ITALIA E IL FANTASMA DELLA REPUBBLICA DI WEIMAR!

Scritto il alle 13:03 da icebergfinanza

Mentre da ormai oltre sei anni, un blog qualunque vi racconta che dietro la tempesta perfetta si nasconde l’ombra della storia, dalla Grande Depressione del ’29 sino alla “lost decade” il doppio decennio perduto giapponese, ” chiunque dimentica il suo passato è destinato a riviverlo”  in Italia qualcuno incomincia a sussurrare,  a richiamare in maniera esagerata ed irresponsabile le ombre del passato come ad esempio uno dei protagonisti della scena politica che ci ha portato allo sfacello in questi anni,  il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale «Andare a elezioni di nuovo significherebbe ricalcare il cammino storico della Repubblica di Weimar»…addirittura!

L’avvitarsi della crisi politica, la difficoltà di costruire un governo plausibile sul piano politico e programmatico, i dati drammatici della recessione e della conseguente crisi sociale: aspetti che molto spesso, nel dibattito pubblico, hanno fatto emergere l’analogia tra la situazione italiana e quella della repubblica di Weimar.

Da ultimo, ripropone questo paragone Walter Veltroni (nell’intervista rilasciata a Aldo Cazzullo sul “Corriere della Sera” di sabato 2 marzo): “Rischia di restare sul campo – dice Veltroni – solo il ritorno al voto. Ma farlo con questa legge che reitererebbe l’ingovernabilità significa Weimar.” IlFattoQuotidiano

Solo questo? Nessuno che evidenzi la vera ragione per la quale rischiamo di sentire la storia rifare la rima?

Possibile che sia solo colpa della Democrazia e non sia colpa di qualcun altro delle sue politiche DEPRESSIVE!

Recentemente abbiamo visto come il professor Monti si è risentito per l’editoriale del Financial Times a firma  Wolfgang Munchau che lo screditava come persona non adatta a governare l’Italia ma probabilmente se l’è presa soprattutto per la versione finale dell’articolo che ben pochi media mainstream hanno riportato…

Andiamo a leggere cosa scrive il nostro sempre puntuale Claudio sul suo Business Community… Il Financial Times scarica Monti paragonandolo a Brüning

Riporto solo il pezzo finale il resto lo lascio alla Vostra lettura…

“Se così fosse, l’Italia – conclude Münchau – continuerà a cavarsela, fingendo di aver scelto di rimanere nell’euro, ma senza creare le condizioni per rendere sostenibile l’adesione. Nel frattempo, mi aspetto l’emersione di un consenso politico anti-euro, che probabilmente potrebbe avere una maggioranza assoluta nelle elezioni successive o innescare una crisi politica, in ultima analisi, con lo stesso effetto. Quanto al signor , la mia ipotesi migliore è che la storia gli riserverà un ruolo simile a quello svolto da Heinrich Brüning, cancelliere della Germania 1930-1932. Anche lui faceva parte di un consenso prevalente che stabilì che non c’era alternativa all’”. 

Clicca qui per leggere l’articolo dal sito del Financial Times

Ad onor del vero bisogna dire che il buon Wolfagang non eccelle in previsioni, anzi non ne becca una ormai dalla notte dei tempi, sempre in prima linea a prevedere il fallimento del nostro Paese ma sull’austerità come i lettori di Icebergfinanza ben sanno condivido tutto a meno che … “questa volta sia diverso”, ma non contateci troppo.

Se avete tempo date un’occhiata QUI

Date un’occhiata alla foto qui sopra, vagamente vi ricorda qualcuno il signore con gli occhiali vicino a Andrew Mellon…

Probabilmente molti di Voi non conoscono Andrew W.Mellon e quello che accadde durante la Grande Depressione del 1929. Mellon segretario al tesoro americano dal 1921 al 1932, banchiere e importante industriale era una delle persone più ricche d’America, terzo contribuente dopo John D. Rockefeller e Henry Ford passò alla storia per avere pronunciato e consigliato all’allora presidente Herbert Hoover  le seguenti parole…

“Liquidare il lavoro, liquidare le azioni, liquidare gli agricoltori, liquidare l’immobiliare…elinimare il marcio dall’economia…”

Provate a chiudere gli occhi e immaginare quello che sta accadendo in Italia…

“Liquidare il lavoro… missione compiutta…liquidare le azioni missione stracompiuta… liquidare gli agricoltori…missione in corso, liquidare l’immobiliare…missione già a buon punto, eliminare il marcio dall’economia…obiettivo fallito… eliminare il marcio dalla politica…obiettivo strafallito”

Per fortuna a Roosevelt non passò nemmeno per l’anticamera del cervello di seguire queste indicazioni e come la storia insegna facendo lievitare deficit e debiti pubblici invece di togliere l’ossigeno all’economia come stanno facendo oggi i dilettanti allo sbaraglio che amministrano le istituzioni europee.

Ma non ho ancora finito, cercate di seguirmi perchè l’ideologia ha un ruolo fondamentale in questa crisi non dimenticatevi che come diceva il buon Keynes,

Le idee degli economisti e dei filosofi politici, sia quando hanno ragione e quando sono sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente inteso. In effetti il mondo è governato da poche cose. Gli uomini pratici, che si credono di essere del tutto esente da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto.

Rileggetevi l’ultimo pezzo dal titolo ANGELA MERKEL: AUSTERITA’…IL VENTO DELL’EST! è fondamentale, fondamentale, fondamentale!

E lasciate perdere la svolta ad U fatta recentemente da Bersani, solo perchè hanno perso,  con il primo dei famigerati 8 punti perchè fa sorridere a dir poco…

1. FUORI DALLA GABBIA DELL’AUSTERITA’ Correzione delle politiche europee di stabilità visto che dopo 5 anni di austerità e di svalutazione del lavoro i debiti pubblici aumentano ovunque nell’eurozona. Si tratta di conciliare la disciplina di bilancio con investimenti pubblici produttivi e di ottenere maggiore elasticità negli obiettivi di medio termine della finanza pubblica. L’avvitamento fra austerità e recessione mette a rischio la democrazia rappresentativa e le leve della governabilità. L’aggiustamento di debito e deficit sono obiettivi di medio termine. L’immediata emergenza sta nell’economia reale e nell’occupazione.

Solo adesso vi svegliate? Vergogna, vergogna, vergogna dopo cinque anni di austerità e svalutazione del lavoro perchè non è possibile svalutare la moneta, vergogna!

Heinrich Brüning durante la Repubblica di Weimar adottò politiche di rigore che provocarono un grave aumento della disoccupazione, contribuendo ad aggravare il disagio sociale e la condizione dei ceti medi, contribuendo ad avvicinare il supporto della classe media e dei poveri all’estremismo nazista.

Sempre e solo rigore l’ha affermato recentemente anche

: per la crescita avanti col il rigore Draghi sulla crisi: “Avanti con rigore e austerità” La Merkel non allenta il rigore e chiede ancora austerità!

Tra qualche anno o forse prima tra qualche mese sapremo se per una volta nella storia l’austerità avrà successo anche se oggi serve solo come arma per stimolare lo spirito egemone tedesco, tedeschi spesso e volentieri lesti in passato ad infrangere il patto di Stabilità, con un sistema finanziario estremamente lassivo e decisamente spregiudicato.

Su LINKIESTA Luca Ricolfi si chiede se Monti è la soluzione o è parte del problema.

Per i mercati finanziari quel che conta non è la virtù degli Stati, ma la  probabilità che i debiti vengano ripagati interamente allo loro scadenza, scrive per Linkiesta Luca Ricolfi. Ma se la decrescita del Pil  spaventa i mercati finanziari aver fatto una manovra che provoca precisamente  tale decrescita, potrebbe essere stato un errore fatale. È possibile che quel  che è successo negli ultimi due mesi sui mercati finanziari sia successo non  solo nonostante Monti ma anche a causa di  Monti.

Scritta da Marx ed Engels fra il 1845 e il 1846, ma pubblicato solo postuma  nel 1932, l’Ideologia tedesca è una critica minuziosa del modo di  ragionare dell’intelligentsia germanica di allora, tacciata di ingenuo  idealismo.

Quella ricostruzione era un po’ semplicistica (e  ultrapolemica), non v’è dubbio. E tuttavia è interessante che oggi, quasi due  secoli dopo, l’Europa si trovi di nuovo a fare i conti con una variante  dell’ideologia tedesca, questa volta sotto forma di un complesso di idee sulla  crisi economica e i modi per uscirne. Idee che vengono attribuite alla  cancelliera tedesca Angela Merkel, ma che in realtà sono condivise (o subite?)  dalle autorità europee e, in Italia, sono sostanzialmente accettate dal governo  tecnico guidato da Mario Monti.

Qual è il nucleo dell’ideologia tedesca oggi? Il nucleo  dell’ideologia tedesca è la credenza che esista qualcosa come la “virtù fiscale” di un paese, e che – se funzionano a dovere – i mercati finanziari debbano  premiare tale virtù. Al centro della virtù si trova un solo criterio  fondamentale: il deficit pubblico previsto per un dato paese nell’anno in corso  e in quelli immediatamente successivi. Se un paese si avvicina rapidamente al  pareggio di bilancio è virtuoso, se ne resta lontano o vi si avvicina troppo  lentamente è vizioso.

Di tale credenza esistono innumerevoli testimonianze,  dirette e indirette. I leader europei passano una notevole quantità del loro  tempo a lodare gli “sforzi” dei paesi che cercano di rimettere a posto i loro  bilanci pubblici, talora arrivando a definire “impressionanti” i passi avanti  fatti dai governi nel tentativo di risanare le finanze pubbliche. E un tempo  altrettanto notevole lo dedicano a proclamarsi stupiti, contrariati,  amareggiati, se non offesi, ogni qual volta le agenzie di rating o i mercati  finanziari sembrano non apprezzare tanto sfoggio di virtù.

Nota. Chi volesse rendersi conto dal vivo di come funziona  l’ideologia tedesca può, ad esempio, leggere l’intervista rilasciata dieci  giorni fa al Corriere della Sera da Peter Bofinger, uno dei “cinque saggi” economisti della cancelliera Angela Merkel (“Roma ha ragione, serve uno scudo europeo contro la  speculazione”, 13-7-2012).

Leggi il resto: LINKIESTA

Spero di essere stato sufficientemente chiaro in questo oceano di disinformazione!

Per chi volesse sostenere liberamente il nostro viaggio è disponibile MACHIAVELLI 2013 UN ANNO DOUBLE FACE un post da non perdere sulle prospettive geopolitiche, macroeconomiche e tecniche di un anno che si preannuncia decisamente DOUBLE FACE!

« SOSTIENI L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE contribuisci anche tu LIBERAMENTE a tenere in vita un’isola di condivisione quotidiana nell’oceano infinito di questa tempesta perfetta … Chiunque volesse ricevere le ultime analisi può liberamente contribuire al nostro viaggio cliccando sul banner  in cima al blog o sul lato destro della pagina può liberamente contribuire al nostro viaggio cliccando qui sopra o in cima al blog Semplicemente Grazie!

 

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13 commenti Commenta
perrymassone
Scritto il 11 marzo 2013 at 14:30

Complimenti Iceberg, gran bell’ articolo ricco di spunti di riflessione e di riferimenti storici.

Non smetterò mai di ripeterlo, perchè credo che sia una grande Verità:

“L’unica cosa che l’uomo impara dalla storia è che l’uomo non impara niente dalla storia”.

Una nota sulla svalutazione del lavoro, degli asset mobiliari e immobiliari e dell’ economia in generale.
Per come è stato costruito il sistema economico in cui il nostro Paese ha prosperato per decenni fino all’ entrata nell’ euro era ovvio che andasse a finire così.

Mi spiego meglio (ma hai già spiegato bene tu). Il nostro Paese ha vissuto di svalutazioni competitive della (propria) moneta finchè ha potuto farlo per reggere il passo delle altre economie più avanzate. Nel momento in cui questo non è più stato possibile (adozione della moneta unica) questa svalutazione si è automaticamente trasferita sulle azioni, sui prezzi delle case e soprattutto sul “prezzo” del lavoro. I salari sono fermi da anni non a caso, ma proprio per l’entrata nell’ euro.

Ora tutto ciò probabilmente è già risaputo… quel che non è risaputo è che i signori che ci hanno portato nell’ euro (tassandoci a più non posso peraltro per farci questo grande favore) SAPEVANO BENISSIMO A COSA SAREMMO ANDATI INCONTRO.

Così come il nostro prof. SAPEVA BENISSIMO COSA AVREBBERO SCATURITO LE POLITICHE RECESSIVE CHE CI HA IMPOSTO.

Questa gente continua a “governare”, ad essere accreditatissima presso gli ambienti più importanti e ad esercitare la loro nefasta influenza sulle Istituzioni.

Possiamo prendercela con tutti i politici che vogliamo, ma basterebbe cacciarne molti meno di quelli che si hanno ora nel mirino, e cioè tutti.

sherpa
Scritto il 11 marzo 2013 at 15:02

E’ da poco che seguo i vostri blog e non ho una cultura finanziaria adeguata, me ne rendo conto.
L’unica cultura che ho è derivata dai rapporti intrattenuti con la mia banca e , sulla mia pelle (sic), ho imparato a difendermi e ad approfondire un pò la materia.
Ora, e penso di parlare a nome dei molti visitatori che vi leggono senza intervenire, vi chiedo se potete dare un parere, un indicazione pratica su come gestire al meglio questa situazione e non lasciarci le penne.
Fermo restando che è responsabilità di ognuno informarsi e gestire la propria vita.
Grazie comunque per il tempo che spendete per renderci più informati e consapevoli.

Scritto il 11 marzo 2013 at 16:36

@Sherpa
Il problema non è solo “non lasciarci le penne”, ma a chi farcele lasciare.
Sarò meno criptico. Il tanto citato da Andrea “Colpirne uno per educarne mille” (Cit. Mao), è quantomai attuale. Finchè qualche responsabile, tra i big dei soliti noti, non verrà “colpito” (scegli tu la forma) in un modo che gli anglosassoni definiscono IMPRESSIVE!, non ci sarà modo di uscirne.
Ci vuole un casus belli in cui la responsabilità sia personale e non scaricata su aziende o figure di secondo piano, che però facevano il lavoro sporco conto terzi.
Ma credo che i tempi siano stra-maturi.
Non manca molto. Tra poco gli squali si mangeranno tra loro.
Senza arrivare alla nuova Norimberga…

Claudio

john_ludd
Scritto il 11 marzo 2013 at 18:58

e dai a parlare di quanto sarebbe bello se…

Barry Eichengreen è professore all’università di Berkeley, California e tra i più stimati e meno ideologizzati economisti del pianeta. In diversi papers pubblicati negli scorsi anni sulle maggiori testate economiche ha discusso la possibilità di un break up della zona euro, affermando che l’unione è mal progettata e che posizioni degli economisti contrari all’euro sono per lo più corrette, ma che la rottura dell’euro è malgrado questo “impossibile” o almeno lo è senza una catastrofe senza precedenti. La ragione è sinteticamente la seguente:

“The very motivation for leaving (the Euro) would be to change the parity. And pressure from other member states would be ineffective by definition.

Market participants would be aware of this fact. Households and firms anticipating that domestic deposits would be redenominated into the lira, which would then lose value against the euro, would shift their deposits to other Eurozone banks. A system-wide bank run would follow. Investors anticipating that their claims on the Italian government would be redenominated into lira would shift into claims on other Eurozone governments, leading to a bond-market crisis. If the precipitating factor was parliamentary debate over abandoning the lira, it would be unlikely that the ECB would provide extensive lender-of-last-resort support. And if the government was already in a weak fiscal position, it would not be able to borrow to bail out the banks and buy back its debt. This would be the mother of all financial crises.”

Vi posso garantire che ognuno di voi anche il più anti eurista, se comprende per tempo che si torna a una moneta nazionale e se ha capitale da parte, farà il possibile per trasferire i propri euro altrove o quanto meno cambiarli con qualcosa di diverso e che non rischi la conversione in lire (anche Beppe Grillo e Bagnai). Nessuna (ripeto nessuna) delle persone che conosco e che dispone di capitale finanziari anche solo medi, non ha un conto presso le poste svizzere, austriache o altrove. Nessuna (ripeto nessuna) delle aziende italiane che operano anche all’estero non ha una tesoreria multi valuta e alcune delle maggiori l’hanno trasferita del tutto (anche x ragioni fiscali). Le banche italiane più grandi, per non perdere depositi a livello di consolidato, hanno branch in Lussemburgo, Singapore etc… e vi hanno trasferito/possono trasferire il denaro dei propri depositanti abbienti all’istante.

Pensare che tutto possa avvenire in segreto, in un week end senza che nessuno lo venga a sapere è la cosa più ingenua che si possa immaginare. Poi tutto può succedere, niente è davvero impossibile in questo folle mondo dove le asimmetrie informative sono senza precedenti. Certo lo sconforto dei senza lavoro/senza prospettive molto può ma è ancora presto, si può precipitare ancora per un pò, e la situazione dei loro colleghi non euro ma monetariamente sovrani come americani e inglesi non sembra poter illudere molto che le soluzioni degli altri siano granchè meglio. Per ora il “capitale” sta vincendo questa guerra contro il “lavoro” 6-0, 6-0, 5-0 poi vedremo.

L’euro è una trappola ? Per molti lo è certamente e se come valuta è costruita male come trappola è costruita molto bene, come il dollaro e il sistema dollaro centrico e tutto ciò che i banchieri hanno messo in piedi in questi secoli. D’altra parte anche in Italia come altrove gli interessi dentro la società sono sempre più frammentati e scomposti. Alle passate generazioni che hanno accumulato capitale finanziario in euro, l’euro conviene sicuro, per gli altri assai meno o per nulla. L’età media della popolazione è 43 anni, l’euro conviene ai nonni e ai padri e non ai figli che sono una esigua minoranza.

http://www.voxeu.org/article/eurozone-breakup-would-trigger-mother-all-financial-crises

http://www.nber.org/papers/w13393

sherpa
Scritto il 11 marzo 2013 at 19:06

Grazie Claudio per la risposta, mi auguro che tu abbia ragione.
Spero solo che, visto che il sistema è marcio fino alla radice, quell’ uno che si colpisce
non diventi il capro espiatorio ed i mille da educare continuino a fare disastri che hanno sempre fatto.
businesscommunity@finanza,

daviosq
Scritto il 11 marzo 2013 at 19:42

Complimenti Andrea ottimo scritto come sempre.
In questi giorni meditando su quanto sta succedendo in Italia e non solo mi è preso uno scoramento. Io credo che tra tutti gli intrighi economici e del potere politico internazionale resti a noi elettori italiani ben poca possibilità di scelta, se non quella virtuale che crediamo sia ancora in nostro possesso; tu mi pare che li chiami psicopatici o altro quelli che stanno ai vertici delle istituzioni europee, io sono fermamente convinto che costoro oltre che essere pedine di poteri più forti siano anche invasi dal più grande menefreghismo rispetto alle situazioni delle popolazioni dei vari stati. A loro non frega nulla se in Grecia o in Italia o Spagna la gente soffre, non gliene fregherà niente neanche se la gente scenderà in strada con i fucili per riavere i propri minimi diritti di vita. Questi con i vari trattati europei come quello di Velsen per esempio, hanno in mano tutte le leve per sopprimere qualsiasi protesta o governo democraticamente eletto da un popolo sovrano, tramite Eurogendfor possono agire indisturbati e distruggere qualsiasi focolaio di libertà e riconquista di sovranità. Se noi italiani non troviamo il modo politico di disdire tutti quei malefici trattati che abbiamo firmato non usciremo mai da nessuna tempesta, e più la tempesta si farà dura più tanti di noi verranno travolti. Non c’è Angela Merkel, non c’è Holland non c’è Draghi non c’è nessuno a cui andare a chiedere giustizia moralità libertà etica o senso della vita, siamo spacciati e solo attraverso a grandi sofferenze forse riavremo indietro la nostra dignità e speranza di popolo.

fortunato64
Scritto il 11 marzo 2013 at 20:46

scusate ma è solo una curiosità…..l’altro giorno mi sono letto il link segnalato da kry in un suo commento nel post two pack di Andrea, eccolo……http://www.libreidee.org/2013/02/debito-e-banche-pubbliche-la-germania-ci-rovina-barando/

stasera per caso ho provato ad entrare prima in quel link,poi in quel sito ,ma non ci riesco più….
volevo sapere se è solo un problema mio ,oppure devo pensare a qualche atto di censura….

grazie 1000 buona serata

sherpa
Scritto il 11 marzo 2013 at 20:58

fortunato64,
Il sito non è accessibile anche a me, ma può essere un problema temporaneo

sherpa
Scritto il 11 marzo 2013 at 21:12

Per ICEBERGFINANZA:
Per quanto riguarda l’ intervista Peter Bofinger (ha parlato molto bene degli sforzi Italiani) “Per questo il consiglio dei saggi ha suggerito l’ introduzione di un tilgungsfond (un fondo di ammortamento del debito, a partire dal 60% del debito sul Pil), con il quale l’ Italia potrebbe rifinanziarsi a tassi più bassi. In questo modo si potrebbe interrompere il circolo vizioso di tassi in aumento e un peggioramento della bontà dello stato. Un progetto sostenuto in Germania anche dalla Spd e dai Verdi»
Ma questo tilgungsfond chi lo dovrebbe finanziare e quali obblighi (leggi fregature) comporterebbe.

mannoz
Scritto il 11 marzo 2013 at 21:35

john_ludd@finanza,

hai ragione, ma se per i creditori l’euro conviene, per i debitori tra cui lo stato molto meno no?

john_ludd
Scritto il 11 marzo 2013 at 21:48

mannoz@finanza,

Ovvio ma tu potresti essere un creditore. Se hai 40 – 50 anni hai lavorato per 20 e risparmiato più di quanto hai speso allora sei un creditore netto. Il mondo è contorto, quello che è giusto può non convenire a molti, non solo all’1% che sta in cima e infatti quelli lo sanno benissimo e non succede nulla. Tuttavia per quanto siano abili i grandi pianificatori alla fine hanno sempre fallito e se il sistema attuale non sta in piedi, malgrado tutti gli sforzi, cadrà. Allo stesso modo ogni volta che un sistema è stato cambiato sotto la spinta di quella che sembrava essere la volontà popolare, quello nuovo si è sempre rilevato essere utile a una nuova minoranza egemone e non certo alla manovalanza che è risultata utile a sostituire un elite con la successiva. Vedi, io credo che i potenti e gli ambiziosi (quelli che vorrebbero essere potenti) non siano come noi. Sembrano come noi, si mescolano a noi, ma pensano e operano diversamente. Credo manchino loro alcune peculiarità che l’umano standard come te e come me possiede anche se solo in piccole dosi. Quindi in questo gioco perdiamo sempre.

kry
Scritto il 12 marzo 2013 at 11:15

fortunato64,

sherpa@finanza,

E’ un piacere vedere che a qualcuno interessa quello che trovo. Andrea scusa per lo spazio. Qui di seguito il post. Ricordate in internet non si distrugge nulla. Debito e banche pubbliche: la Germania ci rovina barando
Scritto il 14/2/13 • nella Categoria: segnalazioni
La Germania sta barando: ci impone lo spietato regime di austerity e il taglio della spesa pubblica, mentre – sottobanco – usa nientemeno che il proprio debito pubblico (quello che ci impedisce di utilizzare) per lucrare sulla nostra crisi, aggravandola e pilotandola attraverso il mercato finanziario dei titoli di Stato. Lo afferma Pietro Cambi attraverso “Crisis”, il blog di Debora Billi. La “virtuosa” Germania, sostiene Cambi, ricorre proprio alla vituperata finanza pubblica per ricattare l’Italia e gli altri “Piigs”, grazie ad un semplice artificio bancario: se lo adottasse anche l’Italia, potrebbe abbattere di colpo gli interessi sul debito e tagliare lo spread dell’80%. Basterebbe tornare alla sovranità monetaria, sottraendosi alla tagliola dell’euro? Berlino, sostiene Cambi, lo sta già facendo: alla faccia delle pretese privatizzazioni, che a noi vengono imposte, è tuttora largamente pubblico il capitale delle maggiori banche tedesche.

Berlino, racconta Cambi, ha sistematicamente aggirato l’articolo principale del regolamento europeo che vieta alle banche centrali di concedere liquidità agevolata ai propri Stati, passando direttamente alla clausola – perfettamente legale – che invece concede questa facoltà decisiva agli “enti creditizi di proprietà pubblica”. In regime pre-euro, la funzione di “prestatore di ultima istanza” era prerogativa di Bankitalia: anche oggi, se fosse autorizzata, la banca centrale potrebbe infatti approvvigionarsi presso la Bce di liquidità ad un tasso privilegiato, come tutti gli istituti bancari europei, dello 0,75%: così, Bankitalia potrebbe «comprare i titoli di Stato italiani immessi sul mercato» e «spegnere immediatamente la febbre da spread». In concreto: gli interessi su Bot e Btp lo Stato li pagherebbe a se stesso, perché «sarebbe debitore di una banca di cui è il proprietario». Quindi quei soldi «tornerebbero allo Stato o, cosa equivalente, andrebbero a ricostituire le riserve della banca stessa, che così potrebbe meglio adempiere alle proprie funzioni e, alla fine, fare da sé», ovvero «comprare i titoli Btp senza più chiedere soldi alla Bce».

In pratica, aggiunge Cambi, si recupererebbe la famosa sovranità monetaria che permetteva alla Banca d’Italia di stampare lire, ove necessario, per acquistare i titoli di Stato rimasti invenduti e così tener bassi i tassi d’interesse. Mission impossibile: lo vieta il regolamento europeo che mette fuori gioco le banche centrali. Ma attenzione: non gli “enti creditizi di proprietà pubblica” che, «nel contesto dell’offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca Centrale Europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati», ovvero la sospirata “liquidità agevolata” della Bce. Chiaro, no? Persino imbarazzante, dice Cambi: dunque, in teoria, “si può fare”. Tant’è vero che la Germania lo sta già facendo. All’Italia basterebbe nazionalizzare una banca, magari in cattive acque come il Monte dei Paschi di Siena, usandola come veicolo – attraverso l’acquisizione facilitata di euro – per sostenere i titoli di Stato e abbattere lo spread.

In Germania, spiega Cambi, oltre la metà del sistema bancario è in mani pubbliche. Eesempio: la Commerzbank, secondo istituto tedesco, ha lo Stato come azionista di maggioranza. E «siccome, tramite le proprie banche investe (e massicciamente) nei nostri Btp, lo Stato tedesco, come azionista di maggioranza, lucra sulle nostre sfighe e sul nostro spread: gli basta non comprare i nostri bond, ed ecco che lo spread si innalza». In poche parole, il governo di Berlino «esercita un controllo diretto impressionante sulla nostra politica interna», con manovre finanziarie da centinaia di miliardi. Lo Stato tedesco «è l’azionista di maggioranza di centinaia di istituti bancari di diritto privato ma a capitale quasi totalmente pubblico, che accedono alla Bce allo 0,75%». Quindi Berlino «compra massicciamente titoli tedeschi, tenendo giù i loro tassi di interesse».

Altro esempio, la Kfw (Kreditanstalt fuer Wiederaufbau), istituto nato nel dopoguerra per gestire i fondi del Piano Marshall: è posseduta all’80% dalla Repubblica Federale Tedesca e al 20% dai Lander. In pratica, è al 100% pubblica, «come altre centinaia di banche tedesche» che, «con la scusa del project financing», finanziano un sacco di enti, iniziative e attività pubbliche e private, al posto dello Stato, «tenendo su a forza l’economia del paese». Formalmente, sono istituti di diritto privato, e quindi i loro finanziamenti – frutto del capitale pubblico e decisivi per l’economia tedesca – non vanno ad aumentare il debito pubblico della Germania. E come fa, Berlino, ad approvigionarsi di euro? «Comprando decine di miliardi di euro di Bund, con gli euro presi in prestito dalla Bce allo 0,75% e, ovviamente con gli interessi sui prestiti a privati». Per approvvigionarsi sul mercato allo scopo di finanziare queste attività, il governo tedesco «ha emesso nel tempo una quantità enorme di obbligazioni: insomma, ha fatto debiti per 430 miliardi di euro».

Al contrario della nostra analoga Cassa Depositi e Prestiti, le cui passività (obbligazioni postali) contribuiscono al cumulo del debito pubblico italiano per quasi il 20% del nostro Pil, le passività germaniche della Kfw, pari quasi 500 miliardi di euro, rappresentano il 17% del Pil tedesco. Ma – e qui sta il “trucco” – non sono state contabilizzate nel bilancio statale, e quindi non vanno ad aumentare, come invece dovrebbero, il “virtuoso” debito pubblico tedesco. Il tutto, aggiunge Cambi, è regolarmente permesso dalla Comunità Europea attraverso l’Esa-95, il manuale contabile che detta le regole per il calcolo dei debiti pubblici. Bruxelles «esclude dal computo le società pubbliche che si finanziano con pubbliche garanzie ma che coprono il 50,1% dei propri costi con ricavi di mercato e non con versamenti pubblici, tasse e contributi». Ovvero: fino a che un eventuale deficit o comunque i costi di funzionamento sono coperti almeno per il 50,1% dai ricavi, il deficit e le altre passività dell’istituto non vengono computati nel bilancio dello Stato. Come ha scritto il “Corriere della Sera”, la serietà di un tale principio è paragonabile alla considerazione del rischio da parte dei contabili che hanno favorito il crac della Lehman Brothers.

«Con un trucco meramente contabile, che in casi analoghi oltreoceano ha portato a condanne per bancarotta fraudolenta, la Germania ha cancellato o, se preferite, “occultato” oltre il 17% del suo debito pubblico», dichiara Cambi. «Eliminato questo trucco contabile, il debito pubblico tedesco farebbe un balzo del 20% in in colpo solo, dall’80% al 97%». Ed è solo la punta dell’iceberg di un tipo di “contabilità creativa” «probabilmente più spudorata di quella che è stata imputata alla famigeratissima e disgraziatissima Grecia, che peraltro aveva truccato i conti di un ben più modesto 10%». In effetti, aggiunge Cambi, i debiti degli istituti tedeschi nei confronti della Bce ammontano a qualcosa come 750 miliardi di euro – e di questi, almeno la metà sono da riferire a banche di proprietà pubblica. E il bello è che la Germania non è il solo paese a fare questo genere di trucchetti: «Anche in Francia, Hollande (tanto per cambiare) ha appena istituito un ente simile, la Bpi, con compiti simili e una quarantina di miliardi di dote».

E allora perché Monti e colleghi non hanno pensato, a loro volta, a una soluzione del genere? Ovvero: perché mai, «pur essendo ben a conoscenza di questi immensi trucchi contabili», i “salvatori” dell’Italia «non hanno denunciato la Germania e le sue velleità paneuropee di fronte al mondo?». E’ proprio lì che Monti non voleva arrivare: «Non volendo nazionalizzare una banca per meri motivi di contabilità nazionale, perché così facendo si renderebbero troppo evidenti i giochini altrui, si preferisce trovarsi una buona scusa, come ad esempio l’evidente rischio di insolvenza dell’istituto medesimo, per essere “costretti” a nazionalizzarlo», come appunto il Montepaschi. Tutto questo, aggiunge Cambi, poteva semplicemente non-succedere, se solo non avessimo privatizzato, in nome del liberismo, la maggior parte dei nostri istituti bancari e di conseguenza la Banca d’Italia. Quanto alla mancata denuncia dei trucchi tedeschi, basta ascoltare Monti: solo «una crisi tremenda» avrebbe consentito di tagliare in modo selvaggio la spesa pubblica e procedere alla «privatizzazione e liberalizzazione forzosa dell’intera società».

Capito a cosa serviva, l’esplosione dello spread? «Una volta deciso che la crisi e le sue devastanti conseguenze erano il prezzo da pagare per plasmare il paese, Grecia o Italia non importa, secondo la dottrina della shock economy, il resto è una logica conseguenza: se non è un movente, ci si avvicina molto». E in Europa lo sanno? «Certo», conclude Cambi: è proprio da lì – dal sistema di potere che si estende da Bruxelles fino a Berlino – che è partita la grande “tosatura” dell’Italia e degli altri “Piigs”. Operazione truccata, insiste Cambi, e atrocemente sleale: proprio chi vieta all’Italia di ricorrere al debito, in realtà fa uso massiccio del proprio debito pubblico per sostenere la propria economia, contro la nostra. Quand’è che la politica italiana se ne comincerà ad occupare?

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