MEGLIO EUREXIT CHE RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO!

Scritto il alle 10:00 da icebergfinanza

Alle volte bastano poche parole per esprime quanto è accaduto nelle settimane precedenti alle recenti elezioni europee…

Ora che la campagna elettorale è alle spalle e lo spauracchio degli euroscettici sembra superato, si può tornare a parlare seriamente dei problemi strutturali dell’economia.

Ovvero ora che anche l’ultimo fesso che sta ascoltando musica e ballando non ha ancora capito quello che in realtà sta accadendo, i topi stanno abbandonando il Titanic Italia insieme a coloro che sino a prima delle elezioni parlavano politichese misto, insieme si stanno tutti dirigendo alle scialuppe di salvataggio in maniera ordinata, tanto c’è ancora tempo.

Di Zingales abbiamo già parlato, di Tabellini ex rettore Bocconi e uno dei candidati possibili alla poltrona di ministro dell’economia in aprile disse a proposito dell’uscita dall’euro…

Una prospettiva tragica, considerando che economisti non certo inclini alle “sparate” clamorose, immaginano che la svalutazione possa risultare anche molto più elevata. L’ex docente della Bocconi, Guido Tabellini, non si stupirebbe di vederla superare il 50 per cento.

Oltre il 50 % è terrorismo puro, ma all’improvviso…

L’ex rettore Bocconi: “Uscire dall’euro? Forse il male minore”

Se volete leggere tutto l’articolo lo trovate QUI.

Se invece qualcuno non si fida di Libero e crede che sia tutto inventato, vi propongo allora la lunga sintesi del Corriere della Sera a firma Danilo Taino che lascio alla Vostra attenzione, ma quello che mi preme farvi notare è che…

Il professor Guido Tabellini, dell’Università Bocconi, dice per esempio che, dovendo scegliere, piuttosto che ristrutturare il debito sarebbe addirittura meglio uscire dall’euro: ipotesi forte. Non che Tabellini pensi che siamo di fronte a questa alternativa: crede anzi che la situazione si possa gestire, se si riesce ad avere una crescita economica superiore a quella anemica prevista per i prossimi anni.

E ancora …

Mentre sui media si parla di uscita dal tunnel, gli specialisti sono parsi molto scettici sulla possibilità che l’Italia riesca a rispettare il Fiscal Compact a botte di avanzi primari superiori al 5% e, in ogni caso, che questo percorso sia compatibile con la crescita.

Avrei il piacere di sentire cosa hanno da dire ora tutti coloro che mi hanno insultato o scambiato per un pazzo visionario, quando in questi mesi dicevo le stesse cose.

Loro lo sanno ma non lo vogliono dire, o meglio non hanno il permesso di dirlo chiaramente, perchè hanno altri interessi.

Questo è l’articolo apparso sul Corriere della Sera...L’insostenibilità del debito e l’azzardo della ristrutturazione

C’è una questione di fronte all’economia italiana che — come uno spettro in sonno — tutti vedono e temono ma cercano di ignorare. Si chiama sostenibilità del debito pubblico. E’ presto tratteggiata: una montagna di oltre 2.100 miliardi di euro, pari a quasi il 135% del Prodotto interno lordo, è gestibile nel medio-lungo periodo oppure è una bolla destinata a esplodere e quindi, per evitarlo, richiede interventi straordinari? In altre parole, possiamo controllare la situazione attraverso politiche normali oppure dobbiamo considerare il passo fatale e preparare una ristrutturazione del debito, cioè una penalizzazione di chi ci ha prestato denaro?
I politici e i funzionari di Stato non ne parlano. Gli economisti hanno invece ben presente il problema, tanto che da qualche tempo alcuni si cimentano in proposte di ristrutturazione e cercano di trovare soluzioni le meno devastanti possibile. In un recente dibattito organizzato dalla Fondazione Corriere e dalla società di gestione AcomeA, il professor Paolo Manasse dell’Università di Bologna ha presentato uno studio approfondito dal quale arriva alla conclusione che il debito pubblico italiano non è, nella dimensione attuale, sostenibile e che qualche forma di ristrutturazione può essere presa in considerazione.

Non è solo il fatto che, secondo i dati della Banca d’Italia, nel 2013 lo Stato ha speso per interessi 82 miliardi, circa il 5% del Pil: denaro sottratto, in buona misura, all’economia. E’ soprattutto la circostanza che, nelle condizioni date, per rispettare i vincoli introdotti dal Fiscal Compact europeo dovremmo ridurre il debito dal 135 al 121% del Pil entro il 2019. Significherebbe avere ogni anno un avanzo primario (cioè al netto degli interessi pagati sul debito) del 4,6% del Pil, il triplo di quello attuale: ma anche negli anni di maggiore sforzo e quando la crescita era migliore e l’inflazione più alta (1990-99) il surplus primario è stato in media del 2,5%.
Secondo Manasse è un’impresa impossibile. A suo avviso, il surplus primario massimo raggiungibile è attorno al 2% del Pil, il che implica che per potere mantenere una traiettoria rispettosa del Fiscal Compact dovremmo partire da uno stock di debito più basso: circa 208 miliardi in meno rispetto ai 2.100 di oggi, cioè dal 122% del Pil invece che dal 135%. Si può fare? A suo parere, con un piano coordinato a livello europeo e con grande attenzione ai particolari qualche forma di ristrutturazione è possibile. Manasse dice che il quadro legale la consentirebbe e che le perdite a cui andrebbero incontro le banche italiane sarebbero gestibili: perderebbero l’11,4% dei loro asset se tutto il debito pubblico fosse cancellato, molto meno se se ne cancella solo il 10-15%.
Ovviamente ristrutturare il debito, come ha fatto due volte la Grecia durante la crisi penalizzando i creditori privati, crea enormi problemi al Paese che lo fa: soprattutto rende difficile tornare poi sui mercati a vendere titoli di Stato. A maggior ragione se ciò avvenisse non sotto i colpi di una crisi finanziaria ma a freddo, come scelta politica. E’ vero che la Grecia, ora, è tornata a emettere titoli e a trovare investitori che li comprano ma è anche evidente che, in un mondo dove la reputazione è tutto, un default sul debito ha effetti devastanti e di lunghissimo periodo. Il professor Guido Tabellini, dell’Università Bocconi, dice per esempio che, dovendo scegliere, piuttosto che ristrutturare il debito sarebbe addirittura meglio uscire dall’euro: ipotesi forte. Non che Tabellini pensi che siamo di fronte a questa alternativa: crede anzi che la situazione si possa gestire, se si riesce ad avere una crescita economica superiore a quella anemica prevista per i prossimi anni. Nota per esempio che, tra il 1993 e il 2004, il Belgio ridusse il suo debito dal 134,1% del Pil al 94% con una crescita annua media del 2,4% e 11 anni di surplus primari. L’Irlanda dal 92 al 37% del Pil tra il 1988 e il 2000 grazie a una crescita media annua del 7,3%. Ma un default, per quanto gestito, non lo vuole prendere in considerazione.
Nelle settimane scorse, il centro di studi Economia Reale dell’ex viceministro dell’Economia Mario Baldassarri ha presentato un piano nel quale propone un taglio del debito di 40 miliardi nel 2015, di cento nel 2016 e di altrettanti nel 2017, per arrivare al 110% dl Pil quell’anno e al 102,4% nel 2018. Non attraverso una ristrutturazione, però: attraverso la creazione del Fondo Immobiliare Italia, un fondo che prenda in carico il patrimonio pubblico, si attrezzi a venderlo nel lungo periodo ma nel frattempo lo cartolarizzi e ne venda le quote sui mercati (prevede anche che entro l’anno prossimo l’amministrazione pubblica paghi interamente i debiti verso le imprese). In uno scenario decisamente ottimistico, Baldassarri calcola anche che se il rapporto di cambio tra euro e dollaro evolvesse verso uno a uno, per questo solo fatto il debito pubblico italiano scenderebbe al 113,5% nel 2018: quando abbinato alla sua proposta di alienazione finanziaria del patrimonio, in questo scenario il debito calerebbe all’89,5% tra quattro anni. E’ difficile che una congiuntura da sogno del genere prenda forma: il calcolo, però, dimostra che la ristrutturazione del debito non è necessariamente la sola strada che abbiamo davanti.
Sta di fatto che in campo ci sono parecchie soluzioni di “taglio” del debito. Di recente, il professor Charles Wyplosz dell’Università di Ginevra ha elaborato una strada per ridurre i debiti pubblici di colpo senza infliggere perdite ai creditori o vendite di patrimonio. Ha chiamato la complessa proposta Padre, Politically Acceptable Debt Restructuring in the Eurozone: si tratta di fare sparire la metà del debito pubblico (di tutti i Paesi dell’area euro) passandolo a un’agenzia che poi lo ripagherebbe usando i diritti di signoraggio che ogni banca centrale nazionale riceve dalla Banca centrale europea. Una proposta che si va a aggiungere a quelle che in questi anni di crisi sono state avanzate da molti centri di studio: prevedono un default, un mezzo default, una manovra coordinata europea per mutualizzare i debiti futuri, l’emissione di Eurobond e via dicendo. Soluzioni più o meno creative, più o meno solide, più o meno accettabili politicamente.
La cosa che per ora abbiamo imparato dalla Grande Crisi è che gli alti debiti sono un enorme peso che limita la crescita e crea disoccupati. Per il resto, sappiamo solo che, se non costretti dai mercati, difficilmente i governi vorranno svegliare lo spettro addormentato.

Io mi fermo qui e non ho intenzione di ripetere quanto scrissi più volte sulla sostenibilità del nostro debito, uno dei pochi in Italia che cercava di ragionare sulla base della realtà, mentre lo scopo di altri era solo quello di scatenare il panico per raggiungere i loro scopi.

In tanti vi hanno costretti a votare la permanenza in questa gabbia di matti, terrorizzandovi sugli effetti di un’eventuale uscita dall’euro che ora teorizzano, visto che il rischio di un’ondata euroscettica è forse svanito.

Sappiate solo che oggi dopo due anni di devastazioni politiche ed ideologiche la certezza sulla sostenibilità del nostro debito pubblico per il sottoscritto non è più assoluta, troppi fattori stanno strutturalmente cambiando anche se il rischio resta sempre alquanto limitato, soprattutto grazie alla Banca centrale europea e non certo al Monti o Renzi di turno.

Inoltre non ditemi che vi siete persi questa intervista Stabilitätspakt: Ökonom Rogoff hält höhere Defizite für sinnvoll dove Kenneth Rogoff suggerische che … “Una drastica riduzione del livello del debito, magari costringendo i creditori privati ad accettare un allungamento della durata dei bond statali” sarebbe una soluzione molto migliore.

Su coraggio, loro non hanno che i Vostri risparmi per continuare a giocare.

La verità è figlia del tempo e un giorno la storia farà giustizia.

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18 commenti Commenta
atomictonto
Scritto il 30 giugno 2014 at 10:37

Perchè nessuno sembra rendersi conto che il Fiscal Compact, cosi com’è, è una bufala?
Cerchiamo di ricordarci: l’Italia puntava al default ad Agosto 2011 con in tolda un clown totalmente inaffidabile che notoriamente spara(va) balle a vanvera per poi smentirle 12 ore dopo, inventava dati per poi rimangiarseli 2 giorni dopo, prendeva decisioni che poi negava di aver preso.
In quel contesto l’Europa, che rischiava seriamente di essere incolpevolmente travolta a causa dei conti truccati della Grecia e del circo nostrano, fece firmare al clown impegni almeno TRIPLI rispetto a quelli che si possono ragionevolmente mantenere nella speranza di incassare un terzo del promesso.
Nessuno farà mai rispettare all’Italia il Fiscal Compact cosi com’è anche perchè diventeremmo la nazione finanziariamente più solida del pianeta, l’unica a quel punto con la tripla AAA facendo arrossire Germania, USA, Giappone e chi più ne ha più ne metta. :-)

massimo84
Scritto il 30 giugno 2014 at 10:42

i geni economici italici dov’erano 30-40 anni fa quando si creava debito?
ah forse approfittavano di quel debito per avere incarichi strapagati
ahhhhh
e oggi ci dicono come si dovrebbe fare vendendo immobili a non si sa chi….a che prezzo considerando le tasse?…mah!

vogliono cariche di responsabilità?
bene
visto che hanno toppato…ora perdano tutti gli averi
chi sbaglia paga

phitio
Scritto il 30 giugno 2014 at 12:24

Questo e’ un estratto di resoconto di una NDE accaduta nel 1981 e riferita nel 2012.

Leggete, approfondite la vostra saggezza

“The economic turmoil we are now going through is one of those “world events” that was preset. People have a choice as to how to react to these events. From what I was shown…the spiritual way is to help each other and help those in need. This is the ultimate act of love. But there is also the choice of becoming more protective and self centered…less sharing and keeping one’s own possessions as primary in one’s reactions to what is there. This is a materialistic way of viewing it all…as if the material world is more than the connection between all of mankind. So…what choices will the majority make? It is still to be seen. I was shown in 1981 that this time would come and that banks were paper empires, built on paper and nothing more. But, too, so are many other businesses…paper empires…built to collapse under pressure. How do people react to all of this? This is the key event and will test many. Will they reach out and take care of each other, or will they become more and more self-centered and protective of the material? There are always choices in this…just to determine which choices individuals will make. ”

In pratica, ci sono questi imperi di carta, basati sulla carta, e destinati a cadere uno dopo l’altro sotto la pressione degli eventi. Questo sembra sia un evento chiave per l’umanita’, ne determinera’ il destino collettivo, e sara’ un banco di prova per la crescita spirituale di molti.

Insomma, meditiamoci su.

glare
Scritto il 30 giugno 2014 at 12:25

E’ inutile pensare che ci facciano uscire dall’Euro e dall’Europa..

Per ritornare negli “Standar” ci toccherà ristrutturare il debito per almeno 600 -700 Mld di euro in 10 -15 anni.in modo controllato per non spaventare i mercati…
nel frattempo la Bce ci permetterà maggiore respiro abbassando ulteriormente i tassi sui nostri titoli e permettendoci così di pagare “solo” 40-50 Mld all’anno di interessi.

Questo significa che dovremo trovare un surplus di 100 Mld l’anno per 10 anni, saranno anni duri e sarà impossibile non ripagare i nostri debiti, questo ha la sconfitta degli euroscettici.

Quindi avremo
1) controllo strettissimo sul contante , con qualunque mezzi
2) patrimoniale sugli immobili
3) tassa sui depositi bancari
4) tassa su altre rendite
5) condoni tombali ed edilizi
6) privatizzazioni ed espropri coercitivi.

magari l’ordine non sarà questo ma come dice il nostro Andrea la verità è figlia del tempo.

reragno
Scritto il 30 giugno 2014 at 12:49

glare@finanza,

Mi auguro che la capacità degli Italiani termini ben prima.
E’ sicuramente vero che il sistema non sta più in piedi. Ma ognuno deve pagare secondo le proprie responsabilità. E molti di quelli che parlano ( economisti, politici e banchieri ) meritano un biglietto di sola andata per le nostre patrie galere.
Oltre a essere profondamente incompetenti, alcuni erano coscienti di quello che stava accadendo, ma hanno preferito farsi i propri interessi e alimentare le clientele.
L’anno zero si avvicina per tutti.

icebergfinanza
Scritto il 30 giugno 2014 at 13:32

Giustoper avere un’idea… DELRIO CHIEDE AIUTO ALL’UE SUL DEBITO
NON ESCLUDE DI NON PAGARNE UN PEZZO …http://www.huffingtonpost.it/2014/06/30/graziano-delrio-debito-pubblico_n_5542879.html?1404124056&utm_hp_ref=italy

alfio200
Scritto il 30 giugno 2014 at 13:42

Penso che, in ogni caso…

prima si uscirebbe dall’euro

e poi si ristrutturerebbe il debito (in lire ultrasvalutate).

Cambierebbe poco.

E poi…che so…tanto per rendere l’idea…si saccheggerebbero gli anelli e i braccialetti nelle cassette di sicurezza per mantenere, ad esempio, i finanziamenti pubblici ai quotidiani o la cassa integrazione, o altro.

veleno50
Scritto il 30 giugno 2014 at 13:46

glare@finanza,

Hai fatti un elenco di misure straordinarie che verranno prese in avvenire, io te ne do due che riuscirebbero a raddrizzare la torre di Pisa.tagliare 100 miliardi euro dei 16,5 milioni di pensionati, in questo momento lo stato eroga 280 milioni di euro 100 in meno hanno una media di 1100 euro a testa. tutti devono pagare il ticket nella sanità a parte le patologie gravi riconosciute dal medico e non per età come è tutt’ora.tassazione delle rendite titoli e buoni postali come negli altri paesi in europa.120/150 miliardi recuperati in un anno. dopo queste misure a fine anno togliere completamente l’irap .tutto questo non si puo fare allora ci vuole una dittatura temporanea che imponga addirittura il coprifuoco nelle zone ad alto rischio criminalità ,la democrazia è bella ma bisogna saperci vivere.tutto il resto ormai e solo un abbaiare alla luna, Vale sempre il detto a mali estremi estremi rimedi.

massimo84
Scritto il 30 giugno 2014 at 15:03

l’INPS ha buco di 20 mld
e se calano i salari, calano i contributi—->calano le pensioni in essere.

la ciccia vera sono i 3,5 milioni di dip. statali e le partecipate

Scritto il 30 giugno 2014 at 15:41

Vi rode il fatto di non aver sfruttato una delle più grandi occasioni di acquisto sui titoli di stato italiani negli anni scorsi? Adesso è troppo tardi e siete solo capaci di scrivere catastrofismi che non si verificheranno come non si è verificato nulla di tutte le stupidaggini scritte anche su questi blog nei momenti peggiori. Se avessero voluto ristrutturare il debito sarebbe avvenuto proprio negli anni scorsi quando la situazione sembrava fuori controllo. Ora, anche dovessero volerci decenni e deroghe ai trattati la strada verso il lento risanamento è stata intrapresa. Mettetevi l’anima in pace. Buona giornata a tutti ;-)

icebergfinanza
Scritto il 30 giugno 2014 at 16:18

<A href="mailto:giuse1928@borse.it">giuse1928@borse.it</A>,

Ussignur ma da dove esci tu … sei venuto a leggere proprio l’unico blog che in questi anni suggeriva di stare tranquilli e di sfruttare la più grande occasione!
La prossima volta informati coraggio, ritenta la prossima volta sarai più fortunato!

radius
Scritto il 30 giugno 2014 at 20:24

<a href="mailto:giuse1928@borse.it">giuse1928@borse.it</a>,

Ma sei fuori? come fai a dire una minchiata del genere?
Io sono pieno di titoli di stato fin dall’inizio della crisi (con guadagni significativi) solo perchè mi fidavo del Capitano che le aveva imbroccate tutte e diceva che non c’era rischio default. Sarebbe troppo lungo elencarti tutti i post e non lo meriti.
Se non ci fosse stato il Capitano sarei fuggito all’estero tanta paura facevano i media tradizionali.
Come fai ad arrivare, senza evidentemente sapere nulla e dire questa cretinata? Chi è nel blog si fidava, fino ad oggi dei titoli di stato e del non default dell’Italia, ora prendiamo atto dei dubbi di Andrea, ma se tanto mi da tanto….
Sarai ricordato da tutti come quello che ha sparato la più grande cazzata di sempre su questo blog.
Magari come sei arrivato sparisci perchè intanto ti sei completamente squalificato.
Io non mi sono mai espresso così ma di fronte a certe follie…..

reragno
Scritto il 30 giugno 2014 at 21:13

radius@finanza,

Condivido al 100% quello che tu dici. Il capitano è il numero 1.
Mi ricordo quando diceva di acquistare i btp che rendevano al 7% ad un anno. I suoi dubbi mi allarmano e ne prendo atto.
Purtroppo certi malfidenti si presentano all’ultimo minuto e si permettono di dire delle boiate. Questo blog è frequentato da marinai che ne hanno vissute di tempeste e hanno la scorza dura.

glare
Scritto il 30 giugno 2014 at 21:14

veleno50@finanza,

massimo84@finanzaonline,

Per me avete entrambi ragione, faranno un pò, un pò e un pò..ma hanno deciso che è l’ora di tagliare del 25% il nostro debito…
cmq per me lo pagheremo tutto magari posticipando..ma lo pagheremo tutto…

Grazie (tranne a questo tizio che è venuto a spararne una grossa) per i vostri contributi costruttivi che permettono di ragionare e raddrizzare il tiro.

glare
Scritto il 30 giugno 2014 at 21:19

reragno@finanzaonline,

Già Andrea è proprio bravo..in questo campo è stato quasi perfetto, manco avesse avuto la palla di cristallo..
potessi trovare un “guru” di tale bravura anche nell’azionario..sarebbe fatta..vabbè accontentiamoci.

Buona serata a tutti

veleno50
Scritto il 30 giugno 2014 at 21:41

icebergfinanza,

lei ha preso l’unica frase dell’intervista tra virgolette dell’intervista Del RIO forse non è stata nemmeno pronunciata.Comunque da lei ci si aspetta sempre se vuole una sua opinione sulla mutualizzazione del patrimonio immobiliare in mano allo stato cosa che DEL RIO ha citato. cosa c’è di tanto strano dare il proprio patrimonio assieme ad altri stati in cambio di tantissimi euro da abbattere il debito anche del 20%.potrebbe essere un’idea per niente originale già sentita però potrebbe essere molto efficace in sostanza.notte

veleno50
Scritto il 30 giugno 2014 at 21:48

veleno50@finanza,

mutualizzazione del debito

signor pomata
Scritto il 30 giugno 2014 at 22:00

Finalmente te lo sento dire.
Una volta riconvertito il debito in valuta estera e fatto si che nessuna clausola obblighi la banca centrale a monetizzare il debito non possono che nascere problemi.
Siamo trattati come un paese africano che si deve finanziare in moneta estera e se vuole spendere deve trovare i soldi in tasse.
Il sospetto è che fin da inizio il fine è quello di ristrutturare magari anche dopo una bella patrimoniale e un bel prestito a un fondo europeo con tanto di clausole che ci obblighino a pagare il tutto in valuta estera cioè euro.
Tutti quelli che ragliano non capiscono che alla fine le chiappe ce le rimetteranno anche loro e pochi prenderanno tutto il malloppo.
Sembra chissa quale progetto abbiano messo in campo in europa e invece non è altro che una rivisitazione delle crisi sud americane con dollarizzazione( qua c” è il marco) e privati che si appropriano delle ricchezze dello stato con il bene placido di politici compiacenti devastando i paesi e riducendoli alla fame.
Ma vallo a spiegare a un sessantenne o settantenne che prende 1300-1500 euro di pensione che le chiappe in questo gioco le rischia pure lui???
Con la sua aspettativa di vita di quello che fanno se ne……..F O T T E

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