LA GUERRA DEI DAZI PORTA ALLA RECESSIONE GLOBALE!

Scritto il alle 15:07 da icebergfinanza

Le ultime notizie sono queste…

Nuova possibile stretta sui dazi Usa alla Cina. L’amministrazione Trump intende imporre una tariffa del 25% su 200 miliardi di beni cinesi importati, elevando così questi dazi che inizialmente aveva stabilito di fissare al 10%. Lo rivelano fonti vicine a questo piano inizialmente citate da Bloomberg.  All’inizio di luglio, il governo Usa ha imposto tariffe del 25% su 34 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Pechino si è vendicata con tariffe corrispondenti sulla stessa quantità di esportazioni statunitensi verso la Cina. (AGI)

Grazie all’amico Claudio Gandolfo, una lunga chiacchierata sul suo seguitissimo Business Community, sulla guerra commerciale, la deflazione da debiti, la politica monetaria della BCE, la situzione delle banche italiane e la recente riforma del credito cooperativo, questo e altro ancora, solo un assaggio di quello che troverete nella lunga intervista …

Veniamo all’Italia e alle sue banche: il problema degli NPL come viene attualmente affrontato?

Tecnicamente la nozione Non Performing Loans comprende le categorie di crediti denominate “partite incagliate; ovvero crediti verso soggetti in temporanea difficoltà ma che si presumono recuperabili, crediti che hanno subito un cambiamento delle condizioni contrattuali; ovvero crediti ristrutturati dovuti al peggioramento delle condizioni finanziarie del debitore, crediti non onorati da oltre 180 giorni, esposizioni scadute o sconfinanti e le sofferenze dovute all’insolvenza del debitore.
Non sto in questa sede a ricordare la differenza di trattamento nei bilanci europei tra i derivati e NPL, ma basta ricordare che secondo l’EBA, dopo Grecia e Cipro, noi siamo il Paese con il più alto ammontare di crediti deteriorati, con ben tre banche nelle prime peggiori sette.
L’incremento dei crediti deteriorati è in parte dovuto anche alle conseguenze degli eccessivi tempi di recupero. Spesso e volentieri non si tiene conto delle garanzie reali e personali che ci sono su alcuni di questi crediti, come se questo non fosse uno dei primi Paesi con la più alta percentuale di risparmio al mondo.
Gli ultimi dati ci dicono che è bastata una ripresa anemica per far scendere sensibilmente le sofferenze. La mia domanda è sempre la stessa: che fretta c’era di liquidare o svendere NPL talvolta a valori addirittura sotto i 10 centesimi?

La stessa fretta che ha prodotto la criminale riforma delle banche popolari o rischiato di consegnare il credito cooperativo del nostro Paese alla speculazione?
La stessa fretta che ha generato il bail-in o il pareggio di bilancio in Costituzione, due delle più grandi fesserie istituzionali della storia della Repubblica italiana?

Per quale motivo lo scorso anno, la BCE voleva imporre regole generalizzate pericolosissime per lo smaltimento dei crediti in sofferenza e solo ora, dopo miliardi e miliardi di NPL letteralmente gettati via, cambia idea sotto pressione e fissa regole variabili per ogni singolo istituto? Un approccio che solo ora tiene conto delle specificità dei singoli istituti, in modo da individuare un percorso graduale e sostenibile per determinare i livelli di accantonamento sui crediti.
Mi fermo qui perché rischio di fare peccato, pensando male, ma quali interessi ci sono dietro tutta questa fretta?
Colgo l’occasione, per agganciarmi alla fretta generale che ha prodotto riforme inappropriate a dir poco, parlando dell’ultimo decreto Milleproroghe che ha prodotto una riforma della pessima riforma Renzi sulle Banche di Credito Cooperativo.
Si tratta di un primo step, ma è innegabile che il testo è positivo, perché restituisce l’autonomia alle BCC meglio gestite, più virtuose. Viene messo in risalto il carattere localistico, una delle mission di una BCC, si rafforza la presenza nella holding espressa nella maggioranza dei consiglieri più due e con il 60% del capitale in mano.
Non da ultimo, il principio di proporzionalità rispetto al rischio, ovverol’applicazione di un semaforo denominato “risk based”.
Ma davvero qualcuno nel precedente governo con in testa l’exper fortuna ministro Padoan, davvero pensava diuniformare il giudizio sul merito del credito senza distinguere una corporation, da una piccola e media impresa, un’azienda famigliare o un artigiano qualunque?
Norme contenute inizialmente nelle linee guida della BCE sui Non Performing Loans delle banche europee “significant“,tra cui rientreranno anche le tre capogruppo BCC italiane.
Sono basti alcuni semplici no, per cambiare in meglio la situazione, la fretta è spesso una cattiva consigliere, forse questa volta suggerita dal conflitto di interesse.

Troverete l’intervista completa all’indirizzo… Business Community

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