MERKEL e MACRON: INIZIA LA FINE DELL’EURO!

Scritto il alle 08:45 da icebergfinanza

Premesso che da tempo conosciamo il trasporto di Emmanuel Macron per le donne di una certa età…

… il presunto feeling ritrovato tra Francia e Germania a scapito dell’Italia raggiunge la perfezione, quasi studiato nei minimi particolari per provocare il nuovo governo.

Tralasciamo per un attimo il goffo tentativo di fare passare un bozza di accordo semplicemente demenziale nella quale si imponeva di respingere tutti i migranti economici verso il Paese di primo approdo con contorno di amenità varie.

ignoriamo pure le affermazioni di un signore che la psicopatologia definirebbe ad essere buoni disturbato, definire lebbrosi coloro scelti dalla maggioranza del Paese significa far finta di capire che la vera lebbra di questa epoca, i veri lebbrosi sono i banchieri come lui, coloro che hanno impestato l’economia reale con l’ingegneria finanziaria.

Il video di cui sopra, la sua reazione al saluto alla mano di un adolescente è davvero sopra le righe.

In realtà a noi interessa a sottolineare cosa i due signori ingenuamente avevano i mente di fare per salvare le loro banche imbottite di derivati, le più pericolose d’ Europa…

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“Per i nuovi npl, sosteniamo la proposta della Commissione europea e della Bce sugli accantonamenti”. Il riferimento è alla proposta, che ha incontrato una netta opposizione dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, di svalutare al 100% in due anni i crediti deteriorati non garantiti. Per gli npl garantiti, invece, è previsto che la copertura avvenga nell’arco di otto anni. “Faremo tutti gli sforzi possibili affinché la proposta della Commissione europea venga adottata entro la fine del 2018″, scrivono Francia e Germania nel documento congiunto.

“Per gli stock di npl già esistenti:

Dovrebbe essere introdotto un obiettivo del 5% degli npl lordi (sul totale dei crediti lordi della banca, ndr) e del 2,5% degli npl netti (sul totale dei crediti netti della banca, ndr) per tutte le banche. Le autorità competenti definiranno strategie individuali per la riduzione degli stock di npl da parte degli istituti di credito di dimensioni rilevanti.
Dovrebbe esserci un appropriato monitoraggio da parte dell’Ssm (Single supervisory mechanism, il nuovo meccanismo unico di vigilanza operativo dal 2014, ndr) e dell’Eba (European Banking Authority, ossia l’Autorità bancaria europea, ndr) per verificare i progressi fatti.
Gli Stati membri/banche che non raggiungeranno questi obiettivi dovranno fare sforzi specifici anche nella cornice delle norme che disciplinano le insolvenze per raggiungere gli obiettivi in un breve lasso di tempo.

Chiaro ora cosa hanno tentato di fare?

Per fortuna questa volta non ci riusciranno abbiamo potere di veto ovunque o il loro giocattolo preferito, l’euro salta.

Intanto iniziamo da qui dalle banche di credito cooperativo, mentre la Germania chiede di escludere dalla supervisione della BCE tutto il suo sistema finanziario pubblico, sparkassen, landesbanken e raiffeisen…

 

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25 commenti Commenta
gnutim
Scritto il 22 giugno 2018 at 15:13

certo che Bagniai se andasse in europa li polverizzerebbe tutti con la sua preparazione e la sua dialettica! Speriamo faccia strada

gnutim
Scritto il 22 giugno 2018 at 15:14

Bagnai… pardon

stanziale
Scritto il 22 giugno 2018 at 21:41

gnutim@finanza,

Non so’ se hai sentito il video you tube di Bagnai al senato sulla siria, ad inizio legislatura. Si alza, prende la parola e…un grande, senza paura.

idleproc
Scritto il 24 giugno 2018 at 01:07

La questione di fondo è che i due stanno cercando di mettersi in piedi sottobanco un sistema neocoloniale sia in europa che in Africa che poi giocoforza diventerà conflittuale.
La cosa è verifificabile empiricamente anche su ciò che hanno combinato in Africa.
Noi quell’altra volta abbiamo capito che quell’epoca è finita e che l’approccio alle questioni globali doveva essere totalmente diverso, riflessione e prassi attualmente in corso anche dall’altra parte dell’Atlantico.
Non sembra che neanche abbiano chiesto l’autorizzazione a farsi i c. propri all’unico “impero” che, oggi come oggi, è in circolazione in occidente.
Il problema di fondo sono le classi dirigenti putrefatte che abbiamo in europa, altro che Trump.

idleproc
Scritto il 24 giugno 2018 at 21:45

Secondo voi a Conte, la “proposta italiana” sui “migranti”, la Merkel gliela ha dettata per telefono o gliela ha spedita via fax?

    icebergfinanza
    Scritto il 25 giugno 2018 at 14:42

    Non diciamo fesserie MERKEL è ormai dead woman walking… a proposito da oggi il PD non esiste più annientato!

aorlansky60
Scritto il 25 giugno 2018 at 14:42

Non vorrei che la spaccatura a livello UE sul tema migranti nascondesse qualcosa di assai più grosso [come potenziale pronto a scoppiare] :

da quello che stò leggendo negli ultimi mesi in tema, pare che la Germania stia furiosamente accelerando il proprio piano di RIENTRO GOLD dagli USA, inizialmente previsto dai tedeschi a completamento solo entro fine 2020;

ci sarebbe da chiedersi il perchè di tutta questa improvvisa dannata fretta nel fare rientrare in patria quello che alla fine dei conti è ben più di carta moneta ma VALORE EFFETTIVO ALLO STATO SOLIDO (con 3500 tonn di GOLD la DE è seconda solo agli USA per riserve auree a livello mondiale, stiamo parlando di quasi 150 miliardi di US $ al valore attuale del GOLD),

forse per parare il conto che qualche GROSSA mina vagante in arrivo potrebbe presentare ?

Che cosa c’è in Germania di altamente preoccupante, attualmente ?

Forse quello che molti hanno definito “la banca con la voragine intorno” ?

O forse non solo questa ma qualcosa che abbia a che vedere in misura allargata con tutto il sistema bancario tedesco ???…

veleno50
Scritto il 25 giugno 2018 at 17:57

ice­berg­fi­nan­za,

Tranquillo hai vinto non ti allarmare per il PD,cerca di governare che ti hanno votato per questo.Stai governando con la tecnica della paura,Ieri ero in spiaggia sentivo parole di elogio,adulazione,plauso per Salvini per il suo operato ,l’uomo che schiaccerà l’orda selvaggia nera in arrivo dall’Africa. Sull’operato del Ras nulla da eccepire l’aveva detto in campagna elettorale sta mantenendo la parola.Lo sai meglio di me che non c’è nulla da fare per le altre bombe renziane sulla flat tax ,reddito di cittadinanza,riforma Fornero.Tu attento analizzatore della realtà del nostro paese non ti sarà sfuggito che ad ogni starnuto gli indici di moda (spread ,mib) ti attaccano come il cobra.LA LUNA DI MIELE NON è COMINCIATA COME DICONO I GIORNALI,SEI SOTTO OSSERVAZIONE, TI STANNO GRIDANDO NON FARE IL PASSO OLTRE FOSSO TI PUOI ROMPERE L’OSSO DEL COLLO.Sul PD abbiamo perso e continuiamo a perdere, come dicevo prima ci lecchiamo le ferite non so dirti altro se non ammettere le pesanti sconfitte.Buon lavoro

landini76
Scritto il 25 giugno 2018 at 20:28

icebergfinanza,

Gia, Addio PD, ma Renzi ci riprova. :-)

E incredibile come l’unico popolo (che non è popolo) chè è riuscito a votare contro e mettere governanti populisti contro l’Europa è l’Italia.

Ma credo ci sia qualche forza dietro alle quinte, che ha permesso questo.

kry
Scritto il 25 giugno 2018 at 21:19

ice­berg­fi­nan­za:
… a pro­po­si­to da oggi il PD non esi­ste più an­nien­ta­to!

Vero ,
infatti oggi nessuno ha scritto
” Attenti lo spread è tornato a 250 “

stanziale
Scritto il 25 giugno 2018 at 21:58

aorlansky60,

Se dovessero a breve sputtanarsi tutto l’oro che hanno per quella banca, certificata sicura dalla bce, ci sarebbe veramente da farsi 4 risate.

kry
Scritto il 26 giugno 2018 at 10:18

(Un intervento essenziale di Elisabetta Frezza, madre di 5 figli, dottore in giurisprudenza, autrice del saggio “La Mala Scuola” – già apparso su Riscossa Cristiana. Lo metto in posizione centrale perhé sia letto dal maggior numero di persone possibile)

Lettera aperta al neo Ministro dell’Istruzione

Egregio Ministro Bussetti,

sono madre di cinque “utenti” della scuola italiana – attualmente sparsi tra università, liceo, scuola media e scuola elementare – e, per quanto ciò possa significare in concreto (poco), partecipo ad “organi collegiali” come rappresentante dei genitori, sia di classe sia di istituto. Per dire, sono una buona cliente, per stato di famiglia, dell’istituzione di cui Ella è ora a capo e, nei limiti del possibile, mi sforzo anche di guardarci dentro attraverso gli strumenti che il mostro burocratico graziosamente mi offre.

Da molti anni dunque, seguendo le avventure dei miei figli, vivo la scuola di vario ordine e grado, santo giorno dopo santo giorno. Vivendola, confesso, la soffro sempre di più. E voglio provare a scriverLe il perché.

Lo farò, di necessità, per pennellate grossolane (rendendomi ben conto che i temi lambìti sono tanti e che ciascuno meriterebbe adeguato approfondimento), ma – Le assicuro – con la premura che discende dalla consapevolezza di come il nostro futuro, nel bene e nel male, si giochi proprio lì, tra banchi e cattedre ormai fuori moda, dove torme di scolari sono intrattenuti a suon di “lezioni” non più frontali ma circolari, maneggiano tablet inerti al posto delle sudate carte, collezionano “debiti” e “crediti” invece che sufficienze e insufficienze, pendono dallo schermo televisivo dell’irrinunciabile LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), postera psichedelica della lavagna a gessetti ormai cancellata dalle dotazioni. Un armamentario didattico – e lasciamo perdere il buco nero dei registri elettronici, straordinari moltiplicatori di imbarazzi nella gestione dei rapporti scuola/famiglia – che, di per sé, è sintomo evidente della mutazione genetica della scuola italiana, un tempo modello di eccellenza sulla scena mondiale, reincarnata adesso in una tragica parodia di se stessa.

E siccome oggi bisogna fare i conti anche con la drammatica latitanza della famiglia, vittima predestinata di uno sfilacciamento sociale e di un collasso morale tutt’altro che casuali, la responsabilità della scuola nel preparare alla vita le giovani generazioni diviene, se possibile, ancor più pesante.

Le oligarchie di matrice sovranazionale che pretendono di reggere le nostre sorti, questo lo sanno bene: sanno che la tappa finale di ogni progetto egemonico, quella destinata ad assorbire tutto il resto, consiste proprio nell’impossessarsi della educazione. Espugnare l’educazione vuol dire accaparrarsi il futuro, senza residui. Sanno, costoro, che l’annientamento culturale – mascherato, beninteso, da progresso pedagogico – è funzionale all’azzeramento identitario, e garantisce la produzione di materiale umano fluido, obbediente e di facile manipolazione.

Dalla educazione alla ri-educazione

La degenerazione, in apparenza inesorabile, del sistema cosiddetto educativo corrisponde a uno stravolgimento del suo stesso significato e, quindi, della sua funzione.

A scuola una volta si andava per imparare (e qualcuno, forse, ingenuamente crede che sia ancora così): imparare da maestri chiamati ad insegnare, cioè a trasmettere quelle conoscenze che, sedimentandosi via via nel tempo lungo della formazione, compongano il bagaglio culturale utile a ciascuno per diventare un essere pensante in proprio e, insieme, strutturino l’impalcatura logica dentro cui riporre quel bagaglio.

Oggi no. Oggi i creativi della nuova scuola, quella “buona” per autocertificazione – forti dell’implacabile lavorio pregresso di demolizione di quella vecchia, cattiva per definizione come tutto quanto appartiene al passato – ci informano compunti che a scuola si deve andare per entrare in relazione, per socializzare, per interpretare e comunicare le proprie emozioni, per mettersi in ascolto dell’altro quale che sia, per coltivare il “benessere gruppale” (non è uno scherzo, giuro, ne conservo prova documentale), per esercitare il proprio “di-rit-to al successo formativo” (sì, nella fabbrica dei diritti farlocchi hanno escogitato anche questo), per gestire pacificamente i conflitti (il dissenso è bandito per legge nella comunità scolastica irenista e omogeneizzata), per essere infarciti di ogni genere di pseudo-educazione che sia partorita dalla fervida fantasia dei pedagogisti due-punto-zero e offerta come becchime alle nuove generazioni a scopo ri-educativo.

I tecnocrati di stanza a Bruxelles ci spiegano infatti che l’istruzione deve assicurare ai “cittadini europei” – tradotto: ai bravi ominidi omologati, allevati in batteria – l’acquisizione delle “competenze-chiave” necessarie per adattarsi con flessibilità ai cambiamenti di “un mondo caratterizzato da forte interconnessione a causa delle nuove sfide della modernità” (cfr. Raccomandazione 18/12/2006). La cultura? Acqua passata, come la lavagna di ardesia, i registri rilegati, il greco e il latino, i congiuntivi, la bella calligrafia, il maschile generico e la lingua letteraria. Ora viviamo, appunto, nel fantastico mondo delle competenze permanenti e trasversali, del martellante (e indecoroso) “studentesse e studenti”, dell’anglofonia pervasiva, dell’imprenditorialità obbligatoria, delle soft skills e dell’imparare ad imparare, tutto tarato sui criteri assorbenti della efficienza tecnico-economica che, sola, muove e governa le masse telecomandate. Ciò che non produce un tornaconto immediato per il modello-base dell’homo faber nel terzo millennio è mercanzia superata da destinare alla discarica o, al più, al magazzino del robivecchi. Studiosi e contemplativi, banditi senza scampo per manifesta inutilità sopravvenuta. Insieme al buon gusto.

Ecco che, da luogo di trasmissione del sapere, dove si educa istruendo (questa la sua vera insopprimibile funzione), la scuola sta diventando un sinistro incrocio tra un contenitore ricreativo, ovvero una sorta di grest permanente, e un laboratorio di rieducazione etico-sociale collettiva. Se non lo è ancora diventata del tutto, e qualche oasi sfugge al diserbante sparso a piene mani dalla regia, bisogna ringraziare quei maestri che non ci stanno a reinventarsi guitti all’inseguimento dell’audience e, nonostante il trattamento degradante loro riservato (e non mi riferisco tanto o solo al profilo economico), possiedono ancora la voglia e la forza di tradere agli allievi il sapere capitalizzato in anni e anni di studio e di esperienza.

Costoro, per poter lavorare, devono resistere ad insulti sistematici mossi al proprio decoro personale, prima ancora che professionale: incombenze burocratiche surreali, consegne farneticanti, “aggiornamenti” coatti somministrati – ironia della sorte – dai pedagogisti di regime analfabeti patentati. Patentati nel senso di muniti della patente di “esperti” rilasciata a norma europea, e della spocchia connessa.

Il superamento della fallimentare “buona scuola”

In questo orizzonte, non particolarmente roseo, il proposito del Suo governo di smantellare la legge 107, cosiddetta della “buona scuola”, suona senz’altro confortante.

La riforma renziana, infatti, si è rivelata uno scrigno inesauribile di trovate devastanti per il sistema di istruzione e, di riflesso, per i suoi incolpevoli destinatari. Trapela, dal testo di legge (212 commi per un unico articolo), una notevole dimestichezza, più che con la lingua italiana questa sconosciuta, con gli artifizi e i raggiri della tecnica legislativa deteriore: gli illuminati estensori hanno allestito un marchingegno capace di inglobare di soppiatto – facendolo entrare da una porticina di servizio attraverso un gioco di rinvii plurimi, concatenati e permanenti – tutto quanto via via sfornato in sede europea dalla piovra tecnocratica, senza volto e senza responsabilità, a cui abbiamo lasciato in gestione i cordoni della nostra borsa. Sicché, anche per le materie (ad esempio l’istruzione) in cui le disposizioni europee, in teoria, non sarebbero vincolanti per gli stati membri, nei fatti lo diventano per via del ricatto economico; e così vengono travasate in blocco, surrettiziamente, nell’ordinamento giuridico interno.

Fraudolentemente confezionata, furtivamente votata, poderosamente finanziata a dispetto della crisi (per la bonifica dei cervelli, evidentemente, non si bada a spese), la legge 107 rappresenta il coronamento di una imponente manovra – alla cui preparazione hanno concorso i governi degli ultimi decenni senza distinzione di colore politico – funzionale all’annientamento culturale e identitario che prelude alla realizzazione del piano egemonico mondialista: l’obiettivo è di riuscire a deprimere, una volta per tutte, anche l’istruzione italiana, a partire dalle basi fino a un’università da adibire stabilmente alla produzione massiva di analfabeti di livello superiore.

Ecco perché c’è da augurarsi che il preannunciato superamento della “buona scuola” – come da contratto di governo – non investa soltanto il profilo organizzativo della politica scolastica (graduatorie, titoli, reclutamento, edilizia, etc.), ma coinvolga in senso più ampio i presupposti ideologici di un modello di istruzione distorto, strumentale a un programma di appiattimento (e correlativa sudditanza) culturale.

Sotto l’ombrello della famigerata legge 107, nelle scuole di ogni ordine e grado sono promossi, in orario curricolare, i corsi e i “progetti” più disparati e demenziali, di solito appaltati a sedicenti “esperti” esterni al corpo docente: un diluvio di pseudo-educazioni per altrettante pseudo-competenze, che rapinano spazio alle discipline tradizionali e saturano di paccottiglia ideologica gli stessi libri di testo. Lungi dall’arricchire le conoscenze fondamentali, ne minano l’acquisizione e il consolidamento, contribuendo, se ce ne fosse ulteriore bisogno, alla costruzione sociale della superficialità come sistema.

La scuola così ridotta a un palcoscenico da avanspettacolo, dove si insegna tutto fuorché quello che ha a che fare con il vero sapere e la vera conoscenza, non può che prepararci un futuro imbelle e psicotico di analfabetismo diffuso. Ma – attenzione – trattasi di analfabetismo scolarizzato, che mentre illude tutti quanti di essere “imparati”, in realtà rende tutti felicemente plasmabili, programmabili, omologabili, performati ai nuovi dogmi pacifisti ecumenici ed equosolidali che la correttezza politica prepotentemente impone. Apolidi senza storia, senza radici, senza vera formazione umana, ma che sanno di tecnologia, di mercato e altre “abilità” e sono pronti a diventare tante docili componenti dell’ingranaggio burocratico-industriale che si muove al ritmo salmodiato delle formule ipnotiche; ritornello fisso – anzi, tormentone – il fatidico “ce lo chiede l’Europa”.

Riappropriamoci della nostra lingua. E delle nostre radici

Non che la “buona scuola” della Giannini, di Renzi e della Fedeli sia spuntata fuori improvvisamente come un fungo. Ha attecchito su un terreno fertile, dissodato da tempo.

Già da qualche decennio, infatti, viene seminato un metalinguaggio tossico ad uso scolastico – che dovrebbe urtare il senso estetico prima ancora del buon senso – di cui sono intessute leggi, decreti e circolari, e che rimbalza nei programmi, nei pof, ptof, nelle schede di valutazione (le fu pagelle): un misto di pedagogismo d’accatto e di didattichese farneticante che, volenti o nolenti, tutti abbiamo ormai nell’orecchio e lo ruminiamo credendolo inevitabile, e forse anche innocuo. In realtà questo orribile gergo parallelo è il carro su cui sono trasportate le idee degenerate al servizio del piano di demolizione culturale e di indottrinamento delle nuove generazioni, lanciate a loro volta a tutta velocità verso il progressivo imbarbarimento del linguaggio e dei costumi col conforto delle istituzioni.

Ecco perché sarebbe urgente, egregio ministro, in primis una controrivoluzione lessicale, o qualcosa del genere, che sradichi l’erba cattiva delle formule tossiche e ripristini, nel tessuto normativo come nella pratica amministrativa, le parole vere. Cioè quelle aderenti alla realtà delle cose, alla logica, alla lingua italiana e al senso comune.

Al proposito, per quanto impopolare possa essere affermarlo in tempi di esterofilia obbligatoria, non se ne può più dell’inglese. L’inglese deve condire ogni pietanza didattica, deve infiltrarsi in ogni pratica amministrativa, deve giocare la parte del leone in ogni ptof che si rispetti di ogni scuola che voglia farsi rispettare. La lingua anglica è diventata protagonista in terra italiana, nella terra di un idioma ricco come pochi di storia e di bellezza espressiva. C’è qualcosa che non torna.

La colonizzazione linguistica cui ci stiamo volontariamente ed entusiasticamente sottomettendo erode a vista d’occhio l’apprendimento della nostra lingua madre, in tutti i suoi aspetti culturali, storici e letterari. Porta con sé una semplificazione del lessico e, con essa, una atrofia della attitudine analitica e critica di chi viene ammaestrato quasi solo, ormai, alla comunicazione spicciola, misurata anch’essa in termini di mera efficienza economica. Tra poco, l’”obiettivo formativo” sarà la comunicazione a gesti in presenza dell’interlocutore, per emoticon in sua assenza. E ci diremo tutti soddisfatti del progresso raggiunto, dello svecchiamento compiuto, della scuola al passo coi tempi. Che i tempi siano barbari, pazienza.

Non ce ne rendiamo nemmeno più conto, di quale furto continuato sia perpetrato con destrezza all’Italiano e ai suoi insigni autori di ieri e di oggi, se la più grande attrazione delle “offerte formative” – quella che fa impennare l’indice di gradimento – pare sia proprio la qualità e la quantità delle prestazioni anglofone, fonti di sicuro guadagno per gli enti erogatori di pacchetti didattici e vacanze-studio, con la corsa all’accaparramento delle certificazioni (KET, PET, FIRST, IELTS e chi più ne ha più ne metta) inventate per spillare denaro agli zelanti certificandi, molto ignoranti e molto cosmopoliti.

Altro dispositivo devastante, non per nulla reso indiscriminatamente obbligatorio per tutti gli istituti superiori, licei compresi, è quello della alternanza scuola-lavoro. La macchina imponente messa in moto dalla banda renziana con il patrocinio di Confindustria, sindacati e altri soggetti interessati all’affare, si inquadra alla perfezione nel progetto di smantellamento culturale concertato nelle tecnosfere.

La bella trovata della alternanza – gabellata come un edificante sistema di familiarizzazione precoce col mondo del lavoro – impone duecento ore di lavoro (minorile) coatto e non retribuito a tutti gli studenti delle superiori e, come se non bastasse, li obbliga alla frequenza di decine di ore di cosiddetta formazione, di norma sottratte alle materie curricolari, col chiaro intento di distoglierli dall’impegno per lo studio nell’età (che non torna più) in cui questo è capace di dare frutti irripetibili.

Rincuora quindi leggere nel contratto di governo una critica risoluta all’istituto, definito esplicitamente “dannoso”, tale da impegnare gli studenti in “attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento” e troppo spesso risultano incoerenti col ciclo di studi intrapreso.

Il liceo classico: la straordinaria attualità di un presunto anacronismo

E qui non posso non spezzare una lancia a favore di quella formazione superiore classico-umanistica che, fiore all’occhiello del nostro sistema scolastico, è invece sciaguratamente spinta, anche in Italia, sulla via dell’abolizione ufficiale; come fosse un passatempo démodé meritevole di essere coltivato tutt’al più da qualche nostalgico col gusto per l’eccentrico nella quiete cimiteriale di qualche riserva accademica. La Francia, sempre all’avanguardia, ha già provveduto a disinfestare il campo – affinché non vi cresca più il pensiero – per mano dell’illuminata ministro Belkacem.

Da noi l’agonia è più lenta, ma i bravi riformatori della buona scuola ci hanno messo il carico da undici, in armonia con la ratio innovatrice dell’opera di cui si sono resi diligenti interpreti. L’alternanza con il “lavoro” è infatti un evidente insulto al senso di una scuola come il liceo classico che, per sua stessa indole, mira ad affinare le capacità logiche e speculative di chi sceglie di frequentarla (è risaputo quanto lo studio e la traduzione delle lingue morte sia una palestra mentale impareggiabile anche per l’apprendimento delle materie scientifiche, altro che obsolescenza), a stimolare le attitudini di pensiero e la sensibilità etico-morale attraverso l’indagine sull’uomo, il suo passato, la sua natura spirituale.

Ma l’attacco al liceo classico parte da prima, parte dal famigerato “orientamento” delle scuole medie, dove viene intenzionalmente cancellato dalla scena, tamquam non esset, ridicolizzato addirittura a beneficio dei nuovi fantasmagorici prodotti del supermarket scolastico, colorati e attraenti, fatti per accaparrarsi clienti da addomesticare all’esistenza; quella teleguidata dell’uomo nuovo europeo, infilato sin dall’infanzia nel proprio tubo specialistico senza prese d’aria né uscite di sicurezza affinché non ceda, sia mai, alla tentazione di pensare.

Eppure il patrimonio universale della cultura antica, quel patrimonio inestimabile che ha la sua culla nella nostra terra e di qui si è irradiato insieme alla civiltà di cui siamo indegni eredi, contiene tutto quanto serve, oggi come ieri, a formare l’uomo e anche il “cittadino”, e lo fa attingendo non a ideologie estemporanee, ma al nucleo perenne della natura umana e della umana ragione radicato nei secoli.

Questo patrimonio inestimabile di storia, lingua, arte, scienza e tradizione, che ci precede e ci sovrasta, non è disponibile. Esso appartiene al bene comune ed è tanto più rilevante oggi, in tempi di imbarbarimento generalizzato di costumi, di linguaggio e di pensiero. Abbiamo la responsabilità di conservarlo e trasmetterlo per le generazioni a venire, a beneficio di tutti.

Mentre sono in produzione seriale eserciti di invertebrati senza memoria e senza identità, studiare l’Eneide, la tragedia di Eschilo o i dialoghi di Platone offre ancora gli strumenti privilegiati per una integrale formazione umana, utile per interpretare criticamente il mondo e le cose della vita, per costruire una solida autonomia intellettuale, e anche – ebbene sì – per diventare cittadini responsabili e persone “virtuose”, sul modello dell’antica paideia.

Perché a scuola non si può insegnare tutto quanto si muove intorno a noi a ritmo frenetico e soggetto, peraltro, a rapidissima obsolescenza: a scuola si dovrebbero attrezzare intellettualmente e culturalmente i giovani restando un passo indietro rispetto alla vita, preservando cioè quella distanza che, sola, permette di elevare lo sguardo al di sopra del contingente.

Certo, bisognerebbe prima liberarsi dall’asservimento alle statistiche degli enti inutili che battono la sempre seducente bandiera dello “sviluppo”, e filtrano ogni valutazione attraverso il criterio unico economico-finanziario. L’OCSE e il suo strumento di rilevazione, il famosissimo INVALSI, dettano i dogmi inviolabili di un orizzonte educativo asfittico e alienante. Del resto, sono emissari della stessa centrale sovranazionale, sempre lei…

Largo agli insegnanti veri

Insomma, nella scuola che sogniamo andrebbe fatta anzitutto un’opera di bonifica: lessicale, linguistica, burocratica, normativa. Sogniamo che l’ipertrofia della casta dei burocrati e dei pedagogisti, armata di demolitori per formazione e di professione, sia drasticamente ridimensionata a vantaggio degli insegnanti veri, quelli che sanno – e quindi possono anche trasmettere – qualcosa che non sia aria fritta e ideologia prêt à porter, ma che oggi sono ridotti a maestranze pendolari umiliate e mortificate dentro un apparato tanto elefantiaco quanto fatiscente messo al servizio non più degli studenti, ma del Superstato di cui ci troviamo a essere, tutti, sudditi involontari.

In fondo, a pensarci bene, signor Ministro, non si chiede poi molto alla scuola che verrà.

Non si chiedono ulteriori “evoluzioni” verso il vuoto, a imitazione di modelli standardizzati già rivelatisi fallimentari, ma la presa di coscienza che non abbiamo nulla, ma proprio nulla, da spigolare altrove in nome di un balordo complesso di inferiorità verso chi non ha nulla, ma proprio nulla, da insegnare all’Italia. Anzi, semmai è il contrario. Mi auguro, signor Ministro, che nelle nostre scuole si tornino a coltivare i saperi che si sono sempre coltivati e che sono il nobile tessuto connettivo di un popolo intero, perché è dallo sforzo del loro apprendimento, dall’esito della loro assimilazione – e non certo del ciarpame sociopsicopedagogico gabellato per moderna educazione – che discendono sia una solida formazione individuale, sia il recupero della cultura e dell’identità del nostro grande paese, che non per niente è nel mirino dei vampiri esteri e dei loro zelanti servi autoctoni.

ilcuculo
Scritto il 26 giugno 2018 at 17:17

ice­berg­fi­nan­za:
Non di­cia­mo fes­se­rie MER­KEL è ormai dead woman wal­king… a pro­po­si­to da oggi il PD non esi­ste più an­nien­ta­to!

Che il PD abbia commesso dei gravi errori politici è un fatto.
Che stia pagando l’arroganza la stupidità e la rissosità dei suoi dirigenti politici è un fatto.

Ma pensi che dal punto di vista del panorama democratico in Italia la dissoluzione del PD sia un BUONA NOTIZIA ?

    icebergfinanza
    Scritto il 27 giugno 2018 at 06:17

    di questa classe dirignte inetta si certamente, questi non possono ricostruire l’alternativa perché sono li stessi che hanno distrutto la dignità di un paese intero!

charliebrown
Scritto il 26 giugno 2018 at 21:40

Capisco che non c’entra niente con economia, finanza,euro. C’entra con Macron.

Forse sarò bannato perché mescolo il sacro col profano ma penso che il più stomachevole minestrone l’abbiano cucinato oggi in vaticano, dove mi risulta che l’enfant prodige sia stato nominato protocanonico di non so quale cattedrale o congregazione. Proto in greco significa primo, canonico ha a che fare con il clero e con le tradizioni cattoliche. Sì: Macron in base ad una tradizione della quale sentivamo la mancanza (ah, ah!!!) è stato nominato protocanonico.

Bannatemi, datemi del provocatore, ma almeno ho il senso del ridicolo. Altri hanno travalicato i limiti del pudore e dell’equilibrio, abbracciando e protocanonizzando chi in questi giorni ha sputato sull’Italia perchè non fa quello che lui vorrebbe.

    icebergfinanza
    Scritto il 27 giugno 2018 at 06:19

    Non sei stato bannato da nulla, solo immaginazione, per quanto riguarda la storiellina del protocanino, leggi bene è solo un’usanza, una tradizione.

tuscany
Scritto il 27 giugno 2018 at 06:48

ilcuculo@finanza,

Non è semplicemente una buona notizia, è qualcosa che va ben oltre👍🏻

charliebrown
Scritto il 27 giugno 2018 at 07:02

ice­berg­fi­nan­za,

Vedi Andrea, ho letto anche io che prima di Macron altri presidenti francesi ricevettero questo titolo. Ma Macron PROTOCANONICO fa ridere!

Per capire che razza di PROTOCANONICO è Macron, leggi e guarda questo, leggete e guardatevi questo: https://www.maurizioblondet.it/voila-a-vous-micron/

Capisco quelle che tu (e anche io prima) chiami tradizioni, ma rispolverare una tradizione clericale (PROTOCANONICO!!!) per un personaggio del genere è una comica, specialmente considerando che in vaticano le tradizioni non sembrano oggi più tanto di moda.

Per carità, da liberale non critico gli atteggiamenti sessuali libertari: il PROTOCANONICO può farsi ritrarre con chi vuole e proclamare le affermazioni in materia di libertà sessuale del suo ispiratore Attali. Ma mi sembrerebbe più coerente che lo facesse in nome del razionalismo volteriano piuttosto che da PROTOCANONICO, come adesso si ritrova grazie ai monsignori. Più clericale è il fatto che il personaggio appartenga alla schiera di chi invita a fare quello che dice, senza considerare quello che lui fa.

L’investitura dopo le sue sparate contro l’Italia mi sembra poi quanto meno poco opportuna, per rispetto a un paese che per proteggere il vaticano e il capo di questo stato impegna risorse non trascurabili.

Comunque buona giornata a tutti, nella speranza di non avervi annoiato e nell’attesa di ulteriori preziosi suggerimenti da parte del PROTOCANONICO caviale e champagne. E grazie a Andrea che mi lascia spazio anche se non parlo di finanza…

    icebergfinanza
    Scritto il 27 giugno 2018 at 08:51

    In Vaticano ignorano molte cose, altre preferiscono ignorarle, un giorno vi racconterò una storia, probabilmente nel libro.

stanziale
Scritto il 27 giugno 2018 at 07:36

charliebrown@finanza, In questo caso Andrea con tutto il rispetto, non sono d’accordo e con la solita franchezza esprimo il mio pensioero. Abbiamo la” fortuna” di avere 2 personaggi che dirigono il “traffico” verso l’italia. Solo l’Italia. Macron , dalle sue colonie in africa dove sfrutta e ammazza i negri(negri termine francese) e…lui. Si incontrano pure. Vogliono distruggere sia l’italia che eliminare le radici cristiane euopee, soprattutto italiane, ed uno dei capi , sembra proprio colui che dovrebbe difendere la cristianita’. Un diverso disegno, superiore, proprio non riesco a vederlo. Non credo la chiesa cristiana possa durare ancora a lungo cosi’, cercano di introdurre piu’ islamici possibili, questo e’ del tutto evidente.

aorlansky60
Scritto il 27 giugno 2018 at 08:24

@ Charliebrown

Quello che il film in corso della STORIA ha messo in scena ieri in Vaticano rappresenta -a mio parere- l’IPOCRISIA alla massima potenza immaginabile.

Che cosa abbiamo qui ?

Due Stati sovrani (Francia e Vaticano) i cui maggiori esponenti (macron e bergoglio) sono all’opposto l’uno rispetto all’altro sul tema che stà dividendo l’UE attualmente :

uno (bergoglio) che incita all’ACCOGLIENZA incondizionata per tutti (non in casa propria però, non in Vaticano cioè; bello nobile ed elegante predicare a senso unico, anche a nome di altri, quando lo puoi fare dalla tua Torre dorata pulita e confortevole, mentre saranno poi gli altri che dovranno pagare le conseguenze pratiche di un accoglienza caotica e incontrollata come quella sponsorizzata dal Vaticano e messa in pratica dagli ultimi governi Italiani nel corso dell’ultima legislatura, e ciò che abbiamo visto finora -700.000 soggetti in 5anni- potrebbe essere solo il misero preambolo a qualcosa di potenzialmente assai più RILEVANTE sotto il profilo NUMERICO)

l’altro (macron) che si è dimostrato palesemente contro l’accoglienza di migranti clandestini in Francia, dato che è ormai certa la sua politica sul tema, ovvero che egli non vuole redistribuire in FRANCIA alcun migrante clandestino, in linea con ciò che vogliono i cittadini francesi CHE NON VOGLIONO NUOVI MIGRANTI IN FRANCIA, cittadini francesi che macron non può dimenticare o mettere da parte dato che lo hanno eletto all’Eliseo (anche se va detto che in buona parte di questo elettorato stà venendo più di un dubbio in merito a macron, da quello che leggo dai siti francesi…)

Oltre questo, l’Italia e gli Italiani devono pure accettare da questo soggetto lezioni in tema umanitari (il fango che macron ha sputato negli ultimi giorni in direzione dell’Italia in relazione al tema migranti è più che trabordante e oltre il limite dell’offesa) quando egli da ordine perentorio a tutti i prefetti locali in zona di confine con l’Italia di RESPINGERE E RIMANDARE A MITTENTE (L’Italia) OGNI SOGGETTO CLANDESTINO CHE DALL’ITALIA ABBIA CERCATO DI VARCARE IL CONFINE CON LA FRANCIA.

E Costui SAREBBE UNO CHE SI CANDIDA NEL RUOLO DI GUIDA PER L’EUROPA ????

Ora si capisce perchè tutto và a rotoli : con simili uomini messi al potere, non può che essere così.

aorlansky60
Scritto il 27 giugno 2018 at 09:47

@ Ilcuculo
“Ma pensi che dal punto di vista del panorama democratico in Italia la dissoluzione del PD sia un BUONA NOTIZIA ?”
……………………………………………………………………………………………………………………………

Di “buono” il pd aveva solo parte del nome : “democratico”…

Per tutto il resto, il pd si è rivelato la peggiore formazione politica -nell’ambito di INTERESSI PER IL PAESE- che l’Italia abbia mai avuto, dal 1947 ad oggi. E 5 anni di legislatura lo provano ampiamente. Senza bisogno [il CIELO ce ne scampi] che ne vengano altri; bene quindi che il pd stia saltando in aria, la maggioranza degli Italiani non ne sentirà la mancanza.

Questo, prima ancora di considerare le vere basi della catastrofe italiana attuale : gli anni 90 con le famigerate “privatizzazioni” sponsorizzate da un autentico genio (romano prodi, altro illustre esponente progressista), quello che in prima persona trattò i termini di ingresso dell’Italia nell’€urozona con il consiglio di tecnocrati UE in via di formazione, un altro colpo di genio.

puntosella
Scritto il 27 giugno 2018 at 12:36

aor­lan­sky60,

“Quello che il film in corso della STORIA ha messo in scena ieri in Vaticano rappresenta -a mio parere- l’IPOCRISIA alla massima potenza immaginabile.”

aorlansky60, vi è un argomento a proposito di migrazione che nessuno tratta.

Di cosa si tratta?

Del Migro_Credito.

idleproc
Scritto il 28 giugno 2018 at 08:54

icebergfinanza,

In effetti, visto come sta andando la gestione della cosa, era l’opzione più razionale e di mediazione politica interna migliore oltre a non lasciare esposti sul terreno ipocrita della propaganda nazionale e sovranazionale come sta accadendo da altre parti.
Il fatto è che dopo tutto quello che hanno pianificato e combinato sottobanco e la natura reale associata ai fini delle cosiddette “migrazioni economiche” “inevitabili”, ci si aspetta sempre che il tutto finisca a tarallucci e vino.

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