ICEBERG IN VISTA! ( aggiornamento 29.08.07 ore 10.45)

Scritto il alle 00:52 da icebergfinanza

Nel gennaio di quest’anno quando decisi di aprire questo blog, innumerevoli erano le soluzioni per trovarvi un nome che potesse identificare questa mia nuova avventura. Spesso mi sono fatto prendere dalla frenesia di scegliere un nome tra quelli possibili per incominciare al più presto il nuovo cammino.

http://www.rifletto.it/italian/scienza.php?idnews=137

Iceberg, perchè no, un iceberg gigantesco affondò il TITANIC la nave ammiraglia, la nave indistruttibile, un misto di sottovalutazione e superficialità affondo il sogno di una nave ritenuta indistruttibile.

Quindi non più un cammino, ma una navigazione attraverso i mari della finanza e dell’economia, cercando di avvistare, con realismo, ogni iceberg che si fosse staccato dalla calotta polare.Iceberg che si stanno sciogliendo

Secondo Wikipedia l’iceberg è un grande pezzo di ghiaccio staccatosi da un ghiacciaio o dalla banchisa e galleggiante alla deriva nel mare. Il nome deriva dalla parola tedesca berg che significa montagna più la parola inglese ice: ghiaccio). In italiano, può essere chiamato isbergo (adattamento proposto dall’illustre linguista Bruno Migliorini) o anche, a seconda dei casi, montagna di ghiaccio, ghiacciaio galleggiante, blocco di ghiaccio, ghiaccione ecc. 

Poiché la densità del ghiaccio di acqua pura è di circa 920 kg/m3 e l’acqua di mare ha densità di circa 1025 kg/m3, il primo galleggia e circa il 90% del volume di un iceberg rimane sotto la superficie marina. È difficile immaginare le dimensioni della parte subacquea osservando la parte emersa. Questo ha dato origine alla dizione punta dell’iceberg per indicare un problema che in realtà e solo una piccola manifestazione di qualcosa di più vasto.

La massa di ghiaccio può durare a lungo e può facilmente danneggiare le lastre metalliche delle navi. Per questo motivo gli iceberg sono considerati un grave pericolo per la navigazione. Il caso più clamoroso di affondamento dovuto ad un iceberg fu il disastro del RMS Titanic il 14 aprile 1912

È difficile immaginare le dimensioni della parte subacquea osservando la parte emersa. Questo ha dato origine alla dizione punta dell’iceberg per indicare un problema che in realtà e solo una piccola manifestazione di qualcosa di più vasto.

 

Tempo fa vi ricordai che dopo le continue revisioni da parte delle agenzie di rating internazionali, revisioni che avrebbero portato ad un continuo ed inesorabile declassamento del merito di innumerevoli CDO, prima o poi sarebbe toccato anche ai CLO Collateralized Loan Obbligation e i LBO ovvero Leveragebyout in seguito al deterioramento dei rating delle aziende ed imprese, dopo anni di un oblio infinito, dove ogni percentuale di rischio default, aveva raggiunto i minimi storici.

Junk in charge

DEFAULT_RATES

 

"Più della metà degli emittenti degli Stati Uniti che hanno attualmente una valutazione  da Standard & Poor’s si classifica come “speculative”.(…) Il paradosso è che il tasso di difetto per il grado speculativo è al più basso livello degli ultimi 25 anni"

" La recente contrazione del mercato del credito indica che molti prestatori stanno rivedendo il concetto di rischio. Poichè rifinanziare diventa più arduo, i risultato sarà probabilmente un aumento nei default, specialmente se l’economia si indebolirà significativamente.

 

 

 

FT Home

 

 

 

In sintesi tutto cambia, nulla è per sempre, neppure il rischio default delle imprese americane.

Parallelamente alla " WINDOW DISCOUNT" alla finestra del tasso di sconto della FEDERAL RESERVE una novità in assoluto riguarda la nuova " WINDOW CREDIT CARD" ovvero la finestra di credito di ultima istanza nei confronti del consumatore americano.

 

 

 

"Per concludere, nessuno sta parlandone ancora, ma penso che il mercato presto incominci a rendersi conto che i prestatori della carta di credito essenzialmente sono diventati i prestatori del consumatore di ultimo ricorso. Poichè ai consumatori sono stati chiusi i rubinetti del MEW e dell’ipoteca, l’ultimo accreditamento disponibile è di plastica.

UN’ILLUSIONE_DI_PLASTICA!

 

Federal Reserve Statistical Release, G.19, Consumer Credit; title with eagle logo links to Statistical Release home page

Per quanto riguarda le dinamiche nell’utilizzo delle carte di credito e l’espansione del debito date un’occhiata al sito della FEDERAL RESERVE

CONSUMER_CREDIT

"I consumatori degli Stati Uniti stanno ritardando sui pagamenti delle carte di credito ad un tasso significativamente più alto che lo scorso anno, dimostrando come i problemi del mercato subprime degli Stati Uniti si stiano propagando anche ad altri debiti del consumatore.

CREDIT_CARD_DEFAULTS

 

Ecco ora alcuni passi dal post

IL_VOLO_DELL’AQUILONE_E_IL_FANTASMA_DELLA_STAGFLAZIONE

 

Ed intanto l’inflazione è quasi un ectoplasma nelle percentuali di un core che nasconde in tutto il mondo l’inflazione reale, l’inflazione percepita.

Un’inflazione che le parole di Janet Yellen, Governatrice della Fed di San Francisco ricordano correlata con la produttività del sistema americano in evidente difficoltà per le persistenti anche se momentaneamente lievi pressioni sui salari.

In un contesto macroeconomico mondiale, caratterizzato da un incremento dell’inflazione in molte aree del pianeta, particolarmente in America stà riaffacciandosi il fantasma della Stagflazione.
E badate bene dico Stagflazione per cercare di convincermi che il rischio di una violenta recessione sia solo nelle favole dei bambini, nel volo degli aquiloni senza filo.

Per Stagflazione, una parola derivante da stagnazione ed inflazione si intende quella situazione macroeconomica nella quale, la presenza del fenomeno inflativo si presenta accompagnato da una evidente fase di stagnazione economica.
Ora qualcuno di Voi potrebbe dire che attualmente con i tassi di crescita attuali, pur anemici, vi è solo un lontano sentore di stagnazione nell’economia americana con profitti record da cinquant’anni a questa parte.

Ovviamente anche l’ultimo dato relativo al Pil americano è ancora molto lontano da essere considerato come negativo, ma, se come gli ultimi dati rilasciati confermeranno, la prossima revisione probabilmente sposterà sotto l’1 % la crescita e quindi piano, piano ci avviciniamo ad una crescita per così dire recessiva.

Prima degli anni 70 non vi era mai stata traccia di questo fenomeno, un fenomeno particolarmente raro nato appunto sulla scia della grande crisi petrolifera scatenata dall’Opec. La stagflazione a differenza di ogni altra condizione economica è da ritenersi un pericolo evidente per la stabilità di un paese in quanto, la pratica di aumentare i tassi in maniera aggressiva per ridurre o combattere l’inflazione attuata in passato, specialmente negli anni 80 dall’ allora presidente della FED Paul Volker, portò il paese in recessione.
Questa politica si rivelò in seguito una vera e propria Waterloo!

I casi ora sono due. O l’economia e l’inflazione viaggiano di pari passo e quindi l’inflazione è realmente così bassa e sotto controllo come ci viene comunicata, proponendo allora il pericolo di una sana “recessione” che potrebbe trasformarsi in deflazione, oppure la stagflazione è il fenomeno adatto a spiegare la situazione in corso in America, con possibile esplosione dell’inflazione determinata da una pressione sui salari a partire dai paesi asiatici.

Certo che ci vuole un bel coraggio a definire in crescita o in ripresa un’economia dove le aziende “investono” i propri profitti in operazioni alle volte spregiudicate di M&A e in riacquisti di azioni proprie tralasciando o diminuendo gli investimenti produttivi.

Ora ormai manca solo il tassello relativo alla decelerazione della occupazione, che gli economisti prevedono per il prossimo trimestre, per completare il puzzle di questa tendenza negativa, alimentata da un eccesso di ottimismo che ha prima sottovalutato l’inflazione e contemporaneamente sopravvalutato le potenzialità curative del consumatore americano e della produttività del paese.

 

Perchè a distanza di mesi torno a parlare di STAGFLAZIONE!?

Bce: M3 a luglio +11, 7%
In tre mesi la massa monetaria e’ aumentata dell’11, 1%
(ANSA) – ROMA, 28 AGO – La massa monetaria M3 nei paesi dell’area Euro a luglio e’ cresciuta del 11,7% rispetto a luglio 2006. Nella media degli ultimi tre mesi la crescita e’ stata dell’11,1%. Lo rileva la Bce.

Nessuno può prevedere gli effetti dell’ingente immissione di liquidità nel sistema da parte delle Banche Centrali per arginare i CREDIT CRUNCH, dico nessuno in quanto si tratta di un evento straordinario, in alcuni casi non limitato nel tempo, che presuppone una novità assoluta sia per quanto riguarda l’evento, sia per quanto riguarda le possibili conseguenze sull’inflazione.

INFLAZIONE_E_SOTTOVALUTAZIONE

 
Notizia del 28 agosto 2007 – 15:38
Usa: calo record prezzi case
Nel secondo trimestre 2007 segnano -3,2%
 
(ANSA) – ROMA, 28 AGO – Ribasso record per i prezzi delle case negli Stati Uniti nel secondo trimestre 2007. L’indice, elaborato da S&P Case Shiller, ha segnato un calo del 3,2%. Su base annua, a giugno scorso si era registrato un calo del 3,5%.

Date un’occhiata a questa intervista a ROBERT J SHILLER

UNDERESTIMATE_HOUSING_MARKET

questa è la sua  HOME PAGE

Sino a poco prima dell’ apertura della " FINESTRA DI SCONTO " la preoccupazione principale della FEDERAL RESERVE era ed in sostanza resta l’INFLAZIONE!

Qualcuno sostiene ancora che ormai si tratta di un ectoplasma, un fantasma che aleggia nelle sedi delle Banche Centrali, che vivono il ricordo accademico della "GRANDE INFLAZIONE" degli anni 70/80.

Nulla riporta all’inflazione reale, alla vita quotidiana dove la gente comune combatte con una costante erosione del potere di acquisto. Forse a qualcuno dovrebbe essere segnalato l’imponente e prossimo aumento del latte e dei suoi derivati, del pane che in fondo è essenziale e che ormai assume dimensioni tali da non passarre innosservato.

"_NON_CI_SONO_STRADE_OBBLIGATE_SUI_TASSI_"

La pressione è enorme, sia per una riduzione dei tassi che per un suo sostanziale nulla di fatto, ma questo dimostra che in fondo l’INFLAZIONE e le sue prospettive non sono altro che una visione esclusiva delle Banche Centrali, sempre che non dimostrino continuando sul loro cammino rispetto alla politica monetaria che una "recessione" in fondo è meno pericolosa dell’esplosione dell’inflazione.

 

La cortina di fumo che avvolge la Cina ci impedisce di sapere la reale esposizione al fenomeno "subprime" ma non vi è alcun dubbio che buona parte del surplus del paese cinese deve essere stato investito in asset americani, basta ricordare l’investimento in Blackstone che dal giorno del suo ingresso in borsa a perso sino ad un massimo del 40 %

 da RGE MONITOR di Nouriel Roubini

How Exposed Is China’s Financial System to the U.S. Subprime Crisis?
Last Updated: Aug 28, 2007

blueNames[‘sub11’]=”how+exposed+is+chinas+financi”;

  • FT: Bank of China has $10bn of US subprime securities, an amount larger than any other Asian bank – relatively small losses expected given AAA rating and small exposure relative to bank’s capital
  • Bloomberg: bank losses on subprime to lead China to adopt a more conservative investment policy, slow the pace of capital account liberalization
  • Bank of China Bond Risk Falls as Subprime Worry Ebbs BLOOMBERG.COM 

    Continua nel frattempo a riempirsi " LA SALA DI RIANIMAZIONE DEL CREDIT CRUNCH " con l’ennesima vittima del nuovo fenomeno che va sotto il nome di " CONDUITS " o " SIV STRUCTURED INVESTMENT VEHICLE "

    Ora che il termine “veicolo di investimento strutturato„ si stà trasformando in una parola famigliare nel mondo della finanza, le preoccupazioni giornaliere che provengono dagli investimenti del mondo del credito nel mercato ipotecario "subprime" e per le perdite nei bilanci degli loro veicoli speculativi incominciano a preoccupare seriamente.

    In fondo oggi abbiamo un chiara risposta alla favolosa stagione dei profitti del mondo finanziario, CDO, LBO e SIV e chi più ne ha più ne metta.

    ANOTHER_DAY_ANOTHER_SUBPRIME_VICTIM

    Ecco ora uno splendido articolo apparso sul SOLE 24 ORE a firma MORYA LONGO che descrive in maniera piacevole il funzionamento di questi " veicoli strutturati"

    CONDUITS_&_SIV

    Quella «leva» che fa tremare le Borse

    «Datemi una leva, solleverò il mondo». Quando Archimede pronunciò queste parole, non sapeva che 2.200 anni dopo i mercati finanziari l’avrebbero preso alla lettera. E non sapeva che, nell’estate del 2007, proprio la leva – intesa in senso finanziario – sarebbe stata la causa di una crisi planetaria delle Borse. Crisi partita dai mutui americani subprime. Propagata sulle obbligazioni garantite dagli stessi mutui. Deflagrata sugli investitori che più utilizzano l’effetto leva. Esplosa tra le banche e infine sulle Borse. Tutto questo a causa di un poco archimedico effetto leva: sia a monte (cioè nei mutui), sia a valle (cioè tra gli investitori).
    Partiamo dai mutui. I finanziamenti subprime concessi negli Stati Uniti ammontano a oltre mille miliardi di dollari. Il 90% di questi sono stati "cartolarizzati", cioè impacchettati in alcune società-veicolo che hanno emesso obbligazioni (denominate Abs) garantite dai mutui stessi. Queste Abs, molto spesso, sono state a loro volta re-impacchettate in altri bond di seconda generazione chiamati – tanto per complicare le cose – Cdo. Già qui è un rompicapo. Ma l’ingegneria finanziaria è andata oltre, creando terze e quarte generazioni di mutui-bond, anche in modo "sintetico". Morale: pochi mutui sono stati impacchettati talmente tante volte che hanno dato vita a un mercato obbligazionario enorme, che oggi nessuno riesce più a stimare. Sono così stati moltiplicati i guadagni di chi li ha emessi. Ma anche i rischi, finiti tra gli investitori di tutto il mondo. Per questo la crisi americana dei mutui ha avuto un impatto violento anche in Europa e in Asia.
    Ma questa spiegazione è solo parziale: la leva l’hanno infatti utilizzata anche molti acquirenti dei bond. Insomma: i rischi, già moltiplicati a monte, sono stati moltiplicati ulteriormente anche a valle. L’effetto leva è stato utilizzato poco dai cosiddetti "Conduit" e molto dai "Siv": questi due nomi indicano speciali società-veicolo create dalle banche, ma tenute fuori dai bilanci delle banche stesse. La strategia d’investimento di questi veicoli è semplice: con una mano acquistano titoli con rating elevati, comprese le obbligazioni garantite dai mutui subprime; con l’altra mano prendono a prestito i soldi dal mercato, emettendo commercial paper, cioè bond a brevissima scadenza. E lo fanno per valori enormi: si tenga conto che a metà agosto le commercial paper di questi veicoli ammontavano a un totale di mille miliardi di dollari a livello mondiale.
    Già qui si nota il primo problema: questi veicoli s’indebitano a breve scadenza (le commercial paper vanno rimborsate ogni settimana o ogni mese) per comprare obbligazioni garantite da mutui di durata trentennale. È come se un’auto avesse un serbatoio in grado di contenere solo un litro di benzina, ma dovesse percorrere mille chilometri: dovrebbe ovviamente fermarsi ad ogni stazione di servizio. Ebbene: i Conduit e i Siv ogni mese devono rifinanziarsi sul mercato, cioè rifare benzina. E se si trova una stazione di servizio chiusa? Succede quello che è accaduto nei giorni scorsi sui mercati: non trovando più acquirenti per le loro emissioni di commercial paper (la benzina), questi veicoli hanno dovuto chiedere in prestito il denaro necessario per evitare il default alle loro banche sponsor. È così che le difficoltà dei veicoli si sono trasferite sulle banche, che si sono improvvisamente trovate in crisi di liquidità.
    Ma il vero problema è che i Siv usano l’effetto leva: per ogni euro investito scommettono – altra magia della finanza – su un ammontare di titoli molto maggiore. Secondo una ricerca di JP Morgan, i Siv più vecchi hanno un effetto leva di 12-16 volte, ma i più moderni arrivano a 40 o addirittura a 70 volte. Questo significa moltiplicare i guadagni, ma anche le potenziali perdite, per settanta volte. Arriviamo al punto: secondo una ricerca di Standard & Poor’s, questi veicoli hanno investito il 23% del loro patrimonio in mutui subprime americani.
    Ora si capisce come mai la crisi del mercato Usa dei subprime ha creato un tale effetto domino. È tutta colpa della leva: quel meccanismo che ha moltiplicato i guadagni (delle banche) quando tutto andava bene e che ha moltiplicato le perdite (di tutti) quando la situazione è peggiorata. Le difficoltà, ora, riguardano tutte le maggiori banche: le più esposte sul mercato dei mutui sono Lehman Brothers, Barclays, JP Morgan e Bear Stearns. Tutte queste, sostengono però gli esperti, hanno le spalle abbastanza larghe per far fronte alla crisi dei loro veicoli e dei loro hedge fund. Lo sforzo è grande, ma non insostenibile.
    E in Italia? Non sembrano esserci problemi come all’estero. UniCredit – scrive Morgan Stanley – ha un Conduit esposto sui mutui subprime in un totale di sei veicoli "ereditati" da Hvb. Se tutti questi veicoli non riuscissero contemporaneamente a finanziarsi sul mercato delle commercial paper qualche problema ci sarebbe: ma questo scenario è il più pessimistico possibile. Anche Banca Intesa ha un Conduit (Romulus).
    Morya Longo – Il Sole 24ORE

    Da oggi in poi questa "rubrica" dal titolo "ICEBERG IN VISTA" cercherà di evidenziare quelli che personalmente ritengo essere i maggiori pericoli, i maggiori iceberg che potranno costituire un potenziale pericolo per la nostra navigazione.

    Il post verrà continuamente aggiornato con data ed ora di riferimento. Per Vostra conoscenza lo ritroverete facilmente nei FEED.

    Ogni avvistamento, ogni vostra riflessione è importante per il resto dell’equipaggio.Comunicatela nei commenti.

    Nel disclaimer del mio Blog ho comunicato che in questo diario di bordo non si danno consigli operativi e così sarà sempre, ma permettetemi una considerazione. I prossimi giorni, i prossimi due mesi saranno decisivi e ogni dato, ogni notizia renderà  più chiara la navigazione.

    Se come penso ed ho più volte ribadito, si scenderà almeno sino ad Ottobre, i precedenti minimi verranno infranti sino a raggiungere quota 35300/35200 di S&PMIB. Ovviamente questo è il traguardo minimo di un movimento che ormai assume le sembianze di un vero e proprio cambio di trend.

     

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    6 commenti Commenta
    utente anonimo
    Scritto il 29 agosto 2007 at 10:41

    Capitano o mio capitano…

    L’analogia con il Titanic e’sorprendente, l’affondamento dello stesso non fu dovuto al solo enorme isbergo ma pure ad imperizia aime’ in tutto il sistema da chi stava al timone, a chi lo aveva costruito e progettato. Il centrarlo fu infatti solo l’ultimo evento, provare a centrarlo solo frontalmente, il che avrebbe provocato danni ma avrebbe danneggiato il gavone di prua, ed una volta che lo stesso fosse stato isolato gran parte dei compartimenti stagni della nave ne avrebbero impedito l’affondamento, il caso invece ha voluto che nel tentativo di evitare l’isbergo tutta la fiancata fosse esposta e tutti i compartimenti da prua a poppa furono danneggiati con mancanza di aree stagne e parti vitali della nave quali sala macchine allagate il destino del Titanic fu segnato.

    Ma soprattutto dopo la conta dei morti si istitui’un INTERNATIONAL ICE PATROL (forse leggiamo regolamentazioni degli Hegde Funds) si scopri che il Titanic stava andando ad un’ ECCESSIVA VELOCITA’ (Irrazionale Esuberanza dei Mercati Finanziari) che vi erano problemi di DESIGN (siamo proprio certi che i modelli matematici a cui ci affidiamo siano corretti) una MANCANZA DI SALVAGENTI (Moral Hazard) ERRORI DI COSTRUZIONE (i dati statistici che continuano ad essere rivisti, su cui basiamo le decisioni siamo certi che sono poi collegati alla realta’) forse allora come oggi tutti si stracciavano le vesti urlando EVENTO IMPREVEDIBILE, ma noi sappiamo che oggi come allora con un po’di buon senso come insegna il nostro capitano potremmo evitare di metterci in oceani ignoti.

    La lettura della storia al link ci puo’far capire che spesso le cause dell’affondamento sono molteplici non tutti apparentementi visibili, ma solo quanto stato fatto dopo salvo’ probabilmente altre vite.

    http://en.wikipedia.org/wiki/RMS_Titanic

    Massimo

    utente anonimo
    Scritto il 29 agosto 2007 at 13:57

    Un ulteriore considerazione….
    Il Titanic era ritenuto da tutti gli esperti inaffondabile .
    Insomma da tripla A

    Mario

    Scritto il 29 agosto 2007 at 14:54

    Capitano o mio capitano…..

    Caro Massimo, non posso nascondere che queste parole fanno scorrere un brivido nella mia schiena….l’ ATTIMO FUGGENTE un film grandioso interpretato da un attore formidabile che come stà scritto su Wikipedia…. il professor Keating (Robin Williams) insegna agli allievi a pensare con la propria testa e non farsi influenzare dal pensiero degli altri, l’anticonformismo.

    Non aspiro a tanto, io non sono un professore, non sono chissà chi, in fondo sono solo uno di Voi.

    Ma il messaggio del film è qualcosa di magico!

    In fondo forse il segreto è proprio questo, uscire dagli schemi è creare un proprio mondo rispettando quello degli altri, un mondo che ti rispetti per ciò che sei, per ciò che vivi!

    Splendida interpretazione dell’affondamento del TITANIC, Massimo, decisamente superiore a ….quella del capitano!

    Ciao Andrea

    utente anonimo
    Scritto il 29 agosto 2007 at 15:08

    Andera,
    grazie in verita’ mi pareva appropiato propio per questo, in quanto tutto sommato le analisi fatte, certamente contro corrente ma frutto di un ragionamento si sono rivelate corrette.

    Tra l’altro pure l’analogia tra economia e natura e’stata scopiazzata da un vecchio film “Oltre la Siepe” con Peter Sellers…

    Vista la richiesta di possibili avvistamanti ti farei notare che una delle due banche citate nel permette ora on-line di depositare somme di liquidita’ da impegnare a breve termine, anche a semplici risparmiatori…chissa’ se tra i vari disclaimer letti con troppa fretta possa venire il dubbio di comprare qualcosa di molto di moda in questi giorni.

    Saluti
    Massimo

    Scritto il 29 agosto 2007 at 20:48

    il massiccio e sconsiderato investimento in blackstone sottolinea che la cina è disposta ad accollare il costo di tutte le marachelle della finanza americana per evitare il tracollo dell’esportazioni e quindi dell’economia cinese

    utente anonimo
    Scritto il 30 agosto 2007 at 07:50

    Complimenti per il blog
    Lo seguo da qualche tempo e le riflessioni non sono mai banali. E’ tutto molto ben documentato e circostanziato senza essere pedante e anche lo stile è gradevole. La domanda che mi viene è : ma dove trova il tempo per fare tutto questo ?

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