SICILIA… GLI EXIT POLL DI GOLDMAN SACHS!

Scritto il alle 09:16 da icebergfinanza

Mentre in Sicilia l’onda d’urto del Movimento Cinque Stelle sta spazzando via l’immondizia politica di anni di connivenza e convivenza mafiosa, con il canditato grillino addirittura in testa secondo gli exit poll a Palermo, pur nell’indifferenza di un’affluenza in netto calo rispetto alle tre tornate precedente andiamo a vedere cosa suggeriva il mese scorso una delle aziende di exit poll politici più potenti al mondo…

Goldman Sachs vota per il Pd Antonio Satta –

Le polemiche saranno inevitabili. Per le prossime elezioni Goldman Sachs scommette sul Pd. Il colosso finanziario americano, a sette mesi dalle elezioni politiche italiane, ha pubblicato un report che farà rumore, nel quale si sostengono le chanche di una maggioranza di centro sinistra incentrata sul Pd. E questa maggioranza molto probabilmente manterrebbe la linea Monti, anche se non è chiaro se riconfermerebbe Mario Monti a capo del governo. In ogni caso, secondo il report, difficilmente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, porterà il Paese alle elezioni prima di aver risolto la questione della riforma elettorale. Goldman Sachs ritiene «probabile che vengano introdotte modifiche alla legge con l’idea di garantire una coalizione centrista a favore di una conferma di Monti».

Per il momento ci sta pensando la macchietta di Halloween a cercare di portarci alle elezioni con la stessa impresentabile legge elettorale che ha permesso a degli zombies di governarci negli ultimi anni…

Ora non si può dire che a Goldman Sachs non conoscano la politica e gli effetti che una dichiarazione del genere può scatenare. Se c’è una banca d’affari che con la politica e i governi, in patria e all’estero, ha avuto relazioni strettissime è proprio GS. In America hanno tirato in ballo le revolving doors (le porte girevoli) per definire il fenomeno tipico in Goldman di un dirigente di primo piano che lascia il suo incarico per passare al governo, e magari, finito il mandato, torna tranquillamente alla casa madre.

Per una maggiore consapevolezza del lettore allego due riferimenti …storiografici!

Inutile che vi racconti chi sono gli uomini politici contattati da Goldman Sachs in Italia per fare da consulenti di non si sa bene cosa…

Per limitarci all’Italia, Mario Draghi è stato vicepresidente di Goldman Sachs per l’Europa dal 2002 al 2005, ma tra i consulenti della banca d’affari ci sono stati anche Gianni Letta, Romano Prodi e Mario Monti.

Ebbene, ora gli analisti di Goldman Sachs, peraltro molto attiva nella vendita di Btp nei momenti in cui lo spread era salito alle stelle e grande sostenitrice di un governo Monti post-Berlusconi nelle fasi calde del novembre scorso, scrivono che il tempo del governo tecnico del loro autorevole ex collega, «sta per finire» e «l’Italia potrebbe risentire dell’incertezza politica collegata alle future elezioni politiche in agenda ad aprile 2013». 11 maggior rischio per il Paese, secondo la banca d’affari, verrebbe da una vittoria delle forze euroscettiche e tra queste colloca il Pdl di Silvio Berlusconi e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Del resto, scrivono gli analisti, «le riforme impopolari del governo Monti, ad esempio l’Imu dal valore di 20 miliardi di euro all’anno, hanno favorito campagne politiche anti-europee e anti-euro di vari partiti». Non va nemmeno sottovalutato l’ appeal politico di Grillo, perché «ha buone opportunità di guadagnare un gran numero di seggi in Parlamento, riflettendo la di saffezione degli italiani all’esistente establishment politico».  

GS rimane cauta, ma comunque «costruttiva», sulle dinamiche di mercato dei titoli di Stato italiani che potrebbero soffrire se la credibilità del nuovo programma di acquisto della Bce fosse messa in discussione, soprattutto in considerazione del debole scenario macroeconomìco. Ma pesa anche l’incertezza sugli esiti delle prossime elezioni, tanto che gli analisti arrivano a delineare tre possibili scenari che potrebbero portare l’Italia a ricorrere al programma di aiuti Efsf/Esm, così ribattezzati: il vincolato, il tattico e il mani-legate». Nei primo scenario («il meno probabile») l’Italia potrebbe essere obbligata a ricorrere ai fondi per il riemergere «delle tensioni sull’obbligazionario» che potrebbero rendere «illiquido il mercato dei Btp»; un’ipotesi possibile con «una vittoria dei partiti anti-europei». Nel secondo scenario, il governo italiano potrebbe «tatticamente» vincolarsi al Fondo salva Stati prima delle elezioni, «senza in realtà averne bisogno», annullando il rischio contagio dalla Spagna. Il terzo e ultimo scenario prevede che la richiesta di sostegno possa essere avanzata da Monti stesso, prima delle elezioni, per «legare le mani al suo successore». Fonte: Milano Finanza

Quando Goldman Sachs dice che un’ipotesi è la meno probabile, preparatevi a vederla realizzata prima o poi, le altre due sono solo un possibile antipasto per un Paese che deve assolutamente ritrovare la propria consapevolezza innanzitutto, capire quello che in realtà sta accadendo e quali sono le possibili vie di fuga!

Ora aspettiamo di vedere come reagiranno i fantasmi presenti all’interno del Partito Della Liquidazione, alla tragedia umana del loro padre padrone.

Comunque sia il cosiddetto ” vincolo finanziario ” sua maestà lo Spread non abdicherà tanto facilmente, un sovrano che ci porterà in una maniera o nell’altra a firmare uno dei capitoli più tragici e oscuri della storia d’Italia.

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14 commenti Commenta
ilcuculo
Scritto il 29 ottobre 2012 at 10:37

Andrea,

non ci sono vie di fuga, o riportiamo in casa un altro 20% almeno di debito pubblico oppure ci mettiamo in condizione di dover continuamente render conto della nostra “disponibilità” a politiche che tutelino i creditori.

Del resto è sempre tutto molto opinabile ma se hai un credito con un tuo vicino e questo si compra una macchina nuova tu potresti domandarti se lo fa perchè la macchina vecchia era guasta e senza macchina non può andare a lavorare e quindi non potrà ripagarti il debito.
Ma certamente ti senti in diritto di domandarti se sarà in grado di ripagarti, magari ti domanderai perchè ha comerato una macchina nuova e non una usata, se era necessaria una macchina così grande…

icebergfinanza
Scritto il 29 ottobre 2012 at 11:14

ilcuculo@finanza,

Sabato ho argomentato con dati questo punto unica via di uscita fattibile!

Per quanto riguarda la sovranità monetaria non è l’unica via di uscita e la sua fattibilità passa attraverso eventi che non piaceranno ai più!

Per quanto riguarda il debito invece senza dimenticare che… il legislatore, filosofo e poeta ateniese Solone mise in atto il primo Vero piano Chicago/New Deal, nel 599 a.C. per ridurre le sofferenze degli agricoltori provocate dagli oligarchi che beneficiavano dei vantaggi del conio della moneta privata. Cancellò tutti i debiti, restituì le terre confiscate dai creditori, fissò i prezzi delle materie prime (cose molto simili a quello che fece Franklin Roosevelt), e consapevolmente cominciò a coniare moneta emessa dallo stato “senza-debito”.

La lunga tradizione di cancellazione del debito in Mesopotamia e in Egitto dal 3 al 1 ° millennio a.C.
14 settembre 2012 | Autore Alba Kan
Di Eric Toussaint fonte: Tlaxcala

È indispensabile passare attraverso la cortina di fumo della storia raccontata da parte dei creditori e ripristinare la verità storica. La cancellazione del debito generalizzata si è verificata più volte nella storia.

Hammurabi, re di Babilonia, e gli annullamenti del debito

Il Codice di Hammurabi si trova nel Museo del Louvre di Parigi. In realtà il termine “codice” è inappropriato, perché Hammurabi ci ha tramandato piuttosto un insieme di regole e di giudizi sulle relazioni tra i poteri pubblici e i cittadini. Il regno di Hammurabi, “re” di Babilonia (situata nell’attuale Iraq), iniziò nel 1792 avanti Cristo e durò 42 anni. Quello che la maggior parte dei manuali di storia non dice è che Hammurabi, come altri governanti delle città-Stato della Mesopotamia, proclamò in varie occasioni un annullamento generale dei debiti dei cittadini con i poteri pubblici, i loro alti funzionari e dignitari. Quello che stato chiamato il Codice di Hammurabi fu scritto probabilmente nel 1762 avanti Cristo. Il suo epilogo proclamava che “il potente non può opprimere il debole, la giustizia deve proteggere la vedova e l’orfano (…) al fine di rendere giustizia agli oppressi”. Grazie alla decifrazione dei numerosi documenti scritti in caratteri cuneiformi, gli storici hanno trovato la traccia incontestabile di quattro annullamenti generali del debito durante il regno di Hammurabi (nel 1792, 1780, 1771 e 1762 A. C.).
All’epoca di Hammurabi, la vita economica, sociale e politica si organizzava intorno al tempio e al palazzo. Queste due istituzioni, molto legate, costituivano l’apparato dello Stato, l’equivalente dei nostri poteri pubblici di oggi, nei quali lavoravano numerosi artigiani e operai, senza dimenticare gli scriba. Tutti erano alloggiati e nutriti dal tempio e dal palazzo. Ricevevano razioni di cibo che gli garantivano due pasti completi al giorno. I lavoratori e i dignitari del palazzo erano nutriti grazie all’attività di una classe contadina a cui i poteri pubblici fornivano (affittavano) le terre, gli strumenti di lavoro, gli animali da tiro, il bestiame, acqua per l’irrigazione. I contadini producevano in particolare orzo (il cereale di base), olio, frutta e legumi. Dopo il raccolto, i contadini dovevano consegnare una parte di questo allo Stato come quota per l’affitto. In caso di cattivi raccolti, accumulavano debiti. Oltre al lavoro nelle terre del tempio e del palazzo, i contadini erano proprietari delle loro terre, della loro casa, delle loro greggi e degli strumenti da lavoro. Un’altra fonte di debiti dei contadini era costituita dai prestiti concessi a titolo privato da alti funzionari e dignitari al fine di arricchirsi e di appropriarsi dei beni dei contadini in caso di mancato pagamento di questi debiti. L’impossibilità nella quale si trovavano i contadini di pagare il debito poteva portare anche alla loro riduzione in schiavitù (anche membri della loro famiglia potevano essere ridotti in schiavitù per debiti). Al fine di garantire la pace sociale, in particolare evitando un peggioramento delle condizioni di vita dei contadini, il potere annullava periodicamente tutti i debiti [2] e ripristinava i diritti dei contadini.
Gli annullamenti generali del debito si sono susseguiti in Mesopotamia per 1000 anni

Le proclamazioni di annullamenti generali dei debiti non si limitarono al regno di Hammurabi: cominciarono prima di lui e si prolungarono dopo di lui. C’è la prova di annullamenti del debito che risalgono all’anno 2400 A. C., cioè sei secoli prima del regno di Hammurabi, nella città di Lagash (Sumer), i più recenti risalgono al 1400 A. C., a Nuzi. In totale, gli storici hanno identificato con precisione una trentina di annullamenti generali del debito in Mesopotamia tra il 2400 e il 1400 A. C.. Si può concordare con Michael Hudson [3] quando afferma che gli annullamenti generali del debito costituiscono una delle caratteristiche principali delle società dell’Età del Bronzo in Mesopotamia. Si trovano d’altronde nelle diverse lingue mesopotamiche espressioni che designano questi annullamenti per cancellare il debito e riportare i conti a zero: amargi a Lagash (Sumer), nig-sisa a Ur, andurarum ad Ashur, misharum a Babilonia, shudutu a Nuzi.
Queste proclamazioni di annullamento del debito erano occasione di grandi festeggiamenti, generalmente nella festa annuale della primavera. Sotto la dinastia della famigia di Hammurabi fu instaurata la tradizione di distruggere le tavolette sulle quali erano scritti i debiti. In effetti, i poteri pubblici avevano una contabilità precisa dei debiti su tavolette che erano conservate nel tempio. Hammurabi muore nel 1749 A. C., dopo 42 anni di regno. Il suo successore, Samsuiluna, annulla tutti i debiti con lo Stato e decreta la distruzione di tutte le tavolette dei debiti salvo quelle che si riferiscono a debiti commerciali.
Quando Ammisaduqa, l’ultimo governante della dinastia Hammurabi, accede al trono nel 1646 A. C., l’ annullamento generale dei debiti che proclama è molto dettagliato. Si tratta manifestamente di evitare che certi creditori si approfittino di alcune carenze. Il decreto di annullamento precisa che i creditori ufficiali e gli esattori di imposte che hanno espulso contadini debbano indennizzarli e restituire i loro beni pena la morte. Se un creditore ha accaparrato un bene facendo pressioni, deve restituirlo e/o pagarlo per intero, se non lo fa è condannato a morte.
In conseguenza di questo decreto, furono create commissioni al fine di controllare tutti i contratti immobiliari ed eliminare quelli che rientravano nella proclamazione di annullamento del debito e di ripristino della situazione precedente, statu quo ante. La messa in pratica di questo decreto era facilitato dal fatto che, in generale, i contadini spossessati dai creditori continuavano a lavorare nelle loro terre anche se queste erano diventate proprietà del creditore. A partire da qui, annullando i contratti e obbligando i creditori a indennizzare le vittime, i poteri pubblici ripristinavano i diritti dei contadini. La situazione peggiorerà un po’ due secoli dopo.
I limiti degli atti di annullamento dei debiti

In Mesopotamia, durante l’Età del Bronzo, gli schiavi per debiti erano liberati, ma non gli altri tipi di schiavi (in particolare quelli che erano prigionieri di guerra).
Gli atti di annullamento del debito non devono essere presentati come decisioni che promuovessero l’emancipazione sociale, si trattava di restaurare l’ordine precedente, che comprendeva diverse forme di oppressione. Tuttavia senza esaltare l’organizzazione di queste società di 3000 o 4000 anni fa, bisogna sottolineare che i governanti tentavano di mantenere una coesione sociale evitando la costituzione di grandi proprietà private, prendendo provvedimenti perché i contadini mantenessero accesso diretto alla terra, limitando l’aumento delle disuguaglianze, vigilando sulla manutenzione e lo sviluppo dei sistemi di irrigazione. Michael Hudson sottolinea, da parte sua, che la decisione di dichiarare guerra spettava all’assemblea generale dei cittadini e che il “re” non aveva il potere di prenderla.
Sembra che, nella cosmovisione dei mesopotamici dell’età del bronzo, non ci fosse stata una creazione originaria da parte di un dio. Il governante (ruler), di fronte al caos, riorganizzò il mondo per ristabilire l’ordine normale e la giustizia.
Dopo il 1400 A. C., non si è trovato nessun atto di annullamento del debito. Le disuguaglianze si rafforzarono e svilupparono fortemente. Le terre furono accaparrate dai grandi proprietari privati, la schiavitù per debiti si radicò. Una parte importante della popolazione emigrò verso il nordest, verso Canaan con incursioni verso l’Egitto (i faraoni si lamentavano di questo).
Nel corso dei secoli che seguirono, considerati dagli storici della Mesopotamia come tempi bui, (Dark Ages) -a causa della riduzione delle tracce scritte-, si hanno tuttavia prove di lotte sociali violente tra creditori e indebitati.
Egitto: la stele di Rosetta conferma la tradizione degli annullamenti del debito

La stele di Rosetta della quale si appropriarono membri dell’esercito napoleonico nel 1799 durante la campagn d’Egitto fu decifrata nel 1822 da Jean-François Champollion. Si trova oggi nel British Museum di Londra. Il lavoro di traduzione fu facilitato dal fatto che la pietra presenta lo stesso testo in tre lingue: l’ egizio antico, l’egizio popolare e il greco dei tempi di Alessandro Magno. Il contenuto della stele di Rosetta conferma la tradizione dell’annullamento dei debiti che fu instaurata nell’Egitto dei faraoni a partire dall’VIII secolo avanti Cristo, prima della sua conquista da parte di Alessandro Magno nel IV secolo A. C.. Vi si legge che il faraone Tolomeo V, nel 196 avanti Cristo, annullò i debiti verso il trono del popolo dell’Egitto e oltre.
Anche se la società egizia dell’epoca dei faraoni era molto diversa dalla società mesopotamica dell’Età del Bronzo, si trova traccia evidente di una tradizione di proclamazioni di amnistia che precede gli annullamenti generali del debito. Ramsete IV (1153-1146 A. C.) proclamò che chi era fuggito poteva rientrare nel Paese. Chi era in carcere veniva liberato. Suo padre Ramsete III (1184-1153 A. C.) fece la stessa cosa. Bisogna segnalare che nel 2º millennio sembra che non ci fosse schiavitù per debiti in Egitto. Gli schiavi erano prigionieri di guerra. Le proclamazioni di Ramsete III e IV riguardavano l’annullamento dei ritardi nel pagamento di imposte dovute al faraone, la liberazione dei prigionieri politici, la possibilità per le persone condannate all’esilio di tornare.
Solo a partire dall’VIII secolo avanti Cristo si trovano in Egitto proclamazioni di annullamento dei debiti e di liberazione degli schiavi per debiti. È il caso del regno del faraone Bocchoris (717-711 avanti Cristo), il cui nome fu ellenizzato.
Una delle motivazioni fondamentali degli annullamenti del debito era che il faraone voleva disporre di una classe contadina capace di produrre sufficienti alimenti e disponibile quando fosse necessario per campagne militari. Per queste due ragioni, era necessario evitare che i contadini fossero espulsi dalle loro terre a causa dell’influenza dei creditori.
In un’altra parte della regione, si constata che anche gli imperatori siriani del primo millennio avanti Cristo adottarono la tradizione dell’annullamento dei debiti. Lo stesso successe a Gerusalemme, nel V secolo avanti Cristo. Come prova, nel 432 avanti Cristo, Neemia, certamente influenzato dall’antica tradizione mesopotamica, proclama l’annullamento dei debiti degli ebrei indebitati verso i loro ricchi compatrioti. È a quell’epoca che si redige la Torah. La tradizione degli annullamenti generalizzati del debito farà parte della religione ebraica e dei primi testi del cristianesimo tramite il Levitico che proclama l’obbligo di annullare i debiti ogni sette anni e in ogni giubileo, cioè ogni 50 anni.
Conclusione

Oggi la restituzione del debito costituisce innegabilmente un tabù. È presentata dai capi di Stato e di governo, dalle banche centrali, dal FMI e dalla stampa dominante come inevitabile, indiscutibile, obbligatoria. I cittadini e le cittadine dovrebbero rassegnarsi al pagamento del debito. L’unica discussione possibile è sul modo di modulare la ripartizione dei sacrifici necessari per ottenere risorse di bilancio sufficienti per mantenere gli impegni presi dalla nazione indebitata. I governi che hanno chiesto prestiti sono stati eletti democraticamente, gli atti che hanno realizzato sono pertanto legittimi. Bisogna pagare.
È essenziale attraversare la cortina di fumo della storia raccontata dai creditori e ristabilire la verità storica. Annullamenti generalizzati del debito hanno avuto luogo ripetutamente nella storia. Questi annullamenti sono situati in diversi contesti. Nel caso che abbiamo appena citato, le proclamazioni di annullamento generalizzato del debito erano prese su iniziativa di governanti preoccupati di preservare la pace sociale. In altri casi, gli annullamenti furono risultato di una lotta sociale esacerbata dalla crisi e dall’aumento delle disuguaglianze. È il caso della Grecia e Roma antiche. Bisogna prendere in considerazione anche altri scenari: l’annullamento del debito decretato da Paesi indebitati che deliberano un atto sovrano in modo unilaterale, l’annullamento del debito concesso dai vincitori a un Paese sconfitto e/o alleato… Una cosa è certa: dal punto di vista storico, il debito gioca un ruolo motore in numerosi grandi cambiamenti sociali e politici.
NOTE:
[1] Eric Toussaint (laureato in Scienze Politiche, presidente del CADTM del Belgio, http://www.cadtm.org, membro del Consiglio Scientifico di ATTAC Francia). Damien Millet ed Eric Toussaint hanno curato il libro collettivo Il debito o la Vita, che ha ricevuto il Premio del Libro politico alla Fiera del libro politico di Liegi nel 2011). Ultimo libro pubblicato, Damien Millet ed Eric Toussaint, AAA, Audit, Annullamento, Altra politica, Le Seuil, Parigi, 2012.
[2] I debiti tra commercianti non erano oggetto di questi annullamenti .
[3] Quest’articolo è essenzialmente basato sulla sintesi storica presentata da Michael Hudson, laureato in Economia, in vari articoli e opere: “The Lost Tradition of Biblical Debt Cancellations”, 1993, “The Archaeology of Money”, 2004. Michael Hudson fa parte di un équipe scientifica multidisciplinare (ISCANEE, International Scholars’ Conference on Ancient Near Earstern Economies) che comprende filologi, archeologi, storici, economisti, che lavorano sul tema delle società e delle economie antiche del Vicino Oriente. I suoi lavori sono pubblicati dall’università di Harvard. Michael Hudson iscrive il suo lavoro nel proseguio delle ricerche di Karl Polanyi. Inoltre produce analisi sulla crisi contemporanea. Vedere in particolare, “The Road to Debt Deflation, Debt Peonage, and Neoliberalism”, febbraio 2012. Tra le opere di altri autori che a partire dalla crisi economica e finanziaria iniziata nel 2007-2008 hanno scritto sulla lunga tradizione di annullamento del debito, conviene leggere: David Graeber, Debt : The First 5000 Years, Melvillehouse, New York, 2011.

icebergfinanza
Scritto il 29 ottobre 2012 at 11:16

Per il resto attenzione a questa notizia… Negli Stati Uniti è cominciata la corsa delle big companies a elargire dividendi speciali prima di fine anno. Regali di Natale agli azionisti dopo un’improvvisa illuminazione etica della finanza? No. Molto più semplicemente è il tentativo di non finire nella trappola del fiscal cliff, quella “rupe fiscale” che tutti temono dall’altra parte dell’Atlantico.

ilcuculo
Scritto il 29 ottobre 2012 at 12:34

Credo che la situazione sia diversa.

Nell’antichtà venivano periodicamente rimessi i debiti che i cittadini avevano nei confronti dello stato che era proprietario della terra e di tutti i mezzi di produzione. Il sovrano era proprietario di tutto ed i contadini pagavano con il loro raccolto l’affitto (tasse) del loto terreno e dei loro mezzi.

Oggi è lo stato ad essere indebitato quindi una cancellazione del debito sarebbe un imposizione non un gesto di liberalità.

sd
Scritto il 29 ottobre 2012 at 21:56

ilcuculo@finanza,

icebergfinanza,

Beh se VOI avete dei debiti………………….PAGATELI senza scaricarli sugli altri……..troppo comodo.

IO non ho debiti verso questi signori e non devo dare niente a nessuno.

SD

ilcuculo
Scritto il 29 ottobre 2012 at 22:17

sd@finanza,

Caro SD ti sembrerà strano ma come Italiano hai la tua quota parte di debio pubblicoi. Verso chi non è dato di sapere.

Però io per esempio sono anche un risparmiatore ed avendo sottoscritto dei titoli di stato alla fine sono un creditore netto . Francamente l’idea che qualcono pensi che il debito pubblico si può anche non pagare, rinegoziare, diluire …. non mi trova molto concorde.

Del resto anche Andrea ha sostenuto l’opportunità e la convenienza di sottoscrivere debito pubblico Italiano, questo mal si concilia con l’Idea della cancellazione del debito.

Ma magari non ho capito io…

icebergfinanza
Scritto il 29 ottobre 2012 at 22:32

ilcuculo@finanza,

sd@finanza,

E’ mai possibile che se qualcuno riporta alcune vicende storiche realmente accadute per conoscenza bisogna subito associare il suo pensiero a qualcosa che non ha mai espresso? Di che state parlando ?

sd
Scritto il 29 ottobre 2012 at 22:41

ilcuculo@finanza,

Il Cuculo sicuramente hai ragione a pensarla così, ma oltre a te ci sono certamente altri che detengono quote consistenti del DP italiano e qust’ultimi sono molto più potenti di noi.

Ti consiglierei di guardarti le spalle da questi. Io non sono un pericolo per tè o per altri come tè.

Naturalmete non credo che ti interessi sapere chi lo ha fatto o cosa sia il DP, sei proprio sicuro che la moneta denominata euro sia una “Riserva di Valore” oltre che a una “Misura del Valore” !!!

Un saluto

SD

sd
Scritto il 29 ottobre 2012 at 22:49

icebergfinanza,

Capitano probabilmente ho sbagliato tasto e ho replicato Icebergfinanza per sbaglio.

Forse io sono molto suscettibile sul discordo DP perchè devo pagare il 60% di tasse su quello che dichiaro………….ma poi per vivere devo chiedere l’elemosina.

Sorry

SD

ilcuculo
Scritto il 30 ottobre 2012 at 09:01

icebergfinanza,

Scusa , magari si fraintende, ma qual’era l’idea che sottende al riportare questi passi sulla prassi di cancellazione del debito privato nell’antichità ?
Che relazione ci vedi con il debito pubblico degli stati moderni ?

comprooro
Scritto il 31 ottobre 2012 at 12:10

icebergfinanza,

Caro Andrea,
ho letto la Tua dotta disquisizione sulla storia dei “debt jubilee” e la Tua citazione-evocazione di Solone l’Ateniese e non ho resistito a postare una mia prospettiva sull’argomento.

Innanzitutto facciamo il punto sulla situazione. Il 1° governo Monti (oggi mi sento un po’ Nostradamus ;-) ) volge al termine ed il nostro GoldMan (Sachs) ha in pubbliche interviste dichiarato che ha svolto con precisione e scrupolosità il Suo compito. Grazie a Lui l’Italia non si vergognerà ed anzi può sedere orgogliosa al tavolo europeo, a testa alta, e guardare negli occhi la Kancelliera senza timori reverenziali. Gli addomesticati FMSM (financial main stream media) internazionali gli fanno docilmente sponda dicendo che il SuperMario ha preso in mano la situazione all’ultimo momento, ma ha fatto miracoli (eccome se li ha fatti!).
Da un punto di vista di politica economica ha salvato l’Italia dal baratro ed ha portato lo spread sotto i 350. Dal mio punto di vista di trader ha fatto di meglio. Il contenimento della spesa pubblica italiana ha comportato una benefica manna di benefici per i suoi amici Goldmanites (per chi non lo sapesse uno degli anagrammi di goldmanites è manigoldi). Vediamoli nel dettaglio questi vantaggi. Innanzitutto ha spostato le torce ed i forconi del popolo incazzato e sanguinante lontano dai banchieri globali. E’ stato un continuo fiorire di casi fiorito, di nuovi bunga bunga e di finanziamenti pubblici ai partiti finiti in bacc anali vari. Non mi sentirete mai dire che rubare è politicamente corretto o bello, ma , credetemi, in questa faccenda i politici sono solo un side show, una diversione. Come potremmo definire i politici? They are like cockroaches. Si nutriranno forse delle nostre spoglie, ma a sbranarci saranno le tigri, e le tigri si chiamano Blankfein, Geitner ecc.
Altro beneficio è il crollo del valore dei CDS. Gli investitori e le istituzioni che li hanno comprati sono stati sverniciati e piangendo sommessamente li hanno rivenduti ai loro legittimi emittenti: Goldman et al. Ogni volta che si verifica questo episodio penso alla scena finale dell’ultimo film di Nanni Loy, Pacco, doppio pacco e contropaccotto. Nella scena del banchetto finale dei truffatori qualcuno chiede se può comprare la bella macchina fotografica nikon, oggetto e soggetto della truffa. Uno dei manigoldi, interpretato dall’ottimo Luigi Attrice risponde: ma sei matto? Con questa macchina fotografica ci campano tre famiglie! I CDS ritornano a casa base, pronti ad essere rivenduti alla prossima ondata di panico. E state certi che se le cose sfuggiranno un’altra volta di mano la colpa sarà del partito della spesa pubblica e dei ladroni, Supermario avrà fatto il suo dovere e sarà rimpianto. E’ un copione scritto da un sadico. Un popolo che inizia a sprizzare sangue da tutti gli orifizi e che sarà costretto da un regista diabolico a rimpiangere ed invocare a gran voce il ritorno del suo carnefice. E passiamo subito al collegato discorso di Beppe Grillo. Beppe è una persona onesta ed è orientato come una bussola verso la giusta direzione. La nostra salvezza è nel ripudio del sistema di schiavismo globale concepito dai banchieri schiavisti globali, quello che dice da anni Maomi Klein, quello che dicono da anni i no global che fin qui hanno preso solo botte dal potere costituito e incostituzionale. Il problema di Grillo è che sarà strumentalizzato ed usato come una tavola da surf da parte dei politici navigati appartenenti al già citato partito della spesa pubblica, ( psp da oggi fino a Natale a soli 30 denari con in omaggio il gioco “piazza syntagma a Roma”). Beppe potrà muoversi verso la giusta direzione, ma i sicari finanziari saboteranno l’economia e ci accuseranno di fascismo e nazionalismo (gli infami)… e la gente invocherà il ritorno di Bernardo Gui, del Supermario carnefice.
Quindi il punto della situazione è che la gente incomincia a sanguinare.
E allora potresti dirmi, Andrea, è corretto invocare un debt jubilee?
Non è corretto per niente, Andrea, e vacci piano, MOLTO piano con la faccenda di Solone l’Ateniese. Bisogna, prima di ripudiare questi debiti, vedere chi è il CREDITORE. I banchieri ricchi e potenti? Andiamo… siete troppo ingenui. I ricchi e potenti non sono quelli che prestano i soldi, come dice Robert Kiyosaki al cap. 11 del suo libro: Cospiracy of the rich, i ricchi i soldi se li STAMPANO. Quindi chi sono i creditori candidati a rimanere col cerino in mano nel prossimo agognato debt jubilee? Noantri, in particolare i nostri fondi pensione.
Lascio a questo punto Andrea e gli rispondo con un’altra citazione, del GRANDE ed INCOMMENSURABILE Ludwig Von Mises e, mi raccomando, come diceva Renzo Arbore, meditate gente!

So Ludwig von Mises, writing in the 1930s, around
the time when Keynes was calling for the euthanasia of the rentiers :
Public opinion has always been biased against creditors . It
identifies creditors with the idle rich and debtors with the industrious
poor. It abhors the former as ruthless exploiters and
pities the latter as innocent victims of oppression. It considers
government action designed to curtail the claims of the creditors
as measures extremely beneficial to the immense majority
at the expense of a small minority of hardboiled usurers . It did
not notice at all that nineteenth-century capitalist innovations
have wholly changed the composition of the classes of creditors
and debtors . In the days of Solon the Athenian, of ancient
Rome’s agrarian laws, and of the Middle Ages, the creditors
were by and large the rich and the debtors the poor. But in this
age of bonds and debentures, mortgage banks, saving banks,
life insurance policies, and social security benefits, the masses
of people with more moderate income are rather themselves
creditors .

icebergfinanza
Scritto il 31 ottobre 2012 at 12:56

comprooro@finanzaonline,

Suggerirei di leggere meglio in quale contesto è avvenuto il discorso su Solone.

Ad esempio se io suggerissi di ripudiare solo il debito esteri in mano agli investitori esteri ( … tra cui si presume famiglie, fondi monetari, fondi pensione … ? ) il discorso è uguale o prima andiamo a dare un’occhiata a chi in realtà detiene questo debito!

Il mio unico suggerimento è quello di far sottoscrivere agli investitori domestici la parte di debito non domestica in maniera tale che almeno forse, la ricchezza (…rendimento) continui a circolare nel Paese magari tornando alle origini prima del divorzio Tesoro e Banca d’Italia quando i suddetti titoli erano completamente esenti da qualsiasi ritenuta sia sul rendimento che sul patrimonio.

Spero di essere stato chiaro a meno che qualcuno non preferisca parlare del sesso degli angeli!

comprooro
Scritto il 31 ottobre 2012 at 14:27

Forse sono io ad essere stato poco chiaro. Se verrà ripudiata una qualunque quota parte del nostro debito, in mano a cittadini italiani, esteri, alieni, ci sarà un povero cristo che piangerà e dirà: Italia ladrona. Chiunque ripudi un debito compie un’azione che è tanto più riprovevole quanto più il creditore è privo di altri mezzi di sussistenza. E se verrà ripudiato debito verrà distrutta moneta e quindi avremo, a prescindere dalla nazionalità dello sfortunato creditore un forte effetto deflattivo e quindi nuova benzina per la spirale deflazionistica che genererà da parte dell’altro supermario l’unica risposta possibile: printing.
Non ci sono altre vie di uscita possibili, se non il ritorno alla sovranita monetaria, che deve essere collegato al completo abbandono del paradigma della moneta debito. Questo avverrà volenti o nolenti, e se non ci si arriverà a livello nazionale, ci si arriverà a livello sovranazionale o ci penserà la Cina
http://www.zerohedge.com/news/hoarding-continues-china-has-imported-more-gold-six-months-portugals-entire-gold-reserves

La mia personale sensazione è che noi, non solo non riotterremo la nostra sovranità monetaria nazionale, ma stiamo dando via, col fiscal conpact, la nostra sovranità politica.
Quanto alle Tue nostalgie dei bei tempi del matrimonio tra Bankitalia e Tesoro, Ti informo che Bankitalia è morta ed il Tesoro, sempre grazie al fiscal compact, sta per essere chiuso nell’ospizio.
E non perdere tempo ad auspicare l’avvento dei btp senza ritenuta. Mi diresti chi comprerebbe, anche con incentivo fiscale, titoli che potrebbero scendere da 100 a 28 come quelli greci. Chiunque compri titoli di stato con scadenza residua maggiore di tre anni e quindi fuori dalla portata dell’ombrello di Draghi è un pazzo furioso. Quello che gli Italiani dovrebbero guardare a vista sono i gioielli della defunta Bankitalia, che saranno presto pignorati dall’arcigna zia Merkel che le aveva fatto un prestito tempo fa ed ora ha i suoi problemi a far rientrare altri prestiti fatti allo zio sam ed alla nonna Elisabetta II.
http://www.zerohedge.com/news/2012-10-30/dont-worry-germany-your-gold-new-york-fed-safe-and-sound
http://www.zerohedge.com/news/2012-10-24/why-did-bundesbank-secretly-withdraw-two-thirds-its-london-gold

icebergfinanza
Scritto il 31 ottobre 2012 at 16:51

comprooro@finanzaonline,

“Mi diresti chi comprerebbe, anche con incentivo fiscale, titoli che potrebbero scendere da 100 a 28 come quelli greci…”

Ragazzo… la facciamo una scommessa, sai di cosa stai parlando, gli ombrelli si possono anche allargare! Un minimo di pragatismo non guasta!

Per il resto lascio agli appassionati le leggende metropolitane sull’oro di Maria Antonietta…!

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