MPS POLITICA E LA FINANZA OMBRA

Scritto il alle 16:37 da icebergfinanza

Avete mai provato a chiedere a Bersani che ne pensa della finanza o a Monti, a Berlusconi o a Bossi, o a qualche altro illuminato che stende la propria ombra sulla scena politica italiana, cosa hanno intenzione di fare per riportare nella giusta dimensione una metastasi che sta distruggendo l’economia reale e la vita sociale delle Nazioni.

Qualche cadavere nell’armadio dei nostri politici lo troverete senz’altro dalla finanza rossa a quella bianca, dalla finanza esoterica a cui non si nega una consulenza per un pugno di denari sino a quella del paesiello mio, padano o mediterraneo non importa.

Avete mai provato a guardare negli armadi della Consob o della Banca d’Italia che negli ultimi anni arrivavano sempre sulla scena del delitto quando ormai hanno portato via il cadavere o addirittura qualche pezzo grosso ha partecipato direttamente all’omicidio.

Il Fondo Monetario Internazionale arriva in Italia per curiosare negli armadi delle banche italiane e coincidenza spuntano le dimmissioni di Mussari.

Ora tutti sparano su un cadavere compresa la fondazione che faceva finta di nulla, i politici che dormivano ora sanno tutto di tutti e noi il prossimo anno verseremo l’obolo IMU per sostenere qualche altro derivatuccio! E Bersani fa il finto tonto!

Ricordate quanto scrissi tempo fa a proposito del nostro indicatore che vedeva MPS prossima alla nazionalizzazione, un indicatore che ai tempi di Lehman Brothers ha anticipato sulla base della leva finanziaria ben l’ 80 % dei fallimenti e delle nazionalizzazioni!

Quale altra banca italiana ama giocare con i derivati in Italia?

Prima di votare qualcuno dei relitti che circolano nella politica italiana chiedete loro che intendono fare con il fiscal compact prima e con le banche poi, soprattutto al professore si quello che si è circondato di banchieri per amministrate la liquidazione del nostro Paese.

Nulla di trascendentale sia ben chiaro, cosi va il mondo, peccato che ora si cerca di eliminare qua e la anche quel poco di buono che resta in circolazione, senza dimenticare che anche il mondo cooperativo ha qualche scheletro nascosto ma dentro la sua storia, la soluzione a questa crisi della finanza….

Scrive Giulio Sapelli sul SUSSIDIARIO che oggi in nome del dio mercato distruggendo le banche anticrisi.

” Uno dei drammi del nostro vivere civile odierno è l’assenza nel dibattito pubblico di ogni riferimento alla storia intesa come costruzione umana, delle persone associate. Un elemento essenziale di essa è stato quel grande moto di emancipazione che sotto l’albero dell’economia morale cattolica e socialista ha fondato quella che si può definire la civilizzazione del mercato. Ossia ha fatto sì che esso si sviluppasse come elemento propulsivo e liberatorio, anziché disgregativo e oppressore, delle persone, singole o associate che esse siano. Ciò è potuto accadere grazie a un lavoro plurisecolare che inizia in Inghilterra quando alle enclosures e poi all’industrializzazione fanno da contrappeso le prime cosiddette poor laws e, soprattutto, la creazione delle gloriose cooperative dei pionieri di Rochdale.

A esse seguirono, sotto l’impulso dei liberali sociali e soprattutto dei cattolici ispirati dal soffio liberatorio della Rerum Novarum, non solo le cooperative di consumo e di produzione lavoro, ma anche quelle di credito. Esse divennero ben presto in tutto il mondo un motore imponente fondato sul risparmio, sul sacrificio famigliare e individuale, che, grazie alle regole del voto per capita, della partecipazione diretta alle assemblee sociali, della socialità dell’azione economica nei confronti dei territori in cui esse sorgevano, trasformarono quel risparmio e quei sacrifici in una risorsa straordinaria per consentire la vita e l’intrapresa degli artigiani e dei commercianti, del popolo lavoratore.

Per questo c’è da rimanere allibiti, costernati, indignati leggendo gli emendamenti 27.015 e 27.016 che sono stati apportati in merito alle banche popolari quotate in borsa nel decreto legge sulle liberalizzazioni che si vorrebbe fare approvare da un Parlamento privato di capacità progettuale e costretto a subire il diktat decisionale dei cosiddetti tecnici del governo Monti: in realtà dei neo-oligarchi inconsapevoli, io credo, addirittura di quanto stanno facendo.

Infatti, disapplicare le disposizioni dei commi da 1 a 6 dell’articolo 30 del Testo unico bancario, per quel che riguarda le banche popolari quotate, significherebbe distruggere queste ultime e mandare al macero due secoli di sacrifici che in tutto il mondo si sono trasformati in azione benefica per lo sviluppo del capitalismo e nel contempo della sussidiarietà.

Si tratta di emendamenti perfidamente elaborati, perché colpiscono il cuore del sistema cooperativo delle banche popolari: il comma 1 abolisce il voto capitario; i commi 2 e 3 aboliscono il limite al possesso azionario; il comma 4 il numero minimo dei soci; il comma 5 e 6 il gradimento per l’ammissione a socio. Si realizzerebbe in tal modo quello che è stato un obiettivo pervicacemente perseguito per anni dai vertici di Banca d’Italia.

Essi non sono mai riusciti a comprendere come la quotazione in borsa, se attentamente limitata e regolata, possa beneficamente sussistere con i principi fondamentali cooperativi.

Del resto, tutta la teoria dell’allocazione dei diritti di proprietà, a partire da Hansmann sino alla Caritas in Veritate, e quindi in un orizzonte intellettuale tra i più eterogenei mai esistiti, sottolinea i benefici che possono venire alla crescita economica dalla polifonia delle forme proprietarie e dall’intreccio e non dalla separatezza tra tali diversità proprietarie.

Ciò che i soloni neolibersti non riescono a capire è l’esistenza di una terza soggettività tra lo Stato e il mercato: la soggettività dell’associazionismo, che tutte le teorie endogene della crescita indicano essere la forza propulsiva della crescita medesima.

No caro Giulio loro lo sanno e hanno paura di questo, hanno paura del concetto cooperativo, dell’associazionismo, gli esaltati neoliberisti quelli che hanno distrutto il sistema finanziario, le loro correnti, le loro scuole, le loro accademie, un manipolo di falliti che sta amministrando un fallimento, loro non amano la Cooperazione!

Per questo è devastante assistere a episodi del genere come quelli che qui si ricordano: siamo nel pieno di una profonda crisi economica mondiale e il mondo cooperativo è una delle poche risorse anticicliche di cui disponiamo.Per questo questi emendamenti sono, prima che un flagrante conflitto di interessi, un atto di stolidità teorica e di crudeltà sociale. Eppure, io che ho fatto il professore tutta la vita, pensavo che i professori avessero un’anima.

Si un’anima, l’anima tecnocratica che sta sequestrando il futuro, nascondendolo dietro il fallimento, la sindrome di Peter, un manipolo di incompetenti che cerca di mettere mano con qualche comma ad una realtà che in questi anni è stata a sua volta violentata da un manipolo di avidi esaltati ed incompetenti che ha rovinato l’essenzialità della cooperazione, quella storica, le sue radici.

Se qualcuno vi suggerisce che non c’è alternativa a questo sistema finanziario ed economico, ebbene sappiate che loro hanno paura dell’alternativa, un’alternativa che abbiamo condiviso in questi anni non solo cooperazione dunque ma tutto ciò che mette l’uomo al centro dell’universo e non i mercati.

Scusandomi per il  mio conflitto di interesse e per il mio amore per la Cooperazione vera, autentica, una riflessione era doverosa!

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5 commenti Commenta
ilcuculo
Scritto il 23 gennaio 2013 at 17:21

CRISI: Confindustria, terapia d’urto porta 316mld in 5anniROMA (MF-DJ)–”

L’Italia ha bisogno di una vera e propria terapia d’urto,
che deve segnare una forte discontinuita’ e produrre effetti economici
immediati”. E’ quanto si legge nel documento programmatico di
Confindustria, che in vista delle prossime elezioni politiche chiede di
“rendere nuovamente competitive le nostre imprese, abbattendo i costi e
sostenendo gli investimenti”.

Viale Astronomia suggerisce di “dare ossigeno alle imprese con il
pagamento immediato di 48 mld di euro di debiti commerciali; tagliare
dell’8% il costo del lavoro nel manifatturiero e cancellare per tutti i
settori l’Irap che grava sull’occupazione; lavorare 40 ore in piu’
all’anno; ridurre l’Irpef sui redditi piu’ bassi; aumentare del 50% gli
investimenti in infrastrutture; sostenere gli investimenti in ricerca e
nuove tecnologie; abbassare il costo dell’energia”.

Si tratta di una serie di misure che “se attuate subito mobiliteranno
316 mld di euro in cinque anni”.
dar/jca
[email protected]
(fine)

MF-DJ NEWS

A parte il doveroso pagamento del pregresso , gli imprenditori cosa ci mettono del loro ?

kry
Scritto il 23 gennaio 2013 at 17:45

ilcuculo@finanza,

Si capisce che non sei IMPRENDITORE.

kry
Scritto il 23 gennaio 2013 at 18:02

SHADOW BANK = 1° MERCATO NON REGOLAMENTATO——-Poi abbiamo il mercato regolamentare truffato infine con l’avvento della moneta elettronica ( no contante) nascerà un nuovo mercato non regolamentato il BARATTO.

icebergfinanza
Scritto il 23 gennaio 2013 at 20:21

La festa e’ finita da domani tutti sulla riva del fiume…qualcuno si sta preparando gettando piranha nel fiume!

silvio66
Scritto il 24 gennaio 2013 at 10:40

C’è un’anima gentile che mi spiega perchè tutti quantificano il gettito IMU in 4 miliardi, quando dai miei ignorantissimi calcoli si apre una forbice dai 15 ai 20?

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