CHINA’S UNSUSTAINABLE DEBT!

Scritto il alle 08:00 da icebergfinanza

Affascina osservare come i partecipanti al mercato hanno sempre la memoria corta, basta davvero poco per dimenticare quello che è accaduto negli ultimi sei mesi…

China debt load reaches record high as risk to economy

China’s Unsustainable Debt can Lead to Financial Outburst

Ogni tanto a corrente alternata qualcuno torna ad occuparsi del rischio Cina.

Il debito totale della Cina è aumentato al 249 per cento del suo prodotto interno lordo (PIL) nel primo trimestre di quest’anno. Secondo alcuni economisti, ciò potrebbe comportare un rallentamento prolungato della crescita economica del paese. Da tempo noi di Icebergfinanza attraverso le analisi di Machiavelli, vi raccontiamo che il debito è una seria ipoteca sulla crescita futura e che in una deflazione da debiti l’ultima opzione sono i default e le ristrutturazioni di massa.

Ha Jiming, della Goldman Sachs Chief Investment Strategist, ha scritto in un rapporto di  che ” tutti i principali paesi, che hanno avuto a che fare con un rapido aumento del debito hanno vissuto sia una crisi finanziaria che un rallentamento prolungato della crescita del PIL.”

Secondo il Financial Times, Pechino ha già fatto ricorso a prestiti massicci per contribuire ad aumentare la crescita economica, consentendo un debito netto totale di 162 miliardi di yuan ($ 25 miliardi) dati relativi alla fine di marzo, contando sia i prestiti nazionali che quelli esteri. 

Pechino spende per sostenere la crescita a breve termine, nonché per contrastare la crisi finanziaria a lungo termine, e il nuovo indebitamento è salito di 6,2 miliardi di yuan (95 milioni di dollari) nei primi tre mesi del 2016. Secondo i dati della Banca centrale, questo è il più grande aumento trimestrale degli ultimi anni.

Tralasciando il debito basterebbe dare un’occhiata alla bilancia commerciale cinese…

China Balance of Trade

…alla dinamica delle esportazioni negli ultimi mesi …

China Exports

…al debito estero …

China Gross External Debt

… ai flussi dei capitali …

China Capital Flows

… al tasso di inflazione …

China Inflation Rate MoM

Thanks to Trading Economics

Le aspettative sono di una riduzione di solo il 20 % rispetto allo scorso anno della fuga di capitali per tutto il 2016 ma non è escluso che la dinamica acceleri …

China expected to see $538 billion capital exodus in 2016

Inoltre il China Containerized Freight Index non lascia scampo alle interpretazioni

Per il periodo da gennaio a marzo le esportazioni sono in calo del 9,6% anno su anno. In particolare:

  • Per gli Stati Uniti -8,8%
  • Per Hong Kong -6,5%
  • Per il Giappone -5,5%
  • Per la Corea del Sud -11.2%
  • Per Taiwan -3,7%
  • Per i paesi ASEAN -13,7%
  • Per l’UE -6,9%
  • Per il Sudafrica -29,6%
  • Per il Brasile -47,2%
  • In Australia -1,9%
  • Per la Nuova Zelanda -12,4%.

Aspettiamo quindi che la Fed martedì ci racconti che pericoli e squilibri globali sono in ridimensionamento e che è stato solo un brutto sogno!

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3 commenti Commenta
kry
Scritto il 26 aprile 2016 at 09:35

Andate , crescete e moltiplicate i debiti.
E’ il Multinazionalismo opss pardon volevo dire la globalizzazione dove tutto è strettamente collegato alla cura Monti … ” abbiamo distrutto la domanda interna ” … del mondo intero.

aorlansky60
Scritto il 26 aprile 2016 at 11:18

Un paese del genere, con i numeri che vanta, se emette un colpo di tosse -o peggio un influenza- non può non condizionare tutto il resto del mondo (l’ho detto spesso);

quando si pensa ai giganti dell’economia, solitamente vengono in mente nomi di banche americane (o anglosassoni in genere) ma la realtà attuale mostra un foto ben diversa :
al giorno d’oggi la banca più grande al mondo [per numeri a bilancio e giro d’affari complessivo] è cinese (ICBC Industrial Commercial Bank of China) seguita non lontano in classifica da altri due colossi cinesi (China Construction Bank e Bank of China) in buona compagnia di quelle americane e inglesi…

Il vero problema (e conseguente rischio sistemico per il mondo intero) del vorticoso aumento del debito cinese [verificatosi dal 2005 al 2015 con accentuazione dal 2014] è senz’altro non di ordine pubbl (al 41% del pil secondo ultimi dati) ma di ordine privato.

Secondo le stime dei più autorevoli studi di settore, in China si annida il 40% dell’intero debito privato mondiale.

Questo gigantesco debito privato non è riconducibile alle famiglie, ma prevalentemente alle imprese.

E l’arresto della crescita cinese spiega quello che stà avvenendo in quel settore, che è anche al contempo la causa dell’aumento di questo elevato debito privato – come un cane che si morde la coda;

il settore che mostra con più evidenza questa tendenza [con relativo rischio] è quello del FERRO e dell’ACCIAIO

(che guarda caso si è diretto ad interessare i settori europei : i cinesi non sanno più come riversare in casa loro [visto che la domanda ha subito un repentino arresto] tutte quelle montagne di ferro & acciao prodotte negli ultimi anni, che hanno pensato bene di riversarlo nel mondo intero a costo bassissimo mettendo sugli allarmi i produttori europei per concorrenza sleale)

che stà mettendo in forte difficoltà molte soc produttrici cinesi, in pratica molte di esse sarebbero sull’orlo del fallimento (e già fallite nel 2015) se non fossero adeguatamente sostenute dalle banche locali, dato che la maggior parte del debito che queste imprese hanno creato (soprattutto negli ultimi anni) non è più sorretto da adeguato cash flow generato dalle stesse aziende; i cinesi anzichè lasciare fallire quelle imprese hanno deciso di tenerle in piedi come zombies viventi, inondandole di liquidità (perchè il debito contratto è gravato da interessi, inutile dirlo, e questi alla fine si devono pur corrispondere).

Non c’è nulla di nuovo qui : è l’ennesimo schema di Ponzi messo in atto che, come ogni torta che si rispetti (e quella creata in China è G-I-G-A-N-T-E-S-C-A) è in grado di attirare SPECULAZIONE economica altrettanto gigantesca, il che non fà altro che alzare ulteriormente il potenziale di quello che è un problema [ed un rischio] ancora calmierato dalla poderosa capacità degl istituti bancari cinesi; certo è che le cifre in gioco fanno paura.

Molto spesso Andrea -ed altri- hanno ribadito che la prossima crisi epocale povrebbe scaturire solo da innesco Americano;

in fatto di possibili “inneschi”, io non sottovaluterei la China (avendo a mente i numeri attuali)…

camulos
Scritto il 26 aprile 2016 at 19:13

aor­lan­sky60:
Un paese del ge­ne­re, con i nu­me­ri che vanta, se emet­te un colpo di tosse -o peg­gio un in­fluen­za- non può non con­di­zio­na­re tutto il resto del mondo (l’ho detto spes­so);

quan­do si pensa ai gi­gan­ti del­l’e­co­no­mia, so­li­ta­men­te ven­go­no in mente nomi di ban­che ame­ri­ca­ne (o an­glo­sas­so­ni in ge­ne­re) ma la real­tà at­tua­le mo­stra un foto ben di­ver­sa :
al gior­no d’og­gi la banca più gran­de al mondo [per nu­me­ri a bi­lan­cio e giro d’af­fa­ri com­ples­si­vo] è ci­ne­se (ICBC In­du­strial Com­mer­cial Bank of China) se­gui­ta non lon­ta­no in clas­si­fi­ca da altri due co­los­si ci­ne­si (China Con­struc­tion Bank e Bank of China) in buona com­pa­gnia di quel­le ame­ri­ca­ne e in­gle­si…

Il vero pro­ble­ma (e con­se­guen­te ri­schio si­ste­mi­co per il mondo in­te­ro) del vor­ti­co­so au­men­to del de­bi­to ci­ne­se [ve­ri­fi­ca­to­si dal 2005 al 2015 con ac­cen­tua­zio­ne dal 2014] è sen­z’al­tro non di or­di­ne pubbl (al 41% del pil se­con­do ul­ti­mi dati) ma di or­di­ne pri­va­to.

Se­con­do le stime dei più au­to­re­vo­li studi di set­to­re, in China si an­ni­da il 40% del­l’in­te­ro de­bi­to pri­va­to mon­dia­le.

Que­sto gi­gan­te­sco de­bi­to pri­va­to non è ri­con­du­ci­bi­le alle fa­mi­glie, ma pre­va­len­te­men­te alle im­pre­se.

E l’ar­re­sto della cre­sci­ta ci­ne­se spie­ga quel­lo che stà av­ve­nen­do in quel set­to­re, che è anche al con­tem­po la causa del­l’au­men­to di que­sto ele­va­to de­bi­to pri­va­to – come un cane che si morde la coda;

il set­to­re che mo­stra con più evi­den­za que­sta ten­den­za [con re­la­ti­vo ri­schio] è quel­lo del FERRO e del­l’AC­CIA­IO

(che guar­da caso si è di­ret­to ad in­te­res­sa­re i set­to­ri eu­ro­pei : i ci­ne­si non sanno più come ri­ver­sa­re in casa loro [visto che la do­man­da ha su­bi­to un re­pen­ti­no ar­re­sto] tutte quel­le mon­ta­gne di ferro & ac­ciao pro­dot­te negli ul­ti­mi anni, che hanno pen­sa­to bene di ri­ver­sar­lo nel mondo in­te­ro a costo bas­sis­si­mo met­ten­do sugli al­lar­mi i pro­dut­to­ri eu­ro­pei per con­cor­ren­za slea­le)

che stà met­ten­do in forte dif­fi­col­tà molte soc pro­dut­tri­ci ci­ne­si, in pra­ti­ca molte di esse sa­reb­be­ro sul­l’or­lo del fal­li­men­to (e già fal­li­te nel 2015) se non fos­se­ro ade­gua­ta­men­te so­ste­nu­te dalle ban­che lo­ca­li, dato che la mag­gior parte del de­bi­to che que­ste im­pre­se hanno crea­to (so­prat­tut­to negli ul­ti­mi anni) non è più sor­ret­to da ade­gua­to cash flow ge­ne­ra­to dalle stes­se azien­de; i ci­ne­si an­zi­chè la­scia­re fal­li­re quel­le im­pre­se hanno de­ci­so di te­ner­le in piedi come zom­bies vi­ven­ti, inon­dan­do­le di li­qui­di­tà (per­chè il de­bi­to con­trat­to è gra­va­to da in­te­res­si, inu­ti­le dirlo, e que­sti alla fine si de­vo­no pur cor­ri­spon­de­re).

Non c’è nulla di nuovo qui : è l’en­ne­si­mo sche­ma di Ponzi messo in atto che, come ogni torta che si ri­spet­ti (e quel­la crea­ta in China è G-I-G-A-N-T-E-S-C-A) è in grado di at­ti­ra­re SPE­CU­LA­ZIO­NE eco­no­mi­ca al­tret­tan­to gi­gan­te­sca, il che non fà altro che al­za­re ul­te­rior­men­te il po­ten­zia­le di quel­lo che è un pro­ble­ma [ed un ri­schio] an­co­ra cal­mie­ra­to dalla po­de­ro­sa ca­pa­ci­tà degl isti­tu­ti ban­ca­ri ci­ne­si; certo è che le cifre in gioco fanno paura.

Molto spes­so An­drea -ed al­tri- hanno ri­ba­di­to che la pros­si­ma crisi epo­ca­le po­vreb­be sca­tu­ri­re solo da in­ne­sco Ame­ri­ca­no;

in fatto di pos­si­bi­li “in­ne­schi”, io non sot­to­va­lu­te­rei la China (aven­do a mente i nu­me­ri at­tua­li)…

Per la cina il problema è il debito denominato in valuta straniera, quindi bisogna vedere quel 249% del pil di debito come si compone.
Se è vero che i cinesi hanno chiuso le loro posizioni debitorie in dollari come sostiene il capitano con cui concordo, difficilmente la cina sarà l’innesco

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