WSJ: MERKEL e NAPOLITANO …PIANGE IL TELEFONO!

Scritto il alle 19:38 da icebergfinanza

 

Concludiamo questo anno intenso e tempestoso per il nostro Paese con un pò di sano umorismo che vada oltre la finanza e l’economia, la difficile situazione economica della nostra cara Italia.

Non che nulla da meravigliarsi se nonna Angela ha fatto un’innocente telefonata a nonno Giorgio, in fondo la questione era ormai chiara a tutti, l’Italia rischiava il fallimento per mancanza di misure adeguate…

 

Scherzi a parte sembra che …

ROMA – Un’Italia paralizzata di fronte alla crisi, non in grado di affrontare le riforme chieste dalla Banca centrale europea a partire dalle pensioni mettendo a rischio l’euro. In questo scenario – secondo una ricostruzione del Wall Street Journal – la cancelliera tedesca Angela Merkel chiamo’ il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo scorso ottobre, dicendosi ”preoccupata” del fatto che il premier Silvio Berlusconi non riuscisse a fare le riforme necessario: di li’ a poco la maggioranza sarebbe venuta meno e il Quirinale sarebbe stato costretto a trovarne un’altra per il bene delle riforme.

In un’inchiesta a puntate sull’anno nero dell’euro, dopo aver affrontato ieri le divisioni europee sulla Grecia, il giornale statunitense oggi punta i riflettori sull’Italia: ”Fin dall’alba della crisi, a fine 2009, i leader d’Europa sapevano che avrebbero dovuto evitare una fuga dai titoli di Stato italiani”.     Dopo aver voluto a tutti i costi imporre ai privati perdite sul debito greco, Berlino ha assistito al contagio di economie ben piu’ grandi e difficili da sostenere: ”La politica italiana aveva inquietato i mercati ulteriormente, con Berlusconi in lite con il suo ministro dell’Economia Giulio Tremonti”, scrive il Wsj. Ecco allora intervenire l’Eurotower con la sua lettera ‘segreta’ di agosto mentre – ricostruisce il giornale – ”Trichet e Draghi telefonavano a Berlusconi chiedendogli di onorare le promesse”.     Lo stallo politico e il trascinarsi della situazione, con le correzioni di bilancio giudicate insufficienti dai mercati, avrebbero nel giro di pochi mesi portato alla telefonata Berlino-Roma: ”L’incapacita’ di Berlusconi di rianimare l’economia italiana ora metteva in pericolo tutta Europa.

Cosi’ Merkel si decise a chiamare Napolitano”, scrive il Wsj, apprezzando le misure fatte fino ad allora ma chiedendo ”riforme piu’ aggressive”, dicendosi ”preoccupata che Berlusconi non fosse forte abbastanza per farle” e ringraziando Napolitano per fare quanto in suo potere ”per promuovere le riforme”. Il presidente della Repubblica, secondo Wsj, avrebbe detto che ”non era rassicurante che Berlusconi avesse ricevuto la fiducia del Parlamento con un solo voto di scarto”.     Fu cosi’, secondo il giornale americano, che Napolitano ”comincio’ a verificare il sostegno a un nuovo governo fra i partiti politici se Berlusconi non fosse riuscito a soddisfare l’Europa ne i mercati”: ”la pressione tedesca aiuto’ la formazione di un nuovo governo attento alle riforme”.

Al successivo vertice di Cannes Berlusconi si sarebbe sentito dire, secondo il giornale newyorchese, che ”Italia stava per perdere l’accesso ai mercati obbligazionari”. Poche ore dopo, l’8 novembre, Berlusconi avrebbe perso la sua maggioranza aprendo la strada alle dimissioni e al governo Monti. (ANSA)

Bene vi ricordate il nostro Domenico Modugno, in lontananza mi pare di udire le note della sua canzone…

(Pronto) Ascolta Giorgio è vicino a te? Devi dire a nonno Giorgio c’è qualcuno che…
(Chi sei la signora dell’altra volta?) (Vado a chiamarlo) (Ma sta facendo il bagno)
(Non so se può venire!) Dille che son qui dille che è importante che aspetterò
(Ma tu hai fatto qualche cosa) (Al mia nonno?) (Quando chiami tu mi dice sempre:) (Digli che non ci sono!)  Piange il telefono…

Bene sin qui nulla di nuovo è solo storia, ma quello che fa sorridere come dice Mario Seminero  è che … per noi è una non-notizia. Berlusconi era da tempo (da circa un ventennio, ma non sottilizziamo) finito contro il muro dei veti e dei ricatti incrociati che da sempre caratterizza la forma metastatizzata della cosiddetta democrazia ultracorporativa italiana. Solo i gonzi ed i numerosi soggetti rimasti sul suo libro-paga continuavano a vedere in lui il Messia Liberale che ci avrebbe affrancati dal giogo delle caste. In questo, Berlusconi non è mai stato Seconda Repubblica ma, assai banalmente, secondo tempo della Prima Repubblica.

Inoltre giustamente… veniamo al nostro problema attuale: siamo sicuri che i diktat di Merkel e dei tedeschi ci porteranno nella giusta direzione? Siamo davvero di fronte ad una forma di quello che gli anglosassoni definiscono tough loveoppure stiamo subendo le imposizioni di un egemone continentale che ha perso la bussola, fraintendendo completamente le radici della crisi? Ecco, questa è la vera domanda da porsi, a nostro umilissimo giudizio.

I tedeschi insistono con la disciplina di bilancio pubblico? Ottimo, anche noi. Ma non è lecito cominciare a dubitare di questa expertise tedesca nel momento in cui è o dovrebbe essere ormai chiaro che la radice della crisi non è fiscale, tranne che nel caso delle reiterate frodi contabili greche? Per quanto tempo l’Eurozona potrà permettersi di avere il responsabile della politica economica tedesca proclamare che occorre che i paesi contrastino il “contagio” tenendo ordine nei propri conti, quando è possibile che un paese abbia i conti in ordine eppure continui ad essere punito dallo sciopero degli investitori globali?

In altri termini: che accadrà la prossima volta che la Cancelleria tedesca deciderà che la propria chiave di lettura della realtà deve essere assunta anche da tutti i propri partner europei, anche se questa lettura è palesemente dumb, come direbbero gli americani? Se questa argomentazione vi pare troppo capziosa, vi riformuliamo la domanda: che accadrà quando sarà del tutto evidente che l’andamento macroeconomico di Francia e Germania è divenuto divergente, malgrado la strettissima interconnessione tra i due paesi, e che la Francia non regge il passo tedesco, dopo aver perso il proprio rating all’occhiello? Che accadrà in caso François Hollande (ma anche lo stesso Sarkozy) varchi la soglia dell’Eliseo e decida di dire a Berlino che la stretta fiscale è troppo violenta e rapida e che serve rallentarla, per evitare un crack continentale? Forse la Cancelleria chiederà la sostituzione di Monsieur le Président de la République? Phastidio

Ho passato gli ultimi mesi a spiegarVi per quale motivo la Germania non aveva nessuno diritto di continuare ad urlare la pagliuzza che stava nel nostro occhio per distrarre l’attenzione dalla trave che si trova nel suo fragile sistema finanziario.

Ne abbiamo parlato in agosto in Datemi una leva e vi distruggerò il mondo  raccontando come in fondo il sistema finanziario tedesco è un gigante d’argilla  e ancora a settembre in Germania virtuosismo occulto e in Italia e Germania: debito implicito ed indebitamento netto sino agli ultimi articoli sino a scoprire al giorno d’oggi che anche la stampa ufficiale ogni tanto si accorge della Realtà, dopo aver dormito per mesi in Incredibile la Germania trucca i conti. sino ad arrivare a La Germania maschera il suo deficit reale.

Il tutto mentre sembra che il Governo italiano chieda consiglio a Deutsche Bank dopo quello che è accaduto quest’estate come abbiamo visto prima!

Buon anno cari compagni di viaggio ho in mente qualche sorpresa per il prossimo anno e se la biglietteria per l’Arca di Noè dovesse aspettare…

Ricordo a tutti i lettori che per tutti coloro che vorranno liberamente contribuire al nostro lavoro cliccando qui sotto  è in preparazione per inizio anno un’analisi dettagliata sulle prospettive del 2012, un’analisi a tutto campo sulla dimensione sottostante degli iceberg che il nuovo anno potrà riservare al Titanic dell’economia europea e mondiale. Vi invito inoltre a condividere il nostro lavoro con amici e conoscenti attraverso i tasti disponibili all’inizio e in fondo all’articolo.

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3 commenti Commenta
ilcuculo
Scritto il 30 dicembre 2011 at 21:49

Se l’Italia avesse un rapporto debito Pil diciamo al 90% saremmo, dati livelli di deficit e avanzo primario in una condizione “invidiabile”

la differenza è di circa 500 miliardi. che non è poco. Ma che sia sufficiente a trascinare a fondo tutta l’europa e tutto il pianeta nel buco nero del debito mi pare un tantino forzato.
Non sarà che il professore ha orinato un po’ lungo?

ilcuculo
Scritto il 30 dicembre 2011 at 21:50

Andrea,
se ti capita riguarda la mia risposta sulla patrimoniale….

john_ludd
Scritto il 31 dicembre 2011 at 00:46

Questa storia dei tedeschi che vogliono il rigore… secondo un tale che fa il dirigente di un gruppo chimico tedesco è in buona parte un grande falso del tutto pilotato. Gli industriali tedeschi vogliono l’euro debole anzi debolissimo e dell’inflazione non gliene importa nulla. I sindacati sono con gli industriali su questo punto mentre i governanti prendono soldi dagli industriali e se hanno i sindacati contro possono dire addio alla rielezione. Allo stesso tempo sono anni che predicano (agli altri) rigore e ancora rigore e raccontano la favola della moneta forte ed ecco una bella scusa, incolpare i festaioli mediterranei della debolezza dell’euro e bla bla bla. Siamo nella prima fase ma già acuta di una guerra tra valute dove vince o almeno perde meno chi svaluta prima. Lo sanno anche i crucchi quando si tratta del loro export e siccome l’export verso il resto d’Europa è in calo è meglio che cresca quello verso l’Asia e l’America e allora marco (ops volevo dire euro) debole ! Aspettiamo cosa farà Bernanke e poi cosa faranno i cinesi per poi aspettare la risposta dei marziani. Questo è il mondo delle menzogne e come in tante altre cose aveva ragione Gino Bartali che diceva “… è tutto sbagliato, tutto da rifare”

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