DERIVATI: ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA

Scritto il alle 22:01 da icebergfinanza

 

Ne abbiamo parlato più volte, vi ho dedicato un intero capitolo del mio libro, ma l'errore più clamoroso messo in atto dalla politica in questa crisi è stato quello di lasciare alcuni terroristi finanziari liberi di continuare a maneggiare vere e proprie armi di distruzione di massa. Che si tratta di errore o piuttosto di colpevole connivenza sarà la storia a raccontarcelo.

Si, armi di distruzione di massa, che prolificano grazie all'intensa attività di lobbying ad opera di centri di potere finanziario che hanno sequestrato l'economia reale e il futuro delle nazioni. La politica sistematicamente finanziata da questi gruppi finanziari oggi cerca di spegnere un incendio nella santabarbara del debito a cui ha contribuito, dimenticando che se non si interviene definitivamente riformando il sistema finanziario la prossima deflagrazione sarà atomica.

Questo interessante e puntuale articolo di Morya Longo apparso sul Sole24Ore da un contributo alla discussione…

Quando i politici ribadiscono che l'attacco all'Europa e all'Italia è ingiustificato perché i fondamentali economici sono sani, ricordano un po' il vecchio Priamo. Anche il mitologico re di Troia pensava che le mura della sua città fossero forti per resistere all'attacco degli achei. E in effetti lo erano: il problema è che un gigantesco cavallo di legno, con l'inganno, le varcò comunque. Oggi il rischio è lo stesso: i moderni cavalli di Troia non sono più di legno e hanno nomi ben meno mitologici: si chiamano credit default swap, spread, Etf, Borse, derivati, volatilità. Ma rischiano di avere lo stesso effetto distruttivo: insinuarsi nell'economia reale e, alla lunga, minarne le fondamenta. Come cavalli di Troia. O, per cambiare paragone, come Ufo pronti ad invadere la Terra.

Il motivo è presto detto: sono, come si vede nella grafica, molto più grandi dell'economia reale. Se il Prodotto interno lordo del mondo intero nel 2010 è stato di 74mila miliardi di dollari, la finanza lo surclassa: il mercato obbligazionario mondiale vale 95mila miliardi di dollari, le Borse di tutto il mondo 50mila miliardi, i derivati 466mila miliardi. Tutti insieme (e stiamo escludendo valute e quant'altro), questi mercati sono otto volte più grandi della Terra: della ricchezza prodotta da industrie, agricoltura, servizi. È per questo che, con mille meccanismi, riescono a condizionare con il loro isterismo il mondo reale. La teoria insegna che i mercati finanziari dovrebbero riflettere i fondamentali economici, ma non è più così: ormai li determinano.

  • È caccia all'untore tra ribassi e hedge fund. Ecco chi (e come) guadagna dai ribassi in Borsa 
  • Il Bund bene rifugio, ma non per sempre
  • Il vero rischio non è sulle banche italiane
  • Il posizionamento
    Per capire come funzionano bisogna fare un passo indietro. Tutto inizia quando la Grecia entra in crisi, seguita da Irlanda e Portogallo. Questo mina ben presto la fiducia degli investitori internazionali: non tanto per il peso di questi Paesi (che contano poco nell'economia europea), ma per la totale incapacità dell'Unione europea di reagire. I grandi fondi e le grandi banche mondiali iniziano così ad alleggerire i loro investimenti su questi paesi, ma risparmiano in parte l'Italia: il Belpaese è abbastanza periferico per consentire loro di tenere un'esposizione sul Sud Europa, ma abbastanza solido per non rischiare troppo.

    Per fare tutto questo, e per guadagnarci anche, ci sono mille modi. Tanti giochetti finanziari. «Uno era di vendere Spagna sui mercati dei titoli di Stato e di comprare Italia», spiega un operatore. Un altro – ben più popolare – era di vendere Italia e comprare Germania. Questo si poteva e si può fare con i titoli di Stato veri e propri, oppure con i loro "cloni": i credit default swap (Cds), polizze che servono per assicurarsi contro il crack di un Paese. Un'altro giochino è quello chiamato carry trade: i grandi investitori prendono in prestito denari a tassi bassi per comprare titoli (anche BTp) con tassi più elevati. Oppure ci sono gli Etf: strumenti che replicano pedissequamente gli indici azionari o obbligazionari, con la possibilità di ampliarne i movimenti. Se si azzecca l'intuizione, si può guadagnare il doppio o il triplo. Su tutti gli investimenti, infine, si può sempre costruire una "leva": un ulteriore moltiplicatore di guadagni e di perdite. Le vie della finanza sono infinite.

    L'invasione
    Il problema è che poi il clima è peggiorato in Europa. Alla crisi di Grecia, Portogallo e Irlanda, si è aggiunta un'aggravante: l'economia ha iniziato a rallentare. Questo ha fatto scattare il panico in molti investitori: se la congiuntura frena, per gli Stati (Italia in primis) sarà più difficile rimborsare i debiti. Subito sono iniziate le vendite: in Borsa, sui bond, sui derivati. Chi in precedenza aveva imbastito giochi speculativi ha dovuto subito smontarli: chi, per esempio, vendeva Spagna e comprava Italia ha iniziato a fare l'opposto. E ha continuato a comprare Germania, cioè Bund.

    Mercati finanziari così grandi permettono di aggiustare il tiro in poco tempo. Chi può, vende titoli di Stato. Altrimenti scarica azioni, per esempio quelle italiane: qualunque titolo è ormai considerato rischio-Stato. Altrimenti fa lo stesso attraverso i credit default swap: compra polizze assicurative e si protegge dal rischio Italia. Oppure usa i futures. O i cari amici Etf. Morale: neanche il tempo di accorgersene e crolla tutto.

    Le conseguenze
    Tutto questo ha effetti diretti sul destino di interi Paesi. Se i rendimenti dei titoli di Stato salgono troppo, che sia giusto o sbagliato non importa: per i Governi in ogni caso diventa prima oneroso, poi difficile infine impossibile rifinanziare il proprio debito. E se i Governi non riescono più a collocare titoli di Stato, vanno in default perché non possono più rimborsare i debiti in scadenza: evento già sfiorato da Grecia, Portogallo e Irlanda. Se accade, significa che il primo cavallo di Troia ha varcato le mura. Anche perché subito dopo crollano le banche. Se i titoli in Borsa precipitano troppo, il problema è invece serio per le imprese: il Paese perde ricchezza, i consumi calano, le imprese fatturano meno, dunque licenziano. Se accade, significa che il secondo cavallo di Troia ha fatto centro.

    E così via: mercati finanziari immensi e volatili, con la loro capacità di amplificare l'isterismo, hanno alla fine un impatto enorme sull'economia reale. Chi vede il bicchiere mezzo vuoto pensa che tutto questo possa distruggere Paesi interi. Chi preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno, invece, pensa che alla fine i mercati spingeranno i Governi a prendere velocemente decisioni difficili ma necessarie. Comunque li si guardi, i cavalli di Troia stanno entrando. E non possiamo neppure arrabbiarci non Ulisse: li abbiamo costruiti noi – uomini di finanza con il tacito consenso dei politici – non fantomatici nemici.

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    28 commenti Commenta
    utente anonimo
    Scritto il 6 agosto 2011 at 21:32

    #23  06 Agosto 2011 – 22:10
     
    Colgo l’occasione per salutare tutti in particolar modo Valentina, mancano i tuoi post tutto cuore Vale ma la tua anima vola alta e se pure il blog si e’ impoverito eccome, il cielo si e’ arricchito di un’ anima meravigliosa… A rivederci. E’ vero capitano troppa spazzatura in giro, orchestrata ad arte per seminare panico,anche i media soffiano sul fuoco… E pare che ormai che il pieno d’oro e franchi svizzeri per le elites e’ fatto possono pur aprirsi le danze della grande recessione. I media anziché’ prodigarsi a seminare il panico con trasmissioni fatte da persone di dubbia competenza visto cio’ che dicono dovrebbero spiegare agli italiani che se la prima cosa che vi viene in mente e’ andare in banca a prelevare i denari che nel caso avvenga il peggio saranno comunque carta straccia , impiegassero quegli stessi denari per acquistare dagli investitori Esteri che li buttano via btp al 6-6,5% di rendimento. Essere indebitati totalmente con noi stessi e’ la maniera migliore di rispondere e chiunque detenga bund o tbonds o gilts si facesse la domanda di cosa se ne fa del 2,5% di rendimento con l’inflazione al 2,5% buoni che rendono cosi’ solo perché’ le rispettive banche centrali hanno varato operazioni di riacquisto e dove nel caso dei tedeschi stanno palesemente facendo rientrare tutti i capitali bancari in germani a commettendo lo stesso errore che gli USA commisero con loro nel 29? Non facciamoci gettare nel panico faremmo esattamente il gioco del nemico… Un’idea per il signor Tremonti, pagare a tutti i dipendenti pubblici e di aziende pubbliche che guadagnano oltre i 3000 euro al mese tredicesima e quattordicesima in btp così come per i dipendenti bancari che guadagnano oltre i 3000 euro al mese le mensilità in eccesso alle 12 pagate in btp vendibili solo tra 2 anni. Un abbraccio capitano Il Fringuello

    utente anonimo
    Scritto il 6 agosto 2011 at 23:09

    In Giappone  il debito/ /pil è al  200% e  il paese non è sotto attacco della speculazione: Motivo ? il 90%  del debito è  interno, inoltre il tasso  è irrisorio quindi  il debito è rifinanziabile.
    Da noi è diverso perchè  se lo stato deve pagare più del 6% sul debito non ce la fa e il nostro debito di circa  1900 mld è per la metà in mano agli stranieri. Per tanto che si possa  incentivare i residenti ad  incrementare  i loro investimenti  (anzi pare  che anch'essi ora stiano scappando)  l'Italia non ce la può fare a mettersi al sicuro.
    Questa è la triste realtà. Unica soluzione  che la BCE  compri  o  garantisca  il nostro debito od emetta una buona volta gli eurobond, altrimenti meglio uscire da questa maledetta unione monetaria che fa solo comodo alla Germania che ci  schiavizzerà.
    Ho già commentato  nel precedente  post in cui chiedevo come ce la farà l'Italia a rimanre nell' euro con il costo del nostro enorme debito che raddoppierà, ringrazio Andrea della risposta, non ipotizzavo un euro due ma un ritorno alla lira. Certo se  lo dovessimo fare noi d'iniziativa   prima  che la situazione  diventi insostenibile  faremmo un bello scherzo ai tedeschi e agli speculatori, almeno ci riprendiamo la sovranità monetaria che non mi pare poco,   lo so che  è come quel marito che per far dispetto alla moglie…ecc.. ma tanto con la classe politica che ci ritroviamo ignorante e incompetente non si farà nulla, se non altre manovre correttive che  toccheranno sempre più il risparmio privato delle famiglie, per darlo a rate alla   la speculazione internazione che sa che c'è  e per questo ci attacca, così cadremo nelle loro fauci e poi magari  diventeremo un protettorato tedesco con tanto di Gauleiter come al tempo del Reich  quando ci presero una  parte dell'Italia settentrionale. Gradirei commenti, grazie.
    D'ora in poi  metto un nick.
    Hector 

    utente anonimo
    Scritto il 6 agosto 2011 at 23:58

    In Giappone il paese non è sotto attacco pur avendo un debito / pil del 200%. Motivo?  il 90%  del debito è in mano ai residenti e poi  il tasso è irrisorio e quindi non ci sono problemi per il rifinanziamento. E soprattutto  il Giappone ha la SOVRANITA' MONETARIA.
    Il discorso per l'Italià è ben diverso :  siamo dentro una moneta unica, non abbiamo la sovranità monetaria, dobbiamo pare  più del doppio della Germania per finanziare un debito pubblico ENORME  di 1.900 mld  circa,  la metà di questo debito è in mano agli stranieri. Per tanto che chiediamo  sacrifici eroici al nostro popolo come ai tempi dell'Oro alla Patria   (già ma allora ci credevano ora  voglio vedere… anzi mi pare che anche i residenti vandano i BTP) non potremmo sottrarci dal ricatto estero, è questo il cavallo di Troia che ci deve preoccupare.
    Soluzione tampone: la BCE compra o garantisce il nostro debito: però rimangono sempre tassi alti  che  non credo rientrino  facilmente, e il nostro deficit rimane come un macigno a frenare  il nostro sviluppo.
    Soluzione a più lungo respiro :  i famosi Eurobonds, ma voglio vedere come  si fa a convincere i tedeschi. Perchè sono proprio loro i beneficiari  di questa situazione  che vede tutti i paesi meditterranei arrancare e permettere ai tedeschi di rifinanziarsi a tassi più che dimezzati e far prosperare la loro economia. Per loro l'euro adesso è una moneta debole  che permette  di esportare mentre per noi è una moneta forte che ci aiuta solo nelle importazioni ma che ci sta lentamente asfisiaindo. Il divario di efficienza  tra noi e loro fa il resto, quindi  la coperta  (dell'euro) si fa sempre più stretta e si lacererà a forza di tirarla.  Ma saremo noi a restare nudi, questo è chiaro e saremmo schiavi dei tedeschi.
    Soluzione schock :   l'Italia esce autonomamente dall'euro,  si ritorna alla lira, lo so, sarebbe come quel marito che per far dispetto alla  moglie ecc…. ma ci riprenderemmo la nostra sovranità monetaria, non mi pare poco, usciremmo dal ricatto  e dai  vari cavalli di Troia   e getteremo nel panico la Germania  con il suo export  e la speculazione dall'attacco ai nostri BTP.. Dapprima sarebbe una putiferio ma nel lungo periodo credo che  si dimostrebbe saggia, perchè nel frattempo cadranno anche gli altri paesi  mediterranei, alla fine anche la Francia schiavi della Germania. Ma ci vorrebbe un governo forte, credibile e una nazione compatta e consapevole   ben diversa dalla situazione in cui ci ora trroviamo.  Abbiamo un governno incompetente e poco credibile e una nazione altrettanto  poco affidabile. Così si continueranno a fare manovre di aggiustamento per copriere  il buco del debito pubblico intaccando sempre di più il risparmio delle famiglie, quel che resta  e che la speculazione ci vual prendere ben sapendo che esiste. cco perchè ora attaccano l'Italia e non la Spagna. Alla fine  impoveriti  del tutto cadremo pure noi e magari ci sbatteranno anche fuori dall'euro.

    Avevo commentato il precedente post  in cui chiedevo cone potevamo rimanere  nell'euro con questo differenziale di tassi, ringrazio Andrea per la risposta. Non  ho mai parlato di euro  2 .
    Per rinonoscibilità mi firmero' d'ora in poi. Mi farebbe piacere avere  riscontri.
    hector

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 00:01

    acc…. pensavo che  il mio primo commento non fosse andato a buon fine con la pubblicaziomne  così  lo ho rifattto riveduto e correttto..
    va be',  mi sono spiegato…
    hector

    Scritto il 7 agosto 2011 at 02:29

    Ma voi li conoscete i Tedeschi!
    Io un poco e vi posso dire che sono persone energiche e precise.
    Per loro esiste un modo per fare le cose, cioè il modo giusto, niente compromessi o scappatoie.
    A noi mediterranei i Tedeschi ci sembreranno freddi e antipatici, ma lasciatevi dire che è gente che ha il massimo rispetto per l'ordine e la correttezza.
    Esistono molti preconcetti sui Tedeschi, come del resto sugli Italiani e sugli Americani wasp, ma lasciate che vi dica che Tedeschi e Americani hanno un alto senso del dovere e della moralità.
    La nascita della UE e della BCE è stata fortemente voluta da forze che perseguivano un disegno, che solo in parte è noto, ma vi posso garantire che i fondatori dell'Europa Unita avevano obiettivi nobili.
    Tra i padri fondatori dell'Europa c'erano Alcide De Gaspari e Altiero Spinelli insieme ad altri tre o quattro. Non c'è la minima ombra di dubbio che sia De Gaspari che Spinelli non volessero altro che l'interesse nazionale e dei popoli, questi erano politici seri.
    In questo momento i Tedeschi vogliono farci mangiare la polvere perchè la frittata sia dell'immobiliare che del debito pubblico è stata frutto della speculazione immobiliare-finanziare (di cui però anche i banchieri Tedeschi hanno le loro colpe) e dell'allegra spesa pubblica del Club Med.
    Ai Tedeschi in passatoi non è stato mai fatto nessuno sconto, hanno avuto leader che hanno portato la Germania nel disastro e tutta la Germania ne ha pagate le colpe.
    Quindi siete degli ingenui se pensate che i tedeschi non pongano le loro condizioni, che essenzialmente si riassumono in due parole rigore e serietà.
    Nienti evasione fiscale e mangiapane a tradimento a carico del sistema pubblico e soprattutto basta con le spese allegre (o meglio pazze!).
    Vi posso dire che se i soldi li dovrà tirar fuori la BCE io credo che per dignita e amor proprio sarebbe bene tacere, abbassare la testa e cominciare a fare le cose in modo serio.
    E' ovvio che i Tedeschi non incoraggeranno quelle iniziative che possano danneggiare la loro economia, se gli Italiani, i Greci e i Spagnoli vogliono il loro sciovinistico diritto all'autodeterminazione non possono farlo con le pezze al culo e con il cappello in mano.
    La prima cosa che eliminerei è il finanziamento pubblico ai giornali, tanto hanno dimostrato la loro grande efficienza nel saper raccontare la crisi, roba da "Libro cuore dei furbetti del quartierino".

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 07:53

    Concordo essenzialmente con il commento de il compasso.
    Se non avessimo sprecato 10 anni di tassi bassi ed avessi ridotto il debito riqualificando la spesa, semplificato il sistema fiscale ed il mercato del lavoro non saremmo in questo mare di "gnifca".

    Alla fine se abbiamo scelto dei politici incompetenti e' colpa nostra ed e' giusto che se ne paghi le conseguenze, magari nella forma di perdita parziale di autonomia nella politica economica.
    I tedeschi in circa 25anni hanno quasi messo a posto la germania est noi in 150 non siamo riusciti a risolvere la questione meridionale.

    Per quanto riguarda i derivati penso sempre che il pericolo sia nel fatto che siano OTC (ossia accordo fra privati) e che in questa forma non prevedano un margine(come i future)  che ne limiterebbe l'uso.
    Tnato per capirsi anche l'assicurazione sulla vita e' un derivato ma isvap richiede un margine.

    Igor 

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 08:01

    W i derivati. Permettono solo di anticipare l’inevitabile. E questo ê un bene

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 08:03

    Il risparmio delle famiglie italiane e’ un punto di forza, che non ci viene riconosciuto? Il debito e’ il problema? Per amor di patria e delle nostre famiglie, suggerirei anche per legge senza l obbligatorieta’ di riacquistarci un po di bot/btp seguendo l esempio giapponese riducendo il potere degli speculatori.
    Marcoe

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 08:09

    Non una parola sull’evento più importante in assoluto e che spiega l’ansia dei giorni scorsi di mettere l’Italia nel mirino:
    Il downgranding del debito pubblico Usa.
    Sveglia!
    Daniele

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 08:31

    Montecristo:

    Gran  bel  post   Compasso  ,comunque   anche  la   borsa  isdraieliana   che  oggi  è   aperta   perde   quasi  il  6%.

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 09:07

    Compasso, quello che dici  sulla efficienza dei tedeschi è vero, riguardo alla loro  simpatia e magnanimità  ho quialcosa da  obiettare dato che ho vissuto e lavorato qualche tempo   in quel paese, esistono preconcetti  (anche da parte nostra, per carità)  duri da superare  ma  anche un modo diverso di vedere e vivere  la vita.  Io non mi cambierei con loro e pur con tutti i difetti  che ha questo paese  non lo tradisco vendendomi  a quialsivoglia  straniero. per mere opportunità econimiche. I padri fondatori che tu citi sognavano un'Europa unita fondata sulla parità  dei popoli (forse  solo un bel sogno…)  non sul predominio di una nazione sulle altre come sta inesorabilmente avvenendo con  una moneta unica che  avvantaggia il più efficiente e rende servi gli altri. Questo ormai è chiaro., sta avvenendoo giorno per giorno e adessso tutti i paesi  dell'euro  devono mettersi in fila col cappello in mano davanti a Frau Angela.  Bell'Europa !   Abbiamo perso intanto una parte della nostra sovranità  consegnandola ad una pletorica burocrazia  europea che mal funziona   e quella monetaria con la BCE che non è altro che la continuazione degli interessi  della Bundesbank.
    Diamoci una mosssa, ci sono tante persone oneste e capaci anche qui , abbiamo grandi potenzialità,rifondiamo questo paese, ricordandoci  che gli stranieri non hanno fatto e non faranno mai i nostri interesssi. Possibile che non possiamo reagire e che dobbiamo  sempre subire per la sfiducia in noi stessi ?
    hector

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 09:24

    Compasso io per i tedeschi ci ho lavorato e braccio a braccio con loro e non abbiamo nulla da invidiare ma l’esterofilia nel nostro paese e’ una costante.

    Vai a dare un’occhiata ai bilanci di deutsche Bank e commerzbank scoprirai tanta tanta polvere ma soprattutto i tappeti che la nascondono.

    Vorrei ricordare che la sola hypo real banca di medio livello, ha fatto un buco nel 2008 da 200 blns che il governo tedesco ha già pagato e non potrebbero permettersene altri.

    E tanto per restare in tema con il post del capitano sempre nel bilancio deutsche bank dai un’occhiata alla voce derivati potresti rimanere sbalordito dalla cifra pari a circa il gdp della Svizzera.

    Per il resto sulla nostra classe politica concordiamo in pieno e sarebbe ora di ribellarsi… Ma in Italia la ribellione… E loro lo sanno

    Ciao e a presto

    Il Fringuello

    Scritto il 7 agosto 2011 at 09:54

    Daniele inutile discutere di rating il mondo occidentale e fallito questo sistema ha fallito. Andrea

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 10:29

    @ Igor
    ancora con la questione meridinale bisogna che tu studi la storia seriamente e capirai che il meridione è stato derubato e molti dei suoi figli uccisi in modo criminale, è stato un laboratorio per defraudare uno stato ricco ora avanti il prossimo ancora non l'hai capito??
    cosa vorrebbero fare alla libia vedi sopra… i meridionali hanno ingaggiato una durissima resistenza durata più di dieci anni altro che libere votazioni per la richiesta di annessione…
    e uno stato che è nato in quel modo cosa potrà mai essere se non criminale….
    altro che tedeschi e italiani la cosa sola che mi conforta è che il giochino si romperà anche per loro..e non sapranno come uscirne…per il fatto che hanno tutti costruito un'arma di distruzione anche per loro . che Dio ci aiuti e aiuti gli uomini di buona volontà…..
    Laura

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 10:30

    Fallito, ma non per colpa della finanza. Per capire questo ci si metterà ancora un pò.
    La finanziarizzazione è la conseguenza della fine di un modello di sviluppo basto sul capitalismo come produttore di merci e servizi, e nello stesso tempo di fonte di reddito per un numero crescente di persone.

    Se qualcuno pensa che basti limitare/abbattere la nefasta componente finanziaria, va a sbattere contro un muro, perché resta il fatto che per produrre le merci di cui abbiamo bisogno basta metà della forza lavoro disponibile.

    Fallimento ovvio e ineludibile, poi ripartire su basi intelligenti. Ce la faremo?

    Yabadaba

    Scritto il 7 agosto 2011 at 10:38

    Leggevo degli avvoltoi repubblicani che ora si acanniscono sul cadavere di Obamaproprio loro che con quello sciacallo di Bush e i loro rappresentanti ci hanno portati in questo inferno con la connivenza dei democratici

    Scritto il 7 agosto 2011 at 10:47

    Buona domenica

    Ad osservare quello che stà accadendo nel mondo economico finanziario in questi giorni sembra quasi vedere dei bambini giocare al monopoli !!!!!

    MA QUANDO SIU TOGLIERANNO DALLE PALLE ? e lasceranno vivere il resto delle persone

    SD

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 11:20

    sono lì apposta per non far vivere gli altri : hanno creato e usato un'arma di distruzione di massa così potente devono essere subito arrestati per strage,
    ma forse hanno approfittato dell'avidità di molti insita nel concetto di interesse sul capitale è proprio lì l'errore non è morale chiedere interessi su un capitale nella Bibbia era vietato prestare ad interesse!!!!!
    l'interesse cambia tutti i conti li fa essere curva esponenziale cioè di distruzione…..
    questo lo capisce soprattutto chi è legato all'economia reale e non comprende i numeri inventati e contraffatti dell'economia finanziaria
    parlano di milioni e miliardi ma sanno che fatica solo per farti da mangiare 
    che vadano via con il diavolo che li sostiene!!!!

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 11:26

    Caro Andrea
    sono perfettamente d'accordo!
    è quello che da sempre ritenevo fosse l'esito finale e penso di averne anche parlato con Te a Campogalliano.

    Il percorso è tortuoso. La finanza angloamericana ha semplicemente cercato di mettere nell'amgolo l'Europa e di attaccarne le parti più deboli. Il tutto semplicemente per stornare l'attenzione da loro che sono IL problema. Le loro banche fallite, le loro istituzioni devastate.

    Siamo alla svolta finale. Chiamata per un nuovo sistema monetario. Quello fondato sul dollaro è fallito. Le obbligazioni sono poco di più che carta straccia (ma nemmeno sono carta, non esistono neppure!).

    Ben presto si invocherà da parte di Cina, India, Russia, alle quali si accoderanno altri Paesi, un nuovo sistema e… indovina cosa arriva? Nessun se la sente di formulare previsioni? Personalmente un paio di anni orsono (forse anche qualche mese di più) mi ero permesso di fare alcune valutazioni, ma poi ero stato zittito (talvolta anche in malo modo da alcuni neopauperisti ideologicamente imbevuti).

    Ora serve a poco dire queste cose e non mi piace ricordarle per avere in qualche modo ragione, Mi farebbe sempplicemente piacere che qualcuno che ha sudato una vita e che ormai è giunto alla pensione (ma quale?) o quasi cercasse di salvare il salvabile prima dell'esito non più evitabile.
    Compatibilmente con i fuochi d'artificio prossimi, buona domenica.

    Daniele

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 11:57

    Nel periodo della tesi economica (i soldi sono il valore, anni '90) ho sempre pensato che sarebbe arrivata l'antitesi (i soldi cono finiti).

    Come quasi un secolo fa, la sintesi economica diventerà quasi subito tesi politica. Secondo me verso il 2015. Dopo la distruzione delle ricchezze esistenti.

    Yabadaba

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 12:05

    S&P alla fine ha fatto quello che doveva fare, anche se con notevole ritardo, con approssimazione e non pochi conflitti d’interesse politici e finanziari.                                            
    A mio parere è sterile in questo momento stracciarsi le vesti invocando il complotto, rispolverando gli errori del passato e la credibilità delle agenzie…è soltanto un girare attorno al vero problema.

    Le logiche del denaro e della finanza sono quelle che conosciamo…a maggior ragione in questo veliero: non esistono pasti gratis per nessuno, non esiste reciprocità se non porta ad un tornaconto più o meno immediato…       soltanto la supremazia del più forte e il business for business.

    Questa è la filosofia morale prima ancora che funzionale del neoliberismo finanziario, condivisa e fatta propria, più per convinzione che per necessità dalle elites politiche globali, dalle democrazie contemporanee.                     

    Un altro mondo è possibile, altri mondi sono possibili….       ma guardiamoci attorno,  nell’immediato tutti noi oggi siamo ‘condannati’ all’economia, e se questo è vero dovremmo rimproverare a S&P non la diagnosi ma ben altro.
                                                                              
    Se mi sento pertanto di biasimare in toto la rigorosità e rigidità dei tedeschi?               
    no!     ma il ‘rigore’ oggi necessario, diventa una foglia di fico se si limita a coprire alcune parti meno decorose di questo sistema, dimenticando le oscenità, le diseguaglianze e le sofferenze che ha prodotto e che produce.  Non sono tollerabili soluzioni nel solco dell’iconografia moderna in cui si deroga a qualsiasi principio gerarchico di responsabilità morale e materiale.

    Detto questo la sobrietà, la riscoperta di differenti valori devono essere oltre che un dato individuale e personale, anche humus condiviso e fondante di una collettività se vogliamo diventare un Paese, una Comunità. Dall’equilibrio tra mezzi e fini, dalla sostenibilità, dal rispetto dell’ecosistema si deve ripartire per segnare un percorso differente che non riesco a pensare come utopico.

    Esiste una banalità del male ed è sotto i nostri occhi, ma anche una faticosa, ostinata e altrettanto banale pratica del bene!

     E’ necessaria una rivoluzione antropologica?…l’uomo in ogni epoca è stato dominato dall’avidità ( e qui bisognerebbe interrogarsi più a fondo ), fa parte della sua natura; è la rivoluzione tecnologica che ha reso questa inclinazione umana oggi potenzialmente devastante!

     Si dobbiamo rimboccarci le maniche tutti, a cominciare da quelli che nelle conference calls di queste ore cercano di metterci una pezza continuando a mantenere in piedi lo stesso show!

    di [email protected] e di [email protected]

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 13:16

    http://rassegna.lavoro.gov.it/PDF/2011/2011-08-07/2011080719399891.pdf

    vedrai che alla fine prevarrà la seconda opzione

    di [email protected] e di [email protected]

    Scritto il 7 agosto 2011 at 14:07

    "Finanza fuori controllo
    La politica non può limitarla"

     

    Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo, teorizzatore della "società liquida"

     

     

    Zygmunt Bauman:
    la globalizzazione detesta
    i vincoli, un po’ come
    la malavita. L’Europa
    non fallirà e neppure l’Italia,
    ma il problema
    è che non si sa chi comanda

    ANDREA MALAGUTI

     

    LONDRA
    Il problema centrale di questa crisi è che c’è un potere, quello finanziario, totalmente fuori controllo. Non esiste un sistema politico internazionale in grado di limitarlo».

    Dunque siamo destinati al collasso e alla povertà globale?
    «Non lo so. So che la mia generazione di fronte alle crisi di sistema si domandava una cosa semplice: che cosa dobbiamo fare? Adesso la domanda da porsi è un’altra, e al momento non ha risposta: a chi ci dobbiamo rivolgere per fermare la macchina?». Leeds, Inghilterra del Nord, prima periferia di questo mostro urbanistico da ottocentomila abitanti, otto minuti a piedi dall’Università. In una villetta bianca, su tre piani, circondata da una vegetazione selvaggia, Zygmunt Bauman, 86 anni, sociologo della società liquida, si siede nel salotto soffocato dai libri che fu di sua moglie Janina. «Abbiamo vissuto assieme 63 anni. Non smetterò mai di amarla». Scivola su una poltrona di pelle verde di fianco alla scrivania sistemata nel bovindo. Una luce malata inonda le vetrate che guardano il giardino. Il suo studio è al piano di sopra. E’ un uomo sottile, elegante, lungo, con un viso antico, vestito di scuro. Un girocollo grigio da esistenzialista, la giacca nera, una corona di capelli bianchi che arrivano alle spalle, la pipa rigirata tra le dita sottili, nodose, annerite dal tabacco. Ha appena finito di sfogliare il New York Times. Sul tavolino tondo, di noce, ha preparato delle fragole con la panna. «Col succo d’arancia sono straordinarie». Accavalla le gambe. «Non mi stupisce affatto quello che sta succedendo a Obama».

    Perché professor Bauman?
    «C’erano troppe aspettative su quell’uomo. La maggior parte erano irrealizzabili».

    Secondo la stampa internazionale l’abbassamento del rating è un’umiliazione senza precedenti per gli Stati Uniti.
    «Obama è un uomo. E si trova a fare i conti con una vicenda che è più grande di lui. E dà le risposte di un politico classico. Da quando è stato eletto si preoccupa più dei mercati che delle persone. Come se tra le due cose ci fosse un nesso. Ma la disoccupazione aumenta. E aumentano anche i tempi d’attesa nel passaggio da un lavoro all’altro, così come crescono i senza tetto. La povertà si moltiplica. Di sicuro neppure i neri stanno meglio».

    Una presidenza disastrosa?
    «No. Normale. Ma se le persone non credono in se stesse e nei leader che le guidano il tracollo è inevitabile. Ho scritto un libro, due anni fa, che prevedeva quello che sarebbe successo».

    Cioè?
    «Obama mi ricorda gli ebrei tedeschi dopo la prima guerra mondiale. Si sentivano dei metatedeschi, più tedeschi dei tedeschi. Bramavano l’integrazione ma inconsapevolmente segnavano una diversità. Appena sono cominciati problemi li hanno isolati».

    Che c’entra il Presidente americano?
    «Lui ha fatto lo stesso. Si è presentato come la grande speranza, ma si è preoccupato troppo di piacere ai livelli alti. Quelli che sono decisivi per la rielezione. Poi ha perso il controllo. Perché la politica non è in grado di condizionare la Borsa e i mercati. Se li è fatti sfuggire. Ma forse era inevitabile».

    Ora anche la Cina pretende spiegazioni, non solo gli americani.
    «I cinesi non sono preoccupati per i soldi che hanno prestato. E’ l’idea di perdere il loro più grande mercato di riferimento che li terrorizza. Dove mettono la quantità infinita di beni che producono ogni giorno? Non avere sbocchi, questo sì che sarebbe una tragedia. Sono i danni della globalizzazione».

    Che cosa non le piace della globalizzazione?
    «Io mi limito a fare una fotografia. Gli Stati si sono sempre fondati su due cardini: il potere (cioè fare le cose) e la politica (cioè immaginarle e organizzarle). La globalizzazione si muove senza politica. Ha bisogno di rapidità. Detesta i vincoli. Un po’ come la malavita. Le regole sono un ostacolo. Così i mercati più fiorenti nel mondo sono quello criminale e quello finanziario. Non importa se sono sporchi o puliti. Non fa riflettere?».

    Professore, l’Europa rischia di squagliarsi?
    «No. L’Europa è fatta. Non si può sciogliere. Gli Stati sono troppo legati tra di loro. Non fallirà l’Italia e non finirà l’Unione. Peraltro il problema di Roma non è soltanto Berlusconi. Chiunque fosse al suo posto sarebbe nelle stesse condizioni. E’ il mondo a essere nei guai».

    Come se ne esce?
    «Ha letto quello che ha detto ieri Prodi?».

    Il problema dell’Europa è che non si sa chi comanda.
    «Condivido. Ma il punto è che la pensano così anche i leader europei. Che sono ben felici di non prendersi responsabilità in questo momento. E’ l’ora di mettersi a ripensare la società all’interno della quale ci interessa vivere. Provi a chiedere in giro se qualcuno conosce il nome del presidente dell’Unione».

    Peggio oggi o nel 2007?
    «E’ lo stesso scenario. La follia del credito. C’è una crisi di valori fondamentali. L’unica cosa che conta è la crescita del Pil. E quando il mercato si ferma la società si blocca».

    L’ossessione dei consumi.
    «Già. Perdoni l’esempio, ma se lei fa un incidente in macchina l’economia ci guadagna. I medici lavorano. I fornitori di medicinali incassano e così il suo meccanico. Se lei invece entra nel cortile del vicino e gli dà una mano a tagliare la siepe compie un gesto antipatriottico perché il Pil non cresce. Questo è il tipo di economia che abbiamo rilanciato all’infinito. Se un bene passa da una mano all’altra senza scambio di denaro è uno scandalo. Dobbiamo parlare con gli istituti di credito».

    Per dire che cosa?
    «Per capire come fare intervenire la politica. Cinque anni fa ciascuno di noi è stato inondato da lettere delle banche che invitavano le persone comuni a prendere una carta di credito. Un lavaggio del cervello generale. Le banche hanno bisogno che la gente sia indebitata. Prima ti misurano, cercano di capire quanto vali. Poi ti prestano i soldi. Fanno il contrario di quello che faceva – fa? – la mafia siciliana. Se un picciotto ti concedeva un prestito pretendeva che glielo restituissi, pena la morte. Le banche no. Le banche non vogliano che paghi. Ti offrono altre formule di indebitamente, perché più ti prestano denaro più guadagnano con gli interessi. E’ così che, ad esempio, è nata la bolla immobiliare negli Stati Uniti e in Irlanda. Solo che le bolle a un certo punto esplodono».

    E’ il mondo alla fine del mondo?
    «No, quello non finisce mai. Nella storia l’uomo affronta crisi cicliche. E le risolve sempre. Bisogna solo capire quanto sarà alto il prezzo da pagare stavolta. Temo molto alto. Soprattutto per le nuove generazioni».

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 14:48

    …non si sa chi comanda è un modo ingenuo di affrontare la questione, gerarchizzato, mentre oggi le gerarchie sono spesso di facciata per le dinamiche in atto.

    Mi sembra illuminante l’intuizione di Focault: il potere “non è qualcosa che si divide tra coloro che lo possiedono o coloro che lo detengono esclusivamente e coloro che non lo hanno o lo subiscono. Il potere deve essere analizzato come qualcosa che circola, o meglio come qualcosa che funziona solo a catena. Non è mai localizzato qui o lì, non è mai nelle mani di alcuni, non è mai appropriato come una ricchezza o un bene. Il potere funziona, si esercita attraverso un’organizzazione reticolare”                         

    Bisogna modificare le catene alla base della nostra organizzazione sociale, gli anelli primari che orientano il senso del ns agire

    di  [email protected]  e di  [email protected]

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 17:11

    nb da quel che ho letto non è la standard ad aver ridotto il rating per prima ma bensì l'agenzia cinese Dangong esattamente il 3 agosto dopo che le tre agenzie avevano fatto finta di niente,
    il presidente ha inveito contro tutto l'occidente dicendo che i governi erano lì solo per far debiti non curandosi minimamente del loro popolo ( come dargli torto!!)
    dopo queste precisazioni tutte le borse orientali e  australiane erano in netta perdita per le vendite eseguite
    e poi via via le borse del resto del mondo…

    Scritto il 7 agosto 2011 at 17:47

    Grazie per l ispirazione Cuculo!

    utente anonimo
    Scritto il 7 agosto 2011 at 21:13

    sono stanco di sentire le solite parole : gli speculatori, la crisi ,il crollo delle borse , il prof .a detto : poi vedi che non ha detto un tubo. LE AZIONI SONO DETERMINATE DA PERSONE CHE HANNO UN NOME ED UN COGNOME
    ormai in questa civilta figlia della vigliaccheria si nasconde tutto , e si maniopolano tutte le informazioni e soprattutto si tacciono i nomi ed i cognomi dei burattinai che fanno e disfano tutto cio' che vogliono senza renere conto a nessuno avendo nelle loro mani la produzione della moneta  senza che 7 miliardi di pecote , pardon pecore meglio dire schiavi
    possano solo fiatare . I politici ? dei vermi ubbidienti In ogni caso la colpa è sopratutto di questa plebe , popolo vigliacco che non si ribella.

     

    utente anonimo
    Scritto il 8 agosto 2011 at 11:39

    Buongiorno.

    Condivido pienamente l'articolo del Sole 24 Ore e ritengo che oggi si stia assitendo ad un momento di svolta epocale per quel che riguarda il mondo occidentale così come noi lo conosciamo.

    Penso, nella mia povera esperienza, che la crisi attuale dell'Europa sia dovuta effettivamente ad un'incapacità del sistema politico di alcuni paesi (Italia in testa, ma non solo) di prendere decisioni lungimiranti e talvolta scomode per le loro poltrone.
    Condivido con compasso il fatto che oggi probabilmente solo i tedeschi (e in piccola parte i francesi) potrebbero aiutare l'Unione. Ciò anche per loro stessa necessità (i tedeschi non sono così altruisti, è solo che se salta l'Italia saltano anche la Francia e la Germania a cascata). E l'esperienza  dei tedeschi (l'unificazione della Germania dopo la caduta del muro di Berlino non è stata indolore ma è stata un successo) potrebbe portare qualche miglioramento. A questo però si dovrebbe affiancare un processo (spero il più veloce possibile) di unificazione dell'Europa anche dal punto di vista politico e fiscale. La creazione degli Eurobond è un primo step, ma non sarebbe a mio parere sufficiente (proprio perchè i tedeschi non sarebbero contenti di dover pagare gli errori degli Italiani o dei Greci, ecc….). A questo si dovrebbero poi unire rigorose manovre fiscali (per fiscali non intendo aumento di tasse, ma maggiore uguaglianza nel pagarle in particolare per quel che riguarda la lotta all'evasione) e politiche.

    E ritornando all'aspetto dell'articolo del Sole 24 Ore, e cioè i derivati, ritengo che effettivamente questa categoria di strumenti finanziari sia oggi la principale causa della crisi dei mercati. E' vero che spesso questi strumenti servono a dare maggiore liquidità ai mercati, ma se usati in maniera non corretta (in primis copertura dei rischi) possono diventare molto pericolosi. Ed oggi, ritengo che l'unica soluzione possibile sia di regolamentare completamente questi strumenti, in modo da non permettere ai grossi players di poter manipolare a proprio piacimento le sorti di un Paese o di un segmento di mercato (ad esempio se non ricordo male, gli scontri in Tunisia ed in Egitto ad inizio anno sono partiti proprio dall'aumento dei prezzi delle materie di prima necessità come il pane, gonfiati anche dalla speculazione).
    Oggi la liquidità creata dalle autorità centrali (quanta moneta ha stampato negli ultimi anni la FED ??) viene utilizzata non per far riprendere l'economia, ma viene girata di nuovo nella finanza "innovativa". Se si obbligassero le istituzioni finanziarie (non sono contro le banche, in quanto ci lavoro dentro, ma contro la mancanza di etica di alcuni managers o contro alcune grosse banche di investimento che gestiscono ad esempio i mercati "paralleli" – dark pools) ad investire il grosso della loro liquidità nel mercato reale ( e alle banche di investimento si negasse l'utilizzo di leve finanziarie esagerate), a mio parere probabilmente le cose andrebbero leggermente meglio.

    a chiusura di questo mio commento (chiedo scusa per essermi dilungato un pochino, è l aprima volta che commento un post) volevo porre uno spunto per un prossimo post da parte dell'autore (complimenti per il blog) : secondo voi, l'eliminazione del contante nelle transazioni finanziarie (sia di piccolo taglio come l'acquisto di un giornale, sia per importi rilevanti) può risolvere i problemi dell'Italia (credo si possa fare, bisogna solo trovare il modo per renderlo il più indolore possibile).

    chluwapo.

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