IL RITORNO DEL FANTASMA DELLA STAGFLAZIONE!

Scritto il alle 06:19 da icebergfinanza

 

 http://www.comlongon.com/output/haunted_suite.asp

Per i puristi accademici non esistono vie di mezzo, non vi può essere stagflazione o deflazione contemporaneamente men che meno una ….Stagdeflation!

Eppure se ci fermiamo per un attimo a riflettere in America è in corso un terribile deflazione nel mercato immobiliare, unitamente ad una persistente inflazione che anche dal lato " core " preme sul potere di acquisto con energia e alimentari in un trend probabilmente secolare.

Ierii l’indice S&P Case Shiller non ha concesso dubbi, è sceso del 9,1 % mese su mese con il più grande declino in vent’anni e noi tutti sappiamo cosa significhi una caduta delle quotazioni immobiliari per il consumatore americano e per l’oceano di prodotti strutturati costruiti sulla grande bolla immobiliare.

Robert Shiller ideatore del S&P/Case Shiller Home Price Indices:

“We reached a somber year-end for the housing market in 2007,” says Robert J. Shiller, Professor at Yale University and Chief Economist at MacroMarkets LLC. “Home prices across the nation and in most metro areas are significantly lower than where they were a year ago. Wherever you look things look bleak, with 17 of the 20 metro areas reporting annual declines and the remaining three reporting flat or moderate growth rates. Looking closely at these negative returns, you will see that 14 of the metro areas are also reporting record lows and eight are in double digit decline. The monthly data paint a similar picture, with all metro areas now reporting at least four consecutive negative monthly returns.”

Case_shiller_december_2007

thank to BIGPICTURE

Contemporaneamente sono aumentati del doppio delle aspettative i prezzi pagati dai produttori americani spinti verso l’alto da energia, alimentari e farmaci.

Questo bel grafico pubblicato su BIGPICTURE testimonia il cambiamento di clima!

Jan_08_ppi

Se a questo aggiungiamo un crollo della fiducia dei consumatori ai minimi di cinque anni

Se vogliamo credere a coloro che nonostante la realtà dei dati, vedono esclusivamente un atterraggio morbido per l’economia, una crescita minore allora aggiungendovi le pressioni inflazionistiche o le prospettive d’inflazione abbiamo la più classica delle stagflazioni. E’ la stagflazione attuale simile a quella degli anni ’70.

Secondo Paul_Kasriel in un suo articolo apparso su Safen Haven è un pò prematuro parlare di similitudini con il 1970 in quanto vi fu una brusca contrazione globale della produzione di petrolio e quando vi è una grave contrazione e probabile che anche il PIL in termini reali ne risenta. Il prezzo del petrolio sale accellerando il fenomeno della Stafgflazione.

Oggi aggiungo io, vi è in contemporanea un’evidente tensione dal lato delle soft commodity oltre alle materie prime in generale! Inoltre in America vi erano sindacati potenti in grado di influenzare le prospettive di inflazione attraverso la richiesta di aumenti salariali  che erano la regola. Ecco quindi per quale motivo la BCE non interviene con una riduzione dei tassi, visti gli innumerevoli contratti in scadenza in tutta Europa e in particolare in Germania che potrebbero ulteriormente alimentare l’inflazione.

In sintesi l’ennesima arma a doppio taglio dell’inflazione, che non permette ai redditi dipendenti di adeguarsi alle pressioni del costo della vita.

Kasriel termina infine con una importante considerazione che pongo alla Vostra attenzione, relativa al potenziale esplosivo contenuto in una eventuale ulteriore caduta del dollaro:

"  In sum, I believe that talk of the U.S. economy entering a 1970s-type stagflation now is premature. Rather, this looks like a regular run-of-the-mill end-of-cycle type of stagflation. Now, if the dollar were to go into a steep descent, it is possible that oil producers would sharply cut back their output in order to raise the dollar price of oil in order to compensate for the declining purchasing power of a barrel of oil due to dollar depreciation. But we are not there yet. "

Noi tutti sappiamo quanto il dollaro stia prendo su quota 1,50 una quota che se oltrepassata non potrà lasciare indifferente le banche centrali con la possibilità che possa scatenarsi una tempesta valutaria. 

Un crollo del dollaro porterebbe i paesi produttori a ridurre drasticamente la produzione con conseguente aumento del costo del petrolio a compensazione della perdita di potere di acquisto. Non ci siamo ancora arrivati, ma ormai tutti sappiamo bene come lo scorso anno la caduta del mercato immobiliare era contenuta, in contagio inesistente e l’economia su solide fondamenta.

L’intenzione dell’Opec di ridurre l’output produttivo e le tensioni tra Venezuele e Stati Uniti hanno dato il via alla nuova fiammata del petrolio e se penso alle parole del premio Nobel all’economia Lawrence Klein vi confesso che mi vengono i brividi:

«L’America non corre un rischio immediato di recessione, la nostra è infatti un’economia di guerra dove, per esempio, la caduta verticale dei prezzi immobiliari può essere compensata dalla domanda di armamenti e nell’occupazione delle nostra gioventù al fronte».

Questa è una triste realtà, una realtà che viene da una scuola di pensiero spesso presente nella quotidianità delle scelte politiche che riguardano le nostre vite.

Le quotazioni energetiche sono inoltre sommerse da uno tsunami di carta finanziaria che modificano la realtà, anche se, i problemi strutturali restano.

Nel frattempo anche all’interno della Federal Reserve incominciano a crescere i dubbi relativi alle pressioni inflazionistiche in atto, evidenziati dal recente_discorso del governatore della FED di Philadelphia, Charles I Plosser che si pone un interrogativo:

While I would like to believe that, over time, these two rates should be converging on average, I am concerned that the data are suggesting that core inflation rates may not be as indicative of underlying or trend inflation as we might have thought. My conclusion is that we need to look at both measures of inflation– headline and core– since it is not clear which one is telling us the most about underlying inflationary pressures. As a consequence, I was very much in favor of the FOMC beginning to include forecasts of both core and headline inflation in our quarterly forecasts.

……mi preoccupa il fatto che i dati suggeriscono che i tassi d’inflazione core non possono essere indicativi della tendenza dell’inflazione sottostante come si sarebbe potuto pensare. La mia conclusione è che abbiamo bisogno di guardare ad ambedue le misure dal momento che non è chiaro, quale delle due ci segnala le pressioni inflazionistiche.

Come dice John Mauldin, THE_MUDDLE_TROUGH_FED!

One last paragraph of Fed speak and then we’ll move on, but this is important. It deals with their thoughts on inflation:

"Regarding risks to the inflation outlook, several participants pointed to the possibility that real activity could rebound less vigorously than projected, leading to more downward pressure on costs and prices than anticipated. However, participants also saw a number of upside risks to inflation. In particular, the pass-through of recent increases in energy and commodity prices as well as of past dollar depreciation to consumer prices could be greater than expected. In addition, participants recognized a risk that inflation expectations could become less firmly anchored if the current elevated rates of inflation persisted for longer than anticipated or if the recent substantial easing in monetary policy was misinterpreted as reflecting less resolve among Committee members to maintain low and stable inflation.

"On balance, a larger number of participants than in October viewed the risks to their inflation forecasts as broadly balanced, although several participants continued to indicate that their inflation projections were skewed to the upside."

In sostanza non vi è una posizione univoca all’interno della FED, come sappiamo in particolare Bernanke e il suo vice Kohn sono più orientati a combattere i rischi di una minor crescita e un crollo dei mercati azionari.

Noi tutti sappiamo che questo è l’anno delle elezioni presidenziali e forse nella scelta tra inflazione e recessione, la FED ha scelto la recessione in quanto questa colpisce tutti indistintamente, mentre l’inflazione erode il potere di acquisto della classe media forse poco presente nei pensieri di una parte politica.

Concludo questo post ben consapevole che l’argomento avrebbe bisogno di una maggiore riflessione ma come scritto sul Timesonline di Londra …

"When sorrows come, they come not single spies, but in battalions,” said Claudius in Shakespeare’s Hamlet. Stagflation hadn’t been invented back in the Bard’s day, but, as with much of the man’s insights, his description of Ophelia’s desperate condition might well serve as a useful piece of modern economic analysis.

Quando incominciano i guai o i dolori essi non vengono come singole spie, ma a battaglioni interi come sembra essere questa incredibile crisi, composta non da una singola minaccia ma da un insieme di minacce che comprendono la recessione unitamente ad una accelerazione dell’inflazione.

 

 

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34 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 08:16

Cari tutti,
non sono d’accordo che “Un crollo del dollaro porterebbe i paesi produttori a ridurre drasticamente la produzione con conseguente aumento del costo del petrolio a compensazione della perdita di potere di acquisto”
Sono invece convinto che, trattandosi di inflazione da domanda, il prezzo del petrolio salirà anche se i produttori manterranno stabile la produzione. Due cose potrebbero invece farlo scendere:
1. Un forte incremento dell’ offerta
2. Una forte contrazione dei consumi, indotta o da una recessione o da un probabilmente improbabile cambiamento tecnologico.

Trovo irresponsabile il comportamento della FED, che sembra ostinatamente decisa in ossequio ai suoi padroni politici a tagliare i tassi (gli osservatori si aspettano un altro taglio di 50 bp il 18 marzo) nella speranza che penso vana di far levitare nuovamente l’aerostato dell’economia USA.

Credo che vedremo il dollaro scivolare verso il basso, e forse tra non molto il prezzo del petrolio sarà espresso in un’altra valuta (Euro) o in un paniere di valute. Gli Europei dovrebbero smettere di lamentarsi dell’Euro forte, che se pur penalizza le nostre esportazioni, ci permette di importare a buon prezzo le materie prime di cui abbiamo disperato bisogno.

Gli americani sono pieni di debiti, e dovrebbero abituarsi a vivere in un modo un po’ meno esagerato, per il bene di tutti. Peccato che siano la prima potenza militare del mondo, il che li rende (e non da oggi) assai pericolosi.

Guido

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 09:47

Andrea, è veramente possibile una nostra uscita dall’euro? Grazie.

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 10:09

caro Andrea,
volevo dare un messaggio a tutti coloro che si domandano perche’ a volte il mercato sale a fronte di dati negativi.
innanzitutto bisogna sempre considerare che non sta’ salendo un bel niente, basta dare un occhiata a i singoli titoli per vedere che i prezzi sono ben lontani dai massimi, in secondo luogo i prezzi delle contrattazioni non possono scendere tutti i giorni per sempre, ogni tanto si rialzano, per un infinita’ di fattori, bisogna sapere che ogni giorno flussi di acquisti sono inevitabilmente inseriti dagli ordini automatici (pac) piuttosto che dai fondi pensione, che ogni mese ricevono flussi in entrata a prescindere da ogni aspettiva di prezzi.
i secondo luogo ci sono gli speculatori, che poter trarre beneficio devono a vendere allo scoperto e poi ricomprare o il contrario.
detto questo e’ chiaro che ogni giorno sul mercato ci sono compratori altrimenti sarebbe gia’ chiuso. tutti si domandano perche’ sale quando le cose vanno male, ma non si domandano perche’ anche quando venno bene i mercati a volte scendono, la dinamica dei prezzi di borsa non e’ una linea retta, cio’ che viene quotato non e’ omogeneo come il prezzo di ogni materia prima, per cui mentre la tendenza e’ evidentemente a ribasso, a volte ci sono movimenti a rialzo e ci sono anche societa’ che crsceranno di valore nonostante tutto quello che sta succedendo e tutto quello che succedera’.
in terzo luogo nel mercato, dove il flottante non supera il 20/30% delle capitalizzazioni, quasi quotidianamente avvengono operazioni di finanza staordinaria, acquisizioni fusioni buy back etc etc, che posso influenzare gli indici.
la borsa non e’ poi cosi’ irrazionale, irrazionale e’ il comportamento di molti investitori, soppratuttuo piccoli, che vanno controcorrente, ammaliati dai report delle banche o case d’affari.
l’economia come dice tu e’ veramente messa male, il trend di borsa e’ nettamente in ribasso, se poi c’e’ qualche rimbalzo, ci sta.
il problema serio e’ che se cadessimo nella stagflazione, non sarebbe della borsa che ci dovremmo preoccupare, perche’ in un economia impostata sul terziario, non avremmo i presuppposti fondamentali per uscire dal guado come e’ avvenuto negli anni 80.
il problema e’ talmente complesso che nessuno oggi e’ in grado di tracciare la rotta per uscirne.
saluti
Mariano

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 11:25

caro mariano, la tua tesi è giusta ,ma di solito si sale quando una o + notizie possono essere interpretate in maniera positiva,
e allora dimmi ieri cosa c’era di positivo:
petrolio oltre i 100
dollaro oltre l’1,50
commodity soft prezzi record
prezzi abitazioni in frenata
prezzi alla produzione oltre l’1%
boh………….
tornando al nostro capitano ,ieri ho trovato questo reperto storico nel quale si criticano le sue idee che mi sembrano(x la freschezza) appena sfornate:
19-11-05, 23:45 #6
yoris
accetto solo YEN

Data ingresso: May 2003
Messaggi: 3.694
Popolarità: 42949677 e dopo il mitico Benetazzo ecco a voi l’ultimo arrivato, Andrea Mazzalai

Andrea Mazzalai

per la serie edizioni IL CORVO NERO

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 11:28

e dopo il mitico Benetazzo ecco a voi l’ultimo arrivato, Andrea Mazzalai

Andrea Mazzalai

per la serie edizioni IL CORVO NERO

questo è il commento che non si è incollato prima

maat

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 11:42

ma xkè non incolla?????????
comunque dicevi:
NON E’ FORSE CHE DIETRO AL COSIDETTO CORE INFLAZIONISTICO CHE SALE COSI POCO,NONOSTANTE IL PETROLIO LA FACCIA DA PADRONE , SI NASCONDA UN PICCOLO STRISCIANTE ACCENNO DI DEFLAZIONE? .I MULTIPLI DI GOOGLE , I PROBLEMINI DI GENERAL MOTORS UN GIORNO SI- UN GIORNO NO , LA BOLLA IMMOBILIARE , IL VOLO APPENA INCOMINCIATO DELL’ORO, LE DIFFICOLTA DEL VECCHIO CONTINENTE E NON ULTIMO L’ENORME DEBITO PER LE GENERAZIONI FUTURE CHE QUESTO MODO DI FARE ECONOMIA STA CREANDO NON DOVREBBE FAR PENSARE , FAR RIFLETTERE?
ragazzi era il 2005!!!!!!!!!!

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 12:32

per maat. tecnicamente la notizia positiva di ieri e’ il buy back di IBM per 15 mld di euro.
non so dove andranno a prenderli, ma questo non e’ il problema
Mariano

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 15:57

Nonfermatevi al banale…solo sui siti Reuters guardate un po’ proprio ieri che ha detto Greenspan negli Emirate Arabi…. says dollar peg ‘needs to go’…per cui triliardi di petrodollari…..

http://archive.gulfnews.com/articles/08/02/26/10192824.html

da Simbad

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 17:46

taglieranno il tasso di altri 50 punti base… e arriviamo a 2.5%

Gli restano solo altri cinque tagli prima di arrivare allo 0% ;)
Ma ovviamente dovranno fermarsi molto prima, attorno al 2% al massimo, altrimenti andranno su tassi effettivi negativi.

L’america va a rotoli, e la crisi la si vede tutta in questo baratro di 2,75% punti percentuali tagliati via dal tasso ufficiale di sconto in poco più di otto mesi.

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 18:14

forse il giorno 29 Febbraio ci sarà il vero ’29. casca anche di venerdì.

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 18:19

però intanto le borse salgono, Dow Jones uguale e S&P solo -5% da 1 anno a questa parte ( http://www.euroinvestor.it/Stock/Index_International.aspx )

forse tutta questa crisi sta già passando, visto che le borse anticipano il futuro.

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 18:26

Tagliano di 100 punti base a Marzo, questo è sicuro dopo quello che ha detto Bernanke e visto i dati terribili di oggi.
La fina degli Usa è la stessa del Giappone anni 90 con in più l’inflazione.
Saluti
Gio

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 18:50

Nella storia forti fenomeni di stagflazione si sono avuti solo in presenza di importanti shock dell’offerta (73/74=guerra del Kippur,
79/80= rivoluzione Iraniana).
Qui, al limite, ci sta uno shock negativo della domanda, legato alla crisi Usa e globale ( non credo gli emergenti possano trainare la crescita se gli Usa vanno in recessione) ,che dovrà avere effetti deflattivi.
Morale: la domanda di commodities e di petrolio è gonfiata dalla speculazione; è una domanda di carta (anche la casalinga di Voghera oggi compra futures sul petrolio,etf crb, etc sul gas naturale, succo d’arancia congelato ! etc).
Se i futures tornassero alla funzione per cui erano stati creati (proteggere gli operatori del settore e non dare nuovi strumenti agli speculatori) non credo ci troveremmo dove siamo.
Ma la domanda di carta come viene va….

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 19:20

Ma in situazioni simili è giusto che le borse salgano? qualcuno ha dei grafici che ne so, degli anni ’70, per vedere se anche lì c’era un andamanento similare?

Scritto il 27 febbraio 2008 at 19:44

Risponderò a tutti in un post domani o al massimo venerdì, ma vorrei ringraziare Mariano per la sua esemplare semplificazione della razionalità/irrazionalità dei mercati.

Nel frattempo i dati di oggi e le parole del buon Bernanke sono come il miele che scende sulla speranza, quella speranza, quell’illusione che questa volta sarà pur sempre la stessa favola, con il lieto fine della politica monetaria.

Per aprire gli occhi ci vuole tutta la vita. Vedere accade in un lampo”…

Cari compagni di Viaggio non me ne ero accortop ma oggi abbiamo doppiato il ” IL CAPO DI BUONA SPERANZA ” 200.000 contatti per un’avventura indimenticabile!

Auguri a tutti nuovi e vecchi lupi di mare di questo fantastico veliero!

Andrea

Scritto il 27 febbraio 2008 at 20:31

qui c’è un documento con dei dati sull’andamento negli anni ’70

https://entry4.credit-suisse.ch/csfs/research/p/d/de/publikationen/media/pdf/ebr_0207_boersencrash_it.pdf

ma sarebbe da confrontare dei grafici, con anche l’inflazione, che io non ho.

Scritto il 27 febbraio 2008 at 21:54

scusate, il link è sbagliato. Cmq non mi sembra che i periodi di inflazione e bassa crescita siano il clima ideale per le azioni.

utente anonimo
Scritto il 27 febbraio 2008 at 22:46

Grande Capitano,
ho appena letto quanto di seguito riporto: “Alla domanda su che cosa devono fare i consumatori per fronteggiare l’inflazione in aumento, Bini Smaghi ha consigliato loro “di guardarsi meglio intorno e di spendere con più attenzione”.

Ora io, Capitano, Ti chiedo se a bordo e’ permesso portare un poco di marujana: prometto che e’ solo per uso personale!
Tu avevi avvertito su questo ricatto in un Tuo recente post; non voglio fumare per la notizia in se’, quanto per la reazione inesistente che si avra’ da parte delle persone, sicuramente perse in qualche Grande Fratello, che se non saranno letteralmente alla fame non si muovono! Infine, Capitano, voglio fumare anche in onore di un’intera classe politica italiana, da cui uscisse uno a denunciare che l’inflazione gia’ presente e’ frutto delle politiche monetarie delle Banche Centrali, e che se il grano aumenta e’ anche perche’ si stampano sempre piu’ soldi. Hai ragione Capitano; in giro ci sono milioni di persone che veramente soffriranno per tutto cio’……gli altri si dovranno preoccupare di un Ipod in meno.
In attesa di risposta, si avvertono i gentili passeggeri che non si fuma a gratis; insomma donate qualche canna al Capitano, poco ciascuno ma in tanti.
Saluti da Canna al Vento

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 09:13

vi do i link del grafico sul dj dal gen.1971 al gen. 1982, la cosa curiosa e’ che a distanza di 11 anni il punto di partenza e’ uguale a quello di arriivo nonostante un inflazione cumulata di oltre il 100%. in mezzo c’e’ di tutto.
Mariano

http://it.money.msn.com/investor/charts/chartdl.aspx?PT=11&showchartbt=Ridisegna+grafico&compsyms=&D4=1&D5=0&DCS=2&MA0=0&MA1=0&CP=1&C5D=1&C5=1&C6=1971&C7D=1&C7=1&C8=1982&C9=0&CF=0&D7=&D6=&symbol=%24US%3AINDU&nocookie=1&SZ=0

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 10:29

ma se il dollaro si indebolisce, non è ora probabile che per fermare la svalutazione intervengano le banche centrali comprando valuta americana, specie quelle asiatiche che sono ricche di cassa (solo quella cinese mi pare che ha 1.000 mld di dollari di riserve)?

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 11:32

Vorrei sottoporvi alcune riflessioni sulle Borse e sui mercati azionari.
Le quotazioni dei titoli azionari sono condizionate ed influenzate dalle aspettative future dei risultati aziendali. A sua volta i movimenti dei titoli modificano le aspettative degli investitori, influenzando con i trend al rialzo o al ribasso le operazioni ed i i volumi degli investimenti.
A questo punto vediamo chi crea ed influenza le aspettative ? Risposta : l’nformazione finanziaria.
Chi fornisce e controlla tale informazione ? Le Banche, Società di rating, le Corporations, le Lobbies, i Governi (intesi come parte politica al comando), i cosidetti Guru finanziari, gli investitori istituzionali, i mass media (Editori, giornali, televisioni) e tutte quelle persone che lavorano nel settore, i cosidetti esperti. A questo punto mi chiedo queste persone dicono la verità ? Le loro informazioni sono basate su dati oggettivi o invece cercano di inluenzare i mercati in base ai loro interessi ?
Vorrei sentire l’opinione del capitano.
Giancarlo

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 11:36

suggerisco di leggere, se già non l’avete fatto, il commento di Nouriel Roubini, che peraltro risale agli inizi del mese, e sintetizza efficacemente la situazione:

http://www.signallake.com/innovation/TwelveStepsToFinancialDisaster021108.pdf

Repubblica ne ha pubblicato una traduzione italiana:

http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/economia/euro-dollaro/dodici-tappe/dodici-tappe.html

Roubini ha già scritto un “seguito”, di cui sto cercando i riferimenti bibliografici

ad maiora

Gabriel

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 11:44

il successivo articolo di N. Roubini, citato sopra

http://www.rgemonitor.com/blog/roubini/242906

ad maiora

Gabriel

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 14:05

Per rispondere all’anonimo del post N° 20, le banche centrali dei paesi con forti riserve valutarie sono già piene di dollari. Le riserve cinesi in dollari sono superiori a 1000 miliardi di $, l’Arabia Saudita 800 miliardi, e il Giappone qualcosa di simile.
Il problema non è se continueranno a comprare $ ma se cominciassero a vendere i $ che hanno in mano………
Guido

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 16:31

Forse…le banche centrali di mezzo terzo mondo ormai troppo dollarizzate stanno swappando i dollari con l’oro per evitare perdite in conto valutario e ritrovarsi qualcose che difenda da una possibile inflazione….
Ciao a tutti Massimo

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 16:38

Piccolo poste per Canna al Vento..un kg di farina a prezzi attuali costa 0.31 Euro…un kg di pane oltre 10 volte tanto siamo poi sicuri che sia solo il grano a creare inflazione ? A mio avviso e’ la logica e’un’altra prima con 1000kg di pane al mese incassavo 2000 Euro (2 Euro al kg), poi la gente con meno soldi in tasca neha comprato meno diciamo 800kg allora per far tornare i miei 2000 ho alzato il prezzo a 2.5 Euro al kg, poi la situazione non poteva che peggiorare allora con 600kg di venduto ho dovuto mettere il prezzo a 3.35 al kg…credimi ho conosciuto tanti ristoratori che … tanto lavoro meno ma guadagno uguale….ma un e’una logica sana.
Saluti
Massimo

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 17:43

Toh, Bernanke si è accorto che c’è il rischio inflazione…

Mas

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 18:39

Caro Massimo,
i tuoi dati certamente rispondono al vero. Cosideriamo, pero’, che l’attegiamento dei panificatori e ristoratori risponde a una contrazione del potere d’acquisto degli utenti (dovuta all’inflazione), che di conseguenza comprano meno pane e vanno meno al ristorante. In sostanza, i panificatori hanno tamponato solo momentaneamente il loro problema, ma non hanno risolto il problema all’origine, cioe’ dei consumatori, che alla lunga (in un secondo momento) si riversera’ sui commercianti.
Cordiali saluti Canna al Vento
PS: w i panificatori

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 18:39

come vedete il dollaro a 2 euro non è così fantascientifico così come pensare a duna sua rapida estinzione (nel giro di due anni)

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 19:27

gli u$a sono un paese diabolico,prima di stirare le cuoia magari si inventano un’altra guerra o qualcosa di ancora più losco,com’è nel loro stile.Non mi fido tanto della morte fin troppo annunciata della loro economia e della loro moneta…

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 19:44

Ma questo Bernanke che ogni giorno da indicazioni contrastanti è il capo puparo o il capo di una armata brancaleone?

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 20:30

Ragazzi, in un modo o nell’altro andremo avanti lo stesso, magari risparmiando un po più che in passato (il cielo sa quanto sarebbe servito già da anni).
Forse cambieranno i padroni e i potenti, gli equilibri cambieranno, ma comunque se ne creeranno di nuovi. E vivremo con quelli.
Andiamo avanti un giorno alla volta e vediamo che succede.
Poi andremo avanti ancora,
Ciao a tutti, Fabio.

Scritto il 28 febbraio 2008 at 20:52

Sono di passaggio i miei bimbi devono prendere la rotta del sonno!

Caro Canna al Vento, la dolce Maria qui sul nostro veliero non serve, noi ci spariamo i tramonti di questa finanza creativa sognando albe ” alternative “.

Oggi il signor Fugnoli mi ha fatto girare il timone, ha definito il leggendario Nouriel Roubini come un ultras…. economista democratico.

Tempo fà se la prese con i blog telebani ma forse la gente dimentica il suo sfrenato entusiasmo per il ciclo economico, non più tardi della primavera scorsa!

Cosi scrisse lo scorso anno:

Non c’è nulla di più noioso, in questo periodo, che leggere gli elenchi di quello che potrebbe andare male in un futuro prossimo che altrimenti si presenta, in tutta evidenza, radioso e perfetto. Sono elenchi da disclaimer, sembrano scritti più dall’ufficio legale che da economisti o strategist…..

Insomma, non c’è una nuvola a cercarla. Il cielo è sereno a perdita d’occhio, fino alle montagne. Inutile negarlo……

Questi problemi riguardano in ogni caso il dopodomani. Da qui all’estate del 2008 bisognerà invece sfruttare al massimo il momento propizio………

Lo so non dovevo farlo in fondo Fugnoli scrive bene….. ma alle volte ci vuole proprio.

Ci sentiamo a presto!

Andrea

utente anonimo
Scritto il 28 febbraio 2008 at 21:51

Andrea non ti curar di loro ma scrivi e passa…di profeti del giono dopo ne son piene le pagine web…solo tu sei il Capitano
Massimo

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