TEMPESTA VALUTARIA ALL'ORIZZONTE!

Scritto il alle 09:30 da icebergfinanza

artimilan.com

Dalla tempesta perfetta, scatenata dal semplice battito della farfalla subprime, attraverso un’incredibile correlazione di crisi che la storia non aveva mai conosciuto in passato sino a giungere ad una possibile e potenzialmente devastante crisi valutaria.

Come se non bastasse la correlazione sistemica di questa crisi, l’incredibile ed insostenibile volo del dollaro, del franco svizzero  e dello yen, figli di fenomeni irripetibili quali il rimpatrio di capitali e la fine della leggenda del "carry trade" anche PAUL_KRUGMAN incomincia a parlare della "madre di tutte le crisi valutarie".

Abbiamo già visto come la speculazione ha affondato il fiorino ungherese di oltre un 30 % facendo lievitare all’inverosimile nello spazio di un solo mese, i mutui casa contratti in valuta estera e precisamente in franchi svizzeri, come siano in tensione tutte le monete relative ai paesi emergenti, e non solo ma Krugman giustamente sottolinea che oggi non si tratta di crisi asiatica o latino americana ma si tratta di crisi globale.

Dall’Argentina con le sue nazionalizzazioni dei fondi pensione alla Corea del Sud, passando per i paesi baltici sino a raggiungere la Russia, senza dimenticare la Nuova Zelanda e il Canada, un’onda deflattiva che investe anche le banche centrali da Israele al Kuwait, sino a giungere alla prossima riunione del FOMC dove il ribasso di 50 bp è assicurato.

La triste illusione della Fiaba del Decoupling mondiale, economie emergenti piccole e grandi insieme in grado di raccogliere temporaneamente il testimone americano raccontata dall’ ECONOMIST!, che evidenzia come la loro vulnerabilità si manifesta in tre modi, più volte sottolineati da Icebergfinanza:

a) esportazioni di beni e servizi subiranno la recessione globale ( come un boomerang ciò avverrà anche per gli USA che avranno una moneta di nuovo forte a contrastare l’unico salvagente del PIL oltre alla recessione globale, aggiungo io )

b) come pure le importazioni di capitali costringendo i paesi che hanno vissuto oltre i propri limiti a tagliare le spese.

c) mentre alcuni che invece sono in credito difficilmente vedranno soddisfatti a breve i propri bisogni. In questi paesi le banche sono a corto di dollari spesso rimpatriati anche se l’intero paese non lo è.

Interessanti considerazioni provengono inoltre da  Ambrose Evans Pritchard via TELEGRAPH dove con il titolo " Europe on the brink of currency crisis meltdown " si prospetta il rischio di una diffusione a tutto l’ex blocco sovietico ed una seconda e più pericolosa crisi bancaria nell’Europa occidentale.

Attraverso alcuni ricorsi storici si arriva ai più recenti dati della BIS, Bank for International Settlements che dimostra come le banche europee occidentali sono esposte alla bolla dei paesi emergenti con effetti spettacolari.

Se proprio vogliamo avere un serio ricorso storico basta ricordare quanto accadde alle "saving & loans" con i prestiti ai paesi latino americani, giusto per ricordare che la Storia è sempre puntuale.

They account for three-quarters of the total $4.7 trillion £2.96 trillion) in cross-border bank loans to Eastern Europe, Latin America and emerging Asia extended during the global credit boom – a sum that vastly exceeds the scale of both the US sub-prime and Alt-A debacles.

…..quindi per chi non l’avesse ancora capito si tratta di una somma che supera di gran lunga la portata del credito concesso ai mutuatari subprime ed Alt-A! Un primo assaggio si è già avuto con l’Islanda con 74 miliardi di dolalri di perdite.

Il FINANCIALTIMES è sempre puntuale nelle sue considerazioni anche grafiche…..

Europe_map

Non possiamo non ringraziare per la segnalazione, il nostro BarryRitholtz

Stephen Jen, currency chief at Morgan Stanley, dice che il crollo dei mercati emergenti è un rischio notevolmente sottostimato e rischia di diventare un secondo epicentro della crisi finanziaria mondiale questa volta in Europa, piuttosto che in America.

Austria’s bank exposure to emerging markets is equal to 85pc of GDP – with a heavy concentration in Hungary, Ukraine, and Serbia – all now queuing up (with Belarus) for rescue packages from the International Monetary Fund.

E se tanto mi da tanto, se la Austria’s bank è esposta per l’ 85 %  con Ungheria, Ucraina e Serbia …… la notizia di alcuni giorni fa che il gruppo UniCredit secondo un comunicato diffuso da Bank Austria, controllata da Piazza Cordusio,  avrebbe un’esposizione di 100 milioni di euro verso il sistema bancario islandese…..sarebbe solo l’inizio di un nuovo possibile contagio sistemico.

Le banche spagnole avrebbero prestato da sole all’ America Latina oltre il doppio degli USA solitamente primi creditori dei paesi latino americani, quindi il campanello d’allarme argentino non suona invano. In sostanza una nuova tempesta all’orizzonte che consiglio di leggere nei dettagli.

Anche Rodrik del Fondo Monetario Internazionale chiede misure immediate per evitare la madre di tutte le crisi valutarie con un possibile circolo vizioso nella disoccupazione e nel protezionismo. Questa crisi finanziaria non può essere affrontata dai paesi colpiti da crisi valutarie, vedi l’Islanda e di ieri la notizia dell’intervento del FMI a favore dell’Ucraina. Quindi il FMI dopo un lungo letargo dovra tornare ad agire come una mamma per tutti quelli adolescenti emergenti che non hanno avuto il tempo di crescere naturalmente.

Il tutto per evitare un triste ritorno del protezionismo uno dei sintomi e cause del protrarsi della Grande Depressione, barriere doganali e disoccupazione esponenziale.

Comunque vada quelle che furono le scelte della classe politica e delle banche centrali nella Grande Depressione, gli stessi errori probabilmente non saranno ripetuti ma nessuno puo escludere che altri errori verranno fatti, altri fattori di diversa natura interverranno in questa crisi.

Da tempo sostengo che questa crisi è nata dal mercato immobiliare e che la dinamica dei prezzi è essenziale per comprendere la profondità di questa crisi e la sua recessione. Sino ad ora concretamente si è agito sul ricordo della Grande Depressione, sul rischio sistemico, con un primo errore nel via libera al fallimento di Lehman Brothers, un mare di liquidità e sostegno incondizionato o quasi al sistema finanziario ed assicurativo, spesso dimenticando l’economia reale.

Via BigPicture questa vignetta esprime chiaramente ciò che sta avvenendo con il beneficio del dubbio, il dubbio che risolverà solo il tempo, solo la Storia……

080924_rescue_plan

 

by Clay Bennett , Chattanooga Times Free press 

Come scrisse sul Sole 24 Ore Carlo Bastasin ………

" Se sentite puzza di bruciato, avete probabilmente ragione. Una crisi finanziaria infatti è diversa da un incendio, perchè i pompieri finanziari, le autorità di governo e di vigilanza, pensano prima di tutto a salvare la casa anzichè gli inquilini"

Grazie ad un anonimo navigatore del blog, scopriamo che secondo il SUNDAY_TIMES  è in atto una radicale ristrutturazione degli hedge funds mondiali con il primis il   Highbridge Capital Management, che è a maggioranza di proprietà di JP Morgan Chase che ha intenzione di chidere alcuni hedge funds di minor importanza gestione insostenibile in questa crisi, notizia riportata anche dal TELEGRAPH.

Big names including Deephaven, Marshall Wace, Citadel Investment Corp, Lansdowne Partners, Third Point and Harbinger, have in recent weeks sustained losses of as much as 20 per cent in some funds.

Investors pulled at least $43bn (£25bn) from US hedge funds in September, according to TrimTabs Investment Research. This is nearly five per cent of the global sector’s estimated $2 trillion in total assets.

Part of the fall in share prices around the world is the result of hedge funds having to liquidate positions to fund redemptions as investors flee the asset class. Last week, Manny Roman, the co-chief executive of GLG, Europe’s biggest hedge fund, warned that thousands of hedge funds are on the brink of failure. He predicted that between 25 and 30pc of the world’s 8,000 hedge funds would disappear “in a Darwinian process’’, either by going bust or deciding that meagre returns are not worth their efforts.

Tempeste dagli hedge funds, tempeste valutarie, tempeste azionarie, tempeste emergenti sulle materie prime, è semplicemente incredibile come la " madre " di tutte le crisi  finanziarie della storia continui a partorire giorno dopo giorno una correlazione sistemica inimmaginabile.  What The Experts Are Saying cnbc

Sempre e solo su Icebergfinanza…….Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!

La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!

In settimana, per tutti coloro che sosterranno o hanno sostenuto il Blog un’interessantissima visione sull’orizzonte che ci attende, un’orizzonte di carattere fondamentale, alcune riflessioni e carte nautiche per tracciare le rotte future.

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29 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 09:36

Mi sembra di capire che gli USA è il tumore mentre i paesi emergenti le metastasi.

Max.

Scritto il 27 ottobre 2008 at 09:46

…ma non era l’Economist il principale teorizzatore del DECOUPLING?

E’ solo una delle molte cazzate che quella rivista ha “leveraged” durante questi anni.

Sarebbe bene tenerne conto quando si parla dell’Autorevole Stampa britannica…

Solo su una cosa il martello Economist ha ragione… il debito pubblico italiano…se questa classe politica da strapazzo, negli ultimi 20 anni, non avesse perso tempo in cazzate, oggi, l’Italia, con un rapporto debito/pil del 80% (ipotesi) sarebbe fortissima….

E invece abbiamo continuato a ciurlare nel manico…

Grazie per i tuoi post.
ciao

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 09:50

Buongiorno capitano,
vorrei porre una domanda molto semplice, e mi scuso se banale.
Chi è che sta vendendo a mani basse le azioni delle varie società, in special modo bancarie?
Dopo tutti questi ribassi non credo che i singoli risparmiatori abbiano la forza di vendere e far crollare i listini. Ed inoltre, chi sta acquistando tali azioni ?
Una buona giornata a te ed a tutti coloro che si trovano su questo veliero!

Massimiliano

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 10:49

perdonate la mia intrusione, ma vorrei capire, se tutto scende, ed il rischio sistemico si accentua, per noi italiani detenere liquidità è indifferente, il rischio è una svalutazione enorme della moneta?
cosa acquistare a protezione del proprio capitale, per favore non ditemi immobili!
grazie. pa

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 11:06

per #4,

non vedo rischi di “svalutazione enorme della moneta”, anzi andando incontro ad una probabile deflazione globale in seguito al crollo delle materie prime e al crollo immobiliare è probabile che vi sia una rivalutazione del potere di acquisto.
Per l’Italia l’unico caso in cui si verificherebbe quello che tu temi sarebbe conseguente ad una uscita dall’euro, ma francamente in questo momento mi sembra alquanto improbabile.
Quindi per chi ha liquidità, mio modesto parere, consiglierei di continuare a rimanere “liquidi”, distribuendo il rischio (c/c, etf cash, un pò di titolo di stato, un pizzico d’oro). Sconsiglierei solo i pronti contro termine perchè poco garantiti.
Quando la tempesta sarà terminata (non prima!) chi avrà conservato il gruzzolino potrà ricominciare ad investire saggiamente.

saluti, Marco

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 11:07

Se lo sapessi, cosa acquistare, magari lo sapessi; te lo direi volentieri.
E poi cosa si può acquistare con quattro euro, al massimo una bella riserva i cibo.

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 11:11

come si fa a sostenere il blog?

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 12:17

comunque il rischio inflazione esiste e viene segnalato anche dal FMI, non subito ma fra poco tutta questa liquidità immesa e garantita creerà per forza inflazione.
e poi per ridurre i debiti di stato fatti per salvare tutti si pagano solo con inflazione

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 12:20

Andrea non è giusto che dai le indicazioni solo a chi ha pagato, visto che non dai altre possibilità di pagamento se non la carta di credito.
Franco

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 12:36

Perchè tanta immissione di liquidità di solito porta inflazione? Rispondi a questa domanda, poi ragione sulla situazione attuale e riformula il tuo pensiero.

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 12:46

Caro Franco, una ricaricabile non si nega a nessuno… è gratis… e puoi sostenere Andrea…., coraggio !
Con simpatia Roberto65

Scritto il 27 ottobre 2008 at 12:51

Oggi finalmente sono a casa e quindi rispondo in diretta!

Non sarei cosi certo che la trappola dell’inflazione sia l’unica per estinguere il debito governativo o privato che sia, c’è anche un’altra versione, magari ne riparleremo.

Per quanto riguarda le indicazioni Franco, non sono indicazioni sono solo ” riflessioni ” a voce alta, nessuna indicazione operativa specifica. Ho già detto che per una questione di privacy non voglio lasciare un indirizzo bancario e inoltre nel link riferito al contributo vi sono altre possibilità. Detto questo il blog è da sempre aperto a tutti, alcune visioni all’orizzonte sono estremamente chiare, per chi le sa leggere, io non do indicazioni, io desidero avere lettori consapevoli di quello che fanno, che decidano autonomente dopo aver ben chiara la realtà e la mia soggettività non è verità assoluta anzi anche se sino ad ora ho saputo leggere alla perfezione le mappe nautiche, nulla impedisce che prima o poi possa vedere poco o nulla.

Inoltre si tratta di farsi anche una cultura finanziaria insieme, di crescere insieme e non solo nella finanza e nell’economia ma anche attraverso riflessioni che vanno al di là della “scienza triste” che scienza in fondo non è.

Icebergfinanza è a disposizione di tutti, nessuno escluso penso che non troverete da nessuna parte un oceano di dati ed informazioni, di analisi e ricerche cosi approfondite completamente a disposizione di tutti con i riferimenti delle fonti.

Torno a ripetere che oggi da oltre 16 mesi “CASH IS KING” sino a che questa onda non avrà esaurito la sua forza, pubblicamente avevo avvisato contro corrente in piena euforia da BAILOUTS governativi che ………

………….. per l’ennesima volta controcorrente, non vi sarà alcun rialzo o rimbalzo da questo crollo, non almeno sino a quando il mercato non avrà assorbito la prossima ondata di dati macroeconomici, non avrà assorbito le trimestrali che verranno, solo un immenso yo-yo collettivo che vedrà un probabile via libero non prima della fine del prossimo mese, una lunga ed infinita fase laterale.

Il tutto rigorosamente controcorrente quando alcuni parlavano di chissà quale rimbalzo e tutto condiviso gratuitamente!

Buona Giornata Andrea

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 13:59

Io però non riesco a trovarlo il link per contribuire.

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 14:32

Ragazzi non facciamo finta di non trovarlo, suvvia……..

https://www.paypal.com/it/cgi-bin/webscr?cmd=_flow&SESSION=589hrE1PvJgRD2OFMljgLxL-urutcD9f0LzgHvVaBJT1bukGWeOAg7S0Hae&dispatch=5885d80a13c0db1f38432c9462fe7313791b4c12e10393700300c8820f2d2c73

cliccando sul banner il tuo contributo ad icebergfinanza vi porta dritti alla meta.

Ciao Stefano

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 14:39

FMI :massa monetaria su base annua cresciuta dell’ 8,5%

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 19:05

http://www.independent.org/events/

MI PERMETTO DI SEGNALARE :
Lessons from the Poor: The Power of Entrepreneurship
Thursday, November 13, 2008
The Independent Institute and the Atlas Economic Research Foundation cordially invite you to attend an Independent Policy Forum made possible by generous funding from the John Templeton Foundation

Light Lunch: Noon • Program: 12:45 – 5:00 PM
Book signing to follow
Renaissance Mayflower Hotel
1127 Connecticut Ave.
Washington, DC (Map)
R.S.V.P. online or by calling 1-800-927-8733

Speakers
Alvaro Vargas Llosa
Alvaro Vargas Llosa

Senior Fellow, Center on Global Prosperity, The Independent Institute; Editor of the new book, Lessons from the Poor

Jorge Quiroga
Jorge Quiroga

Former President, Republic of Bolivia

William R. Easterly
William R. Easterly

Professor of Economics and Co-director,
Development Research Institute, New York University

Half the people in the world live on two dollars or less per day and roughly 600 million live on no more than one dollar per day. With thousands of international relief organizations, and billions of dollars in foreign aid, why do so many impoverished countries remain unable to grow their economies beyond mere survival? At this upcoming Policy Forum, Independent Institute Senior Fellow Alvaro Vargas Llosa, former Bolivian President Jorge Quiroga, renowned economist William R. Easterly, and a distinguished group of policy experts will examine the case studies from around the world in the new book, Lessons from the Poor: Triumph of the Entrepreneurial Spirit. The speakers will examine real-world examples of entrepreneurship and discuss why instead of redistributing existing wealth, governments should free the people of developing countries in order to create it.

This forum will follow the Atlas Freedom Dinner on November 12 and morning session featuring the 2008 Templeton Freedom Award winners on November 13. Details at http://www.atlasusa.org.

I. Lessons from the Poor: Noon–1:30 pm
Alvaro Vargas Llosa, Senior Fellow, The Independent Institute
Jorge Quiroga, former President, Republic of Bolivia

II. Global Free Market Empowerment: 1:30–2:45 pm
William Ratliff, Research Fellow, Hoover Institution; author,Vietnam Rising
George B. N. Ayittey, Distinguished Economist, American University
Fredrik Erixon, Director, European Centre for International Political Economy
Gabriel Gasave, Research Analyst, The Independent Institute

III. Enterprise-Based Solutions to Poverty : 3:00–4:15 pm
Daniel Cordova, Dean, School of Economics, Univ. of Applied Sciences (Peru)
Martin Simonetta, Executive Director, Fundacion Atlas 1853
Thompson Ayodele, Executive Director, Initiative for Public Policy Analysis, Nigeria

IV. The Power of Entrepreneurship: 4:15–4:45 pm
William R. Easterly, Professor of Economics and Co-director, Development Research Institute, New York University

Book

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 20:02

Grazie Andrea, ho effettuato una donazione (spero che serva affinchè tu possa continuare ad essere utile a tutti , ma proprio tutti ).
Ti leggo, anzi mi nutro da marzo 2008.
Vorrei chiederti quanto segue (non penso che sia un “consiglio ai naviganti” ) quando scrivi cash is king cosa intendi c/c ,Pronti contro termine , materasso, mattonella ec..
Scusa per l’intrusione
Grazie infinite.
Carlo

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 22:29

Capitano,
sabato ero a Cesena al seminario finanziario di Benetazzo, che come te viene tacciato di catastrofismo da 2 anni. Nonostante siate su 2 piani oggettivamente molto differenti rappresentate comunque 2 fonti importantissime di informazione finanziaria libera che stanno aiutando moltissimo chi vi segue.
Sto cercando in ogni occasione di farvi conoscere in quanto ritengo che se poteste essere maggiormente conosciuti potreste gettare utilissimi salvagenti per tanti poveri naufraghi che come me si apprestano ad affrontare la madre di tutte le tempeste.
GRAZIE A TUTTI COLORO CHE AIUTANO LA GENTE COMUNE AD APRIRE GLI OCCHI.

ciao
TAMU

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 22:45

magari è il posto meno adatto per dire quello che dico ora, ma paragonare Andrea M. al signor Benettazzo non mi sembra una cosa corretta.
Un personaggio cerca la gloria, mentre l’altro no. Lascio a voi capire chi sia uno e l’altro.
Sono molto diversi, molto diversi.

(senza contare che il signor benettazzo predicava short sul SPMIB da 30000pt di indice, arrivammo a 45000, lascio a voi ogni considerazione).
Non credo esso sia un trader, ma credo che invece campi sul catastrofismo.

MM.

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 23:04

Non volevo fare paragoni, ho infatti anche specificato che sono su 2 piani molto differenti. Ciò che però li accomuna è che danno informazioni che spesso non vengono rivelate e spiegate alla gente “comune”.
Non voglio fare classifiche ma ogni persona che apre gli occhi alle masse ha il mio rispetto e la mia gratitudine.

ciao
TAMU

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 23:52

LONDON, Oct 27 (Reuters) – ETF Securities said on Monday the amount of gold it holds to back its Physical Gold exchange-traded commodity PHAU.L fell more than 7 percent in the week to Oct. 26.

The ETC now holds 1.453 million ounces of gold, down from 1.570 million ounces on Oct. 19, it said. Spot gold prices have fallen nearly 8 percent in the last week.

utente anonimo
Scritto il 27 ottobre 2008 at 23:58

per 20.
e’ solo la mia opninione, poi ognuno decida da se.
Ciao.
MM

utente anonimo
Scritto il 28 ottobre 2008 at 00:06

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?chkAgenzie=TMFI&id=200810271658133822

L’Euro non smette di deprezzarsi contro tutte le valute 27/10/2008Continua il trend ribassista della moneta unica europea contro il biglietto verde, ormai stabile al di sotto di 1,24 dollari con un minimo intraday di due anni e mezzo a 1,2335 dollari. La divisa europea soffre parecchio anche di fronte allo yen consolidandosi a ridosso dei 115 yen (con un minimo di sei anni e mezzo a 113,64 yen).

Le ragioni di questo deprezzamento sono imputabili ai timori persistenti riguardo la recessione e a movimenti di rimpatrio di fondi dall’estero verso gli Stati Uniti. Tuttavia, questo inizio di settimana l’euro è stato trascinato al ribasso dal crollo in ottobre dell’indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese tedesche. Una testimonianza in più della recessione che minaccia la prima economia della zona euro. L’ indice Ifo è infatti sceso a 90,2 punti dai precedenti 92,9. Il risultato è peggiore delle attese degli analisti, che avevano puntato su 90,6 punti.

Giovedì ci sarà un ulteriore indicatore dello stato di salute dell’economia con la pubblicazione della prima stima del prodotto interno lordo dell’America nel terzo trimestre, atteso in calo.

In un contesto di deregolamentazione degli scambi, con le tensioni sul mercato del credito, l’euro ha conosciuto un’importante volatilità sui mercati valutari con variazioni di molti cents in poche ore.

Sotto pressione anche le altre monete, con la sterlina che cala nettamente rispetto al dollaro e allo stesso euro, mentre lo yen e il franco svizzero volavano confermando il loro status di bene rifugio. “Finalmente le pressioni esercitate dai movimenti di liquidazione costringeranno le banche centrali a intervenire, per esempio acquistando la propria valuta, ma nell’attesa i movimenti di rimpatrio dei fondi (deleveraging) continuano a sostenere lo yen”, ha commentato un analista di Bnp Paribas.

Amerigo Francia

Andrea, noi europei stiamo proprio peggio degli americani,come ci lascia intendere MF?
Veramente la soluzione che ognuno sostenga la propria moneta risolvera?
E come faranno gli americani???
Continueranno a sfornare dollari?
grazie,buona notte a tutti i naviganti.

utente anonimo
Scritto il 28 ottobre 2008 at 00:46

http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=-1&CodArt=28094

La vendetta dell’Iri
Economia – lun 27 ott
dai Media
di Enrico Cisnetto
Tratto da cronache di Liberal del 25 ottobre 2008

C’è qualcosa di nuovo in Europa, anzi di antico. Il “proclama di Annecy”, la località in Alta Savoia da cui il presidente francese Sarkozy ha annunciato due giorni fa un piano di stimoli all’economia e la creazione di un maxi-fondo sovrano, ricorda più da vicino il “vecchio” Iri di Alberto Beneduce piuttosto che i vari fondi statali di oggi.

Il “fondo Sarkozy”, infatti, è difensivo e non aggressivo, mirando a sostenere i “campioni nazionali” piuttosto che a fare acquisizioni all’estero. Mentre i vari Temasek (Singapore), Cdb (Cina), Qia (Emirato del Qatar) che in questi ultimi anni hanno messo le mani su pacchetti consistenti di azioni dei più grandi gruppi bancari (ma non solo) occidentali, hanno come principale obiettivo quello di differenziare all’estero i proventi di risorse interne spesso legate alle commodities e alle risorse energetiche (quelli che una volta si chiamavano petrodollari).

Dunque, più che gli Emirati, il piano Sarkò ricorda molto da vicino quello a cui stanno pensando il ministro Tremonti e il premier Berlusconi: uno strumento gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, sotto il controllo del Parlamento, per dare al Governo il potere di coordinamento sulle imprese in difficoltà ed evitare che esse finiscano in mani straniere. Il quale progetto, a sua volta, si rifà quasi interamente all’Istituto per la Ricostruzione Industriale fondato a Roma nel 1933 da Beneduce e Menichella. Forse, allora, questa è l’occasione buona per riflettere in maniera non ideologica su quello che fu davvero l’Iri, nonostante alcuni eccessi e sviluppi deteriori di quel modello (i boiardi di Stato e il combinato disposto della socializzazione degli oneri e della privatizzazione dei profitti, tipici della sua ultima fase). Per molto tempo, infatti, esso rappresentò un unicum apprezzato e studiato all’estero.

Il “sistema Beneduce” aveva il fine di salvare il sistema bancario e industriale italiano paralizzato dalla crisi, prevedeva la separazione fra banca e imprese industriali, con la partecipazione diretta dello stato al capitale di controllo delle imprese (che sarebbero però rimaste società per azioni, continuando quindi ad associare, in posizione di minoranza, il capitale privato). La gestione di esse era improntata a un criterio rigidamente privatistico di efficienza regolata dal mercato. Inoltre lo Stato si riservava un ruolo di indirizzo dello sviluppo industriale, ma non di gestione diretta: infatti, non si trattava di un processo di nazionalizzazione, ma di una serie di interventi finalizzati al salvataggio e al sostegno finanziario di singole imprese, o, in qualche caso, alla creazione di nuove attività con cui i privati stentavano a misurarsi. Come nel “piano Sarkozy”, l’Iri aveva inoltre accesso al risparmio privato tramite l’emissione di obbligazioni. Ma, accertate le somiglianze, è bene dire che il progetto francese è oggi innovativo soprattutto perché prevede di costituire in tutta Eurolandia una serie di fondi gemelli che dovrebbero coordinarsi in chiave difensiva verso l’estero. Questo è il punto che lo ha reso subito indigesto alla Germania.

Sulla carta, il no tedesco sarebbe motivato dalla contrarietà di questo piano ai diktat di Maastricht su libera circolazione e libertà di stabilimento. In realtà, a Berlino non piace assolutamente l’iper-attivismo dell’Eliseo, deciso a dotare l’anarchica Europa di un “supergoverno economico” fuori dagli schemi comunitari formali al cui vertice ci sono la Commissione e la Bce. Ma il “nein, danke” di Berlino dispiace molto, perché quella francese è la più intelligente proposta neo-keynesiana arrivata in tempi recenti da una capitale Ue. Proposta che affronta senza ipocrisie la sfida dimensionale a cui le decotte economie nazionali del Vecchio Continente sono sottoposte da almeno un ventennio. È inutile e dannoso continuare a pensare in termini di interessi e di campioni nazionali, se – Italia per prima – non ci rendiamo conto che la sfida è quella di creare dei player in grado di confrontarsi sugli scenari globali. La ricetta – l’unica – è quella di creare dunque “più mercato” e “più Stato”.

Più mercato nel senso di allargare la concorrenza, proseguire nelle privatizzazioni e liberalizzazioni, aumentare la tutela del risparmio e la trasparenza degli scambi con regole più stringenti. Più Stato, nel senso di più Europa. Un’Europa che deve essere intesa non solo come “buco nero” delle in-decisioni, come regolatore sovranazionale non calato nel locale, ma che deve diventare un grande centro propulsore di strategie e politiche (economiche) verso l’interno, e al contempo attore in grado di poter contare di più nella riscrittura della governance globale, punto quest’ultimo su cui è evidente la necessità nel momento in cui lo stesso paradigma del capitalismo internazionale deve darsi nuove regole del gioco.

Ben vengano dunque il piano Sarkozy e il suo “gemello” piano Tremonti. E speriamo che riescano a vincere il neo-euroscetticismo della Germania: di certo, da parte francese si insisterà non poco, in sede del prossimo vertice Ue del 7 novembre e del G20 di Washington del 15 novembre. Ma, comunque vada a finire, è bene sapere che, per trovare le radici di queste “innovative” proposte, più che a Singapore o a Dubai, tocca guardare all’Italia degli anni Trenta, e a quella del boom economico.

utente anonimo
Scritto il 28 ottobre 2008 at 07:14

mi fa iacere vedereche si stà rivalutando l’iri, che a mio modestissimo parere, fu un’opera meritoria, poi come spesso succede in italia, rimasta vittima delle sanguisughe di stato.
Il tempo rivaluterà anche il Romano Prodi, persona seria, competente, ma che ingenuamente pensava che con gli imbecilli, di destra e di sinistra, si può ragionare.
Ruggero

utente anonimo
Scritto il 28 ottobre 2008 at 08:32

Mah, visto il disastro che hanno combinato con i prodotti strutturati Comuni, Province e Regioni prima di fare “giocare” i politici con la finanza ci penserei due volte.

Mas

utente anonimo
Scritto il 28 ottobre 2008 at 09:22

Al commento #24 non era mia intenzione far finta di non vedere. Semplicemente non riesco a trovare nessun banner con riferimento alla possibilità di dare un contributo. Il link riportato nel commento mi da errore, e neanche guardando il sorgente della homepage ho trovato riferimenti a paypal, forse è un problema del mio browser o della mia miopia.

Scritto il 28 ottobre 2008 at 10:26

Grazie MM ho molto apprezzato il tuo intervento che mi permette di sottolineare che Icebergfinanza o meglio Andrea è solo uno di Voi in navigazione su questo veliero.

Non amo la luce dei riflettori, amo le cose semplici, amo la mia famiglia ecco perchè molto probabilmente non sarò mai un personaggio pubblico.

Come avrete sicuramente notato non amo urlare e se c’è qualcosa che Voi avete regalato a piene mani è quel senso si rispetto, di civiltà e talvolta di democrazia che si respira su questo veliero.

Grazie ancora!

Inoltre vorrei condividere l’impossibilità mia di rispondere a tutti è semplicemente impossibile, purtroppo i giorni sono composti di 24 ore ed io a parte alcune occasioni spesso scrivo di sera tardi o di notte e faccio veramente fatica a gestire la posta, ciò non toglie che leggo tutto ciò che è possibile.

Sino a quando potrò, continuerò a condividere ogni momento con Voi, in particolar modo i miei ” Mondi Alternativi “.

Per quanto riguarda l’aspetto finanziario ed economico credo sia importante inanzitutto la consapevolezza, la conoscenza, la libertà di decidere, sapere dove vanno i nostri risparmi, per il resto resta sempre e comunque a disposizione il Casinò.

Chi mi segue da tempo assiste in riva al fiume al dissesto di questo sistema finanziario con i propri risparmi al sicuro, quindi oggi è il tempo della riflessione per investire c’è ancora molto tempo.

Andrea

Scritto il 30 ottobre 2008 at 00:47

I paesi emergenti in PRIMIS Russia usciranno forti dalla crisi, intanto sono convinto che nei prossimi mesi PETROLIO supera i 100$, Oro i 1000$, euro 1,50.

La crisi è solo all’inizio, l’incendio acceso dall’avidità umana questa volta distruggerà il sistema degli ultimi 20 anni, il risultato sarà il PROTEZIONISMO……

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