DEFLAZIONE, INFLAZIONE, DOLLARO e IMMOBILIARE: NUOVE LEGGENDE METROPOLITANE!

Scritto il alle 06:10 da icebergfinanza

Puntuali come autentici orologi svizzeri le paure e le fobie per l’inflazione americana, si sciolgono come neve al sole, confermando ancora una volta le visioni di Icebergfinanza.

Le leggende metropolitane, sono il risultato di credenze, nate dal passaparola, storie che affascinano, che acquistano credibilità, passando di visione in visione.

Mentre le leggende metropolitane urlavano ai quattroventi, alcuni mesi fa la fine del dollaro e l’evento prossimo dell’inflazione, Icebergfinanza, continuava a navigare controcorrente, spiegando ai propri lettori, perchè dollaro e inflazione non sarebbero esplosi. La verità è sempre più figlia del tempo, figlia di analisi della corrente.

Ovviamente la dinamica del dollaro è solo temporanea, la tentazione di ricorrere a svalutazioni competitive è enorme, questa è una guerra finanziaria.

Vi ricordate gli economisti dell’ ECRI US Economic Cycle Research Institute , il loro dipinto di una ripresa economica innarestabile, entusiasmante, travolgente, ebbene date un’occhiata qui sotto, grazie a BarryRithotz:

Piccole leggende metropolitane muiono!

Si può tranquillamente affermare che se l’intenzione della Fed era quella di reflazione l’economia….." Goodbye Reflation "

Se lo ricordo è perchè moltissimi nuovi compagni di viaggio ci hanno raggiunto in questi giorni. Ricordo inoltre che Icebergfinanza è uno dei pochissimi blog che evidenzia il rischio di deflazione da almeno due anni e non da oggi.

Su base destagionalizzata, il cosidetto CPI Consumer Price Index nel mese di gennaio è aumentato di un misero 0,2 %, ma per la prima volta da quasi trent’anni, ovvero dai tempi della Grande Inflazione, l’indice core, indice depurato dalle componenti volatili quali energia ed alimentarii, scende dello 0,1 %.  

Lasciamo per un attimo da parte le polemiche relative all’inattendibilità dei dati pubblicati dal BLS, tante volte da noi evidenziata, ma è indubbio che di inflazione, dedotta la favola delle materie prime, non vi è alcuna traccia.

L’inflazione arriverà, eccome se arriverà, ma non è dietro l’angolo, neppure dietro l’isolato. Eccesso di produzione, alto livello strutturale di disoccupazione, depressione immobiliare e conseguente minore domanda aggregata, sono fattori rilevanti da non dimenticare.

Come evidenzia Paul Krugman, nel suo blog, con una parola "gentile" disinflazione, le porte per la deflazione sono aperte:

What I find myself looking at these days are the Cleveland Fed “trimmed” inflation measures, which exclude outlying large price movements; the ultimate trim is the median, the rise in the price of the median category. And these indicators tell a story of dramatic disinflation in the face of a week economy:

DESCRIPTION
Federal Reserve Bank of Cleveland

I find this a scary picture. For one thing, it suggests that deflation may not be too far in the future. But beyond that, there’s a growing belief among sensible economists that we need higher, not lower inflation. What we’re doing now is moving in the wrong direction, with real interest rates rising even as the nominal rate remains at zero.

Ciò conferma che la recessione dei consumi è tale che nessuna compagnia ha il coraggio di trasferire l’aumento dei prezzi alla produzione, al consumatore finale, anzi le tariffe in alcuni settori scendono.

Come molti lettori sostenitori di Icebergfinanza, ben ricorderanno, l’indice Owners’ Equivalent Rent(OER) relativo agli affitti, è sceso del 0,1 % declinando per il quinto mese consecutivo, raggiungendo la rispettabile soglia annua del 1 %. Il suddetto indice come abbiamo visto, costituisce il fulcro dell’indice dei prezzi al consumi.

Semplice ragionamento: se il prezzo degli affitti scende, perchè il governo federale stimola allo spasimo, le compravendite immobiliari ( ricordo a tutti che solo le compravendite di nuove costruzioni, trasferiscono un impulso all’economia, favorendo nuova occupazione ) automaticamente il costo della locazione scende, riducendo contemporanemente l’interesse per l’acquisto e di conseguenza fornendo ulteriore pressione al ribasso ai prezzi delle abitazioni.

Una pressione confermata anche dal recentissimo rilascio della media nazionale dei prezzi delle case dell’indice della First American Corelogic, sceso leggermente dell’1 % nel mese di dicembre, scontando anche l’andamento stagionale, generalmente sfavorevole. La grande incognita resta la primavera, dove i rinnovati crediti fiscali sulla casa dovranno combattere contro la seconda ondata di pignoramenti e vendite allo scoperto, favorita dalle reimpostazioni dei murui ARMs e ALt-A.

Il calo sarebbe normale, se non che Mike Shedlock, riporta la notizia apparsa sul Sentinel di Orlando, Florida, dove in gennaio il valore delle abitazioni è crollato del 14%, il peggior calo degli ultimi 15 anni.

E’ ovvio che un crollo di tale portata è stato distorto dalle vendite allo scoperto e dalla nuova ondata di pignoramenti, senza delle quali, il calo sarebbe stato del 3 %, decisamente minore ma comunque ragguardevole.

 

Mentre i mercati tendono a scontare negativamente le notizie relative ad un rallentamento o ad una diminuzione del numero di cantieri ed avvio di nuove abitazioni, noi di Icebergfinanza, guardiamo a quei dati positivamente, come un naturale decorso di una terribile malattia, che consentirà, evitando nuove abitazioni da riversare sul mercato, di ridurre sensibilmente il numero di inventari di abitazioni invendute esistenti sul mercato.

Ricordo al lettore, l’importanza "strategica" dei cosidetti inventari ombra e delle vendite allo scoperto, aumentate sensibilmente negli ultimi mesi. Gli inventari ombra sono relativi ad un alto numero di abitazioni pignorate dalle banche non ancora immesse nei mercati, per non saturarli e far scendere i prezzi.

Per quanto riguarda invece le vendite allo scoperto, per semplificare la comprensione ai nuovi compagni di viaggio, si tratta di vendita nella quale si ha l’impegno da parte del creditore di effettuare uno sconto più o meno rilevante a causa del disagio economico del mutuatario. Il proprietario vende l’abitazione ad un prezzo minore rispetto al saldo del mutuo residuo e gira il ricavato alla banca. Nessuna delle parti contraenti fa un favore all’altra, in quanto si tratta di una soluzione "economica" per entrambi mutuante e mutuatario. La vendita allo scoperto, evita spese di pignoramento e futuri mancati pagamenti alla banca e riduce l’onere del mutuatario e i danni al suo merito di credito.

E’ ovvio che i prossimi mesi saranno contraddistinti da un aumento di questa dinamica che probabilmente controbilancerà il volume di futuri pignoramenti.

Proseguendo per il nostro ricorrente viaggio nel mercato immobiliare, come non tener conto del frustrante tentativo dell’amministrazione americana di favorire le reimpostazioni sul pagamento delle rate dei mutui, tramite il cosidetto programma HAMP. Ebbene, secondo gli ultimi dati ufficiali comunicati, sembra che il numero di mutuatari che grazie al programma sono in grado di continuare a onorare il proprio prestito, sia decisamente irrisorio. Nonostante l’aiuto sembra che solo due terzi degli assistiti sia in grado di continuare ad onorare il proprio impegno. E’ ovvio che le condizioni del mercato del lavoro e la depressione immobiliare qualificano sempre meno famiglie per questo programma governativo. La facilità con la quale molti mutuatari venivano qualificati per il programma, ha indotto il Tesoro ha rendere più stringenti i termini, per non gettare denaro del contribuente al vento.

Il tasso di re-default, ovvero di fallimento e pignoramento, nonostante la revisione dei termini è in deciso aumento.

I funzionari del Tesoro americano, sono molto preoccupati per una nuova ondata di pignoramenti, in particolare ARMs e prime jumbo a seguito dell’alto livello di disoccupazione. Una volta esaurito il numero di mutuatari qualificabili per un aiuto, i mercati si renderanno conto, dell’inevitabilità di una depressione che non lascia scampo.

Vi ricordate John Burns, della J.B.Real Estate Consulting Inc, che tanto aiutò Icebergfinanza, a formulare alcune previsioni sul mercato immobiliare nell’analisi dal titolo " Realismo Immobiliare " che potrete trovare nei banners in fondo ad ogni post?

Ebbene sul WSJ James Hagerty propone due studi, uno di Burns, appunto e uno della S&P Financial Services LLC, che evidenziano come gli sforzi di modifica delle condizioni contrattuali dei mutui falliranno e cinque milioni di "distressed sales" si riverseranno sul mercato nei prossimi anni.

L’inventario ombra, riversato sul mercato dovrebbe durare almeno dieci mesi, sulla base del tasso di vendita medio nel corso dell’ultimo decennio. Come evidenziato qui sotto, il problema è in gran parte concentrato in Arizona, California, Florida e Nevada.

[Edilizia]  

John Burns, chief executive della società di consulenza, ha detto che la domanda degli investitori per le case pignorate è rimasta forte.  Ma se l’economia subirà una nuova recessione e i tassi ipotecari decolleranno nuovamente, ( specialmente dopo la fine del programma di sostegno della Federal Reserve ) allora assisteremo ad un ulteriore calo dei prezzi delle case.

Inoltre, nello stesso articolo, S & P sostiene che le tendenze attuali indicano che il 70% delle modifiche attuate dal governo alla fine risulteranno inefficaci. Inevitabile quindi la dinamica della vendite allo scoperto, dinamica che si accompagnerà a quella relativa alla nuova ondata di reimpostazioni ARM.

Non dimentichiamoci inoltre che il CRE Commercial Real Estate, sta attraversando una dinamica di crollo sensibilmemte superiore a quella dell’immobiliare residenziale e i fallimenti del venerdi sera, quelli di molte banche regionali pesantemente esposte, stanno a dimostrate che la tempesta è solo all’inizio. Singolare inoltre che le due ultime banche fallite provengono dalla California e dall’Illinois, paesi che con il New Yersey, sono autentiche polveriere mondiali, altro che PIGS!

Infine per concludere questa triste carellata, la Mortgage Banker Association, dipinge una realtà di pura depressione per un mercato quello immobiliare che lega la sua sorte alla sfida epocale dei prossimi anni, ovvero quella di smontare la probabile riduzione strutturale del mercato del lavoro occidentale e la dinamica di deleveraging globale come abbiamo visto in  Archimede: la leggenda della leva finanziaria. a disposizione di tutti coloro che vorranno contribuire liberamente al nostro viaggio.

Per sostenere ICEBERGFINANZA clicca qui sotto 

 

Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!   

La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!   

Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in ……….

 

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42 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 20 febbraio 2010 at 09:16

Mazzalai continui a dare i numeri!

Over at the Atlantic Daniel Indiviglio writes that the government’s current CPI numbers "should serve as a reminder that inflation isn’t what we should be worrying about at this time." After all, the index rose only 0.2% in January and fell 0.1% if food and energy are stripped out, the first ngative reading since the 1980’s.
Meanwhile, John Williams at Shadowstats.com reports: "Adjusted to pre-Clinton (1990) methodology, annual CPI eased to roughly 6.0% growth in January from to 6.1% in December, while the SGS-Alternate Consumer Inflation Measure, which reverses gimmicked changes to official CPI reporting methodologies back to 1980, rose to about 9.8% (9.76% for those using the extra digit) in January, versus 9.7% in December."

Quali numeri ti piacciono:inflazione al 6,1 % misurata come in epoca preclintoniana o al 0,2% come dicono la numerologia governativa americana o pari al 9,7% come calcolata da SGS.

Sono numeri del lotto…..ce li giochiamo??

Mi sto veramente stufando.

Il Folletto

 

utente anonimo
Scritto il 20 febbraio 2010 at 09:16

Mazzalai continui a dare i numeri!

Over at the Atlantic Daniel Indiviglio writes that the government’s current CPI numbers "should serve as a reminder that inflation isn’t what we should be worrying about at this time." After all, the index rose only 0.2% in January and fell 0.1% if food and energy are stripped out, the first ngative reading since the 1980’s.
Meanwhile, John Williams at Shadowstats.com reports: "Adjusted to pre-Clinton (1990) methodology, annual CPI eased to roughly 6.0% growth in January from to 6.1% in December, while the SGS-Alternate Consumer Inflation Measure, which reverses gimmicked changes to official CPI reporting methodologies back to 1980, rose to about 9.8% (9.76% for those using the extra digit) in January, versus 9.7% in December."

Quali numeri ti piacciono:inflazione al 6,1 % misurata come in epoca preclintoniana o al 0,2% come dicono la numerologia governativa americana o pari al 9,7% come calcolata da SGS.

Sono numeri del lotto…..ce li giochiamo??

Mi sto veramente stufando.

Il Folletto

 

utente anonimo
Scritto il 20 febbraio 2010 at 09:16

Mazzalai continui a dare i numeri!

Over at the Atlantic Daniel Indiviglio writes that the government’s current CPI numbers "should serve as a reminder that inflation isn’t what we should be worrying about at this time." After all, the index rose only 0.2% in January and fell 0.1% if food and energy are stripped out, the first ngative reading since the 1980’s.
Meanwhile, John Williams at Shadowstats.com reports: "Adjusted to pre-Clinton (1990) methodology, annual CPI eased to roughly 6.0% growth in January from to 6.1% in December, while the SGS-Alternate Consumer Inflation Measure, which reverses gimmicked changes to official CPI reporting methodologies back to 1980, rose to about 9.8% (9.76% for those using the extra digit) in January, versus 9.7% in December."

Quali numeri ti piacciono:inflazione al 6,1 % misurata come in epoca preclintoniana o al 0,2% come dicono la numerologia governativa americana o pari al 9,7% come calcolata da SGS.

Sono numeri del lotto…..ce li giochiamo??

Mi sto veramente stufando.

Il Folletto

 

Scritto il 20 febbraio 2010 at 09:49

Ti stai stufando?

Dove eri quando raccontavo che i dati ufficiali, non erano attendibili, perchè gli illuminati della Federal Reserve, hanno pensato bene di togliere di mezzo l’indice dei prezzi delle abitazioni sostituendolo, con il costo delle locazioni per attenuare un’inflazione galloppante e continuare ad urlare deflazione. Dove eri mentre denunciavo quasi due anni fa la demenziale influenza della commissione Boskin sull’inflazione americana, distorcendola  in maniera impressionante.

Ripeto per non urtare le altrui sensibilità. L’inflazione da monopoli, da distribuzione, l’inflazione ufficiale sequestra da sempre la classe media, come da sempre l’inflazione è una tassa occulta per manovrare il sistema. Non ho bisogno di un folletto qualunque che mi ricordi come si stufa.

Oggi che la deflazione è con noi, o la disinflazione se deflazione urta la tua sensibilità, continui a negare l’evidenza aspettando ciò che arriverà con il tempo.  Siamo tutti capaci di urlare per anni iperinflazione, senza vedere la realtà attuale, prima o poi arriverà stai tranquillo ( l’inflazione), ma nel frattempo io condivido il presente dopo averlo anticipato ;  per il futuro c’è ancora tempo

A questo punto Folletto, rinnovo l’invito ad essere coerente come scrissi alcuni giorni fa, tu di tua libera iniziativa, a prenderti una vacanza ma non di un mese soltanto ma a tempo indeterminato!

Io non mi sto affatto stufando…..anzi!

Buona fortuna! Andrea

utente anonimo
Scritto il 20 febbraio 2010 at 11:50

Ciao Andrea
a parte stufati di verdure e carni ho trovato questa storiella in inglese in un sito americano, che descrive piu o meno l attuale situazione economica

tanto per ridere un po

PORTELLO

It is a slow day in the small Minnesota town of Marshall , and streets are deserted. Times are tough, everybody is in debt, and everybody is living on credit.
A rich tourist visiting the area drives through town, stops at the motel, and lays a $100 bill on the desk saying he wants to inspect the rooms upstairs to pick one for the night.
As soon as he walks upstairs, the motel owner grabs the bill and runs next door to pay his debt to the butcher.
The butcher takes the $100 and runs down the street to retire his debt to the pig farmer.
The pig farmer takes the $100 and heads off to pay his bill to his supplier, the Farmer’s Co-op.
The guy at the Farmer’s Co-op takes the $100 and runs to pay his debt to the local prostitute, who has also been facing hard times and has had to offer her "services" on credit.
The hooker rushes to the hotel and pays off her room bill with the hotel owner.
The hotel proprietor then places the $100 back on the counter so the rich traveler will not suspect anything.
At that moment the traveler comes down the stairs, states that the rooms are not satisfactory, picks up the $100 bill and leaves town.
No one produced anything. No one earned anything… However, the whole town is now out of debt and now looks to the future with a lot more optimism.
And that, ladies and gentlemen, is how the United States government is conducting business today.

utente anonimo
Scritto il 20 febbraio 2010 at 14:08

Manovra deflazionistica

http://www.futureofcapitalism.com/2010/02/citi-warns-of-withdrawal-gate

Update: Citibank has now released the following statement by way of explanation: "When Citibank moved to unlimited FDIC coverage in 2009, we had to reclassify many checking accounts to allow for immediate withdrawals in order to ensure all customers qualified for the additional coverage. When we moved back to standard FDIC coverage with most major banks in 2010, Citibank decided to reclassify those accounts back to make them eligible again for promotional incentives. To do so, Federal Reserve Reg D requires these accounts, called NOW accounts, to reserve the right to require a 7-day notice of withdrawal. We recently communicated this technical requirement to our customers. However, we have never exercised this right and have no plans to do so in the future."

Un pesce di aprile?

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 20 febbraio 2010 at 19:01

Fermo restando che  è inaccettabile che un folletto venga a sbattere la porta in casa d’altri (evidentemente,io lo so bene, non conosce modi garbati), ti chiedo se non è inevitabile ampliare l’ipotesi di aumento del tasso dei mutui, ai tassi in generale: bassa inflazione, ma tassi decennali in  salita a causa di eccesso di indebitamento privato e pubblico dato che anche l’acquisto da parte delle banche centrali dei titoli di stato terminerà.
chopper

 Ma se l’economia subirà una nuova recessione e i tassi ipotecari decolleranno nuovamente, ( specialmente dopo la fine del programma di sostegno della Federal Reserve )…

Scritto il 20 febbraio 2010 at 20:46

Ciao Andrea, complimenti per il tuo bel blog che leggo e utilizzo spesso e volentieri. Vorrei farti un piccolo appunto che non c’entra niente con l’economia ma molto con l’utilizzabilità del sito: stai in guardia con la dimensione delle foto che utilizzi, perchè spesso sono troppo pesanti, anche se belle. Senza intaccare l’estetica, una piccola compressione con fotoshop potrebbe risolvere il problema…

utente anonimo
Scritto il 20 febbraio 2010 at 22:55

@ " IL DUBBIO" de IL COMPASSO di ieri 19/02/2010 ore 23.14

Leggo su altri blog che sarebbe in preparazione un tempesta peggiore di quelle patite da Grecia e Portogallo ai danni dell’Italia con lo scopo di favorire il temporaneo rafforzamento del dollaro, il collocamento di 120 MLD di titoli di stato, la caduta di Berlusconi e il mantenimento delle apparenze ancora per un pò.

REX

Scritto il 20 febbraio 2010 at 23:34

Caro Folletto

Visto che sembri (sottolineo sembri) una persona preparata prova ad introdurre altri argomenti attinenti alla discussione in corso nel blog, che pare interessare molte persone (visto i contatti) le quali sono interessate da ciò che dice Andrea e non dai tuoi interventi.
Se non sei d’accordo apri un tuo blog così potremo contare i tuoi sostenitori

Scritto il 20 febbraio 2010 at 23:42

io preferisco questo

http://www.youtube.com/watch?v=_aIhh9nFYv4

e questo per coloro che ci hanno messo nei guai

http://www.youtube.com/watch?v=Wo135x0oXo8&feature=related

Scritto il 20 febbraio 2010 at 23:42

io preferisco questo

http://www.youtube.com/watch?v=_aIhh9nFYv4

e questo per coloro che ci hanno messo nei guai

http://www.youtube.com/watch?v=Wo135x0oXo8&feature=related

Scritto il 20 febbraio 2010 at 23:42

io preferisco questo

http://www.youtube.com/watch?v=_aIhh9nFYv4

e questo per coloro che ci hanno messo nei guai

http://www.youtube.com/watch?v=Wo135x0oXo8&feature=related

utente anonimo
Scritto il 21 febbraio 2010 at 03:51

 Carissimo  Andrea a volte ho l’impressione  che sei bravissimo a incolonnare i numeri, ma non riesci a fare la somma del  totale!

Tu affermi:
1)Questa è la più grande crisi dal ’29
2)Ci sarà un’evoluzione alla Giapponese
3)Avremo un lungo periodo deflazionistico!!!

Sicuramente  è vero il punto uno e nel brevissimo periodo potrebbe anche realizzarsi il punto tre, sulla deflazione. Pero è impensabile una evoluzione della crisi alla Giapponese, in quanto i Nipponici sono il popolo più risparmioso al mondo (proprio i n°1 al mondo!) invece gli americani sono per definizione i più consumistici in assoluto, con indebitamenti pro-capite abnormi!!
E’ del tutto inpensabile che i cittadini USA si mettano a risparmiare …..e poi con quali soldi!
Bernanke non può seguire il Giappone, perchè gli manca il pozzo dove attingere liquidità. Anche se gli USA trovassero, a medio termine, investitori stranieri disposti a comprarsi i suoi Bond, a lungo andare dovrebbero fornire tassi sempre più allettanti e finirebbero  strangolati dal debito!!

Qualcuno ha detto che gli Americani,  per  risolvere i problemi di bilancio, potrebbero aumentare la pressione fiscale  fino a 10 punti percentuali, passando dal 26% al 36%.

Questo "geniaccio"   dice  che negli USA si potrebbero aumentare le tasse di un quasi 50% rispetto a oggi!
Si tratterebbe solo di comunicare e spiegare la notizia!  Lui definisce il problema solo una facenda culturale!
Mi permetto di dire che prima di parlare bisognerebbe accertarsi di non aver assunto sostanze allucinogene.

Quando  Bernanke  comincierà a vedere segnali preoccupanti di deflazione allora correrà a svalutare il dollaro.
Solo un folle lascia deflazionare il proprio mercato, e puro suicidio permetterlo.
Quindi metterà in atto una politica finanziaria espansiva allo scopo di ridare competitività al sistema produttivo USA e nello stesso tempo innescare un’inflazione alta ma sopportabile.

Io vorrei capire caro Andrea cosa potrebbe fare di diverso Bernanke o Obama (A parte pregare che arrivi rapidamente una robusta ripresa!!) per uscire dal pantano in cui sono adesso.

-IL Compasso-

Scritto il 21 febbraio 2010 at 14:27

Buona Domenica

Leggendo l’articolo del Capitano Andrea e i post prendo atto che la battaglia frà Deflazione ed Inflazione non è ancora conclusa.
Naturalmente è importante capire cosa ci riserva il futuro (per eventuali "investimenti finanziari") ma personalmente sia che "domani" ci aspetti deflazione oppure inflazione non sarà un "grande problema" e sicuramente non sarà un problema vitale. Nel caso di inflazione o iper-inflazione semplicemente "tagliero" le spese superflue ed inutili (di cosa abbiamo bisogno veramente???), nel caso di deflazione e di un calo dei prezzi (ma anche se i prezzi caleranno……..perchè dovrei acquistare delle "cose" che non mi servono????) potrebbe accadere un ristagno dell’economia e problemi di disoccupazione…….vedremo di cavarcela lo stesso……in qualche modo!!!
 
Invece voglio rifare una domanda (che ho fatto gia n-volte….e senza risposta) agli esperti di finanza/economia!!!!! (chissà se leggono questo blog….oppure se esistono veramente):
Ma cos’è realmente il Debito Pubblico???

Posto dei link al riguardo:
http://www.disinformazione.it/ragioni_del_debito.htm

http://www.oppostadirezione.altervista.org/numero13febbraio2010.htm (l’articolo di Manuel Zanarini – Le Crisi del Debito, interessanti anche gli altri e gli arretrati)

Infine vorrei fare un altra domanda agli "esperti":
Ma se il 80% dell’economia è solo finanziaria e "parassita" dell’economia reale (intesa come produzione di beni e servizi primari), si potrebbe sapere di cosa vive una grande fetta della popolazione occidentale?????

SD

Scritto il 21 febbraio 2010 at 14:27

Buona Domenica

Leggendo l’articolo del Capitano Andrea e i post prendo atto che la battaglia frà Deflazione ed Inflazione non è ancora conclusa.
Naturalmente è importante capire cosa ci riserva il futuro (per eventuali "investimenti finanziari") ma personalmente sia che "domani" ci aspetti deflazione oppure inflazione non sarà un "grande problema" e sicuramente non sarà un problema vitale. Nel caso di inflazione o iper-inflazione semplicemente "tagliero" le spese superflue ed inutili (di cosa abbiamo bisogno veramente???), nel caso di deflazione e di un calo dei prezzi (ma anche se i prezzi caleranno……..perchè dovrei acquistare delle "cose" che non mi servono????) potrebbe accadere un ristagno dell’economia e problemi di disoccupazione…….vedremo di cavarcela lo stesso……in qualche modo!!!
 
Invece voglio rifare una domanda (che ho fatto gia n-volte….e senza risposta) agli esperti di finanza/economia!!!!! (chissà se leggono questo blog….oppure se esistono veramente):
Ma cos’è realmente il Debito Pubblico???

Posto dei link al riguardo:
http://www.disinformazione.it/ragioni_del_debito.htm

http://www.oppostadirezione.altervista.org/numero13febbraio2010.htm (l’articolo di Manuel Zanarini – Le Crisi del Debito, interessanti anche gli altri e gli arretrati)

Infine vorrei fare un altra domanda agli "esperti":
Ma se il 80% dell’economia è solo finanziaria e "parassita" dell’economia reale (intesa come produzione di beni e servizi primari), si potrebbe sapere di cosa vive una grande fetta della popolazione occidentale?????

SD

Scritto il 21 febbraio 2010 at 14:27

Buona Domenica

Leggendo l’articolo del Capitano Andrea e i post prendo atto che la battaglia frà Deflazione ed Inflazione non è ancora conclusa.
Naturalmente è importante capire cosa ci riserva il futuro (per eventuali "investimenti finanziari") ma personalmente sia che "domani" ci aspetti deflazione oppure inflazione non sarà un "grande problema" e sicuramente non sarà un problema vitale. Nel caso di inflazione o iper-inflazione semplicemente "tagliero" le spese superflue ed inutili (di cosa abbiamo bisogno veramente???), nel caso di deflazione e di un calo dei prezzi (ma anche se i prezzi caleranno……..perchè dovrei acquistare delle "cose" che non mi servono????) potrebbe accadere un ristagno dell’economia e problemi di disoccupazione…….vedremo di cavarcela lo stesso……in qualche modo!!!
 
Invece voglio rifare una domanda (che ho fatto gia n-volte….e senza risposta) agli esperti di finanza/economia!!!!! (chissà se leggono questo blog….oppure se esistono veramente):
Ma cos’è realmente il Debito Pubblico???

Posto dei link al riguardo:
http://www.disinformazione.it/ragioni_del_debito.htm

http://www.oppostadirezione.altervista.org/numero13febbraio2010.htm (l’articolo di Manuel Zanarini – Le Crisi del Debito, interessanti anche gli altri e gli arretrati)

Infine vorrei fare un altra domanda agli "esperti":
Ma se il 80% dell’economia è solo finanziaria e "parassita" dell’economia reale (intesa come produzione di beni e servizi primari), si potrebbe sapere di cosa vive una grande fetta della popolazione occidentale?????

SD

utente anonimo
Scritto il 21 febbraio 2010 at 14:41

Roulette russa

Attenzione dico attenzione ad usare le materie prime come fenomeno globale x indurre inflazione nel sistema. E" li che si sta formando la bolla devastante che ci portera’ al collasso finale. Mi piace mutuare la frase del maestro indiano di Ravi Batra che diceva: il comunismo morira’ nel silenzio, il capitalismo tra i fuochi d’artificio. I primi botti li abbiamo gia’ visti, cercando di uscire dalla bolla tech che precorreva un periodo di stagnazione dell’economia americana gonfiando una bolla su beni piu’ safe che erano gli immobili, mentre ora si cerca di uscire dalla bolla su beni piu’ safe alimentando una bolla su beni primari, ed e’ora che ci stiamo avviando verso i colpi scuri dello spettacolo pirotecnico, fermiamoci!!! Sarebbe bello un mondo fatto di uguaglianze solidali…. Dio quanto sarebbe bello, ma la solidarieta’, l’uguaglianza sono concetti che prendono piede in scenari pacifici che lasciano emergere la forza delle minoranza silenziosa che esiste e opera nel silenzio senza riflettori puntati, chi e’ nel giusto infatti non ama le luci della ribalta, non cerca il consenso delle folle ma si limta ad aiutare o a contribuire con quello che puo’ al miglioramento della vita di tutti. Stiamo assistendo impotenti alla piu’ grande difesa dell’avidita’ mai avvenuta nella storia, ogni mezzo e’ lecito e la menzogna e’ strisciante, la si rende palese agli occhi degli altri e la si rafforza con fatti che pesano sulla vita di ciascuno.  E’ diventata ormai una roulette russa nella quale la pistola passa sempre piu’ velocemente di mano in mano in un mondo che ha fatto della velocita’ il suo credo piu’ grande. ma provate un attimo a pensare: Chi di voi vorrebbe una vita veloce? la vita e’ bella perche’ va vissuta…. non e’ nell’idea dei piu’ una gara di velocita’ ma una prova di resistenza. A mio modo di vedere in questo momento la prova di resistenza piu’ grande e’ la capacita’ di saper resistere a benefici temporanei e mendaci, per poter vivere piu’ a lungo uno scenario pacifico, in cui poter dar fiato nel silenzio a quella solidarieta’ che merita spazio x migliorare la vita di ancora tanti, tantissimi, i piu’ su questo pianeta che non hanno mai avuto "il culo al caldo".

Un abbraccio a tutti i naviganti a me conosciuti e non, e un caro saluto a te Andrea

Il Fringuello

utente anonimo
Scritto il 21 febbraio 2010 at 14:47

Deflazione e inflazione sono problemi relativi, la sostanza vera è che andiamo in un modo o nell’altro verso la catastrofe. Le parole pregne di idealismo del capitano, encomiabili ed apprezzabili, si sciolglieranno come neve al sole innanzi ad una folla, che senza soldi ed in povertà, si inferocirà, dimenticando di aver vissuto nella cosiddetta "civiltà".

Scritto il 21 febbraio 2010 at 15:08

Scritto il 21 febbraio 2010 at 15:08

Scritto il 21 febbraio 2010 at 15:08

utente anonimo
Scritto il 21 febbraio 2010 at 15:34

mi sembra alquanto ingenuo credere ad una deflazione considerando l’alto debito degli stati,si darebbero da soli la zappa sui piedi,molto meglio (per loro) una sana iperinflazioni che bruci il debito pubblico,anzi faranno come nel 2000 col passaggio all’euro inflazione più o meno al 9 e tassi al 2, e ci raccontavano che l’inflazione non esisteva più

utente anonimo
Scritto il 21 febbraio 2010 at 18:58

Scusa Folletto, non capisco perchè hai postato il grafico. Forse per ironizzare sulla totale inaffidabilità dello stesso? La fonte è JP Morgan e sanbrerebbe di poter desumere che gli asset che hanno nella pancia le banche USA sono ben poca cosa rispetto al PIL della nazione. Tutto il contrario rispetto alla Svizzera.

Peccato che tutto questo sia al netto delle posizioni dei SIV e dei vari veicoli fuori bilancio. Per prendere JPM da sola il totale degli asset del bilancio CONSOLIDATO sarebbe pari a circa 100 trilioni, vale a dire circa il 680% del PIL USA.

Forse mi sfugge qualche cosa?
Un caro saluto a tutti
Daniele

Scritto il 21 febbraio 2010 at 19:56

QE 2.0. is ready. Stay Tuned.

Il Folletto

Scritto il 21 febbraio 2010 at 20:01

http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=306:le-tappe-del-crack-up-boom&catid=21:scuola-austriaca-di-economia&Itemid=51

Sono anni che i banchieri centrali approfittano dei benefici deflazionistici della globalizzazione per attuare massicce politiche inflazionistiche. La compensazione tra i due fattori (inflazione monetaria delle banche centrali e deflazione dell’economia globale) ha dato come risultato un aumento dei prezzi tutto sommato contenuto, benché negli ultimi anni esso abbia cominciato ad accelerare, e ha permesso loro di premere sul pedale dell’inflazione monetaria in maniera indisturbata.

E’ stato un facile gioco di prestigio che ha causato danni enormi alla popolazione. Non solo ha causato tutte le bolle in serie finora sperimentate, che hanno succhiato la gente a rovinarsi di volta in volta nel mercato azionario o in quello immobiliare. Non solo ha causato quelle distorsioni alla struttura del capitale che richiederanno anni per essere corrette, ma ha anche impedito che la masse beneficiassero di un aumento graduale del potere di acquisto dovuto ai vantaggi apportati del libero scambio e della globalizzazione.

Aumento del potere di acquisto che non solo non si è affatto realizzato. Ciò che abbiamo sperimentato è stato proprio l’opposto. Una graduale erosione del potere di acquisto ben superiore alle cifre taroccate degli istituti di statistica. Euro o non Euro, la colpa è semplicemente dell’inflazione monetaria di questi ultimi 15 anni.

Davanti al gioco di prestigio, l’ignoranza del pubblico ha continuato a scambiare gli effetti per le cause, accusando di volta in volta gli attori sbagliati. I movimenti no global, ad esempio, guidati da una ignoranza economica che ha pochi rivali, hanno scaricato le colpe della povertà serpeggiante alla globalizzazione, sollevando i burattinai dalle loro responsabilità.

Il sospetto che tali movimenti siano stati finanziati dietro diversi passaggi proprio dalle elité che proteggono i banchieri centrali è inevitabile. Troppo comodo trovare qualcuno che scarichi i danni causati dalle loro politiche inflazionistiche sul commercio, sul movimento globale di persone e capitali, fattori invece altamente positivi per il sistema economico nel suo complesso.

L’astuzia di chi fa il burattinaio di questo tragico teatro non è da sottostimare. Mai. E il burattinaio nel corso di tutti questi anni ha nascosto bene le sue mani. Tutti i giorni muove con arte quei tanti pupazzetti che invertono di continuo la causa con l’effetto, in un gioco di prestigio che continua a confondere tutti quanti. Meno gli economisti di scuola austriaca.

Alla resa dei conti, quella che è giunta finalmente sotto gli occhi di tutti, i burattinai sono pertanto ancora ai loro posti, mai messi in discussione, anzi ben sostenuti dalle chiacchiere dei loro pupazzetti. Effetto per causa, causa per effetto. Il gioco è fatto. E adesso legittimati dall’ignoranza del pubblico hanno intrapreso un inevitabile percorso inflazionistico ancora più spaventoso.

Purtroppo siamo solo al termine della prima tappa di quello che Mises aveva definito crack up boom. Nel suo libro Teoria della Moneta e del Credito (pubblicato la prima volta nel 1912) a pagina 459 del testo inglese, Mises rende chiarissime le tre tappe del crack up boom con un esempio facilissimo da comprendere.

Ecco la prima tappa:

"L’ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica inflazionistica. Lo stimolo inflazionistico funziona fintanto che la casalinga pensa: "ho un disperato bisogno di una padella, però i prezzi sono troppo alti, aspetterò che scendano".

Siamo in questa tappa, in cui i prezzi hanno cominciato già da qualche tempo a salire. La massaia vorrebbe comprarsi la padella ma comincia a sentire il peso della diminuzione del potere di acquisto, ed è costretta a rimandare l’acquisto. Le bufale diffuse dai media sull’arrivo della recessione e sulla presunta deflazione che ne deriverà, le fa pensare che i prezzi potranno ricominciare a diminuire.

L’esempio del prezzo del petrolio dei nostri giorni è illuminante. Si comincia a notare una lieve flessione nel prezzo, e molti sono convinti che continuerà a scendere. Gli economisti in tv raccontano che l’inevitabile recessione in arrivo, pur non essendo una bella cosa, spingerà perlomeno i prezzi verso il basso, restituendo potere di acquisto alla popolazione.

Mentre si cerca di convincere il pubblico di questa ennesima idiozia, i banchieri centrali e lo stato continuano ad agire indisturbati, anzi sono persino sostenuti dal pubblico che vuole essere protetto e salvato dalla crisi di cui essi stessi sono i primi responsabili.

Continuano pertanto a inflazionare il sistema in maniera sempre più massiccia per sostenere la grande piramide rovesciata. L’effetto è che i prezzi anzi che continuare a scendere ricominceranno presto a risalire. E qua Mises descrive la seconda tappa del crack up boom:

"[lo stimolo inflazionistico] cessa invece di funzionare quando la gente scopre che la politica inflazionistica continuerà, causando una forte accelerazione dei prezzi. La fase critica comincia quindi quando la casalinga pensa: "oggi non ho bisogno di una padella, però potrebbe servirmi tra un anno o due. Meglio comprarla subito perchè dopo mi costerà molto di più."

La seconda tappa potrebbe richiedere molto meno tempo di quello richiesto per la maturazione della prima fase durata praticamente dal 2004 a oggi. Se i prezzi ricominciassero ad accelerare dopo questa pausa, la popolazione potrebbe rendersi presto conto dell’inflazione monetaria generata in questo periodo di "salvataggio del sistema".

Si procede quindi verso la terza e ultima tappa:

"La catastrofica fine della politica inflazionistica si avvicina. Nell’ultima fase la casalinga pensa: "non ho bisogno di un altro tavolo, probabilmente non mi servirà mai. Ma è meglio comprarne uno adesso che tenere per qualche altro minuto questi pezzi di carta che il governo chiama moneta".

E qua siamo al capolinea del sistema monetario. Al suo inevitabile collasso. Impossibile dire oggi con quale modalità e con quali tempi si arriverà alla ultima tappa. Ma siamo convinti che questo sia il percorso che le economie seguiranno nei prossimi anni.

Di fronte alle chiacchiere che sentite in merito alla crisi fatevi pertanto sentire. Chiedete di cosa diceva Mises. Chiedete di Rothbard o di Hayek (peraltro premio nobel per l’economia). Chiedete della Scuola Austriaca di Economia e dei suoi insegnamenti contrari al sistema monetario cartaceo con banca centrale. Citate il Mises Institute che con i suoi economisti prevedeva da anni questa crisi come termine inevitabile della folle espansione creditizia stimolata dai banchieri centrali.

Siamo sicuri che metterete in imbarazzo i professoroni di economia che vi stanno davanti. Ron Paul  ha sempre citato Mises e la Scuola Austriaca di Economia quando interrogava Greenspan nelle sue testimonianze al senato, e lo fa tutt’ora interrogando Bernanke. L’imbarazzo dei due banchieri centrali davanti alle parole di Ron Paul che si rifanno agli insegnamenti di Mises è sempre stato sorprendente. Imbarazzateli quindi anche voi. Dovunque. In TV. Per radio. Sui giornali.

Scritto il 21 febbraio 2010 at 20:01

http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=306:le-tappe-del-crack-up-boom&catid=21:scuola-austriaca-di-economia&Itemid=51

Sono anni che i banchieri centrali approfittano dei benefici deflazionistici della globalizzazione per attuare massicce politiche inflazionistiche. La compensazione tra i due fattori (inflazione monetaria delle banche centrali e deflazione dell’economia globale) ha dato come risultato un aumento dei prezzi tutto sommato contenuto, benché negli ultimi anni esso abbia cominciato ad accelerare, e ha permesso loro di premere sul pedale dell’inflazione monetaria in maniera indisturbata.

E’ stato un facile gioco di prestigio che ha causato danni enormi alla popolazione. Non solo ha causato tutte le bolle in serie finora sperimentate, che hanno succhiato la gente a rovinarsi di volta in volta nel mercato azionario o in quello immobiliare. Non solo ha causato quelle distorsioni alla struttura del capitale che richiederanno anni per essere corrette, ma ha anche impedito che la masse beneficiassero di un aumento graduale del potere di acquisto dovuto ai vantaggi apportati del libero scambio e della globalizzazione.

Aumento del potere di acquisto che non solo non si è affatto realizzato. Ciò che abbiamo sperimentato è stato proprio l’opposto. Una graduale erosione del potere di acquisto ben superiore alle cifre taroccate degli istituti di statistica. Euro o non Euro, la colpa è semplicemente dell’inflazione monetaria di questi ultimi 15 anni.

Davanti al gioco di prestigio, l’ignoranza del pubblico ha continuato a scambiare gli effetti per le cause, accusando di volta in volta gli attori sbagliati. I movimenti no global, ad esempio, guidati da una ignoranza economica che ha pochi rivali, hanno scaricato le colpe della povertà serpeggiante alla globalizzazione, sollevando i burattinai dalle loro responsabilità.

Il sospetto che tali movimenti siano stati finanziati dietro diversi passaggi proprio dalle elité che proteggono i banchieri centrali è inevitabile. Troppo comodo trovare qualcuno che scarichi i danni causati dalle loro politiche inflazionistiche sul commercio, sul movimento globale di persone e capitali, fattori invece altamente positivi per il sistema economico nel suo complesso.

L’astuzia di chi fa il burattinaio di questo tragico teatro non è da sottostimare. Mai. E il burattinaio nel corso di tutti questi anni ha nascosto bene le sue mani. Tutti i giorni muove con arte quei tanti pupazzetti che invertono di continuo la causa con l’effetto, in un gioco di prestigio che continua a confondere tutti quanti. Meno gli economisti di scuola austriaca.

Alla resa dei conti, quella che è giunta finalmente sotto gli occhi di tutti, i burattinai sono pertanto ancora ai loro posti, mai messi in discussione, anzi ben sostenuti dalle chiacchiere dei loro pupazzetti. Effetto per causa, causa per effetto. Il gioco è fatto. E adesso legittimati dall’ignoranza del pubblico hanno intrapreso un inevitabile percorso inflazionistico ancora più spaventoso.

Purtroppo siamo solo al termine della prima tappa di quello che Mises aveva definito crack up boom. Nel suo libro Teoria della Moneta e del Credito (pubblicato la prima volta nel 1912) a pagina 459 del testo inglese, Mises rende chiarissime le tre tappe del crack up boom con un esempio facilissimo da comprendere.

Ecco la prima tappa:

"L’ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica inflazionistica. Lo stimolo inflazionistico funziona fintanto che la casalinga pensa: "ho un disperato bisogno di una padella, però i prezzi sono troppo alti, aspetterò che scendano".

Siamo in questa tappa, in cui i prezzi hanno cominciato già da qualche tempo a salire. La massaia vorrebbe comprarsi la padella ma comincia a sentire il peso della diminuzione del potere di acquisto, ed è costretta a rimandare l’acquisto. Le bufale diffuse dai media sull’arrivo della recessione e sulla presunta deflazione che ne deriverà, le fa pensare che i prezzi potranno ricominciare a diminuire.

L’esempio del prezzo del petrolio dei nostri giorni è illuminante. Si comincia a notare una lieve flessione nel prezzo, e molti sono convinti che continuerà a scendere. Gli economisti in tv raccontano che l’inevitabile recessione in arrivo, pur non essendo una bella cosa, spingerà perlomeno i prezzi verso il basso, restituendo potere di acquisto alla popolazione.

Mentre si cerca di convincere il pubblico di questa ennesima idiozia, i banchieri centrali e lo stato continuano ad agire indisturbati, anzi sono persino sostenuti dal pubblico che vuole essere protetto e salvato dalla crisi di cui essi stessi sono i primi responsabili.

Continuano pertanto a inflazionare il sistema in maniera sempre più massiccia per sostenere la grande piramide rovesciata. L’effetto è che i prezzi anzi che continuare a scendere ricominceranno presto a risalire. E qua Mises descrive la seconda tappa del crack up boom:

"[lo stimolo inflazionistico] cessa invece di funzionare quando la gente scopre che la politica inflazionistica continuerà, causando una forte accelerazione dei prezzi. La fase critica comincia quindi quando la casalinga pensa: "oggi non ho bisogno di una padella, però potrebbe servirmi tra un anno o due. Meglio comprarla subito perchè dopo mi costerà molto di più."

La seconda tappa potrebbe richiedere molto meno tempo di quello richiesto per la maturazione della prima fase durata praticamente dal 2004 a oggi. Se i prezzi ricominciassero ad accelerare dopo questa pausa, la popolazione potrebbe rendersi presto conto dell’inflazione monetaria generata in questo periodo di "salvataggio del sistema".

Si procede quindi verso la terza e ultima tappa:

"La catastrofica fine della politica inflazionistica si avvicina. Nell’ultima fase la casalinga pensa: "non ho bisogno di un altro tavolo, probabilmente non mi servirà mai. Ma è meglio comprarne uno adesso che tenere per qualche altro minuto questi pezzi di carta che il governo chiama moneta".

E qua siamo al capolinea del sistema monetario. Al suo inevitabile collasso. Impossibile dire oggi con quale modalità e con quali tempi si arriverà alla ultima tappa. Ma siamo convinti che questo sia il percorso che le economie seguiranno nei prossimi anni.

Di fronte alle chiacchiere che sentite in merito alla crisi fatevi pertanto sentire. Chiedete di cosa diceva Mises. Chiedete di Rothbard o di Hayek (peraltro premio nobel per l’economia). Chiedete della Scuola Austriaca di Economia e dei suoi insegnamenti contrari al sistema monetario cartaceo con banca centrale. Citate il Mises Institute che con i suoi economisti prevedeva da anni questa crisi come termine inevitabile della folle espansione creditizia stimolata dai banchieri centrali.

Siamo sicuri che metterete in imbarazzo i professoroni di economia che vi stanno davanti. Ron Paul  ha sempre citato Mises e la Scuola Austriaca di Economia quando interrogava Greenspan nelle sue testimonianze al senato, e lo fa tutt’ora interrogando Bernanke. L’imbarazzo dei due banchieri centrali davanti alle parole di Ron Paul che si rifanno agli insegnamenti di Mises è sempre stato sorprendente. Imbarazzateli quindi anche voi. Dovunque. In TV. Per radio. Sui giornali.

Scritto il 21 febbraio 2010 at 20:01

http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=306:le-tappe-del-crack-up-boom&catid=21:scuola-austriaca-di-economia&Itemid=51

Sono anni che i banchieri centrali approfittano dei benefici deflazionistici della globalizzazione per attuare massicce politiche inflazionistiche. La compensazione tra i due fattori (inflazione monetaria delle banche centrali e deflazione dell’economia globale) ha dato come risultato un aumento dei prezzi tutto sommato contenuto, benché negli ultimi anni esso abbia cominciato ad accelerare, e ha permesso loro di premere sul pedale dell’inflazione monetaria in maniera indisturbata.

E’ stato un facile gioco di prestigio che ha causato danni enormi alla popolazione. Non solo ha causato tutte le bolle in serie finora sperimentate, che hanno succhiato la gente a rovinarsi di volta in volta nel mercato azionario o in quello immobiliare. Non solo ha causato quelle distorsioni alla struttura del capitale che richiederanno anni per essere corrette, ma ha anche impedito che la masse beneficiassero di un aumento graduale del potere di acquisto dovuto ai vantaggi apportati del libero scambio e della globalizzazione.

Aumento del potere di acquisto che non solo non si è affatto realizzato. Ciò che abbiamo sperimentato è stato proprio l’opposto. Una graduale erosione del potere di acquisto ben superiore alle cifre taroccate degli istituti di statistica. Euro o non Euro, la colpa è semplicemente dell’inflazione monetaria di questi ultimi 15 anni.

Davanti al gioco di prestigio, l’ignoranza del pubblico ha continuato a scambiare gli effetti per le cause, accusando di volta in volta gli attori sbagliati. I movimenti no global, ad esempio, guidati da una ignoranza economica che ha pochi rivali, hanno scaricato le colpe della povertà serpeggiante alla globalizzazione, sollevando i burattinai dalle loro responsabilità.

Il sospetto che tali movimenti siano stati finanziati dietro diversi passaggi proprio dalle elité che proteggono i banchieri centrali è inevitabile. Troppo comodo trovare qualcuno che scarichi i danni causati dalle loro politiche inflazionistiche sul commercio, sul movimento globale di persone e capitali, fattori invece altamente positivi per il sistema economico nel suo complesso.

L’astuzia di chi fa il burattinaio di questo tragico teatro non è da sottostimare. Mai. E il burattinaio nel corso di tutti questi anni ha nascosto bene le sue mani. Tutti i giorni muove con arte quei tanti pupazzetti che invertono di continuo la causa con l’effetto, in un gioco di prestigio che continua a confondere tutti quanti. Meno gli economisti di scuola austriaca.

Alla resa dei conti, quella che è giunta finalmente sotto gli occhi di tutti, i burattinai sono pertanto ancora ai loro posti, mai messi in discussione, anzi ben sostenuti dalle chiacchiere dei loro pupazzetti. Effetto per causa, causa per effetto. Il gioco è fatto. E adesso legittimati dall’ignoranza del pubblico hanno intrapreso un inevitabile percorso inflazionistico ancora più spaventoso.

Purtroppo siamo solo al termine della prima tappa di quello che Mises aveva definito crack up boom. Nel suo libro Teoria della Moneta e del Credito (pubblicato la prima volta nel 1912) a pagina 459 del testo inglese, Mises rende chiarissime le tre tappe del crack up boom con un esempio facilissimo da comprendere.

Ecco la prima tappa:

"L’ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica inflazionistica. Lo stimolo inflazionistico funziona fintanto che la casalinga pensa: "ho un disperato bisogno di una padella, però i prezzi sono troppo alti, aspetterò che scendano".

Siamo in questa tappa, in cui i prezzi hanno cominciato già da qualche tempo a salire. La massaia vorrebbe comprarsi la padella ma comincia a sentire il peso della diminuzione del potere di acquisto, ed è costretta a rimandare l’acquisto. Le bufale diffuse dai media sull’arrivo della recessione e sulla presunta deflazione che ne deriverà, le fa pensare che i prezzi potranno ricominciare a diminuire.

L’esempio del prezzo del petrolio dei nostri giorni è illuminante. Si comincia a notare una lieve flessione nel prezzo, e molti sono convinti che continuerà a scendere. Gli economisti in tv raccontano che l’inevitabile recessione in arrivo, pur non essendo una bella cosa, spingerà perlomeno i prezzi verso il basso, restituendo potere di acquisto alla popolazione.

Mentre si cerca di convincere il pubblico di questa ennesima idiozia, i banchieri centrali e lo stato continuano ad agire indisturbati, anzi sono persino sostenuti dal pubblico che vuole essere protetto e salvato dalla crisi di cui essi stessi sono i primi responsabili.

Continuano pertanto a inflazionare il sistema in maniera sempre più massiccia per sostenere la grande piramide rovesciata. L’effetto è che i prezzi anzi che continuare a scendere ricominceranno presto a risalire. E qua Mises descrive la seconda tappa del crack up boom:

"[lo stimolo inflazionistico] cessa invece di funzionare quando la gente scopre che la politica inflazionistica continuerà, causando una forte accelerazione dei prezzi. La fase critica comincia quindi quando la casalinga pensa: "oggi non ho bisogno di una padella, però potrebbe servirmi tra un anno o due. Meglio comprarla subito perchè dopo mi costerà molto di più."

La seconda tappa potrebbe richiedere molto meno tempo di quello richiesto per la maturazione della prima fase durata praticamente dal 2004 a oggi. Se i prezzi ricominciassero ad accelerare dopo questa pausa, la popolazione potrebbe rendersi presto conto dell’inflazione monetaria generata in questo periodo di "salvataggio del sistema".

Si procede quindi verso la terza e ultima tappa:

"La catastrofica fine della politica inflazionistica si avvicina. Nell’ultima fase la casalinga pensa: "non ho bisogno di un altro tavolo, probabilmente non mi servirà mai. Ma è meglio comprarne uno adesso che tenere per qualche altro minuto questi pezzi di carta che il governo chiama moneta".

E qua siamo al capolinea del sistema monetario. Al suo inevitabile collasso. Impossibile dire oggi con quale modalità e con quali tempi si arriverà alla ultima tappa. Ma siamo convinti che questo sia il percorso che le economie seguiranno nei prossimi anni.

Di fronte alle chiacchiere che sentite in merito alla crisi fatevi pertanto sentire. Chiedete di cosa diceva Mises. Chiedete di Rothbard o di Hayek (peraltro premio nobel per l’economia). Chiedete della Scuola Austriaca di Economia e dei suoi insegnamenti contrari al sistema monetario cartaceo con banca centrale. Citate il Mises Institute che con i suoi economisti prevedeva da anni questa crisi come termine inevitabile della folle espansione creditizia stimolata dai banchieri centrali.

Siamo sicuri che metterete in imbarazzo i professoroni di economia che vi stanno davanti. Ron Paul  ha sempre citato Mises e la Scuola Austriaca di Economia quando interrogava Greenspan nelle sue testimonianze al senato, e lo fa tutt’ora interrogando Bernanke. L’imbarazzo dei due banchieri centrali davanti alle parole di Ron Paul che si rifanno agli insegnamenti di Mises è sempre stato sorprendente. Imbarazzateli quindi anche voi. Dovunque. In TV. Per radio. Sui giornali.

Scritto il 21 febbraio 2010 at 21:35

Il Folletto #23

Su diversi punto concordo…..ed anche con la Scuola Austriaca di Economia (vorrei ricordare che estrarre oro è molto inquinante…..è "roba" del passato), ma forse per la singola persona (o piccole comunità) c’è un altra strada; una strada alternativa da percorrere (un esempio: http://www.ecolcity.it/cms/).

Forse c’è qualcuno che non ha bisogno nè della padella nè dl tavolo e non ne avrà bisogno neanche in futuro…….per il semplicissimo motivo che la padella e il tavolo è in grado di produrselo da solo e non deve acquistarlo (le padelle in  terra-cotta sono eccezionali).

Un saluto

SD

Scritto il 21 febbraio 2010 at 21:35

Il Folletto #23

Su diversi punto concordo…..ed anche con la Scuola Austriaca di Economia (vorrei ricordare che estrarre oro è molto inquinante…..è "roba" del passato), ma forse per la singola persona (o piccole comunità) c’è un altra strada; una strada alternativa da percorrere (un esempio: http://www.ecolcity.it/cms/).

Forse c’è qualcuno che non ha bisogno nè della padella nè dl tavolo e non ne avrà bisogno neanche in futuro…….per il semplicissimo motivo che la padella e il tavolo è in grado di produrselo da solo e non deve acquistarlo (le padelle in  terra-cotta sono eccezionali).

Un saluto

SD

Scritto il 21 febbraio 2010 at 21:35

Il Folletto #23

Su diversi punto concordo…..ed anche con la Scuola Austriaca di Economia (vorrei ricordare che estrarre oro è molto inquinante…..è "roba" del passato), ma forse per la singola persona (o piccole comunità) c’è un altra strada; una strada alternativa da percorrere (un esempio: http://www.ecolcity.it/cms/).

Forse c’è qualcuno che non ha bisogno nè della padella nè dl tavolo e non ne avrà bisogno neanche in futuro…….per il semplicissimo motivo che la padella e il tavolo è in grado di produrselo da solo e non deve acquistarlo (le padelle in  terra-cotta sono eccezionali).

Un saluto

SD

Scritto il 21 febbraio 2010 at 22:49

Sono anni che i banchieri centrali approfittano dei benefici deflazionistici della globalizzazione per attuare massicce politiche inflazionistiche. La compensazione tra i due fattori (inflazione monetaria delle banche centrali e deflazione dell’economia globale) ha dato come risultato un aumento dei prezzi tutto sommato contenuto, benché negli ultimi anni esso abbia cominciato ad accelerare, e ha permesso loro di premere sul pedale dell’inflazione monetaria in maniera indisturbata.

Piano piano arriviamo ….benefici deflazionistici della globalizzazione, come ho scritto in uno dei primissimi post di Icebergfinanza e deflazione dell’economia globale…mi pareva di avere scritto anche un miliardo di volte che l’inflazione è una tassa occulta e persistente, storicamente accattivante, utilizzata senza remore.

Ma proseguiamo….

E’ stato un facile gioco di prestigio che ha causato danni enormi alla popolazione. Non solo ha causato tutte le bolle in serie finora sperimentate, che hanno succhiato la gente a rovinarsi di volta in volta nel mercato azionario o in quello immobiliare. Non solo ha causato quelle distorsioni alla struttura del capitale che richiederanno anni per essere corrette, ma ha anche impedito che la masse beneficiassero di un aumento graduale del potere di acquisto dovuto ai vantaggi apportati del libero scambio e della globalizzazione.

…sottoscrivo ogni parola, ogni virgola, ogni punto!

"L’ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica inflazionistica. Lo stimolo inflazionistico funziona fintanto che la casalinga pensa: "ho un disperato bisogno di una padella, però i prezzi sono troppo alti, aspetterò che scendano". 

Oggi sono in molti quelli che pensano che i prezzi sono troppo alti, specialmente coloro che hanno perso il posto di lavoro, coloro che vedono la realtà dell’economia globale, fatta di sovrapproduzione, di deficit di capacità produttiva, di disoccupazione e di vere e proprie depressioni manifatturiere e immobiliari. 

"[lo stimolo inflazionistico] cessa invece di funzionare quando la gente scopre che la politica inflazionistica continuerà, causando una forte accelerazione dei prezzi. La fase critica comincia quindi quando la casalinga pensa: "oggi non ho bisogno di una padella, però potrebbe servirmi tra un anno o due. Meglio comprarla subito perchè dopo mi costerà molto di più." 

Ed è qui che le nostre strade si dividono per il momento, in quanto la Storia sussurra o meglio urla da sempre che crisi finanziarie di questa portata, combinate con bolle immobiliari e del credito, portano a depressioni o a violente recessioni, dove le aspettative di una riduzione dei prezzi sono supportate dal deleveraging globale, dal paradosso della parsimonia e non credo possibile che la casalinga si compri la padella perchè ne ha già dieci o diversamente non ha più i soldi, per potersela permettere.

@19 scrive….

mi sembra alquanto ingenuo credere ad una deflazione considerando l’alto debito degli stati,si darebbero da soli la zappa sui piedi,molto meglio (per loro) una sana iperinflazioni che bruci il debito pubblico,anzi faranno come nel 2000 col passaggio all’euro inflazione più o meno al 9 e tassi al 2, e ci raccontavano che l’inflazione non esisteva più….

Ingenuo è continuare a pensare come l’elite ha insegnato a pensare negli ultimi cinquanta anni, il debito si annega solo conl’inflazione, magari addirittura con l’iperinflazione. Che ci sia ingenuità è pacifico, che l’inflazione reale sia un’altra altrettanto pacifico, ma questa è storia del passato, e questa volta non ci riusciranno perchè lo conferma la storia.
Che poi le leggende esoteriche delle fabbriche di inflazione siano vere è un’altro discorso. Come due grandi analisti insegnano Rogoff e Reinhart, ma non solo, una crisi di questa entità si combatte solo in quattro maniere:
a) crescita economica ( scordiamocela )

b) Inflazione o magari iperifnlazione ( possibile ma per il momento e nei prossimi anni ammortizzata da imponenti venti deflazionistici reali )

c) default generalizzato ( nessuno lo vuole, ma la gestione della crisi, sembra non allontanarne lo spettro, anzi, la socializzazione delle perdite è evidente )

d) anni di stagnazione economica, un nuovo decennio perduto, dove il debito ritorna alla sostenibilità e sale a livelli inferiori della crescita GDPa  livello nominale agevolato dal deleveraging

Caro Compasso, lascio il compito alla Storia di tirare le somme, non c’è nessuno meglio di Lei che lo sa fare. Carmen Reinhart, una che se ne intende, continua a ripetere che stiamo tutti parlando giapponese senza accorgercene.

Banche zombie tenute in circolazione a scapito dell’economia reale e deflazione o disinflazione per i più sensibili alla parola inflazione sono dinamiche che seguono di pari passo l’evoluzione delle due crisi. Le sfumature contano e non contano, ma la strada è quella, anche il disperato bisogno di aggrapparsi alle esportazioni, attraverso svalutazioni competitive, ma questa volta non funzionerà perchè è globalizzata la crisi.

Per quanto riguarda il risparmio, sono pronto a scomettere che nei prossimi anni il tasso di risparmio americano arriverà intorno all’ 8% magari sino al 10 % e allora ne riparleremo.

Bernanke e Obama, posso fare ben poco, l’uno dopo avere assistito inerme avvolto dalle sue sicurezze e dal suo fondamentalismo ideologico alla nascita della madre di tutte le crisi, l’altro per aver assecondato per troppo tempo coloro che lo hanno sostenuto finanziariamente e illudendosi che bastassero le vecchie ricette per guarire un cancro.

Caro Fringuello, le mie visioni, sono per quando la crisi sarà finita, dalle macerie potrà rinascere qualcosa di nuovo, non certo dall’eterna lotta per la sopravvivenza, dove l’uomo tende a dimenticare la sua natura umana e diventa un animale, quando non lo è già comunque. E’ sempre un piacere rivederti, ti aspetto a Trento.

Caro @6, scrivi

….. ti chiedo se non è inevitabile ampliare l’ipotesi di aumento del tasso dei mutui, ai tassi in generale: bassa inflazione, ma tassi decennali in  salita a causa di eccesso di indebitamento privato e pubblico dato che anche l’acquisto da parte delle banche centrali dei titoli di stato terminerà.
chopper

 Ma se l’economia subirà una nuova recessione e i tassi ipotecari decolleranno nuovamente, ( specialmente dopo la fine del programma di sostegno della Federal Reserve )…

Io non scommetterei un solo centesimo sulla fine del sostegno federale all’acquisto dei titoli ipotecari, se non lo farà la fed, lo faranno Freddie e Fannie, in fondo, non c’è bisogno di alcun congresso per ampliarne il debito. Come ho scritto nella "quiete prima della tempesta" i decennali non si risolleveranno con le illusioni, perchè ora abbiamo bisogno di tassi bassi per l’economia e non per la speculazione ecco perchè la mossa sul tasso di sconto è giusta anche se assomiglia a delle cure palliative. In una epocale dinamica di deleveraging, l’economia reale non è interessata ad incrementare il debito , quindi il tasso di sconto può volare tanto non canbierà nulla comunque.
E se ciò non bastasse basta aumentare il limite obbligatorio delle riserve per eliminare la speculazione e i pericoli di inflazione.

Un caro saluto Andrea 

utente anonimo
Scritto il 21 febbraio 2010 at 23:57

Fantastico Carlo Lottieri

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8956

Libro da comprare e da leggere tutto d’un fiato.

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 22 febbraio 2010 at 00:24

Sarò un pò monotono, ma continuate a dimenticare la dinamica delle fonti di energia primaria a livello mondiale.

In un ottica di 10 anni, avremo, secondo stime ragionevoli, almeno il 10% di energia in meno che ora. Certe altre, dicono -25%.

Ora, cari naviganti, vi pregherei di ragionare sugli sviluppi economici di questo scenario (-10%), senza invocare miracoli tecnologici, che spesso si fanno attendere e spesso non arrivano.
Deflazione, inflazione, sono solo metodi. E’ la sostanza energetica, che fa il mondo e la sua economia.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 22 febbraio 2010 at 03:00

 IL DILEMMA E’ QUANDO SVALUTARE!

 Malgrado la "crisi", a livello mondiale, quest’anno si è avuto in ogni caso una crescita, ergo c’è qualcuno che perde tantissimo ma c’è anche chi sta continuando a crescere!!
La domanda di beni a livello mondiale continua a essere sostenuta.
Non solo ma fra venti anni ci  troveremo con Cina-India-Brasile che insieme fanno da soli il 40% del PIL mondiale!!!!
Invece gli USA passerebbero da essere il 25 % del PIL mondiale a qualcosa come il 7-8%.

Comunque vada tutti hanno capito che usare il dollaro è l’equivalente del pagare un tributo agli USA, i primi ad averlo abolito sono stati gli Europei con l’EURO grazie alla fortissima volontà Tedesco-Francese!
Perfino i "fedeli" arabi del Golfo Persico fonderanno prima o poi una loro moneta, come pure il Sud-America e tutta l’aerea Estremo-Orientale.

Oggi all’interno dellla FED e dell’amministrazione Americana, ci sono due correnti di pensiero, chi dice che la crisi toccherà il fondo fra la fine del 2010 e metà del 2011,  altri affermano che invece durerà  fino al 2015.
Se Obama e Bernanke giocheranno al rilancio, aspetteranno  la fine del 2011 prima di fare la loro mossa.
Se invece hanno in mano dati che gli consigliano di agire subito,  allora potrebbero decidere di svalutare già a fine del 2010.
Difendere il dollaro a questi valori è l’equivalente di ingrassare la Cina, che inchiodando le quotazioni Yuan sta facendo le scarpe agli USA.

E’ un puro esercizio accademico cercare di capire come si muoveranno le altre monete, diciamo che è verosimile aspettarsi una svalutazione a ruota dello Yen e  una rivalutazione dell’Euro, la Cina invece sarà del tutto impossibilitata dal mettere in atto manovre svalutative, in quanto il tasso di inflazione Cinese andrebbe alle stelle.

-IL Compasso-

Scritto il 22 febbraio 2010 at 12:10

 In una epocale dinamica di deleveraging, l’economia reale non è interessata ad incrementare il debito , quindi il tasso di sconto può volare tanto non cambierà nulla comunque.

[…] Il volume dei nuovi prestiti Investment Grade negli Usa è diminuito di oltre il 70%. Fino a 7,5 miliardi di $ .In contemporanea con la crescente volatilità, che ha accompagnato l’avversione al rischio sovrano dei Paesi periferici dell’Europa, è stata registrata una decisa contrazione del mercato primario per le emissioni corporate […]

mentre invece……

[…] Citigroup ha stimato che 24 banche europee (tra cui Intesa Sanpaolo e Unicredit), che insieme contano per il 65% degli asset del sistema bancario del Vecchio Continente, potrebbero avere bisogno di fare emissioni per circa 240 mld di euro l’anno per i prossimi tre anni[…].

 

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