TEMPO DA LUPI!

Scritto il alle 18:33 da icebergfinanza


 

  

La saggezza popolare alle volte insegna che a pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina, in maniera particolare, quando si parla di finanza.

Come scrive Mario Platero, sul Sole24Ore,  gli stessi istituti che hanno aiutato la Grecia a nascondere il debito ora lo spingono sull’orlo della bancarotta:

(…) " La Federal Reserve ha aperto un’inchiesta per verificare la legalità e l’opportunità di certe operazioni finanziarie sulla Grecia condotte conl’utilizzo di prodotti derivati da grandi banche americane, fra cui Goldman Sachs. Lo ha annunciato ieri il presidente della Fed Ben Bernarike durante la sua seconda giornata di audizione in Congresso, questa volta davanti alla Commissione bancaria del Senato. « La Fed sta esaminando alcuni dossier relativi a GoldmanSachs e altre società e i loro accordi sui derivati con la Grecia» ha detto Bernanke a Christopher Dodd, il presidente della Commissione che gli chiedeva delucidazioni. Subito dopo il governatore ha aggiunto che la Sec sta conducendo un’inchiesta simile e che l’utilizzo di prodotti derivati come i credit default swap (Cds) «per destabilizzare intenzionalmente un Paese o un’azienda è ovviamente controproducente». Bernanke ha anche ricordato che dopo lo scandalo Enron si era deciso di limitare operazioni di ingegneria contabile che potessero consentire di nascondere passività di bilancio. «Ce ne stiamo occupando ha sottolineato il governatore – anche se le operazioni di finanziamento alla Grecia risalgono a dieci anni fa, prima dell’ introduzione delle nuove regole». Il problema è che Goldman Sachs aveva suggerito di riorganizzare una struttura analoga a quella ideata nel 2001 anche nel 2009. La Grecia aveva considerato l’ipotesi ma ha poi declinato. Goldman è in una posizione più delicata perché, avendo aiutato la Grecia, conosceva dettagli finanziari che gli altri non avevano. Secondo il New York Times le stesse banche che hanno aiutato la Grecia a nascondere il proprio debito «ora stannio spingendo la nazione sull’orlo della rovina finanziaria», usando i credit default swap. Come capitò già nel settembre 2008 quando seguendo un percorso analogo, gli operatori si accanirono prima contro Lehman, poi Merrill Lynch e infine Aig. Che la stessa dinamica venga applicata ora contro uno o più paesi preoccupa le autorità, soprattutto quelle europee. Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda l’utilizzo disinvolto di indici che possono avere un impatto devastante sul mercato. L’indice iTraxx SovX Western Europe, ad esempio, è stato ideato dalla Markit Group, una piccola società britannica che ha però importanti relazioni con Goldman e JPMorgan. E visto che le attività di trading sull’indice quest’anno sono aumentate di molto, in parallelo è aumentato il costo di assicurazione del debito greco, il cosiddetto credit default swap: dai 282mila dollari necessari all’inizio di gennaio per assicurare 10 milioni di dollari di debito Greco, il costo è passato a oltre 400mila in febbraio. Bemanke si è anche scagliato contro certe prassi perverse dei Cds: il peggioramento dei parametri ha un effetto moltiplicatore esogeno e anelastico alle condizioni di fondo di un Paese che molto spesso restano quelle conosciute. Furono i Cds all’origine della disfatta di Aig.E c’è chi chiede che il prossimo G-20 affronti la questione arrivando persino ad abolirli.(…) (SOLE24ORE)

Ricordate la Markit Group, ricordate da dove derivavano i vari indici ABX & Company, indici di riferimento mondiale per la valutazione dei titoli tossici, delle loro prospettive  all’inizio della crisi, valutazione dei CDO, CDO al quadrato, al cubo?

Chi fu la prima istituzione finanziaria a disfarsi dell’imponente massa di titoli derivati e non, all’inizio della crisi, accusata dal presidente della commissione di indagine americana sulle cause dell’attuale crisi, di vendere un’auto guasta scommettendo attraverso una assicurazione sulla vita del nuovo conducente? A Voi ogni considerazione!

Ritornando per un istante a quello che ho scritto questa mattina, il Wall Street Journal in mattinata ci comunica, una notizia che noi di Icebergfinanza abbiamo sempre immaginato, ovvero che alcuni hedge funds, degli autentici pesi massimi, hanno lanciato una pesante scommessa al ribasso nei confronti dell’euro in una esclusiva cena all’inizio del mese, fondi del calibro di SAC Capital Edvisors LP e Soros Fund Manaement LLC.

Dopo la sterlina, il lupo perde il pelo ma non il vizio, sembra, mentre si diletta a fare il filantropo. Nella cena in questione, si è supposto che  il  cambio euro  dollaro potrebbe
scendere vicino alla parità, secondo alcune persone informate dei fatti, il tutto decisamente leveraged.

Ecco perchè qualche illuminato la scorsa settimana ha urlato la fine dell’euro, premi nobel ed finanzieri, con il condimento di economisti ed analisti, ecco perchè i lupi, gli sciacalli e le iene, continuano ad aggirarsi per le foreste  dell’economia reale, indisturbati.

Sarebbe interessante chiedere a Bernanke e Trichet, cosa ne pensano, di queste immense meraviglie della natura, più volte ossannate come fornitori di liquidità nei mercati, grandi sammaritani istituzionali.

Aggiornamento 27.02.2010 ore 17.00:

Come i lettori di Icebergfinanza ben sanno io ho molta stima delle analisi di John Mauldin, presidente della Millennium Wave Advisors, LLC impresa di consulenza di investimento che ha normali rapporti con investitori vari tra i quali naturalmente molti hedge fund. Nella sua ultima newsletter, ha scritto alcune sue personali considerazioni sull’articolo, sopra menzionato pubblicato dal WSJ Io provo a sintetizzare, poi sotto troverete il suo pensiero in lingua originale :

a) Ma quale cospirazione, non sono forse gli stessi tedeschi interessati al crollo della moneta unica, coloro che continuano a parlare di collasso dell’euro.

b) Il mercato valutario è pari a 2000 miliardi al giorno e oltre 50000 al mese anche utilizzando leva di 20 a 1 sarebbe una goccia nel mare. Soros a vinto la sua scommessa contro la sterlina perchè era sopravvalutata e viziata.

c) Se un fondo specula contro l’euro , dall’altra, qualcuno fa l’opposto, magari qualche altro hedge fund, senza che nessuno sottolinei come stanno cospirando per far crollare il dollaro.

d) Il WSJ afferma che i cospiratori stimano che l’euro possa raggiungere la parità con il dollaro, ma non si chiede chi è che ha spinto il dollaro sino ad 1,50.

Tutte considerazioni assolutamente legittime quelle di John, non sono solo gli hedge funds che fanno le loro scommesse, anche le banche di investimento e i private equity esercitano le loro pressioni sui mercati, gli stessi governi, le autorità monetarie, interessi superiori. Come ho più volte sottolineato, il mercato valutario è un oceano immenso, impressionante, ma la questione non è tanto le scommesse che fanno questi " bravi ragazzi" ma le conseguenze delle loro scommesse, conseguenze sociali, in maniera particolare quando si muovono le "locuste", qualunque esse siano, nella assolutà opacità, fuori da mercati regolamentati, senza alcuna regola, magari supportati da assimetrie informative che equivalgono a vincere una scomessa sapendo in anticipo l’esito dell’evento. 

Il signor Soros, ad esempio, può fare tutte le scommesse che vuole, ma quando pontifica sulla fine dell’euro, deve avere il buon gusto di dichiarare il suo conflitto di interesse.

The lead story in this morning’s Wall Street Journal is that hedge funds are holding "idea meetings" and deciding that shorting the euro is a good bet. Der Spiegel called them "secret meetings," as if somehow a cabal of hedge funds is conspiring to push the euro down. A few points for the writers of Der Spiegel:

There is no secret about the problems with the euro. Let’s see, when the head of Germany’s leading debt-management agency warned this week that the euro would collapse if any member defaulted on its debt, was he part of a secret conspiracy? If he is right, do you want to bet that Greece will behave, and go long the euro?

  1. The currency market is a $2 trillion dollar a DAY market. That’s over $50 trillion a month. Even with 20:1 leverage, $50 billion in hedge funds shorting the euro is a drop in the bucket, and I seriously doubt anywhere close to that much is at risk. George Soros won his bet against the pound sterling because the pound was fundamentally flawed and overvalued, and he put his money where his mouth was.
  2. If a hedge fund is betting against the euro, someone has to be on the other side of that trade. Are those guys (on the other side) conspiring in secret to drive the euro up and the dollar down? Are they in "secret" meetings to take advantage of the poor, dumb, misinformed hedge funds? Who are they? The world needs to know who is conspiring against the dollar and other currencies! Whatever. One side will be wrong. Fundamentals will out.
  3. I get invited to "idea dinners" from time to time. They are indeed private, but they don’t rise to the level of "secret." I do very little trading, but these meetings help to hone my ideas, and I hope that helps make this letter a better source for you.

The Journal wrote that these hedge-fund managers expect the euro to go to parity with the dollar, as if that is some novel idea. I made that prediction in 2002 when the euro was at $.88, suggesting that it would rise to $1.50 and then fall back to parity by the middle of the next decade. Maybe it will get there a little faster than I thought. Stay tuned, and I do NOT suggest making 20:1 bets on currency moves. A lot of those hedge funds will lose a lot of money if the market moves against them.

 Secondo lo stesso articolo, alcuni grandi hedge fund, tra cui Paulson & Co, che gestisce 32 miliardi di dollari,  hanno speculato su CDS a protezione del fallimento dello stato sovrano greco, scommessa recentemente chiusa.

Tra i particolari della vicenda che lascio alla vostra attenzione, WSJ , sembra che Goldman Sachs, Merrill Lynch e Barclays bank PLC, stessero aiutando e quindi suggerendo agli investitori di piazzare una scomessa ribassista contro euro.

Detto questo, in attesa di conferme o di inevitabili smentite, direi che la finanza "creativa", termine adatto a non urtare la sensibilità di qualche amante dei mercati razionali , ha definitivamente sequestrato qualsiasi illusione di uscita dalla madre di tutte le crisi. Negli ultimi due giorni ho ricevuto almeno cinque mail che mi chiedevano il mio parere sull’attuale manipolazione dei mercati e sul sostegno agli indici.

Non scherziamo, suvvia, è tutto così limpido e trasparente che sarebbe un peccato rovinare questo gioiello fatto, come natura crea…..

 

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La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!   

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13 commenti Commenta
Scritto il 26 febbraio 2010 at 19:32

Scritto il 26 febbraio 2010 at 19:32

Scritto il 26 febbraio 2010 at 19:32

utente anonimo
Scritto il 26 febbraio 2010 at 19:44

Scusa Andrea qund’e l’incontro a trento?

Il fringuello

Scritto il 26 febbraio 2010 at 19:53

Nel corso del Festival dell’Economia, ai primi di Giugno, ti saprò dire più avanti nei dettagli. Ciao Andrea
 

utente anonimo
Scritto il 26 febbraio 2010 at 20:07

Andrea ma il tuo libro!!
Marco

Scritto il 26 febbraio 2010 at 21:17

Sei Grande Capitano…davvero Grande!!!
Di così Grande ci sei solo Tu!!!

Navighiamo…Navighiamo
Valentina

Scritto il 26 febbraio 2010 at 21:19

…..
Cantami di questo tempo
l’astio e il mal contento
di chi è sottovento
e non vuol sentir l’odore
di questo motore,
che ci porta avanti
quasi tutti quanti (maschi, femmine e cantanti)
su un tappeto di contanti,
nel cielo blu
…..

Scritto il 26 febbraio 2010 at 21:36

How many more parallels do we need: escalating geopolitical tensions across the world, an Eastern European powder keg, Quantitave Easing masking as just economic doctrine, and, on top of it all, a deranged money printer. Just as von Havenstein set the foundations for the most destructive war in world history, is his modern reincarnation currently doing the same, as yet another, much more destructive military conflict possibly approaches?

Is Ben Bernanke The Second Coming Of Rudolf von Havenstein, The Central Banker Responsible For Germany’s Hyperinflationary Collapse (And Ostensibly WWII)?
Yes, or Gideon Gono, take your pick.

 

von Havenstein


Hjalmart Schacht

I principale provvedimenti intrapresi da Schacht furono: l’annullamento del debito estero, la nazionalizzazione delle grosse imprese, la germanizzazione di quelle piccole.

Gono was awarded an Ig Nobel prize in 2009 for "giving people a simple, everyday way to cope with a wide range of numbers by having his bank print notes with denominations ranging from one cent to one hundred trillion dollars"

INGENUO Benetazzo che vuole stampare moneta e fare l’embargo alla Cina. (http://nsdottorx.blogspot.com/2009/12/critiche-al-predicatore-finanziario_20.html)

Siamo proprio messi bene.

Scritto il 26 febbraio 2010 at 21:36

How many more parallels do we need: escalating geopolitical tensions across the world, an Eastern European powder keg, Quantitave Easing masking as just economic doctrine, and, on top of it all, a deranged money printer. Just as von Havenstein set the foundations for the most destructive war in world history, is his modern reincarnation currently doing the same, as yet another, much more destructive military conflict possibly approaches?

Is Ben Bernanke The Second Coming Of Rudolf von Havenstein, The Central Banker Responsible For Germany’s Hyperinflationary Collapse (And Ostensibly WWII)?
Yes, or Gideon Gono, take your pick.

 

von Havenstein


Hjalmart Schacht

I principale provvedimenti intrapresi da Schacht furono: l’annullamento del debito estero, la nazionalizzazione delle grosse imprese, la germanizzazione di quelle piccole.

Gono was awarded an Ig Nobel prize in 2009 for "giving people a simple, everyday way to cope with a wide range of numbers by having his bank print notes with denominations ranging from one cent to one hundred trillion dollars"

INGENUO Benetazzo che vuole stampare moneta e fare l’embargo alla Cina. (http://nsdottorx.blogspot.com/2009/12/critiche-al-predicatore-finanziario_20.html)

Siamo proprio messi bene.

Scritto il 26 febbraio 2010 at 21:36

How many more parallels do we need: escalating geopolitical tensions across the world, an Eastern European powder keg, Quantitave Easing masking as just economic doctrine, and, on top of it all, a deranged money printer. Just as von Havenstein set the foundations for the most destructive war in world history, is his modern reincarnation currently doing the same, as yet another, much more destructive military conflict possibly approaches?

Is Ben Bernanke The Second Coming Of Rudolf von Havenstein, The Central Banker Responsible For Germany’s Hyperinflationary Collapse (And Ostensibly WWII)?
Yes, or Gideon Gono, take your pick.

 

von Havenstein


Hjalmart Schacht

I principale provvedimenti intrapresi da Schacht furono: l’annullamento del debito estero, la nazionalizzazione delle grosse imprese, la germanizzazione di quelle piccole.

Gono was awarded an Ig Nobel prize in 2009 for "giving people a simple, everyday way to cope with a wide range of numbers by having his bank print notes with denominations ranging from one cent to one hundred trillion dollars"

INGENUO Benetazzo che vuole stampare moneta e fare l’embargo alla Cina. (http://nsdottorx.blogspot.com/2009/12/critiche-al-predicatore-finanziario_20.html)

Siamo proprio messi bene.

Scritto il 26 febbraio 2010 at 21:41

s.p.l.e.n.d.i.d.o.

http://gongoro.blogspot.com/2010/02/le-misure-della-secessione.html

Più grande è lo stato, più sono i disastri economici e le vittime militari, è la legge della grandezza del governo.

Sì, Aristotele ha dichiarato che ci doveva essere un limite alla grandezza di uno stato: “un limite, come c’è per le altre cose, piante, animali, strumenti; perché nessuno di questi conserva la propria capacità naturale quando è troppo grande…, ma rimarrà interamente privo della propria natura, o si troverà in cattive condizioni”, così ha detto. Ma che diamine ne sapeva veramente? Ha vissuto in un’epoca in cui l’intera popolazione mondiale arrivava a circa 50 milioni di persone – pressappoco la grandezza dell’Inghilterra oggi – la popolazione delle città stato dove si parlava greco, che non erano unite in una nazione, potrà essere stata in tutto 8 milioni, ed Atene, dove viveva, considerata una grande città, avrebbe avuto meno di 100 000 abitanti. Limiti? Non poteva nemmeno immaginare un mondo (il nostro) con una popolazione di 6,8 miliardi, una nazione (la Cina) con 1,3 miliardi di abitanti, né una città (Tokyo) con 36 milioni di abitanti. In che modo ci può aiutare?

Innanzitutto sapeva che esistono dei limiti: “l’esperienza insegna che una città molto popolosa può raramente essere ben governata; dato che tutte le città che hanno fama di essere governate bene hanno un limite di popolazione. E questo è provato anche da un ragionamento convincente: poiché la legge è ordine, e la buona legge è buon ordine; ma un numero troppo smisurato non può avere ordine”. E non conta se quella città ha 1 milione o 36 milioni di abitanti – le entità politiche di tali dimensioni non potrebbero certamente essere democratiche in alcun senso, non potrebbero possibilmente funzionare in alcun modo che si avvicini all’efficienza, e potrebbero esistere solo con grandi sperequazioni di ricchezza e benessere materiale.

In secondo luogo, sapeva che gli esseri umani hanno un cervello di dimensioni e capacità di comprensione limitate, e che metterli in aggregazione non li rende più intelligenti – come ha detto un altro filosofo, Lemuel Gulliver, “la ragione non aumenta con la massa corporea”. C’è una scala umana per la politica umana, definita dalla natura dell’uomo, che funziona bene solamente in quelle aggregazioni che non solleciti e sovraccarichi troppo il … molto capace e ingegnoso ma limitato cervello umano, né la capacità umana.

Quindi le unità politiche, diceva Aristotele – pensava principalmente a città, non conoscendo le nazioni – ma anche se potessimo allargare tali unità con l’esperienza di altri 2000 anni fino ad unità più grandi come le nazioni, devono essere limitate: limitate dalla natura umana e dall’esperienza umana. Ed è con quella massima di Aristotele che adesso possiamo iniziare a contemplare quale dimensione di uno stato nel mondo odierno rappresenterebbe la grandezza ideale, o diciamo la grandezza ottimale, con questi due criteri di primaria importanza: “sufficiente”, citando Aristotele, “per una buona vita nella comunità politica” – che sarebbe una qualche forma di democrazia – e “il massimo numero che è sufficiente per gli scopi di una vita agiata” – che sarebbe l’efficienza. Democrazia ed efficienza.

E sentite – questa non è una di quelle futili ricerche filosofiche. È, o potrebbe essere, il fondamento di una seria riorganizzazione del nostro mondo politico, e di una riorganizzazione che il processo di secessione – in effetti, che solo il processo di secessione, per come la vedo io – potrebbe darci. Abbiamo prove in abbondanza che uno stato di 305 milioni di abitanti è ingovernabile – uno studioso ha detto a un quotidiano la scorsa domenica che siamo al quarto decennio dell’inabilità del Congresso di approvare il benché minimo provvedimento di utilità sociale. Gonfiato e corrotto oltre la sua abilità di affrontare, né tantomeno di risolvere, nessuno dei problemi come un impero che ha creato, è un palese fallimento. Allora dobbiamo chiederci cosa potrebbe sostituirlo, quali [dovrebbero essere] le dimensioni? La risposta, come sarà chiaro, sono stati indipendenti, ovvero le nazioni d’America.

Diamo innanzitutto uno sguardo ai numeri del mondo reale delle nazioni dei nostri giorni per farci un’idea delle dimensioni della popolazione che funzionano veramente.

Di tutte le entità politiche mondiali – ce ne sono 223, contando anche le isole indipendenti più piccole – 45 sono al di sotto dei 250 000 abitanti, 67 sotto 1 milione, 108 sotto i 5 milioni; in effetti il 50 per cento delle nazioni sono sotto i 5,5 milioni, ed un netto 58 per cento sono più piccole della popolazione della Svizzera di 7,7 milioni (Wikipedia: popolazioni mondiali in ordine di grandezza). Da questo si evince che è ovvio che la maggior parte dei paesi nel mondo funzionano con popolazioni relativamente piccole. E guardando alle nazioni che sono modelli riconosciuti di governo, ce ne sono otto persino sotto i 500 000 abitanti – il Lussemburgo, Malta, l’Islanda, le Barbados, l’Andorra, il Liechtenstein, il principato di Monaco e la repubblica di San Marino – e l’esempio dell’Islanda, con il parlamento più vecchio d’Europa e modello incontestato di democrazia (lasciando da parte i suoi problemi bancari), suggerisce che 319 000 abitanti sarebbero più che sufficienti. Salendo un po’ con le dimensioni, ci sono altri nove modelli di buon governo sotto i 5 milioni di abitanti, compresi Singapore, la Norvegia, la Costa Rica, l’Irlanda, la Nuova Zelanda, l’Estonia, il Lussemburgo e Malta.

Adesso diamo uno sguardo alle dimensioni delle nazioni più prospere in ordine di prodotto interno lordo (Wikipedia: elenco dei paesi per pil, CIA Factbook). (Tra parentesi, lasciatemi dire che mi rendo conto che il PIL è una misura cruda ed acritica della crescita economica, e riflette tutti i tipi di crescita, molti non desiderabili, ma fintantoché avremo nazioni dedite ad economie “steady state”, questo è il miglior modo per misurare la prestazione economica). Diciotto dei 20 maggiori paesi in ordine di PIL (un totale di 27 paesi a causa di situazioni di parità) sono piccoli, sotto i 5 milioni di abitanti, e tutti tranne uno dei primi dieci sono sotto i 5 milioni (sono gli Stati Uniti, al decimo posto, e gli altri sono, in ordine, il Liechtenstein, il Qatar, il Lussemburgo, le Bermuda, la Norvegia, il Kuwait, il Jersey, Singapore e il Sultanato del Brunei); la grandezza media di questi nove è di 1,9 milioni di abitanti. La grandezza media delle 27 nazioni più grandi, Stati Uniti esclusi, è di 5,1 milioni di abitanti. Si inizia a capire come stanno le cose.

Prendiamo un altro parametro – la libertà, come viene classificata da tre diversi siti, Freedom House, il Wall Street Journal, e il The Economist, usando misure delle libertà civili, elezioni aperte, media liberi, e via dicendo. Dei 14 stati ritenuti i più liberi al mondo, nove (il 64 per cento) hanno una popolazione minore di quella della Svizzera di 7,7 milioni, 11 minore di quella della Svezia di 9,3 milioni, e gli unici stati di una certa grandezza sono il Canada, il Regno Unito e la Germania, la più grande, con 8,1 milioni di abitanti.

C’è un’altra misura della libertà pubblicata da Freedom House, che classifica tutte le nazioni del mondo secondo i diritti politici e le libertà civili, e ci sono solo 46 nazioni con un punteggio perfetto. Di queste 46, la maggior parte hanno una popolazione sotto i 5 milioni, e per l’appunto 17 hanno una popolazione persino sotto il milione. Questo in sé è sbalorditivo. E solo 14 delle 46 nazioni libere superano i 7,5 milioni. Ad esclusione degli Stati Uniti, la cui reputazione per la libertà è del tutto smentita dall’incarcerazione di 2,3 milioni di persone, il 25 per cento dei detenuti nel mondo, ed escludendo il Regno Unito, la Spagna e la Polonia, la popolazione media degli stati liberi del mondo è di circa 5 milioni.

Lasciatemi infine prendere in esame altre classifiche nazionali: Alfabetizzazione: dei 44 paesi che sostengono di avere una percentuale di alfabetizzazione pari al 99 per cento o maggiore, (dico sostengono, dato che è difficile verificarlo), solo 15 sono grandi, 29 (il 66 per cento) dei 44 sono sotto i 7,5 milioni. Sanità: misurata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, 12 dei primi 20 paesi sono sotto i 7 milioni di abitanti, nessuno supera i 65 milioni. In una classifica della felicità e del tenore di vita secondo il sociologo Steven Hales, le nazioni in testa sono la Norvegia, l’Islanda, la Svezia, i Paesi Bassi, l’Australia, il Lussemburgo, la Svizzera, il Canada, l’Irlanda, la Danimarca, …

Scritto il 27 febbraio 2010 at 11:56

Per quanto riguarda il libro ancora un paio di settimane e poi, probabilmente potrò ufficializzare la data di uscita. Ciao Andrea

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