JPMORGAN E LA MALEDIZIONE DI LORD VOLDEMORT!

Scritto il alle 07:21 da icebergfinanza

 « Più bianco di un teschio, con grandi, lividi, occhi rossi, il naso piatto come quello di un serpente, due fessure per narici… Voldemort era risorto. » (J. K. Rowling, Harry Potter e il calice di fuoco, traduzione di Beatrice Masini)

NEW YORK – Non era una tempesta in una tazza di tè, come lo stesso Jamie Dimon l’aveva definita un mese fa, quando si cominciò a parlare delle scommesse gigantesche e assai rischiose fatte dalla filiale britannica della sua banca. Chi l’aveva soprannominata «the London whale», la balena londinese, aveva visto giusto. E non esagerava nemmeno chi, nei corridoi della JPMorgan Chase, chiamava un trader inglese dell’istituto Voldemort, l’incarnazione del male nella saga di Harry Potter.

Venerdì è stato l’orgoglioso capo che ha trasformato la Chase nella più grande e stabile banca americana a doverlo ammettere: «Errori, sciatteria, valutazioni sbagliate. Una cattiva strategia, eseguita male e controllata ancora peggio: non è questo il modo nel quale vogliamo gestire i nostri business».Jp Morgan trema, perdite per 2 miliardi 

Dimon non ha cercato scuse per l’improvviso emergere di una perdita di due miliardi di dollari nelle attività di «trading» ad alto rischio della JPMorgan Chase. Il banchiere ha ammesso che la sua organizzazione non ha saputo gestire né controllare: «Non so se abbiamo commesso reati, stiamo indagando, certamente siamo stati stupidi». Insomma, ha usato parole taglienti quanto quelle che lui stesso aveva speso in passato per criticare il Congresso e anche il presidente Barack Obama e quello della Federal Reserve, Ben Bernanke. Reduce dal disastroso crollo del 2008 innescato dal fallimento della Lehman Brothers, Wall Street si era infatti messa nella scia del tribuno-Dimon. Sperava che il banchiere uscito indenne da una stagione di disastri che aveva travolto un’intera generazione di «titani» della finanza, l’avrebbe fatta scendere dal banco degli imputati. Corriere

Si lo chiamavano Voldemort, lo conoscevano tutti, sapevano quello che faceva eppure …

NEW YORK – Non finirà presto, né facilmente. Lo shock delle perdite da trading sui derivati di JP Morgan ha aperto un vaso di Pandora, per la banca e la finanza: la catena di responsabilità dentro il colosso americano minaccia di allungarsi rapidamente, salendo fino ai vertici. Sotto accusa il rispetto delle norme di disclosure, di tempestiva comunicazione agli investitori delle perdite, la cui violazione comporta sanzioni. È questo, stando a indiscrezioni, il filone di indagine seguito dalle autorità mobiliari della Sec americana e della Fsa britannica. E ieri è venuto alla luce che la forte spinta agli hedge aggressivi e rivelatisi disastrosi – a colpi di centinaia di milioni di perdite al giorno nel giro di due settimane – durava da mesi e arrivava direttamente da top executive. di Marco Valsania – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/hkx1U

Voldemort in francese significa fuga dalla morte, la stessa fuga che precipitosamente avviene ogni qualvolta qualche povero esaltato psicopatico procura una voragine nei conti di una banca sistemica con la complicità e la compiacenza dei suoi vertici.

Lord Voldemort è un personaggio immaginario della serie di romanzi Harry Potter Secondo la trama, ha perso i suoi poteri tentando di uccidere Harry Potter quando quest’ultimo aveva solo un anno, scagliandogli l’Anatema che uccide; tale maledizione gli è però rimbalzata indietro riducendolo ad una sorta di ombra pensante. WIKIPEDIA

Sono rimasto affascinato dalla somiglianza tra Lord Voldemort e Hannibal, se non riusciamo a comprendere che il mondo della finanza e dei derivati è fuori controllo ma ne parliamo da anni senza fare nulla non abbiamo scampo non vi è fugga dalla morte che tenga!

Quando nel 2008 la crisi finanziaria mordeva già gli Stati Uniti, e Lehman Brothers affondava come un moderno Titanic, tutte le autorità Usa invocavano regole più stringenti per i giganteschi mercati dei derivati. Il presidente della Fed, Ben Bernanke, chiedeva a gran voce che le normative cambiassero in maniera fondamentale. L’allora presidente della Sec Christopher Cox gli faceva eco, denunciando con tono severo che i derivati non erano regolamentati «nella maniera più assoluta».
Peccato che gli stessi protagonisti solo pochi anni prima si dichiarassero fermi sostenitori di regole light per i derivati. «Si tratta di strumenti importanti – diceva con disinvoltura nel 2005 Bernanke –, perché permettono di diversificare e spostare i rischi verso chi li sa gestire». «Mi preoccuperebbe se i derivati venissero considerati come il Diavolo dal Congresso», diceva Cox qualche anno prima.

(…) le ultimissime statistiche della Bri, aggiornate a dicembre 2011, calcolano che l’intero mercato di questi strumenti ammonti a 647 mila miliardi di dollari di valore nominale. Ancora più dei 466mila miliardi dell’ultima rilevazione (più vecchia) realizzata dall’Isda. Si tratta di un numero 14 volte più grande della capitalizzazione di tutte le Borse del globo. E nove volte più grande del Pil del mondo intero. È vero che il reale rischio, cioè il valore netto, è molto inferiore. Ma queste cifre restano enormi, troppo scollate dall’economia reale. articoli di Morya Longo e Marco Valsania – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/xaojf

Se in giro leggete qualche pezzo di qualche portaborse o menestrello di questo sistema che si prodiga nel ricordarvi che non tutti i derivati sono il demonio o il male e che in fondo si tratta solo di regolamentare fatemelo sapere perchè sono in grado di smontare pezzo per pezzo ogni leggenda metropolitana che gira oggi nella finanza con l’enorme conflitto di interesse che esce dalla bocca di chi parla.

Sono pronto a qualsiasi confronto pubblico con questi soloni mummificati che cercano di raccontarvi che cosi si fermerebbe il progresso mentre l’unica invenzione degna di nota della finanza degli ultimi anni come disse Volcker è il bancomat!

Come ho scritto nel mio libro una sintesi di questo viaggio a disposizione di tutti coloro che lo vorranno richiedere cliccando qui sotto…

Si tratta di … Un mondo derivato, ovvero un mondo alla deriva. Oggi ogni bene sembra avere ormai solo un valore relativo a contare sono i suoi «derivati». Vale lo stesso anche per le persone: a contare sono l’aspetto esteriore, la classe sociale, la furbizia, quanto un uomo è in grado di produrre e, per quanto possa sembrare semplicistico dirlo, il conto in banca. I derivati non sono, in ogni caso,un’invenzione moderna. Già il filosofo Talete dimostrò di conoscerne l’utilizzo, dando prova di indubbio talento finanziario…

In fondo i PRESAGI di Federico Caffè e James Tobin  non erano poi cosi lontani dalla Realtà!

State sintonizzati sarà un lunedi carico di novità e non dimenticate appuntamento a Venerdi sera ora 20.30 a Meano di Trento per una serata di Consapevolezza!

Un dettagliata analisi su quanto sta accadendo  ” Euro fu…siccome immobile!” è stata inviata a tutto coloro che hanno sostenuto questo viaggio e a disposizione di tutti coloro che vorranno liberamente sostenerci ora…Semplicemente GRAZIE!

 

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3 commenti Commenta
kry
Scritto il 14 maggio 2012 at 09:00

PIL mondiale sostanzialmente fermo, derivati che magicamente aumentano,non manca molto per arrivare ad un rapporto di 20 volte tanto che moltiplicato per 5% che è un tasso medio di un prestito o finanziamento vuol dire che tutto il pil(ricchezza reale) verrà assorbito per pagare la fantafinanza(moneta creata) delle banche che come viene spesso ricordato sono tecnicamente fallite.Sbaglio forse qualcosa?

first em
Scritto il 14 maggio 2012 at 12:44

L’auspicio, fatto con il cuore, è quello di sbagliarsi, ma la ragione dice che la faglia decisiva di frattura del sistema partirà da lì, dal “magico” e immenso mondo dei derivati, oscurissimo e attanagliato, ancor più di quello della finanza “in chiaro”, da giganteschi conflitti di interesse.
Forse non è ora e proprio lì l’innesco del domino, ma è certo che molti ingredienti ci sono per cui non facciamoci illusioni sulle minimizzazioni del buco da 2 miliardi di JPM fatte dal suo ceo:” errori, sciatteria, valutazioni sbagliate”.
JPM è un gigante dei derivati; in molti mercati, sostanzialmente, è la controparte di se stessa; Londra è scelta dalle banche, come insegna AIG, per aggirare la già scarna normativa americana; è impensabile pensare che in JPM non si sapesse cosa facessero a Londra; anche i derivati vanno a scadenza e quindi sono da onorare: il problema è che le somme gigantesche di quel mercato non hanno un corrispettivo concreto nella realtà; siamo in recessione e quindi il poco di crescita che può, in qualche modo e temporaneamente, sostenere la bolla finanziaria non c’è.
Inizia la resa dei conti?

dorf001
Scritto il 14 maggio 2012 at 19:27

kry@finanza:
PIL mondiale sostanzialmente fermo, derivati che magicamente aumentano,non manca molto per arrivare ad un rapporto di 20 volte tanto che moltiplicato per 5% che è un tasso medio di un prestito o finanziamento vuol dire che tutto il pil(ricchezza reale) verrà assorbito per pagare la fantafinanza(moneta creata) delle banche che come viene spesso ricordato sono tecnicamente fallite.Sbaglio forse qualcosa?

no kry. hai detto bene, tuto esatto. ricordati e ricordo a tutti che i 3 babbioni o befani, cioè ABC il trio lescano dei poveri, sono i servi perfetti di questi finanzieri. con la super complicità di napolitano. il denunciato già 3 volte. lui e anche monti.

kry, non è bello casini che tutti i giorni sbava x i mercati? oooh ma siamo matti?? dobbiamo attenerci a tutte le loro direttive. loro hanno il sacro GRAAL. sono loro i nostri DEI. dobbiamo fare come dicono. quindi, il nostro casini dice che “BISOGNA” fare i compiti. fare tutto quello che dice l’uomo sincrotronico, monti. il servo goldman sachs.
ecco questo è .

by DORF

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