MACHIAVELLI: TRUMP…ILLUSION!

Scritto il alle 06:16 da icebergfinanza

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Iniziamo questo ennesimo lungo viaggio con alcuni passaggi del professor Giulio Ferroni che nel suo ultimo libro “Machiavelli o dell’incertezza” mette in evidenza come il senso di contraddizione” insito nel pensiero politico di Machiavelli , è specchio di una realtà non dominabile né pianificabile da nessun sapere, da nessuna teoria filosofica o politica.

Proprio tale senso di contraddizione, secondo Ferroni, docente di Letteratura italiana all’Università La Sapienza di Roma, rende l’eruttivo stile di Machiavelli proclive a «far esplodere le parole, a metterle in urto e in frizione con la realtà, a prendere di petto l’interlocutore, a smascherare inganni e a denunciare errori, illusioni e malintesi». 30Giorni | Machiavelli. La politica come rimedio

Fa davvero sorridere il recente discorso di Trump all’Inauguration Day, il giorno del suo insediamento un discorso che davvero stride con la presenza di ben quattro miliardari, lui compreso  e sei ultramilionari nella sua amministrazione.

Richiamando qualche esempio di elementi del pensiero di Machiavelli con origini popolari, Ferroni sottolinea

…l’idea della perenne “scontentezza” degli uomini, ad esempio, della loro costitutiva malignità, della loro inarrestabile ambizione, del loro desiderio incontentabile. Nella dialettica dell’ambizione e del desiderio si situa il nodo centrale dell’antropologia politica machiavelliana. In un celebre passo dei Discorsi scrive: «La natura ha creati gli uomini in modo che possono desiderare ogni cosa, e non possono conseguire ogni cosa: tale che, essendo sempre maggiore il desiderio che la potenza dello acquistare, ne risulta la mala contentezza di quello che si possiede, e la poca soddisfazione d’esso». Da questo stato scaturisce, per Machiavelli, l’errore nel giudizio umano, l’insicurezza che grava su ogni interpretazione della realtà. Questa concezione dell’incertezza, della precarietà delle cose umane ha sicuramente un’origine “bassa”, popolare.

Lasciamo tempo al tempo, o meglio alla verità figlia del tempo, a noi non interessa la simpatia per uno o per l’altro, abbiamo già detto che anche la Clinton era una pessima scelta per gli americani, per la sua storia, la sua connivenza con la finanza, a noi interessa pragmaticamente condurre i nostri compagni di viaggio ad una maggiore consapevolezza storica, ad una maggiore cultura economico/finanziaria.

Questa volta sarà un ennesimo lungo viaggio, ma credetemi con questo manoscritto e il precedente “Outlool 2017” pensiamo di avervi messo a disposizione tutti le dinamiche che la storia suggerisce per cercare di comprendere, l’efficacia o meno della cosiddetta “trumpnomics” come abbiamo detto anche nella mia lunga intervista a Business Community

Ovviamente lassù in cima al pennone, qualcuno resterà sempre di vedetta pronto a strambare, quando venti e correnti cambieranno definitivamente.

E’ quindi arrivato il momento di prepararci a lasciare nuovamente il porto, togliendo l’ancora, consapevoli di aver cercato di studiare a fondo i suggerimenti della storia, i suggerimenti di persone competenti e professionalmente preparate e affidabili delle quali abbiamo condiviso visioni e analisi , spesso e volentieri dimostratesi puntuali.

Non abbiamo alcuna ambizione di avere il tasca la verità figlia del tempo, ma pensiamo di aver cercato di mettervi a disposizione buon parte degli strumenti adatti ad affrontare la prossima tempesta perfetta che, se alcune scelte dell’amministrazione Trump verranno confermate, sarà inevitabile.

Ci sono solo due rotte da scegliere oggi, quella che porta a sud, ovvero quella della deflazione da debiti che continua inesorabile o quella che porta a nord al ritorno dell’inflazione per alcuni addirittura dell’iperinflazione. Poi certo ci sono quelli che parlano di stagflazione o reflazione o stgdeflation, noi in mezzo alla più alta percentuale di debito complessivo, ovvero statale e privato della storia in rapporto al PIL continuiamo a preferire la rotta della deflazione da debiti. Parleremo come sempre di storia, analisi empirica, vi faremo conoscere alcuni mostri sacri, vere e proprie leggende del mercato obbligazionario, scopriremo insieme cosa significa protezionismo o guerra commerciale, le possibili dinamiche europee e emergenti che la “trumpnomics” porterà con se oltre alle analisi cicliche e tecniche delle principali tendenze attuali. Semplici visioni, nessuna pretesa di prendere la rotta giusta.

Domani in serata, per chi ha liberamente contribuito a questo lungo viaggio che, come abbiamo visto in settimana, ha festeggiato il suo decennale …

DIECI ANNI… UN LUNGO VIAGGIO INSIEME!

…domani dicevo, o forse anche prima arriverà a casa Vostra, tramite piccione viaggiatore la nostra ultima analisi dal titolo, ” Trump Illusion”. Prendetevi tutto il tempo che serve per leggerla e buona consapevolezza come sempre.

Contribuisci anche tu LIBERAMENTE a tenere in vita un’isola di condivisione quotidiana nell’oceano infinito di questa tempesta perfetta, l’informazione indipendente…

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8 commenti Commenta
reragno
Scritto il 28 gennaio 2017 at 09:01

Un enorme grazie come sempre per il tuo lavoro straordinario.

Mi permetto un consiglio a tutti i compagni di blog. Se non siete d’accordo con quello che c’è scritto non iniziate inutile polemiche da bar dello sport. Il 99% dei giornali economico-politici, dei siti finanziari, di blog più o meno blasonati la pensa come voi. Lasciate perdere l’1% dei bastian contrari. E’ dal 2006 che seguo il blog e non ho mai presso trambate..
Senza offesa per nessuno.

atomictonto
Scritto il 28 gennaio 2017 at 11:13

A mio modesto parere arriverà un collasso sistemico complessivo di proporzioni “bibliche”. Quello che stanno maliziosamente facendo i Mercati mi porta a pensarlo, la continua, lenta ed inesorabile salita si S&P in queste cndizioni per me é indice di un pano ben preciso. Come possono schiere di analisti non accorgersi che il 76% di S&P é fatto di multinazionali che hanno da almeno 20 anni produzione e logistica dislocati globalmente, in prevalenza tra l’Oriente e il Medioriente?
La politica anni ’20 di Trumpo (la “o” é voluta) fatta di muri e dazi come puó non far collassare ad esempio la Nike che produce quasi tutto tra Malesya e Pakistan??
E la Dole e Monsanto che fine fanno se sto colleone mette muri e dazi verso il Sudamerica dove producono un buon 60% dei loro prodotti?
In breve, la Trumponomics é una mina in grado di far deflagrare come un pallone gonfiato ad elio buona parte di S&P (le multi possono convertire ma a costo di anni di conti pessimi e P/E drammatici)…eppure in questa fase comprano (o fanno comprare ai loro clienti euforici per la vittoria di Trumpo stesso).
Una vocina “in the back of my head” mi dice che stanno preparando un tornado storico col quale archiviare velocemente questo scherzo del destino che é Trumpo the Clown (che ieri ad esempio, con la May nel Oval Office si é messo di fianco af un busto di Churchill e le ha detto “siamo contenti di averw di nuovo qui con noi Winston Churchill” al che una stupita May non ha potuto che commentare “well thankyou mr. president…” Rendiamoci conto, nella stanza ovale c’é un colleone totale).

stanziale
Scritto il 28 gennaio 2017 at 13:42

Il protezionismo c’e’ gia’ , mascherato, e fatto soprattutto da Germania e Cina, non a caso i 2 paesi che hanno l’immane avanzo commerciale. Il baraccone dell”area valutaria non ottimale chiamata euro, fa si che c’e’ un avanzo commerciale di 268 miliardi, di cui 250 li fa la Germania: non mi si dira’ che sia sostenibile…e infatti hanno succhiato tutte le ricchezze del sud europa. Passo quindi a fare un esempio del protezionismo tedesco che non e’ solo il dumping salariale ma tutto u insieme di norme leggi dell’ue che i tedeschi rigirano continuamente a solo loro uso e consumo, il post e’ di Bagnai http://goofynomics.blogspot.it/2017/01/protezionismo.html

stanziale
Scritto il 28 gennaio 2017 at 13:49

All’interno del post di cui sopra, un commento di un lettore sul protezionismo cinese
The max27 gennaio 2017 13:42

Quelli che la Cina è per la globalizzazione, provate a vendere qualcosa in Cina.

Etichette in cinese, secondo una normativa (in cinese) che viene di volta in volta interpretata dalla dogana cinese del caso.

Dichiarazioni di qualità in cinese a cui corrispondono determinati risultati di test che solo un laboratorio cinese autorizzato piò fare (i laboratori italiani che fanno gli stessi test non sono certificati, quindi i test non valgono nulla).

Cinesi che comprano il prodotto in negozio, fanno i test e poi se non superati minacciano di sputtanare in prima pagina il tuo marchio.

Dichiarazione in dogana del produttore del prodotto che si sta importando (mentre in UE non è nemmeno obbligatorio il Made In).

Be’, sul protezionismo francese inutile spendere parole , se provi a comprargli un’azienda buona il governo mette il veto, come e’ noto, altrettanto ora fa la Germania.

vito_t
Scritto il 28 gennaio 2017 at 14:00

reragno@finanzaonline,

… hai perfettamente ragione , e anche se a volte ( non molte ) nutrivo dubbi come sulle Bei in AUD , .. poi alla fine ha ragione Andrea, … ma con le cose spiegate prima che accadano … perchè dopo sono tutti porfessori , ancora un chapeau per nulla leccaculista e GRAZIE !

charliebrown
Scritto il 28 gennaio 2017 at 14:59

ato­mic­ton­to@fi­nan­za,
“la Trumponomics é una mina in grado di far deflagrare come un pallone gonfiato ad elio buona parte di S&P”

Non so se il termine deflagrazione sia corretto, l’elio è un gas utilizzato al posto dell’idrogeno proprio per evitare incendi nei palloni e nei dirigibili. Appartiene all’ottavo gruppo del sistema periodico degli elementi, il gruppo dei gas nobili così detti perchè non reattivi, nel caso specifico non si combinano con l’ossigeno liberando energia come fanno invece l’idrogeno o il gas propano o il metano.

icebergfinanza
Scritto il 29 gennaio 2017 at 10:43

Rinnovo l’invito a chi non ricevesse nelle prossiime ore l’ultimo manoscritto a controllare la presenza di eventuali firewall nei confronti della nostra mail, le caselle spam, perchè talvolta tornano di ritorno molte mail. Alle volte si tratta di libero, altre volte di inwind, altre ancora fastweb o addirittura gmail. Sistematicamente o quasi quando si tratta di banche o oltre istituzioni che bloccano la posta in entrata.
Inoltre rinnovo l’invito a utilizzare questo spazione per dialogare sul manoscritto in maniera generica ovviamente senza fare riferimento a fonti dati specifici o analisi visto che i “portoghesi” non mancano mai a bordo ;-)

charliebrown
Scritto il 29 gennaio 2017 at 15:25

ice­berg­fi­nan­za,

Il documento mi è arrivato segretamente nella notte. Grazie, le informazioni sulla rotta del veliero sono chiare. Ti seguo con la mia barchetta, dove ho caricato treasury notes e treasury bonds. Spero anche di riuscire a rivendere a buon prezzo, prima che arrostiscano la fenice ora in volo, quanto di azioni avevo acquistato.
In un mio precedente dispaccio avevo comunicato ai naviganti che una ragazza in una taverna del porto, sentendomi parlare male dell’ Alemagna e dubbioso sulle Americhe mi aveva suggerito di caricare anche qualche cassa di oro, ma ti vedo sempre deciso nel dire che il prezzo non è buono. Seguo il tuo consiglio non vincolante, Capitano, ma un po’ di simpatia me l’aveva ispirata la ragazza che d’istinto, origliando quanto dicevo, aveva fatto balenare l’idea dei lingotti.
Speriamo bene per il tuo veliero e per la mia barchetta, Capitano, di guadagnare con questo viaggio un po’ di credito e un po’ di euri, triste moneta con la quale tuttora io pago all’ Esselunga e le tasse.

Icebergfinanza presenta: ” Viaggio attraverso la tempesta perfetta “
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