BREAKING NEWS: IL REGNO UNITO E’ RISORTO!

Scritto il alle 11:00 da icebergfinanza

Ve le ricordate le settimane di panico e terrore, offerte dalle elites e dai loro cani da guardia di questi ultimi mesi, si la fine del mondo e la guerra mondiale in arrivo dopo l’uscita del Regno Unito dall’euro?

Un solo esempio, che valga per tutti, visto che in molti hanno poca memoria, a giugno …

Brexit, il Fondo Monetario lancia l’allarme: “Se la Gran Bretagna esce …

La Brexit farebbe più male al Regno Unito che ad altri paesi: il Fondo Monetario torna a sollevare l’allarme su una eventuale uscita della Gran Bretagna dalla Unione europea, ma questa volta si rivolge soprattutto agli effetti sul Regno Unito che potrebbe scivolare in recessione nel 2017 con dure ripercussioni sul suo pil.

Era il 18 di giugno e gli sciacalli del FMI lanciavano il loro allarme, in mezzo alle idiozie sparse a piene mani da tutti, compresa la Banca centrale inglese.

Fmi taglia le stime di crescita «Conseguenza della Brexit

Ieri il FMI ha tagliato le stime di crescita soprattutto agli altri molto meno alla stessa Inghilterra, arrivando addirittura a dichiarare che Francia e Germania cresceranno meno che il Regno Unito…

ImmagineA proposito vi consiglio di attrezzarVi perchè nel prossime settimane saremo più su Twitter che sul blog.

MF officials were labelled ‘clowns’ with ‘serious credibility problems’ last night after saying the British economy will grow faster than Germany and France in the next two years – only weeks after its doom-laden warnings about Brexit.

After saying that leaving the European Union could trigger a UK recession, the International Monetary Fund now expects the British economy to grow by 1.7 per cent this year and 1.3 per cent next year.

Quindi dopo aver lanciato allarmi ovunque, ora il FMI dichiara che il Regno Unito crescerà più di Francia e Germania e che non ci sarà più alcuna recessione visto che crescerà del 1,7 % quest’anno e del 1,3 %.

Ieri mi sono piegato in due dalle risate a pensare a quei poveri Ragazzi che si sono lasciti terrorizzare in questi mesi da questi sciacalli e sicari dell’economia.

Non solo è arrivata pure la Banca centrale inglese a dichiarare…

ImmagineSuvvia non prendetevela, in fondo funziona così oggi, loro hanno il compito di terrorizzarvi quotidianamente attraverso il tubo catodico e i led come preferite, hanno il compito di farvi scegliere quello che meglio si addice ai loro interessi, mica si interessano veramente di Voi.

Preparatevi perchè questo autunno arriverà la fine del mondo anche in Italia se non voterete SI al referendum, cavallette e locuste, si caleranno sul nostro Paese e ritornerà l’uomo nero lo spread, godetevi l’estate in montagna al fresco, perchè l’autunno sarà molto caldo.

Mi raccomando, nessun sostegno all’informazione indipendente, quella banda di pericolosi telebani che quotidianamente distorcono la realtà raccontata dai media mainstream, si loro si che vi vogliono bene!

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31 commenti Commenta
veleno50
Scritto il 21 luglio 2016 at 18:35

Come si fa a scrivere che non è successo niente di drammatico,quando gli inglesi sono ancora dentro l’Europa al 100%. Scrivi che la crescita scenderà del 30% l’anno prossimo ti pare poco.Noi quando passiamo dall’1,4 del 2016 all’1,1 è un dramma poi per il 2017 siamo in una previsione dell’Ocse al 1,4 Fmi 2017-1,1 .SONO TRASCORSI CIRCA 30 GIORNI TROPPO PRESTO PER AVERE CERTEZZE.

theoriginaluke
Scritto il 21 luglio 2016 at 20:56

Che articolo! Cioé la sterlina minimo da 31 anni contro il dollaro e non è successo niente? E sono uscitii perche quelli del brexit hanno raccontato un sacco di balle che si sono rimangiati il giorno dopo….e il bello deve ancora venire!

kry
Scritto il 22 luglio 2016 at 08:37

BREAKING NEWS: IL REGNO UNITO E’ RISORTO!
e l’Italia l’aspetta in paradiso.

stanziale
Scritto il 22 luglio 2016 at 08:48

Analisi della situazione da Larouche, pervenuta a ORIZZONTE 48 che ha fatto l’articolo, per chi lo vuole leggere, “I due epicentri del conflitto globale. siria e…italia”. Riporto un punto particolarmente interessante ma tutto l’articolo lo e’. Finalmente leggo l’ammontare della carta straccia che, si ipotizza, sia in pancia a d. bank: “La metà del bilancio di Deutsche Bank, il cui titolo è crollato del 48% negli ultimi 12 mesi ed è ora solo all’8% del suo valore di picco, è fatto di derivati cosiddetti Level 3, quasi 800 miliardi di Euro di titoli senza una valutazione di mercato.”…..Ecco con chi condividiamo il fogno, con prepotenti che ci derubano, pieni di carta straccia inesigibile , notasi che 800 della d.bank e’ esattamente 10 volte tanto i crediti del tutto inesigibili in pancia alle nostre banche che pero’ sono sostanzialmente coperte ( mancano solo 30 miliardi dopo aver visto i bilanci con la lente di ingrandimento, mentre alla d. bank vanno a prendere il caffe’ al bar aziendale)….e questa e’ solo UNA banca tedesca anche se la principale…e, quando sara’ il momento, dovremo pagare TUTTI, condividere tutto questo ben di Dio di carta straccia degli altri, temo. Mentre a noi l’eba bce commissione ue ci impongono di tenere in ordine le nostre banche facendo alla fine cacciare i soldi dai risparmiatori, questo cercano, con vari artifici. Dobbiamo essere gli unici, esattamente come gli unici a veder applicata la direttiva bokenstein. l’unica cosa sana da fare era quello che fanno i britannici, levarsi dai piedi, noi anzi non dovevamo mai entrare.
Si, e il bello deve ancora avvenire!

quesalid
Scritto il 22 luglio 2016 at 13:22

One argument that surfaces regularly in the comment section, and echoes views voiced often by British pundits and politicians, is that the UK has considerable bargaining leverage against the EU because the EU won’t want to lose access to UK demand. The example routinely cited is the auto industry, that Germany can’t possibly stand the loss.

We’ve argued against that regularly because, among other things, many of the “exports” to the UK are in fact intermediate parts where the UK provides additional value added or final assembly for goods that will be sold in Europe. The reason for locating production in the UK is that it is still in the EU, but it has more permissive labor laws than other EU members.

I’ve done some quick looking for breakdowns and have not found any good research yet. However, Lambert saw an important story in the Guardian on precisely this issue, that of the importance of the UK to the German auto industry. It focuses on Bavaria, the most exposed region. This is the bottom line:

The problem is that German car manufacturers no longer build all their cars in Germany, and even if they do, they do not necessarily build them with fully “German” parts.

In other words, German automakers are the ultimate multinationals, and even for German automakers, the value added in Germany is much lower than superficial analyses would lead you to believe. For instance, when auto parts are exported from Germany to the UK, the value of the import as recorded in the UK is the transfer price from Germany to the UK. But that auto part in turn had components that were made outside Germany, so that “German” price considerably overstates the impact the German economy if that sale were to go “poof”.

Moreover, the fact that a large chunk of these imports are for ultimate export means that portion of the manufacture can and will be shifted elsewhere, albeit at considerable cost and inconvenience to foreign carmakers.

As a result, again from the Guardian story, it would be hugely disruptive to shift production out of the UK:

[Tobias] Nickel [Dräxlmaier’s head of corporate communications] likens trade relations between Britain and Germany to the onboard systems that his company produces: complex, hand-thatched strings of colourful cables that come in billions of variations. “British and German manufacturing are so deeply intertwined, untangling these ties is basically impossible,” he said. “In the 1950s, maybe, but not now. You can bake English bread using only English flour. But you can’t make English cars from English parts. It’s impossible.”…

At Bavaria’s Chamber for Industry and Commerce the main fear is that Britain leaving the EU will lead to more bureaucracy. When Bayern Munich travels to Moscow for a football match, the chamber currently has to issue them with a Carnet ATA, an international customs document that certifies the country of origin and confirms that the team will return its coach, shirts and boots after the match rather than selling them outside the single market.

If Britain were to end up radically breaking trade ties with the EU, [Frank] Dollendorf [director of economic affairs for the Bavarian Chamber for Industry and Commerce] fears that his trade body would end up having to spend approximately one extra day a week processing documents of this kind. Medium-sized, or Mittelstand, companies without their own tariff department, he said, would be hit especially hard.

As a result, both Nickel and Dollendorf make clear that they will press hard against erecting trade barrier against the UK. But their views are nowhere as widely shared as you would think, even among the Mittelstand companies that have long been the engines of German economic success:

A majority of medium-sized and large companies indicated support for the EU taking a hardline stance against Britain after the referendum, with 56% saying they were in favour of the advantages of EU membership being revoked for the UK.

The study also shows 58% of German business and political leaders surveyed said they believed an exit from the EU would do “massive damage” to the UK economy, while 77% believed the referendum outcome would only have “minor consequences” for the German economy.

And that view holds true even in the auto industry:

David Davis, the British minister in charge of Brexit negotiations, argued in a recent article on Conservative Home that Britain could import more tariff-free electronic parts from Asia in the future, boosting its manufacturing base and eventually exporting cars rather than importing them from Germany.

Confronted with such an argument, Dräxlmaier’s Nickel remained calm. “Britain has to understand that it can’t produce a Rolls-Royce on its own. It would really surprise me if the UK would sacrifice its last remaining industry on the altar of Brexit.”

Time to wake up and smell the coffee.

stanziale
Scritto il 22 luglio 2016 at 14:26

quesalid@finanza,

Letto (con google traduzione). Penso che agli inglesi importi poco quello che pensano gli industriali tedeschi . L’ue e’ un cadavere che cammina. Aggiungo nella discussione, ad Andrea, Bagnai https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&ved=0ahUKEwiEgdfIh4fOAhVMLMAKHfJZCqcQFggkMAE&url=http%3A%2F%2Fgoofynomics.blogspot.com%2F2016%2F06%2Fla-semplice-macroeconomia-del-brexit.html&usg=AFQjCNGT94CfmrYZa9DF1TfU-Trd906rYg&sig2=piq-ARxgODNs5B9Orsjdxg

quesalid
Scritto il 22 luglio 2016 at 14:32

stanziale@finanza,

Importa quando le fabbriche chiudono. Potrebbero riaprire fabbriche Inglesi (o almeno così sostengono alcuni in UK). Il problema è che con una organizzazione di catene logistiche oramai internazionalizzate bisognerebbe disassemblare tali catene e riassemblarle localmente: un compito non banale.
Time will tell.

quesalid
Scritto il 22 luglio 2016 at 14:47

Il problema è che lo slogan della campagna Brexit è stato: “Britain first: taking our country back!”.
Ora, passato lo slogan, viene la realtà e la realtà è che l’UK è legata al libero scambio di merci, persone e valute all’interno della UE. E, c’è da aggiungere, che questo scambio di merci, persone e valute all’interno della UE è stata una politica portata avanti principalmente dalla UK ai tempi della Tatcher, come condizione per l’entrata dell’UK stessa nella UE. Un caso classico di “unintended consequences” per il partito conservatore inglese.

E le multinazionali non stanno a guardare. Questo è quello che scrive Jeff Immelt, amministratore delegato della General Electric, a proposito di come le multinazionali come la sua dovrebbero reagire al Brexit (ed in generale alla rivolta contro la globalizzazione della classe media mondiale). Indubbiamente ci si aspettava una qualche forma di rivolta, ma non nal cuore del mondo anglosassone, che è stata la culla nella quale è nata e si è sviluppata questa visione del mondo. “Unintented consequences” potremmo dire…..

The results of the U.K. referendum on Brexit have caught the markets and many globalization observers by surprise. They shouldn’t have. The belief that governments and big institutions just don’t work and the rise of populism and protectionism have been gaining momentum for quite some time.

We live in a world that is volatile, and the economy is uncertain. Economists have lowered global growth projections every year since 2010. The value of government bonds with negative yields has surpassed $12 trillion in the wake of the U.K. vote. There is geopolitical unrest, and Europe in particular has been rocked by fragmentation and has struggled to grow. The recent wave of terror attacks has exposed security challenges. While I believe in the European Union, it’s tough for me to see how Brussels can drive growth.

Europe is not alone. Populist pressures are rising everywhere. China—long the engine of global growth—is actively promoting Chinese commercial interests at home and abroad. Elsewhere in Asia, the Middle East, and Africa, we have seen a steady increase in trade and investment barriers. Many people feel that the global trading system is failing them. Some workers have been displaced by outsourcing, and income inequality has risen to unacceptable levels. As technology and globalization race forward, people understandably fear their impact on jobs and incomes and distrust the motives of companies and government.

Brexit isn’t the outcome we wanted. But the decision by voters in the U.K. isn’t necessarily an outlier. In the U.S., we are having a raucous presidential election, one in which every candidate is protectionist. Globalization is being blamed for unemployment and wage inequality everywhere. There is a general sense that this must be somebody else’s fault and that addressing it by improving competitiveness is not an option.

This is the main point for businesses: These are new realities, not merely cycles. We must adjust to a slower-growth world, hemmed in by populism and protectionism. The anti-free-trade sentiment will not be resolved by one election or one leader. So what is the future of globalization? What is the future of Europe and the U.K.? Business leaders must answer these questions on their own.

“The real lesson from Brexit goes beyond populism. We are witnessing the failure of bureaucracies in large institutions.”

Flexible thinking is required. Going forward, it is safe to say that trade deals will be very difficult without U.S. leadership. Every country wants more jobs and will seek its own advantage. The globalization I grew up with— based on trade and global integration—is changing.

It is time for a bold pivot. Not away from global engagement—GE GE -2.99% has $80 billion of revenue outside the U.S., so global growth is critical to our success. But in the face of a protectionist global environment, we can no longer rely on governments to drive expansion; we must plan to navigate the world on our own.
We will localize. In the future, sustainable growth will require a local capability within a global footprint. GE will always be a strong American manufacturer, but we have also built 420 factories around the world, giving us tremendous flexibility. We used to have one site to make locomotives; now we have multiple global sites that give us access to multiple markets. We are not pursuing low wages; we are using a manufacturing strategy to open markets. A localization strategy can’t be shut down by protectionist politics.

Sometimes businesses can drive change faster than governments. It is tough to hate a company that is creating jobs. Our revenue outside the U.S. has grown sixfold since 2000, and we expect that to continue.

Businesses can also have a unique impact on society. Two years ago we opened a business process outsourcing center in Saudi Arabia that will employ 3,000 women and is led by a woman. Our vision was to tap into a pool of talented Saudi women to support our activities in 50 countries. The center is growing and competing globally.

Europe and the U.K. still matter. Our plans include growth in and from Europe. We have never viewed Europe as “one region”— nor do we let Brussels define our thinking about what is possible.

Despite the Brexit referendum, the U.K. remains an important market for GE. We have 22,000 highly skilled employees leading our businesses there. There is a sense that a more dynamic country could emerge from this event, and we will want to be a part of this turnaround. We recently opened the world’s most efficient combined-cycle power plant in France, powered by a gas turbine built in our French factory. We believe that Europe could lead in the industrial Internet, unlocking growth and productivity.

Europe has a unique opportunity to grow exports because its manufacturing costs are increasingly competitive. The financing provided by export credit agencies in Europe offers another advantage. The U.S. is moving backward, without trade deals and with its own Export-Import Bank hamstrung by Congress. With more meaningful reform, EU members could fill this void.

What globalization means. We tend to think of globalization as a philosophy, but it is much more about what you do on the ground. Success requires hundreds of little things, and decisions made with a local context. Good global leaders have an appreciation for how people do their work in a local culture. They try to make a team’s work meaningful to their country. This approach allows GE to hire the best talent in every country where we compete.

For me, here’s the real lesson from Brexit: It goes beyond populism, beyond the fact that people are angry. We are witnessing the failure of bureaucracies in large institutions. Unrest is caused by a lack of leadership. People become afraid when there is no vision for growth. People become discouraged when their leaders don’t want to compete for the future. People become victims when leadership fails.

The future will be created by leaders who see the world as it is and are willing to drive change. Change will also require simpler organizations and new business models that are leaner, faster, more decentralized. I tell my colleagues at GE to stay calm, to not wallow. We can either dwell on the politics or move forward with solutions. I say, let’s go!

stanziale
Scritto il 22 luglio 2016 at 15:29

quesalid@finanza,

Acc. mi hai fregato..capisco, a brigante, brigante e mezzo….mi hai risposto con un post ancora piu’ lungo e sempre in inglese!…mo’ lo traduco.. , pero’ non hai letto il post di Bagnai, leggilo, tra l’altro ma non solo: 1. proprio l’ue era il fattore di disavanzo commerciale, che obbligava gli inglesi ad essere acquirenti di ultima istanza delle merci, quindi dopo 8 anni di disavanzi erano obbligati al brexit. 2. Di conseguenza, per parare, la loro banca centrale ha fatto qe di continuo, trasferendo quindi la ricchezza dalla classe media ai ricchissimi, ma ormai erano al limite 3. i rozzi operai contadini impegati l’hanno capito ed hanno votato brexit. 4. come gia’ detto l’ue e’ un cadavere che cammina e che obbliga ad una crisi dietro l’altra sempre piu’grave, dovendo ogni volta ad ogni crisi svalutare i salari 4. Anche il canada molto piu’ piccolo ha rinegoziato tutti gli accordi senza problemi. Figuriamoci la uk che ha il commonwelath ed un buon esercito. Gli affari sono affari, per tutti. 5. Questo lo aggiungo io ma non solo, gli inglesi non ce l’avevano solo con la ue ma anche con la Tatcher che gli ha distrutto il manifatturiero e contribuito a creare quel mostro che e’ la city, la finanziarizzazione dell’economia.

stanziale
Scritto il 22 luglio 2016 at 15:53

stanziale@finanza,

Letto, non ci vedo nulla di strano nell’articolo, la multinazionale fa il suo interesse, che NON e’ quello generale della gente. Per me il popolo li’ ha rifiutato la ue e tutte le sue disgrazie, la finanziarizzazione, ed anche l’immigrazione selvaggia portata avanti dai globalizzatori. Dopo dunkerque anche allora, sicuramente gli industriali (tedeschi) avvertirono gli inglesi , isolati(gli Usa erano incerti) , che avrebbero sofferto economicamanente affrontato l’invasione delle cavallette le 7 piaghe d’egitto eccetera…un po’ soffrirono, ma non si scoraggiarono , pero’.

quesalid
Scritto il 22 luglio 2016 at 16:20

Il popolo che ha rifiutato la UE è il popolo che ha votato la Tatcher, che ha deciso di entrare nella UE SE la UE avesse acconsentito alle tre libertà di movimento: merci, persone e finanaza. Ripeto è stata una richiesta britannica….il popolo vota…il risultato è quello che è…..

trandafil
Scritto il 22 luglio 2016 at 17:56

“dopo l’uscita del Regno Unito dall’euro” ?!?
ma come si fa a scrivere una baggianata del genere??

trandafil
Scritto il 22 luglio 2016 at 17:58

ma è sempre Mazzalai che scrive su questo blog?
lo stesso che per anni ha chiamato la GB “paese di carta” e ora osanna gli inglesi che si sono ribellati alle élites ?
coerenza mia…

noldor
Scritto il 22 luglio 2016 at 18:45

theo­ri­gi­na­lu­ke@fi­nan­zaon­li­ne:
Che ar­ti­co­lo! Cioé la ster­li­na mi­ni­mo da 31 anni con­tro il dol­la­ro e non è suc­ces­so nien­te? E sono usci­tii per­che quel­li del bre­xit hanno rac­con­ta­to un sacco di balle che si sono ri­man­gia­ti il gior­no dopo….e il bello deve an­co­ra ve­ni­re!

Essendo il dollaro da sempre più forte della sterlina, nel fatto che sia al minimo da 31 anni non ci vedo nulla di strano. Sull’euro siamo ben lontani dalla parità di fine 2008-inizio 2009.

stanziale
Scritto il 22 luglio 2016 at 19:51

quesalid@finanza,

A parte il fatto che e’ tutto da vedere cosa succedera’: le mie non possono che essere sensazioni, supposizioni dettate dalla (mia) logica, che potrebbe essere fallace, come quella di tutti. Ma come fate a fare questi commenti, del tutto estranei alla logica dello spazio tempo? Gli inglesi hanno votato la Tatcher 30 anni fa, e (a parte il fatto che anche li’, non credo che la campagna della Tatcher fosse stata impostata con lo slogan: fatemi governare e vi distruggo il manifatturiero), a parte il fatto del ricambio tra morti e nascite, avranno pur diritto a cambiare idea -(ma secondo me se avessero fatto il referendum 30 anni fa di entrare nell’euro, anche allora col cavolo avrebbero detto si..)visto gli sviluppi degli eventi, cioe’ che restare ingabbiati non gli conveniva…anche da noi non e’ che Monti quando venne disse prima che ci avrebbe distrutto l’economia e mandato a puttana il rapporto debito/pil….uno vede come e’ stato governato e vuole cambiare…no? parimenti, sotto, si dice :” il Mazzalai che prima sosteneva che la uk era un paese di carta ed ora osanna gli inglesi che si sono ribellati alla elites”, sarebbe un comportamento incoerente? Boh…
comunque buon week end a tutti: e’ ora di andare via…

kry
Scritto il 22 luglio 2016 at 22:55

tran­da­fil@fi­nan­za:
“dopo l’u­sci­ta del Regno Unito dal­l’eu­ro” ?!?
ma come si fa a scri­ve­re una bag­gia­na­ta del ge­ne­re??

Se è per questo anche altri si sono accorti dell’errore ed hanno lasciato correre
d’altrone errare è umano perseverare diabolico e

tran­da­fil@fi­nan­za:
ma è sem­pre Maz­za­lai che scri­ve su que­sto blog?
lo stes­so che per anni ha chia­ma­to la GB “paese di carta” e ora osan­na gli in­gle­si che si sono ri­bel­la­ti alle éli­tes ?
coe­ren­za mia…

quando gli scenari cambiano si può sempre cambiare idea
mentre chi ironizza sulla coerenza mi sembra che perseveri.
Bentornato.

icebergfinanza
Scritto il 23 luglio 2016 at 14:25

Io non scrivo nulla sono gli idioti del FMI che sono passati dalla recessione annunciata per il prossimo anno alla crescita ridotta dello zero virgola! Svegliati Veleno che è ora!
veleno50@finanza,

icebergfinanza
Scritto il 23 luglio 2016 at 14:27

Scommettiamo che il bello deve ancora venire! Gli inglesi godono per la sterlina svalutata!
theoriginaluke@finanzaonline,

icebergfinanza
Scritto il 23 luglio 2016 at 14:30

Trandafil caro è evidente che è un errore… Fatti curare perché le tue apparizioni testimoniano la tua frustrazione! Ciao bellezza!
trandafil@finanza,

icebergfinanza
Scritto il 23 luglio 2016 at 14:34

Per fare non dare corda a questo disperato! Per il resto non cambio idea UK è un Paese di carta straccia che sa far girare la sua carta straccia attraverso i riciclatori della City. Ciò non toglie gli inglesi hanno le palle che noi non abbiamo lo hanno dimostrato durante la seconda guerra mondiale lo stanno dimostrando nella terza! Chiaro il concetto!
kry@finanza,

madmax
Scritto il 24 luglio 2016 at 10:29

icebergfinanza,

Capitano,
Posso commentare? Pure in Italia vi fu chi aveva le palle, chi decise di non appoggiare i fascisti e di andare in montagna per aderire alla lotta partigiana. Certo che e’ sempre piu’ facile essere indifferenti o accondiscendenti in tutto visto che si rischiava la vita.
Tanto per fare un esempio quando nel 1931 fu chiesto ai professori di giurare fedelta’ al partito fascista sono 12 dissero di no! Rileggetevi il libro: Preferirei di no!
Questo per dire che gli uomini con le palle esistono sotto ogni bandiera e spesso sono quelli che nella vita normale appaiono piu’ miti ed umili mentre chi di solitonsi pavoneggia arrogantente sono i primi a voltar gabbana al girar del vento e dei regimi!
Un saluto e ancora grazie per il lavoro che porti avanti in questo blog.

madmax
Scritto il 24 luglio 2016 at 10:34

icebergfinanza,

Concordo,
Gli inglesi stanno gia’ mettendo in atto azini difensive, vedi blocco merci a Dover per motivi di sicurezza…al fine di scoraggiare l’ import. Il concetto semplicissimo copiato dai paesi dell’est e’ il seguente: vado a rilento nei controlli in tal modo ogni giorno passano solo x camion/auto ovvero meno merci…proseguo per mesi ed allora costringo ad inviare le merci via aerea con aumento dei costi a scapito dinquelle nazionali!!!!

stanziale
Scritto il 24 luglio 2016 at 20:19

madmax,

10.34- ovvio, gli inglesi si sanno difendere…ma poi, per implementare i concetti del Capitano, poco prima del brexit avevano stipulato accordi con la Cina , presente pure la regina Elisabetta. In pratica Londra si prepara a fare da hub agli stessi, insomma la city puo’ passare , finanziariamente, all’astra sponda…. gli inglesi, un passo avanti come furbizia e difesa dei propri interessi. Ma io credo che ora intendono rivitalizzare un po’ anche la propria industria.

aorlansky60
Scritto il 25 luglio 2016 at 08:49

@ trandafil

“dopo l’uscita del Regno Unito dall’euro” ?!?

dai, gente,

possibile che vedete sempra la pagliuzza nell’occhio del prossimo, quando magari avete una trave nel vostro ???

a parte che è molto facile confondere €uro con Europa
negli ultimi anni, ho letto errori veniali simili sia su carta stampata che su media televisivi ,
sia udite attraverso parole pronunciate di fronte ai microfoni da persone piuttosto autorevoli,

la fretta a volte non è buona consigliera,

ma è chiaro che uno come Andrea Mazzalai ha le idee chiare no ??

non per volerlo difendere -che non ne ha certo bisogno- ma su sottigliezze del genere anche scritte da uno come lui si potrebbe sorvolare per evitare di perdere tempo, perchè è chiaro che non intendeva quello che ha scritto in quella frase riportata, dai;

ripeto : la fretta di scrivere -capita a tutti, anche a me- a volte fà compiere errori del genere… nessuno è perfetto.

Ciò non toglie gli inglesi hanno le palle che noi non abbiamo lo hanno dimostrato durante la seconda guerra mondiale

purtroppo qui Capitano devo in qualche modo contraddirti;

non mancò il coraggio al guerriero italiano, mancarono i mezzi, perchè una guerra come la II WW non necessitava più di EROI, ma di MEZZI TECNOLOGICI correlati al tempo dello svolgimento dei fatti; e di questi gli Inglesi, più degli italiani, disponevano.

nonostante fossero disprezzati dagli alleati tedeschi (pfui a quest ultimi!) i soldati italiani compirono atti di puro eroismo – inutile purtroppo – su vari fronti a loro assegnati, dalla Russia all Africa, come la celebre resistenza sul tratto di fronte assegnato al reg.to FOLGORE in occasione dello scontro finale in nord africa ad El Alamein : i paracadutisti della FOLGORE resistettero con pochi pezzi d’artiglieria anticarro e con moschetti e pistole ai tanks Centurion inglesi, tanto che dopo 48 ore gli inglesi sfondarono in un altro settore del fronte, MA NON SU QUELLO PRESIDIATO DALLA FOLGORE che resisteva imperterrita e indomita;

quando “monty” Montgommery (maresciallo capo della VIII armata inglese che impegnò le forze dell’asse in quello scontro e per tutta la campagna del nord africa) venne a sapere, quasi incredulo, dell’accaduto

fece tributare ai superstiti della FOLGORE tutti gli onori da parte del proprio corpo di spedizione.
Gli inglesi sanno riconoscere il CORAGGIO in guerra e in BATTAGLIA ai propri avversari, da sempre, a differenza delle autorità italiane che si dimenticarono completamente dell’accaduto, tuttora!

Ma occorre chiedersi a questo punto PERCHE’ MANCARONO I MEZZI ??

bene, di questo è responsabile in prima persona benito mussolini, che non ascoltò il suo stato maggiore e i maggiori rappresentanti delle tre armi (Regia Marina a parte, Aviazione ed Esercito versavano in uno stato pietoso se paragonati a Francesi ed Inglesi) che lo supplicarono -invano- di posticipare il più possibile un ingaggio italiano nel conflitto già intrapreso dai tedeschi, perchè l’Italia NON ERA ASSOLUTAMENTE PRONTA, valutate le proprie forze ma sopratutto quelle del potenziale nemico, in fatto di MEZZI.

@ Madmax

Pure in Italia vi fu chi aveva le palle, chi decise di non appoggiare i fascisti e di andare in montagna per aderire alla lotta partigiana.

pur con tutto il doveroso onore da tributare a coloro che scelsero quella via dura e perigliosa come quella del partigiano,

dobbiamo alla fine ringraziare le forze Alleate (USA-UK) che decisero di aprire più fronti in Italia -sbarchi in Sicilia, Anzio-

impegnando così i corpi tedeschi che nel frattempo avevano invaso il territorio italiano; dopo la fine della guerra, per molto tempo in italia ci fu una rilettura storica falsata, di comodo -operata sopratutto da catto comunisti- secondo la quale i partigiani italiani furono determinanti per la lotta di resistenza e per la riconquista del territorio italiano e della libertà;

BALLE

ciò che fu davvero determinante furono i MEZZI alleati in fatto di tanks cingolati e aviazione(caccia e bombardieri pesanti), in gran numero, di molto superiore a quanto riuscivano a mettere in campo i tedeschi, ormai sfiancati dall’impegno contemporaneo su più fronti, e la supremazia dei cieli rapidamente acquisita dagli alleati anche sul fronte italiano;

se non ci fosse stata questa [e con essa gli uomini dei due eserciti, VIII Armata Inglese e Vto Corpo d’armata Statunitense a condurla] non dimentichiamoci della risolutezza dei tedeschi :

avrebbero messo a ferro e fuoco il territorio italiano per ogni atto di guerriglia compiuto dai nostri partigiani,

IN MISURA MOLTO PIU FEROCE E CINICA rispetto a quanto riuscirono a compiere in lunigiana(S.Anna di stazzema) e nell’appennino modenese/bolognese(Marzabotto), oppure nell’occasione delle fosse ardeatine a Roma…

sapete, i tedeschi erano [e sono] di una natura molto particolare e risoluta, quando si tratta di esserlo per difendere i propri interessi…

quesalid
Scritto il 25 luglio 2016 at 10:42

stanziale@finanza,

La mia non era una critica alla “logica dello spazio-tempo” ma una critica ai limiti dell’azione, come meglio esposto da E. Morin.

da Edgar Morin: On Complexity.

LE AZIONI SONO UNA SCOMMESSA
Talvolta abbiamo l’impressione che l’azione semplifica, perchè con una scelta, noi decidiamo, chiudiamo la faccenda. L’esempio di azione che semplifica ogni cosa è la spada di Alessandro che tronca il nodo di Gordio che nessuno poteva sciogliere a mani nude. Di certo l’azione è decisione, una scelta, ma è anche una scommessa.
In questa nozione di scommessa si situa una coscienza di rischio ed incertezza. Ogni strategia in ogni possibile dominio presenta questa coscienza della scommessa, e il pensiero moderno ha capito che le nostre convinzioni più profonde sono oggetto di una scommessa. E’ quello che Blaise Pascal ci ha insegnato riguardo alla fede religiosa nel XVII secolo. Dobbiamo essere consci delle nostra scommesse politiche e filosofiche.
L’azione è strategia. La parola strategia non significa una programma predeterminato che possiamo applicare nel tempo senza variazioni. La strategia permette, a partire da una decisione iniziale, di prefigurare un certo numero di scenari di azione, scenari che possono essere modificati in accordo alla informazioni che sono prodotte dall’azione e in accordo alla probabilità di eventi che possono accadere e distruggere l’azione.
La strategia combatte continuamente contro il caso e ricerca informazioni. Un esercito manda in avanti delle vedette, per così dire, spia per trovare informazioni, per eliminare il massimo di incertezza. Inoltre, la strategia non limita sè stessa a combattere contro il caso, ma tenta anche di utilizzarlo. Così, il genio di Napoleone ad Austerlitz fu di usare l’imprevedibilità meteorologica che stase un lenzuolo di nebbia sulle paludi che erano ritenute invalicabili per i soldati. Egli creò la sua strategia basandosi sulla nebbia, che permise di camuffare i movimenti della sua armata e di prendere di sorpresa il lato più scoperto dell’armata imperiale.
La strategia si avvantaggia del caso e, quando è una strategia che riguarda un altro giocatore, una buona strategia è quella di utilizzare gli errori dell’avversario. Nel gioco del calcio, la strategia consiste di palloni involontariamente ceduti dall’altra parte. La costruzione del gioco è costruita attraverso la decostruzione del gioco dell’avversario. Alla fine la migliore strategia – se è assistita da un pizzico di fortuna – vince. Il caso non è solo un fattore negativo da ridurre. E’ anche una opportunità da cogliere.
Il problema dell’azione ci deve anche rendere consapevoli del deragliamento e delle biforcazioni: situazioni iniziali che sono abbastanza vicine possono condurre a differenze incolmabili. Così, quando Martin Lutero fondò il suo movimento, egli pensava di essere in accordo con la Chiesa e voleva solo riformare gli abusi commessi dal papato in Germania. Poi, nel momento in cui dovette decidere se rinunciare o continuare, passò il confine da riformatore e protestante. Un movimento inesorabile lo trascinò via – come accade in tutte le deviazioni – e si andò a finire con una dichiarazione di guerra e le tesi di Wittemberg (1517). Il dominio dell’azione è molto rischioso, molto incerto. Ci impone una profonda consapevolezza del rischio, dei deragliamenti, delle biforcazioni e ci impone una profonda riflessione sulla complessità stessa.

L’AZIONE SFUGGE ALLE NOSTRE INTENZIONI
Qui è dove si manifesta la nozione di ecologia dell’azione. Nel momento in cui un individuo agisce, qualunque sia la sua azione, essa comincia a sfuggire alle sue intenzioni. L’azione entra all’interno di un universo di interazioni e alla fine è questo ambiente che ne prende possesso nel senso che essa può divenire l’esatto opposto delle nostre intenzioni. Spesso l’azione ci ritorna indietro come un boomerang. Questo ci costringe a seguire l’azione, per tentare di corregerla – se ne abbiamo ancora il tempo – e talvolta a silurarla come gli ingegneri della NASA che, se un missile abbandona la propria traiettoria, lanciano un altro missile per farlo esplodere.
L’azione presuppone la complessità, cioè a dire il rischio, l’azzardo, l’iniziativa, la decisione, la coscienza del deragliamento e della trasformazione. La parola strategia è in opposizione alla parola programmazione. Per sequenze localizzate in un ambiente stabile, si possono utilizzare programmi. Un programma non richiede vigilanza. Non richiede innovazione. Quando guidiamo verso il posto di lavoro all’interno della nostra macchina, una parte della guida è programmata. Se incontriamo improvvisamente del traffico, dobbiamo decidere se cambiare percorso o meno, e violare la regola: abbiamo bisogno di utilizzare una strategia. Questo è il motivo per il quale dobbiamo utilizzare frammenti multipli di azioni programmate, per essere in grado di concentraci su quello che è essenziale, per trattare il rischio in maniera strategica.
Non esiste da una parte un dominio di complessità che include il pensiero e la riflessione e dall’altra un dominio di cose semplici che include l’azione. L’azione è un reame concreto e talvolta essenziale della complessità. L’azione può certamente accontentarsi di una strategia immediata che dipende dalla intuizione, da un dono personale di strategia. Ma può anche beneficiare di un pensiero complesso, ma il pensiero complesso è prima di tutto una sfida.
Una visione semplificata, lineare provoca una mutilazione della casualità. Ad esempio, la politica del pestrolio prende in considerazione solo il fattore prezzo senza considerare l’esaurimento delle risorse naturali, le tendendenze indipendenti delle varie nazioni produttrici, o le convenienze politiche. Gli esperti espellono dalla loro analisi la storia, la geografia, la sociologia, la politica, la religione, la mitologia, e tutte assieme esse si prendono la loro rivincita.

LA MACCHINA NON BANALE
Gli esseri umani, la società, le aziende – questi sono esempi di macchine non banali. Una macchina banale è una macchina tale che conoscendo tutti gli ingressi si conoscono tutte le possibili uscite. Nel momento in cui si conosce tutto ciò che entrato nella macchina, si è in grado di predirne il comportamento. Per un certo aspetto, anche noi siamo macchine banali il cui comportamento può essere generalmente previsto.
In realtà la vita sociale ci richiede proprio queto: che ci comportiamo come macchine banali. Naturalmente noi non ci comportiamo come puri automi, ricerchiamo mezzi non banali non appena ci accorgiamo di essere in grado di raggiungere i nostri obiettivi. Quello che è di fondamentale importanza è che durante i momenti di crisi, i momenti di decisione, la macchina diventa non banale: agisce in una maniera che non può essere prevista. Ogni cosa che ha a che fare con l’emersione di una novità è non banale e non può essere previsto. Così, quando gli studenti cinesi scesero in strada in migliaia, la Cina divenne una macchina non banale. In Unione Sovietica, nel 1987-1989, Gorbachev si è comportato come una macchina non banale. Tutto ciò che capita nella storia, in particolar modo nei momenti di crisi, sono eventi non banali che non possono essere previsti in anticipo. Giovanna D’Arco, che sentì le voci e decise di andare ad incontrare il re di Francia, si stava comportando in modo non banale. Tutto ciò che accade nella politica mondiale è nato in modo inaspettato.
Le nostre società sono macchine non banali nel senso che conoscono incessantemente crisi politiche, economiche e sociali. Ogni crisi comporta un aumento di incertezza. La prevedibilità si riduce. Il disordine diventa minaccioso. Gli antagonismi inibiscono la complementarità, i conflitti virtuali si concretizzano. Le strutture regolative smettono di funzionare. Dobbiamo abbandonare la programmazione ed inventare nuove strategie per uscire dalla crisi. Dobbiamo abbandonare le soluzioni che hanno funzionato nelle crisi passate ed elaborare nuove soluzioni.

PREPARARSI ALL’INATTESO
La complessità non consiste in una ricetta per conoscere l’inatteso, ma ci rende prudenti ed attenti. Non ci permette di cadere addormentati in un apparente e banale determinismo meccanico. Ci mostra che non dobbiamo credere che ciò che sta funzionando ora continui ad andare avanti in maniera indefinita. Dovremmo ben sapere che tutto ciò di importante che è avvenuto nella storia del mondo e nella nostra vita è avvenuto in modo totalmente inatteso, tuttavia continuiamo ad agire come se l’inatteso non comparirà più. Scrollarsi di dosso questa pigrizia mentale è una lezione di pensiero complesso. Il pensiero complesso non rifiuta la chiarezza, l’ordine o il determinismo. Sa che però essi non sono sufficienti, sa che non possiamo in alcun modo programmare la scoperta, la conoscenza o l’azione.
La complessità necessita di una strategia. Certo, segmenti programmati di sequenze nelle quali non c’è casualità sono utili e necessarie. In situazioni normali l’auto pilota è possibile, ma viene richiesta una strategia non appena si presenta l’inatteso o l’incerto, che è come dire non appena appaiono i problemi importanti.
Pensieri semplici risolvono problemi semplici senza alcun problema. Il pensiero complesso in sè stesso non risolve problemi, ma costituisce un aiuto ad una strategia che sia in grado di affrontarli. Ci dice: “Aiutati, che il pensiero complesso t’aiuta!”. Quello che fa il pensiero complesso è fornire a ciascuno un avvertimento che dice “Non scordare mai che la realtà è in continuo cambiamento, non dimenticare mai che qualcosa di nuovo può nascere (e necessariamente nascerà)”
La complessità è situata al punto di partenza di una azione più ricca, meno mutilata. Io credo fermamente che meno il pensiero viene mutilato, meno mutilerà gli esseri umani. Dobbiamo ricordare tutti i danni causati dalle visioni semplificate, non solo all’interno del mondo intellettuale, ma nella vita stessa. La maggior parte della sofferenza di milioni di esseri deriva dagli effetti di un pensiero frammentato e unidimensionale.

icebergfinanza
Scritto il 25 luglio 2016 at 10:57

Come preannunciato la settimana dopo anni e anni in diretta senza nessuna pausa nelle prossime due settimane continueremo a navigare ad andatura ridotta di traverso senza mancare l’appuntamento con i fatti salienti della settimana che sono il FOMC della FED mercoledì e la pubblicazione del l’ennesima sceneggiata degli stress test della BCE attesi per venerdì sera. Per il resto
Siano in diretta su Twitter con notizie analisi e curiosità Al ritorno un Machiavelli in forma strepitosa ci attende per intravvedere insieme l’ultimo volo dell’Araba Fenice.Un abbraccio a tutti Andrea

madmax
Scritto il 25 luglio 2016 at 12:52

aorlansky60,

Qualche commento sparso altrimenti dovrei stare a scrivere ore!!!!

-mancarono i mezzi, possiamo ricordare che qualche industriale automobilistico gia’ famoso a quel tempo spostava i carri da uno stabilimento al’altro per gonfiare quanto fatto? Non si tratta di mancanza di mezzi od idee ma della solita furberia guascona, che come sempre porta al disastro.

-truppe partigiane, hai ragione su un punto le truppe partigiane erano ASSENTI nel sud italia, mai lottato. Ma va ricordato che nel nord italia proprio grazie ai partigiani armati la popolazione non e’ stata stuprata e sodomizzata dalle truppe alleate (marocchini in testa). La storia la scrive chi vince ma rileggetevi La Pelle o riguardatevi il film la Ciociara se non lo conoscete, quella era la punta dell’iceberg.

-comportamento tedeschi: scusa ma i primi arrivati l’AfrikaCorps di Rommel erano molto amichevoli con la popolazione e non vi erano problemi. Poi dopo l’armistizio (voltagabbana) firmato da un generale italiano in borghese (gia’ la dice lunga) siamo diventati un paese allo sbando (grazie pure ai reali per la fuga) ed ha portato massacri pure tra i militari (vedi Cefalonia). Insomma abbiamo pagato un prezzo enorme per non dire che non eravamo piu’ alleati.
Saluti e torniamo all’economia!

aorlansky60
Scritto il 26 luglio 2016 at 10:03

@ Madmax

visto che il tuo intervento è rimasto -da ieri- l’ultimo della lista, possiamo divagare oltre economia attuale,
rispondo punto su punto al tuo ultimo intervento – chiedendo la pazienza del padrone di casa per andare fuori tema:

1) pur concessa la “furberia guascona” come la definisci [evidentemente in voga già allora in italia]
i MEZZI mancarono eccome, sia in numero che in quantità
per il semplice motivo di :
a) una evidente arretratezza in fatto di idee tecniche del nostro settore ricerca e sviluppo in campo militare rispetto a quello degli avversari;
b) le casse statali degli ultimi due decenni post I W.W. non consentirono allo stesso settore ricerca dell’italia di sviluppare e produrre MEZZI MILITARI adeguati ed equiparabili sia a quelle delle democrazie occidentali che a quelle degli stessi alleati tedeschi :

in una simile condizione, la decisione di mussolini di entrare in guerra assume un AGGRAVANTE assolutamente INDIFENDIBILE agli occhi della storia e per il suo stesso popolo che ne pagherà le conseguenze peggiori.

Nel 1939 l’italia poteva vantare solo un Arma (La Regia Marina) al livello delle altre potenze mondiali, anche se le mancò sempre una portaerei e soprattutto la coordinazione aeronavale tra forze di marina ed areonautiche [già sperimentata sia da parte di USA che UK] che diventò un must assoluto nella nuova strategia di combattimento che la II WW apportò in relazione ai nuovi mezzi tecnologici a disposizione degli Stati;

per come si presentava all’alba del conflitto, l’areonautica italiana faceva letteralmente pena (con i ridicoli caccia prima biplani poi monoplani fiat, vari mod.) e il proseguo del conflitto non consentì -per ovvi motivi- all’italia di colmare il gap teconologico che lo separava dai migliori competitori; il Macchi mc200 con le sue varie evoluzioni 202 e 205 (giudicato dagli esperti come il miglior caccia italiano della II WW ed uno che finalmente poteva competere con i migliori caccia avversari) fu introdotto troppo tardi -finito e dato in dotazione all’areonautica militare italiana solo alla fine del 1942- affinche riuscisse a dare un contributo valido; sui bombardieri italiani è meglio stendere un velo pietoso evitando così di perdere tempo a parlarne;

così come è meglio evitare di citare i mezzi a disposizione dell’Esercito (l’Arma messa nelle peggiori condizioni rispetto alle altre due) per semplice vergogna; basti solo dire che in un nuovo tipo di guerra [differente da tutte quelle che l’avevano preceduta ad iniziare dal Imo conflitto mondiale] la cui strategia di base imponeva IL RAPIDO MOVIMENTO,
il tank cingolato più evoluto che l’italia riuscì a mettere in campo era l’Ansaldo M13 [con sue varie future derivazioni] dal peso di 15 tonn (quando gli avversari superavano abbondantemente le 30 tonn, arrivando alle 40 tonn verso la fine del conflitto per i mod. più sviluppati) dotato di un ridicolo 45mm come pezzo principale (quando gli avversari erano dotati di un 75mm; i tedeschi arriveranno allo stato dell’arte in fatto di artiglieria mobile con il celeberrimo pezzo da 88mm) con vel max di 30 km/h (quando tutti i tanks avversari sia medi che pesanti in dotazione agli eserciti rivali potevano contare su una vel max nettamente superiore, nell’ordine dei 40 km/h in media)

non serve dire altro, se non l’amara definizione (“scatola di sardine“) con cui i carristi italiani della II WW in nord africa definirono il carro leggero L3/35 (*) dato loro in dotazione per competere contro i CRUISER, i CRUSADER, i CROMWELL, i CENTURION inglesi, di tutt’altra classe; da ridere, se non ci fosse da piangere.

pensare di mandare in guerra a combattere la propria gente dotata di mezzi simili (*), e pensare di riuscire a prevalere sugli avversari -sapendo quest’ultimi dotati di ben altri MEZZI- non ha solo del pressapochista ingenuo ma anche del PAZZO CRIMINALE – questo detto al gov mussolini in prima persona e al suo stato maggiore.

2) “Ma va ricordato che nel nord italia proprio grazie ai partigiani armati la popolazione non e’ stata stuprata e sodomizzata dalle truppe alleate

la storia insegna che, specie quando si tratta di Storia MILITARE, c’è sempre un prezzo da pagare;

potrà sembrare cinico dirlo ora in tempo di pace a distanza di 70 anni, ma tant’ è.

Per come era messa l’italia in quel momento (dopo l’8 SET 1943)
-un paese spaccato in DUE, sia politicamente (repubblica di salò vs CLN) che per forze di invasione straniere (nazi vs Alleati) che l’avevano letteralmente violentata dividendola in due-
NON ERA UN PAESE IN CONDIZIONI DI TRATTARE, e questa è la sorte dei vinti ;

per nostra fortuna, o per meglio dire per fortuna dei nostri progenitori, i vincitori Alleati si accontentarono di stuprare a macchia di leopardo durante il loro periodo di permanenza in italia; potrà sembrare cinico e brutale dirlo in questi termini, sopratutto verso chi ne subì la violenza, ma di fronte ai tedeschi che UCCIDEVANO interi paesi di civili, rastrellandoli, per il gusto di farlo, lo stupro assume il connotato di una violenza tutto sommato sopportabile.

(finchè c’è vita c’è speranza; quando sei morto, no)

i militari tedeschi erano di tutt’altra pasta delle forze alleate venute a combattere su suolo italiano, e i fatti avvenuti con gli assassinii in lunigiana e nell’appennino bolognese lo dimostrano appieno : i tedeschi vedevano gli italiani -sia che fossero militari regolari che partigiani che civili uomini donne vecchi o bambini- indistintamente, come l’alleato che li aveva traditi e per questo da mettere A FERRO E FUOCO, cosa che fecero; se avessero avuto più tempo per farlo, i morti civili italiani per mano nazi-tedesca sarebbero stati MOLTO PIU’ NUMEROSI della conta ufficiale, dato che quello che fecero i nazi-tedeschi lo fecero in gran fretta e in ritirata, con gli Alleati che gli fiatavano sul collo, premendo ormai in arrivo verso la pianura padana.

stanziale
Scritto il 26 luglio 2016 at 19:35

aorlansky60,

Uhm….si fa per ragionare. Non mi pare che, rispetto ai tedeschi, gli americani e inglesi andassero per il sottile: gli americani facevano bombardamenti da alta quota distruggendo ed ammazzando civili inermi, gli inglesi invece preferivano volare radenti per essere piu’ sicuri di ammazzarli, i civili, magari bambini alle giostre: vigeva la strategie del terrore da ambo le parti. La differenza invece secondo me, e’ nel dopoguerra. I tedeschi avevano per noi gia’ pronto un piano da perfetta colonia agricola (be’, sempre meglio della Merkel, ora neanche quello ci riconosce), gli americani invece, ci hanno fatto stare bene fino a qualche decennio fa, questo bisogna riconoscerlo. O forse e’ stata l’influenza di Keynes….Per quanto riguarda la preparazione italiana nel 1940 al conflitto, nasce secondo me dal solito atavico vizio di presunta furbizia che fece pensare di sedersi al tavolo del vincitore con poca spesa, ma anche soprattutto dalla impreparazione industriale , il voler difendere quota 90 mise in deflazione l’Italia…i soliti libberisti, l’austerity, c’erano anche allora nella persona (se non sbaglio ) di Beneduce gov. banca italia- il Duce era maestro elementare, non capiva nulla di economia (o piu’ o meno come Renzi…).

aorlansky60
Scritto il 27 luglio 2016 at 08:36

@ Stanziale

“a la guerre comme a la guerre”

quando la guerra ce l’hai sul tuo territorio, fare distinzioni di sorta è un eufemismo;

soprattutto quando a contendere il tuo (nostro) territorio sono due fazioni straniere, come avvenuto in occasione della II WW;

è indubbio che sotto il profilo della “determinazione” gli anglosassoni non fossero degli sprovveduti,

ma almeno è provato che su suolo italiano non commisero eccidi verso civili inermi, come quelli commessi (e provati) dalle SS nazi tedesche nei luoghi che ho ricordato;

la guerra è sempre stata una sporca faccenda, e il progresso tecnologico -con lo sviluppo della micidiale arma aerea- ha sublimato questo concetto nella sua brutalità;

infatti ci stà che i bombardamenti rientrino in una logica strategica precisa, quella di fiaccare l’avversario colpendo città e luoghi densamente popolati, prima ancora che questi costituiscano obiettivo strategico per presenza di infrastrutture importanti da eliminare,

ma anche in questo caso l’esempio lo iniziarono i nazi/fascisti, prima a Guernica nella guerra civile spagnola (e in seguito in altri luoghi roccaforte dei repubblicani)

poi intensamente sulla città di Londra nella primavera-estate del 40;

Col passare del tempo, inglesi e americani divennero molto più “bravi” cinici e spietati nell’organizzare i loro raids aerei. Gli inglesi non dimenticarono mai quello che fecero i tedeschi su Londra, una città che non costituiva obiettivo strategico per presenza di infrastrutture, ma il cuore dell’Inghilterra – agli occhi di hitler – da abbattere per fiaccare il morale di tutta una nazione, uccidendo quanti più civili possibili sotto i raids aerei della Luftwaffe; qualche anno dopo, gli inglesi gliela fecero pagare molto cara prendendosi gli interessi (i bombardamenti della RAF unita alla USAF, tra l’estate 44 e primavera 45 culminanti con gli episodi delle città di Amburgo e Dresda, che a qualcuno mette ancora i brividi…).

Col senno di poi, conoscendo le due fazioni per quanto la storia mi ha documentato (ed io sono uno che la storia, specie quella della II WW, l’ha studiata a fondo specie nei suoi aspetti più militari) fossi stato al posto di un civile che viveva nel centro/nord italia dopo l’8 SET 43, avrei di certo fatto il “tifo”, se così si può dire, per gli Alleati piuttosto che per i nazi tedeschi.

Scritto il 6 agosto 2016 at 15:50

Mazzalai, ma che storia racconti?
Da quando c’è stata la Brexit, in UK non è uscito un dato negativo.
Ultimo in ordine di tempo il PIL II trim. 2016 negativo, dopo il blocco dei fondi immobiliari, indici di fiducia negativi, etc.
Oppure sono falsificati anche questi dati?
Della serie: la verità l’hai in tasca solo tu.
Quella che proponi mi sembra l’esatto contrario dell’informazione.

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