TURCHIA: GREED!

Scritto il alle 07:25 da icebergfinanza

Noi questa volta partiamo da qui, dall’articolo del Sole 24 Ore, ma soprattutto dall’esposizione delle banche spagnole, una vera e propria follia con il consenso della vigilanza della BCE…

Un pensiero, un minuto di silenzio va in memoria di tutti coloro che si sono fatti attrarre dalle mirabolanti performance dell’economia turca e della sua lira, ma soprattutto in onore dell’ignoranza che dimostrano tutti coloro che paragonano l’Italia alla Turchia e suggeriscono che l’euro ci salva da qualunque rischio.

Noi suggeriamo solo che da tempo chi legge Machiavelli e i nostri clienti, sanno che bisognava stare alla larga dalla Turchia, Bei o non Bei, alla larga da mercati emergenti perché mister Greenback, il dollaro avrebbe sconvolto le loro economie.

Sul New York Times, lo stesso giornale che Erdogan ha usato per dare un’avvertimento a Trump…

“Le azioni unilaterali degli Usa nei confronti della Turchia serviranno solo a minare gli interessi e la sicurezza americani. Prima che sia troppo tardi Washington deve rinunciare all’idea che le nostre relazioni siano asimmetriche, e accettare il fatto che la Turchia ha alternative”.

Prendetevi tempo, leggetevi tutto questo articolo, la storia si ripete.

Chi pensa che in realtà si tratti dell’ennesima tempesta in un bicchiere d’acqua in pieno agosto, suggerisco di leggersi le ultime parole di Erdogan, che senza paura rilancia la guerra finanziaria…

Stanno cercando di fare con il dollaro ciò che non sono riusciti a fare con il colpo di stato.” Con queste parole il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è tornato ad attaccare gli Stati Uniti, che sanzionando la Turchia si sono resi responsabili del crollo della lira turca. “Abbiamo capito il vostro gioco e raccogliamo la sfida. Non ci fermeremo. Troveremo altre soluzioni al dollaro e continueremo a produrre”, ha dichiarato Erdogan a Trebisonda, città del Mar Nero, dove dinanzi ai propri sostenitori è tornato a definire la situazione “una guerra economica”. (…)

“La fluttuazione della lira turca è un complotto politico contro la Turchia, ma i turchi non si arrenderanno”, ha detto ancora Erdogan  tornando a rivolgersi agli Usa.

Sono bastate poche parole “È anche dovere degli industriali mantenere questa nazione in piedi, altrimenti metteremo in moto i nostri piani B e C ” per fare crollare ulteriormente la lira turca a livelli impensabili. Il piano C sa tanto da controllo dei capitali!

Trump “ha aumentato i dazi su acciaio e alluminio” ma la Turchia “è membro dell’Organizzazione mondiale del commercio” e questo “non fa parte delle regole del Wto”. Per questo “possiamo solo dire addio a chi sacrifica la partnership strategica con un Paese da 81 milioni di persone e un’alleanza di oltre 50 anni per legami con gruppi terroristici”, ha sottolineato Erdogan. “Hai il coraggio di sacrificare 81 milioni di turchi per un prete legato a gruppi terroristici?” 

“Daremo la nostra risposta, spostandoci verso nuovi mercati, nuove collaborazioni e nuove alleanze, a colui che ha intrapreso una guerra economica contro il mondo intero e incluso anche il nostro paese”, ha detto Erdogan.

Turchia: Erdogan all’attacco degli Usa

Qualcuno sorride, ma non c’è niente da sorridere e anche oggi qualcun’altro se ne accorgerà!

Questo signore, qui sopra Tim Lee, nel 2013 quando la lira turca era scambiata a 1,9 dollari ha predetto che sarebbe precipitata a 7,2 dollari, ieri ha sfiorato i 7,1 dollari!

L’euro dollaro ha sfondato quota 1.14 e si sta velocemente avvicinando all’obiettivo di Machiavelli che trovate negli ultimi due manoscritti, oltre ai trentennali americani che sono scesi di nuovo vicino a quota 3 %.

La rottura avvenuta sopra quota 1.15 è strategica, porterà con se molto dolore.

Un saluto particolare a tutti quelli che in questi mesi hanno prospettato la solita svalutazione del dollaro su obiettivi ridicoli, 1.30 o 1.40.

Lo spiegheremo in dettaglio nell’edizione di settembre, ma il prossimo obiettivo è l’ultima opportunità di uscita per tutti coloro che non credono alla nostra visione di lungo termine.

SOSTIENI IL NOSTRO VIAGGIO!

Ma torniamo alle cose serie…

Banche turche che prendono in prestito dollari per concedere prestiti ad aziende turche, economia che dipende sempre più dagli investimenti stranieri e similitudine non da poco con la crisi finanziaria asiatica del 1997, precisamente la Tailandia.

La solita storiella, nulla di nuovo, il debito societario in valuta estera è ai massimi di sempre, 5.500.000.000.000 di dollari, trilioni per gli amici e la Turchia si affida a tale debito in valuta estera più di ogni altro grande mercato emergente. Le obbligazioni societarie, finanziarie e di altro tipo denominate in valuta estera, in gran parte dollari, rappresentano circa il 70% dell’economia turca.

Visto che la memoria è corta è il mondo piccolo, sarà interessante osservare l’effetto domino sugli investitori americani che detengono circa il 25 % delle obbligazioni turche in circolazione e oltre la metà delle azioni turche quotate in borsa.

Ci sono mille Turchie la fuori, ovunque!

Risultati immagini per folla turchia

Il problema è sempre lo stesso il debito!

Il controllo dei capitali è l’ultima spiaggia per Erdogan,e il controllo dei capitali potrebbe scatenare il panico tra le banche spagnole e francesi.

 

Paul Krugman, scrive che questa non è la classica tempesta in un bicchiere d’acqua che i mercati si sono abituati a vivere... Partying Like It’s 1998

Per un po ‘di tempo, quelli di noi che hanno dedicato molto tempo alla comprensione della crisi finanziaria asiatica vent’anni fa, si sono chiesti se la Turchia avrebbe inscenato una rievocazione. Sono abbastanza sicuro, che è quello che sembra stia succedendo.

Prima di proseguire una domanda per tutti!

Come è stato possibile che le banche spagnole abbiano potuto esporsi per oltre 80 miliardi di dollari alla Turchia, un Paese la Spagna con banche essenzialmente colabrodo?

Semplice, le banche spagnole hanno fatto con la Turchia, quello che le banche tedesche e francesi hanno fatto con la Grecia, prestato denaro oltre la reale sostenibilità delle imprese e delle famiglie turche.

BBVA la prima banca spagnola, detiene circa la metà della terza banca turca, la Turkiye Garanti Bankasi,  che a sua volta garantisce circa il 15 % dei ricavi globali di BBVA, una banca che da inizio anno ha perso il 40 % del suo valore,  6,9 miliardi di euro è costata la partecipazione azionaria, più il crollo della lira turca, in sintesi quasi il 75 % dell’investimento è andato in fumo. Un miliardo ha perso Unicredit in Yapi Kredi.

Nessuna novità, bastava osservare i dati della Bank of International Settlements, all’inizio di giugno per sapere che le banche globali avevano prestato poco o meno di 200 miliardi di euro alla Turchia, da sole le banche spagnole oltre 70 miliardi più di un terzo! La Turchia ha il 33% aziende indebitate in valuta estera, non male mentre i tassi e i dollari salgono. Chissà dove era la BCE in questi anni, mentre faceva le pulci ai crediti deteriorati italiani.

SOSTIENI IL NOSTRO VIAGGIO!

Ma torniamo a Krugman…

Ecco la sceneggiatura: inizia con un paese che, per qualsiasi motivo, è diventato uno dei preferiti dai prestatori stranieri e ha sperimentato un grande afflusso di capitali stranieri per un certo numero di anni. Fondamentalmente, il debito così contratto è denominato in valuta estera, non nazionale (motivo per cui gli Stati Uniti, anch’essi destinatari di ingenti afflussi in passato, non sono altrettanto vulnerabili – prendiamo in prestito in dollari).

Nel fine settimana abbiamo assistito alla performance di numerosi professori, dotti, medici e sapienti residenti in America e Italia, quella particolare del ministro Moavero, quella spettacolare del profeta Fassino, sempre e solo nella stessa direzione…

Io me le immagino le banche estere che vengono in italia a prestare miliardi e miliardi di dollari agli italiani, alle imprese italiane.

Ad un certo punto, tuttavia, la festa finisce. Non importa molto cosa causi questo ” arresto improvviso ” del prestito estero: potrebbero essere eventi domestici, come la nomina di tuo genero a sovrintendere la politica economica, potrebbe essere un aumento dei tassi di interesse USA, potrebbe essere un crisi in un altro paese…

A noi interessano poco i motivi per i quali la lira turca è crollata, motivi economici, politici o altro poco importa, a noi interessa solo la realtà, dove siamo oggi.

Qualunque sia lo shock, prosegue Krugman, la cosa fondamentale è che il debito estero ha reso la tua economia vulnerabile a una spirale mortale. La perdita di fiducia causa la caduta della tua valuta; questo rende più difficile rimborsare i debiti in valuta estera; ciò danneggia l’economia reale e riduce ulteriormente la fiducia, portando a un ulteriore declino della valuta; e così via.

Debito estero dell’Italia…

Risultati immagini per gross external debt 2017

Fonte: World Bank

Ora seguitemi perchè su Icebergfinanza oltre che raccontare gli avvenimenti proviamo a rendere consapevoli i lettori delle fesserie che leggono sulla carta straccia italiana e anglosassone…

Il risultato è che il debito estero esplode in percentuale del PIL. L’Indonesia è entrata nella crisi finanziaria degli anni ’90 con un debito estero inferiore al 60% del PIL, approssimativamente paragonabile alla Turchia all’inizio di quest’anno. Nel 1998 il crollo della rupia aveva portato quel debito a quasi il 170% del PIL.

Come finisce una crisi del genere? Se non vi è una risposta politica efficace, ciò che accade è che la valuta cala e il debito misurato in valuta nazionale trascina tutti in bancarotta. A quel punto la moneta debole alimenta un boom delle esportazioni e l’economia inizia una ripresa costruita attorno a enormi surplus commerciali. (Questo potrebbe essere una sorpresa per Donald Trump, che sembra stia imponendo tariffe punitive alla Turchia come punizione per la sua moneta debole ).

C’è un modo per bloccare questo ciclo perverso,  dice Krugman? Sì, ma è difficile .Come funziona: fermi l’esplosione del rapporto debito / PIL con una combinazione di controlli temporanei sul capitale, per mettere un coprifuoco sulla fuga di capitali in preda al panico, e probabilmente il ripudio di alcuni debiti in valuta estera.

Tradotto controllo dei capitali e default parziale sul debito.

Nel frattempo, si imposta un regime fiscalmente sostenibile una volta che la crisi è finita. Se tutto andrà bene, la fiducia tornerà gradualmente e alla fine sarete in grado di rimuovere i controlli sul capitale. 

La Malesia ha fatto questo nel 1998; La Corea del Sud, con l’aiuto degli Stati Uniti, ha effettivamente fatto qualcosa di simile allo stesso tempo, facendo pressioni sulle banche per mantenere le loro linee di credito a breve termine. Un decennio dopo, l’Islanda ha fatto molto bene con una combinazione di controlli sui capitali e ripudio del debito (in senso stretto, rifiutando di assumersi la responsabilità pubblica per i debiti contratti dai banchieri privati).

Anche l’Argentina ha fatto un buon lavoro con le politiche eterodosse nel 2002 e per alcuni anni ha ripudiato in modo efficace i 2/3 del proprio debito. Ma il regime della Kirchner non sapeva quando fermarsi e tornare ortodosso, preparando il terreno per il ritorno in crisi del paese.

E forse quell’esempio mostra quanto sia difficile trattare con questo tipo di crisi. Avete bisogno di un governo che sia flessibile e responsabile, per non parlare della competenza tecnica sufficiente per attuare misure speciali e abbastanza onesto da portare a termine tale attuazione senza una massiccia corruzione.

Questo, sfortunatamente, non sembra valga per la Turchia di Erdogan. Certo, non sembra neanche valga per l’America di Trump. Quindi è una buona cosa che i nostri debiti siano in dollari.

Diciamo che Krugman ha finito il suo articolo con una fesseria, si sa, l’America è la fonte stessa delle crisi, lei e il suo dollaro, nessun problema per l’America è un mondo a se stante, prima lo capirete e meglio è!

Peccato che ora, come dice il nostro Lance, lo cose stiano diversamente da qualche anno fa, con la crisi greca…

Al momento non c’è nessuna Federal Reserve che può aiutare la Turchia, il dollaro farà davvero male ai Paesi emergenti, ad alcuni Paesi emergenti!

SOSTIENI IL NOSTRO VIAGGIO!

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 9.2/10 (11 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +9 (from 11 votes)
TURCHIA: GREED!, 9.2 out of 10 based on 11 ratings
20 commenti Commenta
laverita
Scritto il 13 agosto 2018 at 08:52

Buongiorno Andrea,
grazie x l’articolo.
Mi sfugge un aspetto: perché obbligazioni turche della BEI sono ritenute pericolose?
Il rischio dovrebbe essere legato “SOLO” al cambio e non all’emittente o sbaglio?

aorlansky60
Scritto il 13 agosto 2018 at 09:48

Nel contesto della crisi Turca appena aperta, ci sono dei particolari significativi a cui nessuno pensa, essendo tutti quanti gli analisti incentrati su temi economico/finanziari… parlo invece di temi geo-politici STRATEGICI :

la Turkey è membro NATO e questo lo sanno tutti;

in Turchia -cosa che non tutti sanno- sono stockate alcune decine di ordigni nucleari del tipo B61 standard NATO di fabbricazione americana, in basi militari aeronautiche gestite da personale americano comandato lì in stanza operativa; questo da almeno 50anni da quando cioè gli USA videro nella Turchia una posizione geo-politica fondamentale per la loro egemonia su scala mondiale, ed in particolare nel cruciale snodo medio orientale;

c’è da chiedersi che accadrebbe nel caso Erdogan monti la popolazione turca “alla crociata” anti USA, ovvero all’invasione di quelle basi militari… ecco con che cosa stà giocando l’amministrazione Trump in questo momento, le cui conseguenze dirette potrebbero essere pagate dall’Europa. C’è da augurarsi che l’escalation messa in atto non superi un certo limite.

gnutim
Scritto il 13 agosto 2018 at 09:54

grazie Andrea x l’analisi, molto interessante

magicx
Scritto il 13 agosto 2018 at 13:44

Sui mercati ciò che conta è spesso il timing. Le obbligazioni in lira turca scottano chi le ha in portafoglio da qualche mese ed è stato investito dall’incendio. In altri casi, con altre tempistiche, sono stati un buon affare. Purtroppo la bestia mercati è così. Pare che sonnecchi, poi ti sbrana.

idleproc
Scritto il 13 agosto 2018 at 14:49

aor­lan­sky60,
La vera “guerra” è interna all’Occidente tra una strategia globale criminale nella quale anche gli USA sono visti come nazione e popolo da demolire per la grandezza speculativa parassitsria degli oligopoli finarizzati globali e gente normale che pensa allo sviluppo delle forze produttive e dei rapporti tra i popoli.
In giro c’è anche un po’ di imperialismo asiatico che complica le cose, anche se in altra forma.
É chiaro che un Presidente USA con il MSM schierato contro in blocco e parte degli apparati, possa fare solo una politica azzoppata.

sherpa
Scritto il 13 agosto 2018 at 15:48

la­ve­ri­ta@fi­nan­za

La BEI emette obbligazioni in varie valute, tra le quali la Lira turca (con alti interessi nominali).
Penso si riferisse a quello, quindi il rischio dovrebbe essere essenzialmente il cambio.

gnutim
Scritto il 14 agosto 2018 at 11:04

ma io mi domando, questi maledetti hedged funds anglosassoni (usa/gb) stanno attaccando turchia, italia, argentina, russia, cina e via discorrendo, ma non c’è mai nessun che si incakkia e usa le stesse armi contro sti baracconi finanziari anglosasosni che fanno guerra a chiunque?

gnutim
Scritto il 14 agosto 2018 at 11:06

prima gli usa erano la superpotenza militare del mondo, pi la guerra fisica è stata (per ora) accantonata perchè troppo dannosa. Ora la guerra è finanziaria, ma è una guerra che tanti altri paesi possono combattere con le proprie BC e con accordi bilaterali: mi riferisco a Cina/Russia/India, a Brasile/Argentina/Messico, l’Europa stessa. Ma che aspettano a rispondere agli attacchi ?

laverita
Scritto il 14 agosto 2018 at 12:12

@sherpa
Grazie Sherpa, sapevo anche io quanto mi hai scritto ma la frase del capitano mi aveva messo un dubbio.
In sostanza il rischio dovrebbe essere solo sulla moneta

aorlansky60
Scritto il 14 agosto 2018 at 13:25

@ gnutim

questi maledetti hedged funds anglosassoni

come li chiami, sono quelli che hanno saputo fare buon uso della politica monetaria “accomodante” delle BC negli ultimi anni, prendendo a prestito A COSTO ZERO montagne di liquidità [come quella elargita appunto dalle BC per mezzo dei famigerati QE] per dirottarle a proprio uso = feroce speculazione senza guardare in faccia nessuno, facendo a loro volta SOLDI A PALATE come si suol dire.

Questa descritta sopra è la nuova frontiera della guerra tra nazioni,

dove il più potente [ovvero la finanza anglosassone riconducibile agli Stati sovrani USA-UK] dispone di tutte le armi necessarie che lavora per esso, in particolare le agenzie di rating DALLA CREDIBILITA’ STABILITA E RICONOSCIUTA A LIVELLO GLOBALE che possono decretare in ogni momento, pubblicando i propri report la condizione per la quale una banca centrale “può o non può” – “deve o non deve” acquistare obbligazioni sovrane e corporate DI UN DETERMINATO PAESE in base a regole stabilite dagli stessi players padroni della “bisca da gioco” termine col quale si può ormai ricondurre e descrivere appropriatamente la finanza mondiale basata su filosofia CAPITALISTA,

dove ognuno dei players che conta a livello mondiale (USA China Russia UK FR India) sa bene che NESSUNO di loro PUO’ RISCHIARE UN ESCALATION che porti all’uso dello spauracchio arcinoto (ORDIGNI NUCLEARI in possesso delle nazioni citate prima) e proprio per questo hanno affinato nuove tecnologie belliche basate non più su armi convenzionali ma su armi nuove in grado SE E QUANDO VOGLIONO di mettere a terra un intera nazione, come lo provano i movimenti che si stanno realizzando in questi giorni sulla LIRA Turca.

La Storia si muove evolvendo molto velocemente : a livello strategico non è più come 30anni fà -prima del crollo del muro- quando gli USA intravedevano ancora nell’Europa un bastione necessario per fermare il loro storico nemico num.1 (URSS)

l’idea che ricavo dagli ultimi anni dalle scelte USA è quella di volere abbandonare totalmente al proprio destino l’Europa che non considerano più come 30anni fà, e la scelta di colpire la Turchia ne è la prova, anch’essa non più ritenuta dall’amministrazione USA attuale pedina importante nel settore in cui si ritrova (il medioriente). Per gli USA evidentemente in questo momento storico ci sono ben altre priorità verso cui concentrarsi, la prima della quale si chiama CHINA.

Ovviamente quelli messi peggio di tutti siamo proprio noi europei, per varie ragioni, principalmente :

1) totale insufficienza ENERGETICA, in conseguenza della quale Russia e USA ci stanno contendendo come clienti e possono ricattarci quando vogliono (specie gli USA : basta che Trump alzi la cornetta per chiamare lo storico alleato SAUDI ARABIA chiedendogli di agire in modo da mettere in difficoltà l’Europa e il gioco è fatto);

2) totale divisione della UE per mezzo dei suoi paesi membri su molti argomenti (economia, migranti etc) e questo non depone a vantaggio, come non depone a vantaggio che da quando si è costituita l’UE, ognuno dei paesi menbri più che fare una politica di reale unione europea ha fatto GLI AFFARI PROPRI perseguendo esclusivamente i PROPRI INTERESSI specie per quanto riguarda FRANCIA e GERMANIA.

madmax
Scritto il 14 agosto 2018 at 14:48

L’avidita’ e’ sempre una brutta bestia, sopratutto per chi pensa di fare soldi con i soldi. Come leggete l’asta BOT annuale odierna per istituzionali andata deserta? E’ vero? Grazie per la risposta.
Madmax

laforzamotrice
Scritto il 14 agosto 2018 at 15:32

gnutim@finanza,
Loro hanno il dollaro, e finché tutto passa per quello, loro ci tengono per le palle, e ringraziare che siamo nell’ euro, per cui non possono attaccarci senza attaccare anche il resto della Europa

    icebergfinanza
    Scritto il 16 agosto 2018 at 08:57

    Per favore non diciamo fesserie, basta fare un salto al 2011 per cancellare la fesseria che hai appena detto. l’euro non salva nessuno!

idleproc
Scritto il 14 agosto 2018 at 18:42

gnutim@finanza,

Non sono propriamente anglosassoni oggi ma fondi speculativi globali e possono avere sedi “offshore”, possono essere anche aperti a te se vuoi e hai grano a sufficenza per entraci, altri, invece, sono strettamente privati magari legati a qualche famiglia o gruppo.
Una banca centrale nazionale pubblica, potrebbe divertirsi a mandarli in bancarotta in caso di attacco speculativo contro il proprio Stato che spesso ha fini politici di destabilizzazione per ottener altro, tipo la svendita al ribasso del patrimonio collettivo etc., la cosiddetta “privatizzazione” ed è conseguentemente un atto di guerra.
Le cose alla fin fine son sempre molto semplici, anche trovare le risposte.

laforzamotrice
Scritto il 14 agosto 2018 at 20:29

la­for­za­mo­tri­ce@fi­nan­za,

Ringraziate che facciamo parte dell’euro, e questo impedisce agli USA di attaccarci come fa con Turchia, Russia e Venezuela, infatti non può attaccarci individualmente, dovrebbe attaccare tutta l’area euro insieme, e questo non se lo potrebbero permettere neanche loro. Ma questo gli antieuro non lo ammetterebbero mai.

    icebergfinanza
    Scritto il 16 agosto 2018 at 08:59

    Ripeto stai dicendo una fesseria, oggi se l’America e le banche di affari americane non attaccheranno l’Italia, lo dovremo solo alla vicinanza di questo Governo all’amministrazione Trump, il resto sono fesserie, ripeto solo fesserie!

stanziale
Scritto il 14 agosto 2018 at 20:51

Se non mi sbaglio, le svariate leggi di stabilita’ perche’ ce lo chiede l’europa, fanno si che anche i comuni in avanzo di bilancio non possono spendere i soldi che hanno in cassa, altrimenti ci creano occupati, la germiania e la francia non gradirebbero. L’italia con l’euro -perche’ cosi’ ci e’ stato imposto- ha speso 97 miliardi in meno di investimenti pubblici/manutenzione rispetto alla media europea. Sono innumerevoli i ponti a rischio, costruiti negli anni 50-70 http://www.ilgiornale.it/news/cronache/sono-decine-migliaia-i-ponti-rischio-crollo-1565074.html

homo_invictus
Scritto il 15 agosto 2018 at 00:37

gnu­tim@fi­nan­za:
prima gli usa erano la su­per­po­ten­za mi­li­ta­re del mondo, pi la guer­ra fi­si­ca è stata (per ora) ac­can­to­na­ta per­chè trop­po dan­no­sa. Ora la guer­ra è fi­nan­zia­ria, ma è una guer­ra che tanti altri paesi pos­so­no com­bat­te­re con le pro­prie BC e con ac­cor­di bi­la­te­ra­li: mi ri­fe­ri­sco a Cina/Rus­sia/India, a Bra­si­le/Ar­gen­ti­na/Mes­si­co, l’Eu­ro­pa stes­sa. Ma che aspet­ta­no a ri­spon­de­re agli at­tac­chi ?

Se potessero, l’avrebbero già fatto.

kry
Scritto il 15 agosto 2018 at 07:33

gnu­tim@fi­nan­za:
prima gli usa erano la su­per­po­ten­za mi­li­ta­re del mondo, pi la guer­ra fi­si­ca è stata (per ora) ac­can­to­na­ta per­chè trop­po dan­no­sa. Ora la guer­ra è fi­nan­zia­ria, ma è una guer­ra che tanti altri paesi pos­so­no com­bat­te­re con le pro­prie BC e con ac­cor­di bi­la­te­ra­li: mi ri­fe­ri­sco a Cina/Rus­sia/India, a Bra­si­le/Ar­gen­ti­na/Mes­si­co, l’Eu­ro­pa stes­sa. Ma che aspet­ta­no a ri­spon­de­re agli at­tac­chi ?

Le banche centrali rispondono tutte alla famiglia dell’aquila sullo scudo rosso , tranne quella ruussa e del Nord Dakota e forse la cinese.

noldor
Scritto il 16 agosto 2018 at 09:19

Come fai ad affermare che gli USA stiano attaccando il Venezuela quando continuano a comprargli il petrolio, e se smettessero l’economia venezuelana sarebbe azzerata del tutto in un istante.

PS: ieri il DAX ha avuto un bello scivolone.

la­for­za­mo­tri­ce@fi­nan­za:
la­for­za­mo­tri­[email protected]­nan­za,

Rin­gra­zia­te che fac­cia­mo parte del­l’eu­ro, e que­sto im­pe­di­sce agli USA di at­tac­car­ci come fa con Tur­chia, Rus­sia e Ve­ne­zue­la, in­fat­ti non può at­tac­car­ci in­di­vi­dual­men­te, do­vreb­be at­tac­ca­re tutta l’a­rea euro in­sie­me, e que­sto non se lo po­treb­be­ro per­met­te­re nean­che loro. Ma que­sto gli an­ti­eu­ro non lo am­met­te­reb­be­ro mai.

Icebergfinanza presenta: ” Viaggio attraverso la tempesta perfetta “
Segui IcebergFinanza su
http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/ http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/ http://www.facebookloginhut.com/facebook-login/
Articolo dal Network
Analisi Tecnica Si conferma la rottura ribassista del trading range. L'accelerazione al ribasso
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
Il mese di Agosto 2018 ha purtroppo lasciato il segno, sui mercati ma sopratutto sulla città di
Non è passato neanche un mese dalla sua ultima uscita e Donald ha già cambiato idea, bandiere
Basterebbe solo qualche immagine per sottolineare come questa era l'ennesima tragedia annunciata
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
  Atlantia (ex Autostrade SpA) rappresenta per il mercato azionario italiano, la classic
Setup e Angoli di Gann FTSE MIB INDEX Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) )
Stoxx Giornaliero Buongiorno e ben ritrovati, faccio un veloce aggiornamento sulla situazione
Mentre scrivo questo articolo, il mercato delle criptovalute sta passando un momento di profondo