SHOCK ECONOMY… FEDE CIECA!

Scritto il alle 11:42 da icebergfinanza

Ve la ricordate la nostra Naomi Klein e la sua Shock Economy di cui tanto abbiamo parlato in questi anni, sembra che sia riuscita a convertire anche un integralista come Krugman, anche se come sempre fa fatica il ragazzo ad ammettere alcuni limiti ideologici.

Ma facciamo un passo indietro…

Abbiamo visto insieme in queste anni e mesi come un manipolo di falliti sta gestendo il più imponente fallimento della storia economica e finanziaria, come il neo liberismo o il liberismo estremo sta cercando di insinuarsi attraverso le crepe del suo stesso fallimento, proponendo attraverso uno shock economico, modelli di crescita che partono dal presupposto che lo  ha fallito e che solo il libero mercato è il bene assoluto!

Quando sento parlare della superiorità del libero mercato o della perfezione della pianificazione economica statale alzo gli occhi al cielo e sorrido! Purtroppo gli esaltati estremisti anche nella scienza economica abbondano e spesso e volentieri sono i più pericolosi.

Nell’epoca del socialismo finanziario, della socializzazione delle perdite e della privatizzazione dei guadagni, del troppo grandi per fallire, la menzogna e la falsità sono di moda,  il fascismo delle oligarchie finanziarie sta amministrando lo schock attuale… quando la crisi colpisce  è fondamentale agire in fretta, imporre un mutamento rapido e irreversibile prima che la società tormentata dalla  crisi torni a rifugiarsi nella tirannia dello status quo!

Il fallimento di questo sistema è evidente, “Avendo conquistato posizioni nelle quali sono destinati a fallire – sostiene Sutton – cominciano a usare un arsenale di tattiche per dissimulare la loro incompetenza. Distraggono l’attenzione dai loro errori spostando sistematicamente la colpa su altri. L’inganno diventa lo strumento per creare l’illusione di un progresso. Oggi noi siamo sommersi da una marea di imposture, create da quel modo di pensare e di agire”.

Blind Faith, si fede cieca, abbi fede in noi, noi sappiamo quello che è bene per te!

Ricordate?

«In uno dei suoi saggi più influenti, Friedman formulò la panacea tattica che costituisce il nucleo del capitalismo contemporaneo, e che io definisco “dottrina dello shock”. Osservava che “soltanto una crisi – reale o percepita – produce vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalleidee che circolano. Questa, io credo, è la nostra funzione principale: sviluppare alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finché il politicamente impossibile diventa il politicamente inevitabile”. Alcune persone accumulano cibo in scatola e acqua in previsione di grandi disastri; i friedmaniani accumulano idee per il libero mercato. E quando la crisi colpisce – ne era convinto il professore dell’università di Chicago – è fondamentale agire in fretta, imporre un mutamento rapido e irreversibile prima che la società tormentata dalla  crisi torni a rifugiarsi nella tirannia dello status quo» ().

E ora un interessantissima visione alternativa grazie a Carmen di Vocidallestero …

Noah Smith ha recentemente espresso un interessante punto di vista sui reali motivi per cui le élite sostengono così tanto l’austerità, anche se in pratica non funzionano. Le elites, egli sostiene, vedono le difficoltà economiche come un’opportunità per costringere a delle “riforme” – cioè in sostanza i cambiamenti da loro desiderati, che possano servire o meno a promuovere la crescita economica – e si oppongono a tutte le politiche che potrebbero attenuare la crisi senza rendere necessari questi cambiamenti: 

si oppongono a tutte le politiche che potrebbero attenuare la crisi senza rendere necessari questi cambiamenti: si oppongono a tutte le politiche che potrebbero attenuare la crisi senza rendere necessari questi cambiamenti: si oppongono a tutte le politiche che potrebbero attenuare la crisi senza rendere necessari questi cambiamenti: 

“Penso che gli “austerians” siano preoccupati che delle politiche macro anti-recessione consentirebbero a un paese di “cavarsela” nella crisi senza migliorare le sue istituzioni. In altre parole, temono che uno stimolo di successo potrebbe sprecare le possibilità offerte da una buona crisi.

Ma lascia perdere gli austerians Paul, non è solo quello il motivo la corporatocrazia e soprattutto banche e assicurazioni fanno trilioni sulle disgrazie altrui, sulla crisi, loro ci marciano, hanno raggiunto un nuovo record assoluto nei profitti …

AMERICA: PROFITTI E BRIOCHES!

 

…la crisi sta amplificando la disparità di ricchezza, l’iniquità nei paesi occidentali checchenedica il buon Claudio Borghi, il denominatore comune di tutte le grandi crisi della storia è sempre stato l’eccesso di debito contratto per ridurre o dar la sensazione di ridurre l’iniquità, solo guerre e rivoluzioni riducono le disparità come insegna la storia il resto è fantasia.

Se la gente pensa realmente che il pericolo di uno stimolo non è che potrebbe fallire, ma che potrebbe avere successo, allora dovrebbe dirlo chiaramente. Solo così, credo, potremmo avere un dibattito pubblico ottimale sui costi e benefici.”  

Come egli osserva, il giorno dopo aver scritto questo post, Steven Pearlstein del Washington Post ha fatto esattamente questa argomentazione a sostegno dell’austerità. 

Ciò che Smith non ha osservato, in modo alquanto sorprendente, è che la sua tesi è molto vicino alla Shock Doctrine di Naomi Klein, la quale sostiene che le élite sistematicamente sfruttano i disastri per far passare politiche neoliberiste, anche se tali politiche sono sostanzialmente irrilevanti sulle cause dei disastri. Devo ammettere che al tempo della sua pubblicazione non ero tanto ben disposto verso il libro di Klein, probabilmente perché fuori dal campo della professionalità e cose simili – ma la sua tesi aiuta davvero a spiegare molto di quello che sta succedendo, in particolare in Europa.

Non si comprende se Krugman faccia l’ingenuo ad arte per tirare acqua al suo mulino nella sua personale battaglia contro gli “austerians” o se sia veramente ingenuo, ma quello che sta accadendo è sotto gli occhi di tutti e non servono incontri trilaterali o formaggini bilderberg per comprenderlo, ne scoprire che si fanno riunioni tra gli amici per incoraggiare gli affari propri o si unge la classe politica a qualsiasi longitudine o latitudine per far si che le scelte dei governi vadano in un’unica direzione ovvero quella della corporatocrazia mondiale che con contorno di politiche monetarie e governative università, scuole di manager, analisti ed economisti, giornalisti e tirapiedi vari manda avanti la sua dinastia nei secoli dei secoli amen!

Ci sarà sempre qualche fesso o ingenuo che grida al gomblottoooooo ma questa è la realtà! 

E la storia va ancora più indietro. Due anni e mezzo fa Mike Konczal ci ha ricordato un classico saggio del 1943 (!) di Michal Kalecki, il quale suggeriva che gli interessi del business odiano la teoria economia keynesiana perché temono che potrebbe funzionare – e questo comporterebbe che i politici non dovrebbero più umiliarsi davanti agli uomini d’affari in nome del fatto di preservare la fiducia. E’ un argomento abbastanza vicino alla tesi che l’austerità è necessaria perché lo stimolo potrebbe togliere l’incentivo alle riforme strutturali che, avete indovinato, offrono alle aziende la fiducia di cui hanno bisogno prima di degnarsi di produrre la ripresa. 

E come previsto, nella mia casella di posta questa mattina vedo un pezzo che più o meno deplora i primi segni di successo dell’Abenomics:Abenomics sta funzionando – ma sarebbe meglio se non funzionasse. Perché se funziona, come facciamo a chiedere le riforme strutturali?

Quindi un modo di vedere la via dell’austerità è l’implementazione di una sorta di giuramento di Ippocrate al contrario: “In primo luogo, non far nulla per limitare il danno”. Perché la gente deve soffrire se le riforme neoliberiste devono prosperare.

Va be Krugman ha la sua battaglia contro i mulini a vento da portare avanti, in nome del neokeynesianesimo ortodosso, ma la questione come i lettori di Icebergfinanza di vecchia data ben sanno è un’altra e come dice Perkins ha a che fare con il “destino manifesto” che quotidianamente loro…progettano per noi, per il nostro benessere o meglio questo è quello che vogliono farvi credere.

Buon fine settimana e buona consapevolezza!

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17 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 24 maggio 2013 at 12:22

Krugmann è ormai la caricatura di un economista, una specie di clown che smentisce persino sè stesso. Dato che di avversari ne ha parecchi, essi si divertono a ricercare scritti del povero Paul nel quale egli scriveva l’esatto opposto di quello che dice oggi. Esilaranti le critiche che il “grande e imparziale” professore rivolgeva a Bush a causa dei tagli fiscali che avrebbero deteriorato i conti pubblici senza rilanciare l’economia e minato la credibilità del dollaro. Oggi il suo cavaliere dalla pelle ambrata ha battuto ogni record in tema di presenza di esponenti della finanza in una compagine ministeriale… sarebbe miserevole continuare NON FOSSE che lo stimato economista Richard Koo, keynesiano doc e grande maestro della “balance sheet recession” si è ormai spinto a scrivere che l’attuale politica di Abe sta portando il Giappone verso una crisi irreversibile che potrebbe avvenire già entro i prossimi mesi. Tra i vari argomenti ne pone uno che all’evidenza di tutti coloro che osservano il mercato: malgrado in questo momento la banca centrale giapponese stia battendo ogni record di acquisti di debito pubblico non riesce a contenere la volatilità che sta letteralmente impazzendo con salti all’insù e all’ingiù di molti punti % sui bond di medio/lunga durata. Ecco quello che succede quando ci si schiera politicamente e acriticamente e ci si dimentica che sono i fatti a forgiare la realtà e non le teorie piegate per supportare un credo politico. Altro che Abenomics che sta funzionando !

Sebbene possa essere in disaccordo su alcuni temi (non c’è alcun valore nell’essere tutti d’accordo !) non posso che darti atto Andrea di essere controcorrente nel senso di non avere mai aderito a posizioni politicamente condizionate e di tentare per quanto difficile sia, di guardare ai fatti, mentre altri da Bagnai ad Alesina sono figli di una ideologia che li porta a eliminare dal dibattito tutti i fatti che non supportano le loro tesi. Altro esempio, la sterile battaglia sugli errori di calcolo di Rogoff e Reinhardt. Ci sono altri paper, più autorevoli e meglio documentati che mostrano che che a un eccesso di debito totale (pubblico e privato) corrisponde sempre una progressiva stagnazione economica. I fatti disturbano.

Infine: di quale austerity stiamo parlando ? Non c’è nessuna austerity, il debito aumenta non diminuisce. Quello che sta avvenenendo è un trasferimento di ricchezza dalle classi povere/medie e ora persino medio ricche ai grandi oligarchi della finanza e dei grandi monopoli energetici. Non c’è nessuna austerity che sarebbe parola nobile, mentre questo è un furto di proporzioni bibliche. C’è un nome preciso per questo tipo di regimi: FASCISMO.

ilcuculo
Scritto il 24 maggio 2013 at 12:53

john_ludd@finanza,

E così è.

Del resto lo stimolo monetario può anche funzionare qualcuno può penasare che possa essere alternativo alle indispensabili riforme strutturali.

Ma quali riforme ?

Quelle che premettono alla corporatocrazia fascista mondiale globale di schiavizzare il 99,99% della popolazione come al tempo del Re sole e della sua corte o quelle che permetteranno di traghettare un sistema economico altamente inefficiente ed insostenibile in un sistema efficiente e sostenibile ?

gioc
Scritto il 24 maggio 2013 at 13:10

Quanto a Bagnai non mi sembra ignorare proprio un bel nulla. Si limita al caso specifico della situazione italiana , ammonendo che se stai su una nave che ha una falla , prima la devi chiudere poi puoi pensare a tutte le misure per svuotare l’acqua. Bagnai inoltre muove critiche alla elite sovranazionale , non eletta democraticamente da nessuno, che stanno gestendo e dovrebbe gestire il fantomatico “più europa” ricordando che se la democrazia non la eeserciti su scala nazionale nel tuo Paese figuriamoci su scala più vasta. Inoltre tutte le affermazioni e tesi di Bagnai sono estremamente chiare e supportate da grafici , letteratura scientifica e fatti ed esempi storici. Il problema per il nostro Paese è che non si vede all’orizzonte chi possà o potrà sul piano politico traghettare l’Italia fuori dalla crisi , visto l’affollamento dei tanti Schettino di turno. Bagnai non sembra, almeno per ora , interessarsi dei destini del mondo , ma solo più proisaicamente di casa nostra , e fa bene direi.

mannoz
Scritto il 24 maggio 2013 at 13:40

e intanto hollande in germania elogia la riforma del lavoro teutonica…

no comment

john_ludd
Scritto il 24 maggio 2013 at 13:47

gioc@finanzaonline,

Comico davvero. Pensi che i destini di casa nostra possano essere decisi a prescindere dal resto del mondo ? Siamo una piccola navicella in un grande mare solcato da pirati con lunghi spadoni. Non abbiamo mai avuto uno straccio di sovranità nazionale, fuori o dentro l’euro. Non ho nulla contro Bagnai, degnissima persona, ma ormai fossilizzato su un solo tema e a volte persino buffo nel volere sottovalutare l’impatto sulla nostra pessima situazione di quello che lui chiama “castacriccacorruzione…” e a ridurre il peso della speculazione finanziaria a un fattore tra tanti. Tecnicamente poi non comprende la natura del sistema bancario e come funziona, ma questo è comprensibile in quanto appartiene a una chiesa di economisti che non riuscendo a fare entrare il sistema finanziario nei propri modelli matematici allora lo esclude, così funzionano e le equazioni si chiudono, peccato che la realtà sia un’altra cosa. Non è un modo intelligente di fare proseliti ignorare fatti ed evidenze, ma di certo è tra i meno peggio e ha il merito di tentare di produrre un dibattito sugli “svantaggi” dell’euro in un paese manipolato come pochi. Da questa situazione come ho scritto tante volte NON POSSIAMO USCIRE DA SOLI, il sistema finanziario fascista ha tutte le armi in mano tranne una, ma è quella lo porterà alla rovina con probabilità 100%: ha necessità di crescita economica esponenziale, non può prendere tempo all’infinito con le manovre monetarie, ma la crescita di attività finanziaria lorda (il PIL) richiede quantità esponenzialmente crescenti di energia, che non ci sono, e se ci fossero porterebbero la temperatura del pianeta molto oltre la soglia di sopravvivenza di qualsiasi mammifero. Siccome non sei un coccodrillo… puoi sperare che accada qualcosa di diverso.

icebergfinanza
Scritto il 24 maggio 2013 at 14:32

john_ludd@finanza,

Esatto escludere il sistema finanziario dai modelli economici e’ stato un errore madornale …Hyman Mynsky sta ancora rivoltandosi nella tomba … e le Università e i suoi soloni continuano ad ignorarlo!

dostojevsky
Scritto il 24 maggio 2013 at 14:46

concordo con le analisi di john_ludd e sul bagnai in primis… ottimo accademico e divulgatore ma volutamente miope su tutto quello che non riguarda il suo tema forte (il fallimento dell’euro).
detto questo non concordo a pieno sull’ultima parte dell’analisi: per come la vedo io quest’elite potrebbe benissimo candidarsi (e lo sta già facendo) a gestire una complicata (ma non troppo e comunque, inevitabile, credo lo sappiano benissimo) decrescita dall’alto tramite gli infiniti mezzi di cui dispone (shock economy in primis).
in quest’ottica l’obiettivo principale è chiaramente “ripulire” e rendere modelli presentabili i centri di potere visibili alle masse (governi, chiesa, costumi, sprechi, costumi ed etiche aziendali) ovviamente mantenendo pressochè inalterato il network sommerso che, come il grafico postato qui sopra mostra senza troppi fronzoli, potrà continuare a produrre profitti e mantenere posizioni dominanti pressoché ovunque.
se guardate alle dinamiche in atto la direzione verso cui propendono sembra proprio questa, ovvio che le resistenze di tutte quelli micro e medie lobby che devono sacrificare i loro privilegi a questa logica stanno facendo la voce grossa in vari modi ma si tratta solo di patteggiare le condizioni della resa per i più e soccombere al destino-manifesto per il resto.
chi non è lobby assiste a tutto questo impotente e mediamente non ci capisce un’acca, candidandosi al ruolo di pecorella impaurita e smarrita nelle mani di chiunque abbia i mezzi per dettare l’agenda, ogni tanto la pecorella si fa leone ma al primo sussulto della baracca che rischia di crollargli sulla testa, riabbassa la cresta pronta ad ingoiare l’ennesimo compromesso a perdere presentato ingoiato con la giusta dose di miele che sapranno metterci sopra.

il punto a questo punto è: la torta che diventa sempre più piccola basterà a sfamare gli appetiti di tutti quelli che hanno la possibilità di far saltare il tavolo? e se non basta, che succede?

alessandroecristina
Scritto il 24 maggio 2013 at 14:59

dostojevsky@finanza,

Sanno benissimo qual’è l’exit strategy!L’hanno già usata in passato,ed ha funzionato! Vabbè morirà un bel po’ di gente, ma chissenefrega tanto mica sono LORO! Ma si guadagnano UN CASINO DI SOLDI, quindi perché no? Le radiazioni ? Si vabbè non è un problema così grave l’hanno già studiata e si può fare! Loro ad un certo punto avranno tutto da guadagnare e niente da perdere ! E noi TUTTO DA PERDERE E NULLA DA GUADAGNARE ,se non lacrime e sangue. Ti ricordo quando detto da Mr. Amschel Rothschild (1773):”La nostra politica è quella di FOMENTARE LE GUERRE, ma dirigendo conferenze di pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere benefici. Le guerre devono essere dirette in modo tale che entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre più nel loro debito e quindi, sempre di più sotto il nostro potere” :twisted::twisted::twisted: :!:

john_ludd
Scritto il 24 maggio 2013 at 15:11

icebergfinanza,

Hymann Minsky pur senza rendersene conto ha introdotto nell’economia il secondo principio della termodinamica e persino anticipato la legge della massima produzione di entropia che ha validità generale ed è stata proposta dal fisico Rod Swenson nel 1988. Agli economisti secca non essere Dio mentre i principi di cui sopra affermano che la natura (cioè Dio) procede in modo differente dai loro desideri.

gioc
Scritto il 24 maggio 2013 at 15:12

Ok. ok . Facciamo come Grillo aspettiamo di avere il 100% e così salveremo il mondo. Intanto ci teniamo tutto il peggio della politica al governo. In attesa della rivoluzione mondiale o del completo sfascio del nostro Paese , noi abbiamo due problemi immediati : Il ricambio della nostra classe dirigente e questo tipo di Europa e di sistema monetario. Bisogna partire da qui concretamente perchè è l’unico terreno su cui possiamo agire. Io condivido pienamente le opinioni espresse in questo blog , ma non vedo l’utilità di critiche e distinzioni che dividono piuttosto che unire.

john_ludd
Scritto il 24 maggio 2013 at 15:49

gioc@finanzaonline,

non voglio dividere nessuno, posso essere convinto dell’opportunità di uscire dall’euro, direi pure con estrema facilità, ma certo non farei gestire la transizione da Silvio B. da Fassina, da Vendola o da Grillo. Dovessi immaginare che questo scenario ha una probabilità di avvenire superiore a 0% non tratterrei in Italia neppure un cent. Se proprio ti appassiona il tema, saprai l’esito della euro saga dopo il 22 settembre, in questo periodo dalle parti del nostro ceto politico e dirigente in senso ampio non c’è nessuno in grado di gestire qualcosa di più complesso di una tabaccheria (mi perdonino i tabaccai).

gioc
Scritto il 24 maggio 2013 at 15:57

john_ludd@finanza,

Sulle ultime tue affermazioni concordo al 100%

icebergfinanza
Scritto il 24 maggio 2013 at 18:01

john_ludd@finanza,

gioc@finanzaonline,

Diciamo che più che un tabaccaio serve un killer professionista o al massimo un macellaio con tutto il rispetto per i macellai come diceva il buon Smith :wink:

veleno50
Scritto il 25 maggio 2013 at 18:56

euro si euro no poco importa se metà della spesa pubblica se ne va in pensioni. la più grande riforma è di dare al massimo 1500/1800 al mese di pensione. non perchè non ci sono i soldi ma è un provvedimento estremo ,come estremo è il momento,la sanità idem chi ha un reddito oltre i 18000 euro senza figli e 26000 euro con 2 figli a carico si paga le visite. come faccio io che ho 63 anni reddito 15000 lordi e pago tutto .a male estremi estremi rimedi questa cazzata se uno ha 65 anni e ha un reddito di 36000 non deve pagare un cazzo.o no? tutto il resto è molto interessante ma c’è molta filosofia inconcludente

dorf001
Scritto il 25 maggio 2013 at 20:31

veleno50@finanza,

vedi veleno, la situazione è grave. e il popolo ha una colpa grave. ha votato x i suoi aguzzini. ha votato per essere impiccato. ha votato x distruggere il futuro ai propri figli, e a quello degli altri. cosi’ è. guarda bene questa foto, capirai : http://www.google.it/search?hl=en&site=imghp&tbm=isch&source=hp&biw=1333&bih=583&q=signoragio+monetario&oq=signoragio+monetario&gs_l=img.3…2458.8130.0.8501.20.9.0.11.0.0.225.1283.0j7j1.8.0…0.0…1ac.1.14.img.m_QG-9IO9Iw#facrc=_&imgrc=6zvOCqLkBVSDgM%3A%3B-KnFk9zh6fQJLM%3Bhttp%253A%252F%252F1.bp.blogspot.com%252F-MNWf-b_CdZM%252FTZv9AwRgB7I%252FAAAAAAAAAC8%252F2096D4cUcGw%252Fs1600%252FSIGNORAGGIO.jpg%3Bhttp%253A%252F%252Fessivivonotranoi.blogspot.com%252F2011%252F04%252Fnon-ho-capito-cosa-e-il-signoraggio.html%3B625%3B400

Scritto il 26 maggio 2013 at 19:34

veleno50@finanza,

Fonte: ISTAT
Nel 2011 la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche, pari a 265.976 milioni di euro, è aumentata del 2,9% rispetto all’anno precedente, mentre la sua incidenza sul Pil è cresciuta di 0,2 punti percentuali (16,85% contro il 16,66% del 2010).
I pensionati sono 16,7 milioni, circa 38 mila in meno rispetto al 2010; in media ognuno di essi percepisce (tenuto conto che, in alcuni casi, uno stesso pensionato può contare anche su più di una pensione) 15.957 euro all’anno, 486 euro in più del 2010.
L’importo medio annuo delle pensioni è pari a 11.229 euro, 352 euro in più rispetto al 2010 (+3,2%).
Il 13,3% dei pensionati (2.221.100) riceve meno di 500 euro al mese; il 30,8% (5.146.600) tra i 500 e i 1.000 euro, il 23,1%, (3.857.700), tra i 1.000 e i 1.500 euro e il restante 32,8% (5.477.600) percepisce un importo superiore ai 1.500 euro.
Il 27,8% dei pensionati ha meno di 65 anni, il 49,2% ha un’età compresa tra 65 e 79 anni, il 23% ne ha più di 80. (3.841.000)
Il 67,4% dei pensionati è titolare di una sola pensione, il 24,8% ne percepisce due e il 6,5% tre; il restante 1,4% è titolare di quattro o più pensioni.
Domando: Perché tutti i giornalisti parlano dei 2.221.000 pensionati che prendono meno di 500 euro, mentre nessuno parla mai dei 5.477.600 che prendono MINIMO 1500 euro? Considerando una media di 2.000 euro al mese, mi sono tenuto basso, fanno almeno 142.417.milioni di euro l’anno. Davvero non si può tagliare nulla? Quanti di costoro hanno pagato per ottenere queste pensioni? Quanti lavorano ancora? Quanti ne hanno bisogno? Perché non si osa affrontare l’argomento? E poi quando i soldi finiscono?
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