ATLANTE: ITALIA FONDO SALVA BANCHE

Scritto il alle 11:17 da icebergfinanza

imageUn rapido accenno al fondo salvabanche denominato “Atlante” che servirà a salvare la Popolare di Vicenza e Banca Veneta, rapido accenno solo perché Mediobanca si è tirata fuori dall’operazione all’ultimo istante e questo la dice lunga sullo schema di Ponzi messo in piedi.

l’articolo è preso dal giornale LaStampa http://www.lastampa.it/2016/04/12/economia/atlante-ecco-come-il-governo-salva-le-banche-Oj2u1nCi4y3rKAXvdAv1EM/amphtml/pagina.amp.html

Si chiamerà Atlante come il titano che regge la sfera celeste, varrà fino a sei miliardi di euro e avrà una missione: tamponare le falle del sistema bancario italiano prima che qualche rivolo insidioso si trasformi in una drammatica esondazione. La delicatezza del momento ieri era ben rappresentata dal via vai di banchieri dal portone del Tesoro, in via XX settembre. In tre riunioni si sono alternati i vertici di Unicredit, Intesa San Paolo, il numero uno delle Fondazioni bancarie Guzzetti, e poi Ubi, Bpm e Banco Popolare, Credito Valtellinese. E ancora Cassa depositi e prestiti, Banca d’Italia, i tecnici del ministero. Mancano pochi dettagli e il via libera dei consigli di amministrazione, ma lo schema è pronto.

(…)Il Fondo nascerà in maggio grazie soprattutto a Unicredit e Intesa Sanpaolo (sottoscriveranno un miliardo a testa), le Fondazioni e la già citata Cdp (con 500 milioni). Sarà gestito da Quaestio Sgr, la società di diritto lussemburghese guidata da Alessandro Penati e a sua volta partecipata dalla Fondazione Cariplo di Guzzetti (37 per cento) Locke, Cassa dei Geometri e Opere Don Bosco. Advisor dell’intera poperazione saranno lo studio Erede e la Merrill Lynch di Marco Morelli, mentre sul filo di lana si è chiamata fuori Mediobanca.

Il capitale di Atlante sarà destinato al 70 per cento agli aumenti di capitale delle banche, in particolare le due ex popolari venete, Veneto e Vicenza. Se, come molti temono, l’offerta di azioni non dovesse fare il pieno, il nuovo Fondo si farà carico dell’inoptato. Veneto Banca e Popolare di Vicenza hanno un problema ulteriore, hanno il più alto livello di crediti in sofferenza in rapporto agli impieghi: peggio di loro fa solo il Monte dei Paschi. Poiché il primo piano del Tesoro non decolla (i cosiddetti «Gacs») a queste tre banche, e ai loro «non performing loan» sarà destinata la gran parte del restante 30 per cento di Atlante. L’unico precedente storico in Italia di un fondo per le banche in crisi risale agli anni trenta e si chiamava «Consorzio sovvenzioni per i valori mobiliari». Le differenze per il momento sono sostanziali: i soldi erano tutti pubblici e diedero vita all’Iri. Qui di pubblico ci sono la regia e la proprietà di Cdp, mentre il capitale è dei correntisti postali. Solo il tempo dirà se e quanto avrà fruttato.

Twitter @alexbarbera

Ho riportato in grassetto alcuni passi significativi e ora permettetemi un battuta!

Ma al Governo lo sanno che nella mitologia greca Atlante non appena possibile se la diede a gambe levate rifilando il pacco a Eracle raccontando che andava a raccogliere i pomi d’oro delle Esperadi? Solo con uno stratagemma Eracle riuscì a fregare Atlante rifilando di nuovo il pacco…

 

 

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7 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 12 aprile 2016 at 12:37

FASE CATABOLICA AVANZATA. COME UN MALATO TERMINALE CHE SI CONSUMA I GRASSI POI I MUSCOLI POI NIENTE. FINE.

aorlansky60
Scritto il 12 aprile 2016 at 12:45

Veneto Banca e Popolare di Vicenza hanno un problema ulteriore, hanno il più alto livello di crediti in sofferenza in rapporto agli impieghi: peggio di loro fa solo il Monte dei Paschi.

posto anche qui, visto che è il thread più indicato, quanto già scritto in altra parte :

(da un rapporto del SOLE24 sulle banche ITA a OTT 2015)

MPS detiene 24.387 miliardi di crediti deteriorati al “netto”, a fronte di un rapp di questi con il “capitale netto tangibile” della stessa MPS al 258,1% (dato impressionante per negatività, che lascia pochi dubbi circa la sostenibilità di una banca tecnicamente già fallita e stra-fallita da tempo, salvo considerare che per il suo [notevole] PESO nel panorama nazionale NON può essere lasciata fallire; in pratica MPS incarna una sorta di Deutsche Bank a livello Europeo rapportata in piccolo; se dovesse fallire DB con ogni probabilità l’Europa intera ritorna al baratto, proprio per questo non la lascieranno mai fallire)

tanto per fare comprendere quant’è disastrosamente nauseabondo quel rapp al 258,1% di MPS,

Unicredit che vanta l’esposizione assoluta maggiore [nel panorama italiano] verso il marciume NPL (39.583 miliardi al “netto”)
riesce ad esibire un rapp con il proprio “capitale netto tangibile” al 82,6% (dati rapportati a OTT 2015)…

Intesa si ritrova esposta verso NPL al netto di 34.176 miliardi bilanciati da un rapp con il proprio “capitale netto tangibile” al 83,2% (dati rapportati a OTT 2015)…

doge
Scritto il 12 aprile 2016 at 15:40

@aorlansky60

(…)MPS detiene 24.387 miliardi di crediti deteriorati al “netto”(…)

scusa non è che sono 24.387 milioni???

aorlansky60
Scritto il 12 aprile 2016 at 16:03

ovvio [che sono milioni, con il punto a separatore]; vale a dire 24,387 miliardi

Forse la stima non è neppure quella, altrimenti non si spiega perchè da [molto] tempo padoan & renzi stanno disperatamente cercando un partner cui sbologn…. coniugare MPS senza che nessuno se la fili sia in italia che all’estero, nemmeno il fondo corsari in ritiro della Cayenna, il fatto è che nessuno è certo di quello (in fatto di BUCO reale di MPS) che un eventuale compratore potrebbe ritrovarsi in mano, una volta deciso di…

stanziale
Scritto il 12 aprile 2016 at 19:27

Intanto, mentre le ns autorita’ mettono disperatamente a punto patetici piani B che difettano sempre di risorse, gli altri se la cavano ( per ora) grazie a quello che a noi e’ negato, l’aiuto della bce, vedasi soprattutto deutsche bank http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2016/4/12/SPY-FINANZA-Banche-Russia-Panama-Papers-il-legame-che-nessuno-vede/695436/ qui il commento di Bottarelli sulle dark pool, magari qualcuno piu’ preparato puo’ fare un commento.

charliebrown
Scritto il 12 aprile 2016 at 23:08

Certo lo stato catabolico avanzato e le decine di miliardi di NPL mettono i brividi, viene voglia di non pensare più a niente e di godersi la vita come si può, tanto tutto è perso…

Reagisco pensando a due frasi che ricorrevano nella saggezza di mio padre, uomo lavoratore e onesto e del tutto ignorante di finanza. Diceva spesso: “meglio tardi che mai” e “finché c’è vita c’è speranza”.

Il “meglio tardi che mai” potrebbe riferirsi proprio a questo fondo Atlante, che meritava comunque un nome meno sofferto e più di buon auspicio.

E la speranza quale può essere? Che le grandi banche italiane (Unicredito e Intesa, ci aggiungo anche UBI) siano dirette da uomini migliori di quelli che hanno diretto negli ultimi decenni la Banca d’Italia, la cui vigilanza sul sistema ha permesso…che i mali restassero nascosti fino a quello che si è visto in MPS e nelle banche venete. Sì, devo sperare che banchieri come Messina, Ghizzoni e Massiah abbiano la testa sulle spalle, e che quello che hanno detto e dicono sia vero e non solo parole per tenerci tranquilli.

Insomma cerco di pensare che non sia del tutto irrazionale mantenere un po’ di ottimismo, se non lo pensassi una delle alternative potrebbe essere proprio il “carpe diem” più che “la consapevolezza”.

Una speranza però nemmeno un forse stupido mini-ottimista (come cerco di essere stasera) può concedersela: che le cose migliorino grazie a questa europa e alle sue commissioni.

aorlansky60
Scritto il 13 aprile 2016 at 10:15

@ Charlie Brown

Il fatto è che lo stato delle ns banche dipende ormai dalla conseguenze della politica monetaria intrapresa dalla BCE (che a sua volta ha preso lo stesso modello intrapreso a suo tempo da BoJ e Fed)

il QE [in Europa] ha due facce della medaglia :

(è bene specificare Europa dal resto del contesto mondiale, dove a differenza di noi europei, americani inglesi e giapponesi possono contare su un unica politica fiscale e su una propria banca centrale che ha poteri decisionali ed operativi maggiori rispetto ad una realtà come lo è l’UE, ancora fortemente divisa per interessi dei singoli Stati membri e per politica fiscale distinta per ogni singolo paese di appartenenza)

se da una parte riesce a calmierare lo spread di Stati membri “pericolanti” (a livello di conti pubblici, e il nostro paese rientra tra questi) permettendo attualmente all’italia di finanziare il suo deb pubbl [quasi] a costo zero (senza QE e senza i suoi massicci acq di tit pubbl ITA vorrei vedere dove si posizionerebbe lo spread vs i bunds tedeschi, non certo all’attuale livello di 110-120 ma sicuramente molto più in alto…),

dall’altra parte ha portato il costo [e il rendimento] del denaro a zero; questo non lo dico io, basta osservare i grafici storici;

questo ultimo punto è importante : significa che i margini di guadagno delle banche italiane sono al momento assai risicati, quasi nulli, dovendo anche fare i conti con il fattore negativo ben noto degli NPL, di cui le banche italiane posseggono una delle percentuali più elevate (18% a fine 2015) insieme a portogallo (18%) e irlanda (22%) a livello europeo.

E con le prospettive che il QE duri fino a Marzo 2017 -data uff.le di fine operazione, ma si può essere sicuri di questo? specie se l’economia europea continuerà nel suo ristagno come le stime sembrano suggerire ???- è facile comprendere che tale problema non sarà di risoluzione immediata.

Naturalmente il problema deve essere esteso a tutte le banche europee, ma la nostra situazione è indubbiamente critica.
Fortemente critica.
Nonostante le belle parole che i ns vertici nazionali proferiscono periodicamente, nel ribadire che “il sistema bancario italiano è solido” per infondere sicurezza verso il basso (la base dei consumatori e tutta la popolazione in genere) uno appena più informato della media sa che esistono realtà pericolanti (per non dire disastrose) :

delle quattro commissariate da tempo (Etruria, CariFe, CaRiChieti, Banca Marche) e arenate nel NOV2015 da apposito Dl già ormai si sà; oltre queste, ci sono altri 16 istituti minori (prettamente territoriali) ancora attualmente commissariati, fortemente deficitari;

ma questa è solo la punta dell’iceberg (magari il problema italiano potesse essere ridotto solo alla somma di quelle 20 disastrate)
infatti oltre questo c’è [molto]di più, cioè la parte davvero più preoccupante del panorama : MPS, Carige, Popolare di VI, Veneto Banca.

Io non sò come si evolverà la faccenda (al momento non sono ottimista in merito), dico solo che valutate le cifre in gioco, 6 o 7 miliardi del fondo appena varato dal gov (in accordo con le maggiori banche ITA e con la partecipazione minoritaria di CdP) mi sembrano molto pochi, ma in fondo sempre meglio questo (almeno per iniziare e per dare un idea ai mercati ma anche soprattutto un idea positiva alla base) di niente.

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