SIRIA JPMORGAN E WELLS FARGO MISSIONE FALLITA!

Scritto il alle 07:32 da icebergfinanza

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Nel fine settimana a mercati rigorosamente chiusi, sono partiti i missili belli, cari ed intelligenti di Donald Trump, giusto per fare quattro soldi facendo girare l’industria bellica.

Per chi ancora vivesse sulla Luna o su Marte e non riceve altro che i canali istituzionali o mainstream, mentre i missili colpiscono ovunque depositi pieni di armi chimiche e di distruzioni di massa e le sostanze si diffondono nell’aria come il profumo del mosto selvatico causando semplicemente prurito, segnalo questa interessante visione alternativa di un vescovo telebano, un troll, un diffusore di “fakenews” russo suppongo…

“Sia fatta luce su tutto ed emerga la verità non come hanno fatto con l’Iraq in cui hanno distrutto il Paese dicendo che c’erano le armi chimiche. Così come hanno fatto con l’ Iraq lo stanno facendo ora con la Siria. La gente lo ha capito, non è stupida”.. Lo ha detto il vescovo caldeo di Aleppo e presidente della Caritas siriana, mons. Antoine Audo, intervistato da Antonio Soviero, manifestando forti dubbi sul fatto che il regime di Damasco abbia usato armi chimiche a Douma, nel Ghouta est. “Come è possibile che Assad – ha aggiunto mons. Audo – abbia usato armi chimiche per difendersi ? Non è logico. Gli americani e i russi usano la Siria come pretesto per farsi la guerra e difendere i loro interessi internazionali”. Siria, vescovo Aleppo: “Stanno facendo come in Iraq.

Non so a Voi ma a me vien da ridere, tirano un centinaio di missili qua e la, segnalano ai russi dove tirano e chiedono per favore se disturbano a centrare qualche caserma vuota o centro di ricerca fantasma.

Ci fermiamo qua, è meglio non andare oltre, anche perché qua e la stanno cadendo davvero missili sull’economia globale e le esplosioni stanno minando le certezze dei mercati.

Ovviamente Donald Trump, dopo aver lanciato qualche petardo sulla Siria, sta pensando di aumentare il carico di esplosivo da inviare in Cina…

Secondo il Wsj, l’amministrazione Usa è convinta che la linea dura sta funzionando
Convinto che la sua strategia a colpi di minacce di dazi stia funzionando, l’amministrazione Trump intende aumentare la pressione sulla Cina in ambito commerciale. Come? Concentrandosi sulle nuove tariffe doganali ventilate la settimana scorsa per 100 miliardi di dollari e minacciando di bloccare investimenti tecnologici cinesi negli Stati Uniti attraverso acquisizioni, joint venture, licenze o altre tipologie di accordo. Lo scrive il Wall Street Journal citando funzionari americani.

Non so a Voi, ma a me Trump fa tenerezza, penso davvero che sia un povero idiota come pensano tutti alla Casa Bianca, i russi lo hanno aiutato addirittura ad essere eletto e questo continua a voler aumentare le sanzioni. La Cina per chi non lo sapesse, all’Onu ha votato contro l’intervento, insieme alla Russia. La bella notizia per Boeing è che il titanio se lo sognano se gli americani continuano a giocare con il fuoco…

I legislatori russi hanno presentato una proposta di legge ad ampio raggio che potrebbe congelare alcune esportazioni cruciali per gli Stati Uniti.

Il disegno di legge, che è stato redatto dai principali legislatori della Duma in risposta al nuovo round di sanzioni statunitensi annunciato la scorsa settimana, propone un’ampia gamma di restrizioni per le imprese statunitensi in Russia e per la cooperazione con gli Stati Uniti. Tra queste vi è una proposta di divieto o di limitare le esportazioni di titanio che sono cruciali per il produttore di aerei come la Boeing.

La Boeing e altri costruttori di aeromobili fanno sempre più affidamento sul titanio come materiale resistente ma leggero da utilizzare nei gruppi alari, nei volanti, nei sistemi idraulici e in una serie di altre parti, secondo i rapporti CNBC.

Un Boeing 777 ha il 12% di titanio nella sua struttura e la Russia è il più grande produttore al mondo di titanio e il principale fornitore di Boeing.

La ciliegina sulla torta ve la mettiamo noi con le dichiarazioni dei funzionari cinesi all’attacco USA in Siria…

“Gli Stati Uniti registrano da sempre il lancio di guerre su basi ingannevoli. Il governo Bush ha affermato che il regime di Saddam deteneva armi chimiche prima che le truppe della coalizione USA-britannica invadessero l’Iraq nel 2003 . Tuttavia, le forze della coalizione non hanno trovato ciò che chiamavano armi di distruzione di massa dopo aver rovesciato il regime di Saddam. Sia Washington che Londra hanno ammesso più tardi che le loro informazioni di intelligence erano false.”

Tu pensa che persino il presidente della Germania, Frank-Walter Steinmeier, attraverso la Reuters ha messo in guardia dal continuare a demonizzare la Russia.

Scusate se passo da un argomento all’altro ma nella sua anteprima dell’edizione di lunedì, Suddeutsche Zeitung riferisce che la BCE ha chiesto a Deutsche Bank di simulare come accadrebbe in uno “scenario di crisi” e quanto costerebbe completare una “risoluzione”, cioè una liquidazione, della propria divisione di investment banking, questa è una piccola chicca in esclusiva per gli amici di Deutsche Bank la prossima banca nazionalizzata in Europa!

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Ma fermiamoci qui e veniamo alla prima tornata delle trimestrali USA che come sempre una lettura superficiale da parte di qualche analisti o giornalista prezzolato non è in grado di scorgere le numerose crepe che si intravvedono alla base dei meravigliosi risultati pubblicati da JPMorgan, Citigroup e Wells Fargo, esplosione di utili grazie quasi esclusivamente ai regalini dell’amministrazione Trump, in materia fiscale.

Per fortuna non tutti sono così ignoranti…

“Se si escludono il business legato al mercato dei capitali ed eventi una tantum, queste banche non stanno andando bene”, ha detto a Cnbc Dick Bove, chief strategist di Hilton Capital Management. Nemmeno il trading, che avrebbe dovuto brillare visto il riaccendersi della volatilità nel 2018, ha soddisfatto. Bove ha inoltre smontato l’entusiasmo dato dal fatto che un aumento dei tassi previsto dalla Fed faccia bene alle banche: “I tassi non spingono gli utili bancari. Quello che li spinge al rialzo è ciò che vendono” ossia i mututi, che nel caso di Jp Morgan e Wells Fargo hanno subito una contrazione. Ci sono poi motivi specifici che pesano sulle banche: su Wells Fargo aleggia una multa da un miliardo di dollari per pratiche non idonee nelle assicurazioni di auto e nei mutui.

Bove ha concluso dicendo che “la maggioranza delle banche in Usa non sta vendendo nulla. Se Jp Morgan non può vendere prestiti è perché nessuno è interessato a comprarli; ciò significa che la gente non sta acquistando prodotti, che l’economia non si sta muovendo a un passo rapido. La conclusione è che le cose non vanno bene e di conseguenza nemmeno i titoli” delle banche. (America 24)

Una sintesi perfetta di quello che è accaduto negli ultimi mesi e di quello che accadrà da qui in avanti!

Peccato ad esempio che nonostante un aumento del reddito di circa 2 miliardi di dollari, le imposte sul reddito siano diminuite di circa 240 milioni di dollari grazie alla riforma Trump, accantonando poco capitale per coprire le perdite future. Il dettaglio, la cattiva notizia è che il leggendario consumatore americano, il re del credito al consumo è in evidente difficoltà e lo sarà sempre di più nei prossimi mesi e anni.

E si che che il tasso applicato alle carte di credito intorno al 3.3 % ha fatto esplodere del 18 % anno su anno le insolvenze contro previsioni intorno al 3 %. Il portafoglio prestiti per gli studenti continua ad essere svalutato, forse è per questo che la Fed consente a banche come JPM di continuare a giocare con il quantitative easing, speculando selvaggiamente sui mercati, per poter svalutare allegramente crediti ovunque.

La realtà è che JPMorgan non è più in grado di indebitare gli americani con i suoi mutui, semplicemente perché il cavallo non ha più voglia di bere e la liquidità è davvero cara, ben oltre il 4 % in media.

Il fatturo della divisione investment banking è sceso sotto la stima dei soliti analisti di ben 127 milioni di dollari, spinto al ribasso da minori commissioni di sottoscrizione di titoli di debito, parzialmente compensati da maggiori commissioni di consulenza.

Quello che invece in ben pochi sanno è che Wells Fargo insieme a Bank of America la cui trimestrale uscirà la prossima settimana è la regina dei mutui residenziali in USA. 

…a causa dell’aumento dei tassi, le richieste di mutui residenziali di Wells Fargo sono crollate, in particolare nelle domande di mutuo dell’ultimo trimestre dello scorso anno, di 10 miliardi di dollari, dal trimestre precedente, o del 16% a / a, a soli $ 63 miliardi,  ai minimi successivi alla crisi registrati alla fine del 2013.

… nel primo trimestre 2018 l’ammontare del più importante business di Wells Fargo, Mortgage Application non è riuscito a rimbalzare, ed è rimasto a  24 miliardi di dollari, il livello più basso dalla precedente crisi.

Aggiungendo la beffa al danno, come ci si aspetterebbe con la curva dei rendimenti che si appiattisce ai minimi di 10 anni proprio questa settimana, il margine di interesse netto di Wells Fargo – la fonte del suo reddito da interessi – non è riuscito a rimbalzare dai minimi di un anno e ha mancato ancora le aspettative di consenso. …”

Non solo, anche il costo dei depositi è aumentato…

…i costi dei depositi sono aumentati rapidamente, e nel primo trimestre la banca ha dovuto pagare un deposito medio dello 0,34% su depositi di interesse pari a 938 miliardi di dollari , esattamente il doppio del costo dei suoi depositi un anno fa.

… e la ciliegina sulla torta arriva dal credito al consumo…

… i trend dei prestiti al consumo della banca rivelano che il preoccupante calo della domanda di credito continua, dato che i prestiti al consumo sono scesi complessivamente di $ 9,5 miliardi in sequenza su tutti i gruppi di prodotti, molto più del calo di $ 1,7 miliardi dell’ultimo trimestre.

DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIINNNNNN!!!!!!!!

Nel frattempo…  

L’asta di titoli a 30 anni ha tuttavia visto un’ottima domanda. Il Tesoro Usa ha venduto titoli a 30 anni per 13 miliardi di dollari offrendo il 3,044%. Agli investitori indiretti, riflesso della domanda dall’estero, è andato il 61%. Agli investitori diretti, riflesso della domanda Usa, è andato il 14,6%. In ambo i casi si tratta della percentuale migliore dall’ottobre 2015.

Per tutto il resto visioni, analisi e orizzonti dei prossimi mesi e anni, c’è il nostro Machiavelli che sta preparando un’altra sorpresa, intanto per chi non era a bordo nei mesi scorsi, non perdetevi gli ultimi due manoscritti, tra cui l’OUTLOOK 2018. 

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10 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 16 aprile 2018 at 13:05

Molti si chiedono perché lo scenario prospettato da analisti e commentatori bollati frettolosamente e interessatamente come “doomsters” o “permabears” non si sia ancora avverato. Altri ancora ritengono che il semplice fatto che le borse sono ancora attorno ai massimi sia la “prova” che non va poi così male e che “doomsters” e “permabears” sono solo orologi rotti che due volte al giorno mostrano l’ora giusta. A costoro sfuggono almeno 3 evidenze. 1) il tempo, 8 – 10 anni sembrano molti per un essere umano che ne vive 80 se va tutto bene, ma sono pochi per un ciclo storico mentre sono in linea con un micro ciclo economico specie se sostenuto da politiche monetarie da disperati. 2) un sistema complesso ha molte ridondanze, percorsi che lo tengono in vita malgrado le difficoltà, ma che al contempo ne prosciugano lentamente le risorse esponendolo a un rischio maggiore di “sudden death”, morte improvvisa. Ciò che sembra un segnale di stabilità può invece rivelarsi, quando è troppo tardi, come concausa del collasso. 3) il ruolo determinate della Cina che i commentatori economico/finanziari tuttora prigionieri di una visione occidentale-centrica non vogliono comprendere. Non sono stati gli inefficaci QE a determinare la ripresa post 2008-09, ma i tassi a zero che hanno consentito di mantenere in vita aziende morte (peggiorando la situazione complessiva di lungo termine), avviare investimenti a perdere, intrappolare la psicologia delle persone in una percezione di nuova era dell’oro nella convinzione che le banche centrali sono onnipotenti e SOPRATTUTTO dall’immenso stimolo fiscale, monetario e creditizio cinese che ha fatto impallidire tutte le misure prese in occidente. La crescita forzata dell’economia cinese ha trascinato le economie fondate sull’export ma ha lasciato un problema enorme di sostenibilità del quale le autorità cinesi sono ben consapevoli. Sarà molto difficile per la Cina evitare quanto sempre accaduto in caso di eccessi di questa natura, tuttavia già da prima dell’ultimo congresso del partito comunista cinese (che è solo la certificazione di decisioni prese prima) la politica cinese è cambiata, i tassi sono stati rialzati, la crescita del credito è ai minimi degli ultimi 8 anni. E’ imperativo per i tecnocrati cinesi rallentare la crescita per eventualmente avere spazio per una manovra espansiva subito prima del prossimo congresso del partito comunista, nel 2022. Le veline del ministero della verità rispecchiano questo cambio di politica, non promettendo più crescita all’8% ma una crescita stabile ma minore. La crescita reale della Cina è oggi molto verosimilmente attorno al 3% e non al 6%. Nel contempo avendo un enorme spazio fiscale (il debito del governo centrale è molto basso, quello delle province invece no) proseguono gli investimenti in ricerca e sviluppo, il piano Cina 2025 e il grande progetto infrastrutturale BRI (Belt and Road Initiative) che ben difficilmente procederà alla velocità desiderata. Una Cina che non cresce al 6% (quindi figuriamoci al 3%) rende matematicamente inottenibili le previsioni di crescita globale del FMI e delle grandi banche di investimento e costringe a rivedere al ribasso tutte le prospettive di crescita dei paesi “export oriented”. In assenza della crescita prevista, il peso dell’immenso eccesso di debito accumulato tornerà presto nei radar dei mercati finanziari e siccome ormai in occidente i mercati SONO l’economia e non più viceversa, temo che “doomsters” e “permabears” avranno alla fine ragione, sebbene preferirebbero avere torto.

phitio
Scritto il 16 aprile 2018 at 14:43

Decini di missili, e NESSUN morto e NESSUN ferito? Roba da pazzi, questi missili sono diventati cosi’ intelligienti che ti chiedono il permesso prima di cadere.

alexandersupertramp
Scritto il 16 aprile 2018 at 17:42

In USA chi comanda veramente è il Deep State e i Presidenti che si succedono, di qualunque estrazione, sono lì solo di facciata. Che la macchina bellica americana abbia bisogno di bombardare, spesso e volentieri, per fare soldi è ovvio ma un conto è inventarsi il casus bellis contro Saddam o Gheddafi, un conto contro la Russia. Speriamo non siano tanto pazzi, o disperati, da trascinare il mondo nella III Guerra Mondiale per non accettare il fatto che non sono più l’unica potenza incontrastata a livello mondiale. Per tutti arriva il momento del declino.

alexandersupertramp
Scritto il 16 aprile 2018 at 17:47

Il consumatore Americano è tornato in salute a marzo. Si vede che non faceva freddo :D

    icebergfinanza
    Scritto il 17 aprile 2018 at 06:18

    Purtroppo il diavolo è nei dettagli, in realtà il dato è davvero pessimo!

sd
Scritto il 16 aprile 2018 at 21:40

john_­ludd@fi­nan­za,
Hai ragione sono milioni e non miliardi di dollari, nella fretta ho sbagliato do scrivere.
Per fortuna che sembra ci siano stati solamente dei feriti nell’attacco USA-GB-F, ma la figuraccia che hanno fatto se la sono meritata tutta. Le istituzioni italiane potevano almeno tacere o al massimo ammettere che “O Franza o Spagna purchè se magna”

SD

sd
Scritto il 16 aprile 2018 at 21:44

A proposito trovo proprio strano che gli USA si fidino tanto di noi italiani……..alla prima occasione li venderemo al miglior offerente. Magari vendiamo il perimetro delle loro basi ai Russi hehehe. Il potere logora chi c’è l’ha (Andreotti sbagliava).

stanziale
Scritto il 17 aprile 2018 at 07:57

alexandersupertramp@finanza,

Un presidente usa, evidentemente per statuto deve bombardare. Ma se i tomahaws decide di lanciarli Trump(e poi avvertono prima dove sparano), per me e’ il presidente piu’ pacifista degli ultimi 80 anni. Basta vedere la forma di questi missili…la testa arrotondata..tipica tecnologia degli anni 50. Infatti i russi-siriani, non hanno sprecato, s-500, 400, 300 o 200. Ma solo (leggo) s-125 (anni 50), pantsir-1 (entrano in azione negli ultimi 10-15 km), cannoni antiaerei…probabilmente anche fionde…ps tomahaws(anni 80) va a 880 kms , s-200(tecnologia anni 60) mach 4…quindi si parla di frecce contro i fucili. Se questi sono gli armamenti, e’ un pezzo lo scrivo stiamo sereni, nessuna ww3. Tutta scena.

madmax
Scritto il 17 aprile 2018 at 10:39

stanziale@finanza,

Stanziale,
Concordo sul fatto che vecchi armamenti ancora di fabbricazione sovietica hanno neutralizzato 70 dei 105 missili, gli altri non sono stati neutralizzati in quanto sono stati lanciati sui “siti di ricerca chimica” che guardacaso erano stati appena occupati da Damasco ovvero non erano obiettivi da proteggere.

Non sono sicuro sulla WWIII.

Quello che l’occidente non ha capito e’ che sulla Siria la Russia non cedera’ mai, anzi ha aumentato l’invio di materiale bellico terrestre proprio nelle ultime ore.

In Russia si sono rotti le balle che una mezza dozzina di trattati siano stati stracciati come l’espasione a est della Nato, accordi sui missili e via dicendo per cui questa volta vanno fino in fondo.Appoggiati dalla Cina che e’ in guerra commerciale sempre con gli US.
Non hanno mai giocato una partita su due fronti, pensa che se bloccano titanio e alluminio in russi e metalli delle terre rare ritornano al medioevo!!!

Il problema e’ che dall’altra parte dell’atlantico qualcuno pensa di stravincere a mani basse (in preda a delirio neocon imperialistico) ma qualcuno comincia a domandarsi come mai che spendendo 700 miliardi all’anno di USD in difesa ci facciamo ingabbubbare da quattro rottami russi?

Ma stai sicuro che per la Siria la Russia come ha detto non cedera’ di un millimetro e sono pronti alla WWIII.

A proposito perche’ nel codice Nato aggiungiamo un articolo che cita testualmente: chi bombarda non paga, ma gli immigrati sono tutti suoi!!! Bombardano bene si prendano pure gli sfollati da tale guerra, cosa che abbiamo visto evitata nel caso della Libia.

andreblanz
Scritto il 17 aprile 2018 at 11:28

stan­zia­le@fi­nan­za
,

ma l’esercito e gli armamenti Us nn erano i migliori al mondo? qua stanno utilizzando le armi vecchie per far spazio aquelle nuove. ho come l’impressioen che questa manfrina, questo finto attacco, sia utilizzato per far fuori un po’ di armamenti obsoleti e che si tengano quelli buoni per il futuro.

stan­zia­le@fi­nan­za:
ale­xan­der­su­per­[email protected]­nan­za,

Un pre­si­den­te usa, evi­den­te­men­te per sta­tu­to deve bom­bar­da­re. Ma se i to­ma­ha­ws de­ci­de di lan­ciar­li Trump(e poi av­ver­to­no prima dove spa­ra­no), per me e’ il pre­si­den­te piu’ pa­ci­fi­sta degli ul­ti­mi 80 anni. Basta ve­de­re la forma di que­sti mis­si­li…la testa ar­ro­ton­da­ta..​tipica tec­no­lo­gia degli anni 50. In­fat­ti i rus­si-si­ria­ni, non hanno spre­ca­to, s-500, 400, 300 o 200. Ma solo (leggo) s-125 (anni 50), pan­tsir-1 (en­tra­no in azio­ne negli ul­ti­mi 10-15 km), can­no­ni an­ti­ae­rei…pro­ba­bil­men­te anche fion­de…ps to­ma­ha­ws(anni 80) va a 880 kms , s-200(tec­no­lo­gia anni 60) mach 4…quin­di si parla di frec­ce con­tro i fu­ci­li. Se que­sti sono gli ar­ma­men­ti, e’ un pezzo lo scri­vo stia­mo se­re­ni, nes­su­na ww3. Tutta scena.

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