QUATTRO AMICI AL BAR E LA RECESSIONE CHE VERRA’!

Scritto il alle 06:59 da icebergfinanza

 

Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo destinati a qualche cosa in più che a una donna ed un impiego in banca si  parlava con profondità di anarchia e di libertà tra un bicchier di coca ed un caffè tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi farò…cantava anni fa il nostro Gino Paoli, un po come i nostri amici del G20 dove la montagna ha partorito il solito topolino tra una gita e l’altra e la solita ilusione di aiuti e promesse che non verranno mai mantenute.

Dopo aver destinato oltre 13.000 miliardi a salvare il mondo finanziario, i nostri amici ci raccontano che il tasso di occupazione è inaccettabile in molti paesi e che entro il 2013 si impegnano a dimezzare il deficit, come se il deleveraging, il rientro dal debito fosse una questione di qualche annetto, quando la storia parla di ben oltre un lustro.

Nonostante le chiacchere della vigilia anche gli Stati Uniti, si uniranno al coro generale del comunicato finale nella necessità di ridurre il deficit entro questo o quell’anno,

Dobbiamo stimolare la ripresa ma sensa esagerare si sussurra, sostenibilità, sobrietà, trasparenza e la finanza deve contribuire al risanamento ma senza fretta, senza tasse, senza alcun obbligo particolare, tutti per uno, ognuno per se.

Tra una chiacchera e l’altra misure forti nella vigilanza dei fondi speculativi, delle agenzie di rating e degli strumenti derivati, senza discriminazione si intende, quante volte ce l’hanno raccontato negli ultimi due anni, tra una coca e un caffe’.

Il G20 si impegna ad "elaborare" un sistema che permetta di ristrutturare e risolvere qualsiasi situazione di crisi finanziaria senza che siano i contribuenti a subirne le crisi, mentre le grandi banche e gli hedge fund, stanno pensando a come diventare sempre più grandi e più globali da non poter fallire, per sequestrare definitivamente ogni possibilità di riforma. Tra una chiacchera e l’altra forse nel futuro remoto, chissà, qualcosa si farà.

Per quanto riguarda la riforma finanziaria americana mi limito solo a ricordare che come noto, non si è avuto il coraggio di andare sino in fondo, maggiori restrizioni ma alcun serio divieto per la Volcker Rules, ovvero la possibilità di usare il denaro dei clienti per speculare a proprio vantaggio. Inoltre per quanto riguarda gli investimenti in veicoli speculativi come gli hedge fund o i private equity, il limite è stato alzato in maniera di evitare di ridurre troppo questo business, ritenuto essenziale per continuare a produrre profitti in maniera poco trasparente.

La tassa di 19 miliardi infine è come il nulla rispetto agli immensi profitti di questi anni, mentre il Consumer Financial Protection Bureau quello che dovrebbe proteggere i consumatori dagli abusi finanziari è stato istituito presso la FED un po come nella favola di Cappuccetto Rosso, quando il lupo l’aspetta dopo essersi mangiata la nonna, vista la proverbiale indipendenza della Federal Reserve.

Nella sostanza le lobbies hanno ottenuto a suon di milioni quanto volevano, le banche americane resteranno sempre troppo grandi per fallire e i derivati, candelotti di dinamite che continueranno a saltare da una parte all’altra del mondo, nonostante quattro chiacchere al bar.

Prima di proseguire questo post,  voglio premettere solo una cosa. Al  i la delle considerazioni tecniche che identificano una recessione  economica con la registrazione di due trimestri consecutivi di 
crescita negativa, personalmente ritengono che non siamo mai usciti  dalla recessione in quanto e’ tuttora in corso una vera e propria  recessione umana dove milioni di esseri umani stanno perdendo il loro  posto di lavoro.

Chiunque minimizzi questa dinamica ricordando che la  ripresa dell’ occupazione e’ sempre un indicatore ritardato della  ripresa economica fa sorridere perche ‘ significa che non ha la reale  percezione della portata inedita di questa crisi la piu’ imponente  bolla del credito della storia correlata con una depressione  immobiliare e una strutturale sovraccapacita’ produttiva alimentata da  un’ ingegneria finanziaria demenziale e spesso figlia di una frode  sistematica e un eccesso di debito, leverage, insostenibile.

Come i  vecchi compagni di viaggio ben ricordano nel mese di aprile del  lontano 2007 spiegai per quale motivo entro il primo trimestre del  2008 avremo avuto una recessione in America, cartina tornasole 
dell’economia mondiale.   Ora nonostante ben pochi intravvedano una  nuova recessione all’orizzonte, negli ultimi mesi ho condiviso la  possibilita’ che entro la fine dell’anno avremo o una crescita  recessiva nel secondo semestre, ovvero sotto l’ 1% o addirittura un  trimestre negativo.

Non vi assillerò con un oceano di grafici e riferimenti come è avvenuto in passato, ma lascerò due semplici considerazioni dalle quali ognuno potrà dedurre quello che più si addice alla sua sensbilità.

Mentre gli amici al bar ci raccontano che la crescita americana sarà mediamente del 3, 3,5 o addiruttura del 4 % quest’anno, Federal Reserve compresa, il PIL del primo trimestre è stato rivisto per la terza volta al ribasso a 2,7 % già sotto la media di Trilussa dell’american bar.

I consumi sono scesi, dal 3,5 % al 3 % e la spesa per investimenti è salita solo del 2,2 % rispetto al 3,1 % precedentemente annunciato, innaspettatamente suppongo.

Inoltre di questa crescita del 2,7 % almeno un 1,90 % è dovuto alla favola della ricostituzione delle scorte, dei magazzini, che nei prossimi mesi scomparirà. Le importazioni sono aumentate a tal punto da cancellare l’apporto delle esportazioni, sottrando anch’esse ricchezza.

Le ultime vendite al dettaglio sono state pessime, il mese di giugno si preannuncia altrettanto pessimo al di la di indici di fiducia puramente teatrali e gli investimenti residenziali, mercato immobiliare, stanno nuovamente collassando. Gli investimenti delle imprese, latitano, il lavoro continua a scarseggiare e le imprese non potendo aumentare i prezzi, si adeguano tagliando i costi, ovvero investimenti e occupazione.

Gli stimoli fiscali stanno finendo e la loro influenza è testimoniata qui sotto.

Il primo trimestre se ne è andato, il secondo l’influenza è limitata il terzo puff, lo stimolo scompare il quarto addirittura aumenterà la pressione al ribasso, sempre che le urla keynesiane non facciano effetto.

Dell’indicatore ECRI abbiamo già parlato, piano, piano lentamente si sta avvicinando alla soglia che testimonia una percentuale del 100 % di probabilità di una recessione ma importante sarà dare un’occhiata oggi all’indice CFNAI un eccellente indicatore macroeconomico rilasciato dalla Federal Reserve di Chicago.

Martedi avremo l’indice Case/Shiller house price index, un’idea della dinamica dei prezzi delle case e la fiducia dei consumatori del Conferenze Board, che in America stanno così bene che non vedono l’ora di fare shopping.

Mercoledi l’ ADP employment report previsto al rialzo e l’indice ISM manifatturiero, date un’occhiata ai sottoindici dell’occupazione, potranno arrivare brutte sorprese. Venerdi ovviamente i Payroll, l’occupazione ufficiale americana e l’indice ISM dei servizi oltre al "Pending Home" ovvero il termometro delle prossime compravendite immobiliari americane.

Le attese sono per 150.000 posti di lavoro nuovi ex censimento nazionale e una diminuzione di 100.000 tenendo conto della progressiva riduzione del contributo del censimento nazionale.

Come abbiamo visto nelle settimane scorse nei dati preliminari dei vari indici regionali, tutti in caduta, ritengo tale stime ottimistiche, anche perchè l’economia sta progressivamente mostrando all’orizzonte segnali recessivi.

Colgo nel frattempo l’occasione di ringraziare tutti i Compagni di viaggio per la stima e l’affetto dimostratomi in occasione della prenotazione del mio libro in uscita a settembre, scusandomi per l’impossibilità di rispondere a tutti.

Per chiunque volesse lasciare una prenotazione senza alcun impegno, per aiutarci ad avere un’idea di massima di quante copie mandare in stampa alla prima uscita l’appuntamento è cliccando qui sotto sul banner della Madre di tutte le crisi,  , dove troverete un assaggio di quello che verrà …..

 

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La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!   

Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in ……… 

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12 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 28 giugno 2010 at 07:46

proposta per affrontare recessione e debito pubblico:vendiamo il 50% di tutte le opere d'arte presenti nel paese per un controvalore pari al debito pubblico comprensivo di interessi.con tanti ringraziamenti a Tiziano, Raffaello, Giotto, etc.problema risolto  tenendoci terre acqua e risorse.

utente anonimo
Scritto il 28 giugno 2010 at 18:16

Ciao Andrea.Grandissimo come sempre. D'altra parte sei Trentino come me ( O sbaglio??). Il tuo blog contiene articoli/commenti di qualità eccezionale, utili a tutti per potersi fare una cultura macroeconomica completa.Io scrivo sul Blog di CSI Finanza ( come Vergot ) e concordo al 100% con le tue idee.Aspetto con ansia il tuo libro.CiaoNicola

Scritto il 28 giugno 2010 at 19:46

Grazie Nicola….si trentino purosangue. Per il resto la temperatura si sta abbassando una deflazione glaciale si sta affacciando sull'economia mondiale. Non vi è un solo aggregato monetario che non urli deflazione. Se poi ci aggiungiamo queste folate di paradossi della parsimonia, voglia di sobrietà, austerity e riduzione del debito generalizzata, allora la temperatura scende ancora di più. Si tratta di una realtà che cerco di fare comprendere da ormai due anni, condividendo i motivi che ci avrebbero portato in questa situazione. Dopo possiamo incominciare a ragionare su quello che potrà accadere dallla prospettiva inflazionistica, i rischi di un'implosione dei sistema, degli eccessi che qualcuno potrebbe essere tentato di produrre, dei rischi, degli squilibri già in essere,  confrontandoci, discutendone, ma prima va riconosciuta la realtà e le sue possibili conseguenze. Una deflazione, una depressione non dura lo spazio di qualche anno.Quello che evverrà è profondamente diverso da quello che sta accadendo, dalla realtà di tutti i giorni fatta di potere di acquisto defraudato da dinamiche ancestrali ma allo stesso tempo terribilmente reali, da monopoli e cartelli che fanno fatica ad abdicare.Date un'occhiata a TBOND stiamo scendendo sotto il 3 % di rendimento, date un'occhiata al BUND, siamo già scesi da tempo sotto il 3 % e ci avviciniamo al 2,  non si tratta solo di fly to quality, perchè di quality nel TBOND non vi è nulla, ma si tratta di dinamiche che riflettono la deflazione, la ricerca degli ultimi rendimenti possibili, in attesa che la guerra tra deleveraging e spesa pubblica ci dica quale sarà il primo paese sovrano a conoscere l'onta del default, senza dimenticare imprese e privati.Non vi è nulla di non rischioso nella madre di tutte le crisi, ma chi ha saputo cogliere il messaggio di Icebergfinanza non solo conosce il significato della riva del fiume ma anche un lungo anno di rendimenti stratosferici provenienti dal reddito fisso.Oggi le cose cambiano il rischio aumenta, ma i tassi resteranno per lungo tempo a languire dove nessuno si aspetta, dove molti non hanno il coraggio di intravvederli, perchè non vi è debt deflation, non vi è depressione che non abbia conosciuto un lungo periodo di politiche monetarie espansive. Andrea

utente anonimo
Scritto il 28 giugno 2010 at 20:31

Andrea,bene la teoria, ma la complessità si dispiega in mille situazioni diverse, così capita che in mezzo ad una dflazione glaciale, per esempio, alcuni materiali (PP, PE, ABS, PU) raggiungano quotazioni che sono, a livello mondiale, quindi nessuna speculazone italiana, record assoluti di sempre.La scienza ci insegna che spesso è difficile spiegare tutti i fenomeni con un unico modello.

utente anonimo
Scritto il 28 giugno 2010 at 20:35

scusate:…(PP = polipropilene, PE polietilene, PU = poliuretano ….) sono alcuni dei più comuni materiali plastici che servono per produrre e imballare la maggior parte dei prodotti industriali, ….

Scritto il 28 giugno 2010 at 21:35

signori un bel articolino.  leggete le pagliacciate di quei buffoni di americani. paese fallito, ma guai a dirlo.  silvio dice: tutto bene tutto bello.  poveraccio! INTOCCABILI BANCHE Postato il Lunedì, 28 giugno @ 10:50:52 CDT di marcoc DI FEDERICO ROBERTI CPEurasia Nel momento in cui Francia, Germania e Gran Bretagna annunciano l’intenzione di presentare al prossimo G20 di Toronto la proposta di una tassa basata sugli utili delle banche, da applicare con caratteristiche diverse a seconda delle condizioni economiche e dei sistemi fiscali di ciascun Paese, e l’Unione Europea esplora addirittura la possibilità di un’imposta “globale” sulle transazioni finanziarie, può essere utile fare il punto della situazione sugli interventi pubblici a favore delle banche e degli istituti finanziari durante gli scorsi due anni, in Europa e negli Stati Uniti, basandosi sull’ultimo dei rapporti semestrali elaborati da RS-Mediobanca (http://www.mbres.it/ita/download/rs_piani_di_stabilizzazione_finanziaria.pdf). Da esso risulta che il totale di aiuti, in termini di iniezioni di capitale e di prestazione di garanzie, ammonta a 1.518,7 miliardi (di euro) per l’Europa ed a 2.593,2 miliardi (di dollari) oltreoceano. Nel dettaglio, è interessante notare come nel Vecchio Continente i più colpiti dalla crisi finanziaria siano state Germania e Gran Bretagna, con rispettivamente 362,5 e 792,5 miliardi di euro di aiuti erogati, con la seconda protagonista anche della nazionalizzazione di due banche, Northern Rock e The Bradford & Bingley. Considerando inoltre le ingenti sottoscrizioni di capitale azionario realizzate dal governo britannico a favore di Royal Bank of Scotland e Lloyds TSB Group (per un ammontare complessivo vicino ai 700 miliardi di euro), parlare di libero mercato nella patria di Adam Smith e David Ricardo, fondatori dell’economia politica, oggi appare davvero surreale. Negli Stati Uniti, gli aiuti pubblici si sono invece concentrati su cinque grandi gruppi finanziari, i colossi del credito immobiliare Fanni Mae e Freddie Mac, Aig, Bank of America e Citigroup. Ai primi due, posti in amministrazione controllata a partire da settembre 2008, sono stati concessi sostegni diretti pari a 200 miliardi e garanzie per ben 1.450 miliardi di dollari. Aig, ora denominato Aiu, può vantare quasi 70 miliardi di aiuti in qualità di sottoscrizione di capitale, mentre Bank of America e Citigroup rappresentano gli unici casi significativi di liquidità (47 miliardi) e garanzie (419) restituiti quasi integralmente al governo, rispettivamente a settembre e dicembre 2009. Più che gli esborsi complessivi, a differenziare la situazione dell’Europa da quella statunitense è il numero di istituti finanziari e di credito coinvolti nei piani di salvataggio, dove nella prima ammontano a 115 (di cui 4 in Italia per “soli” 4,1 miliardi di euro) mentre negli Stati Uniti sono ben 1.095, dato che testimonia una crisi generalizzata e profonda di tutto il settore. Nel frattempo, la Federal Reserve ha completato uno studio sui comportamenti di 28 tra le maggiori banche americane, concludendo che incentivi e bonus riconosciuti ai dirigenti rimangono ai livelli esorbitanti di prima e che i gestori delle operazioni speculative ad alto rischio continuano ad operare come sempre. Peccato che tale rapporto probabilmente non sarà reso pubblico prima dell’anno prossimo, mentre a fine 2009 la bolla dei prodotti finanziari derivati, dopo un ridimensionamento nelle fasi iniziali della crisi, è arrivata a 213 trilioni di dollari (615 trilioni a livello mondiale, con un aumento annuo del 12%). La paura di nuove insolvenze sta minando la fiducia tra le stesse banche che stentano persino a farsi credito tra loro, prova ne sia l’aumento costante e progressivo del LIBOR, il tasso di riferimento per i crediti a breve tra gli istituti di credito. Fonte: http://www.cpeurasia.euche fare?  i banchieri sarebbero tutti da impiccare.  mah forse verrà il giorno della ribellione del popolo capra. beeee    beeeee.  sto aspettando che si svegli dal letargo.  DORF

utente anonimo
Scritto il 28 giugno 2010 at 21:49

per numero #1,e se vendessimo tua sorella?

Scritto il 28 giugno 2010 at 22:08

….certo,  ma oggi la liquidità è come un puledro selvaggio che vuole correre nelle praterie finanziarie o forse come un sciacallo che semina il panico per attirare la speculazione. Può salire qualsiasi assets in questo mare di liquidità, una illusoria "asset inflation" è il frutto di una speculazione selvaggia che solo in parte è accompagnata da dinamiche fondamentali. Per quanto riguarda i materiali di cui parli, c'è sempre in atto la ricostituzione delle scorte di magazzino, sino a quando il risparmio ci dirà che la sovraccapacità produttiva è una malattia della quale non vogliamo comprendere il lato positivo.Andrea

Scritto il 28 giugno 2010 at 22:14

Buona seraGrande articolo del Capitano Andrea, speravo che non accadesse ma non hanno fatto proprio niente per regolamentare il mondo finanziario (da quello che si legge). Ma in fondo non sono restato deluso perchè non mi illudevo che facesso qualcosa….altrimenti si sarebbero auto-distrutti, sono sempre loro che "tirano le fila" del sistema e non molleranno fino a quando non scorrerà il sangue per le strade !!!!Allego un link in cui si può leggere la fine che farà il mito del Super; in questo momento storico si crede che l'essere unamo sia un Super-Uomo e che possa controllare tutto………e che le Super-Aziende (Multinazionali) siano un Super all'ennesima potenza……ma che vadano a quel paese:http://www.vocidallastrada.com/2010/06/il-disastro-bp-e-la-fine-della-vita.html#moreDORF #6 spero veramente che quel momento arrivi presto od almeno prima che non riesca più a vederlo!!! sarebbe una grande conquista sociale, Un salutoSD

Scritto il 28 giugno 2010 at 22:14

Buona seraGrande articolo del Capitano Andrea, speravo che non accadesse ma non hanno fatto proprio niente per regolamentare il mondo finanziario (da quello che si legge). Ma in fondo non sono restato deluso perchè non mi illudevo che facesso qualcosa….altrimenti si sarebbero auto-distrutti, sono sempre loro che "tirano le fila" del sistema e non molleranno fino a quando non scorrerà il sangue per le strade !!!!Allego un link in cui si può leggere la fine che farà il mito del Super; in questo momento storico si crede che l'essere unamo sia un Super-Uomo e che possa controllare tutto………e che le Super-Aziende (Multinazionali) siano un Super all'ennesima potenza……ma che vadano a quel paese:http://www.vocidallastrada.com/2010/06/il-disastro-bp-e-la-fine-della-vita.html#moreDORF #6 spero veramente che quel momento arrivi presto od almeno prima che non riesca più a vederlo!!! sarebbe una grande conquista sociale, Un salutoSD

Scritto il 28 giugno 2010 at 22:14

Buona seraGrande articolo del Capitano Andrea, speravo che non accadesse ma non hanno fatto proprio niente per regolamentare il mondo finanziario (da quello che si legge). Ma in fondo non sono restato deluso perchè non mi illudevo che facesso qualcosa….altrimenti si sarebbero auto-distrutti, sono sempre loro che "tirano le fila" del sistema e non molleranno fino a quando non scorrerà il sangue per le strade !!!!Allego un link in cui si può leggere la fine che farà il mito del Super; in questo momento storico si crede che l'essere unamo sia un Super-Uomo e che possa controllare tutto………e che le Super-Aziende (Multinazionali) siano un Super all'ennesima potenza……ma che vadano a quel paese:http://www.vocidallastrada.com/2010/06/il-disastro-bp-e-la-fine-della-vita.html#moreDORF #6 spero veramente che quel momento arrivi presto od almeno prima che non riesca più a vederlo!!! sarebbe una grande conquista sociale, Un salutoSD

utente anonimo
Scritto il 29 giugno 2010 at 07:41

Andrea,la tua idea di ricostruzione delle scorte è un o' stretched.Per le materie plastiche, che per la lro pervasività sono un buon indice dei costi industriali, molti reattori sono stati spenti e alcuni impianti chiusi, e da diversi anni, dopo il boom degli anni '90 il ritmo degli investmenti è molto calato.Similmente in altri settori come la microelettronc dove il mercato si sta consolidando, nuove fabbriche si aprono raramente e si chiudono gli impianti obsoleti.Le grandi aziende globali che controlano questi mercati in condizioni di oligopolio, dopo essersi fatte la guerra dei prezzi negli anni '90 e inizio '00 hanno ben capito che è inutile inflazionare il mondo di prodotti e che è meglio tenere alti i margini, certo così poi verranno accusate di formare trust, cartelli,…L'alternativa è la sovracapacità produttiva, … oppure un'economia pianificata?certo è come veder virare una petroliera, sembr che vada sempre diritta.

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