IL FALLIMENTO DEL LONG TERM CAPITAL MANAGEMENT! Una leggenda, così lontana ma, così attuale.

Scritto il alle 14:45 da icebergfinanza

www.megghy.com/immagini/PS2/R/Risk_Global_Dom


ESISTE.LA.POSSIBILITA’.CHE.UN’ALTRO

LONG TERM CAPITAL MANAGEMENT possa affondare improvvisamente nel mare di liquidità e derivati che stà innondando i mercati globali?

In sintesi il fondo LTCM era un  Hedge Fund creato da premi nobel come Robert Merton and Myron Scholes ( quelli del famoso modello per calcolare il valore delle opzioni "Black and Scholes" ) e da un gruppo di trader soprattutto provenienti dalla Salomon Brothers.

Il modello BLACK.SCHOLES……………….. 

Ho come l’impressione che nelle istituzioni vi è una sempre maggiore presa di coscienza rispetto ai pericoli potenziali relativi alla mancanza di avversione al rischio, allo spregiudicato utilizzo della leva finanziaria e dei derivati in genere, ma nessuno vuole intervenire concretamente. Nel nostro piccolo abbiamo appena osservato come l’abuso nell’utilizzo di questi strumenti, si parla del caso di Banca Italease, sia un fenomeno generalizzato che presuppone la mancanza di realismo da parte di coloro che mettono in atto scommesse ad alto rischio.

http://www.bis.org/press/p070519.htm

http://www.bis.org/press/p070521.htm

http://www.newyorkfed.org/newsevents/speeches/2007/gei070515.html

Strumenti sempre più complessi,  prodotti strutturati, derivati CDOs CLOs che hanno finanziarizzato ogni attività economica, sono strumenti dei quali non si conosce i possibili effetti negativi, specialmente in un mercato che potrebbe conoscere un’improvvisa avversione al rischio. E che dire di un’eventuale ed improvvisa " chiamata di margine" per le innumerevoli scommesse a leva esistenti sui mercati finanziari, e del castello di CDOs a base "subprime" disseminati per mezzo mondo?

“Alcune categorie di prestiti dei beni immobili hanno avvertito la contrazione durante il quarto, mentre lo sviluppo in altre categorie è ritardato. I prestiti ipotecari residenziale delle istituzioni’sono declinati per la prima volta in tredici quarti, caduti da $6.5 miliardo (0.3 per cento), dalle linee domestiche di equità cadute da $2.6 miliardo (0.5 per cento) e dai prestiti di bene immobile assicurati dalle proprietà residenziali multifamiliari ribassanti da $1.1 miliardo (0.6 per cento). I prestiti della costruzione e di sviluppo del bene immobile si sono sviluppati da $16.8 miliardo, ma questo era il più piccolo aumento trimestrale per questi prestiti dal secondo trimestre di 2004.„

CDOs.Don’t.Ask,Don’t.Tell

Come esponenziale è il quadagno che questi strumenti permettono, non vi è dubbio che esponenziali saranno le loro probabili perdite, delle quali i mercati ne "socializzeranno " le conseguenze negative!

 

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4 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 8 giugno 2007 at 21:04

LTCM e Moral Hazard.
Se non ricordo male con il LTCM si scelse il salvataggio, si premio’ quindi il Moral Hazard ai possibili rischi che tale collasso avrebbe arrecato al sistema globale, per cui qualcuno forse si chiede perche’ questa volta non dovrebbe essere lo stesso.
Saluti
Massimo

Scritto il 8 giugno 2007 at 21:20

L’ azzardo morale (in inglese moral hazard) è in microeconomia, una forma di opportunismo post-contrattuale, causata dalla non osservabilità di certe azioni, che permette agli individui di perseguire i loro interessi a spese della controparte.
In parole semplici, semplici si tratta della “privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite”
Fosse sempre cosi credo che ognuno di noi andrebbe sempre più sereno a giocare al Casinò, tanto nella peggiore delle ipotesi ti ridanno indietro i soldi! Ma credo che al Casinò LTCM vi avessero puntato tanti di quei nomi blasonati e tante di quelle istituzioni che sarebbe stato un peccato far saper al mondo intero, di come fossero fessi anche ai piani alti della finanza!
Andrea

utente anonimo
Scritto il 10 giugno 2007 at 07:09

A proposito del tema… ricordo come pochi mesi orsono sia stata rimediata una buona figura da parte di una notissima agenzia di rating. Tra i criteri alla luce dei quali classificare alcuni istituti bancari (banche islandesi, in particolare) aveva anche considerato la elevata probabilità che, in caso di default, potesse esserci un intervento di salvataggio a livello governativo. In sintesi, quello che pensano i mercati è che si può insistere con il rischio all’infinito, tanto quando si arriva al dunque viene superman a salvare tutti (il Greenspan di turno ad azzerare i tassi… o cose del genere).
Cordialità e molti complimenti per gli argomenti trattati
Daniele

Scritto il 10 giugno 2007 at 21:38

Complimenti, per avere centrato in pieno l’argomento ricordando ciò che successe recentemente per i rating di numerosi istituti finanziari.
Certo che l’argomento della “Moral Hazard” è di attualità anche nel settore delle cartolarizzazioni, dove in America appena hanno incominciato a sentire odor di bruciato hanno impacchettato i rischi del mercato “subprime” trasferendoli a tempo di record nei mercati globali e purtroppo temo, anche in numerosi fondi pensione, quelli dai guanciali d’oro!
La saluto Andrea.

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