ECONOMIA DELLO SPRECO: ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA!

Scritto il alle 10:12 da icebergfinanza

Un’atmosfera misteriosa e per certi versi leggendaria in Cina avvolge la figura di Lao -Tze, forse il più antico e grande saggio nato in quella terra.

" Fa più rumore un albero che cade che un’intera foresta che cresce " ecco un magistrale pensiero proveniente dalla saggezza cinese, un proverbio che oggi potrebbe essere modificato in questa maniera:

" Fa più rumore un ramoscello secco che cade che un’intera foresta che cresce."

Recentemente nel giorno dell’immacolata il Papa, ha rispolverato questo antico proverbio cinese in relazione all’informazione odierna:

«Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno dopo giorno si accumula. Così il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono».

Icebergfinanza come i lettori ormai sanno, racconta nella sua versione economica e finanziaria, la storia e le dinamiche di ormai molti ramoscelli secchi che questo sistema economico, il suo albero va perdendo ormai sistematicamente, ma nei suoi " MONDI_ALTERNATIVI " che potete trovare nel banner in cima alla home page, da ormai tre anni esplora settimanalmente o ogni quindici giorni, la foresta silenziosa e affascinante, vitale e fondamentale, che sta crescendo nella quotidianità della nostra vita, nelle porte accanto delle nostre comunità, cercando di crescere insieme nell’arma fondamentale che ognuno di noi ha a disposizione, ovvero la CONSAPEVOLEZZA, una foresta silenziosa che dovrebbe avere origine dai semi e dalle radici che sono nascoste nella FAMIGLIA, un terreno fertile che spesso la società dimentica e che, alle volte, sembra voler inaridire.

”Nella citta’ vivono, o sopravvivono, persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finche’ la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. E’ un meccanismo perverso,al quale purtroppo si stenta a resistere. La citta’ prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pieta’, o con una falsa pieta’. C’e’, invece, in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realta’ sacra, perche’ ogni storia umana e’ una storia sacra, e richiede il piu’ grande rispetto”. Da qui la constatazione che gli stessi ”mass media tendono a farci sentire sempre ‘spettatori’, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti ‘attori’ e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri”. ”Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della citta’ e’ irrespirabile. E’ vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere piu’ pulita la citta’. E tuttavia c’e’ un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. E’ l’inquinamento dello spirito; e’ quello che rende i nostri volti meno sorridenti, piu’ cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La citta’ e’ fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondita’. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili”.

Come più volte sottolineato, il Mondo che vi racconto, che esiste nelle vostre realtà, nelle vostre città, nei vostri paesi, nei vostri quartieri, da sempre, grande, meraviglioso, anche se silenzioso, con i suoi limiti ma con le sue immense potenzialità è il mondo sommerso di uomini e donne che agiscono, che non fanno rumore, progetti e realtà che da soli sostengono la speranza, piccole foreste che crescono nell’aridità di questo sistema.

Corpi che perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili…Nell’ultimo numero di  ALTRECONOMIA l’informazione per agire, al quale rinnovo l’invito ad abbonarsi, per tutti coloro che credono in questa foresta silenziosa che cresce giorno dopo giorno, un bel editoriale di Pietro Raitano ci accompagna nell’economia dello spreco, che lentamente inesorabilmente ci accompagna verso una deriva altrettanto silenziosa, che erode il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Il fallimento TOTALE del vertice di Copenaghen, dopo undici, ripeto undici giorni di parole portate dal vento, la favola della montagna partorisce il topolino di un accordo simbolo di un mondo diviso dagli interessi economici e corporativi che vengono prima dell’ Umanità stessa, un mondo nel quale, l’ Utopia di redistribuzione delle risorse ci porterà sino alle soglie di cambiamenti epocali e non necessariamente violenti, anche se il rischio è enorme.

Lasciamo il palcoscenico dello spreco di parole, all’assurdità di numeri e promesse che sempre hanno conosciuto il realismo del fallimento. Occupiamoci delle nostre piccole foreste, occupiamoci di piccole e silenziose, ma potenti radici che spingono le rivoluzioni dal basso.

Ogni anno il Natale ci pone di fronte al nostro bisogno di simboli. Il mercato se ne prende gioco mentre fa di tutto per autoalimentarsi e mantenere al potere le élite che lo governano: vendere cose che non esistono (migliaia di contratti futures su barili di petrolio virtuali, ad esempio), far passare per affari i rischi altrui (come i famigerati derivati, o tanti altri prodotti di finanza speculativa), spacciare i sogni (come i mutui subprime o le carte di credito), venderci cose già nostre (come l’acqua), svendere servizi pubblici che funzionano, costano poco e tutelano i diritti, per far guadagnare i privati (per poi abusare della parola “liberalizzazione”, come se questa avesse a che fare con la libertà).

E il mercato ci riempie di oggetti sapendo bene che ce ne libereremo il prima possibile (è l’obsolescenza programmata di cui parliamo da pagina 8). Lo spreco indotto dal mercato, quello che vediamo ogni anno a Natale, è un’arma di distruzione di massa che devasta il pianeta. Eppure la ripresa dei consumi è idolatrata come il dio che ci porterà fuori dalla crisi. O, almeno, da questa, in attesa di una nuova.

Ecco, noi non utilizziamo più gli oggetti. Noi li consumiamo, noi consumiamo il mondo proprio una candela come si consuma, simbolo votivo molto più natalizio di qualsiasi albero.

Al mercato noi vorremmo per una volta contrapporre simboli e significati. Già negli anni 70 e 80 lo psicoanalista americano James Hillman sosteneva che molti dei problemi psicologici della modernità nascono dal degrado dell’ambiente e dalla sua “povertà simbolica”.

 Quella della società dei consumi è una vana fuga dagli dei (Adelphi, 1991): tutti abbiamo bisogno di un ordine simbolico ed è pura illusione farne a meno, sostituendo i simboli con gli oggetti neutri del consumo. Gli oggetti non sono neutri, la trasformazione dell’ambiente e del paesaggio ha conseguenze dirette sulla nostra umanità sociale e psicologica. Scrive Hillman, citando Jung: “Gli dei sono diventati malattie. La causa dei nostri malesseri non sono immaginarie, bensì immaginali”.

 E per questo, dobbiamo riscoprire anche il senso della parola. “Con le parole -scrive ancora Hillman- noi possiamo modificare la realtà; possiamo far esistere, possiamo plasmare e modificare la struttura e l’essenza stessa del reale. L’arte della parola diventa modalità primaria per far muovere la realtà”. Ma se le realtà ultime sono solo gli oggetti, le cose, gli eventi materiali -cose morte, fuori da noi- allora il discorso non ha più alcuna efficacia. Flatus vocis, parole vuote, fiato sprecato.

Il consumismo, che ha il suo idolo -non il simbolo- nell’albero di Natale (carico di rifiuti in realtà, come quello che abbiamo messo in copertina) ci ha ammutolito.

In nome del mercato è stato fiato sprecato il vertice Fao sull’alimentazione di novembre, che avrebbe potuto contribuire a salvare milioni di vite umane. Fiato sprecato sarà probabilmente il vertice sul clma di Copenhagen, annichilito prima di iniziare dalle posizioni cinesi e americane. Riprendiamoci la parola, e con essa le nostre responsabilità.

Economia dello spreco, un sistema che induce al consumo, che sequestra le nostre vite con la minaccia del "RISCHIO SISTEMICO" di una disoccupazione dilagante se non si riprenderà a tutti i costi la strada dei consumi, esponenziali.  

Diciamocelo chiaramente questo mondo è sbilanciato verso una società dei consumi che foraggia solo l’aumento esponenziale di patrimoni e redditi che rinnega il problema principale, ovvero l’equilibrio, il bisogno di una più equa distribuzione dei redditi. Utopia, demenziale illusione? Allora prepariamoci ad una nuova depressione economica.

“La logica del consumismo – a detto Petrini, fondatore di SlowFood al Festival dell’Economia di Trento, – ci ha preso l’anima e si basa su tre pilastri: velocità, creazione di bisogni indotti e lo spreco. E’ lo spreco la follia del consumismo: dobbiamo combattere questa logica perversa. Bisogna andare in profondità e passare a consumi sostenibili, dove si privilegia la qualità alla quantità, dove si educano i giovani contro lo spreco, dove si educa ad una diversa attenzione al mercato. Non sono alchimie ma è la volontà di creare un nuovo umanesimo. Io, questo nuovo umanesimo, non ce l’ho, lo cerco  e lo auspico, ma sono convinto che ci dobbiamo misurare con i tre pilastri”.

 (…) All’ironia sferzante di Petrini ha risposto Cipolletta, con il sorriso del realismo “Lo spreco fa parte del nostro mercato, la nostra ricchezza che si basa anche sullo spreco.(…)

Il bello della Vita è che siamo tutti diversi, ognuno con le sue sensibilità, le sue certezze, le sue ideologie, le sue visioni, egoisti ed altruisti, ottimisti e pessimisti, ma noi amiamo definirci realisti, che mondo sarebbe se tutti condividessero le nostre idee.

Non condivido niente di quello che dici, ma sarei disposto a dare la vita per difendere il tuo diritto di continuare a dirlo. (Voltaire)…

Poi se qualche anima sperduta ci insulta per le nostre idee, le nostre convizioni, qualche anima che non conosce il senso del dialogo, del confronto, non importa, allora diventiamo più forti e la foresta continua a crescere, nelle nostre comunità silenziose, perchè noi amiamo la Vita, perchè non tocca a noi raccogliere quello che stiamo cercando di seminare, toccherà ai nostri figli, ai nostri nipoti che ogni giorno respirano l’aria della nostra testimonianza.

 

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20 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 19 dicembre 2009 at 08:46

A proposito di economia dello spreco: personalmente ho trovato impressionante la ricostruzione della situazione di penuria di alimenti che viene effettuata da un sito che visito da parecchio tempo. Semprerebbe assolutamente ben informato e molto dettagliato.
Vi confesso però che non dispongo degli strumenti critici e della competenza tecnica per comprendere se i report che vengono pubblicati sono davvero veritieri e credibili. Se tuttavia anche soltanto la metà delle notizie che vi si leggono sono vere, la vera crisi potrebbe avere il prossimo punto di impatto in questo settore:

 http://www.marketskeptics.com/

Non si tratta semplicemente di un impatto economico finanziario: qui c’è in gioco la vita di milioni di esseri umani.

Un caro saluto a tutti
Daniele

utente anonimo
Scritto il 19 dicembre 2009 at 08:46

A proposito di economia dello spreco: personalmente ho trovato impressionante la ricostruzione della situazione di penuria di alimenti che viene effettuata da un sito che visito da parecchio tempo. Semprerebbe assolutamente ben informato e molto dettagliato.
Vi confesso però che non dispongo degli strumenti critici e della competenza tecnica per comprendere se i report che vengono pubblicati sono davvero veritieri e credibili. Se tuttavia anche soltanto la metà delle notizie che vi si leggono sono vere, la vera crisi potrebbe avere il prossimo punto di impatto in questo settore:

 http://www.marketskeptics.com/

Non si tratta semplicemente di un impatto economico finanziario: qui c’è in gioco la vita di milioni di esseri umani.

Un caro saluto a tutti
Daniele

utente anonimo
Scritto il 19 dicembre 2009 at 08:46

A proposito di economia dello spreco: personalmente ho trovato impressionante la ricostruzione della situazione di penuria di alimenti che viene effettuata da un sito che visito da parecchio tempo. Semprerebbe assolutamente ben informato e molto dettagliato.
Vi confesso però che non dispongo degli strumenti critici e della competenza tecnica per comprendere se i report che vengono pubblicati sono davvero veritieri e credibili. Se tuttavia anche soltanto la metà delle notizie che vi si leggono sono vere, la vera crisi potrebbe avere il prossimo punto di impatto in questo settore:

 http://www.marketskeptics.com/

Non si tratta semplicemente di un impatto economico finanziario: qui c’è in gioco la vita di milioni di esseri umani.

Un caro saluto a tutti
Daniele

utente anonimo
Scritto il 19 dicembre 2009 at 08:46

A proposito di economia dello spreco: personalmente ho trovato impressionante la ricostruzione della situazione di penuria di alimenti che viene effettuata da un sito che visito da parecchio tempo. Semprerebbe assolutamente ben informato e molto dettagliato.
Vi confesso però che non dispongo degli strumenti critici e della competenza tecnica per comprendere se i report che vengono pubblicati sono davvero veritieri e credibili. Se tuttavia anche soltanto la metà delle notizie che vi si leggono sono vere, la vera crisi potrebbe avere il prossimo punto di impatto in questo settore:

 http://www.marketskeptics.com/

Non si tratta semplicemente di un impatto economico finanziario: qui c’è in gioco la vita di milioni di esseri umani.

Un caro saluto a tutti
Daniele

Scritto il 19 dicembre 2009 at 10:39

Già dal titolo mi si apre un variegato e vasto scenario…che mi riconduce a pensare allo spreco peggiore che ci possa essere, lo spreco umano e di vite…
Il post poi, letto tutto d’un fiato…mi ha lasciata senza fiato!
Mi porta a chiedermi cosa faccio e se faccio qualcosa di veramente determinante contro lo spreco materiale, ma ancor più contro quello spirituale!
E..senza alcun moralismo…
attenzione…Sprecare la nostra vita come quella altrui…non ci è dato ritornare per riparare!

Bisogna vedere quel che non si è visto,
vedere di nuovo quel che si è già visto,
vedere in primavera quel che si è visto in estate,
vedere di giorno quel che si è visto di notte,
con il sole dove la prima volta pioveva,
la pietra che ha cambiato posto.
José Saramago

… "Non riceviamo una vita breve, ma tale la rendiamo: e non siamo poveri quanto alla vita, ma la sprechiamo con prodigalità" (De Brevitate Vitae ) Lucio Anneo Seneca (4a. C. -65d. C. ).

"La Vita passa…non sprechiamola…"

La vita è tutto ciò che ci appartiene: niente va sprecato banalmente, niente può esser lasciato nelle mani del diavolo. Più ci avviciniamo a lei in manifestazione d’amore tanto più il suo oceano danzerà con le onde sino all’immenso firmamento. 
(B.Bruno)
L’Albero della vita ha radici profonde….

"L’Albero della Vita"
 
Un abbraccio e un sorriso a Tutti
Valentina

p.s..gran bel post davvero Capitano…ora lo rileggo..
per lo spreco di cibo si veda qui:
http://www.siticibo.it

utente anonimo
Scritto il 19 dicembre 2009 at 11:33

Uno dei più grandi uomini del secolo scorso, Il compianto PIERO PAOLO PASOLINI, ( al Quale l’umanità non ha ancora  reso il meritato e giusto omaggio), previde e scrisse tutto e di più, già negli ormai lontani anni sessanta/settanta.
Piero

utente anonimo
Scritto il 19 dicembre 2009 at 11:34

Grande Valentina, grande sensibilità la tua…
sensibilità di uno spirito poetico……la Poesia che
considero il concime dello Spirito. un salutone ed un abbraccio
da parte mia e di A.

*********************

Grande tema Capitano, che in vista del NATALE ci dovrebbe e non solo
in questo periodo farci riflettere…

Non c’è la cultura della manutenzione, non c’è la cultura nell’acquistare ciò di cui si ha effettivamente
bisogno, la DELOCALIZZAZIONE ha fatto sparire competenze artigianali "vecchie" di millenni,
che sapevano con maestria riparare oggetti ancora riutilizzabili.
 
Una società che produce grazie agli INCENTIVI ALLA ROTTAMAZIONE.
 
Una FOLLIA. Pensate a quando succederà agli umani.
 
Questa società del comprare e, qualche volta anche del non usare, ci porta a sovradimensionare
gli acquisti. ed e’ la cosiddetta  società dei diritti(nostri) e mai dei doveri(nostri) si, ma sempre degli altri
 
 
Cause ?
 
sempre più iindividualisti negli acquisti(consumi)…….e statalisti nelle entrate(invochiamo protezione sociale,
erogazione di incentivi, cassa integrazione, non per tutti, ma per quelli più organizzati, perchè se perdi
il lavoro alla FIAT è un conto, ma se lo perdi perchè lavoravi in una piccolissima impresa, che per mancanza
di crediti ha dovuto portare i libri in tribunale  allora son c**** acidi e nessuno se ne accorge).
 
 
Impera la cultura di privatizzare gli utili e socializzare le perdite……in tutti i settori…fino a quando? e la chiamano
POLITICA? un mondo di furbi……a quando una olimpiade della furbizia?
 

Ogni tanto sento "gridare" qualcuno al Pensiero Unico.
 
Siamo già omoggenizzati tutti i giorni  nei nostri comportamenti
e non ce ne accorgiamo, almeno che non si abbia  la forza  e la consapevolezza ad "essere diversi".
 
Viva la DIVERSITA’ ALTERNATIVA in questo mondo appiattito dal CONSUMISMO……e DAL BEBITO PUBBLICO …..la Master Card
dei governi.
 
 
Colgo l’occasione di augurare a tutti i compagni di viaggio
un sereno NATALE,  con la SPERANZA che il seme della
DIVERSITA’ attecchisca nelle nostre menti e nel nostro spirito
e ci faccia Ribascere tutti un po’ più consapevoli.
 
Carpe Diem
 

Scritto il 19 dicembre 2009 at 13:53

Grazie Carpe Diem!
Un carissimo saluto e un grande abbraccio a Te e a A. mi raccomando…ma in settimana mi faccio certamente sentire…e chissà, prima dell’attracco in un altro porto sicuro, potrei anche capitare da quelle parti …
chissà!!

Ciao
Valentina

p.s è apparsa una integrazione in grassetto, vado a leggere….
che è poi il fulcro di ogni non illusoria democrazia!!

utente anonimo
Scritto il 19 dicembre 2009 at 16:42

 il buon senso storico, la memoria dei grandi pensatori, giustamente rispolverata, speriamo diventi riferimento di chi poi prende le decisioni.
Nel frattempo, il nostro fruscio di fondo, deve diventare una bella sinfonia di riferimento, perchè tutti noi auspichiamo ad un mondo migliore, che decisamente non corrisponde al materialismo.
Buon Natale a tutti
Marco

Scritto il 19 dicembre 2009 at 17:42

Si…Tanto se non tutto, è già scritto da chi ci ha preceduto, perché, benché ci siano spinte inflazionistiche o deflazionistiche, il fluire dell’ esistere è una costante che ci accomuna…nessuno escluso…
E ciò che conta…come ci ricorda il Capitano in un altro suo post:
è…“l’Uomo, la sua forza interiore, la sua essenza”, non lo trovate  un concetto bellissimo! Oltre i confini di tempo e di spazio…oltre la storia stessa…

Ha ragione Marco, ha ragione Piero a proposito di Pasolini:

…” Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci. » (Pier Paolo Pasolini)”
Porto alla vostra attenzione anche La religione del mio tempo (1957-59) , ciascuno poi, in grado di trovare le proprie tracce di senso…(è molto più lunga leggetela)
…..
Così la mia nazione è ritornata al punto
di partenza, nel ricorso dell’empietà.
E, chi non crede in nulla, ne ha coscienza,
e la governa. Non ha certo rimorso,
chi non crede in nulla, ed è cattolico,
a saper d’essere spietatamente in torto.
Usando nei ricatti e i disonori
quotidiani sicari provinciali,
volgari fin nel più profondo del cuore,
vuole uccidere ogni forma di religione,
nell’irreligioso pretesto di difenderla:
vuole, in nome d’un Dio morto, essere padrone.
Qui, tra le case, le piazze, le strade piene
di bassezza, della città in cui domina
ormai questo nuovo spirito che offende
l’anima ad ogni istante, – con i duomi,
le chiese, i monumenti muti nel disuso
angoscioso che è l’uso d’uomini
che non credono – io mi ricuso
ormai a vivere. Non c’è più niente
oltre la natura – in cui del resto è diffuso
solo il fascino della morte – niente
di questo mondo umano che io ami.
Tutto mi dà dolore: questa gente
che segue supina ogni richiamo
da cui i suoi padroni la vogliono chiamata,
adottando, sbadata, le più infami
abitudini di vittima predestinata;
il grigio dei suoi vestiti per le grigie strade;
i suoi grigi gesti in cui sembra stampata
l’omertà del male che l’invade;
il suo brulicare intorno a un benessere
illusorio, come un gregge intorno a poche biade;
la sua regolarità di marea, per cui resse
e deserti si alternano per le vie,
ordinati da flussi e da riflussi ossessi
e anonimi di necessità stantie;
i suoi sciami ai tetri bar, ai tetri cinema,
il cuore tetramente arreso al quia…
E intorno a questo interno dominio
della volgarità, la città che si sgretola
ammucchiandosi, brasiliana o levantina,
come l’espressione di una lebbra
che si bea ebbra di morte sugli strati
dell’epoche umane, cristiane o greche,
e allinea tempeste di caseggiati,
gore di lotti color bile o vomito,
senza senso, né di affanno né di pace;
sradica i riposanti muri, i gomiti
poetici dei vicoli sui giardini interni,
i superstiti casolari dalla tinta di pomice
o topo, tra cui fichi, radicchi, svernano
beati, i selciati striati di una grama
erbetta, i rioni che parevano eterni
nei loro lineamenti quasi umani
di grigio mattone o smunto cotto:
tutto distrugge la volgare fiumana
dei pii possessori di lotti:
questi cuori di cani, questi occhi profanatori,
questi turpi alunni di un Gesù corrotto
nei salotti vaticani, negli oratori,
nelle anticamere dei ministri, nei pulpiti:
forti di un popolo di servitori.
Com’è giunto lontano dai tumulti
puramente interiori del suo cuore,
e da paesaggio di primule e virgulti
del materno Friuli, l’Usignolo
dolceardente della Chiesa Cattolica!
Il suo sacrilego, ma religioso amore
non è più che un ricordo, un’ars retorica:
ma è lui, che è morto, non io, d’ira,
d’amore deluso, di ansia spasmodica
per una tradizione che è uccisa
ogni giorno da chi se ne vuole difensore;
e con lui è morta una terra arrisa
da religiosa luce, col suo nitore
contadino dei campi e casolari;
è morta una madre ch’è mitezza e candore
mai turbati in un tempo di solo male;
ed è morta un’epoca della nostra esistenza,
che in un mondo destinato a umiliare
fu luce morale e resistenza.

Si tutto è già stato scritto, forse si tratta di fermarci a rileggere con occhi e animo nuovo…
Voler trovare, oltre ogni pavidità, si Pavidità ( questo è il male del nostro tempo, il nostro male) “quell’armonia di cose assai buone sul pentagramma delle umane credenze…”
Vorrei condividere, con Voi, ancora questa, occupo un po’ di spazio oggi, ma penso che ne valga la pena, a me piace molto…a supporto di ciò che scrive e ci dice sempre il Capitano;
(difficilmente scrivo in altri blog, ultimamente ho fatto un paio di interventi nel Blog di Paolo, dove riporto anche li, in forma anonima, ciò che segue:
da
http://www.evangelici.net/classici/me03luglio.html
I Grandi Predicatori
da "Meditazioni del mattino e della sera"di C. H.

Meditazione del mattino del 3 luglio

"Le vacche di brutta apparenza e scarne, divorarono le sette vacche di bella apparenza e grasse" (Genesi 41:4).Il sogno del Faraone è stato troppo spesso la mia esperienza. I miei giorni di pigrizia hanno rovinosamente distrutto tutto ciò che avevo fatto nei tempi di zelante operare; i miei periodi di freddezza hanno spento tutto il calore dei tempi di fervore ed entusiasmo; e i miei accessi di carnalità mi hanno fatto retrocedere dai miei progressi nella vita divina.Quanto è importante che ci guardiamo dalle preghiere scarne, dalle lodi scarne, da uno scarno operare, e dal fervore scarno, poiché essi divoreranno il grasso del mio conforto e della mia pace. Se trascuro la preghiera anche solo per un tempo, perdo tutta la spiritualità che vi è nella mia vita; se non attingo al cielo per ricevere nuovi approvvigionamenti, il vecchio grano nel mio granaio presto è consumato dalla carestia che imperversa nell’anima.Quando i bruchi dell’indifferenza, la cancrena della carnalità, e il marciume dell’accondiscendenza con se stessi, lasciano il mio cuore completamente desolato, e fanno languire l’anima mia, tutta la mia precedente fertilità e crescita nella grazia non giovano più a nulla.Quanto dovrei essere ansioso di non vivere più magri giorni di carnalità, né ore di brutta apparenza! Se ogni giorno camminassi verso l’obiettivo dei miei desideri dovrei raggiungerlo presto, ma la tiepidezza può tenermi molto lontano dal premio della mia alta chiamata, e derubarmi dei progressi fatti nel laborioso cammino. L’unico modo in cui tutti i miei giorni possono essere come le "vacche grasse", è nutrirli nei giusti pascoli, passandoli con il Signore, nel Suo servizio, nel Suo timore, e nelle Sue vie.Perché ogni anno non dovrebbe essere più gioioso di quelli passati, più ricco in amore, e utilità, e felicità? Mi avvicino alle colline del cielo, ho avuto più esperienze con il mio Signore, e dovrei essere sempre di più come Lui.O Signore, preservami dalla maledizione della magrezza dell’anima; fà che io non debba arrivare a gridare: "Scarno, scarno, guai a me!" ma che l’anima mia possa essere ben nutrita nella Tua casa, che io possa lodare il Tuo nome.

Buona serata
Valentina

utente anonimo
Scritto il 19 dicembre 2009 at 18:50

Un bene può essere impiegato per soddisfare un bisogno immediato. In questo caso si parla di bene di consumo. Il consumo è il fine dell’azione umana: rappresenta il soddisfacimento del fine (questa non è una difesa del consumismo, perchè il concetto di fine è astratto e si applica a qualsiasi cosa, non necessariamente materiale).
Una parte del prodotto può essere impiegata per soddisfare fini futuri, e questi si chiamano beni di produzione. Unendo assieme più beni di produzione è possibile ottenere beni di consumo futuri.
Le energie fisiche spese per raggiungere un fine rappresentano il lavoro. Le risorse naturali impiegate sono la terra (termine generico: anche un banco di sardine è considerata terra). Poi esistono i beni di produzione che non sono naturali, ma sono a loro volta prodotti: i beni capitali. I beni capitali si ottengono mischiando tre componenti: il lavoro, la terra e il tempo.
Esiste un fattore di produzione necessario, ma che è disponibile in quantità illimitata: l’idea tecnologica. Una volta imparato come ottenere qualcosa, la "ricetta" smette di essere un mezzo, e diventa una condizione generale dell’azione. Non potete fare il caffè senza saper usare la moka, ma, una volta imparato, non avete bisogno di comprare la ricetta.
I beni di consumo sono valutati in funzione del fine che consentono di raggiungere. I beni di produzione, invece, sono valutati in funzione del contributo che danno alla produzione dei beni di consumo. (NB: normalmente si dice che i prezzi derivano dai costi di produzione, in realtà sono i costi di produzione a derivare dai prezzi dei beni di consumo…).
La produzione richiede tempo: il tempo di produzione. A parità di condizioni, è sempre preferibile raggiungere i propri fini prima piuttosto che dopo. D’altro canto, un bene prodotto sarà utile per un certo periodo di tempo: il tempo di servibilità. A parità di condizioni, è sempre meglio avere un bene durevole piuttosto che un bene non-durevole.
 
Dal fatto che è meglio soddisfare un fine subito piuttosto che dopo si deriva una caratteristica universale dell’azione umana, che è la preferenza intertemporale. Gli uomini preferiscono l’oggi al domani.
Si dice che un individuo ha un’elevata preferenza temporale se valuta il domani molto meno di oggi, mentre ha una bassa preferenza temporale se valuta il domani poco meno dell’oggi. Chi vive alla giornata ha un’elevata preferenza temporale. Chi pensa a 20 alla propria pensione ne ha una bassa.
Non è possibile avere una preferenza intertemporale nulla: significherebbe dare valore all’attesa in sè (se aspettate due ore che escano le ballerine fuori dagli studios di una trasmissione non date valore all’attesa, ma al futuro panorama).
Il fatto che l’oggi valga sempre qualcosa in più del domani implica che, per fare aspettare qualcuno, in generale, dovrete dovrete dargli qualcosa in cambio: se chiedete, ad esempio, 1000€ in prestito, dovrete restituire qualcosa in più in futuro (ad esempio, 1050€). Il prezzo del tempo è il tasso di interesse puro. Il termine "puro" sarà chiaro in futuro: al momento accontentatevi di sapere che l’interesse non è soltanto la remunerazione dell’attesa (la componente "pura"), ma dipende pure dalle variazioni di prezzo e dal rischio di credito.
 
Consideriamo Robinson Crusoe su un’isola deserta. Arrivato sull’isola, comincia a rovistare nei cespugli alla ricerca di bacche. Le trova e le mangia. Questo è consumo.
Dopo essersi rassegnato a rimanere sull’isola per un bel po’ di tempo, comincia a pensare "Con una giornata di lavoro posso raccogliere 200 fragole. Se avessi un bastone per rovistare meglio, potrei raccoglierne 500 al giorno. Ma per fare il bastone mi serviranno cinque giorni di lavoro, e il bastone durerà dieci giorni, e poi diverrà inservibile". (Si noti che sto supponendo Robinson onniscente: conosce ogni singolo particolare rilevante del problema da risolvere, si trova in una situazione che non realistica).
Se decide di andare avanti senza bastone, continuerà a produrre 200 bacche al giorno. Se decide di costruire il bastone, starà cinque giorni senza produrre bacche, e poi ne produrrà 500 al giorno per dieci giorni. Per prendere una decisione deve valutare le due situazioni: meglio 3000 bacche distribuite uniformemente per 15 giorni, o 5000 bacche, distribuite uniformemente per dieci giorni, a partire dal sesto giorno?
Se siete studenti di economia, avrete già preso carta e penna e cominciato a scrivere: 200+200/(1+d)+200/(1+d)^2+…+200/(1+d)^14 = 500/(1+d)^5+500/(1+d)^6+…+500/(1+d)^14… da cui d=16.9%… i due piani sono equivalenti quando il tasso di interesse è del 16.9%, se il tasso è maggiore, conviene lavorare senza bastone, se il tasso è minore, conviene lavorare col bastone… bla bla bla…
Quanta fretta… nel ragionamento precedente c’era circa una tonnellata di ipotesi implicite:
– L’utilità di due corsi d’azione può essere misurata in base al quantità attuale (riportata al presente, dato un tasso di interesse…) di more prodotte.
– Esiste un tasso di interesse con cui fare i calcoli.
– E’ indifferente per Robinson raccogliere more o produrre bastoni.
Ma insomma: un po’ di rispetto per le scelte di Robinson: la vita è sua!
Il primo errore è che l’utilità non può essere misurata in quantità di more, perchè il valore è ordinale, e perchè il valore dell’N-sima mora è inferiore a quello dell'(N-1)-sima mora. Il secondo errore è che Robinson non può telefonare al suo intermediario finanziario per chiedere informazioni sulle mosse di Bernanke: il tasso di interesse lo dobbiamo ancora definire. Il terzo errore è che due lavori diversi possono essere diversamente faticosi, noiosi e pericolosi. Insomma: non esiste una scelta razionale per Robinson, risolvibile con un’equazione.
Robinson deve valutare un insieme di fattori (inutile rifare una lista…), e si trova di fronte al problema di dover confrontare valori di merci disponibili in tempi diversi: deve dare un valore allo scorrere del tempo.
E’ ovvio che è meglio avere 5000 more subito piuttosto che 3000 subito. Ma la disponibilità dilazionata diversamente nel tempo rende non ovvia la valutazione.
Se Robinson decide di produrre il bastone, deve risparmiare more (per mangiare mentre produce il bastone) e impiegare il proprio tempo in maniera indiretta: invece di produrre more direttamente, produrrà more future lavorando attualmente sul bastone.
Robinson effettua un investimento: utilizza i propri risparmi per provvedere al suo futuro consumo. Accumulando beni di produzione (capitali), Robinson è in grado di produrre più beni in futuro, o di produrre beni che non è possibile produrre senza un’organizzazione particolarmente complessa. E’ quello che vediamo nella realtà: un agricoltore con un trattore produce più di un agricoltore a mani nude; e una società complessa può produrre merci, come i lettori DVD, che non sono realizzabili nell’economia di una tribù (Neanche se tutti i membri della tribù hanno studiato ingegneria: implementare la tecnologia richiede capitale).
Per produrre beni capitali occorre risparmiare beni di consumo (non consumarli) ed impiegarli (investirli). Non è strettamente necessario restringere i consumi: mettersi a costruire il bastone a primavera, quando c’è più cibo, può consentire di risparmiare più more, senza dover ridurre i consumi.
I beni capitali tendono a rovinarsi nel tempo. Il bastone può spezzarsi, i macchinari possono diventare obsoleti, la linea di produzione può diventare inutile per un cambiamento dei gusti dei consumatori (nel nostro caso, dei gusti di Robinson). Per ripristinare la struttura del capitale occorre continuare a risparmiare ed investire. Se si risparmia troppo poco, il capitale si consuma; se si risparmia più del necessario, si accresce.
Al momento stiamo supponendo una situazione di certezza: il futuro è noto e bisogna valutarlo. Il mondo in cui viviamo non è così: nel nostro mondo è necessario agire imprenditorialmente.

Robinson impiega il suo tempo per costruire un bastone per produrre più more. Immagina che il bastone durerà 10 giorni, che produrrà 500 more al giorno e che impiegherà 5 giorni per costruirlo. Se sbaglia a valutare questi fattori, può commettere un errore. Magari, dopo aver costruito il bastone, scopre un bastone simile (caduto da un albero) che poteva svolgere la stessa funzione: ha sprecato cinque giorni per niente. Forse, dopo averlo costruito, si rende …

utente anonimo
Scritto il 19 dicembre 2009 at 18:56

conto che è meglio dare calci alle palme e mangiare le noci di cocco, scoprendo che non vale la pena di utilizzarlo per produrre more (e, di riflesso, non valeva la pena di costruirlo).
Si tratta di errori nella valutazione delle condizioni future. Di fronte all’incertezza tutti rischiano di commettere errori. Ogni individuo si trova ad avere a che fare con l’incertezza nelle proprie scelte: ogni individuo deve cercare di immaginare le conseguenze delle proprie azioni. Nella prasseologia, l’individuo che si trova di fronte all’incertezza agisce come imprenditore. Se le sue previsioni sono corrette, guadagnerà un profitto, altrimenti subirà una perdita.
In un mondo di informazione perfetta non esistono imprenditori, come non esistono profitti e perdite. In un mondo del genere ci saranno salari, interessi e rendite, ma non profitti. Possiamo considerare l’imprenditorialità come l’insieme di tutte le funzioni non puramente meccaniche svolte da un uomo: intelligenza, creatività, perspicacia. In un mondo di certezza, dove tutto ruota uniformemente allo stesso modo senza soluzione di continuità, non c’è bisogno di imprenditori, ma non c’è bisogno neanche di uomini.
A priori non è possibile conoscere il risultato dei propri sforzi, ma a posteriori è possibile giudicarli e correggere, se necessario, la rotta. E’ a posteriori, dunque, che si valutano i profitti e le perdite.
Si noti che la funzione imprenditoriale è svolta da ogni individuo ogni qual volta si trova in condizioni di incertezza. Stiamo, infatti, sviluppando le conseguenze della logica dell’azione, e non ci stiamo occupando del ruolo sociologico dei capitalisti-imprenditori.
Il lavoratore che rimane disoccupato perchè ritiene di poter trovare un lavoro migliore a breve, ad esempio, agisce imprenditorialmente: si trova di fronte all’incertezza e cerca di prevedere cosa lo aspetta nel futuro. (il lavoratore che aspetta due anni prima di trovare lavoro perchè i salari sono tenuti troppo in alto dai sindacati non è un imprenditore: è una vittima dello stato "sociale"…).

Scritto il 19 dicembre 2009 at 18:56

Ciao a tutta la ciurma,
ciao Andrea, grazie di quest’altro tuo lavoro,grazie per aver citato Papa Benedetto…………vorrei commentare lungamente,anche su Petrini,che è un piemontese come me,lo farò domani assolti i compiti di nonna.
Buona domenica a tutti,
Grazie Valentina di essere sempre presente,grazie Carpe Diem, ieri ed oggi non ho fatto a tempo di leggervi tutti.
Oltre alla presenza dei soliti a cui vien voglia di martellare le dita, perché penso che usino solo quelle senza far passare per cervello e  cuore le loro argomentazioni,ho notato che abbiamo fra di noi il Folletto,benvenuto!!!
Domani nel tardo pomeriggio sarò presente dopo aver letto tutto di tutti…..
Grazie Andrea
Buona domenica a tutti!
Per gli auguri di Natale abbiamo ancora tempo……….
Vorrei sentir parlare di Gesù Bambino e non di Babbo Natale……….ma si sa potremmo offendere la suscettibilità di alcuni parlando di Cristo bambino…………..
Ma mi domando, sappiamo ancora cos’è "il Natale"
Riflettiamo e navighiamo
Ciao

utente anonimo
Scritto il 20 dicembre 2009 at 12:37

NO

utente anonimo
Scritto il 20 dicembre 2009 at 13:34

Montecristo.

Buon Natale a  tutti.

utente anonimo
Scritto il 20 dicembre 2009 at 15:31

Raccogliere qua e là oziosamente minuscoli pensierini di seconda mano e combinarli a casaccio secondo un principio qualunque di altisonante e demente insensatezza

Scritto il 20 dicembre 2009 at 16:25

Ciò che rimane quando tutto perisce è il volto delle cose così come sono. Quando non c’è alcun luogo dove volgersi, ri-volgiti al volto che ti sta dinanzi, guarda in faccia il mondo. Lì sta la dea che dà al mondo un senso che non è né mito né significato; che è questa cosa, che ho davanti come immagine: il suo sorriso una gioia, una gioia che è “per sempre”.
(James Hillman)

Un ottimo regale di Natale…un regalo per sempre di James Hillman, Il Codice dell’anima, Adelphi.

sempre su James Hillman:
http://www.worldmind.com/Cannon/Culture/Interviews/hillman2.html

Valentina

p.s Buona Feste anche a Te Montecristo e ai Tuoi cari, farò i saluti a tutti, più avanti nella settimana…

utente anonimo
Scritto il 21 dicembre 2009 at 01:36

ciao gente. leggendo l’articolo, a metà ho trovato la parola obsolescenza. e allora mi è venuto in mente in video che ho visto. e allora ve lo posto. questo. http://www.youtube.com/watch?v=fRrpNgIG0jA e il bello, al minuto 2.50 vi dicono chi ha inventato il consumismo. un economista. ahh ahh. vi consiglio vivamente di vedere la parte 1. e la parte 3. poi ditemi. questo è il nostro mondo. questo è il mondo che i nostri politici idioti ci vogliono far vivere. senza dimenticare quei criminali chiamati industriali. del cazzo. tipo cippolletta. se non li fermiamo distruggono il pianeta. avetr visto no, il flop della conferneza di copenaghen. a questi interessa solo il denaro. pur di farne a quintalate vendebbero anche la loro madre. va beh. vi saluto. bye DORF

utente anonimo
Scritto il 21 dicembre 2009 at 03:32

Popolazione attuale: 6,791,300,000
Stima popolazione 2040: 9,000,000,000
Senza una drastica politica sulle nascite qualsiasi accordo sulle emissioni sarebbe solo un paliativo.
Chi ha il coraggio di proporre la sterilizzazione forzata dopo il 1mo figlio?
Nessuno, nemmeno i cinesi.
Per quanto riguarda le emissioni: dovranno calare per forza visto che il Peak Oil e’ previsto per il 2020.
Uranio: ai presenti livelli di consumo ce ne rimane abbastanza per 29 anni.
Mi chiedo pero’ quale sia il problema: e’ la razza umana ad essere in pericolo, il pianeta, con le sue molte altre forme di vita, una volta spariti noi si riprendera’ molto presto.

Scritto il 22 dicembre 2009 at 12:51

 Carissimi naviganti,

promesse da marinai le mie, giungo solo oggi…….
Che dire ?
Un breve accenno su Petrini e su quanto egli ha fatto per riportare alla "Terra Madre" l’attenzione delle masse, è certamente un plauso quello che gli dobbiamo e quale piemontese sono orgogliosa di avere conterranei come lui.
Riflessioni su un anno che volge al termine,un anno denso di sentimenti e di sensazioni nuove: tanti amici con cui percorrere il nuovo anno che sta per arrivare,con tante preoccupazioni ma con tanta Speranza.
Non siamo più soli a combattere la "crisi" si sono consolidate amicizie forti e profonde che certamente saranno produttive per quelli che ci crederanno fino in fondo, è veramente stupendo che tutto questo sia nato in rete fra persone sconosciute le quali oggi stanno provando a fare progetti e programmi  che un domani,speriamo prossimo,potranno sollevare o perlomeno migliorare le condizioni di molti.
Sento il dovere di ringraziare dal più profondo del cuore Andrea,al quale va il merito di essere riuscito a coinvolgerci nelle sue analisi,nei suoi sensibili messaggi che vanno oltre ad una informazione sulla finanza e sull’economia.
Nei commenti che quotidianamente possiamo leggere sul blog troviamo argomenti che condividiamo ed altri che contestiamo.
A coloro che "vedono" ed hanno il coraggio di sperimentare i "mondi alternativi" che Andrea ci propone, va tutta la mia condivisione e mi stringo alle loro argomentazioni.
A coloro che amano solo contestare e non sono propositivi per il futuro dico che vivere "questi tempi" solo protestando e puntando il dito su tutti e su tutto non porta da nessuna parte.
A coloro che condividono la mia Fede oso dire che sono giunti i tempi in cui dobbiamo testimoniare Quello in cui crediamo,con azioni forti e concrete che facciano riflettere coloro che ci stanno accanto ed altri che avvicineremo.
Voglio ricordare le parole del Papa,all’Angelus di domenica scorsa:
" Oggi, come ai tempi di Gesù, il Natale non è una favola per bambini, ma la risposta di Dio al dramma dell’umanità in cerca della vera pace. “Egli stesso sarà la pace!” – dice il profeta riferendosi al Messia. A noi spetta aprire, spalancare le porte per accoglierlo. Impariamo da Maria e Giuseppe: mettiamoci con fede al servizio del disegno di Dio. Anche se non lo comprendiamo pienamente, affidiamoci alla sua sapienza e bontà. Cerchiamo prima di tutto il Regno di Dio, e la Provvidenza ci aiuterà. Buon Natale a tutti! "
A coloro che diffondono la cultura del "Babbo Natale" con serie infinite di pupazzi appiccicati alle finestre ed ai balconi oso dire,torniamo a difendere quella che è la nostra tradizione,rifuggiamo le spese pazze,usciamo dal Natale consumistico che ci ha travolti………….il vero senso del Natale è un altro,non è una slitta con otto renne alla cui guida troviamo un vecchio con la barba bianca………….Insegniamo ai nostri figli ed ai nostri nipoti la vita di Cristo e raccontiamo loro "la Buona Novella" senza nasconderci dietro a fittizie figure che lasciano solo spazio a spese senza senso……….
Ogni volta che vedo un babbo natale attaccato ad una finestra mi viene una voglia matta di andare a toglierlo……e non mi sento pazza!
Sento nostalgia del profumo di mandarini le cui bucce arrostiscono su di una stufa a legna,sento nostalgia del suono delle zampogne (sono anni ed anni che qui da noi non si sentono) ………..nell’attesa della mezzanotte per andare insieme a tutta la famiglia alla Messa di mezzanotte.
Mi sto riferendo agli anni che hanno preceduto il boom del decennio 60/70
anni in cui di soldi ce n’erano pochi (meno, assai meno di oggi)
anni in cui non si sapeva che cosa erano le famiglie allargate,
anni in cui ogni bimbo aveva il suo papà e la sua mamma vicino ( se la guerra glieli aveva restituiti sani e salvi)
anni in cui l’avidità non la si conosceva,
anni in cui si doveva sudare di fatica per campare ma…………non si chiudevano le porte di casa, ci si fidava l’uno dell’altro, non si temeva il vicino di casa…………
anni in cui la Famiglia era il bene più prezioso,così come lo è anche oggi, nonostante nessuno la difenda più come bene primario,e la si vorrebbe distruggere con leggi europee che per non offendere alcuno vorrebbero anche togliere il termine di papà e mamma e/o genitori.
Ai giovani dico,abbiate il coraggio di formare una famiglia,abbiate il coraggio di fare figli senza tanti calcoli economici, in barba a chi dice che la sovra popolazione distruggerà il pianeta……….
Scusatemi,mi sono lasciata andare, il messaggio che vorrei far passare è solo quello che, io ho trovato "UNA FAMIGLIA" in tutti quanti voi,ognuno col proprio carattere,ognuno con le proprie visuali, ma tutti con un Capitano che ci conduce in modo mirabile,con pacatezza,saggezza e sensibilità che non pensavo più di trovare in questo mondo attuale.
Che io creda in Cristo non è più una novità,che io metta nelle Sue mani il nostro cammino è forse risaputo, ragazzi……….se non Lo conoscete provate a cercarLo  ed il mio augurio per questo Natale è che LO troviate !!!!

 

BUON  NATALE  A  TUTTI  QUANTI !!!!

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