CATALOGNA …VERGOGNA!

Scritto il alle 22:38 da icebergfinanza

Noi la giornata di ieri preferiamo ricordarcela con questa immagine, una festa di democrazia, repressa nel sangue, al di la della legittimità o meno del referendum sull’indipendenza, senza dimenticare che l’attuale Governo ha più volte negato qualunque tavolo di confronto, esasperando sino all’estremo la situazione.

Al di la delle leggende metropolitane che circolano ad uso e consumo del gregge o del branco, dei racconti di chi appoggia o condanna la scelta del popolo catalano, a noi interessa solo fare notare che siamo nel bel mezzo di una colossale crisi antropologica, prima che economico/finanziaria, questo non è solo un blog di economia o finanza, questo è anche un luogo nel quale riflettere su quello che sta accadendo ovunque.

Questa la disperazione di un poliziotto locale al quale era stato dato l’ordine di impedire a qualunque costo la consultazione,

Photo published for Referendum Catalogna, la foto simbolo: l'uomo che abbraccia un agente dei Mossos d'Esquadra

Noi un’idea ce la siamo fatta, ma non vogliamo influenzare nessuno, quello che non sopportiamo è il gratuito eccesso di violenza con il quale è stata rovinata una giornata che poteva essere di festa, come è accaduto in Scozia, dove la popolazione ha preso atto che la maggioranza del popolo non era pronto per l’indipendenza.

Queste immagini non hanno bisogno di commenti vista l’età delle persone coinvolte,

Ci sono alcuni video  che parlano da soli, è incredibile come la popolazione catalana che avrebbe potuto linciare in pochi secondi la Guardia Civil spagnola abbia evitato qualunque atto di violenza, protestando passivamente.

Ultime Notizie, scontri in Catalogna - La Presse

Al di la del fotomontaggio dell’ultima ora, davvero emblematica questa foto.

Da domani, nulla sarà più come prima, soprattutto per i burocrati di questa piccola Europa, quasi tutti i movimenti indipendentisti sono filo europei, una squallida e ambigua Europa che quando fa comodo appoggia la Scozia nella sua richiesta di indipendenza dal Regno Unito e invece questa volta fa finta di nulla attendendo l’esito degli eventi, il sogno di un’Europa federale, un’unione tra i popoli invece che tra gli Stati, sperando in cuor proprio che accada l’inevitabile.

Un referendum costituzionalmente illegittimo, ferocemente represso nel sangue con diecimila soldati che tirano fuori a manganellate la gente dai seggi, sequestrando urne e schede, bloccando internet è la più grande sconfitta della Spagna dalla fine della dittatura del generale Franco, la cui ombra si stende su tutta l’Europa delle banche e delle multinazionali, delle lobby.

Rajoy ha detto che il voto è stato una messinscena, ma la vera messinscena è il suo partito, un partito immerso nella corruzione, un uomo politicamente morto che cammina.

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34 commenti Commenta
tirlusa
Scritto il 1 ottobre 2017 at 23:52

Condivido appieno quello che dici. Immagini vergognose, saranno un boomerang per Madrid. Se il referendum è incostituzionale pazienza, i catalani avranno fatto uno sfoggio inutile di democrazia….ma reprimere in questo modo violento osceno e oltraggioso un’espressione democratica di assoluta civiltà, vista la compostezza dei manifestanti, non ha e non può avere nessuna scusante. Come minimo il primo ministro dovrebbe dimettersi.

gioc
Scritto il 2 ottobre 2017 at 01:58

Apprezzo da anni le analisi economico-finanziarie di questo sito e del suo autore. Stavolta non condivido le considerazioni inevitabilmente di ordine politico che traspaiono dall’articolo e fermo restando l’imbecillità del Governo spagnolo aspetterei di vedere dove va parare tutta la faccenda prima di fare la solita troppo scontata divisione tra bene e male e buoni e cattivi

stanziale
Scritto il 2 ottobre 2017 at 07:50

Ho il sospetto sia l’ennesima rivoluzione colorata in atto, e poi tocca all’italia nel 2018. L’europa delle macroregioni, cioe’ stati nani, ancora piu’ dipendenti da Berlino(la germania non si tocca, la francia non so’) e pronti a firmare il ttip con gli Usa. Questo c’e’ da temere.

Gianbattista
Scritto il 2 ottobre 2017 at 07:50

A che serve la democrazia se il popolo non può neanche esprimersi ….

Gianluca
Scritto il 2 ottobre 2017 at 08:46

Buongiorno… catalogna è come parlare di niente secondo me ma io nn so nulla
Invece… un piccolo dono
Do you believe in portfolio diversification?
ANSWER: No not really. I see no point in putting money in something you know will be a loss. Diversification within a sector is one thing. But buying government bonds when rates are at a 5,000 year low and governments are in trouble around the world, I just see as really stupid
Everything is interconnected. Diversification is for people who cannot forecast so they just hope to stay ahead of the game. Asset Allocation has to be done smartly. You need some cash and those who will want some bonds v equities simply need to stay short-term and away from issues that will be a problem

aorlansky60
Scritto il 2 ottobre 2017 at 09:20

@ Gianbattista

A che serve la democrazia se il popolo non può neanche esprimersi …

… … … … …

considerazione [e domanda] interessante la tua; forse la risposta è più semplice di quanto si creda :

i governi dei paesi europei “filo-allineati” alla UE ci fanno credere di vivere in “democrazia”,

in realtà appena il POPOLO desidera mettere in discussione questa presunta “democrazia”,

la UE -attraverso i governi esecutivi dei paesi asserviti- svela il suo vero volto,

ovvero quello di FASCISMO totalitarista (se qualcuno rimane scandalizzato da questa definizione, egli allora mi deve spiegare come definisce il comportamento della polizia spagnola e LE BOTTE di questa SU CITTADINI SPAGNOLI INERMI -prima ancora che cittadini della Catalunya- e DEL SANGUE CHE COLA SUL VOLTO DI QUESTI come documentato dai media) a reprimere ogni volontà POPOLARE che non rientri nel “politicamente corretto” imposto dalla UE e dai suoi governi satelliti asserviti, come quello spagnolo di rajoy.

Silenzio assordante da parte della UE sui fatti avvenuti ieri a Barcelona : l’imbarazzo deve essere tale che non sanno neppure cosa inventarsi per cercare di giustificare quanto accaduto. Ripeto : quando si vede scorrere il SANGUE SUL VOLTO DI CITTADINI INERMI (molti dei quali anche anziani) si è oltrepassato il limite della RAGIONE.

andrea357
Scritto il 2 ottobre 2017 at 10:02

Ovviamente nessuno aveva previsto i rischi derivanti da questa “goliardata”. This time is different

rnitti
Scritto il 2 ottobre 2017 at 10:04

Assolutamente dccordo con l’ultimo commento. C’e’ da rimanere disgustati dalla reazione di Madrid che riporta il paese ai tempi di Franco (perfino lui sarebbe stato piu’ elegante di Rahoy). Non stupisce l’indifferenza dei vertici europei, che non fa che confermare il loro totale menefeghismo per l’espressione democratica.

icebergfinanza
Scritto il 2 ottobre 2017 at 10:07

«Un’ampia diversificazione serve solo agli investitori che non hanno idea di ciò che stanno facendo» Warren Buffet
Gian­lu­ca,

silvio66
Scritto il 2 ottobre 2017 at 12:33

Ciao Andrea,
pur detestandolo dal punto di vista umano concordo col vecchiaccio in quanto quando il mercato scende tutti scendono mentre quando sale solo alcuni lo fanno. Venendo all’articolo mi pare che gli spagnoli non siano caduti nella trappola preparata apposta per farli reagire ed abbiano mantenuto la calma. Linciare quei bravi avrebbe dato il pretesto per leggi speciali con ulteriore riduzione delle garanzie democratiche. Quello che speravano anche i nostri politici, sommosse popolari stile barricate da reprimere, mentre gli italiani glielo stanno mettendo nel c..o col voto ad un blog senza lanciare nemmeno un sasso. Questo li sta mandando fuori di testa perché per la prima volta temono realmente di perdere il potere…dimenticavo, non vedo più nessuno parlare del dollaro che doveva andare ad 1,30…he he he…
Buona giornata
ice­berg­fi­nan­za,

reragno
Scritto il 2 ottobre 2017 at 12:43

Credo che parlare di mercati oggi sia inopportuno. Ieri, con grande sofferenza ho visto da vicino la fine della democrazia ( ammesso che in Europa sia mai esistita ) Mi vergogno come uomo e come italiano perchè una manifestazione ammirevole di questa portata in Italia ce la saremmo sognata. Sono angosciato dal fatto che la dittatura è tra noi. Molti non se ne accorgono perchè non capiscono cosa succeda e non si sentono toccati da vicino. L’anno prossimo con le elezioni politiche con il finto spauracchio di spread, tassi, recessione e i mercati finanziari ci propineranno la solita purga ovvero il governo tecnico.Non ho figli , ma sono molto preoccupato per i giovani. Vivranno male e peggio di noi a meno che non abbiano la forza di organizzarsi e distruggere l’ordine costituito.
Un in bocca al lupo a tutti noi fino a quando la censura non ci tapperà per sempre la bocca.

aorlansky60
Scritto il 2 ottobre 2017 at 13:41

@ Reragno
L’anno prossimo con le elezioni politiche con il finto spauracchio di spread, tassi, recessione i mercati finanziari ci propineranno la solita purga ovvero il governo tecnico

Era la stessa strategia condotta dall’esecutivo di governo italiano, renzi in testa con confindustria a spingerlo, prima del REFERENDUM del 4DIC2016 : “se vincerà il NO, il pil andrà a -4,0%“… poi si è vista come stà andando (pil +1,5% nel 2017).

Era la stessa strategia condotta dalla UE nei confronti dei British prima del voto per la BREXIT GIU2016 (“sarà la fine dell’UK se questa decide di uscire dalla UE“)… a guardare i numeri dell’economia UK post voto, anche questa previsione sembra avere toppato.

La UE -chi pensa per lei, ovvero CHI l’ha architettata- sogna la perdita progressiva di sovranità dei Paesi che compongono l’unione, a vantaggio di un POTERE CENTRALIZZATO EU [chiuso ermetico ed autoreferenziale] nel quale il POPOLO non abbia più diritto di espressione; ultimamente va di moda dare del “populista” a tutti quelli che cercano di opporsi a tale [folle] progetto…

(la RIFORMA COSTITUZIONALE ITA era uno dei punti “suggeriti” da UE & BCE nella letterina fatta pervenire al governo berlusconi 2011… gli ITALIANI hanno poi risposto picche; a volte qualche buca va, ma non è da credere che per questo insuccesso i falchi del nord abbiano abbandonato l’idea nei riguardi dell’Italia e nel progetto che hanno per essa).

Occorre NON ABBASSARE LA GUARDIA ma soprattutto fare capire il concetto ai più giovani, attualmente i più disillusi dalle false promesse della UE.

gainhunter
Scritto il 2 ottobre 2017 at 13:55

Ma basta con queste fake news, il referendum in Catalogna non c’è stato, lo dice la fonte ufficiale (quindi verificata).

Battute a parte, il referendum è stato valutato non conforme alla costituzione spagnola, ma “illegale” non è esatto: l’ordinamento spagnolo riconosce la prevalenza della legge internazionale quando si parla di diritti fondamentali, e il diritto all’autodeterminazione di un popolo lo è.

stanziale@finanza,
Molti Catalani parlano una lingua diversa dallo Spagnolo e si considerano Catalani, non Spagnoli.
Non voglio fare un confronto con l’Italia, ma la storia dell’ “Italia” è questa:
https://www.youtube.com/watch?v=gl6qdlUeewE
Nord e Sud separati per il 67% degli ultimi 2700 anni, l’85% degli ultimi 1000 anni e il 90% degli ultimi 1500 anni.
Parafrasando la signora Boldrini, la “cultura italiana” è un fake.

gainhunter
Scritto il 2 ottobre 2017 at 14:01

… soprattutto se la si confronta con la storia della Serenissima.

phitio
Scritto il 2 ottobre 2017 at 15:48

Una fonte di informazioni differente dalla solita, ma non meno non convenzionale, ha detto che nelle vicende umane, resistere qualcosa e’ il modo migliore per farla continuare a esistere

ndf
Scritto il 2 ottobre 2017 at 15:53

puntosella@finanza,

ancora 2/3 anni per andare sotto la parità?

Gianluca
Scritto il 2 ottobre 2017 at 16:49

Infatti 👌

icebergfinanza:
«Un’ampia diversificazione serve solo agli investitori che non hanno idea di ciò che stanno facendo» Warren Buffet
Gian­lu­ca,

stanziale
Scritto il 2 ottobre 2017 at 18:51

gainhunter,

Ragazzi, continuo a non pensarla come voi. Anzitutto precisiamo una cosa, la maggioranza dei catalani NON e’ per l’jndipendenza, come aveva gia’ dimostrato un precedente referendum, mi pare del 2014. In pratica si stima che sono per l’indipendenza 1,6 milioni su 5
https://www.rischiocalcolato.it/2017/10/la-catalogna-apre-la-stagione-delle-secessioni-ma-non-qui.html il referendum poi aveva palesi forme di illegalita’, e non tanto perche’ non previsto dalla costituzione che peraltro la Catalogna riconobbe quando ebbe l’autonomia (che in italia le regioni del nord si sognano) , ma soprattutto perche’ NON c’era quorum e NON erano previsti rappresentanti di lista ai sostenitori del no…vi sembra democrazia??
Ho letto qualche articolo anche dei miei blog preferiti e la cosa fantastica e’ che ognuno da una interpretazione differente. Correro’ troppo, ma in fin dei conti a me pare uno scontro tra sovranisti (incarnati dal governo, direi a loro stessa insaputa) e globalisti, questi si che sapevano quello che facevano…vista l’illegalita’ in cui avrebbero voluto votare, una vera pagliacciata. Saro’ cinico, ma non saranno un po’ di manganellate a commuovermi, subita da gente che ha disobbedito a legittimi (fino a prova contraria) rappresentanti della legge di uno stato i cui poteri sono legali.
Caro Gainhunter, quello che tu scrivi su nord sud e’ vero, ma io non sono per la divisione perche’ l’attuale italia e’ il minimo per contare qualcosa, non essere ancor piu’ sottomessi. L’italia della lira dovrai riconoscere non andava cosi’ male, eravamo una massima potenza industriale, a quello bisogna tornare. la presenza del sud permetteva a Milano di svalutare, altrimenti avrebbe avuto una moneta fortissima tipo il marco. E le menti ed i bracci migliori del sud venivano a lavorare al nord, calcola anche questo, essere la(le)regioni leader in uno stato ha i suoi vantaggi. Certo insieme alla cosa negativa degli enormi residui fiscali attuali. Bisogna parlarne e trovare una migliore soluzione che non sia una parcellizzazione dell’italia e dell’europa sud nell’orbita del ttip americano o sottomissione franco tedesca o peggio tutte e 2.

madmax
Scritto il 2 ottobre 2017 at 22:43

Gli indipendentisti a corrente alternanta…a secondo della visione politica.

Dai ragazzi risparmiate i pipponi, oggi siamo tutti indipendentisti a corrente alternata, le regioni della ex-Jugoslavia erano brave indipendentiste e andavano supportate. Gli indipendentisti della Crimea e Donensk sono cattivi perche’ amano i Russi, e quelli della Catalogna????
Diciamo che i loro leader stanno come sempre vendendo il solito format, da soli stiamo meglio tutti ricchi tutti belli.
Quello che dimenticano i catalani (non tutti solo gli indipendentisti) e’ che sono parte di un mercato comune e libera circolazione!!! Lo so che non lo volete sentire ma e’ cosi’.
Ditemi se domani la Catalogna diventa indipendente che moneta usa? Cochiglie catalane? Ovviamente sono fuori dalla EU (lo so che siete contenti) ma le merci a questo punto non possono circolare, come le pagano poi? Il sistema bancario sarebbe sorretto da cosa? Dalla Sagrada Famiglia? Che dire poi dei documenti, con cosa viaggiano? Ovvero devono farsi riconoscere come stato…non e’ semplice guardate la Palestina!!!!
Come sempre distruggere e’ piu’ semplice di costruire e di politici fanfaroni e’ pieno il mondo, la soluzione? Che facciano un referendum serio, non con le schede stampate a casa e si parlino, il resto e’ cialtroneria.

gainhunter
Scritto il 2 ottobre 2017 at 23:24

stanziale@finanza,

Sono 2 milioni di voti, ma 700000 schede sono state fatte sparire dalla polizia; se stimiamo il 90% di SI di queste 700 mila, in totale sono per l’indipendenza circa 2.5 milioni, su 5 milioni di aventi diritto al voto. Tutto questo grazie al fascismo del governo che una volta svelata la sua vera faccia ha spinto gli incerti a sostenere l’indipendenza. E senza contare chi non è andato a votare per paura.
Ma la cosa più bella è vedere la partecipazione della popolazione nelle manifestazioni pacifiche.

Oggi abbiamo il problema di contare qualcosa nell’UE perchè c’è l’UE che fa le leggi a casa nostra. Fuori dall’Italia e dall’UE questo problema non c’è, “contare nel mondo” è per chi ha velleità di un certo tipo (v. la Germania), e in ogni caso non è certo la dimensione o il numero di abitanti a determinare i pesi nei rapporti di forza: anzi, oggi a pesare come un macigno in questi rapporti è il debito pubblico (nonostante sia il più sostenibile, sia compensato da risparmi e patrimoni privati, ecc. ecc., tutte cose che sappiamo benissimo, ma nonostante questo il debito pubblico è l’arma che viene usata nelle trattative), e nonostante l’Italia sia uno stato unito oltre a contare poco firma accordi sconvenienti anche perchè è amministrato da venduti allo straniero.
Se la tua preoccupazione è di contare nell’UE, allora sei un europeista.
Se la tua preoccupazione è di contare nel mondo, dovresti essere europeista perchè l’UE è più grossa e quindi conta di più.
Se vuoi uscire dall’UE, quale modo migliore per uscire dall’Italia, visto che l’UE ha rimarcato ancora una volta in questa occasione che un’ipotetica Catalogna indipendente sarebbe automaticamente fuori dall’UE e dall’euro?

Poi ci sono alcune cose che non mi convincono nelle ipotesi di disgregazioni volute dall’asse francotedesco: 1. quello che fa paura all’UE dell’Italia è l’instabilità che potrebbe generare una nuova crisi del debito, e nel breve periodo le disgregazioni creano forti turbolenze; 2. l’UE la comandano le multinazionali, e oggi hanno già in mano il pallino, una destabilizzazione politica destabilizzerebbe anche il loro potere, oltre all’economia e alla finanza e quindi i loro profitti.

gainhunter
Scritto il 2 ottobre 2017 at 23:38

madmax,

Il giorno dopo il referendum o la dichiarazione di indipendenza le merci continuano a viaggiare e si continua a usare l’euro in un regime di transizione in cui si faranno trattative, ecc. ecc.. Ovvio. Già detto e visto con la Brexit: referendum vinto, non è successo niente (speculazione monetaria a parte) in attesa di metterla in pratica. Il fatto che questo richiede molto tempo o che non la facciano per incapacità, mancanza di volontà o impossibilità di raggiungere accordi è un altro discorso.

gainhunter
Scritto il 3 ottobre 2017 at 00:47

stanziale@finanza: Certo insieme alla cosa negativa degli enormi residui fiscali attuali. Bisogna parlarne e trovare una migliore soluzione che non sia una parcellizzazione dell’italia e dell’europa sud nell’orbita del ttip americano o sottomissione franco tedesca o peggio tutte e 2.

A me va bene sia l’indipendenza sia una forte autonomia, il problema è che il governo centrale non vuole e non può mollare un euro. (Oltre alla questione dell’ “identità italiana” che io non vedo)
Per quanto riguarda il non finire nell’orbita USA, l’ideale sarebbe proprio un’ *alleanza* tra gli staterelli europei per eleggere dei *rappresentanti* (con mandato di rappresentanza, non di governo) per tutelare gli interessi dei territori negli accordi con gli USA. Sembra in teoria di parlare dell’ “unione europea” ma sappiamo benissimo che l’UE è tutta un’altra cosa (la sovrastruttura deve essere leggerissima, limitata al minimo indispensabile, deve coordinare, mediare, rappresentare, difendere, SERVIRE, non comandare, governare, decidere, imporre, e deve essere espressione delle regioni, gli stati sarebbero un ulteriore livello istituzionale inutile). Però sappiamo bene che una cosa del genere è abbastanza utopistica; se è stata fatta questa UE è “grazie” agli interessi economici di certe persone potenti (e agli USA, sostengono alcuni), esattamente come l’Italia, creata “grazie” all’UK per i suoi interessi geopolitici.
Ma tanto per essere ottimista devo osservare che il fatto che oggi esiste l’UE può essere un vantaggio nel momento in cui si dovesse sostituire con un’alleanza dal basso in quanto è stata fatta una prima esperienza (fallimentare) e soprattutto esiste già una rete istituzionale di contatti e collaborazioni.

madmax
Scritto il 3 ottobre 2017 at 06:47

gainhunter,

Non sto parlando del giorno dopo il referendum, sto parlando della creazione di un nuovo stato. Gli UK ad oggi SONO DENTRO la EU, nulla e’ cambiato da prima, a parte la manifesta incompetenza dei loro politici.
Ripeto se la Catalogna esce dalla Spagna deve farsi la propria moneta. Creare il proprio stato, farlo riconoscere dagli altri, se non lo riconoscono non vai da nessuna parte, i tuoi documenti sono carta straccia. I politici indipendentisti catalani poi non sono meglio degli spagnoli, scandali e malgoverno sono di casa pure da loro!

maurob
Scritto il 3 ottobre 2017 at 06:57

Buongiorno a tutti.
In merito a quanto accaduto in Catalunya il primo ottobre…..
ci vedo delle NORMALISSIME PROVE TECNICHE DI SOTTOMISSIONE.
Un sentito GRAZIE al popolo catalano per averci aperto gli occhi.

stanziale
Scritto il 3 ottobre 2017 at 07:50

maurob@finanza,
Esatto, bravissimo.
@gainhunter. Parli come se i catalani fossero veramente indipendentisti. Quello che sta succedendo li’ non e’ indipendenza, ma il superamento dello stato nazione, che i globalisti vogliono succeda dovunque, li’ siamo alle prove tecniche. .
Non potevano (i politici globalisti catalani) che organizzare un colpo di stato, dato che nel 2014 quando Madrid era stata a guardare, aveva votato il 34,5% degli aventi diritto e di questi avevano detto si il 80%.
C’e’ in rete il programma di questi soggetti, si andrebbe subito alla eliminazione di tutte le opposizioni (a loro), presenti in catalogna, poi alla creazione di un esercito che andrebbe a supportare le guerre della nato…eccetera. Questo e’ il programma. E’ per questo che ci vedo i prodromi di uno scontro finale. Potrebbe anche darsi che i catalani costretti da una minoranza vadino a fare in culo ben dentro l’ue tedesca, ed il resto della spagna esca dall’euro, sarebbe meraviglioso(utopico per ora, lo so’).

gainhunter
Scritto il 3 ottobre 2017 at 13:56

stanziale@finanza,

Qual è la differenza tra indipendenza e superamento dello stato?
Se da una parte il 50% dei Catalani vuole bypassare lo stato (non “nazione”), dall’altra lo stato vuole cancellare l’identità della nazione catalana, se è vero quanto ho letto su scenarieconomici, cioè che in Agosto lo stato spagnolo tramite la corte costituzionale ha cancellato parte dello statuto catalano, per esempio eliminando il Catalano come lingua ufficiale nelle pubbliche amministrazioni. Poi non ci si deve stupire se a votare SI dal 30% del 2014 sono saliti al 50%.

stanziale
Scritto il 3 ottobre 2017 at 18:49

gainhunter,

Come avevo scritto ieri ognuno, anche dei blog che leggo abitualmente, la interpreta a modo suo, non ci sono pareri univoci, come nel caso degli amici di scenari economici che hai citato. Io in questo caso mi riconosco nella interpretazione di federico dezzani, aurora sito, orizzonte 48. Posto un articolo https://aurorasito.wordpress.com/2017/10/02/indipendenza-catalana-5-cose-su-cui-riflettere/
in sostanza il parere, e’ che non e’ un atto indipendentista dai poteri noti (Washington e bruxelles) ma l’esatto contrario, e’ in sostanza una rivoluzione colorata volta a superare gli stati nazione, Riflettete. Guardate chi e’ a favore. Sempre i soliti: il sole, ansa, la repubblica, corriere sera eccetera.

dante5
Scritto il 3 ottobre 2017 at 18:55

Scusate, ma mi pare che il polverone sia totale.

Scusa amico Stanziale, ma mi pare che ci sia caduto dentro un po’ anche tu.
E non sei l’unico del resto – se guardiamo alla politica italiana, vedere la Meloni che oggi disconosce addirittura il referendum “dimostrativo” di fine mese in Lombardia e Veneto, quando i suoi rappresentanti locali l’hanno approvato, e lo stesso Salvini in palese contraddizione a difendere il diritto dei catalani a votare (mentre fino a prova contraria ha approvato senza riserve un sincero democratico come Kim Jong-Un), mi fa molta tristezza.

Perché fa capire che dalla politica non ci si può aspettare nulla. A 360°.

Mi pare che nel complesso i cosiddetti “sovranisti” facciano fatica ad accettare che ci sia qualcuno che vuole costruire dei nuovi (piccoli) stati nazionali e che vogliano difendere un “piccolo” Status quo, che non sarà magari quello dell’Eurozona (come vogliono i “globalisti” in Europa) ma che è rappresentata dagli attuali ed imperfetti Stati nazionali.
Giustissimo il riferimento di Stanziale (e del prof. Bagnai e di molti altri) che gli stati nazionali “grandi” permettono alle regioni ricche di trovare mercati di sbocco per le proprie merci e servizi e nel contempo di trovare manodopera non qualificata nelle regioni meno ricche con cui impedire che l’economia non possa svilupparsi a causa di carenza di manodopera. (Che sarebbe poi l’esatto contrario della situazione attuale in cui invece c’è abbondanza di disoccupati e sottooccupati…pensateci un attimo).

Ma così facendo si abbraccia proprio la logica che noi tutti critici della globalizzazione (e magari anche tutti un po’ “sovranisti”) facciamo quando diciamo che è ridicolo dire “Per fare un’economia grande ci vuole una moneta grande” (l’Euro) oppure “C’è la Ciiiiina…una piccola Nazione può contare ben poco da sola”.

Se in passato noi contrapponevamo a questi esempi piccole nazioni “con moneta sovrana” e economia fortemente sviluppata come Svizzera, Svezia, Danimarca, Norvegia e Nuova Zelanda, (e ora direi anche Repubblica Ceca), è assurdo non riconoscere che le dimensioni della Catalogna o della Scozia siano esattamente le stesse dal punto di vista della popolazione di quelle appena citate. E il PIL (se vogliamo prendere sempre quello come riferimento) non tanto distante.

I Catalani e gli Scozzesi vorrebbero insomma un loro Stato nazionale, certamente inserito nell’Unione Europea (e non necessariamente con l’€ come valuta, specialmente gli scozzesi che non ce l’hanno già).

Velleitario? Può darsi. Ma non neghiamo che questi popoli hanno vissuto per secoli e secoli quello che sentivano come un dominio esterno (rispettivamente di Madrid e di Londra), e ora che le loro “matrigne” in fondo sono più tolleranti ( e nel caso della Scozia anche più generose) ne approfitterebbero per rimuovere il vincolo che già negli ultimi decenni si è molto allentato.
E’ giustissimo che uno Stato non si costruisce dall’oggi al domani, che la finanza iperglobalizzata è prontissima ad avventarsi sui malcapitati che anche solo per un breve periodo si trovano “scoperti” da uno status quo precedente che li tutelava, che in definitiva “per amore di libertà” probabilmente andrebbero incontro a rischi di gravi disagi economici, ecc. Conosciamo tutto questo perché già l’appartenenza dell’Italia all’Eurozona ce lo sta regalando da anni, e c’è pure a chi è andata peggio (Grecia, Cipro). E questo senza che siamo mai incorsi in una crisi politica grave come quella di uno Stato che è a rischio di scissione.
Non è neanche sufficiente ricordare che le “élites” locali separatiste fanno spinta su questi sentimenti di “ribellione” verso lo Stato centrale per perpetuare i propri “privilegi”… come se le ben più numerose e potenti “élites” nazionali centraliste non facessero esattamente lo stesso, con ben maggiori danni e poteri. Per non parlare delle “super-élites” mondialiste di organismi come l’Unione Europea in cui il “cattivo” è sempre che si oppone alle loro visioni (“il dittatore Orban”, “i nazionalisti polacchi”, ecc.) mentre non lo è chi manganella per lo status quo (come il fido pupillo iberico della Merkel che già da ministro dell’interno tolse l’autonomia ai Paesi Baschi per poi ridargliela quando gli serviva come premier…).

Insomma, mi fa molta tristezza vedere oggi i sovranisti schierarsi compatti al fianco della Merkel e di Juncker solo per una piccola “speculazione” intellettuale, e per “sembrare coerenti”.
In realtà mi dispiace ma mi sembrano proprio molto incoerenti.

Ad maiora.

dante5
Scritto il 3 ottobre 2017 at 19:39

L’ho letto Stanziale, ma c’è…un fatto: Bruxelles è contro la Catalogna e la Scozia indipendenti!!! (Così come contro la Lombardia, il Veneto, le Fiandre, ecc.)

Si dice “controfattuale”?

stanziale
Scritto il 3 ottobre 2017 at 19:43

stanziale@finanza,

e questo http://federicodezzani.altervista.org/referendum-lombardo-veneto-sullautonomia-i-poteri-del-1992-1993-tornano-allattacco/
scusa Dante, ma dove come quando perche’ vedi la Merkel e Juncker a favore di Madrid? Tutti i giornali globalisti , i loro giornali , le loro tv, sono a favore della Catalogna. Mistero.

gainhunter
Scritto il 4 ottobre 2017 at 02:07

dante5@finanza,

Concordo.

L’Italia è un sogno realizzato male dell’élite del passato per interessi specifici, il corrispondente dei “globalisti” di oggi: eliminazione degli stati per inglobarli in uno più grande.

stanziale@finanza,

Grazie dei link. Ognuno propone una visione diversa, perchè ovviamente sono tutte supposizioni, anche perchè ogni spinta autonomista o secessionista ha una storia a sè: metterli tutti insieme trattandoli come se fossero la stessa cosa è sbagliato e talmente riduttivo da essere irrispettoso dei popoli in questione.
Una cosa è certa: imporre il centralismo, reprimere la voglia di autonomia e di autogoverno, tentare di cancellare le identità locali, non fanno altro che alimentare queste spinte. La Svizzera è lì da vedere: ogni cantone si autoamministra, si autoregola, mantiene lingua e tradizioni senza nessuna interferenza del governo federale, e senza rinunciare a una sensata solidarietà tra i cantoni (sensata cioè che non sia una presa per i fondelli per i cantoni più ricchi né per quelli meno ricchi), e nessuno si sogna di secedere.
Quindi quando uno come Dezzani (che non mi convince per niente) afferma “i particolarismi locali (micro-nazionalismo veneto, lombardo, sardo e siciliano) sono semplici pedine dell’establishment euro-atlantico” riducendo una identità e una storia a “semplici pedine”, 1. non ha capito niente 2. non fa altro che fare il gioco dei globalisti-secessionisti: alimentare la voglia di secessione. E la strada non è reprimere questa voglia di autonomia e indipendentismo, né tentare di creare un’identità nazionale, come ha fatto il fascismo in Italia e anche i governi del dopoguerra. La strada è dare autonomia, riconoscere le identità, favorire il mantenimento delle tradizioni, dei dialetti (in alcuni casi vere e proprie lingue), cedere sovranità dal governo alle regioni. Se una *nazione* secederà da uno stato, non cerchiamo le colpe solo nei presunti finanziatori/sostenitori dei globalisti-secessionisti, ma anche in chi ha sbagliato a pensare che reprimendo le identità si sarebbe formata artificialmente una nazione coincidente con lo stato, in chi non ha concesso un’autonomia sufficiente da rendere accettabile la permanenza nello stato, in chi ha governato talmente male da indurre le aree più ricche a volersi staccare da uno stato così spendaccione (il malgoverno di uno stato ricco si nota meno di uno povero e quello di uno stato grosso si nota di più di quello di uno piccolo).
Quindi, bene le supposizioni e gli avvertimenti di tutti questi pseudoesperti di geopolitica; male, molto male, il desiderio di reprimere sul nascere le spinte secessioniste, il modo migliore di neutralizzarle è renderle indesiderabili accontentando qualsiasi desiderio di autonomia e autogoverno.

stanziale
Scritto il 4 ottobre 2017 at 07:34

gainhunter,

Si fa per parlare, tra amici. Ecco quello su cui concordo di quanto hai scritto:
” La Svizzera è lì da vedere: ogni cantone si autoamministra, si autoregola, mantiene lingua e tradizioni senza nessuna interferenza del governo federale, e senza rinunciare a una sensata solidarietà tra i cantoni (sensata cioè che non sia una presa per i fondelli per i cantoni più ricchi né per quelli meno ricchi), e nessuno si sogna di secedere.”
e poi ancora ” La strada è dare autonomia, riconoscere le identità, favorire il mantenimento delle tradizioni, dei dialetti (in alcuni casi vere e proprie lingue), cedere sovranità dal governo alle regioni. ”
Perfetta anche la seconda parte, il fatto e’ pero’ che il goveno spagnolo l’ha data ai catalani, tutto quanto hai scritto, prima e seconda parte (8 miliardi di residuo fiscale non e’ certo molto, pro capite la meta’ di quello che da la Toscana). Sono stati ricambiati con un tentativo di golpe (tale e’, visto che non valeva il quorum, non erano previsti rappresentanti ai seggi per il no, e comunque anche stavolta il quorum e’ stato largamente inferiore, si parla del 42% , l’altra volta il 34%, degli aventi diritto di voto). Per questo , non hanno i numeri, hanno organizzato il golpe incoraggiato dietro le quinte dai poteri forti Usa e bruxelles: e questo e’ evidente dall’atteggimento dei media, di come hanno venduto la cosa.
Ma come hai anche tu osservato, ognuno ha la sua interpretazione, i geo politici si sono divisi…
Ora, siccome dovrebbe valere la democrazia, concordo sul fatto che lo facciano un referendum serio, con i rappresentani di lista di entrambi. Con il quorum che deve arrivare al 50,1%, pero’. E se ce la faranno, vadino pure a fare in culo, nelle mani dell’elite globalista, a fare i mercenari nelle guerre per conto della nato, dato che e’ questo quello che vogliono le attuali elite catalane (alle spalle della maggioranza degli ingenui, li’ nella manifestazione con le bandiere). Ma, male che vada alle elite, anche se non si dividono hanno destabilizzato la sagna, e lo stesso vogliono fare con l’italia, come scrivono 48, dezzani eccetera. 48 non e’ ora ma e’ anni che lo scrive, che vogliono arrivare alle macroregioni per fare carne di porco delle costituzioni nazionali ed arrivare ad una massa informe di popolini che nelle loro intenzioni dovrebbero essere succubi di tutte le nefandezze globaliste, le guerre, il lavoro precario, la non piu’ fissa dimora ognuno si deve spostare continuamente per i lavori precari di volta in volta…il concetto di famiglia distrutto, il flagello dell’immigrazione incontrollata…e’ questo quello che vogliamo, o vogliamo cercare di resistere con l’assetto geografico e la costituzione attuale?

gainhunter
Scritto il 4 ottobre 2017 at 20:35

stanziale@finanza: il goveno spagnolo l’ha data ai catalani, tutto quanto hai scritto, prima e seconda parte (8 miliardi di residuo fiscale non e’ certo molto, pro capite la meta’ di quello che da la Toscana).

Se ragioni in termini assoluti hai ragione, ma se loro hanno sempre vissuto in quella situazione e un giorno gli viene tolto qualcosa, come il riconoscimento di “nazione” e “lingua”, è questa variazione di condizione in negativo che poi scatena il sentimento nazionalista (inteso “della Catalogna”, non della “Spagna”): https://scenarieconomici.it/catalogna-sangue-spagna/
Prova a eliminare il tedesco come lingua ufficiale dall’Alto Adige, poi vediamo… è uno scontro che va avanti da diversi anni, amplificato ovviamente dalla crisi economica ma esasperato da un governo centrale centralista.
Poi gli 8 miliardi di residuo fiscale sono pochi in confronto all’Italia, ma sono un’enormità rispetto alla Baviera, considerando il livello di benessere della Baviera.

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