GERMANIA: MERKEL ALTRI QUATTRO ANNI DI SUCCESSI!

Scritto il alle 10:32 da icebergfinanza

Dopo quattro anni di grandi successi, di vittorie in ordine di apparizione, Grecia, Portogallo, Spagna e Cipro, con la partecipazione speciale dell’Irlanda, Angelina vince facile anche in Germania in un brodo uniforme al sapore di orgoglio alemanno…

” Risultato straordinario, ora altri quattro anni di successi…”

In Italia è tutta una sviolinata sul trionfo di Angelina e sul pericolo antieuro scampato, ma non c’era da aspettarsi altro dal regime mediatico italiano, editorialisti ed analisti, sussidiati dal pensiero unico.

Non era difficile prevedere un successo di queste dimensioni dopo che la Germania ha ritrovato ricchezza e orgoglio nazionale, piallando mezza Europa, la furbizia e la scaltrezza dei politici tedeschi è stata premiata, al loro confronto i nostri appaiono come tanti pinocchi che seminano nei campi dei miracoli aspettando di raccogliere qualche inutile miliardo dall’albero dell’illusione, però, nonostante la vittoria…

NO MAGGIORANZA ASSOLUTA – La Cdu con questa percentuale di voti e il suo alleato di coalizioni fuori dal Parlamento (non ha raggiunto la soglia del 5%) non ha la maggioranza assoluta, avendo raggiunto i 311 seggi e non 316, e dovrà mettere insieme una nuova «Grande coalizione» dialogando con il partito socialdemocratico, il secondo più votato del Paese che ha conquistato 192 seggi. Il resto dei seggi va alla sinistra (64) e ai Verdi (63). Esclusi gli euroscettici di Alternative für Deutschland che portano a una diversa ripartizione dei seggi. ( Corriere della Sera )

Cinque seggi non sono pochi, vediamo come la SPD, il partito socialdemocratico reagirà alla sconfitta, soprattutto dopo che buona parte dei voti in questi anni è andato perso per aver formato in passato un’altra grande coalizione sotto la gonna di Angelina, sarà interessante osservare se la SPD eviterà di farsi uniformare alla politica imperialista tedesca, dopo aver cercato di far comprendere ai tedeschi, le responsabilità della Germania in questa crisi.

Tempo fa scrissi che solo con una vittoria schiacciante della Merkel, l’Italia e gli altri Paesi europei avrebbero potuto sperare in un minimo di magnanimità da parte di un Paese che ha devastato l’Europa per nascondere la fragilità del proprio sistema finanziario, cercando di riavere indietro miliardi di euro persi giocando alla roulette subprime, americana e europea.

Solo se la Merkel forte del suo consenso, saprà togliersi dalla testa la triste ideologia weimariana dell’austerity, l’esaltazione ideologica del rigore, ci sarà qualche flebile speranza per il resto d’Europa di non collassare definitivamente in una depressione totale.

Dubito che accadrà e il suo successo celebrato anche da Roma e Parigi, equivarrà ad altri quattro anni di grandi tragedie europee, ma no solo. Nelle prossime settimane è atteso il primo responso, ad opera della corte costituzionale di Karlsruhe, vediamo quale sarà la capacità di influenzarne la scelta da parte della Merkel.

La vittoria, anzi il trionfo di Angela Merkel, non dovrebbe influenzare più di tanto la politica europea della Germania, con le sue luci e le sue ombre. Si proseguirà in una linea di continuità, solo con una Cancelliera più forte, ancor più padrona delle sue strategie e del suo paese. Tutto questo, come è ovvio, non renderà felici le nazioni del Sud, a cominciare dalla nostra. Ma almeno si tratta di una certezza che evita scossoni imprevedibili e questo è positivo: in materie complesse e delicate che investono la stabilità internazionale e la politica monetaria, il fattore più rischioso è appunto l’incertezza. (Sole 24 Ore )

Ovvio che lo status quo è positivo per loro, per i figli del principio di Peter, l’incertezza e il cambiamento è il peggior risultato per la plutocrazia europea.

Subito Gollum Van Rompuy ha dichiarato si essere … «fiducioso che la Germania e il suo nuovo governo continueranno il loro impegno e contributo alla costruzione di una pacifica e prospera Europa a servizio di tutti i cittadini».

Adenauer diceva che una maggioranza di due seggi era troppo esigua per governare, ora alla Merkel ne mancano cinque…la nemesi continua!

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7 commenti Commenta
kry
Scritto il 23 settembre 2013 at 11:00

Mi aspettavo il titolo:GERMANIA: MERKEL ALTRI QUATTRO ANNI SUICESSI! poi nel post ho letto tale conferma:Solo se la Merkel forte del suo consenso, saprà togliersi dalla testa la triste ideologia weimariana dell’austerity, l’esaltazione ideologica del rigore, ci sarà qualche flebile speranza per il resto d’Europa di non collassare definitivamente in una depressione totale.” E allora BUONA DEPRESSIONE A TUTTI, anzi come speranza possiamo ingoiare qualche pastiglietta di qualche multinazionale farmaceutica. Auguri a tutti.

stanziale
Scritto il 23 settembre 2013 at 12:39

Caro Andrea, speriamo che per una volta ti sbagli, che non duri altri 4 anni senno’ siamo tutti al camposanto. Il spd-sinistra e verdi avrebbero la maggioranza…. Qualcosa dovra’ pur succedere, magari non subito ma neanche troppo tardi. Speriamo!

thundermarc
Scritto il 23 settembre 2013 at 16:15

la lungimiranza di un ex ministro (sic!)

Renato Brunetta contro Angela Merkel: “Con il tratto da furba massaia vuole diventare leader d’Europa”

Renatino, qualora non te ne fossi accorto la Merkel è leader d’Europa da 4 anni e due anni fa ha fatto dimettere il tuo padrone!

thundermarc
Scritto il 23 settembre 2013 at 16:19

anche al fatto quotidiano è suonata la sveglia

Germania, la ricchezza dai lavoratori alle imprese. Così nasce la “locomotiva”
La ricetta tedesca per passare da “grande malata” a traino d’Europa: comprimere i salari per favorire le esportazioni. L’ex cancelliere Gerhard Schröder ha creato sette milioni di “mini-job”, contratti iperflessibili con stipendi da 450 euro netti. E Berlino ha mandato in crisi i partner dell’Eurozona
di Marco Palombi | 23 settembre 2013

La Germania ha fatto le riforme, ha saputo tenere i conti in ordine, è la locomotiva d’Europa. In Germania un operaio guadagna il doppio del suo collega italiano. Nella mitopoiesi europea del nuovo millennio, la nazione che Angela Merkel si appresta a governare per altri quattro anni è divenuta una sorta di Eldorado in cui i fannulloni mediterranei dovrebbero specchiarsi per impararne le straordinarie virtù. Quanto ai conti pubblici non tutto è come sembra (per il Fmi il Pil farà solo +0,3% quest’anno).

All’inizio dell’epoca dell’euro, Berlino era “la grande malata d’Europa”. La reazione al declino è stata improntata a un unico obiettivo: comprimere i salari per spingere le esportazioni. Ha spiegato Roland Berger, uno dei consulenti economici di Angela Merkel: “Le riforme tedesche hanno avuto successo: iniziate nel 2003 con una liberalizzazione del mercato del lavoro e un aumento degli stipendi reali inferiore all’incremento della produttività. Poi è seguito il taglio dei costi del sistema sociale (sanità, sussidio di disoccupazione, ndr), l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni, la creazione di un segmento di bassi salari. Nel frattempo la Germania ha ridotto le imposte all’industria ma aumentato quelle indirette”. Risultato: “Fra il 2000 e il 2010 i costi del lavoro per unità di prodotto in Germania sono aumentati del 3,9%, in Italia del 32,5%. I costi dei prodotti tedeschi così sono diminuiti del 18,2 % rispetto agli altri Paesi dell’euro”.

Strana locomotiva. La politica scelta da Berlino ha un nome: si chiama beggar thy neighbour, “frega il tuo vicino”. La compressione dei salari tedeschi ha segnato la “vittoria” della Germania non tanto nei confronti di concorrenti tipo Cina (con la quale la bilancia commerciale resta negativa), ma verso i partner dell’Eurozona: nonostante la crescita asfittica di Italia, Spagna, Francia, negli anni pre-crisi il saldo tedesco nei confronti di questi paesi è più che triplicato (dall’8,44 al 26,03%), mentre crollavano i consumi privati e gli investimenti. Questa politica ha mandato in deficit i Paesi periferici causando la crisi dell’Eurozona. Lo sostiene, tra gli altri, l’Ilo, l’istituto Onu che si occupa di lavoro: “L’aumento delle esportazioni tedesche è ormai identificato come la causa strutturale dei recenti problemi dell’area euro”.

La svolta tedesca. Agenda 2010 – le riforme del lavoro di Schröder firmate da Peter Hartz, già capo del personale in Volkswagen – ha comportato per la Germania un trasferimento di ricchezza dai lavoratori alla rendita e alle imprese. Scrive l’Ocse: “La diseguaglianza dei redditi in Germania è salita rapidamente dal 2000 in poi”. Secondo una ricerca della Conferenza Nazionale sulla Povertà (Nak) presentata nel dicembre scorso, il 10% della popolazione tedesca possiede oggi il 53% della ricchezza, nel 1998 era il 45% e nel 2003 il 49%. Il patrimonio delle classi medie, negli stessi anni, è diminuito dal 52 al 46%, mentre nel 2010 metà della popolazione si divideva appena l’1% della ricchezza. Strano per una nazione che tra il 2007 e il 2012 ha visto crescere il patrla ricchimonio nazionale di 1.400 miliardi di euro.

Mini-job per tutti. Gerhard Schröder si è vantato dei risultati di Agenda 2010: nel 2003 avevamo oltre cinque milioni di disoccupati, ha detto, ora meno di 3 e abbiamo creato 2,6 milioni di posti di lavoro. Vero, ma anche no. Rispondendo a una interrogazione di Die Linke proprio quest’anno, il ministero del Lavoro ha rivelato quanto segue: dal 2000 al 2011 le ore di lavoro sono aumentate soltanto dello 0,3 per cento, mentre i posti di lavoro a tempo indeterminato sono diminuiti di 1,8 milioni di unità. Non è stato creato alcun nuovo lavoro, si è solo diviso in un altro modo quello che c’era: Schröder ha infatti regalato ai tedeschi i “mini jobs”, contratti iperflessibili da circa 20 ore settimanali con uno stipendio di 450 euro netti, cui vanno aggiunti meno di 150 euro di contributi. Con questa cifra non si vive e allora lo Stato tedesco contribuisce all’affitto, alle spese di trasporto, alla scuola dei figli, in un massiccio trasferimento di risorse che tiene il “mini-lavoratore tedesco” appena sopra la linea di galleggiamento. E rappresenta, di fatto, un aiuto di Stato indiretto alle imprese costato almeno un centinaio di miliardi in dieci anni. I mini jobs, al momento, riguardano 7,3 milioni di persone, il 70% delle quali non ha alcun altro reddito, cui andrebbero aggiunti un milione di “contrattini” a termine e altri 1,4 milioni di lavoratori che guadagnano meno di quattro euro l’ora.

I conti (non) tornano. Jürgen Borchert, presidente del VI tribunale sociale del Land Hessen a Darmstadt, ha “denunciato” i mini jobs alla Corte costituzionale: “Quando un’economia non riesce a garantire quanto basta per vivere alle persone che lavorano duramente, mentre una piccola fascia di persone ad alto reddito accumula ricchezze impensabili, siamo alla fine dell’economia sociale di mercato”. L’Università di Duisburg ha calcolato che la quantità di tedeschi sul fondo del mercato del lavoro è passata dai 2,3 milioni del 1995 agli oltre 8 del 2010, il 23% dell’intera forza lavoro. È così che l’indice di disoccupazione scendeva facendo contenti i politici e i salari reali tedeschi (di quasi il 6% dal 2003 al 2008) e facendo contenti gli imprenditori. Questo dato può essere anche chiamato “crescita della produttività”, la stessa cosa che viene richiesto di fare a noi.

icebergfinanza
Scritto il 23 settembre 2013 at 18:54

thundermarc@finanza,
Urca ma è’ un revival di belle addormentate…

glare
Scritto il 23 settembre 2013 at 19:37

icebergfinanza,

è VERO..TUTTE COSE DA TE GIA’ DETTE

silvio66
Scritto il 24 settembre 2013 at 01:09

Già dette e tutte vere, ciononostante, loro in vent’anni hanno ricostruito la germania dell’est e oggi berlino è la città più giovane e dinamica d’europa. Loro con i minijobs fanno 6 turni e lavorano anche di notte costruendo infrastrutture a ritmi da noi impensabili. Il ceppo germanico rappresenta un problema per i vicini dai tempi di roma e non possiamo fare un’altra guerra. Il problema vero degli stati del sud europa sono le classi dirigenti scandalosamente inefficenti e corrotte, e i veri responsabili sono coloro che li hanno votati ripetutamente. Ha ragione celentano quando dice che in politica facciamo il tifo per chi ci tradisce.

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