analisi breve, concisa, compendiosa, da incorniciare.
Indispensabile per comprendere l’attuale e il futuro necessario.

> Marco #71 e Marco #85 (articolo
precedente), Tutti

sono sinceramente mortificato se i miei commenti Vi hanno ferito o fatto perder tempo.

Come giustificazione, Vi prego di notare che non sto facendo il tifo per alcuno strumento finanziario, nè avevo urgenza di andare su alcun sito per raccontare di me o dei miei investimenti, nè di insolentire altri (chiedo scusa) ed essere insolentito.

Questo è l’unico sito su cui ho mai scritto (ci sarà un motivo!).

Cerco solo di apportare la mia paletta di calce ad una nuova cattedrale, secondo le mie capacità, i miei limiti, su qualcosa ove da molto tempo avverto una urgenza.

Questa paletta di calce è la cultura della gestione dei propri risparmi, su cui, senza offesa, l’ignoranza e il disinteresse di massa sono la regola.

Si potrà discutere quanto è causa del sistema, scuola ecc, oppure quanto per attenzione individuale, ma così vedo che è.

Tale cultura, esercitata in modo equilibrato, ‘etico’, è necessaria in ogni tempo, in ogni luogo, ad ogni livello di risparmio, in ogni sistema sociale.

Non tutti sono portati per l’argomento, così come io non sono portato per ogni argomento; ma credo che ognuno dovrebbe cercare di fare ciò che può per difendere se stesso e contribuire così all’interesse collettivo (che ritorna come difesa del singolo).

Sento che nessun sistema sociale tenderà mai e da sè ad un maggior equilibrio, finchè resterà così bassa attenzione su questo tema.

Ciò che dico è coerente con lo ‘strano’ connubio, Etica e Finanza, di questo sito? Penso/avo di no.

Sentite scuse per non poter fare di più.

Mimmo

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 15:02

Precipitosa correzione al mio post precedente.

Ciò che dico è coerente con lo ‘strano’ connubio, Etica e Finanza, di questo sito? Penso/avo di sì.

Mimmo

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 15:07

Precipitosa correzione al mio post precedente.

Ciò che dico è coerente con lo ‘strano’ connubio, Etica e Finanza, di questo sito? Penso/avo di SI.

Mimmo

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 15:35

By Elizabeth Stanton, Michael Tsang and Eric Martin
June 8 (Bloomberg) — American common equity is increasing
for the first time in five years, threatening to dilute
corporate profits as companies sell a record amount of stock and
cut dividends the most since 1938.
Wells Fargo & Co., ProLogis and more than 150 other
companies raised $82.2 billion this quarter, beating the record
pace at the height of the technology bubble in 2000, according
to data compiled by Bloomberg. The combination of adding shares
and restricting dividends will reduce annual equity returns as
much as 4.1 percent, the data show.
“The math is inescapable,” said Alan Gayle, the Richmond,
Virginia-based director of asset allocation at Ridgeworth
Investments, which manages $60 billion. “You’ve got weak
earnings, the share price goes down and then, ‘What? They want
to raise equity?’ Clearly that isn’t a good thing.”
Companies are taking advantage of the biggest rally in
equities since the 1930s to sell shares even after earnings fell
seven consecutive quarters during the worst recession in half a
century. Banks ordered to raise capital by the government
account for 23 percent of underwritten sales, data compiled by
Bloomberg show.
The flood is trimming earnings available to shareholders, a
warning sign to Lyxor Asset Management SA, Research Affiliates
LLC and James Investment Research that returns may not be high
enough to justify buying stock.
Offerings since March 31 will increase outstanding shares
in the S&P 500 by 3.4 percent on an annualized basis, adjusting
for the market values of companies selling stock, data from
Bloomberg and S&P show. The rise is based on S&P’s calculation
of shares added or removed from the index through sales,
buybacks and takeovers, known as the divisor.

Il Fringuello

Scritto il 8 giugno 2009 at 15:44

x #7 il cuculo

Non credo che lo sviluppo e la conoscenza derivino dalle economie di scala.

Quando si parla di mini e medie comunità si parla di migliaia di persone.

Il modello che si vuole evitare è quello delle grandi città, che al contrario di quello che si crede sono altamente inefficienti.

Mini comunità, non significa rinunciare al progresso, ma rinunciare ad un certo tipo di progresso.

Ovvero il progresso che mette il mondo nelle mani di corporazioni, multinazionali, banche e finanza.

Mini comunità non significa isolamento, ma al contrario significa vera relazione, prima di tutto tra i componenti e poi tra le comunità stesse.

L’idea è di non creare un sistema troppo grande da diventare inefficiente, meglio un sistema di tante medie comunità efficienti collegate tra loro che un grande sistema inefficiente.

Il fatto che il moderno sviluppo tecnologico, sia in mano alle grandi multinazionali, non dimostra che quello sia il miglior modo di svilupparlo.

Linux è un sistema operativo gratuito sviluppato da migliaia di programmatori volontari, ed è un prodotto superiore a quelli sviluppati dalle grandi multinazionali del software.

Questa concentrazione della ricerca e dello sviluppo, può anche essere stata in qualche modo aiutata, perché rappresenta il miglior modo di controllare i popoli.

Poi ci vuole un bel coraggio, ma spero che sia solo non conoscenza, a vedere l’attuale sistema di sviluppo come l’unico possibile, proprio in un momento che sta dimostrando tutte le sue contraddizioni.

Inquinamento, povertà, disuguaglianze sociali, ricchezza non equamente distribuita, qualità della vita in peggioramento, ecc..

Io penso che ha molti degli standar tecnologici moderni, se qualcuno non facesse credere che questo è l’unico sviluppo possibile, molte persone rinuncerebbero a favore di una vita meno frenetica e più vicina alla natura.

Il governo cinese ha approvato il progetto di 400 città ecologiche autosufficienti, di massimo 500.000 abitanti ciascuna.
La prima città è Dongtan e per il 2010 avrà i suoi primi 15.000 abitanti.

Pensa che in corso di progetto hanno preteso l’autosufficienza energetica ed alimentare al 100%

Potevano fare benissimo 20 città da 10 milioni di persone l’una.

Forse quei paesi che già non respirano più nelle loro megalopoli, cominciano a pensare che quello non è il modo migliore ed efficiente per vivere.

Quello che tu affermi è quello che ci fanno credere, ma ora è sotto gli occhi di tutti che in sistema capitalistico ha generato una gran parte di ricchezza, basata su debiti lasciati ai posteri.

Quando un sistema genera debiti verso la natura e debiti economici, vuol dire che è inefficiente, quindi le persone di buona volontà si impegnano a crearne un altro più efficiente.

E non scordiamoci che tanto del nostro benessere occidentale è frutto da secoli della depredazione delle risorse di altri popoli.

Quindi è meglio fare i discorsi sani fatti e rifatti che continuare ad assuefarci ad un sistema sbagliato, ed il fatto che di eco comunità se ne parli da decenni, significa che c’è interesse.

http://www.ecolcity.it
Saluti

Scritto il 8 giugno 2009 at 15:44

x #7 il cuculo

Non credo che lo sviluppo e la conoscenza derivino dalle economie di scala.

Quando si parla di mini e medie comunità si parla di migliaia di persone.

Il modello che si vuole evitare è quello delle grandi città, che al contrario di quello che si crede sono altamente inefficienti.

Mini comunità, non significa rinunciare al progresso, ma rinunciare ad un certo tipo di progresso.

Ovvero il progresso che mette il mondo nelle mani di corporazioni, multinazionali, banche e finanza.

Mini comunità non significa isolamento, ma al contrario significa vera relazione, prima di tutto tra i componenti e poi tra le comunità stesse.

L’idea è di non creare un sistema troppo grande da diventare inefficiente, meglio un sistema di tante medie comunità efficienti collegate tra loro che un grande sistema inefficiente.

Il fatto che il moderno sviluppo tecnologico, sia in mano alle grandi multinazionali, non dimostra che quello sia il miglior modo di svilupparlo.

Linux è un sistema operativo gratuito sviluppato da migliaia di programmatori volontari, ed è un prodotto superiore a quelli sviluppati dalle grandi multinazionali del software.

Questa concentrazione della ricerca e dello sviluppo, può anche essere stata in qualche modo aiutata, perché rappresenta il miglior modo di controllare i popoli.

Poi ci vuole un bel coraggio, ma spero che sia solo non conoscenza, a vedere l’attuale sistema di sviluppo come l’unico possibile, proprio in un momento che sta dimostrando tutte le sue contraddizioni.

Inquinamento, povertà, disuguaglianze sociali, ricchezza non equamente distribuita, qualità della vita in peggioramento, ecc..

Io penso che ha molti degli standar tecnologici moderni, se qualcuno non facesse credere che questo è l’unico sviluppo possibile, molte persone rinuncerebbero a favore di una vita meno frenetica e più vicina alla natura.

Il governo cinese ha approvato il progetto di 400 città ecologiche autosufficienti, di massimo 500.000 abitanti ciascuna.
La prima città è Dongtan e per il 2010 avrà i suoi primi 15.000 abitanti.

Pensa che in corso di progetto hanno preteso l’autosufficienza energetica ed alimentare al 100%

Potevano fare benissimo 20 città da 10 milioni di persone l’una.

Forse quei paesi che già non respirano più nelle loro megalopoli, cominciano a pensare che quello non è il modo migliore ed efficiente per vivere.

Quello che tu affermi è quello che ci fanno credere, ma ora è sotto gli occhi di tutti che in sistema capitalistico ha generato una gran parte di ricchezza, basata su debiti lasciati ai posteri.

Quando un sistema genera debiti verso la natura e debiti economici, vuol dire che è inefficiente, quindi le persone di buona volontà si impegnano a crearne un altro più efficiente.

E non scordiamoci che tanto del nostro benessere occidentale è frutto da secoli della depredazione delle risorse di altri popoli.

Quindi è meglio fare i discorsi sani fatti e rifatti che continuare ad assuefarci ad un sistema sbagliato, ed il fatto che di eco comunità se ne parli da decenni, significa che c’è interesse.

http://www.ecolcity.it
Saluti

Scritto il 8 giugno 2009 at 15:50

x #7 il cuculo

Non credo che lo sviluppo e la conoscenza derivino dalle economie di scala.

Quando si parla di mini e medie comunità si parla di migliaia di persone.

Il modello che si vuole evitare è quello delle grandi città, che al contrario di quello che si crede sono altamente inefficienti.

Mini comunità, non significa rinunciare al progresso, ma rinunciare ad un certo tipo di progresso.

Ovvero il progresso che mette il mondo nelle mani di corporazioni, multinazionali, banche e finanza.

Mini comunità non significa isolamento, ma al contrario significa vera relazione, prima di tutto tra i componenti e poi tra le comunità stesse.

L’idea è di non creare un sistema troppo grande da diventare inefficiente, meglio un sistema di tante medie comunità efficienti collegate tra loro che un grande sistema inefficiente.

Il fatto che il moderno sviluppo tecnologico, sia in mano alle grandi multinazionali, non dimostra che quello sia il miglior modo di svilupparlo.

Linux è un sistema operativo gratuito sviluppato da migliaia di programmatori volontari, ed è un prodotto superiore a quelli sviluppati dalle grandi multinazionali del software.

Questa concentrazione della ricerca e dello sviluppo, può anche essere stata in qualche modo aiutata, perché rappresenta il miglior modo di controllare i popoli.

Poi ci vuole un bel coraggio, ma spero che sia solo non conoscenza, a vedere l’attuale sistema di sviluppo come l’unico possibile, proprio in un momento che sta dimostrando tutte le sue contraddizioni.

Inquinamento, povertà, disuguaglianze sociali, ricchezza non equamente distribuita, qualità della vita in peggioramento, ecc..

Io penso che ha molti degli standar tecnologici moderni, se qualcuno non facesse credere che questo è l’unico sviluppo possibile, molte persone rinuncerebbero a favore di una vita meno frenetica e più vicina alla natura.

Il governo cinese ha approvato il progetto di 400 città ecologiche autosufficienti, di massimo 500.000 abitanti ciascuna.
La prima città è Dongtan e per il 2010 avrà i suoi primi 15.000 abitanti.

Pensa che in corso di progetto hanno preteso l’autosufficienza energetica ed alimentare al 100%

Potevano fare benissimo 20 città da 10 milioni di persone l’una.

Forse quei paesi che già non respirano più nelle loro megalopoli, cominciano a pensare che quello non è il modo migliore ed efficiente per vivere.

Quello che tu affermi è quello che ci fanno credere, ma ora è sotto gli occhi di tutti che in sistema capitalistico ha generato una gran parte di ricchezza, basata su debiti lasciati ai posteri.

Quando un sistema genera debiti verso la natura e debiti economici, vuol dire che è inefficiente, quindi le persone di buona volontà si impegnano a crearne un altro più efficiente.

E non scordiamoci che tanto del nostro benessere occidentale è frutto da secoli della depredazione delle risorse di altri popoli.

Quindi è meglio fare i discorsi sani fatti e rifatti che continuare ad assuefarci ad un sistema sbagliato, ed il fatto che di eco comunità se ne parli da decenni, significa che c’è interesse.

http://www.ecolcity.it

Saluti

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 16:05

Altra correzione a commento #9.

> Marco #71 e SD #85 (articolo
precedente), Tutti

Mimmo

PS Scusate il doppio commenti. Splinder si era ‘incantato’, dando l’impressione che la correzione fosse andato persa.

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 16:25

COSTRUIRE UN SOGNO … cioe’
costruire la realta’!

fondamentale, lo propongo come manifesto.
L’analisi, per natura, non approda: ci vuole poi la sintesi ed eccola appunto.
Sono le polarita’ che consentono il processo del fare, l’essenza di chiunque e’ imprenditore.
Cio’ che il mondo politico, preposto, non e’ in grado di fare se non con un processo di avvicinamento che passa attraverso di noi, la base.
Ecco perche’ e’ fondamentale essere propositivi attraverso quel costante processo che ci rende accorti, responsabili, partecipi.
E’ cio’ che distingue l’imprenditore e gli da significato nella societa’ al di la dei luoghi comuni, degli schemi triti, manipolati, non veri.
Ognuno nel proprio ambito di attivita’ distinguendo per priorita’ conosce i nodi che impediscono lo sviluppo e puo’ proporre cambiamenti, motivati, che emergano da un sostrato di valori … ” guardare all’orizzonte .. “.

” … dovranno essere i consumatori e gli investimenti delle imprese piu’ che la liquidita’ delle banche a portarci fuori dalla crisi… ” .. leggendo ognuno di noi sorride sapendo quale altra densita’ di pensieri, contenuti, azioni e correzioni sono necessarie … piuttosto delle semplificate soluzioni che il mondo politico ci propina in due battute ( .. e nemmeno quattro! ).
Quindi partecipazione, mettersi in gioco, dibattere, accogliere le opinioni diverse come opportunita’, un’altra angolazione …
L’imprenditorialita’ che trova le ragioni di se e del proprio significato all’interno della societa’ magari come primo atto della giornata .. condivisa con altri per le stesse ragioni… un punto di forza che puo’dare il senso vero alla restante parte ….
Mi ci provero’ in seguito,

per ora grazie,

arcsùlon

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 16:43

Bravo Andrea.

Aver focalizzato la crescita solamente sui consumi (70% del pil) di cui un bel 30% di futili sprechi e pure a debito (!), trascurando il risparmio, le regole del mercato e le tasse che ognuno per la sua parte sono la base per dare risorse agli investimenti, alla ricerca, all’innovazione ed alle garanzie sociali, ha prodotto questo disastro economico-finanziario.
Purtroppo nei discorsi di Obama questo concetto compare, ma poi nei fatti…
Intanto in USA ci sono 30 mln che hanno perso il lavoro ed i fondi asiatici stanno abbandonando le partecipazioni nelle banche.

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 17:09

Roberto,

perchè andare a guardare la Cina, l’Italia è un paese densamente popolato (in rapporto alla sua orografia) eppure solo tre città superano il milione di abitanti, e i nostri piccoli comuni
(se non sono troppo piccoli) garantiscono una buona qualità della vita. Ma di indipendenza non si può parlare.

Non si può parlare di indipendenza energetica anche se si può integrare la rete principale con una microgenerazione locale basata su vari sistemi.
Non si può parlare di indipendenza alimentare
Non si può parlare di indipendenza produttiva, l’Italia è famosa per i suoi comprensori industriali ad alta specializzazione.
Non si può parlare di indipendenza scolastica, il disastro generato dalle piccole università locali è sotto gli occhi di tutti.
Non si può parlare di indipendenza nella ricerca perchè oggi richede centri di eccellenza che attirino importanti investimenti.
Non si può parlare di indipendenza sanitaria ospedaliera per malati acuti (ma si deve arrivare all’indipendenza locale dell’assistenza di lungo periodo).
….
….
….
Il problema che vedo è che il mondo di oggi è diventato estremamente più complesso e per molti è difficile non perdersi, se poi oltre alle difficoltà delle complessità
ci aggiungiamo le trappole di chi trae profitto dai comportamenti delle masse è chiaro che evitare di finire in pasto agli squali è assai difficile.

Diciamo che tu auspichi di ritornare ad un mondo più semplice, io, non credendolo possibile, auspico un uomo più consapevole che sia capace di navigare in un mare più grande.

un saluto
Il Cuculo

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 18:03

L?ALTRA AMERICA

E’ l’“altra America” che si
ammala di mal di schiena, artriti e crampi, che vive malata per non morire di fame,
che compra il cibo in supermercati per cifre che sono una “vera e propria
estorsione” (Ehrenreich 2002, p. 31), che fa arricchire gente che “ha un sacco di tempo da perdere” (Ehrenreich 2002, p. 31), che vive per la strada per consentire ai
suoi strozzini di vivere in vere e proprie regge. Sono le donne di quest’“altra
America” che crescono ogni giorno in numero e sofferenze. C’è solo una cosa da
fare per cambiare questo stato di cose: “educate, agitate and organize”: educare,
contro-informare ed organizzarsi. E quando “i poveri che lavorano si stuferanno di
ricevere così poco in cambio e pretenderanno di essere pagati per ciò che valgono
la rabbia esploderà e assisteremo a scioperi e distruzioni. Ma non sarà la fine
del mondo e, dopo, staremo meglio tutti quanti” (Ehrenreich 2002, p.153).
Francesca Coin
Bibliografia
B. Ehrenreich, Bait and Switch. The (Futile) Pursuit of the American Dream,
Metropolitan Books, New York 2006.
B. Ehrenreich, Nickel and Dimed: How (Not) Getting By in America,
Metropolitan Books, New York (trad. it. Una paga da fame, Come non si
arriva a fine mese nel paese più ricco al mondo, Feltrinelli, Milano 2

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 19:04

Ciao Andrea.

I passaggi da te riportati e ricavati dal mio post sembrano, almeno apparentemente, in contraddizione: da una parte infatti auspico un rinnovamento delle menti e delle coscienze ed inneggio ad una maggiore equità sociale e dall’altra individuo nell’INTERESSE ECONOMICO dei soggetti, lo strumento potenzialmente idoneo per produrre quel rinnovamento da noi auspicato, pur sapendo che è stato proprio l’ INTERESSE ECONOMICO, spinto agli estremi, il fattore determinante nella crisi. Tale fattore a mio avviso è ben più rilevante della “finanziarizzazione dell’economia”, che è di fatto solo la conseguenza di un INTERESSE ECONOMICO di alcuni soggetti, associato alla normale evoluzione che si è attutata in uno specifico settore, quello finanziario.
I passaggi da me riportati sembrano apparentemente inconciliabili, sembrano stridere quando vengono posti una accanto all’altro, o uno a servizio dell’altro, soprattutto nell’attuale contesto storico; ma c’è una ragione per cui li ho associati ed essa può essere ricondotta alla mia visione machiavelliana (machiavelliana in senso positivo perchè ritengo che dovrebbero essere utilizzati i mezzi più idonei ed efficaci purchè “trasparenti”). In sostanza non credo che dall’attuale crisi se ne possa uscire con progressività, attraverso la graduale maturazione delle coscienze degli individui: il consumismo ci ha insegnato a ragionare in un determinato modo e i poteri forti, fautori del consumismo e della globalizzazione, non consentiranno questa auspicata progressiva maturazione delle coscienze, non essendo tale ipotesi nel loro interesse. La mia visione è dunque sicuramente più pessimista della tua, anche se spero di sbagliarmi.

Tutto ciò che oggi è ritenuto alternativo mi sembra assai poco attinente alla realtà concreta della maggioranza delle persone (le masse), mi sembra per lo più attinente a delle nicchie di mercato, piuttosto che riguardare i meccanismi di funzionamento della società nel suo complesso; credo, tra l’altro, che molti commentatori e molti analisti, spesso siano portati assimilare la propria esperienza personale (o l’esperienza di una ristretta cerchia di persone, di cui magari fan parte) con i comportamenti e le abitudini delle masse (…anch’io spesso faccio questo errore..): sono a volte cose molto diverse.
Forse ho una considerazione esageratamente negativa della società che mi circonda, ma ciò è probabilmente dovuto alla mia esperienza in ambito professionale e all’attività di mia sorella insegnante: osservo infatti ogni giorno le abitudini di consumo degli individui e i loro processi di scelta (ad esempio in ambito finanziario, ma non solo) , sento poi mia sorella e i suoi colleghi parlare delle problematiche del mondo della scuola che sempre più spesso sono inerenti all’atteggiamento emulativo dei bambini nei confronti dei modelli proposti dai media…a riguardo di tale problematica però la scuola sembra essere assolutamente impotente! e la cosa probabilmente è ancora più grave di quanto appaia se consideriamo il fatto che quei bambini, un domani, saranno a loro volta dei genitori o degli educatori… una situazione in sostanza che si avvita su sè stessa governata da chi perora la causa del consumismo e della globalizzazione!

Per questo mi sento di affermare che troppe cose dovrebbero essere SRADICATE CONTEMPORANEAMENTE dall’attuale sistema perchè la politica dei piccoli passi e delle maturazioni progressive possa produrre degli effetti sostanziali nella società… troppe cose, e non ritengo che ciò sia possibile.

Non posso essere d’accordo quando si afferma che:

“Prendiamo ad esempio i gruppi di acquisto solidale, dove spesso molti partecipano solo per averne un chiaro vantaggio economico, che nasce dalla possibilità di accedere a prodotti di prima qualità, saltando la filiera della distribuzione, ma che necessariamente non porta ad un interessamento reale e consapevole delle motivazioni strutturali e morali di questo tipo di scelta, pur in presenza ripeto di un chiaro vantaggio economico”

Credo invece che questo sia un ottimo punto di partenza da dove iniziare.. per insegnare e per imparare… Questo è il modello di apprendimento più efficace nell’epoca attuale! dobbiamo imparare quindi ad utilizzare a nostro vantaggio gli strumenti propri dei nostri antagonisti: “la reciprocità e la condivisione” arriverà dopo, ma arriverà, anche perchè il “pattern dell’inclusività” è un problema che non riguarda sicuramente le nicchie bensì le masse.
Poi non dovremmo mai dimenticare il fatto che.. a chi è affamato, perché è rimasto senza lavoro, non interessa se un bene è stato prodotto in modo equo e sostenibile, l’importante è che costi il meno possibile in modo ad poterlo ottenere… poi quando si sarà sfamato potrà essere probabilmente pronto per incominciare a conoscere ed apprendere i connotati di un nuovo mondo.

Per finire… il Cuculo ha centrato il problema quando scrive:

“Riuscirà una melassa sociale lobotomizzata ed anestetizzata a riuscire a riprendersi un po’ di autonomia di pensiero e di dignità politica e quindi anche di rilevanza economica prima che il livello di sofferenza sociale sia talmente elevato da creare i presupposti per una
nuova stagione di sommovimenti sociali?”

La mia risposta è NO per quanto ho sopra indicato

…E’ chiaro che in merito alla problematica di cui stiamo discutendo ho una mia visione/soluzione che cercherò quanto prima di spiegare.

Intanto un caro saluto a tutti

Renzo

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 19:49

Buonasera a tutti.

Voglio intromettermi tra le discussioni di -Il Cuculo- (concordo con il #4) e -Roberto RE- sull’autosufficienza energetica.
Il grosso problema per raggiungere l’autosufficienza energetica è la produzione di energia elettrica, ci sono diversi problemi tecnici da risolvere per “arrivarci”; e naturalmente parlo di comunità abitative e non di distretti industriali (è un problema loro “procurarsela” se vogliono “produrre”!!!!!).

Se fosse necessario poteri fare diversi esempi pratici per raggiungere una percentuale molto alta di autosufficienza energetica, ma…….non sono sicuro che vi soddisfino!!!! o vi piacciano!!!! hehehe.

Un saluto

SD

P.S. La legna è ottima, ed anche i motori a ciclo termodinamico (ad esemplio Stirling, Brayton)

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 20:14

SD,
hai scoperto la stufa a legna e la turbina a gas? cosa ci proporrai di innovativo domani?

ciao
Il Cuculo

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 20:34

Per -Il Cuculo- #22, per fortuna che sono solamente io “un burlone”……lo Stirling non è una turbina a gas…..o mi stai prendendo in giro hehehe.

Oggi vi propongo un “aggeggio” SuperTecnologico dal nome complicatissimo la Pompa Fluidodinamica…..è l’ultimo modello di pompa per acqua a consumo ZERO; la usava mio NONNO (e la chiamava Pompa Ariete) per pompare l’acqua in casa….e bagnare l’orto hehehe.

Ri-saluto

SD

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 20:37

Dimenticavo…la pompa funziona ancora!!! basta fare manutenzione ordinaria.

SD

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 20:41

Hiiii come sei pignolo,

il Brayton-joule è una turbina a gas … o no?

lo Stirling un simpatico gioco per laboratorio di termodinamica, ne ho costruito uno al 2° anno di Fisica…

Il cuculo

Scritto il 8 giugno 2009 at 20:58

x #18 Il Cuculo

Io condivido quello che dici riguardo il fatto che l’Uomo deve imparare a navigare in un mare più grande, ma purtroppo mi sembra che questo stia diventando un oceano, mentre i mezzi a disposizione dell’uomo stiano diventando barchette a remi.

Cerchiamo una via di mezzo, aumentiamo la capacità dell’uomo di navigare, ma o gli diamo una nave o rimpiccoliamo l’oceano.

Saluti

Roberto RE

utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2009 at 22:26

GUFI E RONDINI

Mai fidarsi dei gufi a senso unico…con agile piroetta e sfrucugliar di penne, si trasformano talvolta in rondini festose…

La notiziona del giorno, anzi del mese, anzi del trimestre: Krugman, il re dei gufi, ritiene che la recessione possa TERMINARE ENTRO L’ESTATE!

http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&sid=ayAXvw0Mc3CY

“I would not be surprised if the official end of the U.S. recession ends up being, in retrospect, dated sometime this summer,” he said in a lecture today at the London School of Economics. “Things seem to be getting worse more slowly. There’s some reason to think that we’re stabilizing.”

E non manca una piccola sviolinata anche per l’attivismo della FED ! :

“he U.S. Federal Reserve’s efforts to stabilize markets — measures that have swelled the central bank’s balance sheet — have helped, Krugman said. “A lot of the spreads in the markets have come down” and “the acute financial stuff seems to have come to a halt,” he said….

ogni commento è fuori luogo…!

ad maiora

Gabriel

Praeterea, censeo Chartaginem delendam esse…*S*, pertanto:
NON COMPRATE TITOLI A TASSO FISSO A MEDIO O LUNGO TERMINE!

PS Il mercato azionario americano si compone in realtà di due differenti mercati: quello delle prime ore di contrattazione, e quello dell’ultima ora : nell’ultima ora, specie nell’ultima mezz’ora, approfittando della progressiva rarefazione degli scambi, le Moire ci mettono la manina, amplificata da derivati ad alta leva, e con impeccabile maestria rovesciano il trend di mercato a loro piacere…
grande!
( vale in realtà anche il contrario: sui mercati europei della mattina, le Moire esercitano la loro influenza manipolando facilmente i bassi volumi dei futures americani di pre-apertura ( a borsa americana ancora chiusa), con ovvio effetto sui còrsi dei mercati europei….)

Mi sono divertito a costruire due grafici dello S&P 500 da marzo in poi, uno con il corso dei mercati delle prime ore di contrattazione escludendo l’ultima mezz’ora, e confrontandolo con l’altro, relativo solo agli ultimi 30-40 minuti di contrattazione…
spettacolare implacabile azione delle Moire!
Sono invincibili!

Scritto il 9 giugno 2009 at 00:53

……Notizia del secolo Gabriel, del secolo!

Tempo fa Krugman é stato invitato ad una cena alla Casa Bianca e ricordo che sul uo blog scrisse che non aveva nulla da raccontare…nulla da dichiarare!

E’ assolutamente affascinante osservare come la cosidetta “mano invisibile” del mercato verso la fine di ogni seduta si sforzi di sostenere a qualunque costo, la fragile navigazione di questa piccola illusione, mani sapienti sostanzialmente derivate che accompagnano da tempo l’ottimismo che non vuol sentir ragione!

Andrea… a domani Renzo sto crollando nei sogni…….

Scritto il 9 giugno 2009 at 18:05

Oggi a scrivere è ANNE BONNY, sarò lunga ma devo esprimere un po’ di impressioni sull’ incontro a Trento. Mando un caloroso abbraccio
all’ aroma di rum, a tutta la ciurma sbarcata a Trento per l’incontro!!. Mi scuso per non aver più partecipato a discussioni e riflessioni, ma il soggiorno tra le montagne mi ha portato a intense rapine etiche e morali, ogni pirata ruba ciò che può!!! (o vuole ). Però orinare,catalogare e filtrare, richiede tempo e dedizione !!!. Un piccolo, grande tesoro che ho trovato sulla mia (nostra) sotta è “ Etica per un figlio” di Savater, che mi ha particolarmente aiutato a cercare e creare una mia dimensione per evolvere le riflessioni (magre ed insipide) in materia economica. Già nei primi capitoli mi fornisce piccole pillole energetiche; “ Certe cose ci risultano utili e le chiamiamo buone perché ci fanno bene ; altre invece ci fanno molto male e queste le chiamiamo cattive. Sapere che cosa ci è utile , ossia distinguere tra bene e male è una conoscenza che tutti cerchiamo di acquisire perché è vantaggiosa. (…) Le cose sbagliate a volte risultano più o meno positive, e le cose giuste a volte sono all’apparenza del tutto negative… e ancora .. “ Se non conosco né me stesso né il mondo in cui vivo, la mia libertà si scontrerà prima o poi contro la necessità.

La nostra libertà è una forza nel mondo, la nostra forza. La libertà non si identifica con l’onnipotenza. Sembra meglio riflettere bene su quello che facciamo e cercare di acquisire un certo saper vivere che ci permetta di scegliere bene. Questo saper vivere o arte di vivere è ciò che chiamiamo etica”. A riguardo Fromm dice:” Nell’arte di vivere, l’uomo è insieme l’artista e l’oggetto della sua arte, lo scultore è il marmo il medico è il paziente.”
Mi hanno colpito come palle di cannone anche queste altre frasi di Savater: “ Coliche si limita a sfuggire alla punizione e a cercare la ricompensa che altri gli offrono, in base a norme stabilite da costoro, non è che un povero schiavo.
La vita è fatta di tempo , il nostro presente è pieno di ricordi e speranze.”
E questo è solo l’inizio !!!
Ma forse ciò che più mi piace e coinvolge è il tono confidenziale, il linguaggio semplice ed armonioso, come deve essere tra padre e figlio, tra educatore ed adolescente, un colloquio che parla di economia e vita, un discorso infinito e profondo che in passato non ho mai potuto pienamente capire ed ascoltare.

Per questo da liceale appoggio in sincronia l’idea di portare incontri di etica economica nelle scuole, anche se uno studente su 100 capirà, cambierà e crescerà; ma sarà uno più libero e consapevole; se continui a trattare da “deficiente” uno che non lo è prima o poi lo diventerà !!! Bastano quelli che ci sono !!!!

Madre Teresa scriveva : “ Ieri è trascorso. Domani deve ancora venire. Noi abbiamo solo l’oggi. Se aiutiamo in nostri figli ad essere ciò che dovrebbero essere oggi avranno il coraggio necessario per affrontare la vita con maggiore amore.”

Un’ alta mia piccola realtà che voglio condividere con voi : in uno dei molteplici incontri sulla droga imposti alle classi dal nostro dirigente scolastico, un educatore (che mi sembra provenisse dal Sert) ci ha muniti di un libretto, in carta riciclata, intitolato” Mini guida al consumo critico e al boicottaggio” questo opuscoletto che già metà della classe ha rimosso o perso ( sarei pronta a giurarlo ), è assolutamente indispensabile per la formazione di un adulto coscienzioso e pronto per affrontare un propria vita familiare indipendente; peccato che sia più facile scegliere di essere schiavi manipolati piuttosto che liberi e “incasinati” !!!.

Grazie Andrea, Grazie ciurma , quando leggo e scrivo con Voi mi sento sempre più ricca chissà come mai ??! Non sarà che metto sempre mano ai vostri portafogli ??!!
Riparto con il mio galeone fantasma ma vi tengo d’occhio !!!!!
Un saluto particolare ad Alessandro e Cristina di Cagliari che stimo concretamente non solo per il loro mare!, A Vincenzo (Carpe Diem ) a Barrai e al Capitano dai Vostri modi ho capito molto ma ho ancora tanto da imparare, onda su onda anche contro vento!!!
Al prossimo saccheggio Grazie a Tutti !!!

p.s. E’ solo Grazie a ccp che con il suo discorso sulla Chiquita ha risvegliato in me, la voglia di rispogliare quel piccolo, grande tesoro, d’oro colato della Guida !!! Grazie anche a Lei mi ha davvero colpito e aiutato con stima
Anne Bonny

Buon viaggio a presto e ricordate : I Pirati sono ladri d’ onore !!!!

Scritto il 9 giugno 2009 at 19:00

E dopo dicono che le giovani generazioni sono basse maree che diventano con il tempo aridi laghi salati……..

Ho passato la vita con i giovani, sono perle, vanno aiutati, incoraggiati, sostenuti, ci vuole dialogo, passione, ascolto, umiltà, voglia di giocare, di mettersi in gioco, di credere in loro, di “perdere” tempo, di donare il proprio tempo.

La ricompensa è incommensurabile, esponenziale, sublime!

Giocate con i Vostri figli, con i Vostri Nipoti, parlate della Vita!

Se sento ancora qualcuno che parla dei giovani come di un oceano senza speranza raduno un banchetto di piranha e pescicani e lo mando a confezionare carne trittata!

Un abbraccio Anne Bonny, Icebergfinanza, i suoi compagni di viaggio, ti accompagnano sulle rotte della Vita!

Andrea

utente anonimo
Scritto il 10 giugno 2009 at 08:14

Montecristo:

Adesso anche Padoa schioppa è d’accordo per una nuova moneta unica mondiale.

utente anonimo
Scritto il 12 giugno 2009 at 10:24

“E dopo dicono che le giovani generazioni sono basse maree che diventano con il tempo aridi laghi salati…….. Se sento ancora qualcuno che parla dei giovani come di un oceano senza speranza raduno un banchetto di piranha e pescicani e lo mando a confezionare carne trittata!

Andrea…ritengo che tutto dipende dalla qualità degli educatori ma oggi i principali educatori sono i media… non la scuola, non i genitori.

Posto ora una parte di un altro mio post particolarmente attinente al thread qui trattato:

Etica & Finanza

Da buon critico, poco avvezzo a seguire le rotte maggiormente battute, incalzo nuovamente Andrea e tutti i compagni di viaggio, questa volta sull’argomento in oggetto.

In un mio precedente post affermavo perentoriamente che “il mondo non potrà cambiare fintanto che la finanza avrà cessato di esistere in quanto non più necessaria”

Sembra una sparata senza fondamenti, ma così non è, e una delle tante ragioni che giustificano tale affermazione riguarda appunto l’inconciliabilità tra etica e finanza.

Forse proprio perché ci opero in mezzo ormai da molti anni, considero i mercati finanziari la BISCA di quel mondo assolutamente imperfetto che è il CAPITALISMO; potremmo quindi palare del parte peggiore di una cosa che è già di per sé imperfetta, considerando che i presupposti del capitalismo (ossia la LIBERA CONCORRENZA che normalmente prescinde dall’ETICA), comportano la generazione costante di una miriadi di piccoli danni, (danni che la casualità, intrecciata con l’astuzia e l’ingordigia di alcuni soggetti, qualche volta colpiranno noi in prima persona, altre volte gli altri…) che prima o poi sfoceranno inevitabilmente nel danno irreparabile e definitivo. Ed è probabilmente ciò che sta avvenendo.
Si badi, non sono un nostalgico comunista, per favore… un’economia pianificata che realmente funzioni potrebbe essere prerogativa solo di pochi geni illuminati, oltretutto santi, che ritengo non siano assolutamente rintracciabili nel mondo reale.

Nulla in finanza può essere considerato etico, non solo perché si debba considerare il mondo della finanza una bisca dominata dall’imbroglio e dall’azzardo, ma perché in finanza NULLA E’ CERTO, perché su tutto inevitabilmente domina la VARIABILE TEMPO, e nessun analista, per quanto bravo, possiede il dono della preveggenza. L’ ETICA, al contrario, presuppone una RESPONSABILITA’ NEI CONFRONTI DI NOI STESSI E DEGLI ALTRI, ma la responsabilità non può prescindere da un MINIMO GRADO DI CERTEZZA, altrimenti le scelte etiche o i comportamenti etici sarebbero alla stregua di semplici ed inutili scommesse.

Senza guardare necessariamente ai prodotti strutturati, che tra elevate commissioni implicite, gli abnormi spread denaro lettera, l’elevata complessità e la scarsa trasparenza dei parametri di indicizzazione, l’imponderabilità della solvibilità degli emittenti e dei garanti, solitamente ben poco hanno a che fare con ciò che è etico, pensiamo all’ABC della finanza e così potremmo meglio comprendere il perchè dell’inconcigliabilità tra l’etica e la finanza. Propongo alcuni quesiti per comprendere meglio:

1) è etico emettere (o consigliare) una obbligazione a medio lungo termine attestando che il capitale è garantito dall’emittente, quando sappiamo che l’emittente in quel termine temporale potrebbe fallire non una ma N volte e che durante la vita l’obbligazione avrà sicuramente una volatilità simile a quella di un titolo azionario? Tale strumento “a capitale garantito” non sarebbe più realistico definirlo “investimento scommessa” idoneo ai soli speculatori/scommettitori e quindi non certo adatto all’investitore prudente?

2) Per quanto invece riguarda le obbligazioni a breve termine… è etico emettere (o consigliare) un bot trimestrale quando l’emittente, lo stato italiano, si sa già che per onorare quel debito dovrà emettere dell’ulteriore debito essendo incapace di onorarlo in una diversa maniera?

3) E ancora per il mercato azionario…veramente riteniamo che possa essere considerato etico un’eventuale consiglio di acquisto rivolto ai risparmiatori che riguardi un titolo azionario (oppure un indice borsistico…) che, a seguito di una nostra o altrui analisi, possa essere considerato sottovalutato? Se effettivamente siamo in grado di fare una analisi appropriata e rilevassimo tale sottovalutazione, l’etica non ci imporrebbe di non acquistare quel titolo in modo che al detentore pro tempore ne sia impedita la vendita e conseguentemente possa beneficiare dei frutti dell’eventuale rivalutazione? Non sarebbe questo (il non acquisto in caso di sottovalutazione..) l’unico comportamento veramente etico da consigliare?

4) Oppure..cosa c’e di etico nel proporre (o consigliare) dei titoli azionari, quando sappiamo già a priori che la società sarà guidata da un consiglio di amministrazione che sarà necessariamente espressione della compagine societaria di maggioranza e che certo non avrà tra le sue priorità la tutela degli interessi dei soci di minoranza, ossia quelli dei risparmiatori?

I MERCATI FINAZIARI SE FOSSERO ETICI SEMPLICEMENTE NON ESISTEREBBERO! Questo concetto a mio modesto parere è talmente chiaro e palese… anche se in passato anch’io pensavo potesse aver senso parlare di finanza etica.

Potremmo auspicare una finanza senza imbrogli o imbroglioni, potremmo pure auspicare che sul mercato vengano trattati esclusivamente strumenti di investimento trasparenti e“non truffaldini” ma questo non ha nulla a che vedere con un concetto (che non esiste) di finanza etica in quanto l’ETICA E’ RESPONSABILITA’ e la RESPONSABILITA’ presuppone CERTEZZE, e le certezze non sono connaturate alla finanza!

Sintetizzando l’ETICA presuppone RESPONSABILITA’, ma la RESPONSABILITA’ presuppone una RAGIONEVOLE CERTEZZA… la finanza non può essere dunque etica perché difetta del requisito della certezza e si fonda sulle scommesse e sull’azzardo, su quell’incertezza e quell’imponderabilità che sta alla base di un qualsiasi strumento finanziario.

Non è questa, Andrea, una velata critica al tuo ottimo lavoro (e che si tratti di un ottimo lavoro non deve certo “certificarlo” BORSA E FINANZA.. che non leggo più da una vita, come non leggo molta altra stampa specializzata, dopo averne letto quintalate) o al concetto che porti avanti nel tuo blog, è solo una precisazione sull’inflazionata e inappropriata definizione di “finanza etica”… la finanza non può in alcun modo essere etica!

Un saluto
Renzo

utente anonimo
Scritto il 12 giugno 2009 at 10:29

che tutto dipende o che tutto dipenda?

E per fortuna che stavo parlando di educatori!! Non sarà nè il primo nè l’ultimo strafalcione, statene certi!

Un saluto

Renzo

Scritto il 13 giugno 2009 at 10:44

“E dopo dicono che le giovani generazioni sono basse maree che diventano con il tempo aridi laghi salati…….. Se sento ancora qualcuno che parla dei giovani come di un oceano senza speranza raduno un banchetto di piranha e pescicani e lo mando a confezionare carne trittata!

Andrea…ritengo che tutto dipende dalla qualità degli educatori ma oggi i principali educatori sono i media… non la scuola, non i genitori.

Può darsi Renzo, non ho nessuna certezza …ma i nostri educatori sono stati e sono per le nuove generazioni,ciò che permettiamo essi siano!

Perché l’unico dovere che abbiamo nella vita è quello di non essere imbecilli..
Dal latino baculus, che significa “bastone” e imbecille è colui che ha bisogno del bastone per camminare.. E’ uno che non zoppica nei piedi, ma nell’animo: è il suo spirito che è debole e zoppeto, anche se il suo corpo fa giravolte di prima classe” ( F.Savater. Etica per un Figlio).
Grande libro davvero, grazie Anne Bonny.

Quindi tutti tendiamo ad essere imbecilli e il nostro compito, lungo una vita, è quello, non risparmiandoci, di esserlo sempre meno..un compito impegnativo che non può e non deve essere delegato a nessuno,in modo aprioristico o totalizzante.

La Vita è apertura ed esperienza, nulla di preconfezionato..così la conoscenza..la consapevolezza..ben diversa della conoscenza…perché si può conoscere senza essere consapevoli, in tal caso altri scenari si delineeranno.

Tutto per dirti che credo,ho sempre creduto nell’uomo e nelle sue umane potenzialità, ed ogni ragazzo…fanciullo che incontriamo è come se fosse nostro figlio, ciascuno di noi ha delle responsabilità verso chi incontra sul proprio cammino…e tutto e buona parte si..mi spiace ricordarvelo, ma forse l’abbiamo dimenticato, parte dalla Famiglia, troppo spesso lasciata sola, troppo spesso trascurata. Parte da Noi, Uomini e Donne di oggi, genitori di domani.
Ed i figli(in senso lato) non sono i nostri figli ma semplicemente i figli della Vita
è come se fossero
una delicata pianta da “curare” amorevolmente…nel tentativo di fornirgli radici ben radicate e ali forte per Volare oltre il comune senso di consuetudine!
Piccoli, grandi individui prima da proteggere,
(ma non troppo) e poi da lasciare andare-…
Noi sicuramente non ne vedremo i frutti… come spesso ci ricorda sempre Andrea…ma a queste nuovi generazioni toccherà disegnare una gran fetta di storia! Ed necessario fornirgli gli strumenti per poterlo fare….e questo compito non si può certo delegare alla scuola o solo alla scuola…
E nessuno escluso può esimersi da questo compito!

Per cui mi sento di ribadire…

Perché l’unico dovere che abbiamo nella vita è quello di non essere imbecilli…-
E gli educatori saranno quelli che noi permetteremo siano..
Per cui non può che far bene spegnere la televisione da subito ai propri figli, comprargli libri
E colori ancor prima che inizino a leggere e a colorare…
…e con quei colori Vi assicuro coloreranno una vita”!
Nulla di semplice e scontato in questo percorso, disseminato di errori, ma l’importante sarà camminare facendolo insieme! ( e non è un’utopia)

“ Un giorno, dopo aver conquistato il vento, le onde, le maree e la gravità, saremo in grado di
comprendere le energie dell’amore. In quel momento, per la seconda volta nella storia del mondo, l’uomo avrà scoperto il fuoco.”
Pierre Teilhard De Chardin

P.s nessuno potrà sradicare
dalla mia mente la profonda convinzione, prima di questo viaggio forse un po’ assopita, che tutto,tutto..finanza inclusa è il prodotto delle nostre azioni..di ciò che siamo, di ciò che pensiamo di essere,di ciò che abbiamo la forza di essere,
delle manipolazioni che accettiamo di subire, è nel modificare ciò che siamo, le nostre
scelte…l’atto veramente rivoluzionario!

Un caro saluto Compagni di Viaggio
buon Week..:-)
Valentina

SOSTIENI ICEBERGFINANZA
Segui IcebergFinanza su
http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/ http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/ http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/
SOSTIENI IL NOSTRO VIAGGIO
IL NOSTRO LIBRO clicca qui
CONSULENZA ECONOMICO FINANZIARIA
Articolo dal Network
T-1 Inverso [3-5 Giorni] (h. xx)[Base Dati: 15 minuti] T-1 Inverso [3-5 Giorni] (h. yy)[Base
T-1 [3-5 Giorni] (h. xx)[Base Dati: 15 minuti] T-1 [3-5 Giorni] (h. yy)[Base Dati: 15 minuti]
Velocità T-2 / T-1 / T / T+1 [Base Dati: 15 minuti] Velocità T-2 / T-1 / T / T+1[Base Dati:
Stoxx Giornaliero Buon inizio di settimana a tutti, riprendiamo in mano la situazione ciclica
DJI Giornaliero Buona domenica a tutti, nel mese di luglio il primo dei tre facenti parte de
Col senno di poi sono piene le fosse. Meno male che prima della mia partenza per le agognate vac
Analisi Tecnica Negata brutalmente la long white che stava a sua volta negando la long black. La s
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
Si è aperta la procedura di gara internazionale per l'affidamento dei lavori di realizzazione d