SOSTENIBILITA’ DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO!

Scritto il alle 14:06 da icebergfinanza

Dopo aver condiviso per mesi nel bel mezzo di un’autentica tempesta perfetta la sostenibilità a medio termine del nostro debito pubblico italiano come abbiamo visto recentemente il massimo esperto di crisi sovrane mondiali, colui che attraverso 800 anni di storia, 60 paesi e 40 crisi ha studiato nei minimi particolari la dinamica delle crisi sovrane ha dichiarato che l’Italia è un Paese solvibile, un caso borderline che ha vissuto solo una crisi temporanea di liquidità e di fiducia.

L’Italia resta sempre e comunque un Paese iniquo, devastato in questi anni da speculatori politici, mafie e massonerie, evasori ed elusori, corruzione diffusa, con profondi squilibri strutturali, da ristrutturare soprattutto antropologicamente, ma dal punto di vista finanziario i rischi sono soprattutto di liquidità e non di solvibilità questo deve essere chiaro.

All’improvviso in una notte di fine inverno su VOXEU è apparso il contributo di William R. Cline Senior fellow del  Peterson Institute for International Economics dal titolo SUSTAINABILITY OF ITALY‘s SOVEREIGN DEBT!

L’autore ricorda che qualunque prospettiva di un’eventuale pesante ristrutturazione del debito pubblico italiano scatenerebbe  corse agli sportelli, grave istabilità finanziaria e forse la rottura dell’ EURO.

Soprattutto sulla base di due punti centrali  l’Italia può gestire eventuali tassi di interesse elevati, ovvero sulla prospettiva di un avanzo primario relativamente alto e sulla base di una durata media del proprio debito che permette di avere un rifinanziamento solo sul 10 % del proprio debito nei prossimi anni.

Secondo il modello di simulazione dell’autore, l’Italia non era e non è sull’orlo di una crisi di insolvenza anche se la situazione di fine anno con tassi vicini al 7 % sulla scadenza decennale dovesse persistere nei prossimi 10 anni, senza dimenticare il rischio di liquidità.

Dopo aver fatto una cronistoria della crisi italiana il signor Cline condivide alcune proiezioni sulla base di alcune percentuali sull’avanzo primario ( ovvero il saldo netto delle entrate e delle uscite escluso l’onere del debito )

Nel caso di un modesto avanzo primario nell’ordine del 3,5 % del PIL e una crescita anemica dello 0, 8 % nei prossimi sette otto anni si avrebbe comunque una riduzione del debito sino al 110 del PIL.

Se anche i tassi dovessero tornare al picco del mese di dicembre ovvero intorno al 7,5 % e restarci sino al 2020 il modello indica che il livello del debito resterebbe stabile sui livelli attuali.

Solo nel caso che nei prossimi anni l’avanzo primario fosse sempre e solo del 2,5 % e i tassi rimanessero a questo livello il debito si innalzerebbe sino al 132 % dando l’impressione di apparire fuori controllo.

Comunque sia l’obiettivo di risanamento dei conti pubblici nazionali sarà fondamentale per garantire la solvibilità. La media dell’avanzo primario per il periodo 1990 / 2008 è stata del 2,4 % mentre oggi si viaggia tra il 4,5 % e il possibile 5,5 % previsto per quest’anno.

La scorsa settimana abbiamo visto che …

(AGI) – Roma, 9 mar. – A gennaio scorso l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisce, rispetto a dicembre 2011, del 2,5%. Nella media del trimestre novembre-gennaio l’indice scende dell’1,9% rispetto al trimestre immediatamente precedente. Corretto per gli effetti di calendario, a gennaio l’indice diminuisce in termini tendenziali del 5% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di gennaio 2011). Lo rende noto l’Istat. Si tratta del ribasso piu’ consistente dal dicembre 2009.

Si il ribasso più consistente dal 2009, la fine del 2009 e per l’anno in corso avremo probabilmente una caduta del PIL che voglio esagerare sino al 2,5 % visto che altri sono stati molto ma molto conservativi.

E allora cosa significa, ci siamo forse dimenticati di quanto accade le periodo 2008/2009 quando il PIL collassò inesorabilmente sino a perdere ben CINQUE sottolineo CINQUE punti e nessuno parlava di fallimento Italia! 

E ora veniamo come mi hanno chiesto un paio di lettori a considerare la questione del deficit delle partite correnti che subisce le dinamiche del saldo del bilancio pubblico corrente, del tasso di crescita nazionale e di quello globale attraverso la dinamica import/export ma non solo attraverso i flussi in entrata ed uscita dal nostro Paese.

 

Il differenziale negativo tra import ( energia ) ed export (made in Italy ) che registrava sino al 2000 ampi surplus è andato progressivamente peggiorando sino ad azzerarsi verso la metà del decennio scorso diventando negativo di oltre l’ 1% del PIL nel 2010. Anche quello relativo ai servizi tra cui trasporti e turismo si è deteriorato negli ultimi anni, mentre per quanto riguarda i redditi ovvero il differenziale tra redditi da lavoro e da capitale la dinamica pur migliorata è la principale indiziata per l’alta negatività delle nostre partite correnti. La parte da leone la fa il differenziale tra le attività finanziarie italiane all’estero e quelle straniere in Italia senza dimenticare che il nostro debito pubblico per quasi il 50 % è in mano a soggetti esteri e che quindi buona parte della conseguente negatività ci riporta al nostro debito pubblico e non solo a dinamiche riconducibili alla variabile import/export.

Chissà perché Hans-Werner Sinn un professore di economia e finanza pubblica presso l’Università di Monaco, e presidente dell’istituto tedesco Ifo, molto seguito in Germania su Project Syndicate lo scorso anno scrisse chePoiché il deficit mensile delle partite correnti dell’Italia ammonta solo a 3-4 miliardi di euro, deve essere stato soprattutto il credito a compensare la fuga di capitali. Gli investitori italiani hanno ceduto i propri asset al sistema bancario, che ha pagato con nuova moneta stampata. Gli investitori hanno poi riversato i proventi in Germania, acquistando azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari. In sostanza, Germania e Italia hanno scambiato i crediti con asset commerciali.

 

Come ha recentemente sottolineato anche Martin Feldstein … qualsiasi studente di economia sa che il deficit delle partite correnti di un paese è pari alla differenza tra investimenti nazionali (in attrezzature, strutture e giacenze aziendali) e risparmi nazionali (di famiglie, imprese e governo). Non si tratta di una teoria o di una regolarità empirica; rientra nella definizione di contabilità nazionale. Sugli Stati Uniti incombe un enorme deficit delle partite correnti perché il governo ha tendenzialmente speso più di quel che ha guadagnato utilizzando i risparmi nazionali del paese. Ed il contrario è facilmente riscontrabile per il surplus delle partite correnti cinese, tedesco e giapponese. In ognuno di questi paesi, il livello di risparmio nazionale supera gli investimenti domestici, lasciando che la produzione venga così esportata e che i fondi vengano recuperati all’estero. Le manovre atte a ridurre gli squilibri commerciali e delle partite correnti sono abbastanza chiare. Gli Stati Uniti devono far lievitare il tasso di risparmio nazionale riducendo il proprio deficit fiscale, attualmente attorno al 10% del Pil.

 

Tasso di risparmio nazionale nel quale noi in Italia siamo per quanto riguarda le famiglie al primo posto al mondo ecco un fattore di forza dell’economia italiana. Non dimentichiamo che anche la fuga di capitali italiani all’estero fattore contingente ha accentuato la dinamica del disavanzo delle partite correnti.

 

Inoltre sembra che nella relazione tra disavanzo pubblico e deficit delle partite correnti prima della crisi e anche durante solo Canada, Italia e Giappone hanno avuto un miglioramento della bilancia commerciale a fronte di una maggiore cresscita mondiale in quanto il miglioramento del deficit di bilancio si riverbera sul disavanzo commerciale solo nel tempo.

 

Il miglioramento è avvenuto in quanto mentre la dinamica del debito pubblico in Italia peggiorava in maniera più contenuta in altri paesi europei è salita o esplosa Germania compresa.

 

Ovviamente anche il livello di competitività incide sulla dinamica delle partite correnti ma come abbiamo più volte visto in termini di variazione assoluta in questi mesi l’export italiano ha superato Cina e Germania e surclassato la Francia. 

Quindi piano a dare per inevitabile un avvitamento del nostro Paese, vediamo come il surplus di bilancio atteso si rifletterà nelle dinamiche future delle partite correnti. Prima riusciamo a risolvere il problema energetico riducendo la dipendenza dall’estero riducendo sprechi e colli di bottiglia e prima anche il tallone di Achille delle nostre partite correnti avrà un ulteriore sollievo.

Quindi questa è la realtà fondamentale del nostro Paese anche se nei prossimi mesi rivedremo una probabile nuova tempesta perfetta, una tempesta che questa volta avrà come occhio del ciclone, la Spagna come abbiamo sostenuto più volte nel post di inizio anno dal titolo “ANNO 2012: Esplosione del debito”.

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9 commenti Commenta
pipponetrader
Scritto il 12 marzo 2012 at 14:46

perchè continuare a fare pervicaci battaglie di retroguardia??
cui prodest?
La realtà italiana è evidente se uno può permettersi di guardarla con occhio imparziale, critico e realistico.
Vedo che per fortuna Gaolin ed altri Blogger ;-) ti hanno ispirato nelle tue riflessioni italiote che purtroppo da tempo peccano di obbiettività….
Per il resto tanto di cappello.

E lascia stare le tue manipolate “leggende metropolitane”
perchè ci si sono “evidenze documentali” delle tue pessime uscite “non provocate” e dettate dalla classica “coda di paglia”….;-)
Stammi bene

pipponetrader
Scritto il 12 marzo 2012 at 15:05

AH AH AH AH!
Stupendo caso di “explanatio ex-post” ed “excusatio non petita”….

………….Tasso di risparmio nazionale nel quale noi in Italia siamo per quanto riguarda le famiglie al primo posto al mondo ecco un fattore di forza dell’economia italiana. Non dimentichiamo che anche la fuga di capitali italiani all’estero fattore contingente ha accentuato la dinamica del disavanzo delle partite correnti…………………

ma ti sei mai chiesto anche solo vagamente
perchè i CAPITALI italiani sono PRATICAMENTE COSTRETTI A FUGGIRE ALL’ESTERO
in questa “””STRONG BUY ITALIA”””???

Basta forzature tirate per i capelli e spiegazioni ex-post sull’Italia!
ANCHE su Casa Nostra….
torna ad essere il Capitano che eri
su Grande Crisi, USA etc

    icebergfinanza
    Scritto il 12 marzo 2012 at 16:48

    Uh Oh…guarda guarda chi è venuto a farci visita! Per una questione di privacy non Vi posso far partecipe dell’onore a cui siamo tenuti! Per quanto riguarda Gaolin tanto di cappello ha chi fa le sue analisi e considerazioni e le condivide senza dover quotidianamente condirle di ironia nazionalpopulista o balle varie, per provare a screditare le visioni altrui!
    L’occhio imparziale, critico e realistico è il dono concesso solo agli dei oppure ai top dei top e non sono degno di tale privilegio umile peccatore!
    Ringraziandoti della visita auguro una stagione di successi. Umilmente lo zimbello … della blogosfera! Andrea

pipponetrader
Scritto il 12 marzo 2012 at 18:13

Caro Andrea
come ti ho spiegato decine di volte anche personalmente
l’ironia sul nazional-populismo non era certo rivolta personalmente a te ed al tuo blog
ma era GENERALE e riferita a MOLTE e svariate FONTI che condividevano un comune sentire sul quale non mi trovo d’accordo….
Non ho mai capito perchè tu abbia preso sul personale la mia normalissima linea di dissenso,
che tra l’altro non ha MAI travalicato l’ironia (anche un po’ provocatoria…lo ammetto ma MAI mirata ad uno solo) ed il RISPETTO per gli autori “avversari”
….tra l’altro SOLO su alcune tesi ed argomenti specifici
mentre sul altre analisi&argomenti mi sperticavo in lodi e LINK
anche a tuo vantaggio.

Io credo che sia lecito mettere un po’ di “colore” alle proprie analisi proprio differenziandole da sfumature altrui che non condividi
e l’hai fatto anche tu spesso e volentieri…
usando anche termini come “fesserie, falsi profeti, idiozie” etc etc etc ;-)

Poi un giorno ho ricevuto uno spiacevole e surreale attacco diretto….;-)
ed allora ho alzato un po’ i toni
TRAVALICANDO purtroppo l’ironia che ,dalla nascita del mio blog,
sempre mi contraddistingue su tutto&tutti….
Ma ho errato, preso dalla rabbia del momento….
Pertanto tornerò nei limiti della correttezza
senza rinunciare però all’ironia nei confronti di certi teoremi che non condivido
Credo che rientri nei miei diritti e nella normale dialettica dell’informazione
e spero che anche altri facciano lo stesso

con sincerità
Un cordiale saluto

billbill
Scritto il 12 marzo 2012 at 19:01

I 4 accordi (Don Miguel Ruiz)

1) Essere impeccabile con la parola (dire sempre la (propria) verità a se stessi ed agli altri)
2) Non prendere nulla in modo personale
3) Non presupporre nulla
4) Fai sempre del tuo meglio.

Tutto il resto poco conta.

billbill
Scritto il 12 marzo 2012 at 19:09

Moda, vini, alimentari dop, turismo… ecc. Se non è già avvenuto, visto che sono fuori da questi settori, mi aspetto che le prossime strette destruenti del governo in carica saranno rivolte ai fattori che ancora sostengono l’export.

“Ricordati che devi morire”

icebergfinanza
Scritto il 12 marzo 2012 at 19:46

pipponetrader@finanzaonline,
Probabilmente le voci di una continua e persistente denigrazione in via privata erano infondate ;-D questione chiusa e buona fortuna! Andrea

tirlusa
Scritto il 12 marzo 2012 at 19:49

Signor Pipponetrader lei puzza maledettamente di zolfo. A mio parere ha esagerato nel suo blog con commenti offensivi su chi si ‘permette’ a pensarla diversamente da lei….parla di rabbia del momento, ma questo momento dura da qualche mese…dove ha più volte gratuitamente e pesantemente offeso ‘lo zimbello della blogsfera’.
E poi mi dica una cosa: perchè dovrei delocalizzare in Svizzera o comprare appartamenti a Berlino? Perchè me lo dice lei? Le ricordo che fino a qualche mese fà consigliava l’acquisto di Fonsai con obiettivo 10 € e di Unicredit con obiettivo di 2,4 €. Perchè mai dovrei credere nella bontà delle sue proposte?
Io non so se sarà stagflazione o debt deflation (la dinamica mi sembra da debt deflation però le autorità monetarie e i Governi taroccano il normale evolversi degli eventi…) ma preferisco leggere Icebergfinanza, le analisi sono serie e documentate ed anche accompagnate da buon senso….e poi Andrea non è un venditore ma uno studioso.

gracav
Scritto il 13 marzo 2012 at 12:27

spesa della famiglia italiana tornata ai livelli di 30 anni fa, inflazione al 3,3%, conclamata recessione tecnica per l’Italia…..se continua così quanto ancora sarà sostenibile?????

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