AMERICA: IL DIAVOLO NEI DETTAGLI!

Scritto il alle 12:23 da icebergfinanza

Come i lettori di Icebergfinanza ben sanno l’evidenza empirica e la storia insegnano che per assorbire una crisi correlata di queste dimensioni, mediamente, sottolineo il mediamente occorrono almeno 7/8 anni senza dimenticare che questa è la più grave depressione della storia economico/finanziaria attenuata solo dalle magie delle banche centrali.

Non importa quanto siano positivi i dati relativi alla crescita del PIL nel terzo trimestre americano, l’America è di nuovo in recessione. Come abbiamo più volte visto spesso e volentieri l’inversione e le revisioni avvengono nello spazio di un istante sia che si tratti di crescita che di occupazione.

Se analizzate nei dettagli la recente revisione del PIL americano vi accorgerete della fragilità di alcune dinamiche.  Consumi diminuiti dal 2 % al 1,4 %, il solito giochino dell’aumento degli inventari ed una revisione significativa al rialzo delle esportazioni.

I consumi contano per quasi il 70 % della crescita americana e la dinamica è in progressivo deterioramento.

E non basterà certo la nuova bolla immobiliare che qua e la sta formandosi in America, confermata dall’indice Pending Home Sales, un lungimirante indicatore  che sulla base di firme di preliminari di compravendita è aumentato del 5,2 % a 104,8 nel mese di  ottobre da un 99,6 rivisto al rialzo nel mese di settembre ed è ora un 13,2 %  al di sopra del mese di ottobre 2011 quando si trovava a 92,6.

Ora ci troviamo ad un livello che non si vedeva dall’ormai lontano 2007.

Ma guardiamo cosa ci racconta Lance Roberts nel suo Streettalklive che vi consiglio vivamente…

… injections, combined with a massively bombed out economy from the financial crisis, led to a sharp rebound in economic growth which was almost entirely centered around inventory restocking and a resumption of exported goods and services.(…) However, in 2010, Obama lost control of the House to the Republicans which has led to two subsequent years of political gridlock.

Stallo che ha portato a scarsi progressi nel fornire politiche fiscali necessarie a sostenere la crescita economica. Ora l’America attende il ” fiscal cliff”!

La tabella sottostante mostra il boom delle esportazioni e delle importazioni dal minimo della recessione stimolo che ha influenzato l’economia americana e la sua dissolvenza nell’arco dei mesi successivi

Purtroppo ora Obama  è di fronte a un “congresso diviso” con John Boehner che ha intenzione di diventare la prima linea di difesa contro ulteriori progressi della politica di Obama e di programmi di spesa. Di Roberts che mentre si spera che il Congresso lavorerà  per fornire una soluzione a breve termine, estendendo i tagli per un altro anno o giù di lì – non c’è da essere troppo sicuri di questa possibilità.

Io sono convinto che un accordo verrà trovato ma non sono convinto che sarà sufficiente ad evitare seri pericoli per l’economia americana il prossimo anno.

Il denominatore comune dei prossimi 4 anni sarà la “repressione finanziaria” e forse per un intero ed ennesimo decennio perduto.

La repressione finanziaria ha luogo quando i governi prendono provvedimenti per incanalare verso sé stessi fondi che, in un mercato deregolamentato, andrebbero da qualche altra parte. Molti governi, ad esempio, hanno attuato regolamenti per banche e compagnie assicurative che aumentano la quota di debito pubblico in loro possesso.(…) 

Queste tattiche, in cui le banche sono spinte, e non costrette, a investire in titoli di Stato, costituiscono una repressione finanziaria “morbida”. Ma i governi possono andare oltre tali metodi e richiedere che le istituzioni finanziarie mantengano o incrementino i titoli di Stato in loro possesso, come ha fatto nel 2009 la Financial Service Authority del Regno Unito.

Allo stesso modo, nel 2011 le banche spagnole hanno incrementato la capacità creditizia nei confronti del governo quasi del 15%, malgrado la contrazione dei prestiti registrata nel settore privato e la minore affidabilità creditizia del governo spagnolo. Una volta un banchiere italiano ha detto che le banche italiane dipenderebbero dal Ministero delle Finanze se vendessero i loro titoli di Stato. E un banchiere portoghese ha dichiarato che, mentre le banche avrebbero dovuto ridurre l’esposizione verso i titoli di Stato rischiosi, la pressione del governo ad acquistarne di più era fortissima.

Inoltre, in molti Paesi, tra cui Francia, Irlanda e Portogallo, i governi hanno intaccato i fondi pensione allo scopo di finanziare i deficit pubblici. Il Regno Unito è destinato a intraprendere un’azione analoga, “consentendo” ai fondi pensione pubblici locali di investire in progetti sulle infrastrutture.

Il finanziamento monetario diretto o indiretto dei deficit pubblici rientrava in passato tra i peccati più gravi che la banca centrale potesse commettere. Il QE e il programma OMT sono semplicemente una nuova incarnazione di questa antica trasgressione. Queste politiche delle banche centrali, insieme a Basilea III, indicano che probabilmente la repressione finanziaria definirà il panorama economico almeno per un altro decennio.

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The Next Four Years

The next four years in the economy will most likely look a whole lot like the last two. Sluggish growth, lots of political infighting, and continued weak employment as business remain on the defensive. For investors it will be a continued period of volatility, lower market returns, a falling dollar and continued artificial interventions by the Federal Reserve to suppress interest rates. The Fed’s ability to push asset prices has most likely come to an end as prices have been stretched well above underlying valuation metrics particularly as the weakening global economy weighs on revenues and profitability.

Furthermore, the issue of the “fiscal cliff” by the end of the year puts the markets at risk of a sharp correction as positions are sold to lock in capital gains at lower tax rates.

Tornando all’ultima revisione del PIL come dice Roberts restano da definirsi le conseguenze del recente uragano Sandy non incorporate nell’ultima revisione e previste per l’ultimo trimestre dell’anno.

Per il resto vi consiglio nuovamente di leggerVi anche Q3 GDP – The Devil Is In The Details sempre su Street Talk Live da non perdere!

Nei prossimi mesi navigheremo a vista, non è più permesso distrarsi, ma… l’ultima grande occasione continua!

Nel fine settimana per i sostenitori del nostro viaggio…

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6 commenti Commenta
gab
Scritto il 30 novembre 2012 at 17:30

Sono convinto anch’io che i prossimi anni saranno duri per gli Usa-e certo non solo per loro-, in quanto il modesto o quasi nullo aumento reale del pil attualmente è dovuto a misure di finanza straordinaria eccezionali, sia dal lato del deficit pubblico che della bomba monetaria.
Pare che comunque per il momento la droga funzioni, se si guarda ai dati dei consumi del black friday, o no?

kry
Scritto il 30 novembre 2012 at 18:41

Andando a guardare i dettagli: un pil che cresce del 2% e dove questo pil è sostenuto al 70% dai consumi e questi consumi sono sostenuti dalle carte di debito degli studenti e dagli acquisti di nuove automobili lo trovo un non senso chiamarlo pil positivo. Non sarebbe più corretto coniare un nuovo concetto finanziario come un fattore di rettifica che tenga conto di quanto il nuovo debito abbia influenzato la crescita del pil stesso?

dorf001
Scritto il 30 novembre 2012 at 18:48

kry@finanza,

hei KRY ma perchè ti spacchi tanto la testa nel voler capire sti mericani usa e getta? sono solo dei malati mentali. non ci perdere più tempo con questi. la cosa più idiota che abbiamo fatto negli ultimi 40 anni, è copiarli in tutto. ora dobbiamo disintossicarci al volo. quindi rifutando e aborrendo tutto ma tutto quello che viene da quella fogna di america. invece se permettete,vorrei pralre di ITALIA. ho trovato un bel articolo, bisogna per forza leggerlo. di ZIBORDI.
ITALIA, ANNO 2016

Fu nell’anno 2016 che la maggioranza della gente si accorse di cosa è veramente la moneta e per mesi dopo che la “scoperta” ebbe riempito le pagine dei giornali, i canali televisivi, i siti internet e le discussioni nei bar divenne un ritornello: “… ma come mai non ce ne eravamo accorti prima…!”

Il cambiamento arrivò con il collasso finale dell’eurozona nel 2015, un evento che era stato previsto da un numero crescente di esperti ormai da anni ma che ugualmente colse la maggioranza di sorpresa. Una delle sorprese fu che il crac vero si verificò non in Grecia o Spagna, ma in Italia, quello che era una volta il settimo paese industriale al mondo ed era stato lentamente strangolato nella camicia di forza dell’austerità senza nemmeno avere le bolle del consumo e immobiliari dei suoi vicini mediterranei.

In Italia dopo otto anni di recessione continua il caos politico era degenerato con un governo paralizzato da alcuni anni perchè i vecchi partiti non venivano rimpiazzati dai nuovi movimenti che non volevano partecipare a governi compromessi, migliaia di aziende che chiudevano nel nord, diverse regioni come il Veneto che chiedevano la secessione e dimostrazioni sempre più violente a cui partecipavano persino artigiani e piccoli imprenditori.

Alla fine la capitolazione arrivò l’11 settembre del 2015 con la dichiarazione del nuovo governo che le pensioni sarebbero state pagate nella “nuova valuta nazionale italiana” e anche incrementate del 10% (per compensare i tagli dei governi Monti I, Monti II e Monti III) e le tasse erano pagabili d’ora in poi solo nella nuova Lira. Il nuovo governo dichiarò anche una Vacanza Fiscale di un anno, in cui l’IVA e l’Irpef venivano dimezzate in modo secco durante la “Transizione Nazionale” alla nuova valuta, per rilanciare immediatamente l’economia ormai in stato comatoso dopo otto anni di depressione e austerità.

è spiegato in maniera semplicissima. quindi anche x i 58 milioni di italiani, che hanno un cervello da 5 elementare. impossibile NON capire. qui il tutto http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11154

by DORF

kry
Scritto il 30 novembre 2012 at 19:00

dorf001@finanza,

Che cosa aspettare fino al 2015? Non ci sarebbe da meravigliarsi d’altronde ti ricordi http://www.hasslberger.com/economy/moneta.html sembra che sia stato scritto nel 1999 e da allora sono passati 13 anni e nonostante le raccomandazioni eccoci qua.

italiapersempre
Scritto il 4 dicembre 2012 at 17:12

@ Dorf: nel 2016 non ci sarà alcun collasso dell’ euro, perché il progetto che c’ è dietro non lo permette, ma nel 2016 probabilmente inizierai a vedere cosa veramente viene occultato dietro le parole ‘UE’, ‘Euro’ ‘Eurozona’, etc

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