GLOBAL TRADE WAR!

Scritto il alle 07:29 da icebergfinanza

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Da sempre suggerisco che per osservare da vicino le future dinamiche economico/finanziarie globali bisogna guardare all’America, a quello che accade in America, la crisi del 2008 è nata li, la prossima crisi nascerà negli Stati Uniti d’America, come sempre è stato nella storia del mondo occidentale. L’episodio delle elezioni italiane per il momento è semplicemente un episodio qualunque, una tempesta in un bicchiere d’acqua per il momento.

La scintilla che ha fatto crollare ieri i mercati americani intorno alla mezzanotte italiana è tutta qui…

Il consigliere economico del presidente Usa voleva fargli cambiare idea sulle tariffe su acciaio e alluminio America 24

 

Cohn, l’uomo di Wall Street ha fallito, la linea protezionista ha vinto!

“A volte le guerre commerciali non sono così male”, ha spiegato Trump senza tanti giri di parole, ribadendo con forza: “Metteremo i dazi su acciaio e alluminio, non abbiamo altra scelta per proteggere i nostri lavoratori e le nostre imprese. Per decenni altri Paesi si sono avvantaggiati a discapito degli Stati Uniti, ora basta”.

In una conferenza stampa congiunta con il primo ministro svedese, Trump ha confermato che non ha ancora cambiato idea, ribadendo che “stiamo preparando i dazi sull’acciaio.”

Durante la conferenza, Trump ha anche colpito di nuovo l’Europa, dicendo che il vecchio continente è stato “particolarmente duro” con gli Stati Uniti nel commercio e ha suggerito che l’Europa potrebbe “fare un accordo” per evitare i dazi.

Nella sostanza pure rivolgendosi a Canada e Messico, per riscrivere l’accordo NAFTA, Trump sta cercando di imporre nuovi accordi.

L’attacco più violento però è riservato alla Cina e al suo acciaio.

In serata però le dimissioni di Cohn suggeriscono che Trump non ha affatto cambiato idea anzi. Come riporta Bloomberg..

L’amministrazione Trump sta considerando una stretta senza precedenti sugli investimenti di Pechino negli Stati Uniti e l’imposizione di dazi su una larga fetta delle importazioni dalla Cina. L’obiettivo sarebbe quello di punire il paese guidato da Xi Jinping, accusato di furto sul fronte dei diritti di proprietà intellettuale. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando fonti vicine al dossier.

La risposta non si fa attendere…

La Cina pronta a reagire ai dazi: risponderemo a Trump con le “misure necessarie”…

“Dazi sui prodotti agricoli Usa” La Cina minaccia Trump

Il segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin, tenta di rassicurare spiegando che “gli Stati Uniti non vogliono guerre commerciali”.

Le voci che circolano a Washington, parlano di oltre 1000 miliardi di dollari colpiti dai dazi, una cifra in grado di far collassare l’intero commercio globale, anche se si esagera visto che gli Usa importano dalla Cina 450 miliardi di dollari al massimo.

Per chi guarda solo all’America suggerisco di osservare pure l’Europa che non è immune da responsabilità in una eventuale guerra commerciale…

Cina: Ue proroga dazi antidumping su tubi acciaio

BRUXELLES – La Commissione Ue ha deciso di prorogare per altri cinque anni i dazi antidumping già in vigore sui tubi d’acciaio inossidabile senza saldature provenienti dalla Cina. Le misure, imposte nel 2011 e che vanno dal 48,3% al 71,9%, sono state estese dopo l’indagine avviata da Bruxelles a dicembre 2016 che ha dimostrato che, senza dazi, il mercato europeo sarebbe di nuovo stato inondato dall’acciaio cinese con danni soprattutto per i produttori di Francia, Spagna e Svezia. Sono 53 in totale le misure Ue in piedi per proteggere la siderurgia europea, di cui 27 contro prodotti cinesi.

Come ovvio c’è molta preoccupazione in America da parte delle imprese che potrebbero essere colpite dalla guerra commerciale, come ha suggerito più volte in questo ultimo anno il nostro Machiavelli…

I produttori americani di alluminio sono “profondamente preoccupati” dalla volontà del presidente Donald Trump di introdurre dazi generalizzati del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio. Per questo, attraverso la Aluminum Association hanno scritto una lettera al leader Usa consigliandogli di cambiare piani e offrendogli delle alternative. Tra queste, ci sono misure mirate contro la Cina ed esenzioni per Canada e, tra gli altri, i Paesi europei.

“Temiamo che le tariffe proposte possano fare più male che bene”, recita la missiva scritta da Heidi Brock, Ceo e presidente dell’associazione che raggruppa 114 produttori e altre aziende tra cui Alcoa, Vulcan e Rio Tinto Alcan che complessivamente danno lavoro a 713.000 persone in Usa.

“Sfortunatamente le tariffe proposte faranno ben poco per affrontare il problema fondamentale di un eccesso enorme di capacità produttiva di alluminio in Cina, ma avranno conseguenze per la filiera produttiva con partner commerciali vitali che rispettano le regole”, continua la lettera.

Si tratta di un commento che echeggia quello diffuso da Alcoa la settimana scorsa, quando Trump preannunciò la mossa. Alcoa “apprezza” l’attenzione ricevuta dall’amministrazione Trump ma che crede che “partner commerciali vitali” come il Canada debbano essere esclusi dai dazi.

Il produttore di motociclette americano, Harley-Davidson, sostiene che le ritorsioni di altri paesi sui dazi che Donald Trump vuole imporre su alluminio e acciaio potrebbero avere “un impatto notevole” sulle proprie vendite. La settimana scorsa, la Commissione europea ha minacciato dazi sulle importazioni delle moto simbolo degli Stati Uniti per rispondere alla decisione di Trump.

Harley in una nota ha fatto sapere di essere a favore del libero mercato e che i dazi voluti dal presidente americano faranno salire i costi della produzione di beni in alluminio o in acciaio. Secondo quanto annunciato la settimana scorsa, nei prossimi giorni il presidente Usa firmerà un documento per imporre costi in ingresso del 10% per l’alluminio e del 25% per l’acciaio prodotto fuori dagli Stati Uniti. America 24

Nel frattempo in Italia si incomincia a guardare alle possibili soluzioni di coalizione per un nuovo Governo in questa analisi con intervista del Corriere della Sera …

Un italiano su tre favorevole all’intesa tra M5S e Lega. Il 51%: nuovo voto.

Più o meno ci siamo, quello che la logica dice, ovvero quello che ha maggiore probabilità di accadere lo vediamo in questa analisi del professor Lanny Martin che insegna scienze politiche alla Bocconi…

Ovviamente l’intesa più probabile e forse naturale è quella tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega, che avrebbe durata massima di due anni, secondo il modello, per noi giusto il tempo di un governo programmatico che si impegni a cancellare il Pareggio di Bilancio dalla Costituzione, il vincolo anacronistico del 3 %, cambiare la legge Fornero e cancellare il JobsAct ripristinando l’articolo 18, con semplificazione fiscale e nuova legge sull’immigrazione, che guardi all’accoglienza ma con criteri ben definiti.

State sintonizzati, EPIC MOMENT 2018 è solo all’inizio!

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6 commenti Commenta
barbagianni
Scritto il 7 marzo 2018 at 10:19

Per tutte queste belle cose la Lega si dovrebbe staccare dal B. e chinare la testa con appoggio esterno al governo 5 stelle,magari come dice lei degli aggiustamenti a un programma definito prima anche nei tempi. Altri tipi di alleanze che non prevedano IL governo 5 stelle scordatevele.MA,per come stanno messi “gli altri” ,sarà già difficile arrivare a una nuova legge elettorale e tornare al voto.

silvio66
Scritto il 7 marzo 2018 at 13:55

Ciao Andrea,
dici bene che la crisi parte da li ma l’abbiamo pagata noi e anche la prossima che partirà ancora da li la pagheremo nuovamente noi. L’area euro è stata creata per pagare le crisi americane e nessuno può farci niente. Ciò che possiamo fare è non essere tra quelli che pagano di più come nella precedente. Una classe politica migliore potrà difenderci meglio dei vermi prezzolati del passato. Patrioti acclarati come Borghi e Bagnai non potranno che fare bene. Passata l’emozione elettorale si guarderanno i numeri e sarà evidente che se ti vota il movimento passa tutto. Qualunque legge proposta dal pd o dalla Lega col suffragio dei 5s passa non so se ho reso l’idea. L’unico con il quale il movimento non può dialogare è berlusconi ovviamente. Da quando la cassazione ha certificato che ha finanziato cosa nostra per decenni mi risulta incomprensibile già quel 14%. Possiamo smetterla di essere scaramantici Capitano il miracolo è avvenuto! 😃
Grazie per quello che fai non mollare.

reragno
Scritto il 7 marzo 2018 at 14:19

Possiamo sempre aspettarci un governo Ps con appoggio esterno della Cdu tedesca!

reragno
Scritto il 7 marzo 2018 at 14:20

Pardon volevo dire Pd

kry
Scritto il 7 marzo 2018 at 21:29

Come mai una volta tanto non potrebbe essere diverso e il tutto partire dai cugini della Gran Barbonia. Nemmeno dopo una svalutazione di quasi il 20% sono in grado di raddrizzare la bilancia commerciale con una % talmente pessima da essere euguagliata dalla Columbia e superata solo dall’ Egitto. Sembra che in futuro sia in arrivo una mini era glaciale alla faccia dl riscaldamento globale e ho l’impressione che i prossimi flussi migratori arriveranno dalla gran Barbonia rimasta senza petrolio e dai discendenti dei barbari.

kociss01
Scritto il 8 marzo 2018 at 16:40

meglio con la supervisione della TROIKA VISTO CHE I MICROCEFALI POLITICI ITALICI NON SI METTERANNO MAI D’ACCORDO
re­ra­gno@fi­nan­zaon­li­ne,

Icebergfinanza presenta: ” Viaggio attraverso la tempesta perfetta “
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