TREASURIES: LA CALMA PRIMA DELLA TEMPESTA!

Scritto il alle 08:57 da icebergfinanza

Che vi dicevo, non passa neanche una settimana dalla benedizione del dollaro forte che il nostro Donald ad una festa privata per miliardari annoiati confida che non è molto contento del manichino che ha messo alla Federal Reserve Powell, il ragazzo non ubbidisce, lui vuole solo tassi bassi e non rialzi continui…

Lo aveva già detto recentemente alla CNBC che non era contento di Powell, lo ha ribadito ieri e i mercati hanno iniziato a crederci, soprattutto i nostri tesorucci…

Le motivazioni non sono solo macroeconomiche, nessuno crede a questo mondo delle meraviglie che l’economia americana si sta inventando, soprattutto loro, i bond vigilantes non credono per nulla al rialzo della parte lunga della curva, visto che ieri per l’ennesima volta il rendimento del trentennale è sceso sotto il 3 %.

Attenzione, ai prossimi giorni perché in troppo sono esposti dal lato più pericoloso della barca, anche se finché la barca va lasciala andare dicono loro…

Appunto in troppi stanno scommettendo da tempo pesantemente contro i titoli di Stato americano, troppi bagnarole stanno per schiantarsi sugli scogli della più possente organizzazione economico/finanziaria al mondo, tanti ingenui e fessi che non vedono l’ora di suicidare il proprio patrimonio, tra cui anche questo genio qua sotto, che ha scommesso per mesi contro i rendimenti dei titoli americani e ora ha una paura matta di finire male…

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Mentre come dicevamo il dollaro si prende la sua giusta pausa tecnica, l’oro come Machiavelli suggerisce da inizio anno, sprofonda, giorno dopo giorno, al netto di qualche rimbalzo del gatto morto…

Nel frattempo in molti hanno dimenticato la Turchia, ma non Trump…

“Penso che sia molto triste ciò che sta facendo la Turchia. Penso che stiano commettendo un terribile errore. Non ci saranno concessioni “, ha detto.

“Non sono affatto interessato. Non sono preoccupato Questa è la cosa giusta da fare “, ha detto, quando gli viene chiesto del potenziale danno ad altre economie.

Trump ha aggiunto:

“Mi piace la Turchia. Mi piace molto il popolo della Turchia. Fino ad ora ho avuto un ottimo rapporto con il presidente. Sono andato d’accordo con lui alla grande. Ho avuto un ottimo rapporto. Ma non può essere una strada a senso unico. Non è più una strada a senso unico per gli Stati Uniti “.

Turchia: da Qatar 15 miliardi dollari d’investimenti nel Paese
L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, ha annunciato 15 miliardi di dollari di investimenti diretti, sia bancari sia finanziari, in Turchia.

Non è la prima volta che il Qatar si mette al fianco del premier Recep Erdogan, è di pochi mesi fa, infatti, l’appoggio del ministro degli Esteri di Doha, riguardo ai posizionamenti in Siria da parte della Turchia. Il crollo della lira e la perdita del 40% della valuta rispetto al dollaro quest’anno ha così di nuovo dato input a questa vicinanza, un annuncio – quello dell’emiro- che ha fatto poi guadagnare alla lira intorno al 5% sul dollaro.

Il crollo della lira turca, già da luglio, aveva causato un aumento sui prezzi dei prodotti nei negozi, aumento che rischia di estendersi anche sui beni di prima necessità. L’intervento del Qatar potrebbe così imprimere un’altra direzione al cammino ‘nero’ intrapreso dall’economia turca in questi mesi.

Il sostegno del Qatar al paese della mezza luna, inoltre, costituisce un motivo in più di attrito con gli Stati uniti, verso i quali Erdogan ha appena annunciato il raddoppio dei dazi sui prodotti americani come automibili, alcool e tabacco mentre un tribunale ha respinto l’appello per la liberazione del pastore evangelico americano Andrew Brunson, altro argomento scottante al centro del braccio di ferro tra Ankara e Washington.

Neanche i presunti aiuti da parte della Germania aiutano la lira turca, perché in effetti la Germania non ha ancora intenzione di suicidarsi contro l’America di Trump…

Come riporta Mike Shedlock, Brad Sester ha un’analisi puntuale sui reali rischi che sta correndo la Turchia…

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Inquadrare le vulnerabilità della Turchia

Brad Setser incornicia le vulnerabilità della Turchia: alcune rime con la crisi asiatica, ma non una ripetizione

Esistono diversi modi per inquadrare la causa della recente crisi valutaria della Turchia.

Penso che l’accento dovrebbe essere posto sulle banche turche e sul loro ampio stock di debito estero. Le banche sono la ragione principale per cui la crisi valutaria della Turchia potrebbe trasformarsi in una crisi di finanziamento, che lascia la Turchia senza riserve sufficienti per evitare un grave default.

Mentre l’Asia offre i migliori paralleli, l’analogia con l’Asia è anche un po ‘fuori luogo. La Turchia ha, piuttosto miracolosamente, potuto usare i finanziamenti esterni in valuta estera per sostenere un boom interno dei prestiti in lire turche alle famiglie … qualcosa che le banche asiatiche non hanno mai fatto, per quanto ne so.

Il mistero finanziario in un certo senso non è il modo in cui le banche hanno prestato la valuta straniera alle imprese nazionali, è il modo in cui hanno usato i loro prestiti esteri in valuta estera per sostenere il prestito della lira turca.

Le banche turche detengono una quantità decente di capitale regolamentare. E tengono quel capitale in lira. Giusto. (…)

Ma tenendo tutto il loro patrimonio in lire anche se gran parte del loro finanziamento e prestito é in dollari, il rapporto capitale del sistema bancario cade mentre la lira cade

Le banche della Turchia hanno preso in prestito in valuta estera in parte per avere dollari da scambiare con le lire nel mercato degli scambi cross currency. Un dollaro preso in prestito o un euro scambiato in lire turche  è in effetti un finanziamento in lire, non un finanziamento in dollari, ma si presenta come un prestito in valuta estera nei dati sul debito estero. (…)

… il fatto era che gli swap in genere avevano una scadenza più breve rispetto al prestito in valuta estera sottostante. Obbligazioni quinquennali sono state emesse per raccogliere dollari. Ma poi i dollari sono stati scambiati con le lire su contratti di 3 mesi.

Il risultato è che le banche della Turchia hanno uno squilibrio a livello di scadenze sul loro libro contabile  in lire. Inizieranno rapidamente a subire perdite se i tassi di interesse interni saliranno troppo in alto, poiché hanno prestiti in lire a più lungo termine e finanziamenti in lire con scadenze più brevi.

Le banche avevano anche la possibilità di soddisfare il loro requisito di riserva in oro. Di conseguenza, la Turchia ha trovato un modo per rendere effettivamente disponibili i depositi in oro a sostegno dei prestiti alle famiglie (lasciando che l’oro sostituisca altre forme di riserve obbligatorie).

L’effetto netto è che le banche hanno un bilancio in valuta estera estremamente interessante, ma piuttosto complicato, con un insolito mix di vulnerabilità.

Allora, qual è la mia linea di fondo?

Semplice: dal punto di vista del bilancio, il rischio di una corsa al finanziamento in valuta estera delle banche pone vulnerabilità molto più ampie rispetto alle necessità di finanziamento del governo. Il governo, escluse le banche statali, ha quasi $ 100 miliardi di debito estero, ma meno di $ 10 miliardi in scadenza l’anno prossimo.

 Le banche hanno poco più di 150 miliardi di dollari di debito estero, ma oltre 100 miliardi di dollari n scadenza nel prossimo anno.

L’aumento del debito estero della Turchia nel 2017, che corrisponde a un aumento del disavanzo delle partite correnti della Turchia, ora sembra essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Setser conclude…

” Scommetto che le dinamiche in Turchia peggiorano prima di migliorare – nella maggior parte delle crisi, i creditori vogliono ridurre la loro esposizione, non solo smettere di incrementarle: il rischio sottostante di una grave crisi, rimane segnato da default sistemici, non solo da un deprezzamento epico “.

Ragazzi è la sintesi di una deflazione da debiti, ciò che vi racconto da anni, non c’è scampo…

DEFLAZIONE DA DEBITI: COSA POTREBBE ACCADERE

Nel frattempo sembra che si stiano tutti preparando alla fine del nostro Paese, non certo noi, anzi, noi non vediamo l’ora per dimostrare che sono tutte fesserie, tranne l’euro, quello si che è davvero fragile, fragilissimo…

Qualcuno nel frattempo ha suggerito a Moody’s di pensarci su bene due volte prima di ridurre il rating dell’Italia…

…ma tranquilli, forse questa volta il suggerimento è arrivato dall’alto!

Qui sotto grazie a Pippo, la prossima timeline per il nostro Paese…

State sintonizzati, non è finita non è affatto finita!

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3 commenti Commenta
reragno
Scritto il 21 agosto 2018 at 14:15

Ciao Andrea, quando hai l’occasione, ci faresti un resoconto ( dati permettendo ) degli investimenti dei più importanti fondi sovrani e un’analisi di come potrebbero impattare sull’economia le eventuali pesanti perdite generate da una discesa dei mercati azionari che prima o poi ci sarà? Grazie mille!

idleproc
Scritto il 23 agosto 2018 at 11:56

Secondo me è da leggere…

https://www.paulcraigroberts.org/2018/08/21/genocide-of-the-greek-nation/

E’ il punto verso il quale la vecchia classe diririgente per autoconservazione ci ha in parte portato ma è stata interrotta dalle scelte politiche del popolo italiano e che st oraa manovrando per far cascare il goveno o ridimensionarlo sulla loro strategia finire il lavoro.
Ovviamente non siamo i soli interessati dalla “procedura” in ambito europeo e globale.

Icebergfinanza presenta: ” Viaggio attraverso la tempesta perfetta “
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