SOTTO LA BANCA L' ETICA NON CAMPA, PRIMA O POI SENZA l' ETICA LA BANCA CREPA.

Scritto il alle 19:55 da icebergfinanza

 

 

Come i Compagni di Viaggio, ben sanno, su Icebergfinanza non si parla di politica, politica intesa nel senso di schieramento politico, anche perchè ormai, con il passare del tempo, la nostra politica, ma non solo, assomiglia più ad una palude maleodorante, nella quale l’acqua dei valori e dei principi spesso ristagna.

Secondo Aristotele, la politica è la determinazione di uno spazio pubblico dove tutti i liberi cittadini possono partecipare o l’amministrazione del bene comune a servizio di tutti. Il filosofo Max Weber sottolineava invece, come fare politica non fosse altro che una sorta di spirazione "legittima" al potere e al monopolio dell’uso della forza.

Direi che in questi anni, spesso il pensiero accademico e la stessa finanza hanno esercitato la politica weberiana, hanno direttamente o indirettamente sequestrato la vita democratica, hanno sequestrato la democrazia, in nome non del bene comune, ma dell’aspirazione al potere nelle mani di pochi eletti in grado di produrre ricchezza per tutti.

In questa occasione ascolteremo alcune osservazioni di due politici, ma pregherei chiunque di confrontarsi non sulla fonte delle affermazioni, ma sui contenuti, a prescindere da quale orizzonte arrivano. Invito tutti ad esprimere le loro opinioni, non sempre è possibile, restare silenti, non esiste essere umano che non ha qualcosa da dire, da condividere, pur sempre, nel rispetto della libertà dell’altro.

Tempo fa l’attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini ad un convegno dal titolo " Come muoversi tra banche ed etica " ripreso dal SOLE 24 ORE scrive:

La storia insegna che il rapporto tra l’economia, la finanza e l’etica è stato sempre un rapporto profondamente dialettico e, a volte, conflittuale. Da una parte, infatti, il termine "etica" è polimorfo, vasto, cambia significato nel tempo e in relazione a contesti sociali differenti. Dall’altra parte, di economia e, soprattutto, di finanza si parla male o bene sin da tempi remoti. Da Aristotele a Bertolt Brecht, che condannano l’antica attribuzione usuraia di banche e banchieri, fino ad Amartya Kumar Sen, economista indiano dei nostri giorni (Premio Nobel per l’economia nel 1998) che, contrapponendosi a numerosi studi teorici, sostiene il «ruolo sociale altamente positivo che la finanza assolve. Un ruolo creativo che è stato una leva potente anche per la cultura e la scienza».

Come abbiamo spesso visto,  Amartya Sen richiama spesso il distacco che è avvenuto tra l’economia e l’etica, secondo il quale è sorprendente il carattere consapevolmente " non etico " dell’economia moderna e l’evoluzione di questa disciplina in gran parte quale derivato dell’etica.Come abbiamo visto spesso in passato, Adam Smith, è stato principalmente un professore di Filosofia Morale all’Università di Glasgow, che ha scritto la "Teoria dei sentimenti morali" il suo primo saggio, un’opera che attira l’attenzione del filosofo Hume e quella di molti studenti dell’epoca che raggiungono Glasgow attirati dall’idea di assistere alle sue lezioni e diventa uno degli argomenti di conversazione preferiti dell’epoca. Non credo che Sen sia sino in fondo convinto del suolo sociale altamente positivo che l’attuale finanza creativa assolve

Possiamo dire che il ruolo della finanza è positivo o negativo non tanto per la sua essenza, quanto per l’utilizzo che ne fa «l’uomo in quanto soggetto economico».
Dell’uso positivo della finanza si sono occupati diversi studiosi, in particolare dal momento in cui il cosiddetto "Terzo settore" si è affermato come coprotagonista delle politiche sociali e ha visto svilupparsi al suo interno l’esperienza dell’erogazione di servizi attraverso forme imprenditoriali. Servizi rivolti, soprattutto, alle fasce deboli della comunità, sperimentando innovativi modelli d’intervento per la promozione dell’inclusione sociale e coinvolgendo le istituzioni locali in strategie operative basate sul principio della sussidiarietà.

La finanza "etica", infatti, è concepita come espressione del motore finanziario a supporto del "no profit" e come promotrice nella diffusione dei valori propri dell’economia sociale di mercato.

La visione che Yunus, fondatore del microcredito ha della finanza etica non è proprio quella di un sistema a supporto esclusivo del "no profit" ma è una visione che abbraccia la massima soddisfazione possibile sociale, il che non esclude il profitto. Scrive Yunus: “Il business non va confuso con la carità, qui si tratta di imprese a tutti gli effetti (…). Un’impresa con finalità sociali deve essere condotta come una vera azienda, con prodotti, servizi, clienti, mercati, spese e ricavi, ma con l’imperativo del vantaggio sociale al posto di quello della massimizzazione dei profitti. Invece di cercare di accumulare il livello più alto possibile di profitti finanziari a solo beneficio degli investitori, l’impresa con finalità sociali cerca di raggiungere un obiettivo sociale”.

La finanza etica propone un vero e proprio approccio alternativo all’idea di finanza tradizionalmente intesa. Com’è noto, quest’ultima concerne gli scambi di capitali tra operatori in deficit che abbisognano di finanziamenti per la propria attività produttiva.La tendenza in atto negli ultimi anni, tuttavia, evidenzia come l’economia reale si stia sempre più "finanziarizzando", orientandosi cioè verso il profitto derivante esclusivamente dal trasferimento di capitali da un luogo all’altro del pianeta, senza curarsi degli effetti che il medesimo determina sull’economia reale, rappresentata dalla produzione e dall’occupazione.

La finanza etica, contrariamente, non rifiuta i meccanismi di base della finanza, quali l’intermediazione, la raccolta, il prestito, l’efficienza nelle sue diverse accezioni; tuttavia, si propone di riformularne la gerarchia dei valori di riferimento: la persona prima del capitale, il progetto prima del patrimonio, l’equa remunerazione prima della speculazione. Quindi, oltre al tradizionale rapporto "rischio/rendimento", la finanza cosiddetta "etica" presta attenzione a un’altra variabile costituita dal riflesso che l’attività finanziaria ha sull’economia reale, modificando in senso socio-ambientale gli stessi comportamenti finanziari e, in particolare, ponendosi come obiettivo il finanziamento di tutte quelle attività che si muovono in una prospettiva di sviluppo sostenibile. (…)

Le dimensioni mondiali della crisi finanziaria e le conseguenze non soltanto economiche, ma soprattutto sociali che essa sta provocando, hanno innescato forti aspettative da parte dell’opinione pubblica affinché si recuperi una dimensione etica nello svolgimento in concreto dell’attività economica.

Su questo ho seri dubbi, sono molti quelli che oggi parlano di etica, di aspettative di una nuova dimensione etica, ma pochi, molto pochi quelli disposti a giocarsi in prima persona per questo obiettivo….se tu non sei "etico", perchè dovrei esserlo io. E allora si attende che qualcosa cambi, senza peraltro cambiare se stessi.

Le istituzioni politiche hanno cercato, non sempre con la necessaria tempestività, di farsi interpreti della richiesta di una netta inversione di tendenza per ricondurre le dinamiche dell’economia a regole e a principi generali in qualche modo definibili in termini di "morale".

Secondo Partha Dasgupta, le norme sociali sono più importanti delle regole, dello Stato di Diritto in quanto le istituzioni pubbliche tendono a funzionare sole se, alla base, i rapporti sociali sono innervati dalla fiducia reciproca.

Non credo che si tratti solo di tempestività, le istituzioni politiche, spesso sono troppo prese nel loro intreccio ideologico, politico, avvolte in un latente e continuo, conflitto di interesse, fatto di lobbies e di potere, per farsi portatrici di un cambiamento, un cambiamento che non può che venire dal basso, dagli uomini di buona volontà, appoggiati da qualche istituzione locale virtuosa. Come dice Sen …. Se è vero che gli individui in realtà, perseguono incessantemente e senza compromessi solo il loro ristretto interesse personale, allora la ricerca della giustizia verrà intralciata a ogni passo dall’opposizione di tutti coloro che abbiano qualcosa da perdere dal cambiamento proposto. Se invece gli individui, come persone sociali, hanno valori e obiettivi di più vasta portata, che includono  la comprensione per gli altri e un impegno verso norme etiche, allora la promozione della giustizia sociale non dovrà necessariamente fronteggiare un’incessante opposizione a ogni cambiamento."(…) 

Kahlil Gibran, amava ricordare che “Lo spirito in ognuno di noi si manifesta negli occhi, nell’espressione e in tutti i movimenti e i gesti del corpo. Il nostro aspetto, le nostre parole, le nostre azioni non sono mai più grandi di noi stessi. Giacché è l’anima la nostra dimora, gli occhi ne sono le finestre e le parole i messaggeri.”

Credo che da sempre la politica e l’economia sono sfere della vita sociale che rifiutano qualsiasi intrusione della sfera " spirituale " ed "esistenziale" dell’uomo. E’ affascinante vedere come l’uomo costruisce, regole e regolamenti, come un enorme castello di sabbia, pronto per essere spazzato via dalla tracotanza, avidità e superbia, del genero umano, dimenticando che senza il cemento dei valori, senza la sfera "spirituale" dell’uomo, regole e codici, sono barriere effimere, che il vento può spazzare in qualsiasi momento, come la crisi in corso a dimostrato.

Ecco che dietro all’angolo, mormorano gli integralisti dell’utopia etica, un sogno, un illusione, che a sua volta non può che essere spazzata via dall’essenza stessa dell’uomo, dal suo egoismo.

Negli anni scorsi si è verificata una generalizzata elusione, quando non si è trattato di un vero e proprio rifiuto, delle regole e dei vincoli esistenti; in larghi comparti del sistema economico e finanziario, era maturata la pretesa di poter fare da sé e di dover rispondere solo alle logiche proprie del mercato. Ciò che preoccupa di più è che questa convinzione ha accomunato, oltre che tanti (troppi) operatori economici, le stesse autorità chiamate istituzionalmente a svolgere funzioni di vigilanza (…).

Negli ultimi anni si è adottato, fortunatamente non da tutti gli organismi competenti a livello internazionale, ma purtroppo da alcuni dei più autorevoli, un approccio completamente opposto. (…) A una parziale deregolamentazione si è poi aggiunta la propensione sempre più forte di alcuni operatori economici a inventare continuamente attività e iniziative che sfuggissero a qualunque disciplina, che si muovessero in una sorta di limbo, al di fuori da vincoli e limitazioni.

E  qualcuno crede veramente che qualche regola sia sufficente ad evitare una nuova crisi, una nuova depressione, che sia essa antropologica o economica, crede realmente che a costringere qualcuno a non fare questo o quello possa cambiare le carte in tavola.

Mentre il dibattito si concentra sulla crisi economica e finanziaria, nessuno ha il coraggio di parlare di crisi antropologica, crisi di valori e mancanza di senso etico e civile, mancanza di rispetto, rispetto della vita.

Pura illusione, se non cambia la gallina, non cambia neppure l’uovo.

A sostenere culturalmente questi atteggiamenti è stata la tesi, nettamente predominante nella dottrina economica, per cui la maturità ormai raggiunta dalla scienza economica giustificava la rivendicazione della piena autonomia delle sue logiche non riconducibili, neanche indirettamente, a principi e criteri più generali, men che mai di carattere morale.

Affascinante davvero la tesi che circolava tra gli illuminati accademici del libero mercato, la piena maturità raggiuntà, il massimo del pensiero razionale possibile.

La scienza economica è così diventata una disciplina troppo autoreferenziale, tutta compresa in tecnicismi esasperati e del tutto avulsi dalla realtà concreta. (…) È di tutta evidenza che il rafforzamento dell’autoregolamentazione non è di per sé un elemento negativo a condizione, tuttavia, che negli operatori vi sia la capacità di assumere pienamente le proprie responsabilità e di adottare comportamenti che non siano ispirati a logiche esasperatamente egoistiche e opportunistiche.

E qui si torna sempre alla responsabilità individuale, al senso di rispetto che un individuo dovrebbe avere per l’altro, nessuna regola o codice è in grado di bloccare, l’avidità e la tracotanza, che sempre ci sono state e sempre ci saranno. Il tentativo è di far pendere la bilancia dalla parte dei valori, piuttosto che da quella della massimizzazione di tutto ciò che produce il nulla.

Quando ciò non avviene, come l’esperienza recente ha dimostrato, l’attenuazione dei vincoli e dei poteri di regolamentazione e di vigilanza da parte delle autorità pubbliche e l’ampliamento dello spazio di discrezionalità demandato agli operatori economici finisce per ampliare le occasioni per abusi e scorrettezze. Cosa che è puntualmente avvenuta.
Prova ne sia il fatto che anche istituzioni finanziarie prestigiose hanno continuato, contro ogni logica aritmetica, a promettere ai propri clienti rendimenti sempre superiori alla media. È stata solo incompetenza? O, invece, alla radice del deficit etico del capitalismo contemporaneo c’è l’inversione della gerarchia tra politica ed economia, che spesso diviene pura e semplice subordinazione della prima alla seconda? (…)

Subordinazione della politica all’economica o alla finanza, non scherziamo, se potesse la politica e per certi versi già lo fa, subordinerebbe la finanza e l’economia alle sue esigenze, che non sempre sono quelle del bene comune.

Sono gli uomini che fanno le istituzioni e non sempre le istituzioni, che plasmano gli uomini.

Per quanto concerne specificamente il settore finanziario, la centralità assunta dall’obiettivo della massimizzazione dei profitti e dalla crescita della redditività ha indotto gli operatori a una spasmodica propensione al rischio e alla creazione incessante di prodotti innovativi sostenuta, in particolare, negli Stati Uniti, da politiche monetarie fortemente espansive. Solo la gravità dell’ultima crisi ha indotto ad avviare una fase di drastico ripensamento delle logiche adottate in precedenza e in parte anche un’autocritica delle tesi sostenute per troppo tempo.
In particolare, è stata rimessa in discussione la sicurezza – diventata una forma di vero e proprio fondamentalismo di mercato – di una crescita continua e apparentemente ininterrotta e sono emerse le preoccupazioni sugli effetti distorsivi che una crescita di quel tipo può produrre soprattutto in termini di equità e di distribuzione del reddito.

Alleluia, ma suppongo che se qualcuno ricorre al termine sostenibilità e senso del limite, ci sarebbe sempre qualcun’altro che correrebbe a misurare la sostenibilità della sostenibilità. 

Colpiscono, a questo riguardo, le profonde e da tutti condivisibili riflessioni svolte dal Papa nella sua recente Enciclica, Caritas in veritate, in cui affronta a 360 gradi il tema del rapporto tra etica ed economia (…)

Le parole del Papa in realtà,  colpiscono più di quello che avrebbero colpito,  se le stesse fossero state pronunciate durante uno dei cicli del "migliore dei mondi possibili", la crescita infinita che questo sistema economico,  proponeva sistematicamente ai suoi figli. Come più volte scritto, oggi vi è una tale inflazione di etica, un abuso della parola etica che coloro che approvano la splendida enciclica del Papa, qualche anno fa, viaggiavano verso altri orizzonti e oggi all’improvviso convergono nella stessa direzione. Di San Paolo folgorati sulla via di Damasco, ne vedo ben pochi.

Qui si ripropone il valore di quel modello di economia sociale di mercato che rappresenta il frutto più maturo e proficuo dell’evoluzione delle democrazie europee nelle quali il riconoscimento dell’importanza della libera espressione delle potenzialità d’innovazione e di crescita dello spirito imprenditoriale si coniuga con l’attenzione alla tutela dei soggetti più deboli, siano essi lavoratori, risparmiatori o consumatori.

Nella realtà, etica e profitto non sono in contrasto. Dal punto di vista teorico, l’approccio etico al capitalismo può rappresentare la via di soluzione della contrapposizione tra la dottrina del salario "come variabile indipendente" e la dottrina liberista di "salario come livello minimo di sussistenza stabilita dal mercato".

La visione di un capitalismo sorretto da principi etici sembra attualmente la più funzionale al raggiungimento del massimo profitto con il contemporaneo rispetto dei valori umani, e determina la possibilità di realizzare quello che Michael Novak (1933, vivente, filosofo statunitense, teorico dell’economia e studioso di scienze sociali) chiama "capitalismo democratico".
L’etica, infatti, non solo contrasta efficacemente gli aspetti negativi del capitalismo, ma consente uno sviluppo più armonico dell’economia, combattendo la dissipazione di risorse dovuta a fenomeni di corruzione e consentendo una giusta competizione globale. (…)

Ma l’etica non può animare profondamente l’attività finanziaria provenendo dal di fuori del sistema, l’etica deve emergere dal suo interno. A tal proposito, si deve ricordare che sono sempre di più gli operatori economici che dichiarano di garantire condizioni di lavoro più umane, d’ispirare le loro condotte a standard di comportamento etico-sociale, di contenere l’impatto ambientale, di non utilizzare manodopera minorile, ovvero di porre particolare attenzione alla qualità e alla sicurezza dei prodotti, utilizzando marchi internazionali per certificare la propria attività.

Sempre di più, ma ancora infinitamente pochi per creare una rivoluzione etica. 

Infine, voglio sottolineare la sostanziale impossibilità di creare un sistema sanzionatorio in grado di garantire l’effettiva cogenza delle regole etiche. In realtà, l’unica forma di sanzione finisce per essere proprio l’insuccesso commerciale, determinato dalla scelta dei consumatori-utenti di non acquistare i beni o i servizi da un operatore economico che non soddisfi determinate aspettative dal punto di vista etico.

Ecco perchè tempo fa scrissi della forza devastante del CONSUMO CRITICO. 

Ma questo potere sanzionatorio dei consumatori presuppone non solo la conoscenza dei reali comportamenti posti dall’azienda, e questo è naturalmente strettamente connesso con il principio di trasparenza soprarichiamato, ma, soprattutto, che i consumatori siano anche disposti a spendere un po’ di più pur di "spendere meglio" e contribuire così al soddisfacimento d’importanti bisogni sociali.

Chiamasi anche Consapevolezza che presupone un minimo di Fatica e Responsabilità!

Credo che proprio quest’ultimo aspetto possa chiarire la necessità che le regole etiche non siano solo imposte dall’alto, ma presenti soprattutto all’interno del sistema. Per tale motivo, non è possibile delegare solo ed esclusivamente allo stato il compito d’indirizzare l’economia in chiave etica. Lo stato deve fare la sua parte, ma tutti gli attori del sistema – le banche, le imprese, gli intermediari, gli utenti finali – devono sentire, anche nella più piccola decisione, il peso di questa responsabilità.

Alche qualche tempo dopo, sempre sul SOLE 24 ORE, FrancoDebenedetti, risponde a Fini con un pezzo dal titolo " Sotto la banca l’etica non campa. " Tralascio volutamente alcune provocazioni di natura politica.

È insidioso il "muoversi tra etica e banche": al convegno di Cento che si intitola a questo tema, Gianfranco Fini, partito da considerazioni sulla "banca etica", finisce per identificare le cause della crisi con una serie di comportamenti posti in atto dagli operatori (Solo l’etica fa da antidoto agli errori della finanza, Il Sole 24 Ore, 18 settembre 2009).  

L’idea di "banca etica" è in circolazione da tempo. Si caratterizza per la gerarchia dei valori di riferimento: «La persona prima del capitale, il progetto prima del patrimonio, l’equa remunerazione prima della speculazione"» e per l’obbiettivo: finanziare attività di sviluppo sostenibile. Scelta assolutamente legittima, ma che nasconde un’insidia: l’appropriazione indebita del qualificativo "etico" per sè, diventa accusa di "deficit etico" per gli altri.

L’insidia nascosta consente ora alla banca etica di proporsi come modo di fare banking "diverso". Diverso da chi? Diverso dalla storia millenaria di questo mestiere e dal ritratto che ne fanno gli economisti, diverso quindi da quanto ci ha suppostamente trascinato in questa crisi.

Così la banca etica esce dall’àmbito limitato in cui era necessariamente confinata, coltiva l’ambizione di promuovere generalizzati comportamenti di correttezza, equità e trasparenza. Pensa di innescare un circuito complesso: che parte dalla selezione del merito di credito, accordato preferenzialmente a clienti che internalizzino anch’essi quella gerarchia di valori e pratichino attività di sviluppo sostenibile; e si trasmette a consumatori che rifiutino di acquistare beni o servizi da operatori economici "non etici", e siano disposti a «spendere un po’ di più pur di spendere meglio e contribuire così al soddisfacimento d’importanti bisogni sociali».

Una sorta di addizionale Iva: "etica", naturalmente. E se poi non bastasse a chiudere il cerchio, ai correntisti ci pensa lo Stato con la garanzia dei depositi.

Pura ironia fine a se stessa, come l’ormai famosa manina che da tempo si posa sulle spalle di tutti coloro che sono visti come figli di un’illusione che sistematicamente la storia, spazza via. Eppure sino a poco tempo fa, nessuno parlava di etica, di banca etica, di finanza etica, di microcredito e cosi via.

 
Ma alla sorgente della crisi c’è davvero una visione (im)morale, o non piuttosto regole e istituzioni?

E dai con le regole, con i commi, i codici, …..le virgole. Mettiamo la pena di morte per coloro che praticano il falso in bilancio, coloro che commettono reati finanziari, reati spesso sul confine per essere considerati veri e propri crimini contro l’umanità, sempre che la speculazione sul grano, sull’acqua e via dicendo, sia da confinarsi per l’ennesima volta ad un sano sistema di fornitura di liquidità ai mercati, altro dogma demenziale degli illuminati, figli del libero mercato, del pensiero razionale.

 A Cento, ci si muove nello spazio concettuale, quello che va sotto il nome di "etica ed economia", vago e con un equivoco di fondo: la differenza tra ethos pubblico ed etica privata. Il mercato, per funzionare, ha bisogno di consenso sociale, e questo si forma anche sulla base di ethos condiviso. L’ethos può essere più restrittivo della lex: ad esempio vanno contro il consenso sociale bonus stratosferici, anche se erogati in base di un contratto valido. Chi non ne tiene conto, rischia di tagliare l’albero su cui è seduto: perché ci sarà qualche politico populista che cercherà di sfruttare lui il richiamo al consenso sociale.

Ma l’unica etica civile è quella del rispetto della legge. Poi ogni individuo, o gruppo di individui, è libero di darsi limiti più restrittivi di quelli previsti dalla legge, e di impegnarsi al suo rispetto, sperando di riuscire a modificare col tempo l’ethos collettivo.

E qui torniamo sempre al problema principale; siamo sicuri che il rispetto della legge prescinde da "limiti" valori e comportamenti etici, che un individuo deve prima sentire e fare suoi, per poter osservare una legge, per giusta o cattiva che sia.

Come diceva don Milani…. " In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siamo cambiate. (…)

La promozione della "finanza etica" è cosa diversa dal ricorso all’"etica nella finanza". La prima è uno strumento comunque destinato a restare nell’ambito locale, che si regge, per sua stessa ammissione, sul contributo dei "consumatori finali" (e sulla garanzia dello stato sui depositi).

Certo, in ambito locale, ma mille gocce fanno un mare, e possono idelamente ripulire la palude di questo sistema finanziario.

La seconda ambisce ad avere portata generale, che trova la causa di crisi passate e presenti nei comportamenti degli individui: e se questi non sono sanzionabili a norma di legge, interviene con qualcosa che colmi il presunto vuoto normativo. Il problema, come argomenta Guido Tabellini sul Sole di martedì 22 settembre, è che in tal modo ci si impedisce di individuare le cause e di approntare i rimedi.

Ecco quindi il pensiero accademico, l’ " Etica nella finanza " impedisce di individuare le cause e di approntare i rimedi, perchè si tratta solo di problemi di natura esclusivamente scientifica e non certo umanistica, vero, la natura umana, l’aspetto antropologico, centra ben poco…….è un po come dire che se una nave finisce contro gli scogli, è un problema di timone, non certo di colui che tiene il timone.

«Che cosa economizzano gli economisti?» si chiedeva Dennis Holme Robertson. «Amore», rispondeva. L’economista amico di Keynes voleva significare che per affrontare i problemi della ricchezza e della scarsità non si deve contare su grandi risorse di altruismo sociale.

Analogamente, si potrebbe rispondere: «Etica». A significare che per regolare il sistema finanziario, e il modo con cui esso alimenta l’economia, è più facile, ed efficace, cambiare le regole che modificare gli uomini.

Certo, come del resto è più facile cercare di cambiare noi stessi, piuttosto che aspettare che cambi il pensiero unico, il pensiero di uomini che guardano  esclusivamente alle regole, al timone, alla nave, dimenticando i valori, l’uomo e la sua essenza, il capitano che guida la nave.

Con una semplice raccomandazione, ovvero che le regole non siano troppo stringenti, soffocanti, che non disturbino più di tanto, che non siano noiose, che lascino spazio alla fantasia, che non ammortizzino la creatività, l’innovazione, lo "spirito animale" dell’economia e della finanza,  l’esaltazione collettiva, di un mondo che sogna regole come castelli di sabbia, castelli che un giorno il vento abbatterà nello spazio di un istante, dimenticando il cemento dei valori e dell’etica, di norme sociali condivise.

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46 commenti Commenta
Scritto il 3 ottobre 2009 at 01:15

no . no lasciammo l’etica come un giudizio tra pari come una legge non scritta all’interno di una tribù ,all’interno di una comunità di un albo professionale allarghiamola alla società, alla comunità ,all’umanità tutta da ma questa non può sostituire regole e leggi scritte chiare che dettano vincoli comportamentali ed organismi di controllo che tutelino tutti.
Questa crisi è avvenuta proprio per la mancanza di regole atte a tutelare chi che sia dalla arroganza del potere politico e finanziario . Nel sistema finanziario americano che pure ha delle regole molto migliori del nostro,la politica non è riuscita o è stata complice dell’oligopolio bancario che ha operato contro le leggi anti trust eternamente in conflitto di interessi, condizionando i mercati facendo trading sono state vittime della loro stessa ingordigia alimentando con un credito eccessivo l’espansione economica di società che usavano il credito per fare acquisizioni e non per migliorare i prodotti o processi ma attraverso acquisizioni conquistare quote di mercato per acquisire posizioni dominanti senza curare lo sviluppo . eppure in America ci sono leggi anti trust che anche obama riuscirà difficilmente a far applicare tanto è forte l’oligarchia delle banche. L’eccesso di credito per ottenere bonus ha innescato la bolla dei mutui facendo crescere a dismisura i prezzi delle case e sarebbero bastate poche regole sulla concessione dei crediti per non farsi succedere ciò. Anche in Italia le banche si sono accodate al trend americano e sono stati concessi mutui al 100 per 100 del valore della casa comprensivo delle spese per acquistarla pur di prendere i premi. Questa cosa nel paese di Pulcinella è stata ampiamente sfruttata per fare truffe alle banche anche in grande stile. Ora i mutui si concedono solo all’80% del valore accertato con perizie restrittive e sulla base del reddito certo. Se ci fossero leggi e regole che permettessero l’accesso al credito uguali per tutti anche gli imprenditori se ne avvantaggierebbero e non sarebbero schiavi di politici e della discrezionalità che ha sicuramente un prezzo. Il mercato non impara è pronto a ripetere gli stessi errori se da essi l’oligarchia può continuare a guadagnare . vedi la Kraft che vuole acquisire la Cadbury naturalmente con i soldi delle banche vuole espandersi nel mercato delle merendine tagliando posti di lavoro senza creare nuova ricchezza e il mercato ha brindato. In Italia dove il falso in bilancio non è reato dove il premier si vanta di essere un punttaniere dove è accusato di operazioni a danno degli azionisti mediaset dove ha sollecitato ad acquistare titoli specifici come si fa ad affidarsi all’etica. regole e trasparenza ,organismi di controllo accesso alle informazioni . (Propio oggi ho passato più di 1 ora per cercare di sapere quali sono gli azionisti rilevanti della società ALERION CLEANPOWER S.P.A e non ci sono riuscito vorrei sapere se ha mai ottenuto un permesso per un impianto di aereo generatori direttamente dalle regioni e non ci sono riuscito se qualcuno ci riesce me lo faccia sapere per favore .
mi aiuterebbero a capire quello che per me e’ un piccolo giallo.)
booooo forse ho eddo un pacco di cavolate, chi decide se le regole sono giuste?o se sono etiche ?
forse il risultato ma troppo tardi.
capitano mi fai pensare troppo!
comunque grazie

COSTITUZIONE ITALIANA
ARTICOLO QUINTO
CHI CIA’ I SOLDI HA VINTO

Scritto il 3 ottobre 2009 at 01:20

caro mazzalai, x quanto riguarda HUME rileggiti TALEB. che è veramente forte col suo cigno nero. libro da te menzionato, e che devo dire veramente ben fatto. lo smonta hume. e soprattutto smonta questo sistema finanziario pagliaccione, fondato su quella puttanata che è la curva di GAUSS. la mediana, la varianza, e altre cazzate simili. e tu lo sai, perchè l’hai letto il libro. quando dice che circa 15 anni fà, gli economisti, che non sono MAI riusciti a smentirlo, perchè hanno torto marcio, hanno dovuto accettare le sue tesi. e si son detti…cazzo, ma finora abbiamo sbagliato. dobbiamo re-imparare da zero il nostro lavoro di economisti. e che hanno fatto? uff che palle!! troppo faticoso. e cosi’ purtroppo, non è cambiato nulla. e nelle nostre scuole, ai nostri figli, si continuano ad insegnare quelle vigliaccate economiche che stanno distruggendo il mondo. quindi anche alla bocconi ,e alla luiss insegnano quella schifezza di economia usuraia!! poi i politici sono solo i camerieri dei banchieri. quello sanno fare, e basta!! ma come si fà ad essere cosi’ anormali da andare ancora a votare? solo le pecore lo fanno. poi x quanto riguarda il papa e la sua enciclica. mi fa da ridere. senti mazzalai, leggiti questa enciclica, che è molto ma molto più seria. http://www.simec.org/scarica-i-documenti/doc_download/5-rerum-novarum
ma poi scusa, è mai possibile che tu posti solo pseudo economisti stranieri? o gente che parla di etica che non siano italiani? forse è meglio che guardi in casa nostra, in italia. e ti dico, e ridico a tutti, la persona più etica e onesta che è esistita in italia è il grande GIACINTO AURITI. bisognerebbe fargli un monumento. perchè dici che no si può far niente? balle!!! sei tu no, che sostieni il potere del consumo critico. e allora io do dei consigli pratici, e fattibili già da lunedi’ mattina. 1) a marzo si vota? regionali o altre cazzate? bene. non si và a votare, oppure si fa scheda nulla. risolto. 2) lunedi’ mattina andate tutti in banca a ritirare tutti i vostri soldi. se avete nostalgia della vostra banca ladra, laaciate giù 100euro. ok? non mi pare difficile. o avetfe paura della vostra ombra? 3) cosi’ facendo impedite a questi usurai di usare il vostro, ripeto vostro, non loro, denaro, e cosi’ gli impedite di usare il trucco diabolico della riserva frazionaria. non è complicato. è questione di vita o di morte. o voi o loro. decidete in fretta!!! poi caro mazzalai, x quanto riguarda ratzinger guardati questo.
http://www.youtube.com/watch?v=94CIUuUU1pI quindi, che altro dire?? vogliamo svegliarci o no? salute a tutti.
DORF

utente anonimo
Scritto il 3 ottobre 2009 at 02:18

dorf vedo che la grinta non ti manca,quale cura fai?Io penso che la tua cura e’ la pensione bella che prendi e ti da’tranquillita’.Allora se vuoi mantenerti la pensione fa’ in modo che i soldi restino in banca altrimenti da lunedi’ te la puoi scordare .Indicaci invece se noi possiamo fare la banca mettendoci insieme.Non e’ mai tardi per rimediare,sono con te Auriti e’ stato una persona onesta,da imitare.Ciao Natalino

Scritto il 3 ottobre 2009 at 07:49

Caro Scalper chi le scrive le leggi chi le fa forse gli stessi che sono stati ad osservare in questa crisi o forse le lasciamo scrivere al destino se non cambia il cuore dell’uomo le leggi non servono praticamente a nulla. Se esiste il falso in bilancio esiste pure chi lo depenalizza e chi lo condona per non parlare di altro. Caro Dorf il tuo atteggiamento non mi piace non mi piace proprio per niente come non piace quella sorta di arroganza di depositario di verità assolute che accompagna i tuoi pensieri. Spero di essere stato abbastanza chiaro. Andrea

Scritto il 3 ottobre 2009 at 08:22

“La Nave senza Valori”

Scritto il 3 ottobre 2009 at 08:35

“La Nave senza Valori”
II

Scritto il 3 ottobre 2009 at 08:39

Ci rinuncio, comunque erano immagini sintetiche…chiare…inequivocabili…
Ciao
Valentina

utente anonimo
Scritto il 3 ottobre 2009 at 09:13

Su una cosa ti do ragione Dorf , sul non votare…

Sul resto sei esaltato, tu quanto Auriti detto il Pazzo.

CRISALIDE

utente anonimo
Scritto il 3 ottobre 2009 at 09:19

Montecristo:

E’ un pò di tempo che non scrivo,purtroppo sono impegnato con il lavoro e sono occupato 14 ore al giorno,però continuo ,quando posso a leggere gli articoli di Andrea che sono sempre una fonte inesauribile di cultura e insegnamento per tutti.Saluti a tutti a presto.

utente anonimo
Scritto il 3 ottobre 2009 at 11:45

¨In quella piazza ci troveremo gli stessi politici che a parole combattono lo scudo fiscale e poi nei fatti mancano in parlamento nel momento in cui potrebbero mettere in crisi il sistema. Credo che questa roba ci stia sulla testa e non ci riguarda fino in fondo perché noi siamo censurati da sempre. Avete notizia delle lotte nei CIE, ad esempio? Della gente pestata a sangue? Di quelli messi in galera perché hanno volantinato in una sede della lega Nord? Del trattamento alla Caselli contro gli studenti (62 arresti preventivi prima del g8 all’aquila)? Dei lavoratori diffidati a circolare in una provincia (Biella) perché protestavano per il loro licenziamento? Ne sapete poco, vero?
Bene, è tempo di elettroshock. ¨
http://pensareinprofondo.blogspot.com/

per Montecristo,14 ore? hehe e poi dicono che nn c´e´lavoro..! :)
Altapata

Scritto il 3 ottobre 2009 at 11:56

“La Nave senza Valori”
(III uffa!!)

Siccome sono “cocciuta” ci riprovo ora, nel dubbio di esserci riuscita la descrivo, (scusandomi con il Capitano per lo spazio che ho occupato questa mattina)

Da sempre la Nave e il Viaggio sono la metafora dell’esistenza…

E’ un Grande relitto arrugginito, arenato sulla riva…indiscutibili i segni del tempo…
Una Grande arrugginita metafora…

Al timone della nave senza Valori:
La stasi del pensiero
La “ruggine” dei sentimenti
I buchi dell’anima
Ma con la sua presenza il mare ci sussurra dell’altro…

«È strano scoprire l’intensità che l’uomo ha nei confronti della voglia di vivere: basta una bolla d’aria rubata da una grotta ideale, sommersa dal mare, per dare la forza di continuare quella lotta basata su un solo nome: speranza.»
Ambrogio Fogar

Va bè dai…
Buona Giornata a tutti
Valentina:-)

p.s Ciao Montecristo, il lavoro quando c’è va tenuto stretto…!! :-)

Scritto il 3 ottobre 2009 at 13:57

crisalide sei una merda umana. sei tu il pazzo. se imparassi a leggere di auriti. ma cosa vuoi, sei limitato.

utente anonimo
Scritto il 3 ottobre 2009 at 14:21

L’etica non può prescindere da un discorso teoretico.
Cos’è la verità? La risposta a questa domanda permetterà di tracciare le coordinate per una giusta rotta del comportamento.
La cultura occidentale, di fronte alla potenza della domanda, tace. Il silenzio è agghiacciante, poi si sente farfugliare qualcosa, rimasugli conoscitivi provenienti dal calderone del proprio sapere. Sempre con il beneficio del dubbio però.
Il presupposto e il problema sono il nichilismo, l’ultimo approdo raggiunto nel nostro lungo viaggio.
Andrea ti chiedo perchè il bene piuttosto che il male? Ma soprattutto perchè il bene e il male sono tali.

è la prima volta che posto in questo blog, vi apprezzo molto e siete un importante patrimonio conoscitivo, il richiamo alla filosofia in qualche modo mi tira in ballo. Dal mio punto di vista il problema non è l’etica ma la verità e così le cose si complicano maleddettamente. Il naufragio a mio avviso non è dovuto all’irresponsabilità di una creatura supponente e tracotante che trama meditando sul suo profitto, ma all’incapacità di capire che senza verità si è nella contraddizione e in essa ciò che siamo resta occultato.
pierluigi grasso

Scritto il 3 ottobre 2009 at 14:23

Cari Dorf e Crisalide, siete invitati ad accomodarVi in tutt’altri lidi…..vedo, come spesso accade, che gli argomenti non vi mancano, considerando che dell’argomento non vi importa granche, vi auguro buona navigazione.

Andrea

Scritto il 3 ottobre 2009 at 15:27

Come anello
agganciato all’infinito
raccolgo sassi
ombre
timori
(Graziella Bertante, L’incredulo sorriso)

ma….la verità

(La verità fuori, di Simone Ridi
http://www.fotocommunity.it/)

Scritto il 3 ottobre 2009 at 15:34

Bhe…la trovate qui…
http://www.fotocommunity.it/pc/pc/display/13565506

p.s era venuto bene…ma se ogni vota devo provare due volte diventa estenuante, interessante il tuo intervento pierluigi!
Ciao
Valentina

utente anonimo
Scritto il 3 ottobre 2009 at 16:07

NON ESISTE UN’UNICA VERITA’
però esistono individuo realizzati e per questo felici…………ecco più che sulla verità il mondo contemporaneo va in corto circuito sul secondo punto che credo possa tranquillamente ricongiungersi da qualche parte con le riflessioni di andrea
quello della verità è un falso problema semmai il punto focale può essere “il senso”

utente anonimo
Scritto il 3 ottobre 2009 at 17:07

Caro anonimo 17,07
Affermare “non esiste un’unica verità!” è una verità o un’ipotesi?
Se è una verità allora vorrà dire che la tua affermazione in quanto vera non può essere contraddetta, purtroppo però contraddice la tua affermazione e annulla il tuo stesso intervento.
Il corto circuito del mondo contemporaneo nasce dal fatto che nel pensare, dire, fare qualcosa noi siamo persuasi di avere a che fare con il vero ma simultaneamente quel vero si autoelimina perchè sa di non poter essere tale.
La schizzofrenia non è un problema clinico ma un problema filosofico e logico.
Se per “senso” intendi il significato che la vita ha nella pienezza del suo essere, sono daccordo con te. Tuttavia credo che se il “senso” è il “valore” la “certezza” la “stabilità” allora non siamo distanti dal termine che ho usato. A me non piace la parola “verità” l’ho utilizzata perchè ha un impatto immediato.
pg

Scritto il 3 ottobre 2009 at 17:33

verità o non verità….
“Tuttavia continuerò ad ascoltare l’oscuro ordine che mi viene da dentro, continuerò a tentare e ritentare.
Questa è la molla che fa funzionare il mio piccolo orologio”.
(Hesse)

utente anonimo
Scritto il 3 ottobre 2009 at 18:03

Etica e verità sono concetti su cui è molto complesso parlare.
Da quello che ho sempre osservato la verità e l’etica sono strettamente connessi al concetto di giustizia e leggi.
Da quello che ho visto la verità è quella che scrive il gruppo dominante, il più forte o il vincitore di uno scontro (di qualunque tipo).
Di solito chi vince non rappresenta mai una maggioranza, ma quasi sempre un’élite piccola e ben strutturata.
Questo scrive e stabilisce la verità.
Quindi alla fine la verità e la giusizia prevarranno?
Lasciate che vi risponda: -Certamente la giustizia prevale sempre!-

-IL Compasso-

utente anonimo
Scritto il 3 ottobre 2009 at 19:50

La filosofia ( l’etica in particolre )permette di arrivare alla distinzione tra bene e male, ricerca le giustificazioni razionali delle valutazioni morali.
Andando a vedere “come stanno le cose” il criterio di verità è l ‘EVIDENZA.
Legato a tale criterio si ha il criterio del dubbio metodico (Cartesio, Husserl) che permette di arrivare a cosa sia impossibile dubitare e quindi porta alla verità.
Certo la filosofia ed ancor più la metafisica non è come la geometria dove dai postulati (evidenti) possiamo dedurre i teoremi, tuttavia possiamo suddividere in una molteplicità di concetti quel reale che vogliamo conoscere e che ci appare confusamente nell’esperienza.
Per effetto della LIBERTA’ di scelta, possiamo esprimere valutazioni morali, parlare di doveri (imperativo categotico di Kant) e di diritti umani che sono inconcepibili se l’uomo non è libero e anche colui che si professa amorale o relativista non è mai coerente con la sua teoria e dichiara ingiusta l’offesa ricevuta.
7+

utente anonimo
Scritto il 3 ottobre 2009 at 20:59

Compasso fai una osservazione sacrosanta; da sempre la terra è palcoscenico di conflitti. I contendenti sono i possessori di rappresentazioni ritenute vere, giuste, leggiferabili e proprio in virtù di queste caratteristiche si ritiene debbano essere diffuse. Con le buone o con le cattive. Quando i contendenti si oppongono si confligge ed è ovvio che prevale il più forte. Interessante è chiedersi quale strumento permette di prevalere sull’altro. La forza per vincere il proprio avversario come la si ottiene? Immaginiamo di voler sfidare il sistema, che nel blog è messo in questione, come pensiamo di poterlo attaccare? Attraverso un principio etico della responsabilità? Farà prima ad implodere da sé, come giustamente ci insegna Andrea, e noi ne saremo travolti. Invece ha molto più senso chiedersi finchè si è in tempo, perchè questo sistema domina su scala planetaria e se il suo modello, così potente, può davvero essere superato una volta per tutte. A mio avviso se si parte dal punto di partenza che il sistema è ingiusto (certamente lo è) assumiamo l’atteggiamento sbagliato, per le ragioni di cui sopra, se invece ne comprendiamo la coerenza allora possiamo capirne la potenza ma allo stesso tempo anche la debolezza della sua contraddizione, e forse giocarci la partita.
7+ evidenza e libertà sono concetti tutt’altro che risolti, soprattutto in campo filosofico. Per esempio l’evidenza della mia percezione del reale, da cui poi consegue la mia visione del mondo, se differisce dalla tua come può trovare dei criteri razionali che permettano di stabilire parametri comuni. La ragione resta quella del più forte.

utente anonimo
Scritto il 3 ottobre 2009 at 23:37

Oggi leggendo l’articolo del Capitano Andrea e dei post……non ho parole!!!

Se a qualcuno interessa elenco un pai di link interessanti da leggere e vedere, anche se non “amo” commentare con dei proverbi direi “La Calma è una Virtù dei Forti”.

http://lanuovaenergia.blogspot.com/2009/10/ron-paul-governo-mondiale-banche.html

http://lanuovaenergia.blogspot.com/2009/10/metodo-manageriale.html

http://lanuovaenergia.blogspot.com/2009/10/linganno-dellinformazione.html

Ne avrei altri da linkare, magari un altra volta.

Buona Domenica è auguri a tutti di un futuro sereno.

SD

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 00:50

se non cambia il cuore dell’uomo…
non c’e’ onesta’,solo con l’amore e il rispetto per il prossimo si arriva alla pace e alla serenita’.Andrea sei una persona ammirevole.Ciao a tutti da Natalino.

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 01:28

Accidenti il comandante cade nella censura.
Evidentemente la mia critica per il fatto che di mercati ne capisce molto poco ha lasciato il segno.

Buona fortuna Capitano.
Un consiglio:
Lascia i mercati a chi ne sa qualcosa.
E ricorda ; probabilmente sei stato solo fortunato fino ad ora.

CRISALIDE

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 06:11

bene crisalide hai detto l’ultima adesso finalmente possiamo tirare lo sciacquone
buon viaggio chissà dove vai a finire ahahah

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 11:28

ETICA e RELATIVISMO.
Certo #23, come ben sai l’etica kantiana si base sull’affermazione di una legge morale con valore assoluto: tu devi (imperativo categorico), ma come osserva Kant uomini diversi possono proporsi fini diversi e se ammettiamo che tutti vogliono la felicità, diverse sono le concezioni di felicità.
Come diceva Pascal, tutti vogliono essere felici, anche quelli che vanno ad impiccarsi.
Allora?
Kant continuava dicendo che si persegue un fine perchè “piace” o perchè “si deve”.
Tuttavia nel primo caso si cade nel RELATIVISMO (bene è ciò che piace), mentre nel secondo caso si afferma il primato della legge (morale).
Quindi l’esercizio della libertà suppone l’esercizio della ragione per determinare doveri (e diritti).
L’indulgenza di Gesù verso i pubblicani (un affamato come diceva Aristotele è molto meno libero di NON rubare di uno sazio)
e la sua severità verso i farisei è emblematica.
Ma se (per tornare all’attualità) il relativismo (leggi berlusconismo) diventa legge ?
7+

Scritto il 4 ottobre 2009 at 11:34

.

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 11:50

CRISALIDE grazie di esistere hihihi.

Per semplificare il mondo si divive in due tipi di persone, chi “le prende” e chi “le dà”. Voi utenti di questo blog da che parte preferite stare???

xx

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 13:23

evidentemente dalla parte di “chi le prende” pero eticamente

xxx

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 13:24

A volte certe persone fanno riflettere. Capirei se ci fossero 3 blog su tutto il web, allora la cosa potrebbe anche essere comprensibile. Ma andare sempre a denigrare su un forum del quale non si condivide i contenuti, mi sembra curioso.

C’è davvero tanta gente che ha un sacco di tempo da perdere, in pratica non gli passa un c***o.

Gianni

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 17:18

Forse abbiamo perso qualche fanatico ed un terribile buffone speriamo……..di non sentirli piu’.

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 18:26

7+ il tuo commento è ricco di spunti interessanti e come spesso capita quando si tirano in ballo giganti del pensiero in piccoli spazi diventa difficile argomentare le proprie idee.
Io penso che se Kant fa un passo avanti decisivo per la cultura occidentale quando rileva i limiti della ragione in una prospettiva ontologica (critica della ragion pura)ne fa due indietro nel rilevare il valore assoluto di una legge morale poichè ricade in pieno in un atteggiamento conoscitivo metafisico.
Il relativismo non esiste. Serve alla chiesa per perpetuare la sua campagna pubblicitaria. Infatti punti di vista differenti sono sostenibili solo quando non complicano la vita di una forma culturale dominante. Per cui la differenza resta funzionale al gioco di chi domina. Oggi il sistema che non conosce rivali è proprio quello che questo blog smaschera. Il paradigma produttivo-tecnico-scientifico-finanziario. Purtroppo il paradigma è estremamente potente poichè l’uomo, che pensa di servirsene come un mezzo che permette di raggiungere un fine, il proprio benessere, in realtà, è diventato egli stesso un mezzo per un fine, che è la produzione incondizionata del reale. L’uomo contemporaneo non controlla il sistema ma ne è schiavo. L’uomo non ha bisogno di un precetto etico della responsabilità ma della potenza estetica che possiede lo stupore.
Che comunque è presente nelle considerazioni di Andrea.
Non ha senso dire cosa si “deve” fare a chi non ha orecchie per ascoltare, ma ha senso mostrare l’inaudito nel luogo del tramonto e la cosa ovviamente non è semplice.
Il 23 era pierluigi grasso che ha dimenticato di firmare.
pg

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 19:45

non è farina del tuo sacco…fai degli slalom tra considerazioni di pensatori contemporanei tutta fuffa, mi vien da dire che bisogna mettere in atto il silenzio
non te la prendere

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 21:11

Solo un dubbio: e se la finanza ( the money masters) avesse fagocitato gli altri elementi del paradigma scientifico-tecnico-produttivo per sovvertire in forma brutale il rapporto lavoro-tecnica e/o servo-padrone ?

E d’ altro lato è ancora credibile una fede basata sull’ onnipotenza tecnologica che ci ha fatto intravvedere nella vertigine nucleare la garanzia del nostro potere sul futuro?

Forse posso sbagliarmi, ma credo che allo stato dei fatti dovremmo riconoscere che le bombe atomiche che hanno dischiuso l’ era nucleare sono il vero peccato originale e mortale (senza ironia ) della nostra cultura occidentale.

Racchiudono nella loro essenza un abbagliante progetto di dominio che ha in qualche modo accecato tutti , o quasi, gli abitanti d’ occidente del nostro tempo.

Per quanto mi riguarda non c’ è da essere orgogliosi del progetto Manhattan,fa parte anche questo di quella grande e feroce allucinazione che ha bloccato la costruzione di un mondo più giusto iniziata due secoli prima.

Ora il destino è più che mai nella tecnologia ed in quella parte di scienza che si dovrà per forza di cose occupare di ENERGIA PULITA e DEMOCRATICA. Viceversa la tecnica-astuzia , il lavoro-emancipazione non saranno in grado di perpetuare alcuna traccia della nostra razionalità.

Qualsiasi economia alternativa dovrà partire, a mio modesto parere partire da qui.

E mi taccio…..

Albatros

Scritto il 4 ottobre 2009 at 21:16

Se parliamo di etica e verità io oltre a qui non vado:

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti:
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Non chiederci la parola
Eugenio Montale
Ossi di Seppia 1925

utente anonimo
Scritto il 4 ottobre 2009 at 21:16

possiamo disquisire quanto vogliamo su concetti filosofici, mi sembra che il taglio dato da Andrea sull’etica sia di valore assoluto per il cambiamento, per superare la crisi antropologica, per la nuova era.

Riferito al sistema finanziario essa ha il significato di servizio all’uomo ed alla sua economia intesa come attività di soddisfazione dei bisogni.

Se è vero che questo sistema è potente e non ha orecchie per ascoltare, tocca a noi seguire canali alternativi che ci riempiano il cuore e non le tasche.

Vince il più forte, ma il più forte d’animo, chi è fiero e affronta il vento a viso aperto.

un saluto a tutti i compagni di viaggio

gracav

utente anonimo
Scritto il 5 ottobre 2009 at 01:02

1 scalper,non e’ il pensare troppo ma il decidere poco.La tua costituzione dice chi cia’ i soldi ha vinto? ma non l’ho mai visto ne sentito.Piu’ ragionevole dire chi si accontenta gode.Buonanotte Natalino.

Scritto il 5 ottobre 2009 at 06:36

Buongiorno a tutti, presentarmi come anonimo non mi piace quindi, mi presento.
Il mio nome è C….. Armando, ho 62 anni ( con il trend … in aumento )
Il mio Nickname è FiskiottoKit ( storia corta su Forum di Modellismo )
Il mio mestiere era il Commerciante ( storia lunga di ben 30 anni )

Piacere … direte voi, ma credetemi, il piacere è tutto mio, per davvero.

La Finanza ( quella con la “F” maiuscola ) non mi aveva mai interessato ( come fanno gli Italiani in genere ) finchè essa, è arrivata ad intaccare i miei interessi di lavoro e di vita ( il portafoglio, è un suggeritore di verità molto potente ) così ho iniziato a cercare sul web.

E’ da qualche mese che seguo i vari Blog di Finanza che trovo nei vari link, devo ammettere che Blog come questo di Andrea, mi hanno aperto gli occhi che erano foderati di “nullita” ; hanno fatto molta luce che non vedevo prima e, nello stesso tempo, ho avuto dei sani mal di testa, ho ritrovato gli incubi notturni, stò “ri-guardando” più vicino a mè stesso; in somma, leggendo più volte la frase di Einstein che dice all’incirca ” a non fare niente, si auta i … birbantelli”, ho pensato di fare, o almeno comunicare, qualcosa anche io.

Il grande tema di oggi, ben esposto con dovizia di particolari da Andrea, mi sembra di capire che sia lo scontro fra Etica ed Avidità.

Io sono un “semplice” e qundi perdonatemi e correggetemi eventali “fiskiottate” ( sinonimo di parolaccia ) che potrei scrivere, ma mi pare che Etica sia una cosa molto grande, mentre Avidità sia solo un lato della ESAGERAZIONE.

Mi spiego meglio, per mè Etica è tutto; buonsenso, rispetto, vivere civile, rispettare i limiti, democrazia, umanità, ecc, ecc,; mentre l’Esagerazione è sì avidità , superare i limiti, pavoneggio ( gli sboroni ), ma anche ; genio, pazzia, incoscienza, rischio dell’avventura, ecc, ecc,.

NON fraintendetemi, vi prego, NON voglio assolutamente dire che l’avidità ( specie nella Finanza attuale ) si una cosa buona e giusta, anzi, Andrea lo ha spiegato benissimo e gli faccio tanto di cappello con allegato inchino ( anche se non si usa più ) per tutto quello che scrive.

Ma, cercando nel mio piccolo, di capire, immaginare e fantasticare ( molto ), sul come uscire e rimediare al meglio questa crisi che arriverà, mi son divertito a fare il gioco del ” … e se fossi io a comandare il mondo ?” ( non ditemi che non ci avete mai fatto un pensierino … eddai … ammettelo dunque ).

Essendo io un sempliciotto, quello che ho capito ( ma potrei sbagliare sicuramente ) è che la finanza attuale si è riunita in grosse, grossissime, entità ( le famose to big to fail ) che sono una specie di mandrie impazzite che corrono talmente veloci anzi, velocissime per cui, fermarle o semplicemente regolarle è diventato un problema anche per i governi più grossi, di conseguenza, non sappiamo come fare.

Se l’ho visualizzata giusta, bene, altrimenti non leggete il seguito e perdonate la mia … esagerazione.

Se invece sono ancora nel “quasi giusto” ,nella mia fantasia ho immaginato una strada dell’antica Grecia ( il perchè Grecia lo capirete poi .. ), ho immaginato e paragonato che la finanza sia come il “muoversi fisicamente dell’uomo sul terreno” ( per “terreno” intendo la moneta del territorio ) , ovvero: camminare, passeggiare, fermarsi o correre in maniera naturale ( usare il denaro in maniera eticamente corretta )

La Esagerazione invece, la ho paragonata al fatto che alcuni ( sboroni ? ) con un buon fisico muscoloso ( potenti ) si sono messi a correre più forte; gli è piaciuto, specialmente quando potevano gareggiare e superarsi a vicenda lasciando meravigliati tutti ( pavoneggiandosi ), continuavano a farlo proprio assieme ai camminatori normali ( con la solita moneta del territorio )

Il risultato fù che questi gruppi di corridori, fino ad un certo punto di velocità, riuscivano a scansare gli ostacoli dei camminatori normali, ma poi, presi dalla foga ( avidità ) della velocità, iniziarono a travolgere degli innocenti che passavano di lì ( cirio, parmalat, ecc, ecc, ) facendoli cascare e procurando loro dei danni.

Questo fatto ( crack prevedibili ) non passò inosservato alla gente di buon senso, chiamarono i soldati che portarono questi corridori davanti al “Capo Popolo” il quale, dopo aver sentito tutte le versioni, sbottò con una domanda ” … ma insomma, siete dei ragazzacci turbolenti, fate degli scompigli fra i camminatori normali, ma cosa vi credete di essere, pensate di essere degli Dei dell’Olimpo ? ( ecco perchè ho usato una strada della Grecia )

La sentenza fù saggia, anche perchè il Capo Popolo capì che alla gente comune, servivano e piacevano queste manifestazioni, quindi disse loro: perchè queste cose non andate a farle fuori dalla strade normali ( non usando la moneta del territorio ) , ci sono tanti campi fuori città ( azioni, derivati, ecc. ecc. ) ,vi regalo un campo dove vi farete delle piste appositamente costruite ( borse ) dove potete sfogare tutte le vostre potenzialità ed esagerazioni che volete.
Vi prometto , proseguì il Capo Popolo che non gareggerò nè contro, nè a favore, non vi imporrò dei limiti, vi starò solo a guardare e vi renderò famosi ad una sola condizione: che quando camminerete nelle starde normali ( moneta del territorio ) vi comportere bene come tutti gli altri e senza creare problemi. ( finanza etica )

Non sò se le Olimpiadi siano nate per questo motivo, ma lasciatemi passare la fantasia.

Tornando ai tempi di oggi, la globalizzazione e la “tecnica” , ha fatto in modo che questi super gruppi ( banche, aziende, ecc ) siano diventati molto più grossi, molto più veloci e trovare una soluzione “Olimpionica” a questa situazione potrebbe essere accettata anche da loro, senza dovere per forza limitarli nei movimenti o giudicarli non-etici ma semplicemente, catalogarli come categoria con regole e strumenti “differenti”.

Quello che voglio esprimere, e quì chiudo con un esempio, è che, se la “unità di misura” da controllare, non fosse la finanza ma fosse l’intelligenza, avremo questa scala: l’ignoranza, l’intelligenza normale e il genio; se questo ultimo ( perchè è fuori misura ) lo vogliamo limitare o sopprimere, faremmo un grosso errore, meglio sarebbe ( ma lo è già ) che queste super-categorie, competano fra di loro ed in ambienti a loro dedicati. ( come nello Stadio Olimpico ).

Scusate se sono stato troppo lungo, ma io sono fatto così.

Salutoni da … Armando(FK)

utente anonimo
Scritto il 5 ottobre 2009 at 18:42

Buona sera a tutti,
veloce come un lampo e senza tuoni… in sordina.
Mi associo a gracav (#38).

ANDREA sei un poeta col cuore grande e l’anima illuminata.

Un abbraccio a tutti.

Marco Colacci :-)

Scritto il 5 ottobre 2009 at 19:31

Marco brutto pendaglio da forca dove sei stato tutto questo tempo ti ho anche scritto e non ho mai ricevuto risposta filibustiere……bentornato.Andrea

Scritto il 5 ottobre 2009 at 20:05

Mi sono chiesta come avrei rappresentato figurativamente l’etica…o
chiamatela speranza …chiamatela etica, chiamatela….
non mi interessa definirla…come dice anche gracav, perché definendo le “cose”, spesso, se ne perde il significato più recondito…
Si…“Non chiedetemi il significato della parola”…bellissima, appropriata citazione Il Cucolo.

Mi sono chiesta chi è veramente etico!? Ed io, Sono veramente etica??
approdando alla considerazione, che nessuno è Veramente, totalmente, “Etico”, nemmeno chi pensa di esserlo…tentiamo di essere Etici…(ed è già una gran “ vittoria”)
tranne i bambini… i fanciulli, nei primi anni della loro esistenza, osservateli e ditemi se non è Vero…(c’è sempre la verità di cui ci parla Pierluigi) quando ancora non sono prigionieri di sovrastrutture ideologiche e concettuali…
Perché Noi abbiamo la grande abilità di creare categorie, rigide concettualizzazzioni, poi ne rimaniamo dannatamente imbrigliati, come se fossero fitte reti…

Poi, da qualche parte ho letto questo…più o meno diceva così:
“Il nostro mondo è un mondo strano, dove si fa la limonata con aromi artificiali, e la cera per mobili con i limoni veri”…

che “l’etica” sia semplicemente fare entrambi,… con i “limoni veri”!
e…semplicemente un cammino che “ti riconduce a Te Stesso” e al senso profondo delle cose;
ma così non l’ho definita forse anch’io!?
Credo che sia meglio incamminarsi silenziosamente…

p.s Grazie anche oggi Capitanoooo, i mie saluti sul ponte…vado a rileggere per benino il post di oggi.
Akmando (FK),voci nuovi…aria nuova.!!..ciao
Ciao Marco…un Grande Ciao anche da parte mia!:-)
C’era una bella immagine…ma sarà per un’altra volta…va bene così
(il troppo storpia):-)
Valentina

utente anonimo
Scritto il 5 ottobre 2009 at 20:34

Cara Valentina l’etica (ethos) è l’abito che indossiamo. A fatica cerchiamo di convincerci della sua giustezza. Quando la convinzione si radica e fonda le basi della nostra identità con tracotanza e per un necessario istinto di sopravvivenza ci si riconosce in chi indossa lo stesso abito, e si fa fatica a compredere chi si veste diversamente. Otteniamo così il bene: la bellezza del proprio abito. Il bene tuttavia non sta nel mercanteggiare abiti ma nell’interrogare di volta in volta il proprio gusto. Allora l’abito ritrova la potenza dell’essere quella che riconosci nell’innocenza del bambino. Un caro saluto.
pg

Scritto il 5 ottobre 2009 at 20:42

L’Etica non si racconta, è un’emozione che viene dal profondo, un’emozione senza parole.

L’Etica è nascosta in ogni uomo, nel profondo di ogni essere umano, dove l’eterna lotta tra essere o avere, determina le emozioni quotidiane.

L’Etica non ha bisogno di parole, si può solo testimoniarla, è come una fiamma che brucia dentro, che ti divora, ma che ti dona Serenità.

La differenza sta in questo.

Andrea

Scritto il 5 ottobre 2009 at 20:56

Che bello stare tra Voi!!!

Suvvia la posto, mi auguro di non far pasticci è perché amo la sintesi immediata oltre le parole delle immagini, che parlano silenziosamente… ed è come se sussurrassero stati d’amino….
Anzi certamente è così, sempre che si voglia vedere oltre ciò che si vede…
ed il Capitano anche in questo è molto attento e maestro…
vediamo

Buona serata cari Compagni di Viaggio…e che questa immagine
riscaldi il Vostro cuore quanto scalda il mio..

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