CHIAMATELA DEFLAZIONE!

Scritto il alle 08:30 da icebergfinanza

Mentre continua l’esplosione deflattiva in tutta Europa è sempre più probabile che Draghi alla riunione del 10 di marzo non sarà in grado di soddisfare le attese dei mercati…

Inflazione in Italia: chiamiamola deflazione

Su dai dite la verità, non siete emozionati, per la prima volta la stampa italiana ha il coraggio di chiamare le cose con il loro vero nome, su dai coraggio chiamiamola deflazione…

L’inflazione segna a gennaio un calo dello 0,2% (…) È così che dieci grandi città italiane a gennaio mostrano un indice dei prezzi che oscilla tra lo zero e il segno meno paventando l’incubo deflazione. Guardando al dato annuo, secondo le tabelle diffuse dall’Istat, sono a “zero” Milano, Firenze, Perugia, Palermo, Reggio Calabria e Ravenna, mentre possono essere classificate in deflazione Bari (-0,3%), Potenza (-0,2%), Trieste (-0,2%) e Verona (-0,1%). Quindi, nonostante il rialzo dell’indice generale, sul territorio restano aree (Comuni capoluogo o con oltre 150 abitanti) con listini congelati o in negativo.

Eurozone growth lowest in over a year and prices fall further

Immagine

Eurozone factory gate prices fall for 28th month

In questo contesto deflazionario dopo aver fallito ben 8 delle ultime 8 previsioni c’è ancora chi come quelli del Fondo monetario internazionale danno i numeri, soprattutto quelli che riguardano il nostro Paese fanno sorridere…

FMI, Lagarde: “crescita del 3,1%, tiepida ma in rialzo”

Il numero uno del Fmi, Christine Lagarde sostiene che “La crescita c’e’ ma e’ tiepida perche’ la ripresa in atto negli Usa, in Europa e in parte in Giappone dovrebbe essere maggiore”. Lagarde riferisce che la crescita globale e’ stata del 3,1% nel 2015, dovrebbe essere “lievemente oltre il 3%” quest’anno e “un po’ piu’ alta” nel 2017. “Se compariamo la crescita attuale a quella potenziale, notiamo la prima e’ inferiore” aggiunge. Le economie emergenti stanno “deliberatamente” rallentando, come la Cina, oppure sono “in una posizione molto debole” come la Russia, il Brasile e il Sudafrica. “Questi paesi sono in difficolta’: Russia e Brasile quest’anno saranno in territorio negativo”. I paesi produttori di materie prime, dice ancora Lagarde, specie gli esportatori di petrolio “devono fronteggiare una realta’ completamente nuova”. I prezzi mondiali, non solo quelli del petrolio, ma anche quelli dei metalli e del cibo

Via Mike Shedlock, questa è la sintesi di quante volte il FMI ha “imbroccato” le previsioni…

FMI previsioni di crescita contro realtà

FALLIMENTO TOTALE!

Ovviamente stiamo parlando della Cristina si la sorella del principio di Peter, quella che verrà riconfermata alla guida del FMI, se sei un incompetente, devi essere necessariamente riconfermato, loro vogliono così…

Christine Lagarde a Nicolas Sarkozy: “Usami come vuoi …

Usami come vuoi, fammi rieleggere è farò tutto quello che tu vuoi, questa è la sintesi.

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19 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 24 febbraio 2016 at 09:48

sino al giorno 8 novembre 2016 lo scenario sarà ancora questo

aorlansky60
Scritto il 24 febbraio 2016 at 10:51

C.Lagarde : “I paesi produttori di materie prime, specie gli esportatori di petrolio, ‘devono fronteggiare una realta’ completamente nuova…

gli effetti del [basso]costo del greggio si stanno vedendo in tutta la loro drammaticità in paesi come il Venezuela, attualmente arrivato al 110% di inflazione, dal quale arrivano cronache [a dir poco] lugubri :

curiosa e emblematica al tempo stesso la notizia che i falsari hanno chiuso bottega, dato che la carta bianca ancora da stampare gli costa di più della banconota stessa -della divisa locale- ancora da ottenere;

nella sola Caracas nel mese di GEN2016 sono morte “ammazzate” quasi 500 persone (rispettando una media/trend già in atto da tempo); le forze di polizia locali -appoggiate dall’esercito- affermano di non avere quasi più il controllo della situazione anche di giorno (figurarsi di notte) quando vengono aggrediti da bande organizzate armate (armi vendute loro da polizia e esercito corrotti) durante i loro giri perlustrativi nel tentativo di mantenere un minimo di ordine pubblico.

Il Brasile è un altro paese che soffre per la stessa causa, un paese che in fatto di ordine pubblico non si discosta poi molto dal Venezuela… se i Saudi Arabians non mollano e mantengono la loro strategia per tutto il 2016, più di un paese corre il rischio di perdere completamente il controllo del proprio ordine interno.

A qualcuno che potrebbe obiettare che non tutto questo è dovuto ad una presunta strategia messa in opera dai Sauditi, è altrettanto utile far notare che quest’ultimi sono in grado -come nessun altro paese sulla faccia della Terra produttore ed esportatore di petrolio- di condizionare [quando e come vogliono] il prezzo del petrolio. Se volessero potrebbero calare la produzione, ma a cosa gli gioverebbe (se non perdere quote di vendita), quando gli altri [specie l’Iran] continuerebbero a pompare come forsennati?

Poi c’è un altro paese (la Russia) al quale indubbiamente l’attuale costo del greggio -specie se destinato a permanere tale a lungo- non solo preoccupa ma da decisamente fastidio, e quello è un paese che assai più di Venezuela e Brasile è in grado di alzare la voce (*) a livello internazionale, se perde la pazienza…

Last but not least le compagnie shale nord-americane e tutto il carrozzone che si tirano dietro (i prestiti e relativi debiti che tutte le società hanno contratto in preda all’euforia della nuova corsa all’oro, quando il greggio era ancora stabile a $ 100/barile ; figurarsi ora, fino alla fine dell’anno, se le condizioni attuali permangono… )

In conclusione uno scenario piuttosto interessante e assai dinamico in prospettiva futura; chissà se i Saudi Arabians hanno messo tutto questo nel peso della bilancia(delle possibili conseguenze), quando hanno deciso di intraprendere la strategia nota.

In tempi passati, per molto meno, ci sarebbero già stati i presupposti per un conflitto armato, ovviamente per chi è in grado di fare la voce grossa (*) e di sostenere un conflitto armato.

gaiagreta
Scritto il 24 febbraio 2016 at 11:05

Buon giorno john
come mai citi questa data 8 Novembre? Quale sara lo scenario dopo?
Grazie per le tue sagge considerazioni.
john_­ludd@fi­nan­za,

gaiagreta
Scritto il 24 febbraio 2016 at 11:05

Buon giorno john
come mai citi questa data 8 Novembre? Quale sara lo scenario dopo?
Grazie per le tue sagge considerazioni.
john_­ludd@fi­nan­za,

aglio
Scritto il 24 febbraio 2016 at 11:33

A proposito di Arabia e petrolio, un articolo interessante qui:
http://www.pianoinclinato.it/petrolio-ruzzola-sulle-dune/

john_ludd
Scritto il 24 febbraio 2016 at 12:06

ga­ia­gre­ta@fi­nan­za,

prima delle elezioni americane sono molto confidente che la minestra è quella di questi giorni, mesi, anni. Dopo le elezioni americane potrebbe ancora essere la stessa in quanto il presidente ha in realtà poteri limitati sebbene l’immaginario collettivo lo veda come un factotum, ma non ne sono del tutto sicuro; non vedo alcuna possibilità che il congresso catturato dalle lobbies autorizzi il lancio di un programma di spesa utile e un riassetto equo del sistema fiscale, mentre è probabile che una presidenza Trump veda un pesante taglio delle tasse e conseguente esplosione del deficit americano; Hillary presidente ha per me possibilità zero, ma dovessi sbagliarmi prenderei un biglietto solo andata per la Terra del Fuoco. Tuttavia l’evento che mi aspetto è questo: man mano che capacità produttiva nel settore energetica verrà distrutta lo scenario muterà da deflazione a stagflazione essendo l’inflazione legata alle paghe una leggenda anti storica. In 200 anni di capitalismo moderno solo una volta la spirale paghe – inflazione ha avuto un effetto e pure quella volta è stata attivata da quella che è storicamente la causa prima di ogni fenomeno inflattivo, cioè un calo repentino dell’offerta di materie prime vitali (energia e agricoli) causata da una guerra o da eventi naturali. Altra leggenda dell’ignorante uomo moderno, cavalcata da doomsters come Gail Tverberg, è che l’economia “non permetterebbe prezzi più altri di energia e alimentari”. Questi burloni non capiscono che scopo dei capitalisti NON è la crescita dell’economia ma la crescita dei (loro) profitti. Durante l’epoca d’oro del capitalismo vittoriano, la precedenza fase di globalizzazione condotto dalle cannoniere dell’impero britannico, il tenore di vita a Londra capitale dell’impero era quello descritto da Dickens mentre gli aristocratici e i capitalisti britannici accumulavano tesori da favola che possiedono in gran parte tuttora. Se l’offerta di generi indispensabili cala, i prezzi salgono e chi se li può permettere li pagherà di più, gli altri precipiteranno verso un tenore di vita da Kossovo, chi controlla i mezzi di produzione guadagnerà comunque finchè chi sta sotto non avrà più nulla da perdere. Nello scenario attuale le banche centrali sono e restano in pieno controllo, con la stagflazione saltano come birilli insieme a quasi tutto il resto preparando la fase successiva. Lo studio della storia post implosione della prima fase di globalizzazione e del precedente picco del turbo capitalismo illustra quale potrebbe essere lo scenario più probabile. Una pesante depressione potrebbe mascherare tutto questo, come scritto così bene da Orlov, ma gli effetti sarebbero comunque gli stessi.

A chi pone la propria speranza nel posto sbagliato questa citazione fa per lui:

“People of privilege will always risk their complete destruction rather than surrender any material part of their advantage.”
John Galbraith

aorlansky60
Scritto il 24 febbraio 2016 at 12:09

@ gaiagreta

…rubo un attimo lo scenario a John -visto che non ha ancora risposto- dato che credo di conoscere ciò che coincida con quella data :

elezioni presidenziali in un paese a caso (USA) che non a caso contano dannatamente su tutto l’equilibrio internazionale…

il buon Donald ha già fatto vedere di che pasta è fatto :lol: e quale potrebbe essere il programma republicano da “donare” alla nazione intera

(spettacolo e fuochi d’artificio)

:lol:

aorlansky60
Scritto il 24 febbraio 2016 at 12:10

ah perbacco come non detto,

John ha risposto [adeguatamente come suo solito] mentre stavo scrivendo, sorry…

phitio
Scritto il 24 febbraio 2016 at 12:30

john_ludd@finanza,

Suppongo che Gail Tewberg dica questo con l’implicita premessa che i volumi di scambio restino simili: e’ ovvio che si possano avere prezzi faraonici, ma per quantita’ di merci molto ristrette, dopotutto le aristocrazie saranno anche ricche ma ogni aristocratico ha un solo stomaco, un paio di piedi e di mani, e una sola testa ( che poi diventa prona a taglio radicale, a tempo debito).
In pratica, suppongo intenda un prezzo generalizzato delle merci di vasto consumo, non il prezzo generato da un mercato ristretto e morente.

Detto chiaramente, ritieni che il petrolio possa mai tornare a 100 dollari/barile a lungo, con volumi paragonabili a quelli attuali? Ma manco per niente, e dovresti convenirne.

john_ludd
Scritto il 24 febbraio 2016 at 12:57

phi­tio@fi­nan­za,

non ne convengo per nulla. Due anni fa stava a 120 e gli ineffabili banchieri di GS chiamavano alla raccolta i gonzi prevedendo il prezzo a 160, oggi chiamano alla raccolta gli stessi gonzi promettendo il prezzo a 10 assicurando che l’OPEC non conta più nulla. Quest’ultimo parere viene ripreso da eserciti di analisti della più variegate parrocchie, magari in disaccordo tra loro su ogni altra cosa ma accomunati da un elemento imprescindibile quando si leggono i loro pareri: sono parte del sistema finanziario anglo/americano, da lì traggono il loro sostentamento e qualunque possibilità che ne metta in discussione il ruolo viene esclusa a priori. Anche i patrizi romani e i sacerdoti/re khmer non avevano alcun dubbio che loro sarebbero stati lì in eterno. Mio personale parere è che alcuni grandi produttori che se lo possono permettere non sono in guerra con lo shale oil ma con la stupid money che Wall Streer crea impunemente dal nulla convinta che poi potrà scaricare le perdite sul cittadino americano (probabilissimo anche domani) e sullo straniero ricco e coglione che non ha alternativa diversa che mettere i propri denari a disposizione dei banchieri di Wall Street. NON CREDO SIA PIU’ COSI. Per le TBTF impegnate da anni nella manipolazione dei prezzi delle materie prima sta per scendere la notte eterna, lo sanno e si stanno cacando nelle braghe perchè non ci sarà nessun santo in paradiso questa volta a iniziare da DB (l’ex primo trader al mondo costretta a dismettere un trading desk dopo l’altro) per poi finire con i colossi americani per i quali una forma di mediazione sarà forse ancora possibile (meno stupidi degli europei… forse).

john_ludd
Scritto il 24 febbraio 2016 at 13:03

phi­tio@fi­nan­za,

Tieni conto che la manipolazione dei prezzi delle materie prime è elemento altamente destabilizzante per tutta l’economia planetaria non potendo permettere alcuna pianificazione degli investimenti nel settore energetico e infrastrutturale. Inoltre indebolisce oltre misura stati dalla fondamentale importanza geopolitica. Di questo ha scritto pure la BIS e l’FMI. E’ un gioco che provoca ora molti più danni che vantaggi alle grandi aristocrazie e per questa ragione finirà. Solo i banchieri più furbi che probabilmente si sono preparati il terreno per tempo aiutando i loro colleghi a finire rapidamente giù dalla tromba dell’ascensore, si salveranno.

silvio66
Scritto il 24 febbraio 2016 at 13:32

john_­ludd@fi­nan­za,

Ciao John, è bello riaverti qui,
un primo ufficiale paziente e disponibile anche severo e duro qualche volta col quale però bontà sua possiamo sfogare le nostre logorree. Seguendo il tuo discorso la famosa massaia (che sarei io non quella di Voghera he..he..) capisce che le parti sono d’accordo. Una aumenta l offerta e l altra non riduce la produzione a discapito del prezzo. Americani e Canadesi stanno fallendo a doppia cifra ma possono permetterselo. Per tutti gli altri una bella lezione di umiltà vedi Russia e altri fino a drammi veri e propri tipo Venezuela. Morale, possono cambiarlo quando vogliono in barba a tutte le leggi economiche e finanziarie. Starei in campana sul petrolio perché sai come vanno le cose quando tutti sono convinti di avere delle certezze.
Ti chiedo una cortesia: spiegami perché non credi che inflazione negativa rivaluti i cespiti.
Buona giornata

john_ludd
Scritto il 24 febbraio 2016 at 14:06

sil­vio66@fi­nan­za,

il tema dei tassi negativi viene affrontato con estrema superficialità. Sono certo che Mazzalai legge quello che leggo io ma sia costretto a semplificare all’osso questa tematica. Se uno vuole capire di più deve di necessità leggersi le note di chi ha maggiore esperienza. Ti rimando quindi a questi commenti sul tema apparsi di recente sul blog di Frances Coppola, un pò tecnici ma la materia lo è:

http://www.coppolacomment.com/2016/02/negative-rates-and-bank-profitability.html
http://www.coppolacomment.com/2016/02/the-trade-effect-of-negative-interest.html
http://www.coppolacomment.com/2016/01/japans-negative-rates-china-connection.html

phitio
Scritto il 24 febbraio 2016 at 14:20

john_ludd@finanza,

John, a volte mi sembra che dimentichi un fatto essenziale, e cioe’ che NESSUNO e’ al comando di nulla, anche se pensa di esserlo o no gli attribuiamo questo potere.

Al massimo possiamo dare questo ruolo alle leggi della fisica/termodinamica, e solo per grandi aggregati, per valori estensivi, non valori intensivi come il prezzo di qualcosa.

In ogni caso, se hai tanto denaro puoi manipolare i mercati per arricchirti, ma a scadenza dei contratti, paghi il prezzo per la consegna di tot materiale in tot luogo, alla fine la carta deve arrivare ad avere a che fare con questo esito.

Se il carburante , il minerale, non viene estratto, processat, consumato, perche’ l’utilizzatore non puo’ richiederlo ne’ usarlo, ne’ pagarlo (ha finito la sua capacita’ di fare debiti) allora i prezzi scendono e basta, non c’e’ sistema speculativo che tenga, nel medio e lungo periodo.

Come ben dici , la speculazione attuale puo’ solo amplificare le oscillazioni dei prezzi e distruggere cosi’ offerta, che ha bisogno di tempi medio/lunghi e condizioni stabili per progettare investimenti.

Ma questo in definitiva porta solo alla generalizzata contrazione economica, alla depressione di domanda e quindi anche dei prezzi.

IL petrolio non arrivera’ a 10 dollari, ma fara’ salti enormi, potrebbe in caso di crisi spezzare anche la barriera dei 200, ma sara’ comunuqe sempre roba di brevissima vita. la media integrale punta ad un trend del volume di ricchezza (prezzo*quantita’ scambiata) associato alle materie prime, inevitabilmente in calo semipermanente

john_ludd
Scritto il 24 febbraio 2016 at 15:08

phi­tio@fi­nan­za,

io dimentico molte cose, per esempio dove ho messo le chiavi o il telefono ma non quello che ho scritto 100 volte come per esempio che nessuno è in grado di esercitare il controllo (che viene prima del comando) a lungo. Ma chi hai mezzi economici ci prova e la storia insegna che ci crede e che farà qualunque cosa è in grado di fare per non modificare di una virgola una situazione che nel breve lo vede vincente anche se nel medio/lungo lo vede morto (vedi la citazione di Galbraith). Pure ho scritto anche troppe volte (dato che il pensiero disturba) che prerogativa dei sistemi instabili è l’oscillazione forzata (minimi decrescenti seguiti da massimi crescenti) mentre quelli stabili presentano oscillazioni smorzate (il termostato a questo serve). Aggiungo solo che si tende tutti a semplificare altrimenti ci si addentrerebbe in post fiume che nessuno ha il tempo per scrivere e per leggere; parlare di prezzo come se fosse la variabile indipendente del sistema è un errore marchiano, esso dipende da tutto il resto il quale a sua volta dipende dal prezzo dato che la retroazione è elemento di ogni sistema complesso. Ripeto quanto scritto 1000 volte: concentrarsi su quale sarà il prezzo del petrolio o del kw/h in futuro è concettualmente sbagliato; in futuro avremo meno kw/h pro/capite a disposizione con probabilità 100% a meno di eliminare buona parte della popolazione. Le domande sono quindi 1) come sarà distribuito il reddito e quindi il consumo pro/capite di kw/h ? 2) quanti kw/h e che tipo di beni/servizi sarà possibile produrre con una disponibilità energetica inferiore ?
Io non sposo le tesi apocalittiche alla Tverberg perchè sono ideologiche, ma non mi nascondo che il possibile buon esisto (nel senso che si evita il baratro) può venire solo da un salto culturale, cambia la testa della gente, cambia il modo di pensare e molte cose oggi ritenute impossibile lo diventano.

gaiagreta
Scritto il 24 febbraio 2016 at 22:31

Grazie John e Aorlanschi60

gaiagreta
Scritto il 24 febbraio 2016 at 23:31

Grazie John e Aorlanschi 60 per l’aiuto,
seguo il blog del Capitano ed i vostri interessantissimi interventi sin dai suoi esordi ,ho sempre cercato di “aprire gli occhi” sia, non lo nego, per ragioni egoistiche(cercare di salvare quello che e’ stato il frutto di tanto lavoro e risparmi) ma anche e per capire cosa poter fare per indurre dei cambiamenti e quali modelli proporre in alternativa affinche nostri figli o nipoti possano avere un futuro dignitoso in questo magnifico paese .Voi tutti mi state aiutando molto, anche se per la mia ignoranza spesso fatico a capire , non so veramente come ringraziarvi In merito all’ultimo scritto di John volevo dire che e’ vero che il buon esito puo venire solo da un cambio culturale ma a tal riguardo purtoppo la storia insegna che cio è possibile solo dopo grandi tragedie ,grandi sofferenze…..è il dolore il piu grande e spesso unico sulla massa efficace stimolo per ” cambiare la testa”

aorlansky60
Scritto il 25 febbraio 2016 at 10:08

@ Gaiagreta

grazie a Te per esserci;

:-)

se la maggiorparte degli italiani anzichè occuparsi di argomenti sciocchi e futili, entrassero invece in questo ambiente per leggere ed informarsi di cose che alla fine riguardano tutti loro, direttamente sulla propria pelle, visto anche che i relatori -Andrea Mazzalai e altri come John_Ludd per es- sono persone di una certa indubbia caratura intellettuale,

non dico che il paese automaticamente migliora dal tremendo stato in cui si ritrova,

ma almeno ci sarebbero le basi per poter pensare di iniziare un serio percorso di risanamento.

mauri69
Scritto il 25 febbraio 2016 at 11:00

gaiagreta@finanza,

Mi associo a Gaiagreta in tutto e per tutto a questo commento.
Grazie.

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