CROLLA IL PETROLIO: TREASURIES BLACK FRIDAY!

Scritto il alle 07:22 da icebergfinanza

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E venne il giorno della verità figlia del tempo, consiglio a tutti i gestori di affrettarsi, di approfittare di questo ” oil black friday” non per comprare petrolio, ovvero come afferrare un coltello che cade, ma per precipitarsi a comprare a sconto le ultime riserve di treasuries, prima che collassino definitivamente i rendimenti dei titoli di Stato americani, l’inflazione è morta è sepolta…

Scherzi a parte, non è servita neppure la più imponente manovra fiscale della recente storia degli Stati Uniti a far ripartire l’inflazione, figuriamoci il rimbalzo del gatto morto petrolifero!

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Ovviamente tutto ciò è nulla rispetto al leggendario crollo che nella seconda metà del 2008 portò in soli otto mesi, il prezzo del petrolio da circa 150 dollari a quasi 33, anche se la dinamica iniziale sembra la stessa.

Come potete vedere, al netto di qualche possibile rimbalzo, il petrolio è destinato ad arrivare vicino all’ultimo obiettivo di breve comunicato nell’ultimo manoscritto. Ricordatevi che siamo vicini ad un livello davvero importante!

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Le recenti dichiarazioni di Mario Draghi e di alcuni governatori della Federal Reserve, mettono una pietra tombale sulle speranze di qualche ingenuo sulla ripresa dell’inflazione e definitivamente spengono le idiozie di coloro che parlano di un sensibile rialzo dei tassi nei prossimi anni.

C’è una bellissima analisi del grande Lance, l’idea che il calo del prezzo del greggio sia un’incentivo economico è un’idea ormai superata, chi ci segue dal lontano 2008, sa quello che accadde durante la Grande Recessione…

Il grafico sottostante mostra i tassi di inflazione a 5 anni e 10 anni in correlazione rispetto ai prezzi del petrolio.

Anche i prezzi del petrolio tendono a guidare l’ampio ciclo economico. Il grafico seguente è una delle misure più ampie di tutte le attività economiche americane ed è composto da indicatori economici principali, indagini regionali sulla produzione della Fed, indagine sulle piccole imprese NFIB, ISM, CFNAI e Chicago PMI, un grafico spettacolare!

Come vi raccontiamo sempre, nel breve termine le danze le conducono loro, ma nel medio e lungo termine, siamo noi ad avere la meglio, con la realtà non si scherza, i nodi prima o poi vengono sempre al pettine.

Poiché la maggior parte dei dati economici a cui stiamo assistendo è in ritardo, e soggetta a pesanti revisioni negative, il crollo dei prezzi del petrolio suggerisce che le prossime relazioni economiche saranno materialmente più deboli di quanto attualmente previsto.

Un altro fattore di cui abbiamo sempre parlato è il debito, la deflazione da debiti, il settore petrolifero è uno dei più indebitati al mondo!

Negli ultimi anni, le compagnie petrolifere hanno sfruttato l’ambiente di tassi di interesse straordinariamente bassi per sfruttare al massimo le trivellazioni produttive marginali in pozzi di scisto…

Poiché le obbligazioni legate all’energia rappresentano circa il 15% dell’indice ad alto rendimento,  e con un numero considerevole di obbligazioni societarie sull’orlo della discesa al di sotto dei rating BBB nei prossimi mesi, l’impatto potenziale della caduta dei prezzi dell’energia  (una riduzione delle entrate )  e l’aumento dei costi di finanziamento è un potenziale doppio shock per un settore importante dell’economia.

L’articolo è molto lungo e dettagliato, ma vale la pena di leggerlo tutto, noi cerchiamo di fare una sintesi, soprattutto perchè si parla di dollaro…

Moody’s ha dichiarato:

Pertanto, dal punto di vista degli importi in dollari in circolazione,  il mercato delle obbligazioni societarie statunitensi investment-grade è ora più rischioso di quanto lo fosse prima di ogni recessione dal 1981 e forse tutte le precedenti recessioni verso la fine degli anni ’40 . La maggiore incertezza che circonda la sostenibilità della crescita degli utili societari ha influito negativamente sulla performance delle obbligazioni di medio e basso livello. Da settembre 2016 lo spread industriale di Baa a lungo termine è rimasto sopra i 200 punti base su base ricorrente “.

Tutti gli indici mondiali sono di fronte ad una settimana che si preannuncia come epocale per le sorti di breve termine, in quanto come ben sapete il medio e lungo termine è già segnato. Brexit, BCE, Francia, Italia ma soprattutto l’incontro del fine settimana del G20.

Draghi non può che gettare la spugna, la Fed non può che arrendersi davanti all’evidenza, sino a quando il Parlamento inglese non boccia l’accordo con l’Europa si può sempre provare a sognare, la carta straccia italiana racconta di un ipotetico accordo per ridurre dello zero virgola il deficit, Apple e Goldman Sachs non possono scendere all’infinito, il petrolio non può che rimbalzare, la popolarità di Macron non può scendere per sempre e le renne di Babbo Natale sono in viaggio, un rimbalzino è dovuto, ma sino a quando?

Da tempo ormai il mercato americano sta scambiando sotto la media mobile a 200 giorni, le prospettive sono decisamente ribassiste da qui sino almeno alla metà di dicembre, se Babbo Natale vive a Wall Street deve farsi vivo adesso, diversamente sarà Babbo Fatale!

Manca ancora la fase della capitolazione, le condizioni di ipervenduto estremo potrebbero produrre l’ultima fiammata, anche se il battito della farfalla della nostra araba fenice, non lasciano nulla di positivo da presagire…

Il tempo sta per scadere, un rimbalzino è lecito a questo punto ma se ci sarà si tratterà solamente di un’ultima occasione prima del grande reset!

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1 commento Commenta
stanziale
Scritto il 26 novembre 2018 at 19:37

Macroff? Chissa’…non ci sia un collegamento, tra le dichiarazioni di Trump di qualche settimana fa (la francia e’ sempre stata molto nazionalista), la successiva nascita dei gilet gialli, ed ora (sembra) i Rothschild francesi ,che pare siano stati costretti a cedere delle attivita’ fiduciarie, sia pure ai Rothschild inglesi e svizzeri…insomma sembrano andati un po’ in disgrazia. Loro, di cui Macroff e’ l’emissario.

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