NULLA SARA’ PIU’ COME PRIMA!

Scritto il alle 07:51 da icebergfinanza

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Ne aveva già accennato il nostro John in settimana , me lo ha segnalato un nostro caro lettore, per loro, per gli ottimisti di maniera che suggeriscono quotidianamente la fine della crisi e l’inizio di una nuova era è difficile comprendere il significato di una deflazione da debiti, nessuno ne parla oggi, ne gli economisti e tanto meno di giornalisti, hanno tutti paura di affrontare l’argomento.

James, è il figlio del nostro economista preferito, John Kenneth Galbraith, ha scritto un libro che andrebbe letto tutto di un fiato e assimilato sino al midollo.

The End of Normal: The Great Crisis and the Future of Growth:

Sull’ Espresso di qualche anno fa, nel novembre del 2014 è apparso questo articolo James Galbraith e la fine della normalità

James Galbraith e la fine della normalità: ‘Abituiamoci a vivere nell’economia del meno'”In molti pensano che la crisi sia solo uno choc momentaneo e che presto la crescita tornerà come un tempo. Ma  questo non può accadere. E vi spiego perché”. Le tesi dell’economista americano.

Dimenticate la normalità. Non tornerà più, per lo meno nell’economia. Instabilità e crisi ormai sono il pane quotidiano, e mai più avremo la crescita così come l’abbiamo conosciuta. Dunque, meglio adattarsi al nuovo stato e vivere al meglio; evitando di prendere strade sbagliate che peggiorano la situazione: come quella che l’Europa continua a percorrere e che porterà – se Frau Merkel non cambia rotta – alla sua fine. Parola di James K. Galbraith, economista americano. Figlio di John Kennet Galbraith (l’autore de “la società opulenta”), radical, pacifista, grande studioso delle diseguaglianze, dedica il suo ultimo libro, appena uscito negli Stati Uniti, alla “fine della normalità” (Simon & Schuster, 2014) . E qui spiega perché, nonostante le apparenze, ce la possiamo fare.

Perché questo titolo, professor Galbraith? Cosa intende per “normale”, e perché nell’economia non c’è più niente di normale?
“C’è un’aspettativa diffusa tra gli americani: che la crisi fosse solo uno choc, che tutto sarebbe finito e l’economia sarebbe tornata a crescere ai livelli di prima, e che anche l’occupazione sarebbe tornata com’era. Si tratta di un sentimento diffuso, che coinvolge l’opinione pubblica, i media e anche l’amministrazione, secondo il quale la crescita economica è quella che abbiamo conosciuto nel secolo scorso, e in particolare nei decenni seguenti la seconda guerra mondiale; e ritiene che questa crescita sia una condizione permanente, normale; e che dunque, passate le crisi, si torni a quella normalità. Il mio libro suggerisce che questo può non accadere, a causa di alcuni seri motivi”.Questi motivi lei li chiama “i quattro cavalieri”, che impediscono di tornare agli anni dorati della crescita economica: i costi crescenti e volatili dell’energia, il caos geopolitico con le tante crisi regionali non governabili, l’innovazione tecnologica mangia-lavoro e la finanza amorale. Ma questo vuol dire che dobbiamo rinunciare alla ripresa economica? Dobbiamo tutti adattarci a vivere con poca crescita?
“Per passare a una situazione di forte crescita si dovrebbero fare parecchie cose insieme, e si può sbattere contro grandi difficoltà. La strategia prudente non è forzare per avere una forte crescita, ma adattarsi intelligentemente a una crescita più bassa; ma per fare questo, è necessario rafforzare tutte le istituzioni che proteggono la popolazione. Per dirlo in un altro modo: se c’è un’alta crescita, non c’è tanto bisogno di assistenza sociale, protezione per i più deboli, perché ci penserà l’economia spontaneamente.  O almeno, questa è stata l’ideologia che ha resistito per molto tempo: la marea che sale solleva tutte le barche. Ma se non potremo più avere elevati tassi di crescita, diventano molto più importanti tutte le istituzioni e le politiche sociali”.
Chi pagherà per tutta questa spesa sociale?
“La comunità, noi tutti. Dobbiamo chiederci: quanta povertà, quanta miseria, quanta disoccupazione, quante morti precoci o malattie vogliamo? Questa è la domanda. La gente è qui, che tu te ne occupi o no. Crediamo che una società ricca possa permettersi di garantire protezione per i bisogni di base di tutti, o no? Io penso di sì”.

La sua posizione è contro l’idea liberista che il mercato aggiusta tutto, ma rompe anche con la tradizione keynesiana, per la quale la politica sociale, l’intervento pubblico, servono per ottenere più benessere e anche più occupazione: cioè, fanno bene anche alla crescita.
“C’è una scuola che è quella dell’austerity, che sostiene che se tagli protezione sociale avrai più crescita. Questa scuola di pensiero è stata al potere di fatto fino a pochi anni fa: ne sappiamo abbastanza per dire che se tagli la spesa sociale avrai più povertà, disagio, disoccupazione, senza avere grande sollievo sul debito pubblico; questa scuola non ha più credibilità. L’altra scuola dice che tutto quel che bisogna fare è invertire l’austerità, spendere più soldi e così avremo la crescita. Io dico solo: stiamo attenti. Non è così. Molte cose sono cambiate, rispetto al periodo d’oro della crescita post-bellica. I costi dell’energia crescono e sono volatili. Il business privato semplicemente vuole ridurre il più possibile i costi, e dunque cercherà di risparmiare sul lavoro sostituendolo con la tecnologia. Le istituzioni bancarie non si occupano di finanziare piccole e medie imprese che creano lavoro: non lo hanno fatto per anni, non è più il loro mestiere, negli Stati Uniti la speculazione ha preso il posto dei finanziamenti alle imprese. In questo quadro, la reazione migliore è proteggere la gente. E, in più, mettere fine alla particolare situazione che si è creata in Europa, con i paesi del Sud sotto enorme pressione per i programmi di austerity”.

Prima di parlare di Europa: cos’è successo nelle elezioni americane? Obama può aver pagato la mancanza di crescita economica? In fondo, non aveva provato a fare quel che lei suggerisce, rafforzando la spesa sociale?
“Non credo. Se i democratici fossero stati più forti nell’impegno su mantenere ed espandere i programmi sociali, come Social security e Medicaid, avrebbero avuto maggior successo nelle elezioni. Sono stati troppo timidi. Social security e medicaid sono programmi molto forti e popolari negli Stati Uniti. La gente dimentica negli Stati Uniti che la social security fu introdotta nel pieno della recessione, tra il ’29 e il 35, prima di Keynes e della Teoria generale, quando si disse che, a dispetto del fatto che c’era sempre più gente senza lavoro, sarebbe stata garantita la pensione a tutti i lavoratori: questo fu uno stabilizzatore enorme. In ogni caso, sarei prudente nell’interpretare i risultati delle elezioni di midterm, e proiettarli sulle presidenziali: tra due anni la situazione sarà molto diversa”.

Quanto è diversa la situazione europea da quella americana? Anche per noi è la “fine della normalità”?
“La situazione in Europa è molto più seria. Non si parla di crescita ma di stagnazione: per gli europei il fatto che la situazione economica sia difficile e che la crescita non tornerà facilmente è molto più familiare. E la crisi in Europa è più severa anche perché minaccia la stessa esistenza delle istituzioni europee, in un modo molto più diretto che negli Usa”.

Lei critica la timidezza di Obama, ma contro la crisi la sua amministrazione non ha scelto politiche di austerity, al contrario della leadership europea. Che succede all’Europa se persegue su questa politica?
“L’Europa fallisce. Non so se fallisce l’euro, l’Unione europea, ma certo l’Europa come entità economica non sopravviverà agli effetti enormemente sperequati dell’austerity. Ci saranno ribellioni, molte sono già in corso: nel Regno unito con l’Ukip, in Francia con il successo di Marine Lepen. Nell’Europa del Sud altri movimenti, molto più responsabili. Emerge adesso la posizione del governo italiano sul fiscal compact. In Grecia, è popolarissimo Siryza, che potrebbe essere l’ultimo partito genuinamente pro-europeo che la Grecia avrà: mi auguro che abbia successo, sennò le cose andranno molto peggio. Sui veda anche il successo di Podemos in Spagna: insomma, stanno emergendo alcuni cambiamenti politici in Europa”.

C’è ancora tempo e voglia per un cambiamento di rotta nelle élite europee?
“La domanda da porsi è: le autorità responsabili che possono cambiare posizione lo faranno? In primo luogo, parliamo del governo tedesco; anche la Bce ovviamente, ma prima di tutto il governo di Berlino. Va detta una cosa: il governo tedesco è un governo vero, ha un forte cancelliere, che se decide di cambiare posizione può farlo. Merkel è una persona potente e intelligente, non è destinata a restare intrappolata da posizioni prese nel passato; e i leader politici che sono davvero tali sanno cambiare posizione, se è in gioco la sopravvivenza”

Peccato che in questo James abbia profondamente sbagliato! Era il 2014 quando ha risposto a queste domande, doveva ancora vivere l’ennesima tragedia greca del 2015, con il suo amico Varoufakis, uno che la scorsa settimana ha suggerito apertamente di votare Macron e oggiurla che il governo Tsipras ha venduto definitivamente la Grecia ai creditori internazionali, trasformandola in un nuovo Kosovo, amministrato da un impiegato UE.

Atene, 12 mag 19:51 – (Agenzia Nova) – L’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha accusato il suo successore, l’attuale titolare del dicastero delle Finanze Euclid Tsakalotos, e il primo ministro Alexis Tsipras di aver ceduto il paese in mano ai creditori internazionali. “Non c’è un nuovo accordo, ma solo una nuova resa”, ha dichiarato in un’intervista all’emittente “Skai” commentando l’accordo preliminare raggiunto tra governo di Atene e creditori internazionali. “Il primo memorandum ha bruciato Papandreou (George, premier dal 2009 al 2011), il secondo Samaras (Antonis, premier dal 2012 al 2015) e il terzo Tsipras. Il quarto richiederà un nuovo primo ministro”, ha dichiarato Varoufakis, il quale ha aggiunto che la Grecia diventerà come il Kosovo, “un protettorato guidato da un impiegato dell’Ue”.

Gente che non ha capito nulla, che si ostina a non capire nulla. Ieri la Merkel ha messo una seria ipoteca espugnando il feudo dei socialdemocratici, suggerendo inoltre alla Francia che dovrà fare le riforme strutturali per il suo bene e non per fare un piacere alla Germania.

«Non è bruciata la dinamo; il motore è fuso: mettere benzina non serve». Non c’è ritorno alla normalità. La crescita rapida sbatte contro i propri limiti, la decrescita porta al disastro, la soluzione è una crescita lenta, stabile, di lunga durata. Questo richiede riforme istituzionali, investimenti cauti, regolazione continua. conclude James Galbraith…La normalità perduta – Il Sole 24 ORE

E tu vaglielo a dire a Trump e alla sua armata brancaleone che sogna già una crescita del 3 o 4 %, tu vaglielo a dire a quelli della FED o della BCE, a Macron o a Renzi, per non parlare della Merkel e tutti gli ingenui che credono in questa Europa.

La festa è finita, non torneranno più i bei tempi nei quali si cresceva esclusivamente a debito, è la deflazione da debiti bellezza, lo so che ti fa paura, ma tu non puoi farci nulla se non esserne consapevole.

Contribuisci anche tu LIBERAMENTE a tenere in vita un’isola di condivisione quotidiana nell’oceano infinito di questa tempesta perfetta, l’informazione indipendente…

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21 commenti Commenta
giulio0808
Scritto il 15 maggio 2017 at 10:03

Fuori tema: Oggi giornata internazionale della tanto bistrattata famiglia!

vito_t
Scritto il 15 maggio 2017 at 10:49

giulio0808@finanza,

Famiglia … e chi ci crede ? guarda cosa fanno per raccimolare quattro voti, …una cosa sono i diritti personali !!! una cosa è la famiglia … Poi un uomo una donna un figlio , due papà e un figlio .. surrogato o due mamme e un bebè ? ma allora perchè non tre papà o tre mamme oppure un uomo e tre donne ? … Qual’è il confine di tutta questa tristezza …. ?

john_ludd
Scritto il 15 maggio 2017 at 10:51

eh sì, nel 2014 il professor Galbraith ha peccato di ottimismo e ha sbagliato di un km. Accade spesso alle persone razionali di proiettare la propria razionalità verso altri che pure se in posizioni apicali, pure se in posizione di imporre una certa sterzata, non lo fanno, perché al di là delle apparenze, non sono razionali. Dunque ? Nello stesso libro, il professore scrive a un certo punto che le civiltà talvolta si suicidano.

john_ludd
Scritto il 15 maggio 2017 at 10:56

vi­to_t@fi­nan­zaon­li­ne,

è uno sfogo sacrosanto ed è un problema tipico italiano, il paese della santa madre chiesa cattolica, regina assoluta dell’ipocrisia che avvolge come una camicia di forza la società italiana da tempo immemore. Nella laica Svezia la politica familiare è al centro della “politica” e pure hanno regolamento con un certo successo le coppie omosessuali, la terapia del dolore per i malati terminali e tante altre cose che potremmo abbracciare con il termine “civile”. Non non siamo un paese civile e questo è quanto.

sherpa
Scritto il 15 maggio 2017 at 11:08

giulio0808@finanza,
Non è fuori tema.
“La strategia prudente non è forzare per avere una forte crescita, ma adattarsi intelligentemente a una crescita più bassa; ma per fare questo, è necessario rafforzare tutte le istituzioni che proteggono la popolazione. Per dirlo in un altro modo: se c’è un’alta crescita, non c’è tanto bisogno di assistenza sociale, protezione per i più deboli, perché ci penserà l’economia spontaneamente”

john_ludd@finanza,

D’accordissimo sul problema “santa madre chiesa cattolica”.
Un macigno sulla società italiana.
Non è questione di fede o meno, banale ma meglio chiarirlo.

vito_t
Scritto il 15 maggio 2017 at 11:14

John .. i diritti sono una cosa accomunare sotto la parola Famiglia, due persone dello stesso sesso e magari un bambino surrogato, .. che magari qualcuno ha procreato perchè bisognosa, è un’altra cosa, la chiesa .. in questo non credo possa entrarvi … Ma allora perchè non tre ometti o tre femminucce anzichè due se tutti e tre si vogliono bene e condividono le stesse scelte ? Con una coppia di due si è più civili e di tre no ? ….

john_ludd
Scritto il 15 maggio 2017 at 11:29

vi­to_t@fi­nan­zaon­li­ne,

ma poi nella realtà non accade niente, non è che in Italia si procede alacremente alla costruzione di una nuova società strampalata dove è permessa l’unione con gli animali, sono chiacchiere che riempiono i giornali e che politici incapaci e/o profondamente imbecilli sventolano per ragioni di voto, per apparire, o di recente solo per andare contro quanto espresso in maniera diversamente beota dall’avversario politico il quale non è sostanzialmente differente ma solo diversamente cretino. E’ uno spettacolo avvilente, da titoli di coda, un rompete le righe di una caserma scalcinata di una repubblica delle banane dove la società civile sarà anche meglio dei propri rappresentanti però quelli sono lì e non a spalare letame. La chiesa sono secoli che ti guarda nelle mutande mentre molti dei propri esponenti sono dediti a pratiche da pedofili criminali, tutte insabbiate nei secoli e nei secoli. E di politiche familiari neppure l’odore. Questo non vuol dire che la “fede” è cosa ridicola, al contrario, ma la chiesa come istituzione sta a Gesù Cristo come l’acqua di fonte sta al vetriolo (acido solforico).

john_ludd
Scritto il 15 maggio 2017 at 11:32

john_­ludd@fi­nan­za,

la precisazione non servirebbe, dato che è ovvio, ma … Questo non vuol dire che la “fede” è cosa ridicola, al contrario, ma la chiesa come istituzione sta a Gesù Cristo come il vetriolo (acido solforico) sta all’acqua di fonte.

giulio0808
Scritto il 15 maggio 2017 at 11:34

Non vorrei invadere il blog con questioni fuori luogo, ma ho visto delle risposte e vi dico molto umilmente la mia opinione: Quando penso alla famiglia, non posso non pensare a quella Sacra, e a qui pochi momenti narrati dal vangelo in proposito. Prima della nascita del bambino si respirava il rispetto per l’altro e l’amore per Dio. Dalla nascita in poi si narrano le comuni apprensioni di una mamma per il figlio (ricordate quando Maria aveva perso di vista Gesù nel Tempio). Poi l’ubbidienza del figlio ai genitori, il padre grande lavoratore, la madre premurosa. Questo è l’esempio di famiglia che non ha tempo, questo è l’esempio giusto, tutto il resto perde senso se confrontato a questo semplice quadretto e non servono fior di psicologi e sociologi per convincerci che un altro modello è migliore di quello. Un padre e una madre di cui avrebbero bisogno i figli di oggi, lui con la sua laboriosità di esempio e la sua vigilanza, lei con la sua indispensabile presenza e dolcezza. Per finire la considerazione che un figlio è una benedizione di Dio, e che è in piccolo un Tempio sacro a Dio. Se poi ci perdiamo ci sono i Comandamenti che ci indicano la strada per essere liberi: qualcuno pensa che siano dei lacci e invece sono consigli che, come un genitore premuroso dà al figlio per proteggerlo dalle insidie (non fare tardi, stai attento, copriti, non sudare etc etc) e che riguardano solo la sfera materiale, il nostro vero Padre ci ha dato invece per farci vivere nella Pace dello Spirito.
Buona giornata a tutti!

vito_t
Scritto il 15 maggio 2017 at 11:40

john … il mio era un discorso di “limite” a qualcosa, .. e non ho ricevuto risposta … ovviamente credo non ce ne sia bisogno di affermarlo, ma condivido quello che dici sulle nefandezze ecclesiastiche, .. ma qui siamo nel campo della legge e non della fede .. Perchè si possono voler bene in due dello stesso sesso e non tre se questi condividono volontariamente le scelte ? tre ciondoli sono troppi ? e due sono … il giusto ? … anche questa è ipocrisia ! la fede ? .. e c’è la fede nella chiesa nell’islam negli autori che uno legge , ma la fede non c’entra nel mio ragionamento, .. chiedo quale è il limite ? il numero di piselli o di tette ? … boh …

john_ludd
Scritto il 15 maggio 2017 at 12:03

vi­to_t@fi­nan­zaon­li­ne,

siamo allegramente usciti (io per primo) dall’argomento del post. Concludiamo con quanto segue, dato che siamo tutti d’accordo: non esistono politiche di supporto alla famiglia in Italia, semmai sono contro. Un punto di contatto con il post lo si può trovare qui: per decenni il mantra della crescita economica eterna ha sistematicamente disfatto i tipici rapporti interpersonali tradizionali attraverso i quali le comunità si sostengono, il primo dei quali è la famiglia. Sono stati sostituiti da rapporti commerciali, ogni bene, persona e rapporto ha semplicemente un prezzo e la crescita eterna alzando come la marea tutte le barche fornisce i mezzi per pagarlo. Nell’economia di oggi, stagnante e con forte concentrazione della ricchezza in poche mani questo è suicida e pone le basi per la polverizzazione della società e una possibile uscita violenta in un futuro sconosciuto.

neodimio67
Scritto il 15 maggio 2017 at 12:06

john_­ludd@fi­nan­za,

Buongiorno John,

premessa doverosa: non sono mai stato in Svezia, ma se questa è civiltà.. http://it.avoiceformen.com/misandria/svezia/

phitio
Scritto il 15 maggio 2017 at 12:48

Mah, a livello globale, il lavoro de Clu di Roma “i Limiti dello sviluppo” resta attualissimo nelle sue conclusioni di scenario. La decrescita, lenta, implacabile e secolare, era scritta nella struttura stessa nel nostro credo economico e in come abbiamo deciso di sfruttare l’ambiente.
Non c’e’ misura politica o locale che possa cambiare questo quadro.

john_ludd
Scritto il 15 maggio 2017 at 13:19

phi­tio@fi­nan­za,

« I principali membri attivi della professione di economista, la generazione che ha attualmente 40-50 anni, si sono uniti in una specie di politburo del pensiero economico corretto. In generale, come ci si deve aspettare da qualsiasi club di gentiluomini, si sono messi dalla parte sbagliata in tutte le questioni politiche importanti, e non solo di recente ma da decenni. Predicono disastri quando non succedono. Negano la possibilità di eventi che invece accadono. Si esibiscono in una sorta di fatalismo sulla “inevitabilità” di un problema (la disuguaglianza salariale) che subito dopo inizia a diminuire. Si oppongono alle riforme più fondamentali, più decenti e importanti, offrendo al loro posto dei placebo. Sono sempre sorpresi quando qualcosa di negativo (come una recessione) accade veramente. E quando finalmente si accorgono che certe posizioni sono divenute insostenibili, non rimettono in discussione le loro idee. Semplicemente, cambiano discorso. »

James Kenneth Galbraith

john_ludd
Scritto il 15 maggio 2017 at 13:39

neo­di­mio67@fi­nan­za,

“A voice for men” non suona granché bene, tu che dici ? La Svezia ha ben altro tipo di problemi, è asservita all’alleanza atlantica, ha un popolo istruito, ma comunque privo di senso critico, ossequioso alla propria gerarchia come sempre nei paesi nordici. Il caso Julian Assange dove la Svezia di è prestata come agente degli Stati Uniti ne è una tra le indicazioni. Da questo punto di vista gli italiani sono molto meglio, abituati a diffidare del potere costituito potrebbero avere qualche elemento a favore nel mondo che verrà, oltre al clima !

phitio
Scritto il 15 maggio 2017 at 17:38

john_ludd@finanza,

Se davvero fosse cosi’, sarebbero dei predittori eccezionali, basterebbe fare l’esatto contrario di quello che dicono.

:D

Sto parafrasando una considerazione di Godel.

john_ludd
Scritto il 15 maggio 2017 at 18:36

phi­tio@fi­nan­za,

e invece no perché si può sbagliare in un numero infinito di modi, mentre si può essere corretti in un modo solo. E’ una seccatura, lo comprendo, ma riuscire a essere 50/50 sarebbe davvero molto, il fatto è che c’è gente in posizione apicale che tende a realizzare uno straordinario 0/100. Fuoriclasse. Era molto meglio il mitico Egidio Calloni.

tirlusa
Scritto il 15 maggio 2017 at 21:16

A chi desidera la poligamia, tipo islam, ricordo solamente due cose:

1) Il numero di suocere almeno pari (una delle spose potrebbe essere figlia di due o tre mamme) a quello delle mogli
2) gli alimenti da versare in caso di divorzio

Scherzi a parte io credo sia in atto un attacco senza precedenti sull’istituzione famiglia. Ognuno faccia come crede, siamo liberi…..ma perché chiamare con il nome famiglia, per come è stato inteso nella nostra cultura, altre tipologie di aggregazioni? E’ un’invasione di campo che certifica le cattive intenzioni da parte di chi lo propone.

vito_t
Scritto il 16 maggio 2017 at 08:59

tirlusa@finanza:
A chi desidera la poligamia, tipo islam, ricordo solamente due cose:

1) Il numero di suocere almeno pari (una delle spose potrebbe essere figlia di due o tre mamme) a quello delle mogli
2) gli alimenti da versare in caso di divorzio

Scherzi a parte io credo sia in atto un attacco senza precedenti sull’istituzione famiglia. Ognuno faccia come crede, siamo liberi…..ma perché chiamare con il nome famiglia, per come è stato inteso nella nostra cultura, altre tipologie di aggregazioni? E’ un’invasione di campo che certifica le cattive intenzioni da parte di chi lo propone.

… ah ah ah alle suocere in effetti occorrerebbe pensare … Hai ragionissima, ma è un pò la sintesi di quanto sostenevo io , … hanno rotto gli argini ! E se un uomo, perchè la sua fede e/o legge glielo permette ed in Italia vive con tre donne ? … è fuorilegge ? .. boh …

sepp
Scritto il 16 maggio 2017 at 14:35

Questo economista da dove arriva, quali sono le origini?
non sara’ che anche lui ha un papa’ minatore e madre
casalinga proveniente da uno shtetl della misteriosa
steppa russa?
Tutti rivoluzionari, tutti contro il sistema?
strano, quando si e’ pericolosi ma fastidiosamente pericolosi
il sistema ti neutralizza, questi invece scrivono libri
e si prendono i lauti compensi del premio nobel, c’e’
qualcosa che non funziona, il sistema ha crisi d’identita’?

bancabassotti
Scritto il 27 maggio 2017 at 19:34

Io vivo nel civile estero. Ormai civile si attribuisce a quasi tutti i paesi occidentali moderni, dunque vivo nella civile Francia dove hanno anticipato rispetto all Italia le unioni omosessuali e sono a pochi km dal confine col civile Belgio dove esiste l eutanasia per i bambini, ma per non rimanere incivili la stanno introducendo anche qui, dove Attali ha già auspicato tale ricorso per motivi economici e non certo per una supposta scelta della persona. Se come riporta il Corriere del 23 aprile é Attali ad aver scoperto e sostenuto Macron, già dalle riunioni Bilderberg, può darsi che lo ascolti anche sulla sua civile idea di netloving senza neanche bisogno di convertirsi all islam, basta un individualismo elevato a norma, che però é ben diverso dalla individuazione , fonte di unicità e irripetibilità di ogni vita umana, in cui la mia cultura e la mia ragione trovano adesione passando da Aristotele all Aquinate a Jung a Stiegler e a cui non posso che aderire anche con un comportamento coerente a questo pensiero che é contrario al narcisismo egoista ed egalitarista ma valorizza le diversità, senza volerle uniformare né sopprimere.

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