DOLLAR HOARDING IS A YEAR END-RISK FOR MARKETS.

Scritto il alle 10:21 da icebergfinanza

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La scorsa settimana abbiamo condiviso la perla dei fondi pensione e delle dinamiche nascoste dietro la riforma fiscale di Trump, oggi invece una piccola sintesi interamente tratta da Bloomberg…

Dollar Hoarding Is a Year-End Risk for Markets

In the waning weeks of 1999, there was widespread concern that software programs might not recognize the number 2000 once the calendar turned from December to January, crippling computers and creating mass chaos in what was referred to as “Y2K.” We now know that didn’t happen, but those anxieties have a legacy in financial markets.

Ever since then, financial institutions and companies take extra efforts to fund their operations over the year end in what has become known as the “balance sheet effect.” This generally entails the hoarding of dollars, creating a squeeze in demand for greenbacks that can have a negative impact on markets and tighten financial conditions. The effect may be more pronounced this year as tensions around the U.S. debt ceiling and the competing Republican tax bills in Congress come together in a way that could cause the dollar to appreciate in value. (…) A rising currency is normally not a bad thing, but the problem now is that it could exacerbate some negative trends in the markets. For example, there’s the potential for a strong dollar to drive up short-term interest rates even further. Also, credit spreads may widen as dollar rates rise, such as during the 2008 financial crisis when the London interbank offered rate, or Libor, skyrocketed.

A dire il vero, prosegue l’articolo,  sembra improbabile che si verifichi una crisi di finanziamento in dollari su vasta scala, ma tutti gli ingredienti sono al posto giusto, portano verso una certa scarsità, mentre il deficit del bilancio federale aumenta e la Federal Reserve continua a ridurre il suo bilancio. Suppongo che si sono già tutti dimenticati dell’appuntamento con il tetto del debito a metà dicembre, ma certo tanto non succederà nulla.

Fonte: Bloomberg

In termini creditizi, ripensiamo alla fine del 2015 e all’inizio del 2016, quando i mercati dei titoli investment grade e obbligazionari ad alto rendimento hanno subito uno stress elevato a causa della speculazione che un crollo dei prezzi del petrolio avrebbe innescato un’ondata di inadempienze nel settore energetico ad alta leva.

Quello che accadde allora fu che il dollaro si rafforzò, contribuendo ad un rallentamento dell’economia. A febbraio 2016, i banchieri centrali si riunirono a Shanghai per affrontare la forza del dollaro, che stava facendo pressione sui mercati del credito a livello globale, in particolare quelli dei mercati emergenti che hanno prestiti di grandi dimensioni denominati in dollari.

La domanda di dollari potrebbe aumentare, dal momento che i mutuatari cercano i biglietti verdi per poter rimborsare 1.5 trilioni di debiti denominati in dollari in scadenza l’anno prossimo.

Fonte: S & P, Moody’s e New York Federal Reserve

La domanda di dollari continua ad arrivare dagli investitori europei e giapponesi che cercano rendimenti più elevati rispetto a quelli che possono ottenere nei loro mercati nazionali. 

Fonte: Bloomberg.

Eecentemente, come riporta l’articolo ma per noi non è una novità, le curve sui cambi in valuta in euro, yen e franchi svizzeri sono diventate negative, suggerendo una crescente domanda di dollari, poiché le società di quei paesi cercano la valuta statunitense a fine anno.

Base Swap Swap 

Fonte: Bloomberg

Il resto lo conoscete, non serve aggiungere altro!

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2 commenti Commenta
aorlansky60
Scritto il 29 novembre 2017 at 15:34

Il Capitano mi perdonerà [almeno spero] se tratto questa notizia fuori argomento, ma è talmente incredibile che appena l’ho letta mi ha a dir poco sbigottito :

https://it.finance.yahoo.com/notizie/un-hard-disk-disperso-londra-ci-sono-63-milioni-di-euro-121723515.html

63 milioni di € per corrispondenti 7500 “bitcoin” virtuali stipati in un hard-disk”

non so che dire del bitcoin, alcuni [o molti] ne sono entusiasti, io vedo solo che da 3000 $ qual’era la sua quotazione ad inizio anno, è passato rapidamente ai 5000 $ (questa estate) per raggiungere ultimamente i 10.000 $…

qualcuno mi deve spiegare se c’è un senso [e quale] in tutto questo… evidentemente la sua rapida crescita è corrispondente ad un numero sempre maggiore di acquirenti e di richiedenti, tanto da avere montato l’ennesima bolla…

sono cresciuto in un periodo storico nel quale si soleva ancora dare valore [e importanza] a tutto ciò che si poteva vedere [e toccare] ma sembra che l’evoluzione dell’uomo stia rapidamente mettendo in discussione anche certi valori che si ritenevano intoccabili, portando verso nuove concezioni alle quali fatico ad adattarmi (e credo non solo io)…

una volta, era il LAVORO che creava ricchezza (e benessere); ora tutto sembra cambiato, evidentemente il treno della storia stà passando molto velocemente sorprendendo chi non è lesto a salire in carrozza…

non so Voi, ma francamente questa nuova “corsa all’oro” [rappresentato dalle cripto valute virtuali] mi rende molto perplesso e per altri versi preoccupato, anche…

stanziale
Scritto il 29 novembre 2017 at 19:57

aorlansky60,

Si c’e’ chi guadagna molto, benissimo buon per loro. Non sono in grado di dire quanto dura, ma il trend economico mondiale e’ chiaro. In Cina interessa il bitcoin? Non penso. In India? Non credo. Inrussia? figuriamoci. Ormai il g-7, l’occidente, rappresenta il 30% del pil, seppur espresso in potere di acquisto. faccio copia incolla dal blog senza nubi di Mela:

” Da un punto di vista meramente economico, se si considera il pil per potere di acquisto, il mondo ha generato nel 2016 108,036,500 milioni Usd, la Cina 17,617,300 (16.31%) e gli Stati Uniti 17,418,00 (16.12%). L’Eurozona rende conto di 11,249,482 (10.41%) ed il Gruppo dei G7 di 31.825,293 (29.46%). Però i Brics conteggiano un pil ppa di 32,379,625 Usd, ossia il 29.97% del pil ppa mondiale. I Brics valgono come i paesi del G7.

Di conseguenza, la voce dell’Occidente vale nel mondo al massimo per il 29.46%, ma quella degli Stati Uniti vale solo il 16.12% e quella dell’Eurozona uno scarno 10.41%.

La realtà è che i paesi afferenti il G7 rendono conto del 29.46% dell’economia mondiale: la loro voce vale quindi per un terzo del tutto.

Sono sicuramente una grande forza, ma non più di entità tale da condizionare tutto il globo.
Appare invece molto verosimile che sia il restante 70% dell’economia mondiale a condizionare la vita economica e sociale dell’Occidente.”

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