IL NUOVO SOGNO AMERICANO: SOBRIETA’ e RISPARMIO!

Scritto il alle 06:19 da icebergfinanza

Sul Foglio del 18 dicembre, Felli Ernesto e Tria Giovanni, esplorano un inconsueto elogio, al  "Paradosso della parsimonia", il risparmio in tempo di crisi, quella dinamica economicamente "negativa" in un momento nel quale l’economia avrebbe bisogno di consumi. Non tutti i mali vengono per nuocere, come la febbre nelle malattie, è necessaria per permettere all’organismo di riprendersi, il risparmio e la sobiretà, sono necessarie a questa società, per trovare una nuova e migliore dimensione di sostenibilità.
 
Non si può nascondere che il risparmio medio della famiglia italiana, il suo virtuosismo passato, tralasciando alcune tendenze odierne, ha evitato alla nostra nazione, una dinamica ben più terribile di questa crisi. Oggi altri sono i problemi, altri gli squilibri, altre le ombre che avvolgono questo paese, dove la Famiglia è lasciata a se stessa, in balia degli eventi, ma il discorso sarebbe ben più complesso e non è possibile affrontarlo in due righe. L’Italia è uno dei paesi al mondo dove per la famiglia il sostegno economico è sostanzialmente assente. Mi affascina e allo stesso tempo irrita, la continua ricerca delle cause sociali di questa crisi antropologica, in maniera particolare mi irritano le tavole rotonde e i forum, sul disagio giovanile, sulle dinamiche sociali, alla ricerca di una risposta che sta sempre e solo nella Famiglia, Famiglia che nel tempo si è contribuito a minare nelle sua fondamenta.
 
Benvenuta sobrietà, benvenuto risparmio dunque, anche se non naturale, anche se determinato da una necessità, dopo anni di eccessi, di demenziale consumo esponenziale. 
 
" Non solo Draghi.  Ecco gli insospettabifi economisti che elogiano il risparmio come motore della ricchezza nazionale Ci si può compiacere dell’evidenza empirica che scaturisce dall’ultima rilevazione di Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie italiane (2008). E darne una lettura consolatoria, come fa ad esempio il Foglio di giovedì in uno dei commenti di pagina tre. Il succo di questo tipo di lettura è che il comportamento prudente delle famiglie italiane ha risparmiato al nostro paese gli effetti più perversi della crisi finanziaria, che invece si sono scaricati brutalmente sui meno previdenti risparmiatori degli altri paesi europei e dell’area anglosassone. Naturalmente, un’interpretazione rassicurante dei dati della rilevazione della Banca d’Italia non è un esercizio d’ingiustificato ottimismo patriottico, giacché gli elementi di solidità non sono un miraggio statistico."
 
" Forse il dato migliore nel confronto internazionale è rappresentato dall’ammontare di passività delle famiglie italiane il 74 per cento del reddito disponibile, il valore più basso tra i paesi considerati da Banlcitalia, contro il 100 per cento in Francia e Germania, il 130 negli Stati Uniti, il 140 in Canada e il 180 per cento nel Regno Unito. Tuttavia, nel 2008 la ricchezza netta complessiva delle famiglie italiane, ossia la somma di attività reali (abitazioni, terreni, ecc.), attività finanziarie (titoli, azioni, depositi, ecc.) e passività (mutui, prestiti personali, ecc.) è diminuita sia a prezzi correnti (-1,9 per cento), soprattutto a causa del calo della componente finanziaria (per effetto della forte diminuzione delle attività e di un aumento delle passività), sia a prezzi costanti (-5 per cento), Ora, tenendo presente che le variazioni della ricchezza in termini reali sono dovute a due componenti guadagni e perdite in conto capitale e risparmio c’è da dire che il comportamento virtuoso del risparmio è riuscito a compensare solo in parte le perdite in conto capitale (521 miliardi di euro), dovute principalmente alla riduzione dei corsi azionari. D’altra parte, nel periodo 1995-2008, è il risparmio che ha contribuito in modo pi consistente (per il 60 per cento) e stabile alla crescita della ricchezza. Ci detto, se guardiamo alla ricchezza netta per famiglia si notano due andamenti. Una riduzione della ricchezza reale tra il 2007 e il 2008, che l’ha ri portata sui livelli d’inizio decennio, e il perdurante elevato grado di concentrazione. Nel 2008 il 10 per cento pi ricco delle famiglie italiane deteneva il 44 per cento della ricchezza complessiva, mentre la metà pi povera si doveva accontentare del solo 10 per cento. Un altro elemento distintivo della situazione italiana, è costituito dalla preponderanza delle attività reali quasi il 70 per cento della ricchezza netta e delle abitazioni all’interno di dette attività (l’82 per cento). Alla fine del 2008 la ricchezza in abitazioni detenuta dagli italiani ammontava a circa 4700 miliardi (196 mila euro in media per famiglia). La propensione degli italiani all’investimento immobiliare è una faccenda di tradizioni, cultura e spiriti animali, dalla quale per non è estraneo un relativo ritardo del sistema finanziario , come scrivono i ricercatorì della Banca d’Italia. "
 
" Quale sia il valore del risparmio è notoriamente oggetto di controversia. Se John Maynard Keynes ne sottolineava gli aspetti paradossali, nella storia del pensiero e della morale non mancano sia coloro i quali ne hanno tessuto l’elogio incondizionato, sia coloro che ne hanno messo in risalto la sordidezza. E tuttavia, il saggio del risparmio resta un fattore fondamentale della crescita di lungo periodo, secondo la teoria economica di base, essendo alla base appunto dell’accumulazione di capitale."
 
" E’ vero che di recente gli economisti sono stati distratti da altri fattori ma ce ne sono di quelli che continuano a battere sul ruolo fondamentale del risparmio. Uno di questi è Martin Feldstein, l’insigne economista conservatore di Harvard che fu consigliere di Reagan, il quale da sempre cerca di convincere individui e nazioni, a cominciare dal suo poco parsimonioso paese, a risparmiare di più . E a decantare le virtù del risparmio come mezzo per diventare ricchi grazie alla magia dell’interesse composto, che trasforma un maggiore risparmio precoce negli anni iniziali di lavoro in una sostanziosa ricchezza all’atto di andare in pensione. "
 
"Ma l’elogio del risparmio arriva anche da due insospettabili economisti liberal come il premio Nobel George Akerlof e il rivelatore della esuberanza irrazionale Robert Shiller. Nel loro recente libro (Animal Spirits, 2009), imprevedibilmente Akerlof e Shiller indicano, soprattutto agli americani, la Cina, il cui risparmio complessivo (personale, aziendale e statale) è circa la metà del pil, come modello da prendere ad esempio. Magari drappeggiando le strade con quegli enormi striscioni rossi di tradizione maoista su cui per ora campeggia la scritta: risparmiare è glorioso ."

Un interessante prospettiva ci viene offerta da questo articolo di Usnews diciassette motivi per riscontrare un cambiamento epocale nella mentalità del leggendario consumatore americano:

a) Meno credito più contanti!  E’ il deleveraging bellezza, aggiungo io, il deleveraging e nessuno può farci niente, nessuno!

b) Basta pagamenti mensili! Basta pagamenti con  carte di credito o credito al consumo!

c) Grande Sospetto, mancanza di fiducia! La fiducia si sta estinguendo, nelle istituzioni, nelle banche, nelle grandi imprese e nel governo.

d) Maggiore intraprendenza! Se non è possibile contare su qualcun altro, allora è necessario incominciare a contare sempre più sulle proprie forze, assumendosi le proprie responsabilità.

e) Meno fedeltà alla stessa marca di prodotti! Nessun motivo di pagare di più alcuni prodotti solo in base al nome o alla moda, quando la qualità è in sostanza la stessa delle alternative.

f) Piccolo è grande! Molte cose sono sempre più piccole, come i bilanci delle famiglie e le ambizioni personali, le porzioni, come l’ambizione di una casa piccola, un’auto piccola, porzioni più piccole e la riscoperta delle comunità locali.

g) Il ritorno all’era della locazione!  The "ownership society" is over. La società della proprietà è finita. Inutile ricordare come lo tsunami di pignoramenti ha spazzato via il sogno americano, sogno permesso anche a coloro che mai avrebbe potuto aspirare ad un simile sogno. Crollo dei valori immobiliari e conseguente crollo del costo degli affitti. Più pignoramenti, significa più affitti, ma minori prezzi significa nuovo sogno americano e minor costo degli affitti.

h ) Meno shopping, più risparmio! Con un piccolo accenno alle quattro dinamiche che potrebbero far deragliare il treno della ripresa: 1 ) Il proseguimento della depressione immobiliare. 2) Un crollo dei mercati azionari 3 ) un’esplosione del debito pubblico americano 4 ) il paradosso della parsimonia, ovvero il risparmio quando adesso servirebbe il consumo.

i) Reciclo e riutilizzo! Credo non vi sia nulla da aggiungere, una dinamica inevitabile, visto l’alto livello di disoccupazione.

 l ) Frugalità alimentare! Meno pizze al ristorante, più pizze da portare a casa. 

m) Più hobby e giardinaggio! n) Meno rifiuti, meno spreco! o) Meno assistenza sanitaria! Con l’esplosione della disoccupazione, milioni di anime hanno perso la copertura assicurativa sanitaria o l’hanno tagliata per risparmiare denaro.

p) Maggiori trattative! Meno imbarazzo a chiedere sconti e un’esplosione delle aste su eBay.

q ) Più volontariato! Più tempo libero da dedicare a chi ne ha bisogno, maggiori gratificazioni umane.

r) Redefinizione della parola successo! Secondo l’autore gli americani hanno usato il denaro e il possesso di beni materiali come parametro di successo. Con la situazione occupazionale odierna e la stretta monetaria, gli americani sono in cerca di un posto di lavoro soddisfacente e rinunciano ai beni materiali per poterlo fare.

Una carrellata in ordine sparso del nuovo e obbligato " American Dream ", qualcuno sussurra che mai e poi mai, il consumatore americano potrà intraprendere, la strada del risparmio, non è nella sua indole e nel suo dna. Ci sono dinamiche obbligate che non hanno nazione, non hanno popolo, che necessariamente non sono patrimonio di una o dell’altra cultura.

La Storia insegna che tutto è possibile e se Keynes diceva che ogni volta che risparmi 5 scellini togli a un uomo un giorno di lavoro, sarebbe interessante conoscere cosa pensasse di coloro che invece di risparmiare in maniera sostenibile, accumulano, accumulano, accumulano….. 

Perchè…..di tutto conosciamo il prezzo, di niente spesso, il valore, Gibren ci ricorda che  il valore di un uomo si misura dalle poche cose che crea, non dai molti beni che accumula. 

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Icebergfinanza come un cantastorie che si  esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!   

La "filosofia" di  Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!   

Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in ……….

 

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35 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 08:07

Buongiorno

Ottimo articolo del Capitano Andrea ed interessanti i punti dall A alla R.

Massimo #43 di ieri concordo che sicuramente quegli anni di crescita e di possibilita di costruirsi qualcosa di concreto non ritorneranno tanto facilmente e neanche fra qualche anno (chissa forse tempi -generazionali-!!!!!). Non voglio commentare i problemi creati dal -malcostume italiano- che si sta rivoltando contro se stesso (ormai l-Italia e alla frutta……….forse).

Adesso vi saluto per oggi ho letto abbastanza novita  , me ne vado in spiagga e poi a divertirmi…..che qui fa caldo e si vive con poco (secondo i nostri parametri): e poi devo affrettarmi altrimenti i Cinesi ed i Russi mi occupano tutti i posti migliori (i Cinesi di solito 8-10 bus pieni al colpo hihihihihi)……….saluti

SD

 

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 08:20

123 prova

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 08:40

One of the most dangerous political philosophies afflicting America today is the belief that we can’t allow anyone to suffer the natural consequences of their own stupidity.
For example, after the government first sucked people into buying and taking on mortgages they couldn’t afford to pay, when they got in trouble, the government produced welfare programs to see they had enough money. They also would force the banks to lower the mortgage terms so the consequences of stupidity would not be felt.
If cars aren’t selling, create the open-ended Cash for Clunkers program. If the big banks are about to fail, pour money into them and take control for the greater good of all of us.
Actually, the real solution to all of these problems is usually bankruptcy and failure. That’s the only way we will shake the excesses out of our economy – allow people to suffer the consequences of their own stupidity or ignorance.
After the consequences have been felt and the economy has then prepared to return to sanity, which may take several years.
One thing we should have learned from the Depression of the ‘30s is that whenever government tries to fix a problem, it usually creates two or more problems of equal or greater dimensions. We simply have to allow people to suffer the consequences. This may be politically incorrect, but it is the only solution.
The money we throw at the problems will create a monstrous inflation. If you think it is bad now, wait until inflation really takes control, and watch things disappear from the store shelves.
 
Fundamentals
Let’s look at the fundamentals. What are the things you should do first with your money?

Get out of debt so you have discretion over what you do with the money you have or can earn in these difficult times.

Develop a commodity storage program. Not just food; I’m talking about any commodity that you use on an ordinary basis, like diapers, soap, and motor oil. When you see a two-for-one sale, buy extra and store it.
Here is a forecast for you: You will find that when inflation really begins to pick up, and it will, store shelves will start emptying. People will empty the stores faster. The difficulty will be with distribution, and in the inflationary environment, merchants will not be able to keep up with demand.
Prices will rise. Buy at today’s low prices and consume at tomorrow’s higher prices.
If you know you have sufficient to take care of your family so they won’t go hungry and be without important commodities, you will have great peace of mind. This is insomnia insurance.

Invest your resources in things that aren’t someone’s promise to pay. Promises to pay will not be worth the paper they are printed on. You need to have commodities that are indestructible.

Insure the preservation of your assets that can’t become valueless because people are not keeping their promises to pay.

Uomo avvisato….

Il Folletto
 

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 09:45

Mi piacerebbe leggere un bell’articolo di Mazzalai sulla delocalizzazione industriale in Usa (e purtroppo, con qualche anno di ritardo, in Europa). Mi sembra che questo sia il nocciolo del problema attuale.

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 10:22

Andrea o anche altri, conoscete il movimento mondiale, qui nel link Italia, http://www.zeitgeistitalia.org ?Se sì o anche no appena hai 5 minuti mi piacerebbe sapere che ne pensi/ate in merito naturalmente alla questione su cui basare un’economia, visto che per noi va basata sulle risorse infinite, e non sulla moneta. Incipit RISORSE cosmico planetarie.
daimon

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 11:10

Ciao Andrea
Il tuo blog è fra quelli che seguo quasi giornalmente e in questa attività sono in buona e numerosa compagnia. Non mi spreco in elogi quindi, mentre vorrei anch’io rivolgerti l’invito a meglio cominciare ad analizzare il fenomeno della delocalizzazione industriale dall’occidente verso l’oriente asiatico.
Non credo di dire una fesseria se affermo che questo processo sta alla base del declino industriale che stiamo vivendo con le conseguenti implicazioni sul benessere economico e morale delle popolazioni occidentali.
Quello che mi sconcerta invece è come mai se ne parli tutto sommato molto poco. Siccome questo fenomeno lo vivo in prima persona e ne colgo quindi gli aspetti vantaggiosi per pochi e disastrosi per moltissimi cittadini delle nostre nazioni, possibile che sia così trascurato?
Spero che il tuo bel blog si metta in prima linea anche su questo argomento dopo averlo fatto così bene su tanti altri.
Saluti da Balik

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 11:37

La delocalizzazione e’ un evento naturale che non poteva essere evitato: il lavoro viene fatto dove costa meno. Avrebbe dovuto essere gestito meglio, con gradualita’ decenale, ma nell’attuale contesto di capitalismo predatorio, si e’ fatto il tutto alla massima velocita’ possibile, ai massimi profitti immediati. 

E quindi, in meno di dieci anni vediamo che sono sparite dal USA ed Europa un numero di attivita pari alla somma di quelle che si sono spostate nei venti anni precedenti, e , se non ci fosse ora  il bastone nelle ruote della crisi energetico-finanziaria ad arrestare il processo della cosiddetta globalizzazione, nei prossimi dieci anni vedremmo la cina assorbire buona parte di quello che resta del sistema produttivo.

Tuttavia non andra’ cosi: il tasso di crescita cinese, momentanemaente rivitalizzato da una infusione di investimenti senza precedenti ( e quei soldi, un ammontare di miliardi quasi pari al TARP USA, non sono finiti nelle voragini senza fondo delle banche, ma in veri finanziamenti alle imprese e alle opere pubbliche), dovranno scontrarsi con un mercato estero incapace di assorbire la sua produzione, e un mercato interno troppo piccolo.

Poi arrivera’ il declino permanente dell’energia, e i grandiosi piani della globalizzazione finiranno nella pattumiera della storia.

Questo e’ uno scenario ventennale, badate bene. Dipende tutto da quanto sara’ brusco il calo delll’energia netta disponibile, potrebbe andare molto peggio di quello che penso, ma potrebbe andare anche meglio, sperabilmente.

Saluti
Phitio

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 11:39

Per quelli che vogliono imporre kilometrici commenti improduttivi e neppure elaborati personalmente : Chi sa fa, chi non sa insegna….
Da wikipedia:Poiché la base monetaria è formata da oro, emettere nuova moneta significa dedicare una parte della ricchezza prodotta per acquistare l’oro. Nel caso in cui tale acquisto di oro con risorse pubbliche non avvenisse, l’offerta di moneta sarebbe insufficiente a soddisfare le esigenze del mercato creditizio. I tassi di interesse salirebbero, con effetto depressivo su consumi e investimenti. L’adozione dell’oro come base monetaria ha quindi elevati costi per la collettività, che ne rendono poco accettabile l’applicazione.
Con la crisi del 29 il il sistema aureo fu abbandonato, fu ripreso (PARZIALMENTE) nel 44 con gli accordi di Bretton Woods che durarono fino al 71 quando gli USA decretarono la morte del sistema aureo.
7+

Scritto il 19 gennaio 2010 at 12:09

Costituzione Italiana Atricolo 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

L’articolo numero uno di ogni Costituzione è un po’ il suo slogan. Racchiude o dovrebbe racchiudere tutto lo spirito e tutti gli ideali, tutte le speranze e tutte le aspettative di un popolo.
Uno stato basato sul lavoro dei sui cittadini è "per se" uno stato democratico, con un alto livello di partecipazione, e con un sistema economico ad elevata redistribuzione della ricchezza.

La globalizzazione del pianeta non è l’origine dei problemi, la globalizzazione discende automaticamente dalla riduzione delle distanze figlia del progresso tecnologico che permette di comunicare in tempo reale con qualunque parte del pianeta e di spostare merci e persone in poche ore.
La globalizzazione è un fatto.
La gestione, ovvero la mancata gestione,  degli equilibri economici tra sistemi economici e politi fortemente disomogenei è la causa dei problemi.
Chi avrebbe avuto il compito e la possibilità di operare una transizione ha invece deciso di trarre il massimo profitto immediato e personale dagli squilibri commerciali e valutari.
Oggi la crisi economica ha messo in evidenza la insostenibilità del modello economico in cui un parte del mondo produce e l’altra consuma lasciando sul tavolo una montagna di debito, che alla fine risulterà non onorabile e neppure esigibile.
Oggi appare chiaro che si dovrà cominciare a governare la globalizzazione . E non mi stupirei del fatto che a candidarsi per questa funzione siano proprio gli stessi che avrebbero dovuto cominciare a farlo 15 anni fa e che nel frattempo si sono iper-arricchiti.
Direi che valgono tutte le considerazioni di ieri  del COMPASSO.
Vorrei anche ripeter un’idea che ho già espresso altre volte:
La maggior parte delle persone non ha idea di quanto poco costi alla produzione la merce che acquista, la maggior parte delle persone non ha idea dei ricarichi della catena distributiva.
Una delle funzioni dei blog potrebbeessere quella di rendere pubblici i veri costi alla produzione in modo da far capire alle persone cosa stanno comperando e come spendono i loro soldi, ma pare che su questo terreno nessuna delle "anime belle" del web abbia seriamente (per quanto ne so io, se avete notizie diverse per favore divulgatele) il coraggio di muoversi.
Questo perchè ciascuno potrebbe parlare con competenza solo dei propi settori e prodotti e nessuno vuole"sparare sul proprio pollaio".
 

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 12:16

7+

TI sono sufficienti le spiegazioni di wikipedia?

No comment.

Il Folletto

Scritto il 19 gennaio 2010 at 12:32

Di per sè un eccesso del risparmio può essere controproducente, come insegna la teoria economica classica, definendolo, appunto, un paradosso.
Se però il risparmio confluisce verso impieghi produttivi e soprattutto se il suo accumulo è indice di un’economia meno fondata sullo spreco, allora è cosa buona.
E’ importante che i consumi ripartano, ma lo facciano in modo sostenibile e l’economia registri progressi dal punto di vista del benessere e delle innovazioni piuttosto che non sulla massa monetaria e sull’illusione che essa si trascina dietro.
Complimenti per l’articolo
Saver http://isegretibancari.blogspot.com

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 13:32

autonomie, autonomie ritorno alle autonomie diversamente ci si avvolge sul problema senza via d’uscita

tuo cuggino

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 14:15

Il succo di tutto è qello che dice tuo cuggino.

Autonomie.

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 16:07

Autonomie o gabbie?
Un’alternativa potrebbe essere far pagare il costo "reale" del trasporto (carbon tax sul trasporto via nave) e far pagare in termini di dazi la differenza tra il costo della manodopera legato alla spesa per welfare rispetto ai paesi di origine. I fondi così creati dovrebbero essere fondi di scopo volti ad interventi di miglioramento delle condizioni dei lavoratori dei Paesi dove si è delocalizzato in modo, in ultima analisi, da stimolare la crescita della domanda interna. La Fiat vuole delocalizzare? Benissimo, per ogni operaio assunto all’estero versi un X all’INPS in Italia.
Quando io pago una BMW 30k€ pago anche il fatto che nel costo del lavoro sono comprese certe poste che probabilmente nel costo del lavoro cinese non sono incluse, pago il sistema di welfare, pago un sacco di esternalità che il prezzo della macchina cinese non include, ma che esistono e che è sensato che nel mio mercato esistano, altrimenti non potrei permettermi di pagare neanche la macchina cinese, alla lunga (e infatti ci stiamo arrivando).

Scritto il 19 gennaio 2010 at 16:58

In alternativa, come insegnano Hoppe ed i suoi epigoni, possiamo cancellare il welfare dai nostri paesi e diventare anche noi finalmente competitivi.

Che ne dite? Vi piace l’idea ?

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 17:34

Gli USA posseggono oro per il 15% della base monetaria, la Cina il 2%, adottando il sistema aureo si dovrebbe salire al 100%, poichè nel mondo ci sono 150.000 ton oro, in pratica il valore dell’oro dovrebbe quadruplicare a 5000 $/oncia.
Chi vuole e pensa che torneremo al sistema aureo si compri…un lingotto d’oro.

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 17:39

On Christmas Eve 2009, an $8 trillion addition to the federal debt was made by a single bureaucrat.

http://www.kitco.com/ind/Hunter/jan152010.html

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 17:45

Chissa come mai gli USA hanno il 15% delle riserve in Oro (non della base monetaria)……….mah………..non era una reliquia barbarica……e se non ce le avvesserò più, ad esempio perchè se le sono già vendute……cosa succederebbe?

Avanti chi vuole rispondere.

Il Folletto

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 19:47

In the last 2 years…

Food and beverage prices increased
5.6%

Cereal and bakery prices increased
11.5%

Sugar and sweets prices increased
11.8%

Cooking oils prices increased
11.6%

The cost of medical care increased
6.7%

Medical care services increased
7.1%

Hospital services increased
14%

The cost of education increased
10.7%

Educational books and supplies increased
14.9%

Scritto il 19 gennaio 2010 at 19:53

volete conoscere il miglior sito per traders del 2010 ????http://financialmarket-tradingefinanza.blogspot.com/

Scritto il 19 gennaio 2010 at 21:24

Icebergfinanza ha già parlato più volte di delocalizzazione o outsorcing in varie forme, non solo dal punto di vista tecnico o macroeconomico, ma esplorandone pure le conseguenze sociali:

http://icebergfinanza.splinder.com/post/11305279/L%27ONDA+DEFLAZIONISTICA+ASIATIC

http://icebergfinanza.splinder.com/post/12633358/L%27ONDA+DEFLAZIONISTICA+DEL+MER

http://icebergfinanza.splinder.com/post/21191624

Ciao Andrea

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 21:47

Inflazione in Inghilterra

oggi è uscita una notizia che nessuno ha commentato: in inghilterra, l’inflazione in dicembre ha fatto un balzo inaspettato, dal 1,9 di novembre al 2,9…
la notizia è uscita attorno alle ore 9.30, e in pochi secondi i titoli di stato inglesi sono crollati, con un balzo dei rendimenti…
è vero che il riferimento anno su anno scontava un notevole scalino, ma nessuno si aspettava un simile aumento, in % quasi il 50% in un solo mese…

secondo la normativa britannica, ora il presidente della Banca Centrale inglese dovrà scrivere una lettera di spiegazioni e giustificazioni…

non era Lei, Sig. Mazzalai, che aveva recentemente consigliato di acquistare titoli di stato? nessuna lettera/scritto di spiegazioni, da parte Sua?

Scritto il 19 gennaio 2010 at 22:20

Caro anonimo ma lei e lo stesso che continua ad estrapolare notizie e riflessioni da contesti che evidenziano diverse realtà…..

Provi ad aggiungere alle sue notizie questa che viene direttamente da Londra e precisamente da Yahoo.finance…..

"This record (annual) increase is due to a number of exceptional events that took place in December 2008," said the ONS.
The figures were skewed by lower inflation last year after the government had cut taxation on goods and services in December 2008 to help revive the economy as Britain struggled with recession.
That month, inflation was also lower because of falling oil prices and seasonal sales.
The British government had slashed VAT, or value added tax, to 15.0 percent in a bid to boost consumer spending.

Glielo traduco nel caso non conoscesse l’inglese:

Questo aumento annuale record è dovuto ad una serie di eventi eccezionali che hanno avuto luogo nel dicembre 2008 ha detto l’ ONS.

I dati sono stati falsati dalla presenza di una riduzione dell’inflazione lo scorso anno dopo che il governo aveva tagliato la tassazione su beni e servizi ….dicesi IVA nel dicembre 2008 tagliata al 15 %  per contribuire al rilancio dell’economia ……rilancio effimero dai dati aggiungo io!

Nel dicembre 2008, l’inflazione è stata inferiore anche a causa del crollo dei prezzi del petrolio e di saldi di fine stagione.

Dal primo di gennaio l’iva torna al 17,5 %
The Bank of England, tasked by Britain’s government with keeping annual inflation close to 2.0 percent, has forecast that the rate will fall back towards 1.0 percent later this year.

Coraggio non si scoraggi, riprovi e vedrà che prima o poi sarà più fortunato! Mi raccomando il segreto sta nel non estrapolare e non dichiarare il falso!

Mi auguro che come lettera di spiegazioni sia sufficiente a meno che non pensi di avere a che fare con uno dei soliti analisti che probabilmente è abbituato a leggere!

Distinti Saluti Andrea!

Scritto il 19 gennaio 2010 at 22:26

OUCH !
 
NAHB produces the Housing Market Index (HMI), a weighted, seasonally adjusted statistic derived from ratings for present single-family sales, single-family sales in the next six months and buyers traffic. The first two components are measured on a scale of "good" "fair," and "poor," and the last one is measured on a scale of "high," "average," and "low."
A rating of 50 indicates that the number of positive or good responses received from the builders is about the same as the number of negative or poor responses. Ratings higher than 50 indicate more positive or good responses.
Housing Market Index 
(Seasonally Adjusted)
2008 2009 2010 Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec Jan 18 16 16 17 14 9 9 8 9 9 14 16 15 17 18 19 17 17 16 15
 
Housing Market Index Components
(Seasonally Adjusted)
2008 2009 2010 Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec Jan
Single-Family Sales: Present
17 15 16 17 14 9 8 6 7 8 12 14 14 16 16 18 17 17 16 15
Single-Family Sales: Next 6 Months
27 23 24 28 19 18 16 17 15 15 24 27 26 26 30 29 26 28 26 26
Traffic of Prospective Buyers
16 12 13 14 11 7 7 8 11 9 13 13 13 13 16 17 13 13 13 12
Source: NAHB/Wells Fargo, Builders’ Economic Council (BEC) Monthly Surveys
NOTE:Revised data for Dec. ’09 and Preliminary data for Jan. ’10

Andrea

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 22:49

egregio Sig Mazzalai, Lei si è scordato di dire, oppure ha "estrapolato", come dice Lei, la notizia e l’evidenza, che tutti quei fattori che Lei ha correttamente ricordato ( e che io avevo riassunto nel termine" scalino" ) erano perfettamente noti a tutti i commentatori, analisti ed esperti del ramo…
nelle loro previsioni, tutti avevano messo in conto quei fattori stagionali…

ed è proprio per questo che il dato inflattivo uscito oggi è stato così sorprendente ("shocking", per Lei che conosce l’inglese, ma ancora scrive "abbituato" con 2 b…)…è stata una vera doccia fredda, riflessa nel crollo subitaneo dei titoli di stato…

e mi permetta di precisare che io "non continuo" ad estrapolare proprio un bel niente, visto che questa è solo la seconda volta che scrivo un commento qui, in 2 anni…

e visto il suo tono così gentile ed educato, non lo farò più…

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 23:01

 Bravo SD…prendi un po’ di sole pure per me che qua io sto a -7.
Concordo con il tuo post !
Un saluto
Massimo

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 23:26

#15
sei di una stupidità senza speranza
manipolare il pensiero altrui e ridurlo al proprio paradigma culturale è quanto di più deleterio esista per poter intavolare un discorso profico.
E’ del tutto evidente a te questo sistema ti stà più che bene

tuo cuggino

utente anonimo
Scritto il 19 gennaio 2010 at 23:30

#22
andrea non ha mai consigliato di comperare titoli di stato
forse l’hai letto da qualche parte oppure il tuo dattore di lavori ti ha detto di scrivere quel post (probabile)
tu e cucolo69 potete darvi appuntamento trovarvi e poi fate ciò che meglio vi pare

tuo cuggino

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 00:11

Cuculo, faccia come CuCulo, non Cucolo

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 01:35

scommettiamo ke SD è in vacanza in Thailandia??
o zona sud est?

Dai SD dove sei?

Altapata

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 01:49

nonostante il dollaro si rafforzi, l’oro trova forza per rivalutarsi ancora….

Obamination [da Obama e "abomination", ovvero orrore, disgusto, termine coniato per descrivere ciò che è successo agli Stati Uniti dopo l’elezione di Barack Obama

Scritto il 20 gennaio 2010 at 06:17

"….. non era Lei, Sig. Mazzalai, che aveva recentemente consigliato di acquistare titoli di stato? nessuna lettera/scritto di spiegazioni, da parte Sua?"

Mi sono rifatto alla sua proverbiale gentilezza e educazione, caro Anonimo, alle sua  richiesta di spiegazioni cosi esplicita…..cosi educata che non lascia affatto trasparire una voglia inconsueta di trovare il motivo per urlare al mondo che la realtà è quella che lei invece intravvede, di cercare di evidenziare come il signor Mazzalai invece prenda lucciole per lanterne.

Per quanto riguarda lo scalino, chi legge non sa di cosa di parla e allora bisognerebbe essere più trasparenti, e dire come stanno le cose.

Magari a Lei è dato di conoscere quanto questo fattore stagionale, ma non solo unico ed irripetibile, abbia inciso nella variazione. Secondo Lei una variazione del 2,5 % in una tassa sui consumi come l’IVA non ha inciso in maniera profonda sulla variazione complessiva….

Poi per la notizia "shocking" lasci perdere, sono mesi che il mercato vive di improbabili aspettative di inflazione, figurarsi se non è shocking, una variazione della quale non mi risulta che nessun commentatore, analista o esperto del ramo aveva mai esplicitamente dichiarato prima dell’uscita del dato.

Infine, in riferimento alla parola " abbituati", mi creda, mi sono solo adeguato alle Sue aspettative di inflazione, raddoppiando le s, per essere pronto quando il mondo verrà sommerso dalla vera inflazione!

La saluto. Andrea

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 09:02

Il risparmio sottrae materia prima  agli avidi (managers, politici, consumisti compulsivi, edonisti e cretini-creduloni di vario genere), è in sostanza una rete di protezione dagli avidi e dai loro misfatti.
Quindi ben venga il risparmio; bisogna, semmai, chiedersi dove allocare le proprie risorse per evitare che cadano nelle mani degli avidi.

REX

p.s.: per favore traducete dall’inglese, chi lo conosce male come me non ha tempo di interpretare le versioni che danno i traduttori elettronici (soprattutto se farcite di termini tecnici difficilmente traducibili) e va oltre vanificando gli sforzi di chi scrive nei commenti (vero Folletto).

utente anonimo
Scritto il 20 gennaio 2010 at 10:51

 penso che lo stimolo dato dall’articolo di Andrea non sia solo quello esclusivo del risparmio ma anche quello di un consumo Consapevole. 
Ad esempio, perché, con due bimbi piccoli che ne consumano 1 litro al giorno, devo pagare un litro di latte 1,60 euro quando lo stesso latte di alta qualità viene venduto dalla catena di distribuzione coop, conad, esselunga, ecc.., a meno di 1 euro e alcune volte a 80 centesimi ovvero alla META’? 
ecco la semplice riallocazione della nostra spesa in un caso anche così banale ci permette di vedere come alcune volte un consumismo cieco ci faccia sprecare risorse che poii possiamo allocare in modo più appropriato. 
nel mio esempio 80cent x circa300gg = 240 euro di risparmio che è meglio dare in beneficienza. 
saluti 
Alessio 

Scritto il 20 gennaio 2010 at 12:31

Alessio,

sciegliere il "primo prezzo" su uno scaffale del supermercato è una scelta personale validissima, ma non è consapevolezza.

La consapevolezza è cosa complessa, richiede molto lavoro e molte informazioni che normalmente sono non disponibili o difficilmente reperibili.

Il latte marchiato dalla catena distributiva è della stessa qualità del latte HQ delle marche indipendenti.

Se no non stiamo comparando due cose uguali.

Se si bisogna capire come sono calcolati e distribuiti i ricarichi.
Tenendo conto che il costo alla stalla va da €40 a €50 per 100 Litri (e che il prezzo alla stalla è sempre inferiore al costo ma poi ci sono i finanziamenti PAC…)
Quindi il latte deve essere trasportato, pastorizzato, distribuito e venduto.

Allora forse 0.80 €/l non sono "il prezzo giusto" forse è un prezzo "di marketing" (prezzo civetta) per far entrare le persone nel punto vendita e poi recuperare la differenza vendendo altri prodotti, essendo noto che uno non entra in un negozio GDO per comperare un solo prodotto.

Finchè non ci sarà consapevolezza su i costi di produzione (e qualità) e ricarichi di filiera dei prodotti, la consapevolezza del consumatore è basata sul nulla.

Sarebbe interessante veder nascere dei blog dove persone indipendenti si confrontano su i costi veri dei prodotti e su chi guadagna e chi no nella catena dalla produzione al consumo.

Internet sarebbe lo strumento ideale per mettere veramente in chiaro questi "misteri" ma chissà perchè nessun blogger ha ancora intrapreso questa strada.

Vedi Altapatagonia come Internet potrebbe diventare lo strumento per una vera spallata al sistema delle rendite di posizione e non un gioco di realtà virtuale.

Ovviamente non aspettiamoci nulla del genere dalle "associazioni dei consumatori"

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