TASSI: YELLEN LA SMEMORATA DELLA FED

Scritto il alle 06:51 da icebergfinanza

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Iniziamo da qui. dall’incredibile dichiarazione della smemorata della Fed, Yellen, la quale ieri ha dichiarato testualmente…

«La nostra comprensione delle forze che guidano l’inflazione è imperfetta», ha spiegato Yellen, mentre «gli inattesi bassi dati sull’inflazione» richiedono attenzione.

La Fed inizia a smontare il Qe e cambia traguardo sui tassi

Ma benedetta donna, state scherzando vero, riprendetevi in mano i libri di economia e mettetevi seriamente a studiare la …

DEFLAZIONE DA DEBITI: COSA POTREBBE ACCADERE

Se volete qualcosa di più accademico, nel fine settimana consiglio a tutto il FOMC una buona lettura…

The Debt-Deflation Theory of Great Depressions Author(s): Irving Fisher…

Lo so che fate finta di non arrivarci,  il QE è essenzialmente deflattivo, amplifica l’inequità, stimola l’inflazione degli asset, gonfia borse e mercati, ma lascia poco o nulla all’economia reale, tutto il resto urla deflazione da debito.

Noi ve lo raccontiamo dal lontano 2009 e siamo unici in Italia, niente inflazione per tanti e tanti anni ancora, studiate la grande crisi giapponese, non c’è scampo!

Fermiamoci qui e entriamo nei dettagli tecnici della decisione di ieri, che tra le righe conferma le nostre analisi, ovvero che la Fed si sta preparando alla prossima recessione!

La Yellen ha però riconosciuto che c’è una probabilità che la bassa dinamica dei prezzi non sia un fenomeno temporaneo. La Fed è quindi pronta anche a invertire la corsa: sia – e innanzitutto – sui tassi, che in futuro potrebbero essere abbassati nel caso in cui la situazione economica si deteriorasse, sia – ma solo in un secondo momento – sui reinvestimenti. Anche se il bilancio non è più, ha spiegato Yellen, uno strumento attivo di politica monetaria, la banca centrale è pronta ad aumentare il totale dei riacquisti – abbassando quindi i “tetti” introdotti alla loro riduzione – nel caso in cui la situazione economica dovesse richiedere una «notevole riduzione dei tassi», tale da riportarli vicino allo zero.

Quindi nessun rialzo dei tassi a dicembre, ci penseranno i dati a tenere a bada la Fed e …

Da ottobre, la Fed ridurrà la somma destinata agli acquisti di titoli di 10 miliardi ogni mese: per tre mesi reinvestirà quindi in titoli di Stato i rimborsi generati dall’attuale portafoglio escluso 6 miliardi, e in mortgage-backed securities i rimborsi ottenuti escluso quattro miliardi. Questi limiti, l’anno prossimo, aumenteranno progressivamente fino a portarsi a un massimo di 30 miliardi per i titoli di Stato e di 20 miliardi per gli altri titoli.

La Fed annuncia storica riduzione del bilancio, rialzo tassi rimandato

A cambiare davvero è il punto di arrivo dei tassi, quello definito “di lungo periodo”, che è ora indicato nel 2,75%, dal 3% di giugno, ripeto la Fed non lo dice ma si sta seriamente preparando alla prossima recessione.

Nel mese di aprile, erano sette i governatori che pensavano che i tassi sarebbero arrivati al 2,25 per la fine del prossimo anno, 2018, ora sono solo 5, le aspettative erano di una forbice tra il 3,25 e il 3,5 % ora sono state ridotte dal 2,75 al 2,5 % 

Le nostre visioni si sono avverate e loro hanno dovuto ricredersi!

Quattro governatori ora non prevedono più un aumento dei tassi a dicembre, rispetto all’unanimità precedente e il mercato sconta solo un eventuale aumento dei tassi nel 2018 rispetto ai tre della Fed, elementare Watson dei dieci rialzi dei tassi promessi negli ultimi anni la Fed ne ha realizzati solo quattro.

Nel frattempo ieri, ovviamente è tutta colpa degli uragani, le vendite di nuove abitazioni sono nuovamente scese per il quinto mese consecutivo, giustamente, siccome cinque mesi prima si sapeva che gli uragani arrivavano, il trend è dovuto esclusivamente agli uragani che sarebbero arrivati cinque mesi dopo, o no, visto che le analisi vanno tutte in quella direzione.

Noi non abbiamo fretta, quello che a noi interessa e che almeno Voi potete conoscere la realtà in mezzo ad un oceano di balle quotidiane.

Per concludere, ieri alle dichiarazioni della Fed il dollaro ha reagito con un sensibile rialzo, mentre i rendimenti dei treasuries sono rimasti immobili e quindi anche i prezzi, un segnale positivo da non sottovalutare per i prossimi mesi, ma la tendenza la conoscete, ve l’abbiamo spiegata nell’ultimo manoscritto…

IL TESORO DI MACHIAVELLI!

Per chi me lo ha chiesto ieri, la decisione della Fed di ritirare una parte degli acquisti di treasuries non influirà minimamente sull’andamento dei prezzi e dei tassi, per il semplice motivo che al ritmo proposto non passeranno tre trimestri senza l’arrivo di una recessione.

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