ACQUA…PATRIMONIO DELL'UMANITA'!

Scritto il alle 13:02 da icebergfinanza

 

 

Se mai qualcuno avesse bisogno di comprendere come ogni istante della nostra vita dipende da interessi economici e politici di dimensioni rilevanti ecco che ……….l’acqua  è una «necessità umana fondamentale», ma non un «diritto», cosi recita il comunicato finale del forum sull’acqua tenutosi ad Istanbul!

Non ci resta che bere l’ " aria " quella forse resterà un diritto anche se lentamente la stanno modificando, trasformandola in un eccezionale veicolo portatore di malattie terminali.

A Istanbul l’ennesimo buco nell’acqua è stato consumato, una settimana di incontri per definire l’ennesimo nulla di fatto, 25.000 persone in rappresentanza di 155 paesi che insieme nel comunicato finale ci aiutano a comprendere che l’acqua è bagnata.

All’inizio di questa avventura scrissi un post dal titolo ACQUA! Nuova frontiera del business o patrimonio dell’Umanità? oggi il potere delle multinazionali, la necessità di evidenziare l’oro blu come nuova frontiera del business è l’ennesima prova di forza di un sistema che punta sul profitto distruggendo l’uomo!

Nella dichiarazione finale del forum si afferma la necessità di migliorare l’accesso all’acqua, la necessità di bonificare, di risparmiare, di contrastare l’inquinamento ma nulla vieta al business di metterci sopra le sue sporche mani! Alcuni paesi in realtà ci hanno provato, ma il comunicato finale è l’essenza di questo sistema!

Otto milioni di decessi a causa della carenza d’acqua e di servizi igenico sanitari totalmente inefficienti, oltre un miliardo di persone che non hanno accesso alla principale risorsa umana. quasi 2,6 miliardi che non hanno adeguati servizi igienici, 4000 bambini che muoiono per mancanza d’acqua e la concreta possibilità che per il 2030, metà della popolazione umana cresca al di sotto della soglia minima indispensabile per la sopravvivenza.

Sembra quasi che qualcuno si prepari ad assicurarsi una delle principali risorse per il potere, indispensabile per lo sviluppo di qualsiasi paese.

Solito allarme, dirà qualcuno, certo non è la fine del mondo, l’importante è che sulla sua tavola e nella sua vasca da bagno ce ne sia quanto basta per dormire sogni tranquilli.

Sembra che noi italiani consumiamo oltre 12 miliardi di litri di acqua, pagandola spesso a qualunque cifra, in fondo di tratta sempre di centesimi, sarebbe interessante metterli uno dietro l’altro quei centesimi, lasciamo perdere coloro che sono obbligati in quanto la loro acqua è spesso fango o liquido chimico, ma essere il primo paese europeo e il terzo al mondo dietro solo gli Emirati Arabi e il Messico fa una certa impressione!

E dove ce ne in abbondanza come tra le nostre montagne e nostre colline, siamo fanatici della bottiglia, sai è un po calcarea, esce torbida non per la pressione, qualche goccia di cloro, ogni tanto cambia colore, il residuo fisso e i nitrati, i nitriti non quelli dei cavalli, il ph, ha un sapore un pò così ma come sempre dipende da quello che è il buon senso e spesso il buon senso dice che l’acqua di rubinetto dove è potabile è la migliore soluzione!

Secondo Voi un piano di opere pubbliche che prende in considerazione i nostri acquedotti, la loro ristrutturazione, non sarebbe di pubblica utilità rispetto all’ormai mitico ponte di Messina, in un paese dove le perdite arrivano spesso al 40 % dell’acqua che scorre negli acquedotti, forse non interessa più di tanto alle multinazionali della porta accanto.

Ricerca ed innovazione per produrre acqua dal fango probabilmente sarebbe tempo perso, un consapevole e responsabile utilizzo dell’acqua da parte nostra inutile, in fondo per noi siamo a posto, per coloro che verranno si vedrà!

Recentemente l’articolo 23 bis del decreto legge del 25 giugno 2008 n° 112 " Servizi pubblici locali di rilevanza economica " sussurra…….

1. Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonche’ di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili.

2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionalità.

Nella sostanza in Italia l’acqua è già stata privatizzata da tempo il decreto stabilisce la modalità di concessione dell’acqua a tutti coloro che sono " INTERESSATI " alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale!

E come spesso accade la legge è libera a qualsiasi interpretazione che favorisca quella che qualcuno chiama sana concorrenza, ma che da la libertà ad un’amministrazione comunale, ad esempio, di concedere l’esclusiva a chiunque abbia " INTERESSE " ad amministrare un servizio pubblico. Quindi ecco perchè le multinazionali dell’acqua sono interessate, in fondo la maggior parte dei cittadini non si pone il problema sino a quando all’improvviso raddoppia o triplica il costo della bolletta.

Avete mai sentito parlare della " Guerra dell’acqua " di Cochabamba in Bolivia, di quel gioiellino della Banca Mondiale che in passato ha accolto la richiesta di indenizzo di oltre 25 milioni di dollari da parte della Edison e della Bechtel, consegnata direttamente allo stato boliviano per la mancata privatizzazione dell’acqua. Nel 2000 si sperimenta in Bolivia una delle prime privatizzazioni dell’acqua ad opera di alcune multinazionali che prendono alla gola la popolazione di Cochabamba aumentandone le tariffe a livello tale da non permettere più l’utilizzo dell’unica risorsa essenziale. La rivolta è inevitabile e spontanea, le multinazionali lasciano il paese ma alcuni anni dopo ripresentano il conto!

La via della privatizzazione dell’acqua è stata decisa dall’allora governo boliviano, probabilmente senza alcuna interferenza, suppongono, in fondo succede sempre cosi, e il servizio di ditribuzione dell’acqua passa nelle mani della Aguas del Tunari che aumenta esponenzialmente il costo dei servizi e sequestra la vita sociale di Cochabamba.

In fondo non cambia nulla, ciò che è successo in Italia con la multinazionale Veolia è una pura riproduzione, in stile occidentale, il problema non è la legge ma la sua straordinaria libera interpretazione e se amministratori locali o nazionali non hanno a cuore l’acqua come servizio pubblico a prezzi accessibili e qualche "piccola pressione" li spinge a consegnare la gestione degli acquedotti a qualche " INTERESSE " sovranazionale, prima o poi la ricchezza di un uomo si valuterà da quante taniche di acqua tiene in cassaforte!

Su  UNIMONDO  Il 20 aprile una delegazione di A Sud si recherà in Bolivia per dare inizio al Progetto "Reti d’Acqua -Opere igenico sanitarie del servizio idrico". Un progetto disegnato e voluto dalle forze sociali che per la prima volta nella storia, attraverso le lotte e le resistenze sulle strade e sulle piazze, sono riuscite a riappropriarsi di un bene che le era stato tolto dalle politiche neoliberiste del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale e dell’Organizzazione mondiale del commercio: l’acqua.

Il progetto avrà una durata di un anno e i beneficiari saranno i 110 mila abitanti dei distretti della zona Sud di Cochabamba, nel Municipio di Cercado, e i circa 6.700 abitanti delle comunità di Villas de Chilimarca Municipio di Tiquipaya, nel distretto della città di Cochabamba. Circa 1.500 famiglie che hanno resistito ai processi di privatizzazione e che tra un anno potranno usufruire di un sistema idrico sanitario autogestito e potranno migliorare le loro condizioni di vita e di accesso all’acqua.

Il progetto portato avanti da A Sud, appoggiato tra gli altri dal settimanale Carta, da Ingegneri Senza Frontiere e garantito finanziariamente da Banca Etica, verrà realizzato grazie al "Fondo di Solidarietà" istituito dall’AATO della Provincia di Venezia, attraverso la tassazione di un centesimo al metro cubo del consumo locale di acqua potabile. Il progetto presentato anche nel corso dell’ultimo forum sociale mondiale policentrico di Caracas lo scorso gennaio, è stato fatto proprio dalle numerose organizzazioni sociali che hanno dato vita alla "Dichiarazione di Caracas sull’acqua del 27 gennaio 2006".

"Reti d’Acqua" sarà gestito in Bolivia direttamente dalle comunità locali: dalla Coordinadora de defensa del agua y la vida ( che ha ricevuto numerosissimi premi e riconoscimenti internazionali, a partire dal premio "Goldman" conferito ad Oscar Olivera, portavoce della Coordinadora); dalla Fundaciòn Abril, strumento di raccordo e di assistenza legale e professionale delle forze sociali di Cochabamba; dal Centro "Vincente Canas", l’organismo operativo della Coordinadora del Agua y la Vida; dai Comitati dell’acqua e le Microimprese, organizzazioni costituite dalla società civile che hanno l’obiettivo di autogestire ed amministrare i sistemi idrici e gli interventi di igiene e pulizia sul territorio, ricostruendo e riorganizzando il tessuto sociale, e rendendo responsabile la cittadinanza sulla necessaria sostenibilità economica, socioculturale e ambientale del progetto; le imprese collegate ! al programma Agua Tuya realizzeranno il progetto a livello strutturale.

La Bolivia è un paese ricchissimo di risorse naturali (gas, petrolio, miniere, acqua), ricchezze mai state nella disponibilità del popolo boliviano. A questo si aggiunge la privatizzazione delle principali imprese statali del paese tra le quali: ENTEL (comunicazioni), YPFB (energia), ENDE, FERROCARRILES (trasporti). Inoltre altri servizi pubblici essenziali sono stati recentemente privatizzati come l’educazione, e il settore pensionistico. Il progetto " Reti d’Acqua" si inserisce in tale contesto e risponde alla precisa volontà e necessità reale delle comunità locali di difendere i beni comuni, di accedere ai servizi basici essenziali, di gestirli autonomamente, in alternativa alle politiche di privatizzazione che hanno visibilmente peggiorato le condizioni di vita della grande maggioranza della popolazione in Bolivia come in altre parti del mondo.

Quello della cooperazione orizzontale che parte dai movimenti e si unisce ad altri movimenti appare l’unico modo, l’unica risposta alle politiche economiche neocoloniali che calano dall’alto e si esauriscono nello sfruttamento mercantilistico dei Beni Comuni.

Reti d’acqua è un progetto che costruisce ponti di solidarietà, reciprocità e pace tra i popoli del Nord e del Sud del mondo.

Come sempre questo è il mondo sommerso di uomini e donne che agiscono, che non fanno rumore, progetti e realtàm che da soli sostengono la speranza, una guerra tra il profitto e l’umanità!

Vi lascio inoltre la recensione di un libro "La signora di Narmada"  di Marina Forti che ci aiuta a comprendere meglio il fenomeno nel suo insieme.

Dalla Bolivia al Burkina Faso, passando attraverso molti paesi africani e asiatici, Marina Forti presenta una serie di vicende che riguardano "persone, risorse naturali e conflitti". La gamma dei casi è ampia, ma il trinomio in cui l’autrice stessa ha voluto racchiudere a posteriori il contenuto del libro costituisce un’ossatura unificante che ne rende molto compatto tanto il senso quanto lo stile. Che le persone occupino il primo posto è anzi una delle ragioni per cui la lettura riusce avvincente: da un lato, perché l’analisi degli aspetti ambientali è continuamente integrata con l’attenzione per i comportamenti dei soggetti coinvolti (coloro che vivono nelle zone interessate, ma anche i militari, gli esponenti politici, i rappresentanti degli interessi delle compagnie che mirano a sfruttare l’acqua o il petrolio o i diamanti, quante e quanti si attivano da vicino o da lontano in difesa dei diritti negati); dall’altro, perché la forma narrativa utilizzata si anima di testimonianze e brani di interviste che pongono a contatto diretto con le donne e gli uomini protagoniste/i di lotte non solo per la sopravvivenza materiale ma per un’esistenza degna.

È questo un filo che lega molti dei casi considerati: con le parole di Chekkottu Kariyan Janu "leader riconosciuta del movimento degli adivasi del Kerala", la questione di tutti i settori emarginati è riuscire a organizzarsi e costringere "la società nel suo insieme" a capire che essi hanno "diritti sulle risorse. Se questi diritti non sono protetti, non può esserci reale democrazia". Trattati da "occupanti abusivi" (mentre adivasi significa letteralmente "abitanti originari del suolo") e cacciati con brutalità dalla polizia in armi, tra morti e distruzioni, gli "abitanti della foresta" non cesseranno però di lottare. Ne va di quella che – secondo un giudice chiamato a indagare sullo sgombero violento che essi hanno subito – è "la quintessenza della ‘questione tribale’ (…) il loro diritto umano a vivere con dignità sulla loro terra". Non diversamente, gli abitanti dei villaggi tailandesi cui una diga sul fiume Mun, affluente del Mekong, ha stravolto la vita, privandoli in particolare della pesca, si sono mobilitati da anni in una protesta che non può accontentarsi di risarcimenti in denaro, perché – come dice il presidente del Comitato dei villaggi per la rinascita del fiume Mun – "prima della diga (…) non avevamo bisogno di pagare per il cibo, perché trovavamo il necessario nel fiume o nelle foreste" e se prima "le donne erano il personaggio chiave della famiglia" – aggiunge la cinquantenne capo di uno dei villaggi – ora invece "molte sono andate a Bangkok e non sono mai tornate. È triste, le famiglie sono state divise e siamo diventate infelici".

Così ancora, nel caso su cui il libro si apre, è la volontà di affermare i propri diritti collettivi che dà ai cittadini di Cochabamba la forza per vincere la guerra dell’acqua, affrontando la repressione violenta fino a costringere il governo boliviano ad abrogare il contratto di privatizzazione stipulato – sotto la spinta della Banca mondiale – con un consorzio guidato dalla Bechtel Corporation. Di nuovo la spinta che induce a continuare nella "battaglia popolare", pur a prezzo di morti e feriti, è legata al senso profondo dell’inalienabilità dei diritti fondamentali: "perché l’acqua resti un bene pubblico essenziale", dice Oscar Olivera, portavoce della Coordinadora de defensa del agua y de la vida.

All’altro capo del testo, troviamo come caso finale il "progetto per migliorare la vita" di cui parla Hamidou Ouédraogo raccontando di come si è costituito un insieme di "gruppi di villaggio" nel Plateau Mossi del Burkina Faso: impresa di mutuo soccorso (Song Taaba: "aiutiamoci tra noi") che è cresciuta su se stessa migliorando le colture, riuscendo a contrastare l’erosione del terreno, ripristinando antichi sistemi per trattenere l’acqua, ripiantando alberi, dotandosi di aratri e altri attrezzi, avviando varie attività produttive, con una partecipazione delle donne che ne ha migliorato lo statuto e con un cambiamento di mentalità che ha portato a perseguire alfabetizzazione e formazione.

Nell’impossibilità di dare conto di tutta la varietà dei venticinque casi trattati, è da segnalare la scelta dell’autrice di aprire e concludere il suo percorso su due situazioni di successo. Scandito in cinque sezioni, ciascuna divisa a sua volta in quattro capitoli e un intermezzo che asseconda il passaggio tra i diversi temi su cui via via si concentra l’attenzione (L’acqua, il petrolio, i militari, Gli sfollati dello sviluppo, I pirati nella foresta, Assalto (armato) alle risorse, Gli alberi e la terra, cui seguono alcune pagine molto dense A mo’ di conclusione), il libro è fitto di vicende di sopraffazioni, ingiustizie, violenze, devastazioni ambientali e umane. Il tratto ricorrente più angoscioso è quello della pervasività della violenza armata: eserciti e polizia che scacciano quelli che diventano gli "sfollati ambientali" del sottotitolo, ecomercenari assoldati per proteggere con le armi un modello di conservazionismo che ignora i diritti umani in nome di quelli di una natura sempre più artificiale, conflitti per le risorse ma anche le risorse stesse usate come mezzi per guerre "che si autofinanziano" con i "diamanti insanguinati" o il coltan o il legname, dall’Angola, alla Liberia, alla Sierra Leone, al Congo-Zaire.

Eppure, l’asprezza e la fermezza delle denunce non vira mai verso la disperazione; man mano che si legge delle popolazioni aggredite per il petrolio o il gas dalla Nigeria all’Indonesia o per costruire grandi dighe dall’India alla Tailandia o per appropriarsi delle foreste dalla Cambogia alla Tanzania, cresce lo sdegno, ma cresce anche la convinzione che la resistenza non solo è giusta ma è possibile e che le alternative esistono, incarnate nel coraggio e nella saggezza delle persone e dei gruppi che si saldano tra azioni locali e reti globali.

Quest’ultimo è uno tra i tanti aspetti che danno valore a questa raccolta: pur serbando la vivacità e l’immediatezza dell’informazione giornalistica (vari capitoli si rifanno alle note e alle interviste che Marina Forti va pubblicando da anni sul "manifesto"), ogni caso è ricostruito con grande attenzione sia per lo sviluppo nel tempo – per cui l’episodio che "fa notizia" viene immerso in una narrazione di più lungo periodo che ne inquadra la complessità – sia per l’articolazione delle parti coinvolte, con una documentazione accurata e ampia citazione di fonti. L’apparato delle note diventa così un contributo prezioso di informazioni che fanno scoprire quanti gruppi agiscano e interagiscano tra Sud e Nord del mondo, in un’interconnessione che dà a ciascuno di essi maggiore conoscenza e maggiore forza e rende possibili quei progetti di sviluppo rurale "equi, sostenibili e giusti, basati sulla partecipazione delle comunità" di cui parla Medha Paktar, la Signora di Narmada che dà il titolo al libro. 

C’è bisogno che ricordi come all’improvviso siano spuntati come funghi mille strumenti finanziari per scommettere sull’acqua, mille proposte o mille fondi di investimento, magari qualche venture capital, visto che l’acqua è una novità assoluta nel panorama mondiale?

Ogni nostro atto di investimento dovrebbe tener conto di come i nostri soldi vengono utilizzati da altri, come foraggiano multinazionali o imprese che depredano oggi il mondo degli altri, piano, piano, lentamente ma inesorabilmente anche il nostro mondo e il nostro futuro!

 

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13 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 5 Aprile 2009 at 15:44

Lo stesso discorso vale per l’energia, la libera energia, nonostante i tromboni girondini che compongono la tua vecchia ciurma.

Ti seguo da tempo in silenzio, o capitano mio capitano.

Albatros

utente anonimo
Scritto il 5 Aprile 2009 at 16:19

Curioso come una parola possa essere elogio o insulto.

Maledetti sanculotti…

Il Cuculo

utente anonimo
Scritto il 5 Aprile 2009 at 16:53

Oggi ho letto l’email del Capitano Andrea -Una Realtà Fantasma-; Andrea ma quando potremmo stare un pò tranquilli con questo mondo della finanza??? 2010-11 o 12.
Io vorrei starmene un pò tranquillo, trovare un posto dove parcheggiare i pochi risparmi, e se riesco godermi un pò la vita.

Condivido molti punti sull’ultimo articolo -Acqua…patrimonio dell’umanità- ma voglio un pò tranquillizzare e non polemizzare con Albatros #1.
L’acqua piove gratis anche dal cielo, si può accumularla per lavarsi e per usi agricoli ed in estate, quando non piove; ed in inverno quando fà freddo…la Natura Riposa. Se poi vogliamo mangiare le fragole a natale, l’uva a febbraio e l’insalatina fresca tutto l’anno la dobbiamo pagare.

L’acqua da bere dovrebbe essere un diritto tutelato dalle leggi dello Stato (IO posso produrmela da solo, l’acqua potabile), credo sia meglio concentrarsi su questo punto….l’ACQUA POTABILE deve essere un DIRITTO.

Buona Domenica a tutti.

SD

utente anonimo
Scritto il 5 Aprile 2009 at 18:05

AL DI LA DELLA POLITICA (quindi ancora piu indegno)……..IO MI VERGOGNO .

SCANDALOSO
pensa che figura ci fanno tutti gli italiani

http://www.youtube.com/watch?v=ZaEw_9ph6BU

maat

utente anonimo
Scritto il 5 Aprile 2009 at 19:07

Andrea, quando scrivi “ma essere il primo paese europeo e il terzo al mondo dietro solo gli Emirati Arabi e il Messico fa una certa impressione!”

Non si capisce bene per quale variabile siamo i terzi nel mondo. Il costo dell’acqua al litro?

Puoi specificare meglio?

Grazie
Marco

Scritto il 5 Aprile 2009 at 19:54

Intendo nel consumo procapite di acqua in bottiglia …..Marco.

Andrea

utente anonimo
Scritto il 6 Aprile 2009 at 07:28

Non solo.
PEr il #6 ricordo che Berlusconia si trova abusivamente nel G8.
Quando si parla di stato di diritto , libertà di informazione, fiscalità generale e via andare i paesi con cui fare i paragoni non sono quelli occidentali, ma i sottosviluppati.
Come paesi esportatori, il nostro prodotto migliore e inviadiato è la mafia.
Guardiamo la realtà dei fatti.

Per il Capitano, alle volte mi chiedo, qual’è la tua fonte di inesauribile speranza …e a parte la fede non riesco a darmi risposta.
Saluti.
Matteo

Scritto il 6 Aprile 2009 at 17:55

Matteo non è solo la fede, ma anche una infinita speranza nell’umanità, quella di ogni giorno, quella che non fa rumore, quella che ancora è capace di sorprenderti, non guardare solo il marcio guarda oltre, guarda a tutto il bene che l’ umanità sa produrre, donare, costruire!

Credo che l’essenza stessa della vita, tutti i nostri discorsi, tutti i nostri progetti, all’improvviso diventano un mistero, un mistero che deve fare il conto con il senso della vita stessa, quando all’improvviso un uragano, un terremoto mette fine a tutto quello che abbiamo costruito e la Natura ci riporta alla nostra dimensione!

Non ci resta che il silenzio, il rispetto per questa tragedia che oggi ci colpisce da vicino ma che ogni giorno colpisce il mondo, terremoti umani che distruggono i sogni degli uomini e la loro dignità!

Credo che abbiamo solo questa vita, non ci resta altro da lasciare, conta solo ciò che lasceremo…..e alla sera della vita ciò che conta è avere amato!

Andrea

Scritto il 21 Novembre 2009 at 19:01

Acqua e informazione[..] Se mai qualcuno avesse bisogno di comprendere come ogni istante della nostra vita dipende da interessi economici e politici di dimensioni rilevanti ecco che …. l’acqua è una «necessità umana fondamentale», ma non un &laquo [..]

Scritto il 21 Novembre 2009 at 19:01

Acqua e informazione[..] Se mai qualcuno avesse bisogno di comprendere come ogni istante della nostra vita dipende da interessi economici e politici di dimensioni rilevanti ecco che …. l’acqua è una «necessità umana fondamentale», ma non un &laquo [..]

Scritto il 21 Novembre 2009 at 19:01

Acqua e informazione[..] Se mai qualcuno avesse bisogno di comprendere come ogni istante della nostra vita dipende da interessi economici e politici di dimensioni rilevanti ecco che …. l’acqua è una «necessità umana fondamentale», ma non un &laquo [..]

Scritto il 21 Novembre 2009 at 19:01

Acqua e informazione[..] Se mai qualcuno avesse bisogno di comprendere come ogni istante della nostra vita dipende da interessi economici e politici di dimensioni rilevanti ecco che …. l’acqua è una «necessità umana fondamentale», ma non un &laquo [..]

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