ECONOMIA SOLIDALE E SOSTENIBILE: DISTRETTI E COOPERATIVE D'ITALIA!

Scritto il alle 12:52 da icebergfinanza

    

E' in arrivo la nuova stagione, con questo titolo Altreconomia introduce il suo viaggio tra le virtù del nostro paese partendo dalla riscoperta dei nostri ditretti, un'Italia che in passato veniva considerata dagli economisti come il "Paese dei distretti".

" In ciascuna microzona d'Italia si erano formati, diffusi e consolidati saperi e abilità particolari, trasmessi grazie a relazioni dirette, personali , in una specie di passaparola. Ne è nato un sistema economico, quello appunto dei distretti, senza gigantismi e anzi innumerevoli specializzazioni che è stato un punto di forza dell'economia italiana.

Oggi che il mondo è cambiato e i contraccolpi del sistema globale hanno messo a dura prova i distretti e l'intero apparato produttivo nazionale, è forse il tempo che l'Italia riscopra un'altra sua antica vocazione. E' un insieme di talenti che è assai facile scorgere, a patto di avere mente sgombra dai pregiudizi e dalle lenti ideologiche che abbiamo ereditato dal Novecento e dalle sue teorie economiche impregnate di produttivismo e consumismo. Sto parlando di tesori come la natura, il paesaggio, la storia, la sensibilità per l'ambiente, il senso di comunità. Sono qualità e vocazioni che ciascuna zona, potremmo dire ogni distretto, declina a modo suo."

Io ci aggiungo il "profumo della cooperazione" !

Nella stagione storica cominciata con il nuovo millennio, segnata da una profonda crisi economica, sociale e ambientale che nessuno in buona fede osa più negare, è urgente liberarsi dai condizionamenti del passato e guardare con occhi nuovi a simili tesori, oscurati e vilipesi negli anni del capitalismo puro, tutto produzione e consumo e sfruttamento del territorio.(…) occorre davvero voltare pagina e mettere in discussione i dogmi dell'economia dominante.

E' una sfida che fa impressione, certo, ma riguarda ciascuno di noi e può essere affrontata solo con un'azione individuale e collettiva, sociale e politica. Si tratta di operare per un cambiuo di mentalità e di comportamenti. Perciò lo sguardo globale è l'ottica migliore per l'azione quotidiana. Non è un paradosso, ma un nuovo modo di concepire la responsabilità verso gli altri, generazioni future incluse e di darsi una linea di condotta capace di futuro.

(…) recupero del territorio, sovranità alimentare, protezione dell'ambiente, consumo responsabile, solidarietà, mutualismo, qualità del lavoro e della vita saranno i parametri sui quali misurarsi.(…)
(Lorenzo Guadagnucci )

Come ho scritto nel mio libro Viaggio attraverso la tempesta perfetta disponibile per l'acquisto cliccando il banner in cima al blog con dedica dell'autore…

Dalle intuizioni dei probi pionieri di Rochdale, cittadina inglese nei pressi di Manchester, alle prese con la concorrenza della grande industria e minacciata dalla fame, nasce la speranza di assicurare benessere materiale e migliorare le condizioni familiari e sociali dei propri soci, proseguita in Francia nelle cooperative di lavoro e diffusasi in Germania con la nascita della prima cassa rurale a responsabilità illimitata. Nello statuto della prima cooperativa di consumo compaiono per la prima volta i principi fondamentali che ispirano l’intero movimento cooperativo, quali la democrazia, la reciprocità, l’eguaglianza, la mutualità, la solidarietà, il profitto cooperativo, l’intergenerazionalità, l’equità, il rispetto, la fiducia, il merito, l’attenzione verso gli altri, l’umiltà, l’intercooperazione, l’onestà, la trasparenza, la pace, la responsabilità sociale, lo sviluppo sostenibile, la libertà individuale, la sussidiarietà e l’aiuto reciproco: si tratta di valori possibili e praticati, spesso sinonimo di efficienza e successo, almeno quando non si dimenticano le proprie radici, come purtroppo è accaduto ad alcune esperienze cooperative che si sono lasciate contaminare dalla finanziarizzazione dell’economia.

Anche nella patria del capitalismo puro l'aria sta cambiando come scrissi tempo fa in I PROBI PIONIERI DI ROCHDALE Abbiamo in casa, senza andare a cercare lontano,  tutta la storia, la tradizione, gli strumenti, i migliori sistemici economici per uscire da questo inferno, da questa depressione economica, si tratta solo di cambiare mentalità senza piangerci addosso. La discussione è aperta.  VoLa discussionIn gli economisti c gli

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7 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 18 maggio 2011 at 12:39

Finalmente si comincia a proporre soluzioni ad agire. Era ora.
Giulio

utente anonimo
Scritto il 18 maggio 2011 at 13:20

Se ho capito bene altre comunità in altre parti del mondo hanno imboccato questa strada:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8321&mode=&order=0&thold=0

luigiza

utente anonimo
Scritto il 18 maggio 2011 at 13:20

Se ho capito bene altre comunità in altre parti del mondo hanno imboccato questa strada:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8321&mode=&order=0&thold=0

luigiza

utente anonimo
Scritto il 18 maggio 2011 at 17:58

Questa e’ l’Economia dell’eccellenza,dove il sapere
applicato all’agire smuove le montagne.

Del resto l’omaggio piu’ grande al pensiero e ai valori e’ l’azione.E sempre lo sara’.
Stefano

utente anonimo
Scritto il 18 maggio 2011 at 23:53

caro capitano. penso che sarebbe interessante su tu trovassi il tempo, eh lo sò che ne hai poco poco, il tempo di cevo di scrivere una 20 di righe, ma forse meno su un tema che continua a rigirare nelle bocche dei nostri politici ignoranti  come capre. non credo sia fuori tema.

tipo l'onorevole ( o sono disonorevoli?) letta del pd, continua a stressare i maroni con sta storia del pil italiano inchiodato all'1%.  per lui è sconvolgente!  ma guardate la germania, che viaggia ad un 4,9% del pil.

cavolo!  producono un sacco di roba.  si ma… c'è un trucco sotto?  

e il loro debito dove è schizzato?  

ti prego mazzalai scrivi qualcosa in merito. e non dimenticare il problema numero 1.   l'energia, che ormai scarseggia di brutto. a nessuno cazzo viene in mente dei nostri scemi politici che x produrre di più, devi distruggere di più???  più PIL= PIù distruzione di territorio, richezze dal sottosuolo, acque più inquinate, cieli più inquinati e cosi' via. o sbaglio?

quindi ti prego ANDREA fallo un post su questo argomento.  fallo bene.  e anzi spero che ti chiamino, sennò fallo tu, a scriverlo pure sul sole 24 ore.  e anche altri giornali, con relativa intervista.  

Io non ne posso più di sentire queste merde dire montagne di cazzate sul PIL.  una roba come dice tremonti, o tremorti, vecchia di 80 anni fà.  l'ha inventata J.M. KEINES.  vecchia come il cucco. 

spero andrea tu lo scriva un pezzo fatto bene, come sai fare tu, su questo.

                            bye     DORF

utente anonimo
Scritto il 19 maggio 2011 at 10:31

concordo con DORF

utente anonimo
Scritto il 19 maggio 2011 at 21:21

Ciao Andrea
cogliendo la "pungolatura" che hai fatto alla fine del tuo post invio queste mie personali considerazioni.

La realtà dei distretti industriali è una tipologia di sviluppo talmente particolare da essere stata oggetto di studi sociologici di un certo rilievo, alcuni dei quali sono finiti nei testi di sociologia economica che ho studiato. Quello che però ritengo manchi in questo momento è il tessuto sociale che ne ha permesso la nascita e sviluppo. Un tessuto basato su solidarietà e reciprocità. A distruggere questa rete di valori sono stati anni imperanti di ubriacatura da benessere economico non supportato da uno sviluppo culturale, sostituito questo da un trentennio di tv commerciale che ha lobotomizzato un paio di generazioni e che trasmette "valori" fondati su arrivismo e bieca speculazione. Gli effetti sono ampiamente sotto gli occhi di tutti. Quelli economici sono costantemente trattati sul tuo blog, non disdegnando spesso e volentieri anche quelli morali. Come ripartire? Beh. Credo che la crisi che ci accompagna e che ci aspetta forse sarà una "purga" (passatemi il termine) salutare per mettere davanti alle persone la realtà, al di là di quella narrata dai mass media asserviti, che ormai funzionano da MINCULPOP.
Se queste mie considerazioni sono infondate, come spiegarsi che la globalizzazione ha portato la disgregazione in quei distretti che erano stati il motore dello sviluppo, con piccoli e medi imprenditori sempre più tesi verso est (Balcani, Romania fino ad arrivare alla Cina) non avendo alcun timore di disperdere il know-how accumulato in decenni (non solo quello tecnico, ma anche relazionale) e tramandato fra le generazioni? Non è un po' triste vedere prodotti che recano contrassegni "Importato da" e contemporaneamente "made in china". Con quali soldi la classe operaia può comprare questa massa di prodotti? La soluzione, sono stato sempre d'accordo, è quella da te sempre richiamata ovvero REDISTRIBUZIONE dei redditi. Ma hai visto qualche politica fiscale in questo senso? In Italia la patrimoniale è considerata una bestemmia. Ma che cos'è la continua perdita di acquisto delle classi medio-basse che non ce la fa con il reddito se non una patrimoniale occulta? Non risparmiare più ed attingere dal risparmio per le necessità quotidiane che cos'è? Il più IMPONENTE TRASFERIMENTO DI RICCHEZZA DELLA STORIA come ami ricordare. L'imposta di successione, anche quella su patrimoni immensi, è stata abrogata quando già milioni di persone non la pagavano, a favore di pochi. L'unica imposta sulla quale non puoi barare anche quando per una vita hai fregato il fisco.
Vedi qualcuno che ci vuole mettere mano? Io no. Vedo solo imprenditori che continuano a "chiagnere e fo….", che fanno triangolazioni con i paradisi fiscali e poi pretendono salvataggi pubblici. Benvenuti nel libero mercato (solo quando si guadagna). 
Per non parlare del sud, dove mancano anche le condizioni di sicurezza per investire, soffocato come è dalle mafie che, peraltro, oramai sono di casa anche al nord ed all'estero. Quale tessuto sociale si può creare. Le realtà ci sono e sono incoraggianti (vedi le coop che lavorano su terreni confiscati alle mafie). Ma non manca tanto lo Stato quanto una politica che prenda le distanze da "pacchetti di voto" che puzzano.
Come uscirne…beh ogni cambio epocale comporta sacrifici non indifferenti. Senza andare tanto lontano nel tempo basti vedere il Nord africa ed il medio oriente.
Se non si vuole arrivare ad una tale esasperazione, allora dobbiamo fare nostro il motto "libertà è partecipazione". In ogni minuto della nostra vita dobbiamo lottare con le idee, difenderle, diffonderle, partecipare, coinvolgere e VOTARE usando il voto come fosse un fucile. Astenersi è da vigliacchi. La libertà di voto è il frutto di sangue di tanti giovani che ci hanno preceduto. Non ce la facciamo usurpare.
Saluti
Carlo S.

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