RICHARD THALER: I SOLDI CI FANNO PERDERE LA RAGIONE

Scritto il alle 07:25 da icebergfinanza

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La notizia di ieri è che a Richard Thaler il teorico dell’economia comportamentale, la Behavioral economics è sato assegnato il premio Nobel all’economia.

Nobel per Economia 2017 a Richard Thaler, i soldi ci fanno perdere la ragione

Nel 2008 Thaler elabora con Cass Sunstein la teoria del nudge, la spinta gentile: si possono influenzare i comportamenti di masse di persone conuna forma leggera di paternalismo, senza imporre scelte dall’alto ma dosando bene le informazioni e proponendo un ventaglio di scelte accurate.

Come riporta Wall Street Italia:

Nemmeno il fresco premio Nobel dell’Economia, che è riuscito a dimostrare come le caratteristiche umane come i limiti della razionalità e le preferenze sociali influenzino le decisioni individuali e gli orientamenti dei mercati, sa spiegarsi come mai la volatilità rimanga così bassa in Borsa e come mai i mercati finanziari siano così assuefatti.

“La volatilità minuscola in Borsa è sconcertante” e pertanto rende nervoso l’economista 72enne Richard Thaler.  “Il mercato azionario che sembra dormiente – ha detto il professore premiato per i suoi studi sulla teoria comportamentale – è qualcosa che non riesco a spiegarmi e che ha colto la mia attenzione”.

Noi abbiamo la nostra spiegazione, nulla di più facile in un mercato manipolato all’inverosimile, che ignora eventi atmosferici, rischi geopolitici, stragi e economie anemiche, destinate ad una permanente “lost decade”, alimentati e controllati dalle banche centrali che possono controllare l’indice della paura, il VIX senza alcun particolare problema.

Nei prossimi mesi affronteremo nei dettagli insieme al nostro Machiavelli il sottostante del più imponente iceberg finanziario attuale, ETF e FONDI COMUNI.

Thaler ha teorizzato il concetto di “responsabilità mentale”, spiegando il modo con cui gli individui semplificano le decisioni prese in materia finanziaria creando dei casi separati nelle loro teste, concentrandosi sull’impatto di ogni decisione individuale piuttosto che sull’effetto globale.

Come ha spiegato l’accademia nelle motivazioni che l’hanno spinta a insignire Thaler del riconoscimento prestigioso, l’economista è stato anche in grado di “mostrare quanto l’avversione alle perdite può spiegare perché gli individui danno un valore maggiore a una cosa che possiedono rispetto a una che non detengono”, un fenomeno chiamato “avversione allo spossessamento”.

Noi per anni prima e durante la crisi abbiamo irriso la teoria delle aspettative razionali, una delle teorie più inutili mai apparse nel mondo dell’economia, con decine di articoli che hanno cancellato la razionalità dai mercati.

Che si parli di economia o di finanza comportamentale, sempre e comunque si indica quei particolari studi economici che aspirano ad indagare i comportamenti nell’economia e nei mercatio finanziari, attraverso la psicologia e le varie forme di comportamento individuale e sociale. In fondo la leggendaria ” Teoria dei sentimenti morali ” testo spesso ignorato dalle accademie universitarie mondiali, scritto dal padre dell’economia Adam Smith,  esplorava già i comportamenti della psicologia umana.

Come scrissi nell’ormai lontano gennaio 2007…

l’individuo tende principalmente in situazioni di incertezza ad utilizzare informazioni che sono sostanzialmente di facile comprensione, oppure quelle che giungono da fonti che esso ritiene affidabili o corrette.La maggioranza delle informazioni vengono acquisite attraverso i canali dei media o direttamente dagli analisti senza verificarne la fondatezza, in considerazione del fatto che provengano da istituzioni od esperti supposti tali adeguando quindi i comportamenti finanziari ai segnali che giungono dall’ambiente. Talvolta particolari dati ed opinioni subiscono delle modificazioni tra un passaggio e l’altro, tipico del processo di comunicazione portando l’individuo singolo a fidarsi dei comportamenti di tipo collettivo!

Come i lettori di Icebergfinanza ben sanno, spesso amo ripetere che la follia nel singolo è un’eccezione mentre nelle masse sembra ormai diventata la regola. Ogni bolla finanziaria, ogni illusione economica nella storia è accompagnata da un movimento di massa che si “innamora” di una tendenza, assecondandola sino alla nemesi finale.

Eppure  i “profeti” delle teorie razionali, l’influenza dell’economia neoclassica ha determinato l’illusione di un mercato sempre e comunque efficiente in grado di valutare qualunque informazione sino all’idolatria del prezzo come unico indicatore affidabile della razionalità di coloro che partecipano al mercato stesso.

Le bolle speculative, sono l’essenza stessa dell’irrazionalità anche se la stessa irrazionalità non basta a spiegare i comportamenti umani. Ecco quindi che ad ondate alterne l’economia comportamentale torna negli anni ’80, assecondata dalla psicologia cognitiva di Daniel Kahneman e Amos Tversky, intenti a sviscerare l’idolatria del processo decisionale razionale economico.

Come spiegò qualche anno fa al festival dell’Economia di Trento il professor, Ellingsen, docente di economia svedese, … per molti anni gli economisti hanno tralasciato il settore dell’economia comportamentale dando praticamente carta bianca al modello predominante che è quello dell’egoista razionale. Siamo tutti egoisti razionali.

(…) La realtà è più complessa perché più complessa è la natura umana. Ecco quindi che gli economisti farebbero bene a farsi dare una mano da altri studiosi come gli psicologi e i sociologi – “che altro non sono che economisti che si sono stufati di analizzare tutto solo ed esclusivamente tenendo conto di numeri e percentuali” (…) “Per esempio ci possiamo chiedere: esiste un’inclinazione a mentire? E’ vero che, da buoni egoisti razionali, ci siamo portati ma è anche vero che poi abbiamo il senso di colpa che può risultare determinante nella scelta finale del nostro agire”. (…) La lezione di Ellingsen è stata trapuntata da tutta una serie di citazioni dei più importanti economisti di tutti i tempi – da Hobbes a Hume, da Smith a Nash, da Aumann a Becker , senza tralasciare però anche studiosi di altre discipline come Darwin o Titmuss, altrimenti l’intero suo ragionamento sarebbe stato incoerente – impossibile riportarle tutte. La più importante forse è stata quella di Hobbes che ha scritto nel suo Leviatano del 1651 che “Il desiderio di elogio predispone ad azioni lodevoli, come cercare di compiacere coloro di cui apprezziamo il giudizio”. Eccola quindi la chiave di tutto il ragionare di Ellingse: vergogna, stima, soddisfazione! Non più solo aride percentuali e numeri interpretati secondo teorie spesso in contrasto tra di loro.
E a corroborare questo credo un altro interrogativo: “L’incentivo monetario elimina il senso civico?” (…)“Mi sembra che la crisi economica attuale – ha chiesto un altro professore presente come spettatore – evidenzi chiaramente come la corruzione sia il peggiore dei cancri per lo sviluppo, anche la situazione degli Stati uniti ne è la prova”. “E’ vero ma non dimentichiamo mai che dove c’è corruzione tra i governanti c’è corruzione anche tra la popolazione. I governanti devono essere controllati da istituti che pensano al peggio, non deve esserci spazio per la corruzione”.

Quindi tornando alla nostra ” behavioural economics” ecco che la stessa viene in aiuto della teoria economica, sviluppando un dialogo profondo tra l’economia e la psicologia sociale, senza dimenticare la neurologia e la stessa antropologia culturale. In fondo la stessa etica, la responsabilità sociale d’impresa, l’economia civile e il consumo critico, non sono altro che sviluppi di un’economia alternativa influenzata dalla “teoria dei sentimenti morali” che tanto amava Adam Smith.

Per quale motivo rinnegare i sentimenti e le emozioni di un essere umano, ponendo l’economia in un ideale contenitore, intriso di matematica e razionalità: euforia o depressione, avidità o gratuità , sono comportamenti che a seconda del canale di difusione, singolo o di massa, indirizzano la storia nel solco prestabilito.

La razionalità presuppone la freddezza necessaria a non commettere un eventuale errore cognitivo, ma la storia passata e recente dimostra che la stessa fiducia può essere un errore cognitivo a seconda di dove è riposta.

La Storia ci racconta da secoli, sino dal mitico tulipano nero, che la follia nelle masse è la prassi, mentre nei singoli è un’eccezione.

Come scrive Chancellor, uno dei nostri autori preferiti…

” il resoconto di Neal sulla bolla South Sea, come la versione di Garber della mania dei tulipani, è finalizzata a sostenere la teoria moderna dell’efficienza dei mercati e della razionalità degli investitori. Nella forma più estrema, questa teoria nega l’intervento dell’irrazionalità nelle bolle speculative e sostiene che gli investitori agiscono razionalmente anche quando acquistano azioni al di sopra del loro valore di mercato nella speranza che il prezzo continui a salire, almeno nel breve termine.(…) I sostenitori della ” bolla razionale ” sembrano ignorare il fatto che il successo di questa strategia dipende dalla liquidità ( vale a dire la presenza costante di venditori ed acquirenti sul mercato ) e che in una situazione di panico i compratori svaniscono proprio nel momento in cui gli speculatori della “bolla razionale” cercano di liberarsi delle proprie azioni.

Daniel Kahneman e Amos Tversky, hanno fatto notare che la mente umana, diverge in maniera sistematica dalle leggi della probabilità che tanto amano gli ultimi scienziati finanziari, presenti sul mercato, in quanto l’assenza di emozioni di un essere razionale, metodico, scientifico, spesso glaciale, viene altrettanto sistematicamente spazzate via dalle emozioni di una mente dove i neuroni amano scatenarsi in giochi dalle mille sorprese.

Jack Welch, il manager più celebre del XX secolo, nel raccontare la sua vita credeva di parlare di sé, invece è andato vicino a una teoria. O, magari, ha abbozzato una diagnosi involontaria su ciò che è andato storto nel capitalismo degli ultimi anni, quelli del tardo reaganismo. «In tutta la mia carriera non ho mai voluto vedere un progetto prima che qualcuno me lo presentasse», racconta Welch nella sua biografia scritta quando nel 2004 lasciò, dopo vent’ anni, la guida di General Electric. «Per me il valore di quelle sessioni non era nei bilanci, era nelle teste e nei cuori delle persone che venivano al nostro quartier generale in Connecticut. Volevo scavare, andare oltre i faldoni e verso i pensieri che li avevano ispirati. Dovevo vedere il linguaggio non verbale degli investitori, la passione che infondevano nei loro ragionamenti». I manuali pieni di modelli per stimare la profittabilità futura, dice Welch, erano «libri morti». Di questo brano preso da Jack: Straight from the Gut («direttamente dalla pancia») si sono ricordati di recente due uomini che di modelli econometrici si sono nutriti fin dall’ adolescenza. Il primo si chiama George Akerlof, ed oltre ad aver sposato la presidente della Federal Reserve di San Francisco, Janet Yellen, ha vinto un Nobel per l’ economia grazie ai suoi studi sui «limoni», ossia sull’ «incertezza della qualità dei meccanismi di mercato». Il secondo invece risponde al nome di Robert Shiller, insegna a Yale, ha previsto due su due delle ultime crisi ed è, di per sé, un numero vivente: il suo indice del mercato immobiliare (lo «S&P’ s Case/Shiller») dà ogni mese lo stato di salute dell’ economia americana, e anche ieri segnava febbre alta.Corriere della Sera.

” ….per fermare qualcosa che è dentro me ma nella mente tua non c’è. Capire tu non puoi tu chiamale se vuoi emozioni tu chiamale se vuoi emozioni! “

Noi non abbiamo alcuna fretta, di razionale non c’è nulla in quello che sta accadendo, noi aspettiamo l’individuo irrazionale, quello che prova emozioni, euforia e paura, quello che  tende a semplificare le sue decisioni favorendo scelte isolate, che crede sull’impatto circoscritto di ogni singola scelta, invece di valutare cosa potrebbe accadere a livello generale, quello che ha fede cieca nella banche centrali, perché in fin dei conti, la realtà è più complessa di quello che loro vogliono farvi credere, perché più complessa è la natura umana.

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23 commenti Commenta
stanziale
Scritto il 11 ottobre 2017 at 07:43

Qui in Ialia-premesso che cio’ che sta’ accadendo in spagna altro non ‘e che la conseguenza dell’austerity, con alcuni che reagiscono nella maniera sbagliata-, il progetto macroregioni andra’ avanti. Prima metteranno ancora piu’ in crisi il paese con i provvedimenti che stanno preparando, in merito aveva gia’ scritto il capitano http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/10/11/FINANZA-E-UE-L-invenzione-di-Francia-e-Germania-per-spolpare-l-Italia/786753/
sveglia italiani…

aorlansky60
Scritto il 11 ottobre 2017 at 09:34

@ Stanziale

beh, certo che a volerli vedere, gli attacchi [almeno potenziali] verso l’italia [da parte di una certa posizione in UE, FR e DE “ça va sans dire”] non mancano,

per es. : se davvero intendono mettere in FORTE difficoltà il ns sistema paese, basta solo che mettano in pratica quanto ha annunciato recentemente EBA circa gli NPL in pancia alle banche EU, ovvero [ordine di] ripulirli al 100% dai bilanci in un tempo molto ristretto.,

qui non serve ricordare che dei quasi 1000 miliardi di €uro di NPL totali in pancia alle principali banche UE,

1 terzo (300 mld circa) è nella pancia di istituti bancari italiani…

e non a caso proprio ieri, FMI parla in termini positivi dell’Italia in prospettiva di crescita futura, ponendo in contrasto a questo come unico elemento negativo il suo “elevato livello di debito pubblico” (come amano spesso ricordare all’etere mondiale) in accordo con una perspicace e arguta massima storica :

ci sono due modi per conquistare e sottomettere un Paese avversario : il primo è mediante LA SPADA; il secondo è CONTROLLANDO IL SUO DEBITO” (cit. J.Adams)

andreblanz
Scritto il 11 ottobre 2017 at 12:50

Grazie Andrea. veramente interessante. una domanda, “Come scrive Chancellor, uno dei nostri autori preferiti…” non riesco a trovare nulla a propostio su google; potresti conrtesemente guidarmi sul cosa cercare, un titolo di un libro. sarebbe molto interessante una bibliografia di questo interessantissimo post. Saluti

andreblanz
Scritto il 11 ottobre 2017 at 16:53

grazie mille

an­dre­blanz@fi­nan­za:
gra­zie mille!

gainhunter
Scritto il 11 ottobre 2017 at 18:52

stanziale@finanza,

1. E’ più facile corrompere 200 persone (regioni/macroaree) o 20 persone (stati) per convincerle a fare patrimoniali pro Europa?
2. Se le regioni che oggi trainano l’economia italiana continuano a essere soffocate, sarà ancora più difficile difendere i risparmi dei cittadini perchè l’aumento del debito non viene compensato dalla poca crescita; se al contrario fossero un po’ più autonome potrebbero, nell’ambito di quanto si possa crescere con deflazione e euro, crescere un po’ di più e trainare anche il resto dell’Italia, rendendo meno aggredibili i risparmi.
Nota: pensare che l’UE fallisca in breve tempo, cioè prima che riescano a rubare i nostri risparmi, è pura utopia: ha resistito a tutto finora; quindi se dobbiamo conviverci ancora a lungo bisogna dare modo a chi può essere competitivo nell’UE di esserlo, per tentare di trainare il resto, altrimenti affonderemo tutti. Negare l’autonomia alle regioni del Nord vuol dire affondare tutta l’Italia; la conseguenza è: 1. che si farà affondare anche l’Europa, auspicabile ma non se la condizione per farlo è far fallire prima l’Italia 2. aumentare le probabilità che l’UE arraffi i risparmi degli Italiani
3. L’UE si regge sulle banche e fa i regolamenti sulle e per le banche; gli stati attuali hanno banche grandi e fanno i loro interessi; se invece degli stati attuali ci fossero le macroregioni, farebbero leggi e interessi a misura delle banche più piccole -> sarebbe un sistema più stabile e meno soggetto al too big to fail

stanziale
Scritto il 11 ottobre 2017 at 20:20

gainhunter,

?? corrompere? i tedeschi ti mandano subito l’esercito europeo, dopo una delibera europea(cosi’ e’ tutto in regola), a sedare la rivolta della macroregione ex italiana del nord oppressa dalle tasse molto piu’ che un tempo dall’italia. Ma, alt: poi parli di piu’ autonomia, che e’ in totale contraddizione con la macroregione, e di questo si puo’ e si deve ragionare, penso. Ti faccio presente che:
1. i conti dei residui fiscali non quadrano, in quanto i residui attivi delle regioni del nord sono molto piu’ alti dei residui delle regioni del sud (poi ne riparliamo, cerco il link). Quindi…chi e’ che ha rubato la marmellata? Chiaro, e’ bruxelles, che dirotta le tasse del nord italia verso l’est europa, probabilmente addirittura finanziamo ancora la germania est (mi sembra ne ha parlato una volta madmax, che ci ha ricordato anche che il 2,5% del pil polacco e’ dovuto alle regalie di bruxelles). 2. nel dopoguerra in italia c’erano le gabbie salariali fino alla fine degli anni 60, ed in quel periodo il sud cresceva piu’ del nord, la distanza si stava riducendo . C’era questa proposta di Ichino e Boeri forse anche migliorativa(io prendo in considerazione, a 360 gradi, chiunque abbia una buona idea) https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjTtvbMi-nWAhVGEJoKHUzwCLEQFggnMAA&url=http%3A%2F%2Fwww.linkiesta.it%2Fit%2Farticle%2F2016%2F06%2F04%2Flasciate-scendere-i-salari-e-il-sud-crescera%2F30602%2F&usg=AOvVaw3No38HhN19kAY5ioxvK1hz
in ogni nazione, se hai la stessa moneta, vedasi sud francia (occitania), sud spagna eccetera, sono necessari i trasferimenti. Un posto a mille e passa km di distanza dal centro dell’europa e’ chiaro che parte in svantaggio, e’ quello il problema. Di contro , la presenza del sud ha permesso a Milano di avere una moneta piu’ debole (la lira), altrimenti l’avrebbe avuta come il marco tedesco. Inoltre, altro vantaggio le regioni leader attira(va)no la mano d’opera migliore dal sud, per lo meno nelle industrie. Oggi il problema e’ che, avendo il cambio fisso con la germania e dovendo mantenere mezza europa oltre che gli immigrati, non riusciamo piu’ ad effettuare i trasferimenti di prima al sud, questo e’ chiaro. Siamo tutti oppressi dalle tasse, ma piu’ il residuo fiscale e’ attivo piu’ monta la rabbia, lo capisco, ma la rispsota non e’ la secessione che e’ proprio lo sbocco auspicato dai tedeschi e francesi per finire di farci a pezzi, economicamente. Guarda la spagna, anche se (se)non ci sara’ la secessione tuttavia li hai messi in crisi, con questa storia.

stanziale
Scritto il 11 ottobre 2017 at 20:34

Questo e’ un link intermedio che ho letto ora. Dice che la crisi ha ridotto i residui fiscali del nord. Infatti la disoccupazione al sud e’ aumentata. I dati sono un po’ vecchiotti relativi al 2012, ma non credo ci siano grandi variazioni https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=5&ved=0ahUKEwjB4Zr_l-nWAhUEnRoKHbCUDGEQFghJMAQ&url=http%3A%2F%2Fnoisefromamerika.org%2Farticolo%2Fcrisi-ha-ridotto-residui-fiscali-regionali&usg=AOvVaw2lRgnBdDa3qghnaiAfBjTb

stanziale
Scritto il 11 ottobre 2017 at 20:41

@ Gainhunter-ecco un articolo sulle cifre aggiornate dei residui fiscali https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0ahUKEwjB4Zr_l-nWAhUEnRoKHbCUDGEQFggqMAA&url=http%3A%2F%2Fwww.cgiamestre.com%2Farticoli%2F22230&usg=AOvVaw2mUuDiY4EyD23dvWvulT3I
tutto il sud messo insieme non arriva a prendere tutto il residuo fiscale della sola lombardia. E gli abitanti del sud in generale, non i privilegiati della regione siciliana, mi risulta pagano tutto come e piu’ che al nord: sanita’, spazzatura, bollo auto eccetera…quindi chi e’ che ruba il resto della marmellata?

gainhunter
Scritto il 12 ottobre 2017 at 07:53

stanziale@finanza,

L’esercito europeo non esiste ancora, e poi sai benissimo che questa è solo una boutade.
I residui fiscali non quadrano perchè di mezzo c’è lo stato centrale, prima ancora di Bruxelles; sappiamo entrambi che gli interessi sul debito pubblico sono la voce più grossa delle spese; poi ci sono i soliti sprechi dovuti a malagestione e c’è anche Bruxelles.
Lo studio di Ichino e Boeri dimostra appunto che centralizzare e uniformare territori diversi non funziona, né in Europa né in Italia, quindi serve più autonomia e più libertà di autogestirsi a livello locale; secondo me sbaglia a puntare sulla contrattazione aziendale perchè l’economia italiana è fondata sulle piccole imprese e queste cose si possono fare solo in aziende di una certa dimensione; se avessero ipotizzato una contrattazione regionale sarei stato perfettamente d’accordo.
Per quanto riguarda la riduzione dei residui fiscali dovuti alla recessione, è intuitivo: chi lavora meno paga meno tasse mentre i pensionati e gli assistiti continuano a prendere la pensione, quindi è normale che le regioni con residuo fiscale maggiore lo riducano; se poi nel limite di quanto le competenze glielo consentano le regioni aumentano la spese pubblica per sostenere l’economia (per es. costruendo ospedali e strade, come ha fatto la Lombardia) il residuo fiscale si riduce ulteriormente; pensa se avessero ancora più autonomia!
E’ assolutamente spiacevole che ci sia gente (come Napolitano) che auspica la riduzione del divario tra Nord e Sud portando il Nord al livello del Sud nel nome dell’unità “nazionale” (altrimenti non avrebbe messo Monti al governo).

Ma quindi? Dando più autonomia alle regioni (non solo quelle del Nord) ogni regione più gestirsi meglio e può essere controllata meglio. Conseguenze: economia che tira di più (ripeto, per quanto possibile in deflazione). Rimanendo come adesso invece si mantiene un freno alle regioni più allineate con i concorrenti tedeschi e aumenta ulteriormente il divario Italia-Germania, e uscire dall’euro diventerà sempre più rischioso: uscire da un sistema monetario in cui le divergenze sono del 10% è un conto, se le divergenze sono del 30% le “turbolenze” e le conseguenze sono maggiori. Mi dispiace, ma la finestra per attuare una spaccatura dell’eurozona che sia meno traumatica possibile si sta chiudendo: basta che l’economia si riprende (e lo sta facendo) e i sovranisti perderanno appeal. E se dobbiamo attendere che l’eurozona imploda da sola è meglio essere pronti, cioè non stare troppo indietro; per farlo è necessario che chi ha le potenzialità di correre, anche con l’euro, sia in grado di farlo.

gainhunter
Scritto il 12 ottobre 2017 at 07:56

“Per quanto riguarda la riduzione dei residui fiscali dovuti alla recessione, è intuitivo: chi lavora meno paga meno tasse mentre i pensionati e gli assistiti continuano a prendere la pensione, quindi è normale che le regioni con residuo fiscale maggiore lo riducano.”

Riscrivo:
Per quanto riguarda la riduzione dei residui fiscali dovuti alla recessione, è intuitivo: chi lavora meno di prima e quindi diminuiscono i profitti e i redditi per l’aumento della disoccupazione, paga meno tasse di prima, mentre i pensionati e gli assistiti continuano a prendere la stessa pensione; quindi è normale che le regioni con residuo fiscale maggiore lo riducano perchè diminuisce il flusso di tasse e rimane costante il flusso delle spese.

gainhunter
Scritto il 12 ottobre 2017 at 08:17

Aggiungo: trasferimenti sì, prese in giro no. Baviera 1.5 mld, Catalogna 7 mld, Lombardia 55 mld ???

aorlansky60
Scritto il 12 ottobre 2017 at 10:35

@ Stanziale

gli abitanti del sud in generale, non i privilegiati della regione siciliana, mi risulta pagano tutto come e piu’ che al nord

ne sei sicuro a tal punto che ci metteresti la mano sul fuoco ?

Ma andiamo per ordine toccando un altro punto : quello del LAVORO NERO. Nel contesto qui in discussione -tra Te e Gainhunter- credo NON si possa fare a meno di osservare quanto ISTAT ha recentemente stimato, per il 2015, in termini di “economia sommersa” :

208 miliardi totali; il 12,5% dell’intero pil ufficiale ITA.

di questi, tolti 18 miliardi stimati in “attività illecite” (droga, contrabbando, prostituzione)

rimangono 190 miliardi

di cui

93 miliardi di EVASIONE FISCALE

77 miliardi di LAVORO NERO

20 miliardi di altre “minute varie”

così come le ha ripartite ISTAT

Le voci che balzano all’occhio sono soprattutto quelle legate a EVASIONE FISCALE ma a preoccupare maggiormente in quanto, a differenza delle altre, voce in costante aumento dal 2012 (+5,2% di aumento al 2015) è il LAVORO NERO che sembra coinvolgere -sempre fonte ISTAT- qualcosa come 3,7 milioni di italiani, dipendenti “per modo di dire” ma non dichiarati. Pensate solo sulla base di 77 miliardi di €uro, quanti contributi vengono a mancare all’INPS e allo Stato. Ora, senza voler fare polemiche (che tanto so che mi attirerò, dicendolo) ho ragione di credere che la maggiore affluenza di LAVORO NERO riguardi l’Italia “da un certo parallelo in giù” – chi ha orecchi intenda .

Da dati EUROSTAT sulla ricchezza presa per provincie Europee, la regione LOMBARDIA risulta essere LA SECONDA PIU’ RICCA e PRODUTTIVA di tutta europa (seconda solo all’Iles de France aka l’interland PARIGINO) il suo problema è che risulta essere la più tassata (tra quelle Italiane) dato che deve dare un contributo poderoso (nel 2015 ogni residente -neonati e ultracentenari compresi- ha mediamente corrisposto al fisco 11.898 euro) alle “povere” regioni del Sud.

idleproc
Scritto il 12 ottobre 2017 at 13:02

In sostanza, ci spolpano e con la complicità e relativa percentuale di “mediazione” del prossimo “governo” già programmato che terrà il sacco.
Concordo con “stanziale”, stanno già “snazionalizzando” le forze di sicurezza e “preparandosi” anche se penso che non siamo solo noi l’obbiettivo.
Il tutto almeno sulla “carta”, poi bisogna vedere, non sempre va come “programmato”.
Non mi pare il caso di litigare in casa tra italiani giùdabbasso, che litighino loro in alto o facciano finta di litigare come d’uso.

gainhunter
Scritto il 12 ottobre 2017 at 13:35

aorlansky60,

Infatti:
Evasione per regione:

Mettiamoci anche la spesa pubblica per regione:

E un confronto tra stati europei sulla quota di entrate destinate a stato e enti locali:

gainhunter
Scritto il 12 ottobre 2017 at 13:37

gainhunter:
aorlansky60,

Infatti:
Evasione per regione:
https://ibb.co/caxN1G

Mettiamoci anche la spesa pubblica per regione:
https://ibb.co/hp0yab

E un confronto tra stati europei sulla quota di entrate destinate a stato e enti locali:
https://ibb.co/ibWMvb

stanziale
Scritto il 12 ottobre 2017 at 19:10

@gainhunter
Indubbiamente ci vuole piu’ autonomia, federalismo, non ho scritto il contrario, la cifra che paga la lombardia(pur se e’ quella che ha piu’ abitanti ) e’ assurda. Se li lasciamo fare ce lo fanno l’esercito europeo, magari mettendoci a capo un fantoccio italiano, ma comandano loro, i tedeschi e francesi, esattissimamente come con le banche. Gabbie salariali: comunque se ne dovrebbe parlare a livello politico, invece non lo si fa. Per quanto riguarda la presunta ripresa, e’ farlocca da tutte le parti, ma in particolare in italia. Non c’e’, credimi, le aziende che vanno male e continuano a reggersi su bilanci palesemente falsi sono tantissime, non tutti possono esportare.
@aorlanky-al sud gli abitanti le utenze le pagano salate, e’ ovvio che in questi tempi di crisi le hanno aumentate molto pure a loro. Hanno moltissimo lavoro nero ben piu’ che al nord, vero. Ovvio, non erano competitivi con la lira, figuriamoci con l’euro e soprattutto dopo la cura Monti. Il problema per me e’ l’ubicazione, la distanza . Non credo affatto ad un problema di razza, il sud e’ sfaticato il nord lavoratore. La distanza dai centri nevralgici e’ importante, soprattutto in una nazione come l’italia con le distanze tra milano e il sud cosi’ elevate. Con federalismo e gabbie salatiali penso si possa migliorare molto, ma un po’ di trasferimenti saranno sempre necessari. Il nord manterrebbe i vantaggi come ho scritto di una moneta piu’ debole della loro intrinseca, questo scenario prevede naturalmente il ritorno alla lira. Vedrete che se una catalogna smette di fare il nord della spagna, andra’ automaticamente a fare il sud dell’area centrale dell’euro.. le loro merci che viaggiano in europa sempre devono attraversare la francia…ora andavano bene, cosi’ come la lombardia, perche’ sono favorite rispetto alle altre regioni del loro stato….e’ ovvio che poi nei decenni, sono passati 160 anni dall’unita’ italiana, si sviluppano (da una parte) e si perdono (dall’altra) le competenze, per un eventuale riequilibrio occorrerebbero molti decenni…

gainhunter
Scritto il 12 ottobre 2017 at 20:14

stanziale@finanza: Per quanto riguarda la presunta ripresa, e’ farlocca da tutte le parti, ma in particolare in italia. Non c’e’, credimi, le aziende che vanno male e continuano a reggersi su bilanci palesemente falsi sono tantissime, non tutti possono esportare.

Hai ragione, ma non in Lombardia:
https://www.sofiaconfidential.it/ufficio-studi-sofia-occupazione-milano-lombardia-tornano-livelli-pre-crisi/
(e lo si vede anche dalle auto che circolano: quest’anno, senza esagerare, 1 su 5 sono nuove di pacca).
Il problema è che ai Lombardi e ai Veneti, che hanno ripreso a lavorare ai ritmi pre-crisi, di occuparsi delle questioni monetarie e dell’uscita dall’euro ormai gliene frega ben poco. E’ questo che intendevo dire con “la finestra si sta chiudendo”: andava utilizzata quando la crisi era opprimente e l’incertezza devastante. Se poi ci aggiungi chi non crede alla questione monetaria ma riversa tutte le colpe sullo stato e sugli “sfaticati” del Sud (che sappiamo bene essere una mezza verità in quanto coinvolge una minoranza che comunque pesa e crea le differenze in particolare nel settore pubblico mentre i numeri dell’economia regionale dipendono da molti altri fattori non imputabili alle persone ma alle circostanze -infrastrutture e malavita-), l’appoggio per l’uscita dall’euro da parte della gente del Nord andrà sempre più svanendo, se l’economia locale continuerà a crescere con questo passo.
Voglio dire che a livello pratico non importa che sia vero che l’euro non funziona, che l’UE è una dittatura, ecc., c’entra quanti lo sanno e sono disposti a appoggiare le posizioni sovraniste e assumersi il rischio di un evento incerto qual è l’uscita dall’euro. In una recessione saranno tanti, ma se l’economia locale si riprende e la gente ha da lavorare e vivere saranno sempre meno.

stanziale
Scritto il 12 ottobre 2017 at 20:44

gainhunter,

Ma l’euro implodera’ lo stesso da se’, non si sa’ quando ma succedera’, e’ inevitabile. Credo fermamente in quello che dicono Andrea, bagnai e tanti altri. Per questo dobbiamo stare allineati e coperti, cioe’ resistere e lavorare sodo, come fanno i lombardi. Non solo lavorare sodo, anche reagire per esempio sulle banche, le nostre autorita’ sembrano finalmente reattive almeno con i discorsi, speriamo. Senno’ inutile lavorare sodo quando poi ci inchiappettano con norme ad hoc.

gainhunter
Scritto il 12 ottobre 2017 at 22:24

stanziale@finanza,

Credo anch’io che imploderà, ma potrebbe avvenire anche molto in là nel tempo, e se è vero che l’UE vuole sminuzzare gli stati, potrebbe anche implodere quando l’UE sarà fatta di macroregioni.
Se guardiamo alle aree valutarie ottimali, dal momento che stiamo ipotizzando che l’euro imploderà in quanto moneta di un’AV non ottimale, potrebbe addirittura finire che l’euro sopravviverà solamente nella macroregione che va dal Sud della Germania alla Pianura Padana (*) (supponendo macroregioni fortemente federali), lasciando il resto organizzato in altre macroregioni più o meno omogenee al loro interno, ognuna con una propria valuta. E’ un’ipotesi che risolverebbe anche il problema delle altre aree valutarie non ottimali, Italia e Germania per esempio. Infatti una cosa è vedere e identificare le vere AVO, un’altra è “inquinare” questa visione con ideali patriottici o con il condizionamento dello status quo.

(*) L’ipotetica separazione Nord-Sud della Germania non viene solo dalle differenze economiche, ma anche da quelle culturali. Tanto per dire, mi risulta che anche all’interno della stessa Germania, a parte la questione Est-Ovest, i Tedeschi del Nord spesso non vedono di buon occhio i Tedeschi del Sud e spesso la qualità dell’istruzione nel Nord è più bassa che nel Sud. Si può quindi parlare di “cultura italiana” omogenea e “cultura tedesca” omogenea, oppure, se indaghiamo a fondo, la subcultura del Nord Italia (ricordo la separazione Nord-Sud praticamente costante fino al 1861) è più simile alla subcultura del Sud Germania di quanto quest’ultima sia simile a quella del Nord Germania, per esempio?

Per questo bisogna essere preparati anche alla possibilità che la dissoluzione degli stati avvenga prima di quella dell’UE (e infatti in Spagna sta avvenendo). Se si rimane fissi all’idea di stato e l’UE non si dissolve, si finisce per rimanere indietro anche nella cooperazione interregionale.

Butto lì un’altra ipotesi: supponiamo che la Catalogna secede e quindi esce anche dall’UE, e lo stesso fanno Veneto e Lombardia (ribadisco per chi legge, ipotesi con una scarsissima probabilità – l’autonomia è tutt’altra cosa). Risultato: l’UE perde 2 dei famosi 4 motori, quindi l’idea che la Germania trasferisca (“mantenga”) gli altri non è neanche lontanamente pensabile, e quindi l’idea degli “Stati Uniti d’Europa” tramonta definitivamente. Di contro la Spagna e l’Italia finiscono per contare meno, avendo sia meno abitanti sia meno pil, e quindi la prospettiva di far prevalere le proprie istanze su quelle franco-tedesche perde fiducia; di conseguenza saranno molto più incentivate a uscire dall’eurozona. Voilà: l’UE finisce. Ergo, le secessioni aiutano la fine dell’UE.

Al contrario, la situazione attuale è che nonostante gli stati siano interi non riescono comunque a opporsi alla visione dell’élite tedesca o franco-tedesca, cioè non hanno comunque prodotto risultati. E questo nonostante gli altri stati contassero, messi insieme, di più. Cosa significa? Che per contrastare l’élite dell’UE non basta avere uno stato unito, né che serve per forza che i singoli stati siano uniti, ma che i rappresentanti del popolo dei territori degli stati siano uniti nelle intenzioni: Spagna e Catalogna possono opporsi insieme all’élite dell’UE pur essendo separate: contano le alleanze, non le unioni, soprattutto se le unioni sono mal sopportate.

stanziale
Scritto il 13 ottobre 2017 at 21:05

gainhunter,

Ho letto e riletto quello che hai scritto. Il mio punto di vista e’ che qui ci sono spietate potenze coloniali (tali sono germania e francia, si riuniscono sempre, vediamo dove hanno portato l’ue (cioe’ loro) nella questione con i paesi sub-sahara: al piu’ bieco sfruttamento, al cambio fisso anche li’, a trattati tipo ttip. Questo comportamento coloniale la dice lunga-per me illusorio sperare nel loro separatismo interno- si sposa opportunisticamente (secondo me) con il globalismo(fondi avvoltoio, banche d’affari), in quanto si trovano d’accordo, sono soci nello spogliare i paesi deboli(sud europa). Pensare che in queste diatribe pseudo secessionistiche, quando si presentano, non si insinuino per fare polpette, mi sembra una visione molto ottimistica. E non penso solo a banche, spread, borse attaccate , ma soprattutto ai diritti, alle costituzioni esistenti, pensioni sanita’, che verrebbero semplicemente annullate sostituite da nulla, per fare stati ultraglobalisti (la catalogna e’ l’esempio perfetto) con tanti cittadini schiavetti all’interno. Quando ti sparano dall’altra parte, si risponde al fuoco (pur nella modestia delle armi a disposizione) stando al riparo nella trincea, non si esce, saremmo massacrati. Ecco perche’ penso (pensiamo) che le macroregioni sono auspicate da berlino e parigi, e lo stato centrale integro e’ appunto l’ultimo baluardo, nonostante le tue eccezioni non prive di argomentazioni.

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