GREENS SHOOTS : TENERI VERDI GERMOGLI!

Scritto il alle 21:20 da icebergfinanza

Le vendite al dettaglio sono diminuite del 0,4 % rispetto ad un calo del mese di aprile del 1,3 % rivisto al ribasso dal precedente dato emesso. Indipendentemente dalla variazione mensile non c’è ombra di dubbio che si tratta di un dato che in prospettiva fa scattare un campanello di allarme, sia per la tendenza, sia per il prossimo dato del PIL del secondo trimestre dell’anno, visto che i consumi incidono per il 70 %.

We now have to expect flat consumption in April, which means there has been no net increase since January …  the freefall is over but shredded balance sheets and declining incomes mean a broadly flat trend is about the best we can expect.  Greens shoots withering …

……..un andamento piatto è il meglio che ci si possa aspettare, quindi un conseguente rinsecchimento dei teneri verdi germogli.

Ian Shepherdson, High Frequency Economics  ( via CALCULATEDRISK )

Resta da vedere come più volte sottolineato recentemente l’effetto che produrrà sui consumi lo stimolo fiscale in atto, anche se sono più che certo che verrà destinato in prospettiva al risparmio e a servizio della riduzione del debito.

Inoltre è da notare che in questo dato escluse le vendite di auto abbiamo avuto una maggiore contrazione ovvero da 0,4% siamo scesi a 0,5 %.

 

fare clic sul grafico per immagini più nitide thanks to MISH

Ieri via mail mi è stato sottolineato il dato relativo all’aumento dei prezzi all’importazione che farebbe prevedere un aumento della pressione inflativa nell’economia, ma il dato in questione, depurato dalla componente energetica ( petrolio )  non solleva alcuna preoccupazione, anzi dedotto la spinta energetica i prezzi sono scesi dello 0,1 %

Per quanto riguarda le vendite al dettaglio, quindi  nessuna sorpresa e nessuna novità, la realtà fondamentale era evidente a tutti coloro che hanno la capacità di fare un minimo di analisi obiettiva della situazione, quindi vorrei concentrarmi su un altro aspetto importante evidenziato da CALCULATEDRISK ovvero l’influenza del tasso di risparmio sul PCE ovvero sui consumi.

Oggi da un tasso negativo o vicino alla zero di risparmio, le famiglie americane in pochissimi mesi hanno prodotto un rimbalzo sino al 4 % del reddito disponibile, che probabilmente raddoppiera nei prossimi mesi/anni.

 

Questo qui sotto non è un grafico aggiornato ma date un’occhiata a quanto accadde negli anni successivi alla Grande Depressione!

Ora in un articolo del New York Times si evidenzia come il tasso di risparmio probabilmente continuerà ad aumentare in quanto di solito un invecchiamento dellapopolazione spinge in alto il tasso di risparmio appunto, mentre le famiglie provvederanno a riparare i bilancio, risparmiando a servizio del debito. Il tutto continuerà ovviamente a mettere sotto pressione i consumi personali.

Durante la Grande Depressione il tasso di risparmio nei primi anni è sceso negativamente in quanto veniva utilizzato per integrare i redditi colpiti dalla depressione sino ad esplodere durante la seconda guerra mondiale. Sino al 1974 è salito lentamente poi dopo il 1975 è sceso sino ai giorni nostri. Alcuni cambiamenti sono dovuti alla crescita demografica nella metà degli anni 70 con i cosidetti baby boomers che sono entrati nel mondo del lavoro ( meno risparmio dalle famiglie giovani )

Comunque sia secondo l’analisi di CalculatedRisk se il tasso di risparmio dovesse raddoppiare entro la fine del 2010, il valore del PCE resterebbe sostanzialmente dell’ 1% sotto la sua media tendenziale.

Considerando che il PCE unitamente agli investimenti residenziali ( ovvero il mercato immobiliare ) sono solitamente i due più importanti motori del recupero dell’economia, aspettiamoci una eventuale ripresa, molto ma molto lenta.

Inoltre secondo una ricerca congiunta, proveniente dall’Università di Chicago e dal NBER si stima che in media gli americani abbiano utilizzato tramite il MEW ovvero la ricchezza estratta dall’aumento di valore delle case tramite il rifinanziamento dei mutui, circa 25/30 centesimi di dollaro ogni uno di aumento del valore della casa stessa, destinato esclusivamente ai consumi al dettaglio, non certo per acquistare altri immobili o abbassare l’onere delle carte di credito ( …….qui, sento sempre più uno scricchiolio ). La home equity-based borrowing è più forte tra le giovani famiglie o tra quelle con un basso punteggio di credito o tra le famiglie con un tasso elevato sulle carte di credito-revolving.

Ecco che allora torna di attualità, ancora una volta questo grafico, per comprendere come dal 2001 in America abbiamo avuto una crescita recessiva e come la home equity abbia da sola sostenuto i consumi che a loro volta corrispondono a circa il 70 % del PIL americano:

Qui sotto invece grazie a    Econompicdata.blogspot.com  avete una splendida visuale sulle rondini primaverili uscite dall’ultimo rapporto sulla situazione occupazionale americana.

Mai nella storia la percentuale di lavoratori part-time per ragioni economiche aveva raggiunto picchi di queste dimensioni, tenendo conto che part-time sono anche coloro che lavorano due ore al giorno…..suppongo che lo stipendio non sia dei migliori.

 

Cent’anni fa il grande panico del 1907 fu la prima crisi “globale” del Novecento. Nel solo mese di ottobre l’indice azionario di  Wall Street, perse il trentasette per cento del suo valore, in tutta l’America folle di risparmiatori diedero l’assalto agli sportelli delle banche fra scene di violenza e di disperazione, il sistema del credito rimase paralizzato per settimane. (…) Da New York il panico dilaga in tutta l’America. In pochi giorni i ritiri di contante dalle banche raggiungono i trecentocinquanta milioni di dollari di allora. I costi delle cassette di sicurezza schizzano alle stelle perché la gente le usa per mettere al sicuro le banconote. In alcuni Stati il denaro liquido sparisce completamente: i governatori della California, del Nevada e dell’Oregon impongono d’autorità una settimana di vacanza perché le banche possano stare chiuse… in attesa di un miracolo. South Dakota, Indiana, Iowa e Oklahoma varano leggi locali che consentono di ritirare dalle banche solo dieci dollari al giorno per ogni cliente.

Questo è il racconto che ha proposto un paio di anni fa Federico Rampini su Repubblica, un racconto che proviene da due economisti americani, Robert Bruner e Sean Carr, hanno pubblicato un saggio sul crac di cent’anni fa (The Panic of 1907: lessons learned from the market’s Perfect Storm)

Ebbene non stiamo parlando di Grande Depressione, ma non saremo mai abbastanza onesti se non ci rendessimo conto che sino ad alcuni mesi fa il sistema finanziario mondiale stava per implodere scatenando una crisi di proporzioni epocali. Questo può aiutarci a comprendere che l’unica maniera per riportare la fiducia nel sistema era quella di nascondere la realtà, cambiare le regole, far salire i mercati con l’aiuto di vari broker e market mover e regalare un’immagine di un sistema in grado di resistere a qualunque shock possibile futuro. Una scelta naturale e obbligata.

Il peggior scenario previsto dalla Federal Reserve sulle carte di credito è pari allo scenario base previsto da Moody’s sottolineando come l’ottimismo di maniera deve fare il conto con parametri macro base che ormai sono stati spazzati via dalla realtà dei dati macro reali.

Come dice Bernanke dalla leggendaria Jekyll Island, luogo di misteri esoterici dove nacque misteriosamente l’attuale Federal Reserve, le banche avrebbero bisogno di individuare altri rischi che non sono stati contemplati dalle prove di stress, le banche, in particolare quelle che giocano con il trading e le banche di investimento, debbono mantenere il controllo operativo dei rischi e della liquidità.

Roubini da Singapore ci dice che ormai l’eccesso di capacità dell’economia globale potrebbe portare ad un periodo deflazionistico della durata di circa tre anni..

Deflation – – a protracted, systematic decline in prices and wages – – occurs in pronounced recessions and other conditions where demand is non-existent, and it robs companies of the ability to increase revenue and hurts the economy’s ability to grow. 

Scrive El-Erian di PIMCO……. the next 3–5 years, we expect a world of muted growth …. ovvero nei prossimi 3/5 anni ci aspettiamo un mondo dove la crescita sarà disattivata! 

 If it takes hold, that’s another hurdle policymakers will have to grapple with as they attempt to end the US and global recessions.

Si tratta solo di essere realisti e prepararci ad affrontare una nuova situazione per i prossimi anni che non sarà necessariamente catastrofica.

 

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5 commenti Commenta
utente anonimo
Scritto il 14 maggio 2009 at 10:30

Sig. Mazzalai,
complimenti per l’articolo come sempre approfondito e dettagliato, ma ormai mi sto abituando alle sue eccellenti analisi che sono per me ormai come il caffèlatte della mattina. (in senso positivo, ovviamente!). Una domanda: Lei sempre sostiene che, visto che non ci sarà probabilmente a breve-medio termine una sostenuta ripresa economica questo farà in modo che la velocità di circolazione della moneta non aumenterà, di conseguenza l’inflazione non dovrebbe manifestarsi con forza, tesi che appunto va a sostegno della deflazione. Perchè allora negli anni 70 ad un certo punto malgrado la stagnazione economica comparse l’inflazione a doppia cifra?? (chiamata allora per la prima volta STAGFLAZIONE!) Tra l’altro le ricordo che anche G. Soros (che come dire, non è certo un pivellino…) in una recentissima intervista disse che lui si aspetta per i prossimi anni proprio uno scenario di stagnazione economica ma accompagnato da alta inflazione.
Grazie e complimenti!

Andrea P.

Scritto il 14 maggio 2009 at 13:23

“Questo qui sotto non è un grafico aggiornato ma date un’occhiata a quanto accadde negli anni successivi alla Grande Depressione!”

Rispondo:
Oggi il mondo occidentale è diverso, negli scorsi anni la natura o l’orto o le patate e i cetrioli e i fagioli, i ceci….ect….erano l’oro di ogni famiglia, basta pensare che a parte i cittadini della città, i “cafoni” delle campagne avevano quesi tutti polli, suini, e vacche da latte……

Però oggi noi occidentali siamo quasi tutti cittadini, adesso compriamo tutti nel grande ORTO della GRANDE DISTRIBUZIONE.

Il grafico non può essere preso in considerazione. Prima i popoli non dipendevano dai DIAVOLI della grande distribuzione, erano popoli DIVINI. Oggi quasi tutti noi occidentali o popoli da 1° MONDO, siamo obbligati ad andare nel GRANDE ORTO. Questo sistema farà lievitare i prezzi dei beni primari(SCARSI) a tal punto che l’inflazione tra qualche anno sarà a 2 cifre per la LATTUGA, I CECI, I FAGIOLI, in poche parole la BENZINA per il nostro corpo costerà cara. Mentre le case saranno in deflazione….oppure erano saliti troppo in alto. Il cibo salirà perchè cari amici i GRANDI DISTRIBUTORI ci hanno incaprettato.

Scritto il 14 maggio 2009 at 13:59

Interessante la tua domanda Andrea P. io non sono un economista ma un’idea me la sono fatta, si tratta a livello macro e accademico di uno spartiacque avvenuto in quei anni nei quali il pensiero keynesiano fu ritenuto inadatto a comprendere una situazione la STAGFLAZIONE che non era contemplata ovvero inflazione e disoccupazione contemporaneamente.

Resta chiaro che quello shock fu prodotto dal petrolio mentre oggi la situazione non si è ripetuta.

Vedrò di farci un post appena possibile!

Ciao Andrea

Scritto il 15 maggio 2009 at 09:55

Ciao Andrea.
Come sai, non sono solo un estimatore ma mi ispiro spesso ai tuoi post per il ns blog.
Del resto condividiamo la visione generale anche ed anche, mi sembra importante, quella etica, a partire dalla quale è forse possibile uscire dalle rogne.
Il punto sulla inflazione/deflazione a me pare che sia gestito in modo consapevole dalle banche centrali: hanno un bisogno disperato di STAMPARE ( in modo virtuale, chiaro) nuovo contante ed hanno l’opportunità di farlo senza generare inflazione: basta farlo quel tanto che basta a frenare il processo deflattivo in corso.
Questo spiega lo scenario in corso.
Tuttavia, date le dimensioni immani del buco (dei buchi) da riempire, mi pare che si possa prevedere che questa situazione di equilibrio non sarà gestibile all’infinito ma, con il progressivo esplodere delle nuove crisi ( per dire: Alt-A, Arms e carte di credito) le banche centrlai dovranno rinunciare al controllo delle deflazione e semplicemente tappare i buchi con la necessaria rapidità.
il fatto che il debito americano raddoppierà nel giro di pochi anni mi pare che dia una dimensione dello sforzo immane già in atto.
Ogni ulterior esfrozo non potrebbe essere pagato in futuro, in qualunque credibile scenario e quindi il debito dovrà essere risolto in uno ( o tutti e due) dei due seguenti modi: default o massiccia inflazione.
La seconda essendo di gran lunga piu’ accettabile sarà la strada che verrà seguita. Se gli scenari che disegni sono corretti mi attendo un disaccoppiamento deflazione/ indebitamento federale entro lanno e forse già prima dell’estate.
Uh?

Pietro C.

Scritto il 15 maggio 2009 at 16:36

Ciao Pietro!

Posso solo dirti che tra tutte le soluzioni studiate a livello macro l’unica plausibile per me è quella della DEBT DEFLATION un processo di deflazione che credo abbia la forza di poter travolgere qualsiasi residua speranza di vedere anche solo una parvenza di inflazione.

Togliamo di mezzo il velo che questi illustri signori stanno stendendo sulla realtà, in maniera leggittima, visto dalla loro angolatura e cerchiamo di ascoltare l’economia reale.

Sarà deformazione soggettiva ma io ho ancora in mente il Giappone dove il debito pubblico esplose al 170 % del PIL e nessuno si sogno di non sottoscrivere i titoli di stato giapponesi.

Ma il discorso è lungo, difficile parlarne in due righe!

Ciao Andrea

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