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GLORIA E MARCO!

Scritto il alle 22:48 da icebergfinanza

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Nel fine settimana, su twitter ho condiviso le ultime parole di Gloria, la ragazza morta nell’incendio di un grattacielo di Londra, con rabbia, giurando che farò come ho sempre fatto tutto il possibile perchè questo Paese possa tornare ad essere un luogo accogliente per i nostri figli, i nostri ragazzi, la nostra gioventù.

Un nodo alla gola enorme, una sensazione di impotenza immensa, non si tratta solo di Gloria e Marco, non mi interessano le polemiche sui giovani, sulla loro mancanza di coraggio, di volontà, tutti choosy, bamboccioni,  una gioventù inetta per molti, non mi interessano perchè è solo spazzatura, la spazzatura che esce dal cervello di coloro che vogliono nascondere la realtà, un manipolo di vigliacchi che hanno distrutto il loro futuro.

Per non parlare dei media e delle televisioni, erano a Londra per fare esperienza, per perfezionare la lingua, manipolazione mediatica a senso unico per nascondere la verità…

Vai a scavare, neppure tanto, e impatti con il dramma e la speranza di troppi neolaureati. Gloria si è laureata il 18 ottobre scorso con 110, ma «qui purtroppo le soluzioni professionali non danno gli esiti che ogni giovane meriterebbe» sospira, commossa, l’avvocato Sandrin, che con un nodo in gola sollecita il governo italiano a fare una serie riflessione perché «evidentemente in Italia c’è qualcosa che non va». (…)

«Grazie di tutto, mamma, per quello che hai fatto per me» avrebbe detto Gloria.

«È colpa dello Stato che costringe i nostri giovani ad andare all’estero per cercarsi un futuro» si è sfogato Loris Trevisan, padre di Gloria. «Aveva appena trovato un lavoro, poteva essere l’inizio di una nuova vita». «Gloria era andata all’estero per dare una mano alla famiglia che in questo momento sta attraversando un grave momento dal punto di vista economico». Pare a seguito delle tante difficoltà patite dalle famiglie di risparmiatori delle ex Popolari del Veneto. Gloria aveva trovato un lavoro, nel Padovano, da 300 euro al mese. Di 1.800 sterline l’offerta ricevuta da Londra. Ed ecco la fuga. Marco si era laureato l’estate scorsa, con il massimo dei voti, 110 e lode. E anche lui sperava in un lavoro come quello della sua Gloria.L’addio di Gloria al telefono: «Mamma grazie per quello che hai fatto.

“Sto per andare in cielo vi aiuterò da li…”

Niente da fare il nodo in gola rimane a distanza di giorni e rimarrà nei prossimi mesi, questa è solo una delle tante storie, non può esistere uno Stato che si disinteressa dei suoi figli, che fa nulla o poco per loro e per la famiglia, eppure si sente parlare solo di “ius soli” di “parità di genere” di legge elettorale e via dicendo.

Maledetta flessibilità, i giovani hanno bisogno di certezze!

Era il 25 di marzo del 2013 quando riportai questo grido disperato…

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli.

C’è tutto e molto di più in queste quattro righe, espresse dal comitato
IL NOSTRO TEMPO E’ ADESSO! , giovani che vogliono tornare ad essere protagonisti della loro vita. I giovani sono tra coloro che stanno pagando il prezzo più alto di questa immensa crisi, un futuro sequestrato da un gruppo di esaltati che quotidianamente giocano con l’economia reale, creando un’illusione di carta.

Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo.

Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.

Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Lo spettacolo delle nostre vite inutilmente faticose, delle aspettative tradite, delle fughe all’estero per cercare opportunità e garanzie che in Italia non esistono, non è più tollerabile. Come non sono più tollerabili i privilegi e le disuguaglianze che rendono impossibile la liberazione delle tante potenzialità represse.

Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli.

Vogliamo tutto un altro paese. Non più schiavo di rendite, raccomandazioni e clientele. Pretendiamo un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare, di inventare. Che investa sulla ricerca, che valorizzi i nostri talenti e la nostra motivazione, che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Vogliamo un paese che entri davvero in Europa.

Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l’affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all’altro, alle studentesse e agli studenti che hanno scosso l’Italia, a chi studia e a chi non lo può fare, a tutti coloro che la precarietà non la vivono in prima persona e a quelli che la “pagano” ai loro figli. Lo chiediamo a tutti quelli che hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso.

Non sarà facile togliere questo nodo dalla gola, è terribile, non riesco a descriverlo e il senso di impotenza aumenta… se serve qualunque cosa io ci sono!

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13 commenti Commenta
maurizio4
Scritto il 19 giugno 2017 at 08:09

buongiorno, sono anche io un genitore di una ragazza di 17 anni.
Dopo questo lucido appello di Andrea, credete che qualcuno, dico i politici si rendano conto della miseria che stanno creando per i nostri ragazzi? Credo proprio di no.
Loro hanno i privilegi e si sono costruiti il fortino per respingere ogni possibile attacco (metaforico) e da lassù, inseriscono i loro figli nei posti migliori, i loro amici e maggiordomi.
E’ normale e sensato che noi in questa situazione cerchiamo a tutti i costi di avere un piano B per il futuro dei nostri figli.
Personalmente preferisco fare sacrifici economici per permettere a mia figlia di fare corsi di lingua inglese affinchè possa in futuro avere la possibilità di scegliere dove lavorare.
E’ importante poter scegliere, il mondo è grande.
Mio padre fece la resistenza nei campi di lavoro nazisti come IMI, non mi sembra giusto che i nostri ragazzi debbano patire questa resistenza.
I nostri genitori e nonni hanno ricostruito dalle macerie della guerra un futuro di speranza e di libertà.
“Loro” lo stanno semplicemente smantellando.

laforzamotrice
Scritto il 19 giugno 2017 at 09:16

Grottesco. L’italia è un paese grottesco, come il suo popolo. Ormai bisogna andare al cinema a vedere film comici per vedere un pò di obbiettività, film come “Quo Vado” di Zanone o “l’ora legale” di Ficarra e Picone, che consiglio vivamente, senza scordare i mitici Fantozzi e I mostri. Sembra quella situazione in cui, in coda per andare da qualche parte si inveisce contro gli altri autoveicoli colpevoli di non starsene a casa propria senza pensare che lo stesso vale per noi.
Pagliacci.
Com’è che i nostri giovani che vanno all’estero sono vittime di questo stato canaglia, mentre i giovani dei barconi sono “invasori”? La storia di quei due giovani è drammatica, e sono vicino al dolore dei genitori, ma farne l’ennesima scusa per polemiche politiche è vergognoso e i giornalisti che lo fanno meriterebbero il peggio. I giovani vanno all’estero perchè sono giovani, perchè vogliono migliorarsi, perchè hanno lo spirito d’avventura, ed è giusto cosi. Se invece lo fanno per scappare dal paese, vorrei ricordare che se tutti scappano, il paese non cambierà mai. In quanto alle possibilità di lavoro non mi risunta che per alcuni tipi di laurea tecniche sia necessario scappare per trovare lavoro, anzi; certo che se si è avvocati, scienze politiche, scienza della comunicazione, lettere, pedagogia ecc.e mille altre in settori saturi pretendere che sia lo stato a procurargli il lavoro, comodo cosi, sia un pò comunista. Anzi, populista, visto che nei regimi comunisti ti garantivano si il posto, ma se studiavi quello che loro ti dicevano e non se “seguivi i tuoi sogni”. La scuola è tutta da riprogrammare, ma chi può farlo senza usare le mitragliatrici?
Ma diamo la colpa allo “stato”, è facile, dimenticando i MILIONI di posti di lavoro inutili che esso garantisce tra finti forestali burocrati e insegnanti inutili (http://www.repubblica.it/cronaca/2017/06/16/news/polemica_sui_trasferiti_al_sud_dei_maestri_piu_della_meta_ha_usato_la_legge_104_-168217178/ ), guardiani di musei senza visitatori, controllori che non controllano, e molti altri che non mi vengono in mente.
Il bilancio dello stato è per grande maggioranza è assorbito da pensioni e stipendi, ma chissà perchè questo non lo si sottolinea quasi mai.
Certo, anni fa molti laureati finivano in banca ma anche li la pacchia (perchè era una pacchia) è finita, capita.
Tutte queste speculazioni sulle disgrazie sono semplicemente vergognose, ma si sa, come testimoniano il colosseo e la colonna infame di manzoniana memoria, al popolo piace il sangue, è sempre piaciuto, ma guai a dirglielo. Lui è solo vittima.

luigiza
Scritto il 19 giugno 2017 at 09:31

Sta per arrivare il tempo di ( +++cancellato+++) per non morire (finalmente l’avete FORSE capito).
Tutto il resto é aria fritta.
Comunque non fatevi illusione VI manderanno a morire per i LORO interessi e ci andrete da bravi fessi.

john_ludd
Scritto il 19 giugno 2017 at 10:34

la­for­za­mo­tri­ce@fi­nan­za,

temo tu faccia seppure con le migliori intenzioni un pò di confusione. Film come “Quo vado” che mi hanno costretto a guardare mentre mi imbestialivo sono un esempio di successo di quell’atteggiamento che vorrebbe convincerci dell’ineluttabilità dell’italiano bamboccione quando esso è in genere semplicemente stritolato dentro un meccanismo dal quale individualmente non trova scampo mentre collettivamente non si trova una soluzione. Il mitico Fantozzi fu invece intuizione di un genio come Villaggio considerato come semplice guitto capace di rappresentante come nessun’altro prima e dopo il senso di solitudine e alienazione del rapporto capo – sottoposto nella cosiddetta civiltà moderna. E’ poi del tutto falso che la pubblica amministrazione comprende MILIONI di posti di lavoro inutili in quanto nel 2012 occupava 3.427.433 persone. Il problema principale è nell’estrema polverizzazione degli enti pubblici che sempre nel 2012 ammontava a 9.867 di cui ATTENZIONE ben 8.517 di queste è rappresentato da strutture regionali e locali. Maggiore la polverizzazione più evidente l’inefficienza, la mancanza di controllo e l’uso clientelare. E’ noto da documenti della stessa UE che la spesa in PA è minore in Italia che in Francia e Germania mentre la qualità è mediamente più bassa con punte di strabiliante inefficienza al centro sud e punte di livello scandinavo in alcune regioni del nord. Purtroppo e chissà perché tutte le “riforme” nelle quali gli ultimi governi si sono cimentati sono quelle sbagliate e manco ci hanno provato con quelle giuste se non pro forma senza dare seguito alcuno ad azioni che danneggerebbero la natura prettamente clientelare dei partiti principali in Italia. Con il job act Renzi ha semplicemente buttato 20 miliardi in regalie agli industriali, che se spese in investimenti con premio a chi assume giovani con un contratto decente avrebbe avuto come minimo un effetto moltiplicatore pari a due a livello di PIL e una grande iniezione di fiducia nel paese. C’è una ragione per cui a Bruxelles (e in buona parte d’Italia) anche i poteri forti di Renzi non ne possono più. Solo che gli elettori del PD lo hanno riconfermato al 70% segno che la follia regna sovrana.

john_ludd
Scritto il 19 giugno 2017 at 10:39

lui­gi­za@fi­nan­za,

in realtà LORO sono divisi, siamo noi che crediamo che siano compatti e onnipotenti. Solo che noi siamo pure divisi e continuiamo a dividerci mentre molti dei migliori cioè i giovani che si laureano in economia, ingegneria … vanno all’estero privandoci della possibilità di avere finalmente una classe dirigente pulita e competente. E vanno all’estero in massa soprattutto dalle regioni centro meridionali dove non c’è via di sbocco mentre al nord i posti sono insufficienti per un’università che malgrado il generale degrado per mancanza di fondi mantiene diversi luoghi di qualità e alcune eccellenze.

aorlansky60
Scritto il 19 giugno 2017 at 10:57

@ LaForzaMotrice

Se invece [i giovani] lo fanno per scappare dal paese, vorrei ricordare che se tutti scappano, il paese non cambierà mai.

Per cambiare questo Paese, bisognerebbe riuscire a convincere milioni di adulti italiani (i maschi nella fascia tra 20 e 50anni, mi ci metto anch’io che ne ho 57) per fare una MARCIA SU ROMA 2.0 e radere al suolo (non intendo LE STRUTTURE ma CHI attualmente le occupa facendone UN USO IMPROPRIO, cioè NON rivolto verso gli interessi dei cittadini italiani):

1) Palazzo Chigi
2) Palazzo Madama
3) Palazzo di Giustizia sede della Corte di Cassazione
4) Sede Ministero della Giustizia
5) Sede Ministero degli Interni
6) Palazzo Koch sede BankItalia

(lascio fuori dalla lista il Quirinale perchè il barbagianni che lo occupa attualmente è un bel soprammobile che non possiede alcun potere esecutivo, se mai sarebbe da fare pulizia sul suo seguito, un esercito di alcune migliaia di addetti che non si sa bene cosa servano e cosa ci stiano a fare; da cifre statistiche accertate, il seguito del Pres.d.Repubblica Italiana costa di più ai contribuenti italiani di quanto costi The QUEEN Elisabetta II ai sudditi britannici, e ho detto tutto.)

Ma considerato il lassismo e l’indifferenza che impera ormai in tutte le classi intermedie della società italiana, non credo che l’opzione sopra descritta sia realizzabile,

tanto più da parte dei giovani, che non hanno in testa LA RIVOLUZIONE (*) ma vogliono e chiedono alle Istituzioni e alla POLITICA ITALIANA solo una cosa : LAVORO [per porre le basi del proprio futuro] .

I giovani appena laureati non pensano a questo (*), perchè la maggiorparte di essi ha tutto sommato [ancora] fiducia nei più anziani; il problema è che quest’ultimi SPECIE TUTTI QUELLI CHE OCCUPANO POSIZIONI DIRETTIVE DEL PAESE sono quelli che questo PAESE LO HANNO DISTRUTTO, svendendolo alle lobbies neo liberiste straniere, la cui strategia inizia almeno 20anni fà (quando erano in definizione gli accordi tra Gov.Italiano e Istituzioni Europee per l’ingresso dell’ITALIA nella zona €uro)

e quel poco che è rimasto lo usano per collocare i loro figli, nipoti, parenti, amici, amici degli amici in posizioni privilegiate,

mentre chi non possiede agganci di tipo clientelare, anche tra i giovani laureati con 110 e lode, PRATICAMENTE LA MAGGIORANZA, sono costretti ad abbandonare l’Italia per cercare altrove retribuzioni piu gratificanti e condizioni di vita più consone alla propria posizione accademica (un diritto sacrosanto, direi),

quindi come si fà a condannare i giovani italiani laureati che scappano dall’Italia, quando la colpa non è la loro ??

La responsabilità di ciò che stà avvenendo (perfino i pensionati fuggono dall’Italia) è cosa ben nota, eppure noi italiani continuiamo a dare fiducia votando coloro che hanno distrutto l’economia Italiana :

la complicità degli ultimi 3-4 esecutivi di governi, con BankItalia e POLITICA LOCALE è PALESE, sui casi che riguardano tutti gli scandali bancari emersi negli ultimi anni in ITALIA con conseguenti NOTEVOLI PERDITE di capitale per i risparmiatori italiani e FORTE indebolimento del tessuto produttivo locali ,

eppure le istituzioni in oggetto non fanno altro, con la complicità della maggiorparte dei media di informazione italiani, che parlare di aria fritta alla gente per distogliere l’attenzione di essa SULLE VERE RESPONSABILITA’ OGGETTIVE.

john_ludd
Scritto il 19 giugno 2017 at 12:27

aor­lan­sky60,

l’inquilino del Quirinale è tutto tranne un soprammobile solo che siamo abituati all’interventismo plateale di Napolitano mentre questo è un vecchio democristiano sopravvissuto e abituato a mille intrighi che conosce il valore del parlare poco (in pubblico). Diffida se non detesta il bomba, è già qualcosa.

Non è vero che serve un aggancio clientelare per trovare un lavoro di qualità. Ci sono aziende italiane che hanno triplicato utili e fatturati in un decennio malgrado la crisi, assumono tanti neo ingegneri e tecnici investendo in formazione per anni, solo che non bastano per colmare il vuoto. Ma questo accade anche altrove, ovvero c’è una polarizzazione estrema nella tipologia dei posti di lavoro. In alcuni settori la domanda, anche in Italia, è superiore all’offerta. Solo che non tutti sono ingegneri specializzati in automazione o programmazione e c’è un orda di persone che hanno perso il lavoro o sono sempre sul punto di perderlo che semplicemente non trovano un posto adeguato perché ciò che sanno fare non è più richiesto. Qui la differenza con il modello scandinavo, danese in particolare, è stridente. Là non salvano le aziende, quando vanno a fondo ci vanno e basta, salvano i lavoratori con 3 anni di pieno stipendio e riqualificazione professionale ai massimi livelli. Da noi cassa integrazione, mobilità e aiuti ad aziende decotte, mal gestite per le quali semplicemente non c’è più mercato, si buttano soldi agli azionisti e si buttano a mare i lavoratori assicurandogli mezzo stipendio per un pò senza un programma serio di riqualificazione. Alla fine in questo modo la Danimarca spende meno e si ritrova meno corruzione e una classe lavoratrice aggiornata che persino importa dall’estero in quanto la propria non basta.

laforzamotrice
Scritto il 19 giugno 2017 at 12:29

john_ludd@finanza,

Non so, a mio parere se conto dipendenti diretti e indiretti dello stato, e ci aggiungo l’indotto “privato”, (fornitura di attrezzature materiali assistenze immobili armi ecc) sono molti di più, se poi ci aggiungo i pensionati, che traggono parte o tutto il loro reddito dallo stato, reddito spesso non totalmente giustificato, (un esempio tra tanti http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/29/pensioni-inps-nel-comparto-difesa-il-90-e-doppio-rispetto-contributivo/1731456/) infine disoccupati, cassintegrati, consulenti ecc.ecc ecc. mi sembra che di gente attaccata alle mammelle della mucca stato ce ne sia una marea, e una buona % senza tutti i diritti x farlo. Ma poi, se le spese dello stato sono prodotte solo dai politici che rubano… vedete voi. Dimenticavo le banche e le varie Alitalia, che devono essere punite, ma a spese dello stato. Mi sfugge l’utilità della lezione.

andrea357
Scritto il 19 giugno 2017 at 17:57

john_­ludd@fi­nan­za,

Mi permetto di far notare che se quei 20 mld fossero stati usati al meglio come Lei scrive avremmo avuto qualche effetto collaterale: crescita pil -> aumento consumi -> diminuzione disoccupazione (non dimentichiamo che il nairu per l’italia è fissato al 12%) -> aumento salari. Quindi come consuguenza avremmo avuto un aumento dell’inflazione, una diminuzione delle esportazioni, aumento delle importazioni, saldo CA negativo e saremmo magicamente tornati in crisi.
Nell’eurozona non è possibile una politica diversa da quella di renzi: devi abbassare i salari per abbassare l’inflazione (o cmq tenere l’inflazione più bassa che in germania) per rendere competitive le nostre imprese (dato che non puoi svalutare la moneta svaluti i salari). I 20 mld sono stati usati con grande attenzione in modo da non far scendere il tasso di disoccupazione sotto la soglia del 12% del nairu: non è incompetenza. E’ l’euro

Gianbattista
Scritto il 19 giugno 2017 at 19:10

Carissimo capitano , grazie per il tuo articolo. Ho una figlia in Svizzera , scappata lì perché in Italia senza raccomandazioni dopo la laurea ( ed è una laurea scientifica magistrale ) , il massimo che trovi sono stage a 600 euro mensili ……e dopo sei mesi ti lasciano a casa perché ne prendono altri …( sindacati di merda ……) , trovato lavoro in Svizzera , non pensiate che siano tutte rose e fiori ,…pagati comunque poco per il costo della vita ( dobbiamo aiutarla ancora noi e per fortuna possiamo farlo ancora) , arriva a casa verso le 19’30 tutte le sere , nessun amico , nessuna conoscenza , impossibile persino fare la spesa , un buco di appartamento di 20 mq che costa euro 900 al mese , rapporti sul lavoro di una grettezza incredibile ed inimmaginabili , ma quello che fa più male è la convinzione di donna ( perché a 27 anni donna sei …) che difficilmente potrà avere una propria vita affettiva reale perché l’alternativa è fare la disoccupata e la fame per il resto della vita ….questa è la situazione di centinaia di migliaia di giovani che sono stati obbligati ad andarsene …politici vigliacchi , sindacati vigliacchi …e la Chiesa …dove è ? A farci sentire in colpa perché non aiutiamo con cuore ed entusiasmo i migranti ……. Io sono credente ma sempre più spesso sto andando in crisi …..

madmax
Scritto il 19 giugno 2017 at 19:37

Non voglio commentare su Gloria e Marco, non voglio rivangare il dolore per i due giovani, che hanno scelto di vivere in una doppissima Inghilterra non ha dichiarato ancora quanti sono i morti nel grattacielo di 24 piani che non poevano pagarsi un alloggio adeguato, le stesse cose succedevano nella Londra della rivoluzione industriale dove si faceva bere alcool ai bambini per farli restare nani e farli lavorare nei cunicoli delle miniere. Il Portogallo con un altro tragico evento ha dimostrato di essere meno falso.

La mia domanda per voi e’ pero’ questa: vi sono mai stati tempi facili? Io ricordo mio padre, che non aveva i soldi per comprare un’auto e andava al lavoro in bici, un appartamento comprato con tanti sacrifici e come lui tanti altri.

Il mio punto potra’ sembrare cinico, ma quando mai e’ stato facile campare? Non e’ per caso che oggi l’industria della pubblicita’ ci ha tutti rincoglioniti e pensiamo che la vita sia facile? Se sei nato col culo sul velluto la vita e’ sempre stata facile altrimenti lacrime e sangue, Abbiamo eliminato il concetto di classe e lotta di classe ma in realta’ queste sono sempre presenti e mai come ora reali, ma citare il termine lotta di classe non e’ cool e sa di stantio.

Non e’ per caso che con la proletarizzazione della finanza, oggi shortare su una divisa e’ alla portata pure di un disoccupato non ci faccia sentire tutti dei piccolo Soros e vicini a lui pure dal punto di vista dei comportamenti?

Io ho lasciato l’ Italia nel 1992, vi ricordate Tangentopoli? Blocco dei lavori pubblici e disoccupazione, da allora non sono piu’ rientrato, lasciare ha i suoi pro e contro io l’ho fatto altri colleghi no, sono scelte ma occorre anche capire che ormai lo spazio nazionale a tanti giovani va stretto in quanto la loro vista ed il loro sguardo va oltre i confine nazionali che una sparita cerchia di gerontocrati cercano di mantenere intatti.

Concludo con un pensiero ed un ricordo ai due giovani ed un invito a chi pensa di partire, non abbiate paura il mondo e’ vostro, partitie e addentalo!

d
Scritto il 20 giugno 2017 at 09:32

Condivido in pieno i sentimenti di Andrea. Mi unisco all’appello e mi permetto di dire: anche io sono sono qui! I miei figli sono tutti fuori dal Paese e non per un caso strano della sorte…
L’idea è però di tornare, non da migranti, ma da investitori stranieri, le uniche due categorie davvero privilegiate oltre alla casta parassitaria. Quando leggo certi commenti (del tipo “se la gente va fuori e non rimane, nulla può cambiare”) mi viene voglia di domandare a questi signori se hanno mai provato a dar vita ad una nuova attività agricola (ad esempio una stalla con 100 capre e annesso piccolo caseificio) o chiedere un permesso per ristrutturare un rustico…

aorlansky60
Scritto il 20 giugno 2017 at 09:44

@ Madmax

“La mia domanda per voi e’ pero’ questa: vi sono mai stati tempi facili?”

ricordo che mio padre mi disse più volte, già da quando ero adolescente : “niente è facile nella vita“;

credo che questa sua conclusione derivasse dall’esperienza vissuta e dal ceto sociale in cui si è ritrovato a vivere dalla nascita (pur avendo trascorso una vita di lavoro, a differenza di molti altri italiani, lui alla casa di proprietà non è mai riuscito ad arrivarci).

Per quello che mi riguarda, anche solo potendo confrontare la mia vita(classe 1960) alla sua(classe 1922), devo ritenermi un privilegiato (pur avendo dovuto sempre far ricorso al lavoro, tuttora, per continuare a vivere).

In ogni periodo storico che ha visto protagonista l’Uomo, ci sono stati vari livelli in cui uno si è potuto ritrovare dalla nascita, dal più miserabile al più elevato, passando per quelli intermedi(la maggioranza, che comunque pativa). Era così ai tempi della dinastia dei Faraoni in Egitto, ai tempi di Luigi XIV in Francia etc

Dal ‘900, con la trasformazione della società europea sempre più accelerata dal modello rurale di tipo agricolo a quello industriale, con l’affermarsi della conquista progressiva di diritti sul lavoro, le condizioni per i ceti bassi sono leggermente migliorate via via fino a toccare l’apice nei decenni “grassi” (anni 50-60-70-80-90) (*); soprattutto negli anni ’60 le aspettative erano “alte” per quanto riguarda un continuo progressivo miglioramento sociale che potesse interessare un numero sempre più elevato di soggetti, speranze e credenze poi sgretolatesi dall’inizio del 3zo millenio.

Il periodo attuale annovera poche famiglie di (ex)beduini arabi (i principi regnanti sauditi e gli analoghi emiri della penisola araba) che grazie al petrolio sguazzano nello champagne nelle ostriche e nell’ORO, e insieme a loro tutti quelli che hanno fatto montagne di soldi grazie ai petro dollari(cosa che avviene dagli anni 70), più naturalmente tutti quelli agganciati alle società della “new economy” (google amazon apple microsoft facebook samsung etc) che grazie a queste vivacchiano con dividendi da nababbi (almeno fino a che regge la festa);

dalla parte opposta ci sono centinaia di milioni di africani che devono fare i conti quotidianamente sul “come salvare la pelle” prima ancora di pensare al cibo da riempire la pancia, e come loro molti altri peones sparsi in altri luoghi della Terra;

nel mezzo ci sono alcune centinaia di milioni di bianchi del ceto medio (non so fino a che punto lo si potrà ancora definire come tale), prodotto della civiltà dei consumi di stampo occidentale (nord america, europa, giappone) che hanno raggiunto quel livello grazie ai decenni “grassi” (*) e relative conquiste di classe, ma per loro (per noi) la festa stà rapidamente volgendo al termine.

Considera anche il numero : agli inizi del ‘900 la razza umana si ritrovava con 1 miliardo di esemplari in Terra; all’inizio del 2000 ci ritroviamo in 7 miliardi di esseri. Con l’aggravarsi delle problematiche in Terra (cambiamenti climatici, attriti geopolitici) un numero così elevato non può che apportare ulteriori criticità per il futuro.

Non e’ per caso che con la proletarizzazione della finanza, oggi shortare su una divisa e’ alla portata pure di un disoccupato

è un fenomeno ben noto in China almeno dal 2014-2015 negli anni che ha visto crescere in maniera totalmente incontrollata l’indice delle borse cinesi(poi ridimensionatisi in quello stesso anno dopo lo schianto delle borse) : si è ripetuto da quelle parti un fenomeno già visto in passato, le stesse grandi banche cinesi hanno fagocitato una gigantesca bolla interna, grazie a prestiti concessi a molte decine di milioni di cinesi che investivano privatamente in borsa facendo uso delle moderne tecnologie (la connessione internet da casa).
Le cifre di quel fenomeno sono da paura : le borse di Shanghai e Shenzhen sommate contavano nel 2015 oltre 250 milioni di conti individuali di intermediazione (!!) gestiti da un esercito stimato di oltre 100 milioni di piccoli azionisti retail (100 milioni! una volta e mezza l’intera popolazione italiana), per il secondo mercato azionario più grande del mondo (dopo quello Usa) in termini di volume di scambi annuo: 14mila miliardi di dollari totalizzato tra le borse di Shanghai, Shenzhen e Macao congiuntamente .

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