EURO E ITALIA: DON’T CRY FOR ME ARGENTINA!

Scritto il alle 07:53 da icebergfinanza

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Purtroppo in questo Paese, infarcito di giornalisti ignoranti ad essere buoni, analisti ed editorialisti, pure economisti che tengono famiglie ad alto tenore di vita, non è facile far comprendere la verità, soprattutto quando questa gente ha il totale monopolio della carta stampata e delle televisioni, non riuscendo ancora ad avere il dominio sul web.

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Le Open Society Foundations,  sono una rete di fondazioni internazionali fondata dal magnate George Soros che lavorano per costruire democrazie vibranti e tolleranti i cui governi sono responsabili e aperti alla partecipazione di tutte le persone, dicono loro.

Uno di questi è Fubini, un caro amico di Soros, si Soros lo speculatore, lo squalo che attaccò la lira e la sterlina negli anni ’90, ha recentemente scritto sul Corriere della Sera…

La drammatica lezione dell’Argentina per chi è contro l’euro

L’Argentina nel 2003 fa aveva ripudiato debito pubblico per 100 miliardi di dollari e aveva svalutato drasticamente per cavarsela. Sono passati 15 anni, ma non è ancora vaccinata: un battito d’ali di farfalla a Washington diventa un tifone
a Buenos Aires. Che c’entra con l’Italia? Niente, ma proprio questo è il punto. Non c’entra perché l’Italia è nell’euro e solo per questo sul suo enorme debito riesce a pagare interessi persino inferiori di quelli americani, a tutto vantaggio di famiglie e imprese. Proviamo a uscire dall’euro, o a ripudiare il debito. Prima però chiamiamo Mauricio Macri per sentire cosa ne pensa.

Ma tu pensa, Fubini scrive pure che per una volta non si può neanche dare la colpa ai politici locali. Il leader oggi è Mauricio Macri, un ingegnere di origini calabresi che mantiene il Paese su una rotta di buonsenso, riforme e prudenza, politiche neoliberiste su suggerimento del FMI e crolla tutto comunque!

Ci aveva già pensato un altro illustre scienziato finanziario tempo fa, per il quale ieri girava alche il nome per un eventuale governo di tregua o neutrale come dicono loro sempre, ma sta facendo davvero una brutta figura…

Se Tokyo sembra Atene

C’è una battuta che gira tra i miei colleghi: «Sai qual è la differenza tra il Giappone e la Grecia?». L’agghiacciante risposta è: «Tre anni». L’ovvio riferimento è alla situazione del debito pubblico. Per quanto paradossale, l’accostamento della grande potenza industriale asiatica al piccolo e disastrato Stato ellenico non è poi così assurdo.

L’articolo era datato 2012, ne sono passati sei di anni e non è successo nulla in Giappone, nessuno ha fatto la fine della Grecia.

Potrei tirarvi fuori centinaia di articoli sulla fine dell’Inghilterra, se usciva dall’ Europa, peste, tifo e colera, iperinflazione e via dicendo.

Basterebbe ricordare cosa scrivevano i soloni di Confindustria a proposito della fine ingloriosa che attendeva il nostro Paese nel caso che gli italiano non avessero votato si al referendum confermativo di casa Renzi…

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Siamo nel 2017 e della recessione, nessuna traccia, saliamo del uno virgola e dei quattro punti di pil in caduta se ne è persa traccia.

Per carità, è tutta brava gente, dotti, medici e sapienti, peccato che come dice il nostro caro John Perkins…

Come ben sapete, non provate a chiedere all’oste se il suo vino è buono, se è davvero il migliore, non potete chiedere a questa gente se davvero l’euro è la migliore soluzione, dopo gli evidenti fallimenti di questi anni, loro vi rispenderanno che sì, perché il loro datore di lavoro la pensa così!

SOSTIENI IL NOSTRO VIAGGIO!

E’ normale, ci mancherebbe, sarei preoccupato se non fosse così, diceva il nostro caro Don Milani…

 “E qual’è mai il giornale che scrive per il fine che in teoria gli sarebbe primario cioè informare o non invece per quello di influenzare in una direzione”

Alle volte però capita di ascoltare il pensiero alternativo, quello di Alberto e Claudio,  e scopri che le cose non sono proprio così, almeno che loro vi raccontano solo una parte della loro verità…

1) Argentina e Italia sono Paesi profondamente diversi. In Argentina il settore agricolo pesa il quadruplo rispetto all’Italia (rispettivamente, 8% e 2% del Pil), e questo incide sulla composizione dell’export, che in Italia è composto per l’84% da prodotti manifatturieri, mentre in Argentina solo per il 31%.

2) Quando un Paese si basa sulle materie prime o su prodotti agricoli grezzi, la sua prosperità dipende dai prezzi di questi ultimi sui mercati internazionali. Una caduta dei prezzi lo metterà in difficoltà qualsiasi moneta esso adotti o per quanta moneta esso stampi. Ciò vale per esempio per il Venezuela se il prezzo del petrolio dimezza e vale anche per l’Argentina: se il prezzo della soia crolla del 30%, come è successo nell’ultimo quinquennio: gli argentini devono tirare la cinghia e non c’entra se la moneta è il peso, l’euro o il dollaro.

3) Questo anche perché le materie prime hanno domanda rigida: se la soia dimezza non ingozziamo i nostri vitelli. Anche a causa di ciò dal 2010 l’Argentina è in deficit estero, cosa che ora la costringe ad alzare i tassi per farsi prestare i soldi che non guadagna più esportando. La politica monetaria degli Stati Uniti, evocata da Fubini, c’entra, ma solo perché si innesta su questa fragilità strutturale. La situazione dei Paesi manifatturieri è ben diversa, perché la domanda dei loro prodotti è elastica al prezzo, e a questo punto quale valuta si adotti e come la si gestisca diventa rilevante. Un «attacco speculativo» che ci costringesse a svalutare renderebbe i nostri prodotti e il nostro turismo ancora più convenienti per l’estero, aumentando il nostro surplus commerciale, cioè la nostra disponibilità di valuta pregiata, senza bisogno di alcun rialzo dei tassi. Se non credete a noi, fidatevi di un commentatore bene informato: «Euro più debole? Per noi sono più i vantaggi che gli svantaggi» (Fubini, 11 marzo 2015).

4) Quanto precede spiega perché l’argentino Macrì, nonostante sia tutto «buon senso, riforme e prudenza» (a detta di Fubini), da quando ha preso il potere ha visto la sua valuta indebolirsi del 45% sul dollaro, senza riuscire a riequilibrare i conti con l’estero. Viceversa, un altro presidente, l’ungherese Orbán, nonostante sia tanto cattivo e non faccia le riforme, ma anzi cacci il Fmi fuori dal Paese con la ramazza, pur non avendo l’euro, bensì il fiorinetto, va avanti tranquillissimo, grazie al suo surplus commerciale, e viene costantemente rieletto dai suoi concittadini. L’export ungherese è per l’83% composto da prodotti manifatturieri e per questo l’Ungheria ha beneficiato della flessibilità del fiorino. Lasciamo valutare al lettore a quale Paese l’Italia somigli di più.

Poi si sa, c’è sempre qualcuno che si arrampica sugli specchi, ti dice che le svalutazioni non sempre sono buone, che il Giappone, che quando la domanda globale latita, hanno poco effetto sulle esportazioni, che basta guardare al Giappone, che ha svalutato come un forsennato dal 2012 in poi  e non è successo nulla o quasi.

Ora non sto qua a riempirvi la testa con paroloni, a Voi che piacciano tanto i grafici, consiglio solo di fare mente locale, ovvero agli effetti che ha avuto sul nostro Paese, demolito dalla criminale politica economica di Monti, la feroce svalutazione imposta da Draghi all’euro, passando in un attimo da 1,40 a 1,03…

Qualcosina possiamo dire anche a proposito della sterlina e dell’Inghilterra sommersa dall’oceano a causa della Brexit…

Nessuno può dire cosa accadrà in realtà, nessuno dice che sarà una passeggiata, nessuno pensa ad un’uscita non concordata o meno, ma le evidenze storiche sono più a favore che contro, la differenza la fanno le chiacchiere da bar!

 

 

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13 commenti Commenta
Scritto il 8 maggio 2018 at 08:59

Peggio dell’ignoranza c’è l’illusione di sapere… Cosa che non manca in ogni dove

aorlansky60
Scritto il 8 maggio 2018 at 10:10

L’articolo era datato 2012, ne sono passati sei di anni e non è successo nulla in Giappone, nessuno ha fatto la fine della Grecia.

ma c’erano forse dubbi ?…

L’unica cosa per la quale il Japan dovrebbe preoccuparsi, in prospettiva futura, è la sua scarsa natalità : infatti è il Paese con il numero più elevato di popolazione anziana in rapp al totale dei propri cittadini (120 mln)

ma voler paragonare la GIGANTESCA capacità TECNOLOGICA del JAPAN preso con TUTTE le proprie Soc. industriali (e con i suoi 120 milioni di cittadini)

con la capacità (quale capacità?) industriale della Grecia con i suoi 10 milioni di cittadini,

è come voler paragonare una FERRARI “ENZO” (anni 2000) vs una FIAT 500(degli anni 60), con tutto il rispetto per i greci…

basta solo un dato per cercare di far comprendere a chi legge :

PIL Japan = stima 5000(cinquemila) miliardi US $ (3zo valore assoluto su scala mondiale)

PIL Greece = stima 200(duecento) miliardi US $

Evidentemente quelli che sottopongono questo modello comparativo, facendo falsa propaganda agli occhi dell’opinione pubblica, è tutta gente che ha interessi a farlo (vedi giornalisti appartenenti ad un gruppo editoriale, che a sua volta appartiene a qualche centro di potere che ha interessi affinchè LO STATO DELLE COSE intrapreso con la costituzione della UE e la realizzazione dell’€uro prosegua SENZA CORREZIONI DI SORTA per la via intrapresa…)

Appare chiaro ed evidente che LE GARANZIE (non solo il PIL, ma una corposa serie di dati che non elenco, ci ha già pensato Puntosella in un thread precedente) che il Japan è in grado di fornire al mondo intero sul proprio debito sono infinitamente superiori alle garanzie che la Grecia è in grado di dare sul suo, anche se quest’ultimo per VALORE ASSOLUTO rappresenta un inezia paragonato al VALORE ASSOLUTO del DEB del GIAPPONE.

Infatti da un paese ridicolo (per il suo PIL, non intendo arrecare offesa alla sua cultura millenaria) come la Grecia, pensare che abbia destato così tante preoccupazioni e notti insonni alla Comm.UE, tanto che questa ne parlasse all’opinione pubblica come un pericolo per la tenuta dell’intera €urozona è roba da far ridere i polli (che nel frattempo dopo 6anni non ridono più perchè hanno compreso anche loro…),

diciamo invece che le notti insonni le hanno passate i vertici e i cda di quelle banche private (francesi tedesche in prima misura ed inglesi secondariamente ) che prestarono sconsideratamente soldi ai greci (e sotto questo punto di vista, anche spagna e irlanda ne sanno qualcosa…) ed hanno fatto DI TUTTO [facendo pressione presso la Comm.UE] per recuperare parte dei propri soldi,

e allora raccontata così la storia appare maggiormente nitida per chi la legge e PER CHI LA VUOLE COMPRENDERE.

tirlusa
Scritto il 8 maggio 2018 at 10:14

X Puntosella.
Sperando di non disturbare volevo chiederti se avevi analizzato l’andamento del FTSEMIB che in questo 2018 sta sovraperformando sia gli indici americani che il Dax, cosa che stona un pò visto il quadro politico e gli ultimi dati macroeconomici.
E poi volevo chiedere a chi ne capisce di analisi tecnica, come ci si comporta coi dividendi? Devo cioè considerare l’indice al lordo dei dividendi o il future al netto? Perché nel primo caso una importante resistenza che argina i prezzi da 9 anni sarebbe stata violata, nel secondo caso no.

tirlusa
Scritto il 8 maggio 2018 at 10:21

Non vorrei che per appiopparci il governo tecnico adesso iniziano a massacrarci ……tipo ‘fate presto!!’…. ‘avete visto i mercati!!, erano stati pazienti’ etc….

    icebergfinanza
    Scritto il 8 maggio 2018 at 12:30

    Già fatto! 😉

oratrix magna
Scritto il 8 maggio 2018 at 11:31

borghi e bagnai sono impareggiabili, dobbiamo tutti sperare di campare abbastanza da vedere uno dei due ministro dell’economia … quindi dovremmo prendere ad esempio l’ungheria ??? un paese che ha un pil minore del padovano, che è stata DUE volte ad un passo dal default 10 e 6 anni or sono … che ha un pil pro capite di meno di 1/3 dell’area euro dalla quale è AMPIAMENTE sussidiata … la manifattura ungherese ? o per meglio dire la delocalizzazione delle imprese tedesche … ma davvero l’ungheria ?????? senza considerare il nazista al comando, amico e sodale dei salviniani … le evidenze storiche ??? dove sono le evidenze storiche di paesi economicamente evoluti che hanno tratto giovamento dalla rottura di un unione valutaria ??? evitando di citare negus africani e caudillos sudamericani … evitare anche di citare il giappone ed il suo debito pubblico che ha dinamiche SOLO interne ed è sostenuto da decenni di investimenti in educazione ricerca innovazione e altissima produttività … inutile non entra in testa cosa sia la moneta una volta staccata dal gold standard, l’unità di misura della credibilità economico/produttiva di un paese … se noi avessimo questo tipo di credibilità non staremmo parlando di svalutazioni competitive, spesa in deficit a altre amenità … p.s. l’inflazione odierna argentina intorno al 25% io la ricordo in italia negli anni ’70 – ’80 … forse qualche punto d’incontro tra queste due culture esiste …

icebergfinanza
Scritto il 8 maggio 2018 at 12:33

tirlusa@finanza,

puntosella
Scritto il 8 maggio 2018 at 21:27

[email protected],

“X Puntosella.
Sperando di non disturbare volevo chiederti se avevi analizzato
l’andamento del FTSEMIB che in questo 2018 sta sovraperformando
sia gli indici americani che il Dax, cosa che stona un pò visto il quadro
politico e gli ultimi dati macroeconomici.”

************************************************
tirlusa, permettimi di non concordare con quanto sopra, ma è una
“mia fissa” poiché io storicamente analizzando DataBase da una vita
queste correlazioni tra andamento di un indice o mercato e dati
macroeconomici, non li ho mai riscontrate…. in RealTime per cui affermazioni
di tal genere sono indimostrabili.

Ho lasciato intatto l’impianto[funzioni ed indicatori] utilizzato
sul FDAX e sostituito solo strumento finanziario….ed ecco
il risultato, che non commmento…. io mi limito a leggere i
cruscotti dei vari percorsi…. e la direzione dei loro versori
tutto il resto in analisi dei dati finanziari … è noia, cantava
qualcuno.

Qui sotto un’analisi sul Future nostrano.

Fin quando il LastPrice per questa settimana no scende sotto
quota 23.212,6103 non entrerà alcun segnale di ALLERTA
di MedioBreve Periodo[3-4 mesi], ma soltanto degli allerta
di breve-brevissimo periodo su livelli che si possono leggere
sul grafo, il 1° dei quali è al momento entrato a 23,750
mentre il 2° segna 23.387,…..

Per quanto riguarda la differenza tra indice e Future, il prezzo
di quest’ultimo incorpora già lo stacco dei dividendi, per cui
analizza sempre e comunque soltanto gli strumenti finanziari
che pensi di TRADARE, tutto il resto non fa che aumentare il
rumore di fondo.

puntosella
Scritto il 8 maggio 2018 at 21:54

aor­lan­sky60,

aorlansky60. Condivido al 10.000% quanto scrivi a proposito della Grecia,
ma non si è mai voluta dire tutta la VERITA’ su quel che è successo in
GRECIA…. solo accusare i greci che vivevano al di sopra delle loro
possibilità.

Sarebbe interessante che il Capitano una volta che avesse tempo
stimolasse una discussione con un suo POST sul DEBITO….
ne potrebbero venir fuori cose molto interessanti.

Buona serata a tutti.

puntosella
Scritto il 8 maggio 2018 at 23:15

La Grecia e non solo.

Una premessa: quanto sotto – lungi da me nel poter sembrare una
critica al popolo greco, – ma l’ho scritto per evidenziare come il
sistema finanziario ad ogni latitudine ha “pelo sullo stomaco” per
indebitare e quindi schiavizzare chiunque di cui a priori si conosce
l’esito finale.

Atterrare all’aeroporto di Atene alcuni anni dopo l’entrata in circolazione
dell’Euro (1 Gennaio 2002), anche se la Grecia fu ammessa nell’Eurozona
2 anni dopo[2001] l’entrata in vigore dell’Euro[1999] poiché non rientrava
nei parametri economici e finanziari, per cui TUTTI sapevano che i conti
non erano proprio in ordine, sembrava di avere sbagliato volo e di essere
scesi all’aeroporto di Francoforte.

Che cosa dava questa impressione?

Presto detto: la flotta di auto dei tassisti greci…. tutti li a far loro credito
(le banche Francesi e Ttedesche in primis) azioniste di industrie quotate
nello loro rispettive borse valori, certo era facile convincere il tassista
greco che adesso che la Grecia era entrata nel CLUB degli aristocratici,
bisognava che il turista o chi arrivava lì per “affari” fosse ricevuto in
MERCEDES o BMV o RENAULT e poi anche tutto l’armamento andava
sostituito con quelli ad alta tecnologia, e guarda caso chi ha venduto
di tutto e di più allo stato greco? … sempre i soliti …FR e DE in primis
e poi anche nelle case come nelle strutture alberghiere c’era bisogno
di nuove e moderne lavastoviglie, lavatrici e quant’altro per cui le vendite
di questi beni di produzione estera sono andate alle stelle.

Secondo Voi cosa facevano le banche quando Mercedes, Ibm, Bosch,
Renault e compagnia cantando emettevano i loro comunicati sulle
vendite, compravano perché non sapevano la qualità dei crediti concessi
dalle loro finanziarie oppure vendevano carta sui mercati di Francoforte,
Londra o Parigi? Mai un’inchiesta è stata fatta sull’ammontare dei loro
utili solo notizie fasulle di quanto hanno perso.

Adesso è tardi e la legge non permette di andare indietro ad analizzare i
dati di chi comprava e di chi vendeva, e se vi era conflitto d’interesse
o chi speculava lo faceva perché in possesso di dati riservati.

Anche allora le autorità di vigilanza erano distratti, non solo ad Atene,
ma bensì a Francoforte, Londra e Parigi.

PS: Quanto successo al popolo greco è successo anche qui da noi
in Sicilia vi è un esempio da manuale: Famiglie di contadini che
per generazione e generazione hanno vissuto di agricoltura,
sono stati convinti ad “ammodernare le loro serre” acquistando
strutture metalliche in acciaio con crediti che poi con il crollo del
prezzo dei prodotti non han potuto più ripagare ed in decine di
migliaia si son trovati i loro terreni messi all’asta e ridotti in miseria.

Storie come queste ce ne sono tantissime altre in altre regioni italiane,
ma i giornalisti non si attentano a farle conoscere… tengono famiglia
agiata …. come dice il nostro Capitano.

tirlusa
Scritto il 9 maggio 2018 at 07:39

Grazie al Capitano e a Puntosella per avere risposto al mio quesito. Una buona giornata a tutti

perplessa
Scritto il 9 maggio 2018 at 23:30

mi ricordo interessi passivi al 27% alla fine degli anni 70, siccome anche misi su casa allora, ma in realtà non pagai quei tassi per metterla su perché c’erano i mutui agevolati grazie alle normative vigenti, erogati per il 75% (in realtà alla fine era meno a causa appunto dell’inflazione che faceva crescere il prezzo in corso d’opera). furono costruiti moltissimi immobili con quei mutui che mi ricordi io empiricamente. l’inflazione generò anche il fatto che la rata del mutuo con l’interesse a tasso fisso risultava man mano più leggera, aumentando la disponibilità economica per altri beni.e c’era anche la contingenza a rivalutare il mio stipendio e quello del mio coniuge, per cui non ricordo affatto di sentirmi impoverita a causa dell’inflazione. adesso che quegli ammortizzatori sociali non ci sono più immagino in caso di iper inflazione l’impatto sulla popolazione potrebbe essere diverso.

ora­trix magna: in­tor­no al 25% io la ri­cor­do in ita­lia negli anni ’70 – ’80

idleproc
Scritto il 11 maggio 2018 at 09:39

puntosella@finanza,

E’ una tecnica classica, ti finanzi le esportazioni, li indebiti e poi li strozzi.
Funziona perfettamente anche con gli Stati quando non hanno una moneta sovrana, hanno vincoli esterni sui mercati e una classe dirigente corrompibile o stupida, due aspetti che coesistono facilmente.
Ci sono tecniche ultracollaudate e sempre le stesse come permettere ad una corporation globale iperfinanziarizzata che appellandosi al “libero mercato” poi ti fa una politica dei prezzi per mettere fuori mercato le aziende che hai, che nel mercato ci starebbero benissimo e che poi, acquisiti marchi e mercato, sposta il lavoro da altre parti e può tranquillamente aumentare i prezzi se è riuscita a costurire un’area monoplista od oligopolista in accordo con altri gruppi… c’è un’ampia scelta sono però sempre le stesse tecniche.

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