I BARI DI DEUTSCHE BANK!

Scritto il alle 09:30 da icebergfinanza

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Ormai non abbiamo più fiato, siamo stanchi di raccontarvi le imprese criminali della voragine con la banca intorno, truffa, manipolazione, inganno, evasione e elusione, associazione a delinquere e via dicendo.

All’improvviso anche in America si sono svegliati, con un’articolo inchiesta in grande stile How Deutsche Bank Made €367 Million Disappear

Risultati immagini per How Deutsche Bank Made a $462 Million Loss Disappear

La vera storia di come Deustche Bank con Michele Faissola protagonista principale, abbia fatto sparire 367 milioni di euro di buco dai bilanci di Monte dei Paschi di Siena.

Sia ben chiaro non è una novità Deustche Bank ha fatto sparire ben 12 miliardi di buco dai suoi bilanci nell’ultima crisi americana, come riportato dal Financial Times, nascondendo il reale valore di alcuni derivati ( leveraged super senior trades ) evitando quindi il salvataggio del governo tedesco.

Qui alcuni passaggi dell’ultima criminale operazione messa in atto dagli uomini di Deutsche Bank che troverete interamente su Forexinfo

Nel corso della riunione della Deutsche, il team di Faissola dice di aver messo a punto una soluzione miracolosa: un nuovo trade che avrebbe fatto scomparire la perdita di MPS.

I banchieri riuniti nella stanza avevano già visto qualche gioco di prestigio finanziario prima di quel momento, ma la manovra che lo staff di Faissola stava proponendo era a dir poco audace. Faissola descrive un trade semplice e in due parti. Per la metà della transazione, MPS si sarebbe mantenuta sul terreno sicuro, facendo soldi scommettendo con la Deutsche Bank e utilizzando le vincite per estinguere le sue perdite da trading del 2008.

Naturalmente, la Deutsche non dà via i soldi gratis: così, per la seconda metà della transazione, la banca italiana avrebbe dovuto scommettere su un qualcosa su cui fosse sicuro perdere. Ma, mentre la prima operazione sarebbe stata immediata, la seconda si sarebbe svolta lentamente, nel corso di molti anni. Non ci sarebbe stato più alcun bisogno di riportare quei 367 milioni di euro di buco.(…)

Caso Deutsche-MPS: dettagli esclusivi dal report della BaFin

Ciò che è accaduto ai tempi di quella riunione di dicembre 2008 a Londra è la chiave dell’accusa alla banca italiana. L’autorità di regolamentazione finanziaria tedesca, nota come BaFin, ha cercato di andare a fondo alla questione avviando un’indagine indipendente nel gennaio 2014.

Il report che segue non è mai stato reso pubblico, ma Bloomberg Businessweek ha ottenuto una copia che mostra la BaFin chiedere a Faissola cosa è successo quel pomeriggio a Londra. Anche altri partecipanti all’affare hanno riportato dettagli e dialoghi, dice il report, ma Faissola ha mostrato la presenza di un vuoto all’interno dell’evento che ha contribuito a creare. Broeksmit, l’unico che veramente si era opposto all’affare, non è stato intervistato: il 26 gennaio 2014, il giorno prima dell’inizio dell’indagine, il suo corpo è stato trovato nella sua casa di Londra pendere da un guinzaglio da cane. (…)

Lo switch ha fatto sì che nel 2008, quando i titoli bancari crollavano a causa della crisi finanziaria mondiale, MPS si prendesse tutte le perdite, che saliranoda €180 milioni all’inizio di ottobre fino a oltre 300 milioni di nelle settimane successive.
Le azioni proprie di MPS erano a circa la metà del loro valore dall’inizio dell’anno. Se Monte Paschi avesse incluso la perdita della Santorini Investment nel suo report annuale, le conseguenze sarebbero state disastrose. La Banca d’Italia avrebbe potuto in consegna la sua amministrazione o forzare un piano di salvataggio che avrebbe strappato il controllo della banca ai suoi proprietari.

Mentre le perdite crescevano, i dirigenti della Deutsche sapevano che il tempo stava per scadere per MPS e bisognava trovare una soluzione. Ed è così che arriva un secondo accordo in aiuto alla banca toscana, che fosse anche una nuova fonte di commissioni per il team di Faissola. Il 3 novembre la Deutsche presenta a MPS un trade dal profitto e dalla perdita sicura a cavallo con il nuovo anno. Ogni polo della scommessa, semplicemente, puntava su un indice che era l’esatto inverso dell’altro. In sostanza, la posizione aveva poco di economico e speculativo, ma era una soluzione contabile.

Le autorità sono molto attente a queste pratiche, e c’è voluto quasi un mese alla Deutsche per alterare l’accordo in modo che contenesse una piccola quantità di rischio effettivo. I banchieri ci sono riusciti mixando due trigger legati ai tassi di interesse – prezzi erano da calcolare in base ad una formula che avrebbe determinato quanti soldi i partecipanti al trade dovevano pagare o ricevere gli uni gli altri. Ma questo creava una lieve possibilità che Monte Paschi potesse vincere a entrambi i lati della scommessa. Per attenuare questo potenziale di perdita per la Deutsche – fino a 500 milioni di euro – la banca tedesca ha aggiunto un terzo trigger. Come sottostante ai complessi diagrammi dei tassi, dei pagamenti, e dai trigger si trovava la risorsa su cui le transazioni dovevano essere basate: circa 2 miliardi di euro in titoli di Stato italiani.

Per dimostrare “l’innocenza” della transazione, MPS avrebbe dovuto comprare i bond e consegnarli alla Deutsche come garanzia. La Deutsche, per difendere la propria contabilità, li avrebbe venduti per raccogliere capitale liquido che sarebbe stata dato di nuovo a Monte Paschi per pagare la perdita di Santorini. E MPS avrebbe riacquistato le obbligazioni da una terza banca che, a sua volta, le aveva acquistate dalla Deutsche.

L’accordo ha permesso a MPS di guadagnare immediatamente €364,1 milioni di euro, neutralizzando la perdita sui derivati di Intesa. La Deutsche è stata ricompensata con circa 60 milioni di euro in commissione secondo i documenti analizzati da Bloomberg Businessweek.

Deutsche ha beneficiato anche del modo in cui ha riportato sui suoi bilanci le transazioni in oggetto.

La banca decise che tutte le manovre che si auto-annullano non avevano bisogno di apparire sul bilancio. La Deutsche Bank ha iniziato ad applicare questa pratica per le operazioni in tutto il mondo, per un totale di oltre 10 miliardi di dollari che non sono mai passati per i suoi contabili, rendendo la banca d’apparenza più piccola e meno rischiosa di quanto in realtà fosse.

Ma poi un anonimo ha contattato le autorità italiane e la Federal Reserve degli Stati Uniti raccontando della Santorini, e sono iniziate le indagini nel 2011.
Contemporaneamente, il caso Santorini esplodeva in Italia come scandalo nazionale. Nel gennaio 2013, Bloomberg News riportò che i dirigenti Paschi avevano usato l’accordo per oscurare impropriamente le perdite causando l’avvio di indagini penali e un crollo delle azioni della banca che, a febbraio 2013, portarono alla necessità di un piano di salvataggio del governo da 4,07 miliardi di euro.

Tra i legati alla vicenda c’era David Rossi, a capo delle comunicazioni di Monte Paschi. Verso le 21:00 del 6 marzo, un impiegato della banca nota l’assenza di Rossi dal suo ufficio al quarto piano. Una finestra era stata lasciata aperta. Le autorità trovarono il corpo di Rossi nel cortile sottostante. 51 anni, non era propriamente oggetto di richiesta di informazioni, ma la sua casa era stata perquisita due settimane prima dalla polizia. La sua morte è stata in un primo momento definita come suicidio, ma in seguito è stata aperta l’inchiesta sulla base di alcune prove presentate dalla moglie.

Due suicidi o forse due morti ammazzati, nulla di particolare per coloro che emettono i bond della morte, più che una banca, un’associazione a delinquere, condannata più volte per frode, manipolazione su tutto quello che è possibile, derivati, valute, oro, tassi e via dicendo.

Ma davvero c’è ancora qualche idiota che crede che Deutsche Bank non abbia avuto alcuna responsabilità nel progettato attacco al nostro Paese del 2011?

Vincenzo De Bustis, 66 anni, ex amministratore delegato di Monte dei Paschi (2000-2003) e di Deutsche Bank Italia (2003-2008)…

A proposito di Italia: Deutsche Bank è quella che di fatto ha mandato a casa Berlusconi nell’estate-autunno del 2011 facendo impennare lo spread. Sbaglio?
«È una storia vecchia».

Sì, ma furono venduti 7,5 miliardi di titoli di debito pubblico in un colpo. Titoli che rendevano molto. In periodo di crisi quale imprenditore correrebbe a liberarsi di un simile investimento?
«Senza dubbio c’è stato un attacco speculativo all’Italia da parte di un istituto guidato in modo spregiudicato. Era una mossa che andava ragionata meglio, io non l’avrei fatta. Se il mandante fosse politico, non saprei proprio dirlo. C’è da dire che nel breve la banca ci ha guadagnato, il mercato dopo è andato male. Ma forse è andato male proprio in conseguenza della loro attitudine speculativa».

Su coraggio Ragazzi, lasciate perdere le fesserie che vi raccontano le persone ” Semiserie” e date retta a noi, quelli di Deutsche Bank nel 2011 si divertivano da morire ad eseguire gli ordini. Noi almeno vi abbiamo aiutati a non lasciarvi prendere dal panico, mentre mezzo mondo vi suggeriva di fuggire «Ma l’Italia non può fallire»

A proposito del discorso di Trump di cui parleremo a breve, la stampa tedesca ha scritto che non è stato un discorso presidenziale ma una vera e propria dichiarazione di guerra!

Noi questo ve lo abbiamo anticipato e ve lo racconteremo nei dettagli in “Machiavelli Trump illusion.”

Buona consapevolezza, come sempre!

Contribuisci anche tu LIBERAMENTE a tenere in vita un’isola di condivisione quotidiana nell’oceano infinito di questa tempesta perfetta, l’informazione indipendente…

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6 commenti Commenta
Andrea Bresciani
Scritto il 23 gennaio 2017 at 10:18

Riporto una famosissima intervista di Churchill ed è esattamente quello che diceva sempre mio nonno a mia madre; e senza aver mai parlato con Churchill!!! :)))
Come dice il Capitano, anche citando Macchiavelli, loro sono cosi….la colpa è nostra dei “Itajani Europei”, e del popolino addomesticato, narcotizzato, ipocrita e del partito del dopo/ lo farà qualcun’altro.
Nel corso dell’intervista, a un certo punto il giornalista chiedeva a Churchill la sua opinione sui comunisti, su Stalin e sui sovietici. E la risposta di Churchill fu: considero Josif Stalin davvero un tipo simpatico, direi un vero e proprio amico. – Il giornalista, piuttosto colpito, non si lasciò fuggire la preda e lo incalzò, chiedendogli di elaborare il concetto. E Churchill spiegò: io sono inglese. Sono un liberale conservatore. Ho servito per tutta la vita la Corona cercando di svolgere il mio servizio pubblico per il bene comune della collettività, quindi, come inglese conservatore non posso che dire Stalin è mio amico, ed è amico degli inglesi. Ben altra cosa è il comunismo che considero una vera e propria truffa, una illusione che un gruppo di burocrati, che fanno affari con i nostri banchieri, alimenta per manipolare della povera gente che ha bisogno di credere in qualcosa. Un giorno si sveglieranno e capiranno. Sono quindi furiosamente anti-comunista. Ma difendo la mia amicizia con Stalin. Perchè sono inglese e fedele alla Union Jack. Tra il giugno del 1941 e l’aprile del 1945 la grande madre Russia ha perso 27 milioni di persone per fermare Hitler. E ci sono riusciti. Se non fosse stato per l’Armata Rossa, adesso a Buckingham Palace ci sarebbe Joseph Goebbels. Io sarei stato impiccato e Sua Maestà sarebbe in esilio, magari in Australia. Quei 27 milioni di morti hanno salvato la libertà della Gran Bretagna, e come inglese non lo dimenticherò mai. A parte la truffa del comunismo, a me i russi stanno anche simpatici. Sono i crucchi che non sopporto. Loro, sono sempre stati il problema dell’Europa. Ne riparliamo tra cinquant’anni quando avranno rialzato la testa: i gravi problemi per le future generazioni verranno da Berlino e non da Mosca, glielo dice uno che li conosce tutti come le proprie tasche. Aggiungo che il discorso vale anche per gli Austriaci e per quella gente senza Patria che sono i Sud Tirolesi, meglio noti come i “meridionali teutonici”

laforzamotrice
Scritto il 23 gennaio 2017 at 10:54

Andrea Bresciani,

come non accettare il parere di churchill, noto democratico britannico. Certo, gli anglosassoni hanno un concetto strano della democrazia, i cui risultati sono da rispettare, a patto che convergano con i loro interessi strategici, in caso contrario meglio golpe o guerre civili. Credo sia inutile fare esempi che sono sotto i nostri occhi.

stanziale
Scritto il 23 gennaio 2017 at 19:41

A proposito di barare, spero prossimamente in un commento di Andrea sulle dichiarazioni non chiare di Draghi, in merito al target 2. Ho letto questo articolo e confesso di essere confuso http://scenarieconomici.it/le-contraddizioni-di-draghi-sul-target-2-ed-i-suoi-timori-per-la-prossima-esplosione-delleuro/

aorlansky60
Scritto il 24 gennaio 2017 at 11:46

@ Andrea Bresciani

ho sempre considerato W.Churchill un finissimo astuto politico (prima ancora che un combattente indomito),

coi crucchi “mangia kartofen” ci aveva visto lungo già 70anni fà, così come ci aveva visto giusto nei riguardi del “comunismo”,

ed i fatti gli stanno dando ragione, specie nel caso dei tedeschi (“Loro, sono sempre stati il problema dell’Europa. Ne riparliamo tra cinquant’anni quando avranno rialzato la testa: i gravi problemi per le future generazioni verranno da Berlino. “)

signor pomata
Scritto il 24 gennaio 2017 at 13:49

stan­zia­le@fi­nan­za,

Nella mia ignoranza io sono a conoscenza che il target 2 è un sistema di pagamento scambio tra banche.
Se io sposto 1 milione di euro da intesa e lo deposito da DB (sarei un coglione) intesa potrebbe avere bisogno di quel capitale e in un sistema sano è la stessa DB che presta a intesa.
Oggi i saldi che escono non vengono prestati ma vengono depositati alla bce.
Non si fidano tra banche del sud e banche del nord.
Una delle prove evidenti che è il QE a tenere in piedi il sistema moneta unica che in queste condizioni sarebbe collassato da tempo.
Ossia è la banca centrale che sopperisce la mercato alla faccia dei libberisti.

stanziale
Scritto il 24 gennaio 2017 at 19:59

signor pomata@finanzaonline,

Be’ l’articolo in questione non era chiaro, sembrava quasi che il saldo negativo target 2 sia un credito anziche’ un debito.

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