META’ DELLA CRISI E’ COLPA DEL GOVERNO MONTI!

Scritto il alle 21:00 da icebergfinanza

 

Abbiamo scoperto nei mesi scorsi che secondo il professore l’Italia rischiava di fare la fine della Grecia e che non vi sarebbero più stati i soldi per pagare stipendi e pensioni mentre nessuno in Europa ne sapeva nulla, neanche la commissione per la sostenibilità dei debiti pubblici che ha dichiarato che l’Italia non ha mai rischiato il fallimento.

Ovviamente rigore e austerità che per Monti si combinano bene con la crescita…

“Associare rigore e crescita”. Poi, durante il suo intervento, il Professore si fa serio e chiarisce quali saranno i due paletti dell’azione di governo se vincerà le elezioni: rigore e crescita. “Siamo all’uscita, spero, da una crisi finanziaria grave. Ora dobbiamo  associare per prossimi tempi una continuazione della discilina di  bilancio, che non è una cosa contabile, ma una serietà di rapporto con  le generazioni future. Non possiamo imbrogliare i nostri figli e nipoti  gravando sempre più di debito il loro percorso di vita.   Dobbiamo  invertire questa situazione in cui i giovani si aspettano una  prospettiva di vita di benessere più negativa dei loro genitori e  nonni”, ha chiarito i premier. “A questo bisogna associare un nuovo  slancio per la crescita, il lavoro e il sociale”, ha aggiunto. (Repubblica)

Se non ci arrivano non è colpa loro non lo fanno apposta credetemi…

Così l’austerity ha depresso il Pil: metà della crisi dovuta alle manovre. Il debito invece di calare aumenta

 Roberto Petrini*. Sia nel 2012 che nel 2013 i tagli e le tasse si mangiano un punto di crescita economica. C’è chi ricomincia a parlare di nuove correzioni di bilancio stimandole in circa 7 miliardi. Le misure del governo. Lo scenario: molte le incognite post-voto. Persino gli arcigni custodi dell’economia del Fondo monetario internazionale hanno cambiato idea: non più di tre mesi fa hanno deciso che un eccesso di austerity strangola l’economia. Di conseguenza hanno cominciato a cambiare i loro modelli: mentre prima pensavano che ad ogni punto percentuale di taglio del deficit avrebbe corrisposto mezzo punto in meno di crescita, ora ritengono che il taglio di un punto nelle spese riduca almeno di un punto il Pil.E se la crisi europea degli ultimi quattro anni ha fornito prove abbondanti degli effetti nefasti del rigore a senso unico, ora l’allarme arriva anche nel nostro paese e per mezzo dell’autorevole «Bollettino » della Banca d’Italia. Perché tra le previsioni sul Pil italiane fatte nel luglio del 2011 e quelle diffuse ieri da Via Nazionale c’è un punto di scarto? Ovvero perché il Pil dello scorso anno è sceso del 2,1 per cento e quello di quest’anno sarà sotto di un punto? Ad appesantire il risultato del Pil, come spiega con evidenza una tabellina di Bankitalia, sono le manovre di finanza pubblica che hanno affossato le previsioni e, di conseguenza il Pil dello scorso anno di un punto (un terzo della differenza complessiva) e quelle dell’anno in corso di 1,1 punti (la metà dello scarto).Del resto basta andare con la memoria all’entità delle manovre avviate nell’estate del 2011 da Berlusconi e Tremonti e proseguite con il montiano «Salva-Italia »: raggiungono sul 2013, secondo uno studio dello Svimez, i 100 miliardi di euro in valori cumulati. Per due terzi si è trattato di aumenti di tasse (indirette e sui consumi dall’Iva alle accise sui carburanti) per la restante parte di un taglio alle spese. Non poteva andare altrimenti: il presidente della Corte dei Conti Giampaolino lo ha detto più volte nei mesi passati parlando di rischio di un «corto circuito tra rigore e crescita».

In altre parole il rigore abbatte il Pil, le entrate diminuiscono e il deficit sale di nuovo rendendo necessaria una nuova e dolorosa manovra. É così che il mitico pareggio di bilancio custodito in Costituzione rischia di non tenere: i dati al netto del ciclo, cioè strutturali, che dovranno servire da test per il conseguimento dell’obiettivo europeo non sono naturalmente noti. Tuttavia il vecchio indicatore, non corretto, già balla: il governo aveva fissato il deficit per quest’anno all’1,8 per cento ma sono in molti a guardare verso il celebre 3 per cento, come farà ad esempio l’autorevole centro studi Ref, nelle sue imminenti previsioni.

Stessa musica per il debito, anch’esso con il fiscal compact inserito in un percorso di rientro duro e sanzionabile a partire dal 2015. La caduta del Pil a causa dell’austerità non fa altro che aumentare il rapporto che quest’anno raggiungerà il 126,1 per cento del Pil. Inevitabile parlare di un intervento di correzione che tuttavia sarà noto solo ad urne chiuse: come noto è marzo il mese che apre le grandi operazioni per la costituzione del bilancio, quando appaiono i consuntivi ufficiali del 2012 e le previsioni del 2013.

Inoltre, in primavera, arrivano anche le indicazioni sulla crescita di Fmi e Unione europea. Il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo ieri si è espresso senza mezzi termini sull’Italia: «L’impressione è che le previsioni non siano corrette. Insomma siamo messi male ed è possibile che possa servire una nuova manovra ». Di quanto? Lo sapremo dopo le elezioni e dopo una campagna elettorale che Berlusconi ha incentrato tutta sulla riduzione delle tasse. C’è chi parla di 7 miliardi, ma lo stesso Bersani ha richiamato il concetto di «polvere sotto il tappeto» e Tremonti ha evocato senza mezzi termini la necessità di un manovra.

Certo a favore gioca la spesa per interessi che sta calando, come segnala lo spread e, se si mantenesse a questi livelli, si potrebbero risparmiare una decina di miliardi in due anni. Ma poi ci sono le spese: due miliardi li ha caricati l’ultima legge di Stabilità, che ha gonfiato il deficit e non lo ha ridotto. Senza contare gli esodati, i precari della pubblica amministrazione e una serie interminabile di spese non rinunciabili. Se il vento dello spread soffia mite sull’Europa la navigazione dell’Italia non è ancora completamente al riparo

*ROBERTO PETRINI, la Repubblica – 19 Gennaio 2013

 

Ah dimenticavo,,,! Se qualche anima candida o ingenua si sta ancora chiedendo per quale motivo sta accadendo tutto ciò, se dietro vi è un disegno prestabilito o se si tratta semplicemente di ideologia o demenza senile consiglio di dare un’occhiata a questo titolo che meglio di qualunque altro riassume il futuro del nostro Paese e di alcuni paesi europei sotto la benevola supervisione di Angelina e i suoi valorosi figli della famigerata riforma HARTZ 4 Per maggiori informazioni leggere QUI e QUI

Se serve altro per comprendere quello che è accaduto negli ultimi mesi fatemelo sapere o meglio chiedete a Draghi e Monti o alla Fornero per quale motivo il welfare europeo ha i giorni contati, ha esaurito la sua finalità.

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2 commenti Commenta
tazmin
Scritto il 21 gennaio 2013 at 21:14

VOMITO.. :-( ma il popolo imbelle…aspetta la sua distruzione..già la felicità è sparita, poi sparirà la normalità.. e arriveremo alla tanta agognata neo-schiavitù :-( w la modernità tardo ottocentesca in fieri…

andrea4891
Scritto il 22 gennaio 2013 at 01:41

se Monti è così amato dal VATICANO e dalla MASSONERIA non vedo perchè non debba vincere le elezioni e governare l’Itaglia per 5 lunghi e prosperi (per lui) anni grazie ad un’alleanza di ferro con il PD

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