COSTA CONCORDIA: IL NAUFRAGIO DELL’ITALIA PEGGIORE!

Scritto il alle 07:26 da icebergfinanza

Costa Concordia, un altro morto

Mentre in Europa, la Merkel rifiuta quotidianamente i disperati appelli di aiuto del professor Monti, gridandoli… “Nein…salga a bordo cazzo della sua Italia…” noi andiamo a dare un’occhiata a quello che sta accadendo nell’Italia peggiore quella che vuole apparire sotto i fari mediatici, quella che dorme mentre si rischia il disastro ambientale nel paradiso marittimo del Giglio…

Non ci voleva poi molto a comprendere che l’ esaltazione, l’avidità e la sete mediatica prima o poi avrebbero portato qualche nave da crociera ad infrangersi su qualche tenero ed innocente scoglio adagiato sul mare dell’ esaltazione.

” A Capri, a Sorrento, in tutto il mondo. Gli “inchini” li pianificava la Compagnia, ad agosto per le feste patronali. In questo modo ci facciamo pubblicità. “

Solo qualche tenero ingenuo poteva credere che la compagnia non sapesse nulla di quello che avvenisse a bordo, che nessuno sapesse quello che stava accadendo.

Ma andiamo oltre tralasciando le voci che vedono le procedure di evacuazione della nave invertite grazie ad una manciata di banconote sventagliate dai soliti oligarchi russi e andiamo a quella che sembra l’Italia peggiore in questa vicenda…

(…) Anche questa volta è andata in scena la rivalità tra diverse unità operative. La stampa straniera assisteva sbigottita a uno spettacolo molto italiano, dove vigeva la corsa tra differenti corpi dello Stato a «bruciarsi» sul tempo, dove il coordinamento è stato finora un’utopia. Troppe volte abbiamo assistito a uscite in mare fatte solo a uso e consumo delle telecamere, sempre caldamente invitate a non riprendere i «rivali », fossero carabinieri o finanzieri, Guardia costiera o Vigili del fuoco. Ognuno per sé. Questa, purtroppo, la verità sullo stato delle operazioni al Giglio, non certo facilitate dalla mostruosa pressione mediatica. «Ci sono stati problemi nel veicolare le informazioni» ha detto il prefetto. «Un eccesso di polifonia, d’ora in poi parlerò solo io». Ne fanno le spese i portavoce di ogni singolo corpo, invitati a lasciare l’isola. Quasi una pubblica gogna, in alcuni casi decisamente immeritata. Tutto azzerato, dunque, a otto giorni dal naufragio. Meglio molto tardi che mai. (Corriere della Sera)

Nulla di sorprendente certo, solo un’infinita tristezza!

Ma andiamo oltre! A distanza di oltre una settimana sembra che nessuno abbia ancora provveduto a scaricare questa vera e propria bomba ecologica, il gasolio è ancora tutto a bordo, ma non è tutto …

«La contaminazione ambientale è già iniziata», annuncia il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, neo commissario per l’emergenza qui al Giglio. È una notizia terribile per tutti: non solo vacanzieri e abitanti, marinai e pescatori, ma per chiunque voglia bene al mare e ai suoi preziosi paesaggi.
Le 2.400 tonnellate di Ifo 380, il mortifero gasolio pesante che alimentava i motori della Costa, dormono ancora per fortuna a dritta e a poppa nei 13 serbatoi di bordo. Non si segnalano cedimenti o perdite, finora. Ma Gabrielli, quando parla, ha in mente un’altra cosa: la mole impressionante di solventi, vernici, medicinali, oli da cucina, bicchieri di plastica, detersivi da lavanderia, batterie di cellulari, computer, cavi elettrici eppoi le migliaia di litri di acque nere, cioè i liquami e i rifiuti umani, che la nave conservava al suo interno nel momento dell’urto contro gli scogli dell’isola. (Corriere della Sera)

Ma non solo anche oltre 2000 litri di acque nere, 1000 di olio da cucina, olio dei motori, 1000 di vernici varie e solventi, detersivi, prodotti chimici, medicinali, apparecchiature elettriche, computer, pile e via dicendo una discarica che potrebbe distruggere i gioielli del Giglio e nessuno ha ancora tirato fuori la cosa più ovvia il carburante…!

Concludo con l’editoriale di Aldo Grasso sul Corriere, vedremo mai un’alba nella quale gli incapaci resterano inattivi e gli sciocchi zitti?

Prima che la tragedia si inabissi nella farsa, prima che la Concordia diventi un format per una soap, prima che la flottiglia degli opinionisti decida se mi-si-nota-di-più se parlo male di De Falco o se parlo bene di Schettino, prima che la retorica dell’antiretorica («lo Schettino che è in noi») ci stordisca, prima che la lapidazione faccia il suo corso… Ecco, un attimo prima cerchiamo di capire cosa rappresenta questo naufragio dai molti padri. Non basta l’Istat a fotografare l’Italia, a volte le sventure servono anche a emulsionare la lastra dell’anima di una nazione, a ridarci il coraggio di ricominciare.
Una cosa l’abbiamo capita. Da noi si è dissolto il principio di autorità, non si sa più chi comandi. E chi comanda non sa più comandare. Sulla Concordia, «nave senza nocchiere», è saltata tutta la catena di comando, da Genova all’Isola del Giglio. Schettino è il capro espiatorio, ma tutti sapevano, a terra e in mare.
Se una maestra sgrida un ragazzino, il giorno dopo i genitori protestano. Se bocci qualcuno, quello ricorre al Tar. La delegittimazione di chi ricopre un qualsiasi incarico è continua: il concetto di responsabilità personale è uno dei beni più preziosi che abbiamo perduto, tanto c’è sempre qualcuno che discolpa o giustifica. Alla lunga, non c’è da stupirsi se un comandante viene meno al suo principale compito, perché il suo ruolo ormai è completamente svuotato. Il dovere resta una sorta di rassegnazione endemica.
Forse l’enorme chiacchiericcio che sta sommergendo una seconda volta questo bateau ivre vacanziero serve solo a coprire il vero dramma: il naufragio della Concordia è stato quello della nostra mediocrità o incuranza. Se un regista mettesse assieme tutti i filmini che sono stati girati nel momento del disastro verrebbe fuori il Grande Fratello che ci manca: quello capace di scrutarci dentro.
Ci consoliamo con la grandiosa mobilitazione, con la solidarietà, con i gesti di eroismo che in queste occasioni, per fortuna, non mancano. Ma vedremo mai l’alba di un giorno in cui gli incapaci restano inattivi e gli sciocchi zitti? Già Longanesi diceva che in Italia «è meglio assumere un sottosegretario che una responsabilità».

Si il  concetto di responsabilità personale è uno dei beni più preziosi che abbiamo perduto, gli sciocchi in questa crisi parlano e gli incapaci continuano ad agire ma per fortuna c’è anche un’Italia migliore, quella silente che quotidianamente lavora e agisce senza parlare troppo per un futuro migliore.

In giornata altri appuntamenti con la Grecia, le liberalizzazione e le bugie di Nonna Merkel!

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1 commento Commenta
lilamoq
Scritto il 23 gennaio 2012 at 09:12

Strano che si parla del pericolo di inquinamento che creerà il relitto della Costa Concordia, quando ancora ci sono centrali nucleari non dimesse a bordo fiume, quando navi intere sono state volutamente affondate con carichi di materiale radioattivo, quando ancora non c’è un colpevole per l’assassinio di Ilaria Alpi che scoprì il traffico di rifiuti tossici in Somalia, dove i rifiuto finivo sotto le strade pagate con i soldi di cooperazione, quando non direttamente in mare. Certo serve sempre un focus, come il naufragio della Costa, per capire che le cose non vanno, poi, passata la notizia, quando dalla prima pagina passa alla 12esima per finire nel solito porto delle nebbie,tutto torna come prima. Non è questione di autorità. Al contrario, c’è una forte autorità sommersa, mascherata, incapucciata, che porta tutto al porto delle nebbie. Dà fastidio anche indignarsi, in quanto l’indignazione è ormai uno sport nazionale, passeggero, pericoloso…l’indignazione è il vascello che porta al porto delle nebbie tutte le cose, che sottrae potere, sostituisce la coscienza, l’atto rivoluzionario. L’indignazione è la rinuncia incondizionata agli eventi, è la capacità di subirli senza rimuovere mai le cause che sono profonde e radicate. ma l’indignazione fa sentire tutti migliori, è un surrogato della coscienza, soporifero. Forse che ieri non si sapeva di come vanno le cose ? QUalcuno ha mai fatto qualche cosa prima dell’evento? No, perchè se ciascuno dicesse un no vero, alle tante porcate che vanno in scene ogni giorno nel mondo, non esisterebbe più l’indignazione.

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