COMMISSIONE UE E PMI: VIA LIBERA AI PAGAMENTI FANTASMA

Scritto il alle 08:53 da icebergfinanza

L’ultima notizia è che il Governo ha dato il via libera a 12 miliardi di investimenti pubblici o meglio la solita prima bozza di un decreto legge che serve per accelerare gli investimenti pubblici sostenuti dal cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali Ue  che ovviamente verranno pagati a …365 giorni!

E’ solo grazie all’urlo disperato di qualche amico e lettore che proseguo nella mia battaglia contro i mulini a vento mentre gli italiani discutono delle mutande della Belen o del sesso del Governo che non c’è!

Prima di addentrarci nei particolari vi illustro in sintesi il gioco delle tre carte illustrato ieri in una nota congiunta dai vicepresidenti della Commissione Europea e Commissione UE degli affari economici, seconda la quale , la liquidazione dei debiti commerciali da parte dello Stato a favore delle imprese «potrebbe rientrare tra i fattori attenuanti» nel momento in cui sarà valutata la conformità del bilancio pubblico italiano con i criteri di deficit e debito del patto di stabilità.

Il tutto ovviamente prima che qualche anima candida possa credere all’ennesima favola che i politici e giornalisti italiani si affretteranno a raccontare…

Mentre Monti esprimeva soddisfazione per il lavoro di convincimento del suo governo, dall’altra parte, Tajani del Pdl  … «Io – ha poi aggiunto – sono contento che il primo ministro italiano sia soddisfatto e l’Italia voglia mettersi all’opera, ne sono ben lieto, però questa scelta non è una scelta del Consiglio Europeo. L’interpretazione del Patto di stabilità rientra nelle competenze esclusive della Commissione».

In sintesi ego su ego, il merito è mio, non è vero è mio,  chissà di chi è guardando alla realtà!

A parte il fatto che Monti in queste settimane, alla salute del Paese ha preferito cucinarsi una padella dei wurstel suoi, forse è meglio dare un’occhiata ai dettagli, di questo ennesimo gioco delle tre carte.

Qui sotto il comunicato le tre carte ve le segnerò in rosso!

Dichiarazione dei Vicepresidenti Rehn e Tajani sui debiti commerciali delle Amministrazioni Pubbliche

La ripresa dell’economia europea deve poggiare sulle solide basi di finanze pubbliche sane. Inoltre, dobbiamo incoraggiare gli investimenti produttivi e ristabilire i flussi di prestito all’economia reale. Condizioni di finanziamento eccessivamente restrittive, soprattutto nei Paesi meridionali quali Spagna, Portogallo e Italia, stanno ostacolando il flusso di credito verso le famiglie e le imprese. Questo frena la crescita delle esportazioni e l’attività economica.

Dobbiamo anche invertire il declino della competitività industriale europea e dell’occupazione nel settore industriale. L’occupazione nell’industria genera un significativo effetto moltiplicatore sul resto dell’economia, attraverso l’impatto sulla filiera produttiva e sul settore dei servizi. E questo effetto moltiplicatore può aumentare il potenziale di crescita delle nostre economie nel lungo termine come nel breve.

Per sostenere la nostra industria, dobbiamo continuare a ridurre gli oneri amministrativi, e garantire regole semplici per le imprese. Dobbiamo cogliere le opportunità offerte dalla crescita globale. L’esempio delle trattative per il libero scambio tra UE e USA, che ha grandi potenzialità di favorire la crescita su entrambe le sponde dell’Atlantico, è estremamente incoraggiante. E dobbiamo fare tutto quello che è nelle nostre possibilità per assicurare che le imprese vengano pagate per i beni e i servizi che hanno fornito, anche per rispondere alle attuali esigenze di liquidità.

Da questo punto di vista, la Direttiva sui ritardi dei pagamenti è molto importante. Essa stabilisce regole chiare in tema di pagamento di beni e servizi acquistati dal settore pubblico. Tutti gli Stati membri hanno l’obbligo di trasporre e applicare la direttiva a partire dal 16 marzo 2013. Ogni Stato membro dovrebbe assicurare la sua attuazione puntuale ed effettiva, al fine di interrompere l’accumulazione di debiti commerciali da parte delle pubbliche amministrazioni, evitando così l’applicazione degli interessi per il ritardo del pagamento previsti dalla direttiva stessa.

Ciò premesso, la direttiva non si applica necessariamente all’ammontare del debito commerciale pregresso. In particolare, nel caso dell’Italia, le autorità hanno deciso che le nuove regole si applicheranno solo ai contratti conclusi a partire dal 1 gennaio 2013. Una soluzione realistica al problema dell’ammontare di debito commerciale pregresso – che si stima essere di notevoli dimensioni – deve, probabilmente, prevedere un piano di liquidazione avente come obiettivo quello di portare tale ammontare di debito pregresso a livelli non attribuibili a ritardi nei pagamenti (livelli fisiologici) in tempi relativamente brevi. Questo piano dovrebbe prevedere adeguate misure contro il rischio di comportamenti opportunistici (azzardo morale) da parte delle pubbliche amministrazioni titolari del debito pregresso.

La liquidazione del debito commerciale pregresso si rifletterebbe in un corrispondente aumento nel debito pubblico. La parte di questo corrispondente a spesa per investimenti avrebbe anche un impatto sul deficit pubblico.

Mentre il quadro normativo europeo in tema di sorveglianza di bilancio pubblico non prevede uno speciale trattamento per specifiche voci di spesa che incidono sul debito e sul deficit, il Patto di Stabilità e Crescita permette di prendere in considerazione fattori significativi in sede di valutazione della conformità del bilancio di uno Stato membro con i criteri di deficit e di debito del Patto stesso. In tale ambito, la liquidazione di debiti commerciali POTREBBE ( …enfatizzazione personale )  rientrare tra i fattori attenuanti.

La Commissione è pronta a cooperare con le autorità italiane per aiutare l’attuazione tecnica del piano di liquidazione del debito commerciale pregresso e accoglierebbe con favore la disponibilità di informazioni più dettagliate ed aggiornate sull’attuale ammontare di tale debito da parte di ogni livello di amministrazione pubblica.

 a) Ciò premesso, la direttiva non si applica necessariamente all’ammontare del debito commerciale pregresso. In particolare, nel caso dell’Italia, le autorità hanno deciso che le nuove regole si applicheranno solo ai contratti conclusi a partire dal 1 gennaio 2013.

Spero che sia chiara la prima carta, si parte sempre da domani e nessuno sa quando sarà domani!

b) In tale ambito, la liquidazione di debiti commerciali POTREBBE rientrare tra i fattori attenuanti.

Che significa potrebbe, chi lo decide e quando lo decide soprattutto? Serve forse il consenso di mamma Angelina o dei facchini del “two pack” si quelli che ti spulciano i pacchi e i conti?

c) La Commissione è pronta a cooperare con le autorità italiane per aiutare l’attuazione tecnica del piano di liquidazione del debito commerciale pregresso …

aggiungo io nell’arco di due anni, si due anni di tempo!

Le modalità per onorare il proprio debito spettano quindi al governo, ma dove sta il governo, stiamo forse parlando di Passera, si ex ministro dello Sviluppo economico che ha infarcito il decreto che dovrebbe recepire la normativa europea di deroghe oltre i 30 giorni portando il termine a 60 giorni.

Quanto tempo serve in Italia per formare un governo, tutti i due anni previsti dalla commissione? E intanto la piccola e media impresa muore, circondata da illusioni!

Bene, spiace avervi disillusi, ma non sono capace di raccontare favole, preferisco la realtà e la realtà è questa, non c’è alternativa o la Banca centrale europea mette a disposizione liquidità per scontare IMMEDIATAMENTE i crediti delle piccole e medie imprese nei confronti degli Stati, con una contestuale certificazione immediata degli stessi o in meno di 2 anni resteranno solo macerie!

Ricordo a tutti coloro che vogliono sostenere la nostra petizione che non serve alcun documento, solo nome cognome e mail, se non si vuole apparire, si può togliere il baffo alla fine della petizione. FATE PRESTO! SALVIAMO LA PICCOLA E MEDIA IMPRESA!

Aiutaci a firmare QUI il nostro appello, FATEPRESTOSALVATELAPMI

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