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PANIC! …10 MAGGIO 1819!

Scritto il alle 07:51 da icebergfinanza

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E’ incredibile come ormai nel mondo della finanza ci sono  più ignoranti che gatti e volpi come nel campo dei miracoli di Pinocchio. Ieri all’improvviso non appena è uscito un anonimo dato sul livello dei prezzi alle importazioni ed esportazioni in America, tutti subito ad esultare per il più alto livello da circa 8 anni…

Price data were unusually weak in March and now the first indication in April is unusually strong. Import prices jumped 0.5 percent which is well above the 0.1 percent consensus and just above the 0.4 percent high estimate. Export prices rose 0.2 percent to beat the consensus by 1 tenth.

Petroleum, up 1.6 percent in the month, gave a boost to prices on the import side but ex-fuel pressures are evident nevertheless. Non-petroleum imports rose 0.4 percent which is the second best monthly showing for this reading of the 8-year expansion. Details show unusual price strength for vehicles, both imports and exports, and solid monthly strength at 0.3 percent for food products, again both imports and exports.

The shift from March weakness to April strength points perhaps to the effects of seasonal issues, specifically March’s heavy weather (which hurt March) and Easter’s calendar shift into April (which also hurt March to the benefit of April). Today’s results suggest that March’s 16-year low for the core PCE price index is likely to be quickly reversed and that Thursday’s producer prices and Friday’s consumer prices may both come in higher than expected.

[Chart]

Nessuno che dia un’occhiata alla tendenza, quella curvetta delle illusioni che piano, piano , lentamente tende verso il basso.

I dati sui prezzi erano insolitamente deboli a marzo e ora nella prima indicazione di aprile è sono insolitamente forti. I prezzi delle importazione sono saliti di uno 0,5 percento, il che è ben al di sopra del consenso del 0,1 percento e appena sopra la più alta stima del 0,4 percento. I prezzi all’esportazione sono aumentati del 0,2 per cento superando il consenso di un decimo. Le importazioni di prodotti non petroliferi sono aumentati del 0,4 per cento, il che rappresenta la seconda migliore indicazione mensile per questa lettura degli ultimi 8 anni.

Si tira fuori il maltempo, la Pasqua e manca solo la Luna, in attesa del dato di venerdì, insieme a quello sulle vendite al dettaglio che ci racconterà come sta il leggendario consumatore americano in mezzo alla piena occupazione e con stipendi che fanno gola ad un nababbo.. Poi che le solite revisioni per sistemi di rilevamento opachi e inefficienti abbiamo portato a rivedere il dato di marzo da – 0,2 % a più 0,1% nulla importa.

La sintesi è che questo dato se confermato invece che portare all’esultanza per la ricomparsa dell’inflazione dovrebbe far riflettere che un simile aumento sui prezzi dell’import porterà ad una riduzione delle previsioni del Pil per il secondo trimestre dopo il già deprimente primo trimestre.

Dopo mesi e mesi di festeggiamenti per l’avvento del salvatore del mondo Trump, piano, piano, lentamente anche il segretario al commercio Ross ammette che U.S. Commerce’s Ross says 3 percent GDP growth not achievable this year… hei bellezza non avrai mica pensato che il nostro compito era quello di fare miracoli, nessuna crescita al 3 % quest’anno.

Io me li immagino i mercati questa estate che cercano in mezzo alla sabbia la crescita del 3%, furiosi ed esasperati, non appena si accorgono di essere stati gabbati, si mettono a distruggere tutti i castelli di sabbia, gli altri quelli che rimangono in piedi verranno spazzati via dall’onda della prossima crisi che verrà.

Ieri Gundlach, ha suggerito che il livello del VIX, l’indice della paura, della volatilità è “insanamente basso”. Ora a parte le ovvietà, prima della crisi del 2007, anche il nostro Draghi andava in giro a suggerire che questi livelli, la compiacenza degli operatori era alquanto sospetta e abbastanza pericolosa. Peccato che ormai nei mercati si sia insinuata la certezza che non accadrà mai nulla, che le banche centrali faranno qualunque cosa per salvare il salvabile. Lo stanno facendo quotidianamente, comprano azioni o le fanno comprare dai loro azionisti, regalando soldini gratis.

“Preferirei essere più oltremare che negli Stati Uniti”, ha spiegato Gundlach.

No dai, non dirmi che qualcuno si sta accorgendo che la crescita americana è tutta un grande bluff e che la rotazione in corso verso i mercati europei e emergenti andrà avanti sino all’estate quando tutto crollerà nello spazio di un istante. C’è chi mi chiede perchè proprio questa estate, io non lo so, lo sa solo il buon Machiavelli, chiedetelo a lui, che ne sa sempre una più del diavolo. Non escludo a breve una rasoiata!

Il vix è ormai ai minimi dal 1993, la dimostrazione che la crisi è finita e che tutto va a gonfie vele suppongo! Gundlach pensa che ogni volta che il VIX scende sotto a 10, se si potesse bisognerebbe comprarlo a mani basse, ma non puoi, un normale Joe, non può andare lungo sul VIX.

Sbagliato, a tempo debito Machiavelli si comprerà una confezione di Vicks Sinex spray nasale per combattere il raffreddore iniziale prima che si trasformi definitivamente in broncopolmonite. Il problema non è lo strumento ma l’uso che se ne fa e in questi anni in molti hanno abusato.

A proposito voi sapete come al nostro Machiavelli piace tanto la storia, via The Daily Bell ve ne raccontano una bellissima e attualissima, senza dimenticare che non è ancora giunto il momento di ritirarsi definitivamente sulla riva del fiume.

Leggetevela io non ho tempo di tradurvela, ma credetemi servirebbe un bagno di umiltà, tutti a rileggersi la storia, maestra di vita, circa 180 anni fa, il 10 maggio del 1837, le banche di New York…

Panico del 1837 – Wikipedia

Il Panico del 1837 fu una depressione economica, una delle più gravi crisi finanziarie nella storia degli Stati Uniti. Il panico nacque da una febbre speculativa. La bolla scoppiò il 10 maggio 1837 a New York, quando tutte le banche bloccarono tutti i pagamenti in monete (d’oro e d’argento). Al panico seguirono cinque anni di depressione, con il fallimento delle banche e livelli record di disoccupazione.

Le cause includono le politiche economiche del presidente Andrew Jackson, tra cui la “Circolare sulla moneta”, e il ritiro dei fondi governativi dalla Second Bank of the United States. Martin Van Buren, il legittimo erede scelto da Jackson, che divenne presidente nel marzo del 1837, cinque settimane prima che il panico ingolfasse l’economia della giovane repubblica, venne incolpato dell’accaduto. Il suo rifiuto di coinvolgere il governo nell’economia venne visto da alcuni come un contributo ai danni e alla durata del panico. I democratici Jacksoniani avrebbero probabilmente incolpato l’irresponsabilità delle banche, sia nel causare la speculazione rampante che nell’introdurre l’inflazione della cartamoneta. Questa venne causata dall’emissione da parte delle banche di banconote che non potevano riscattare in monete d’oro o d’argento (note all’epoca come “hard money”, traducibile con moneta sonante); queste banconote persero valore nel tempo, così che ne occorrevano di più per acquistare le stesse cose che erano state comprate a meno in precedenza. Erano in circolazione molti pezzi di carta, i cui proprietari erano ansiosi di riconvertire al più presto in denaro “reale” (ovvero, monete).

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Io intanto per chi non conosce l’inglese vi lascio  anche questo scorcio di storia successiva perchè non dimentichiamocelo ci fu anche la crisi bancaria del 1819 e via dicendo, tratto da …

La crisi economica del 1873 e il passato che ritorna: ci aspettano 20 anni di depressione?…

Nel 1873 c’è stata la prima grande crisi economica di portata mondiale, è durata 22 anni e ha preso il nome di Grande Depressione. A volte il passato ritorna e facendo un confronto tra la crisi attuale e quella di fine Ottocento ci rendiamo conto che ci sono diverse similitudini. Vediamole nel dettaglio.

PRESUPPOSTI INIZIALI. Nel 1873si arrivava da una costante crescita economica, durata più di 30 anni e dovuta per lo più alla rivoluzione industriale. Ma anche nei 30 anni prima della crisi del 2008 c’era stata una forte crescita, infatti secondo l’IMF World Economic Outlook di Aprile 2008 la crescita del PIL mondiale dal 1978 al 1995 è stato di 3,2% annuo, tra il 1995 e il 2007 del 4% annuo e se teniamo conto solo dell’ultimo periodo pre-crisi, 2003-2007, abbiamo una crescita del PIL di ben 4,5%. Fino al 2007 quindi non abbiamo mai avuto un PIL mondiale negativo.

ORIGINI DELLE CRISI. Come riporta il Prof. Scott Reynolds Nelson, del College of William and Mary di Williamsburgh (Virginia), storico dell’Ottocento, nel 1873la crisi partì dal settore immobiliare e poi si trasferì al settore finanziario, causando un crollo delle borse. Alcuni anni prima della crisi infatti in Europa c’era stato un boom incontrollato nelle costruzioni, favorito anche da istituti finanziari che concedevano prestiti in maniera troppo azzardata, senza particolari garanzie. Dall’Europa poi c’è stato il contagio globale. Nel 2008 si è verificata esattamente la stessa cosa, solo che questa volta è partito tutto dagli Stati Uniti. Si è verificata una bolla immobiliare e c’è stata la crisi dei cosiddetti mutui subprime, cioè le banche prestavano denaro a clienti a forte rischio debitorio e questi non riuscivano a rimborsare i prestiti facendo andare in crisi il sistema. Si è trattata di una grossa speculazione finanziaria, di cui stiamo pagando ancora il conto.

REAZIONI. Il panico oggi come ieri ha avuto la meglio. L’8 maggio 1873 crollò la borsa di Vienna e ciò generò il panico, le banche cercarono di salvare il salvabile, creando però una spirale negativa che fece salire enormemente il costo del credito interbancario. Da lì a poco crollo tutto e ci fu il fallimento di una delle maggiori banche statunitensi, la Jay Cooke & Company. Nel 2008 stessa cosa, crollo del mercato immobiliare, crollo del valore del dollaro, ondate di vendite da panico e l’indice S&P500 di Wall Street che tra settembre e ottobre 2008 segna una flessione del 25,9%. Da qui c’è stata la crisi del credito, il forte aumento dei tassi interbancari e la più grande bancarotta della storia degli Stati Uniti: la banca d’investimento Lehman Brothers il 15 settembre 2008 chiude i battenti dopo 158 anni.

La crisi iniziata nel 1873 si è poi protratta per un periodo molto lungo, solo nel 1895 c’è stata una vera ripresa. Le misure adottate all’epoca furono grosso modo le stesse adottate oggi: forti interventi statali nell’economia. Anche se con modalità diverse, mentre nell’Ottocento gli Stati aumentavano le commesse pubbliche per aiutare le imprese, oggi gli aiuti si sono concentrati nell’aiutare le banche a non fallire. Altra operazione fatta nell’Ottocento è stata quella di aumentare i dazi doganali, operazione richiesta anche oggi da diversi analisti, ma per adesso la proposta protezionistica non ha trovato terreno fertile. (…) 

Come abbiamo visto ci sono diverse analogie, ma non è pensabile che la crisi attuale possa durare 22 anni come quella dell’Ottocento…

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O si certo non è pensabile, peccato che in molti hanno dimenticato il Giappone, la paura fa Nikkei! Il Giappone vive una strisciante deflazione da debiti, depressione mascherata da ormai più di 26 anni, sai bellezza non è pensabile che la crisi attuale possa durare 22 anni come quella…bellezza, Machievelli non vede l’ora di raccontarti un’altra storiella, mentre la fuori, consulenti, promotori finanziari, family banker e affini vari suggeriscono la storia infinita, la scoperta della fonte dell’eterna giovinezza.

La storia non si ripete mai ma ama fare la rima, state sintonizzati la verità è figlia del tempo e errori e avidità non hanno età!

Contribuisci anche tu LIBERAMENTE a tenere in vita un’isola di condivisione quotidiana nell’oceano infinito di questa tempesta perfetta, l’informazione indipendente…

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13 commenti Commenta
luigiza
Scritto il 11 maggio 2017 at 11:29

L’ho letto su ZeroHedge l’articolo sul panico del 1837. Però avrei gradito che fosse stata messa in risalto questa frase che riporto in inglese:

>>Does any of this sound familiar to you? Perhaps especially the part about GOVERNEMENT CREATING INCENTIVES FOR HOME LOANS, WHICH COULD NOT BE PAID BACK, culminating in the crash of 2008.

C’è un dettaglio da precisare: nel 2008 il Governo (amministrazione Jimmy Carter) IMPOSE ai banchieri di dare gli incentivi per l’acquisto della casa.

Si crepa ma ci si rifiuta di vedere od accettare la causa prima del tutto e non sono le voilpi.
Fu un idiota, e son gentile, che tuonava contro il catrstofismo ed il profetismo di sventura Date, date qualcuno alla fine pagherà.
Stiamo cominciando a pagare. Il peggio deve ancora arrivare e non sarà la realizzazione di Utopia in Terra.

aorlansky60
Scritto il 11 maggio 2017 at 12:13

@ Luigiza

Perdonami, non per voler “fare le pulci” ma quella cui ti riferisci del 2008 era forse l’amministrazione Bush j. ??

jimmy Carter me lo ricordo in carica nel 1980, anno del mio servizio di leva, bei tempi (quell’anno in autunno i repubblicani vinsero le presidenziali, con reagan che prometteva tempesta imminente…)…

a parte questo, bush j. ha certamente delle colpe, è vero,

ma mai quanto l’accoppiata A.Greenspan & B.Clinton

sono questi due che hanno posto le basi del disastro (la crisi dei subprimes dal cui innesco è partita TUTTA la congiuntura mondiale) con la famigerata DEREGULATION, votata dal Congresso, accordata alle banche di affari amerikane nel 2000, un regalone su un vassoio di platino…

icebergfinanza
Scritto il 11 maggio 2017 at 16:24

Spike del
VIX il grande “Big short” è appena iniziato solo un antipasto di ciò che verrà! https://twitter.com/business/status/862651129968164864

luigiza
Scritto il 11 maggio 2017 at 17:32

aorlansky60,

Hai ragione per l’anno che non era il 2008 ma l’amministrazione era proprio quella del Jimmy Carter. Suo fu infatti il Community Reinvestement Act di fine anni ’70

stanziale
Scritto il 11 maggio 2017 at 20:13

E chi la conosceva questa crisi del 1873. Be’ che dire; questi post non verranno dall’alto dei cieli, come diceva Veleno, ma vi si avvicinano…
infatti sistematicamente i migliori blog (vedasi Bagnai) quando vogliono rafforzare una ipotesi, riportano i link dei post del capitano. Mi chiedo solo: sara’ superata questa nuova crisi? Perche’ non puo’ che essere piu’ forte di quella del 2008, penso. Si parte da una posizione peggiore…

aorlansky60
Scritto il 12 maggio 2017 at 09:41

@ Veleno, Stanziale, Luigiza

In un contesto di Nazioni industrializzate e interconnesse attraverso reciproco commercio, la crisi economica attuale è PEGGIORE di tutte quelle del passato che l’ hanno preceduta,

non nell’innesco e nel suo svolgere, ma nelle PROPORZIONI, in conseguenza delle SOLUZIONI adottate per risolverla -ancora insufficienti dopo 10 anni-

perchè ci ritroviamo a che fare con una BOLLA GIGANTESCA di “liquidità” che NON HA PRECEDENTI (*); (poi, tutta questa “liquidità” solo in numeri NON SUPPORTATA ne GARANTITA da un PARI VOLUME di BENI FISICI (al momento inesistenti nei volumi della bolla stessa), UFFICIALMENTE E STORICAMENTE RICONOSCIUTI, come per es. IL GOLD dovrebbe far quanto meno riflettere, proprio sulla SOSTENIBILITA’ nel lungo periodo di questa BOLLA che non è altro che FUFFA senza valore…)

mai nella STORIA PASSATA gli istituti centrali delle principali Nazioni mondiali hanno POMPATO liquidità nel sistema attraverso una strategia reciprocamente congiunta e concertata così come è stato fatto a ritmo frenetico dalla fine del 2008 (Fed) e dall’inizio del 2015 (BCE) (senza parlare di quello che hanno fatto e stanno ancora facendo i Giapponesi che ormai non fa più cronaca…); e non è tutto : ci sarebbe anche da parlare della finanza CINESE (il secondo player mondiale per PIL attualmente) se non fosse che se ne conosce ben poco, a causa della loro impermeabilità a volere rivelare i loro problemi interni al resto del mondo, ma da quello che leggo da parte di analisti occidentali, anche in China c’è UNA POLVERIERA che non aspetta altro che un innesco…

il risultato pratico di questa ESPANSIONE MONETARIA apparentemente SOTTO CONTROLLO ma di fatto INCONTROLLATA per le conseguenze che essa porterà (si tratta del primo esperimento nel genere (*) mai attuato per combattere una CRISI ECONOMICA che nel passato venivano risolte con LA GUERRA, e proprio per questo dagli esiti incerti), si ha leggendo la curva statistica del DJ (o del SP500 se preferite) :

un livello di picco massimo come QUELLO ATTUALE così ELEVATO come mai raggiunto dalla Borsa americana in passato, che fà la gioia dei finanzieri, di traders, brokers e di tutto il resto del parco buoi di basso livello che vi si sono gettati con un ingordigia tale pari solo alla loro stupidità e mancanza di buon senso (e di lungimiranza), ma che ad altri -me compreso- fa venire i brividi solo a pensare a quella che potrà essere l’unica evoluzione logica di questa BOLLA, il cui destino NON può essere diverso da tutte le bolle del passato create dall’uomo (e dalla finanza): UN CRACK COLOSSALE (da un momento all’altro).

Solo che [quando avverrà] sarà diverso rispetto al passato : nel contesto che si verrà a creare, già complicato di per se, ci sarà da fare i conti con altri PROBLEMI di contorno, come l’emigrazione di massa incontrollata, per esempio. Siamo 7 miliardi di esseri umani sul pianeta ognuno con le sue esigenze (e non più 1 miliardo come agli inizi del 900, in un contesto geo politico mondiale INFINITAMENTE meno COMPLESSO di quello attuale).

aorlansky60
Scritto il 12 maggio 2017 at 10:27

@ Veleno

Con tutto quello che ci aspetta negli anni prossimi…

Nel contesto in cui l’Italia (e gli italiani come me e Te) si ritrova,

cioè in un sistema (l’UE) che detta le regole per fare RISPETTARE e QUADRARE I CONTI a tutti i Paesi membri che non hanno più sovranità per poter decidere la propria politica economica (questo detto per i Paesi più deboli, non per i Paesi FORTI come FRANCIA e GERMANIA che si sono sempre infischiati delle regole da rispettare quando riguardava direttamente loro, vedi FR sul deficit e DE su surplus commerciale…),

a mio avviso c’è un pericolo molto elevato (e assai più vicino di quanto la maggioranza degli italiani possano immaginare)

di incontrare una fine simile a quella della Grecia = COMMISSARIAMENTO SELVAGGIO (operato dalle solite note Istituzioni),

specie quando terminerà il programma di QE (e prima o poi TERMINA, tenere pronte le cinture) che al momento mantiene calmierati gli interessi da corrispondere sui titoli governativi ITA, allorchè la comunità finanziaria e il mondo intero si ritroveranno di fronte un Paese come l’Italia non solo incapace di ridurre il proprio livello di DEBITO PUBBLICO, ma possessore di uno dei più elevati DEBITI PUBBLICI su scala mondiale, non opportunamente supportato da una crescita al momento INESISTENTE (parlare di “crescita” al ritmo di +1,0% annuo con quel livello di debito è eufemismo puro).

Nel contesto appena descritto, un particolare non irrilevante : il mandato di M.Draghi scade alla fine del 2018; i tedeschi non vedono l’ora di inserire un loro uomo in quella carica, sarà un voto a favore dell’italia che mancherà nel board direttivo della BCE…

Se avverrà questo, immagino già il solito triste teatrino della politica nazionale (a rinfacciarsi le responsabilità per quanto avvenuto e attuato negli ultimi 20anni), capace di tutto [compreso rimpinguarsi le proprie tasche] meno che di trovare soluzioni adeguate per il Paese…

john_ludd
Scritto il 12 maggio 2017 at 12:09

aor­lan­sky60,

“…specie quando terminerà il programma di QE (e prima o poi TERMINA, tenere pronte le cinture)…”

il QE termina temporaneamente per poi riprendere ogni volta che l’economia rallenta e/o i mercati finanziari starnutano. Non esiste alcun altro modo per tenere in piedi un sistema basato sul credito che immettere altro credito, se lo ritiri collassa. La banche centrali comprano credito e lo sostituiscono con riserve, denaro non fungibile se non all’interno del sistema finanziario, un sistema semi chiuso. Se distribuissero denaro fungibile, come fosse pane e salame, ti scontreresti sull’ineluttabilità di risorse finite in un pianeta finito, prima quelle a basso costo (e SONO finite, basta leggersi i bilanci delle società energetiche e minerarie) poi le altre. E i tassi non possono salire se non per un amen, da zero a uno, uno e mezzo e poi di nuovo alle prime difficoltà di nuovo a zero. Il sistema finanziario poi è un mezzo di controllo sociale con il quale tenere tranquille le classi da medio ad abbienti mentre per i peones bastano panem et circences. E il gioco potrebbe andare avanti molto a lungo, perché quando vuoi disperatamente credere in qualcosa, allora credi a tutto. Joseph Tainter uno storico/antropologo vi ha scritto un celebre e ultra citato testo portando molti elementi a favore della tesi che a un certo punto la complessità delle società diventa tale che i ritorni degli investimenti prima raggiungono l’asintoto e poi diventano negativi. Uno studioso italiano tiene un blog densissimo e temo poco frequentato, Pierluigi Fagan, che si chiama appunto “complessità”, argomento che pochi comprendono mentre dovrebbero perché li aiuterebbe a comprendere quello che ogni altra disciplina non gli può dare: la visione di assieme.

aorlansky60
Scritto il 12 maggio 2017 at 12:23

@ JOHN

Non esiste alcun altro modo per tenere in piedi un sistema basato sul credito che immettere altro credito, se lo ritiri collassa.

credo che tu abbia totalmente ragione nell’affermare questo;

anche se i tedeschi non vedono l’ora che termini, con M.Draghi che ogni tanto blatera il contrario (“l’attuale programma di QE sarà mantenuto fintanto che la necessità dell’economia lo impone“),

sono convinto che il sistema -per come hanno agito le Banche Centrali dei principali Paesi mondiali nell’affrontare lo shock economico dal 2008 in avanti- si sia avvitato in un “cul de sac” senza ritorno,

hanno fagocitato un Mostro che necessiterà di essere supportato, pena il crollo simultaneo dell’intero sistema nel caso decidessero di allentare l’attenzione (vale a dire gli stimoli necessari per non farlo collassare).

alessandroecristina
Scritto il 12 maggio 2017 at 13:11

la via d’uscita dal cul de sac sarà la solita…solo che stavolta potrebbero farsi prender la mano visti gli arsenali di veleni genetici a disposizione ed altre amenità meno “pubblicizzate”..

john_ludd
Scritto il 12 maggio 2017 at 13:27

aor­lan­sky60,

i tedeschi dicono una cosa e ne fanno una opposta. Avendo una popolazione indottrinata e priva di senso critico come poche altre, tanto di quel che dicono è per ragioni di politica interna, specie se si è prossimi alle elezioni. Poi ci sono le loro allegre banche, piccole e grandi, dubito trarrebbero grande beneficio se i propri residui debitori solvibili entrassero in crisi perché i tassi sono andati al 3% e l’economia si è contratta. Pensa poi che le banche tedesche hanno investito enormi capitali all’estero e questo di necessità avendo un surplus colossale. Sono prigionieri dei tassi bassi come gli altri. Certo potrebbe e dovrebbe avere tassi più alti, invece ha a zero, ma c’è l’euro e quindi è così. Ecco, l’unica cosa che terminerà credo siano i tassi negativi, sono contro producenti.

silvio66
Scritto il 13 maggio 2017 at 11:13

Ciao Andrea,
da qualche giorno quando apro un articolo mi accorgo che appaio gia autenticato come corvaz.

ilcuculo69
Scritto il 13 maggio 2017 at 18:49

aor­lan­sky60,

Ma qualcuno può affermare restando serio con la faccia che Draghi abbia agitocome ha agito nell’interesse dell’Italia e contro la Germania?
Finito il mandato in BCE ce lo troviamo al volo a fare il presidente del consiglio del prossimo governo tecnico e… whatever it takes ce le farà pagare tutte…. :D

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